CANTO QUINTO.LXV.Ma contra l'arme di costei, non meno,Si mostrò di Tancredi invitto il core;Peroch' altro desio gl'ingombra il seno,Nè vi può loco aver novello ardore:Chè siccome dall'un l'altro velenoGuardar ne suol, tal l'un dall' altro amore.Questi soli non vinse: o molto, o pocoAvvampò ciascun altro al suo bel foco.LXVI.Ella, sebben si duol che non succedaSì pienamente il suo disegno e l'arte,Pur, fatto avendo così nobil predaDi tanti eroi, si riconsola in parte.E pria che di sue frodi altri s'avveda,Pensa condurgli in più sicura parte,Ove gli stringa poi d'altre catene,Che non son queste ond' or presi gli tiene.LXVII.E, sendo giunto il termine che fisseIl Capitano a darle alcun soccorso,A lui sen venne riverente, e disse:Sire, il dì stabilito è già trascorso:E se per sorte il reo tiranno udisseCh'i' abbia fatto all'arme tue ricorso,Prepareria sue forze alla difesa:Nè così agevol poi fora l'impresa.K iij
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