CANTO DECIMOTERZO.XXXV.Pur l'oste che dirà se indarno i'riedo?Qual' altra selva ha di troncar speranza?Nè intentato lasciar vorrà GoffredoMai questo varco; or s'oltre alcun s'avanza?Forse l'incendio, che quì sorto i' vedo,Fia d'effetto minor che di sembianza.Ma seguane che puote: e in questo direDentro saltovvi. O memorando ardire!XXXVI.Nè sotto l'arme già sentir gli parveCaldo o fervor come di foco intenso:Ma pur, se fosser vere fiamme o larve,Mal potè giudicar sì tosto il senso:Perchè repente, appena tocco, sparveQuel simulacro, e giunse un nuvol densoChe portò notte e verno: e 'l verno ancora,E l'ombra dileguossi in picciol' ora.XXXVII.Stupido si, ma intrepido rimaneTancredi: e poi che vede il tutto cheto,Mette sicuro il piè nelle profaneSoglie, e spia della selva ogni secreto.Nè più apparenze inusitate e strane,Nè trova alcun fra via scontro o divieto;Se non quanto per se ritarda il boscoLa vista e i passi, inviluppato e fosco.
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