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T. 2 (1771)
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96 LA GERUSALEMMEII.Ed essi ogni pensier, che 'I dì conduce,Tuffato aveano in dolce oblio profondo.Ma vigilando nell'eterna luceSedeva al suo governo il Re del mondo:E rivolgea dal Cielo al Franco DuceLo sguardo favorevole e giocondo.Quinci a lui n' inviava un sogno cheto,Perchè gli rivelasse alto decreto.III.Non lunge all'auree porte ond'esce il Sole,E cristallina porta in OrienteChe, per costume, innanzi aprir si suoleChe si dischiuda l'uscio al dì nascente.Da questa escono i sogni, i quai Dio vuoleMandar per grazia a pura e casta mente.Da questa or quel ch al pio Buglion discendeL ali dorate inverso lui distende.IV.Nulla mai vision nel sonno offerseAltrui sì vaghe immagini o sì belle,Come ora questa a lui, la qual gli aperseI secreti del Cielo e delle stelle.Onde, siccome entro uno speglio, ei scerseCiò che là suso è veramente in elle.Pareagli esser traslato in un serenoCandido, e d'aurée fiamme adorno e pieno.