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T. 2 (1771)
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CANTO DUODECIMO.LXXVII.Vivrò fra i miei tormenti, e fra le cureMie giuste furie, forsennato errante.Paventerò l'ombre solinghe e scureChe'l primo error mi recheranno innante;E del Sol, che scoprì le mie sventure,A schivo ed in orrore avrò il sembiante.Temerò me medesmo, e da me stessoSempre fuggendo, avrò me sempre appresso.LXXVIII.Ma dove (o lasso me!) dove restaroLe reliquie del corpo bello e casto?Ciò ch'in lui sano 1 miei furor lasciaro,Dal furor delle fere è forse guasto.Ahi troppo nobil preda! ahi dolce e caroTroppo, e pur troppo prezioso pasto!Ahi sfortunato! in cui l'ombre e le selveIrritaron me prima, e poi le belve.LXXIX.Io pur verrò là dove sete, e voiMeco avrò, s anco sete, amate spoglie.Ma s egli avvien che i vaghi membri suoiStati sian cibo di ferine voglie;Vuò che la bocca stessa anco me ingoi,E 'l ventre chiuda me che lor raccoglie.Onorata per me tomba e felice,Ovunque sia, s'esser con lor mi lice.

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