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T. 1 (1771)
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96 LA GERUSALEMMEVIII.Qual' i fumi sulfurci, ed infiammatiEscon di Mongibello, e 'l puzzo e 'l tuono;Tal della fera bocca 1 negri fiati,Tale il fetore e le faville sono.Mentre ei parlava, Cerbero i latratiRipresse, e l'Idra si fè muta al suono:Restò Cocíto, e ne tremar gli abissi;E in questi detti il gran rimbombo udissi:IX.Tartarei Numi, di seder più degniLà sovra il Sole, ond'è l'origin vostra,Che meco già dai più felici regniSpinse il gran caso in questa orribil chiostra;Gli antichi altrui sospetti, e i fieri sdegniNoti son troppo, e l'alta impresa nostra.Or colui regge a suo voler le stelle,E noi siam giudicate alme rubelle.X.Ed in vece del dì sereno e puro,Dell' aureo Sol, degli stellati giri,N' ha qui rinchiusi in questo abisso oscuro,Nè vuol ch'al primo onor per noi s' aspiri.E poſcia (ahi quanto a ricordarlo è duro!Quest' è quel che più inaspra i miei martíriNe' bei seggj celesti ha l'uom chiamato;L'uom vile, e di vil fango in terra nato.

XI.

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