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T. 1 (1771)
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116 LA GERUSALEMMELXVIII.Se in servigio di Dio, ch'a ciò n elesse,Non s impiegasser qui le nostre spade,Ben tua speme fondar potresti in esseE soccorso trovar, non che pietade:Ma se queste sue gregge, e queste oppresseMura non torniam prima in libertade,Giusto non è, con iscemar le genti,Che di nostra vittoria il corso allenti.LXIX.Ben ti prometto, e tu per nobil pegnoMia fe ne prendi, e vivi in lei sicura;Che se mai sottrarremo al giogo indegnoQueste sacre, e dal Ciel dilette mura;Di ritornarti al tuo perduto regno,Come pietà n esorta, avrem poi cura.Or mi farebbe la pietà men pio,S' anzi il suo dritto io non rendessi a Dio.LXX.A quel parlar chinò la donna, e fisseLe luci a terra, e stette immota alquanto:Poi sollevolle rugiadose, e disse,Accompagnando i flebil' atti al pianto:Misera! ed a qual' altra il Ciel prescrisseVita mai grave, ed immutabil tanto?Chè si cangia in altrui mente e natura,Pria che si cangi in me sorte sì dura.