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T. 1 (1771)
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160 LA GERUSALEMMEII.E'l Re pur sempre queste parti, e quelleLor fa innalzare, e rinforzare i fianchi,O l'aureo Sol risplenda, od alle stelleEd alla Luna il fosco ciel s'imbianchi:E in far continuamente arme novelleSudano i fabbri affaticati e stanchi.In sì fatto apparecchio, intolleranteA lui sen venne, e ragionogli Argante.III.E insino a quando ci terrai prigioniFra queste mura in vile assedio, e lento?Odo ben io stridere incudi, e suoniD'elmi e di scudi e di corazze io sento;Ma non veggio a qual uso: e quei ladroniScorrono i campi, e i borghi a lor talento:Nè v è di noi chi mai lor passo arresti,Nè tromba che dal sonno almen li desti.IV.A lor nè i prandj mai turbati e rotti,Nè molestate son le cene liete;Anzi egualmente i dì lunghi, e le nottiTraggon con sicurezza e con quiete.Voi da 1 diſagj, e dalla fame indottiA darvi vinti a lungo andar sarete,Od a morirne quì come codardi,Quando d'Egitto pur l'ajuto tardi.

v.