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T. 1 (1771)
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CANTO OTTAVO.XXIX.Stupido li riguardo, e non ben credeL'anima sbigottita il certo e il vero:Onde l'un d'essi a me: di poca fede,Che dubbi? o che vaneggia il tuo pensiero?Verace corpo è quel che in noi si vede:Servi siam di GESù, che 'l lusinghieroMondo, e 'l suo falso dolce abbiam fuggito,E qui viviamo in loco aspro e romito,XXX.Me per ministro a tua salute elettoHa quel Signor che in ogni parte regna:Chè per ignobil mezzo oprar effettoMaraviglioso ed alto ei non isdegna.Nè men vorrà che sì resti neglettoQuel corpo in cui già visse alma sì degna:Lo qual con essa ancor, lucido e leveE immortal fatto, riunir si deve.XXXI.Dico il corpo di Sveno, a cui fia dataTomba a tanto valor conveniente,La quale a dito mostra ed onorataAncor sarà dalla futura gente.Ma leva omai gli occhj alle stelle, e guataLà splender quella come un Sol lucente:Questa co' vivi raggj or ti conduceLà dove è il corpo del tuo nobil Duce.

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