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T. 1 (1771)
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148
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148 LA GERUSALEMMELXII.Invan cerca invaghirlo, e con mortaliDolcezze attrarlo all'amorosa vita:Chè qual saturo augel, che non si caliOve, il cibo mostrando, altri l'invita;Tal ei, sazio del mondo, i piacer fraliSprezza, e sen poggia al ciel per via romita;E quante insidie al suo bel volto tendeL'infido Amor, tutte fallaci rende.LXIII.Nè impedimento alcun torcer dall'ormePuote, che Dio ne segna, i pensier santi.Tentò ella mill'arti, e in mille forme,Quasi Proteo novel, gli apparve innanti:E desto Amor, dove più freddo ei dorme,Avrian gli atti dolcissimi, e i sembianti;Ma qui (grazie divine) ogni sua provaVana riesce, e ritentar non giova.LXIV.La bella donna, ch'ogni cor più castoArder credeva ad un girar di ciglia,Oh come perde or l'alterezza e 'l fasto,E quale ha di ciò sdegno, e maraviglia!Rivolger le sue forze ove contrastoMen duro trovi, alfin si riconsiglia:Qual capitan ch' inespugnabil terraStanco abbandoni, e porti altrove guerra.