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T. 2 (1771)
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91
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CANTO DECIMOTERZO.LXXI.Padre e Signor, se al popol tuo piovestiGià le dolci rugiade entro al deserto:Se a mortal mano già virtù porgestiRomper le pietre, e trar del monte apertoUn vivo fiume; or rinnovella in questiGli stessi esempj: e se ineguale è il merto,Adempi di tua grazia i lor difetti:E giovi lor che tuoi guerrier sian detti.LXXII.Tarde non furon già queste preghiere,Che derivar da giusto umil desio;Ma sen volaro al Ciel pronte e leggiere;Come pennuti augelli, innanzi a Dio.Le accolse il Padre eterno, ed alle schiereFedeli sue rivolse il guardo pio:E di sì gravi lor rischj e faticheGl' increbbe, e disse con parole amiche:LXXIII.Abbia sin qui sue dure e periglioseAvversità sofferto il campo amato:E contra lui, con arme ed arti ascose,Siasi l'inferno e siasi il mondo armato.Or cominci novello ordin di cose,E gli si volga prospero e beato:Piova, e ritorni il suo Guerriero invitto;E venga, a gloria sua, l'oste d'Egitto.