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T. 2 (1771)
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16 LA GERUSALEMMEXLIV.All' incauto Ademar, ch'era da lungeLa fera pugna a riguardar rivolto.La fatal canna arriva, e in fronte il punge.Stende ei la destra al loco ove fu colto,Quando nova saetta ecco sorgiungeSovra la mano, e la configge al volto:Onde egli cade, e fa del sangue sacroSu l'arme femminili ampio lavacro,XLV.Ma non lungi da' merli a Palamede,Mentre ardito disprezza ogni periglioE su per gli erti gradi indrizza il piede,Cala il settimo ferro al destro ciglio:E trapassando per la cava sedeE tra i nervi dell'occhio, esce vermiglioDiretro per la nuca: egli trabocca,E muore a piè dell' assalita rocca.XLVI.Tal saetta costei! Goffredo intantoCon novo assalto i difensori opprime.Avea condotto ad una porta accantoDelle machine sue la più sublime.Questa è torre di legno, e s'erge tantoChe può del muro pareggiar le cime:Torre, che grave d'uomini ed armata,Mobile è su le rote, e vien tirata.

XLVII.