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T. 1 (1771)
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cchi a.

CANTO PRIMO.XXIII.Ma fu de' pensier nostri ultimo segnoEspugnar di Sion le nobil mura;E sottrarre i Cristiani al giogo indegnoDi servitù così spiacente e dura:Fondando in Palestina un novo regno,Ov abbia la pietà sede sicura:Nè sia chi neghi al peregrin devotoD'adorar la gran tomba, e sciorre il voto.XXIV.Dunque il fatto sin ora al rischio è molto,Più che molto al travaglio, all'onor poco,Nulla al disegno; ove o si fermi, o voltoSia l'impeto dell'arme in altro loco.Che gioverà l'aver d'Europa accoltoSì grande sforzo, e posto in Asia il foco,Quando sia poi di sì gran moti il fine,Non fabbriche di regni, ma ruine?XXV.Non edifica quei che vuol gl'imperiSu fondamenti fabbricar mondani:Ove ha pochi di patria e fè stranieri,Fra gl' infiniti popoli Pagani:Ove ne Greci non convien che speri,E i favor d'Occidente ha sì lontani;Ma ben move ruine, ond'egli oppresso,Sol construtto un sepolcro abbia a se stesso.