CANTO DECIMOTERZO.LXXVII.Così gridando, la cadente piova,Che la destra del Ciel pietosa versa,Lieti salutan questi: a ciascun giovaLa chioma averne, non che'l manto, aspersaChi bee ne vetri, e chi negli elmi a prova:Chi tien la man nella fresca onda immersa:Chi se ne spruzza il volto, e chi le tempie:Chi scaltro a miglior uso i vasi n'empie.LXXVIII.Nè pur l'umana gente or si rallegra,E de' suoi danni a ristorar si viene;Ma la terra, che dianzi afflitta ed egraDi fessure le membra avea ripiene,La pioggia in se raccoglie, e si rintegra,E la comparte alle più interne vene:E largamente i nutritivi umoriAlle piante ministra, all'erbe, ai fiori.LXXIX.Ed inferma somiglia, a cui vitaleSucco l'interne parti arse rinfresca:E disgombrando la cagion del male,A cui le membra sue fur cibo ed esca;La rinfranca, e ristora, e rende qualeFu nella sua stagion più verde e fresca:Tal ch'obliando i suoi passati affanniLe ghirlande ripiglia, e i lieti panni.
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