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T. 1 (1771)
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CANTOQUARTO.LXXXIII.Ma se Goffredo di credenza alquantoPur trova in voi, temprate i vostri affetti.Tanto sol disse; e basta lor ben tanto,Perchè ciascun quel ch'ei concede, accetti.Or chè non può di bella donna il pianto,Ed in lingua amorosa i dolci detti?Esce da vaghe labbra aurea catena,Che l'alme a suo voler prende ed affrena.LXXXIV.Eustazio lei richiama, e dice: omaiCessi, vaga donzella, il tuo dolore:Chè tal da noi soccorso in breve avrai,Qual par che più richiegga il tuo timore.Serenò allora i nubilosi raiArmida, e sì ridente apparve fuore,Ch' innamorò di sue bellezze il CicloAsciugandosi gli occhj col bel velo.LXXXV.Rendè lor poscia in dolci e care noteGrazie per l'alte grazie a lei concesse,Mostrando che sariano al mondo noteMai sempre, e sempre nel suo core impresse:E ciò che lingua esprimer ben non puote,Muta eloquenza ne suoi gesti espresse:E celò sì sotto mentito aspettoIl suo pensier, ch'altrui non diè sospetto.

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