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T. 2 (1771)
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CANTO UNDECIMO.XVII.Poi che de' cibi il natural amoreFu in lor ripresso, e l'importuna sete,Disse ai duci il gran Duce: al novo alboreTutti all'assalto voi pronti sarete.Quel fia giorno di guerra e di sudore,Questo sia d'apparecchio e di quiete.Dunque ciascun vada al riposo, e poiSe medesmo prepari e i guerrier suoi.XVIII.Tolser' essi congedo; e manifestoQuinci gli Araldi, a suon di trombe, feroCh essere all'arme apparecchiato e prestoDee con la nova luce ogni guerriero.Così in parte al ristoro, e in parte questoGiorno si diede all'opre ed al pensiero;Sinchè fè nova tregua alla faticaLa cheta notte del riposo amica.XIX.Ancor dubbia l'aurora, ed immaturoNell'Oriente il parto era del giorno:Nè i terreni fendea l'aratro duro:Nè fea il pastore ai prati anco ritorno.Stava tra i rami ogni augellin sicuro;E in selva non s'udia latrato, o corno;Quando a cantar la mattutina trombaComincia all'arme, all'arme il Ciel rimbomba.Aiv