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T. 1 (1771)
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CANTO SECONDO.XI.Ma poichè 'I Re crudel vide occultarseQuel che peccato de' fedeli ei pensa;Tutto in lor d' odio infellonissi, ed arseD'ira, e di rabbia immoderata immensa.Ogni rispetto obblia; vuol vendicarse,(Segua che puote) e sfogar l'alma accensa:Morrà, dicea, non andrà l'ira a voto,Nella strage comune il ladro ignoto.XII.Purchè 'I reo non si salvi, il giusto peraE l'innocente. Ma qual giusto io dico?È colpevol ciascun, nè in loro schieraUom fu giammai del nostro nome amico.S'anima v'è nel novo error sincera,Basti a novella pena un fallo antico.Su, su, fedeli miei, su via prendeteLe fiamme, e 'l ferro, ardete, ed uccidete:XIII.Così parla alle turbe, e se n'inteseLa fama tra' fedeli immantinente,Ch'attoniti restar, sì gli sorpreseIl timor della morte omai presente.E non è chi la fuga o le difese,Lo scusare o'l pregare ardisca, o tente;Ma le timide genti e irresolute,Donde meno speraro ebber salute.C iij

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