CANTO DECIMOTERZO.XI.Veniano innumerabili infinitiSpiriti, parte che in aria alberga ed erra,Parte di quei che son dal fondo uscitiCaliginoso e tetro della terra:Lenti, e del gran divieto anco smarritiChe impedì loro il trattar l'arme in guerra:Ma già venirne qui lor non si toglie,E ne tronchi albergare e tra le foglie.XII.Il Mago, poi ch'omai nulla più mancaAl suo disegno, al Re lieto sen riede:Signor, lascia ogni dubbio e 'l cor rinfranca,Chè omai sicura è la regal tua sede.Nè potrà rinnovar più l'oste FrancaL'alte machine sue, come ella crede.Così gli dice, e poi di parte in parteNarra i successi della magica arte.XIII.Soggiunse appresso: or cosa aggiungo, a questeFatte da me, ch'a me non meno aggrada.Sappi che tosto nel leon celesteMarte col Sol fia ch' ad unirsi vada.Nè tempreran le fiamme lor molesteAure, o nembi di pioggia, o di rugiada:Chè quanto in Cielo appar, tutto prediceAridissima arsura ed infelice.Eiv
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