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T. 1 (1771)
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XI.

CANTO SECONDO.XVII.S'ode l'annunzio intanto, e che s'apprestaMiserabile strage al popol loro.A lei che generosa è quanto onesta,Viene in pensier come salvar costoro,Move fortezza il gran pensier; l'arrestaPoi la vergogna, e 'I virginal decoro.Vince fortezza, anzi s'accorda, e faceSè vergognosa, e la vergogna audace.XVIII.La vergine tra'l volgo uscì soletta,Non coprì sue bellezze, e non l'espose;Raccolse gli occhj, andò nel vel ristretta,Con ischive maniere, e generose.Non sai ben dir, s adorna, o se negletta,Se caso, od arte il bel volto compose;Di Natura, d'Amor, de' Cieli amiciLe negligenze sue sono artificj.XIX.Mirata da ciascun passa, e non miraL'altera donna, e innanzi al Re sen viene;Nè perchè irato il veggia, il piè ritira,Ma il fero aspetto intrepida sostiene.Vengo, Signor (gli disse) e'ntanto l'iraPrego sospenda, e'l tuo popolo affrene:Vengo a scoprirti, e vengo a darti presoQuel reo che cerchi, onde sei tanto offeso.Civ

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