CANTO SESTO.LXXXIX.Così risolve, e stimolata e puntaDalle furie d'amor più non aspetta;Ma da quella alla sua stanza congiuntaL'arme involate di portar s'affretta.E far lo può, chè quando ivi fu giuntaDiè loco ogn altro, e si restò soletta:E la notte i suoi furti ancor copria,Ch'ai ladri amica ed agli amanti uscia.XC.Essa veggendo il ciel, d'alcuna stellaGià sparso intorno, divenir più nero;Senza frapporvi alcun indugio, appellaSecretamente un suo fedel scudiero,Ed una sua leal diletta ancella:E parte scopre lor del suo pensiero;Scopre il disegno della fuga, e fingeCh'altra cagione a dipartir l'astringe.XCI.Lo scudiero fedel subito apprestaCiò ch'al bisogno necessario crede.Erminia intanto la pomposa vestaSi spoglia, che le scende infino al piede:E in ischietto vestir leggiadra restaE snella sì, ch'ogni credenza eccede:Nè, trattane colei ch'alla partitaScelta s'avea compagna, altra l'aita.
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