176 LA GERUSALEMMEGià lassi erano entrambi, e giunti forseSarian, pugnando, ad immaturo fine;Ma sì oscura la notte intanto sorse,Che nascondea le cose anco vicine.Quinci un araldo, e quindi un altro accorsePer dipartirgli, e gli partiro alfine.L uno il Franco Arideo, Pindoro è l'altro,Che portò la disfida, uom saggio e scaltro.LI.I pacifici scettri osar costoroFra le spade interpor de combattenti,Con quella sicurtà che porgea loroL'antichissima legge delle genti.Siete, o guerrieri, incominciò Pindoro,Con pari onor di pari ambo possenti.Dunque cessi la pugna, e non sian rotteLe ragioni, e'l riposo della notte.LII.Tempo è da travagliar mentre il Sol dura;Ma nella notte ogni animale ha pace:E generoso cor non molto curaNotturno pregio, che s'asconde e tace.Risponde Argante: a me per ombra oscuraLa mia battaglia abbandonar non piace:Ben avrei caro il testimon del giorno;Ma che giuri costui di far ritorno.
LIII