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T. 1 (1771)
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XIII

CANTO OTTAVO.XLVII.Or quando del garzon la rimembranzaAvea gli animi tutti inteneriti;Ecco molti tornar che, per usanza,Eran d'intorno a depredare usciti.Conducean questi seco in abbondanzaE mandre di lanuti, e buoi rapiti,E biade ancor, benchè non molte, e strameChe pasca de' corsier l'avida fame,XLVIII.E questi di sciagura aspra e nojosaSegno portar, che in apparenza è certo:Rotta del buon Rinaldo e sanguinosaLa sopravvesta, ed ogni arnese aperto.Tosto si sparse (e chi potria tal cosaTener celata?) un romor vario, e incerto.Corre il volgo dolente alle novelleDel guerriero, e dell'arme, e vuol vedelle.XLIX.Vede, e conosce ben l'immensa moleDel grande usbergo, e 'l folgorar del lume,E l'armi tutte, ove è l'augel ch'al SoleProva 1 suoi figlj e mal crede alle piume:Chè di vederle già primiere o sole,Nelle imprese più grandi, ebbe in costume:Ed or, non senza alta pietade ed ira,Rotte e sanguigne ivi giacer le mira.Tomo I.R

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