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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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ALI,A SORELLA PAOLINA. 2G9

zione tragica, e ri (lette in non solo il lutto delpoeta, ma il lutto delluniverso. Il matrimonioriassumo ancora dal De Sanctis, rimane una sempliceoccasione che fa divampare nell anima poeliea delgiovane quella certa serie didee sul mondo e sul-luomo già fissa, divenuta già consuetudine e naturadel suo intelletto. E un canto funebre, la vita in tra-gedia. Paolina presto scompare come un a solo schiac-ciato dal coro; e il coro sono le donne: Donne, davoi non poco La patria aspella. Questo è il vero con-tenuto della canzone, la missione educativa delladonna foggiata a modo classico. Nelle idee si senteAltieri, nella forma si sente Foscolo. Si vede unaimmaginazione contenuta, che innanzi a mali obbro-briosi della patria non si slancia nelle onde di unavvenire vendicatore, a cui non ha fede, ma si ri-piega nelle memorie classiche, dove trova le ormede primi studi e delle prime ispirazioni, e dove trovale immagini dei vetusti divini e di quei tipi maschilidi donna, di cui sinnamorò Alfieri. Ma il tipo nellacontemplazione gli si raddolcisce, ed ecco venir fuoriuna Virginia non romana, ma umana, percossa dalcoltello tra dolci sogni della giovinezza. Alfieri avrebbechiamato eroico quel paterno acciaro; Leopardi lochiama rozzo in mezzo a un ritmo divino, che dandoevidenza alla percossa aggiunge allo strazio, perchèin quel punto cè in lui l'uomo più che il patriota, evagheggia la trafitta con immaginazione dartista. Untratto simile non lo trovi in tutte le tragedie diAlfieri.

(Circa lelemento alfieriano di questa canzone, si può utilmentevedere lopuscolo del Vaccalluzzo, V. Alfieri e il sentivi. pa-triot. di G. L., p. 27 ss.; per maggiori notizie sulla Paolina, ilvoi. della Boghen - Conigliani, La donna nella vita e nelleopere di G. L., p. 59 ss.).

Mi par degno di nota che, ancora in una lettera daPisa, del 19 marzo 1828, Giacomo scrivesse allAnto-nietta Tommasini (II, 284):

Vi ringrazio della vostra affettuosa ultima, piena di così no-