CANTO SESTO.LIII.Soggiunse l'altro allora: e tu promettiDi tornar, rimenando il tuo prigione;Perch' altrimenti non fia mai ch'aspettiPer la nostra contesa altra stagione.Così giuraro: e poi gli araldi elettiA prescriver il tempo alla tenzone,Per dare spazio alle lor piaghe onesto,Stabiliro il mattin del giorno sesto.LIV.Lasciò la pugna orribile, nel coreDe' Saracini e de' Fedeli, impressaUn'alta maraviglia, ed un orroreChe per lunga stagione in lor non cessa.Sol dell'ardir si parla, e del valoreChe l'un guerriero e l'altro ha mostro in essa.Ma qual si debba di lor due preporre,Vario e discorde, il volgo in se discorre.LV.E sta sospeso, in aspettando, qualeAvrà la fera lite avvenimento:E se'l furore alla virtù prevale,O se cede l'audacia all'ardimento.Ma più di ciascun altro, a cui ne cale,La bella Erminia n'ha cura e tormento:Chè da i giudicj dell' incerto MarteVede pender di se la miglior parte.Tomo I.M
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