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T. 2 (1771)
Entstehung
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15
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M.

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CANTO UNDECIMO.XLI.Mentre con tal valor s erano ſtretteLe audaci schiere alla tenzon murale,Curvò Clorinda sette volte, e setteRallentò l'arco, e ne avventò lo strale:E quante in giù se ne volar saette,Tante s'insanguinaro il ferro e l'ale,Non di sangue plebeo, ma del più degno:Chè sprezza quell' altera ignobil segno.XLII.Il primo cavalier ch'ella piagasseFu l'erede minor del Rege Inglese.De' suoi ripari appena il capo ei trasse,Che la mortal percossa in lui discese.E che la destra man non gli trapasse,Il guanto dell'acciar nulla contese;Sicchè inabile all' arme ei si ritiraFremendo, e meno di dolor che d'ira.XLIII.Il buon Conte d'Ambuosa in ripa al fosso,E su la scala poi Clotareo il Franco:Quegli morì trafitto il petto e 'I dosso:Questi dall'un passato all' altro fianco.Sospingeva il monton, quando è percossoAl signor de' Fiamminghi il braccio manco:Sicchè tra via s'allenta, e vuol poi trarneLo strale, e resta il ferro entro la carne.