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T. 2 (1771)
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CANTO DECIMOQUARTO.E mentre ammira in quell' eccelso locoL'ampiezza, i moti, i lumi, e l'armonia:Ecco, cinto di rai cinto di foco,Un cavaliero incontra a lui venia.E in suono, a lato a cui sarebbe rocoQual più dolce è qua giù, parlar l'udia:Goffredo, non m' accogli? e non ragioneAl fido amico? or non conosci Ugone?VI.Ed ei gli rispondea: quel nuovo aspettoChe par d'un Sol mirabilmente adorno,Dall'antica notizia il mio intellectoSviato ha sì, che tardi a lui ritorno.Gli stendea poi con dolce amico affettoTre fiate le braccia al collo intorno:E tre fiate invan cinta l'imagoFuggia, qual leve sogno od aer vago.VII.Sorridea quegli: e, non già come credi,Dicea, son cinto di terrena veste:Semplice forma, e nudo spirto vediQuì, cittadin della Città celeste.Questo è tempio di Dio: qui son le sediDe' suoi guerrieri, e tu avrai loco in queste.Quando ciò fia? rispose; il mortal saccioSciolgasi omai, s'al restar qui m'è impaccio.Tomo II.

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