speami rendi
CANTO UNDECIMO.LXXI.Stassi appoggiato, e con sicura facciaFreme immobile al pianto il Capitano.Quegli in gonna succinto, e dalle bracciaRipiegato il vestir leggiero e piano,Or con l'erbe potenti in van procacciaTrarne lo strale, or con la dotta mano:E con la destra il tenta, e col tenaceFerro il va riprendendo, e nulla face.LXXII.L'arti sue non seconda, ed al disegnoPar che per nulla via Fortuna arrida:E nel piagato Eroe giunge a tal segnoL'aspro martir, che n'è quasi omicida.Or qui l'Angel custode, al duol indegnoMosso di lui, colse dittamo in Ida:Erba crinita di purpureo fiore,Ch' have in giovani foglie alto valore.LXXIII.E ben mastra Natura alle montaneCapre n insegna la virtù celata,Qualor vengon percosse, e lor rimaneNel fianco affissa la saetta alata.Questa, benchè da parti assai lontane,In un momento l'Angelo ha recata:E, non veduto, entro le mediche ondeDegli apprestati bagni il succo infonde.
25