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T. 1 (1771)
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220 LA GERUSALEMMELXII.E disse a lui rivolto: ah non sia veroChe in un capo s'arrischi il campo tutto.Duce sei tu, non semplice guerriero:Pubblico fora, e non privato il lutto.In te la fe s' appoggia, e 'l santo impero.Per te fia il regno di Babel distrutto:Tu il senno sol, lo scettro solo adopra;Altri ponga l'ardire, e 'l ferro in opra.LXIII.Ed io, bench'a gir curvo mi condanniLa grave età, non fia che ciò ricusi.Schivino gli altri i marziali affanni;Me non vuò già che la vecchiezza scusi.Oh foss' io pur sul mio vigor degli anniQual sete or voi, che qui temendo chiusiVi state, e non vi move ira o vergognaContra lui che vi sgrida, e vi rampogna:LXIV.E quale allora fui, quando al coſpettoDi tutta la Germania, alla gran corteDel secondo Corrado, apersi il pettoAl feroce Leopoldo, e 'l posi a morte.E fu d'alto valor più chiaro effettoLe spoglie riportar d'uom così forte,Che s' alcuno or fugasse, inerme e solo,Di questa ignobil turba un grande stuolo.