CANTO NONO.LXXXIII.Mentre il fanciullo, a cui novel piacereDi gloria il petto giovenil lusinga,Di qua turba e di là tutte le schiere,E lui non è chi tanto o quanto stringa;Cauto osserva Argillan tra le leggiereSue rote il tempo, in cui l'asta sospinga:E colto il punto, il suo destrier di furtoGli uccide, e sovra gli è, ch appena è surto.LXXXIV.Ed al supplice volto, il quale invanoCon l'arme di pietà fea sue difese,Drizzò, crudel, l'inesorabil mano.E di Natura il più bel pregio offese.Senso aver parve, e fu dell'uom più umanoIl ferro, chè si volse e piatto scese:Ma che pro? se, doppiando il colpo fero,Di punta colse ove egli errò primiero.LXXXV.Soliman, che di là non molto lungeDa Goffredo in battaglia è trattenuto,Lascia la zuffa, e 'I destrier volve e punge,Tosto che'l rischio ha del garzon veduto:E i chiusi passi apre col ferro, e giungeAlla vendetta si, non all'ajuto:Perchè vede, ahi dolor! giacerne uccisoIl suo Lesbin, quasi bel fior succiso.
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