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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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FRAMMENTI. 211

0 turbine, or ti sveglia, or fate provaDi sommergermi, o nembi, insino a tantoChe il sole ad altre terre il di rinnova.

S'apre il ciel, cade il soffio, in ogni cantoPosan lerbe e le frondi, e m'abbarbagliaLe luci il crudo Sol pregne di pianto.

XXXIX.

Spento il diurno raggio in occidente,

E queto il fumo delle ville, e quetaDe' cani era la voce e della gente;

Quandella, vòlta allamorosa meta,

Si ritrovò nel mezzo ad una landaQuanto foss altra mai vezzosa e lieta.

Spandeva il suo clffaror per ogni bandaLa sorella del sole, e fea dargentoGli arbori elia quel loco eran ghirlanda.

I ramuscelli ivan cantando al vento,

E in un con lusignol che sempre piagneFra i tronchi un rivo fea dolce lamento.

Limpido il mar da lungi, e le campagneE le foreste, e tutte ad una ad unaLe cime si scoprian delle montagne.

In queta ombra giacea la valle bruna,

E i collicelli intorno rivestiaDel suo candor la rugiadosa luna.

Sola tenea la taciturna viaLa donna, e il vento che gli odori spande,Molle passar sul volto si sentia.

Se lieta fosse, è van che tu dimande:

Piacer prendea di quella vista, e il beneChe il cor le prometteva era più grande.

Come fuggiste, o belle ore serene!

Dilettevol quaggiù nulialtro dura,

si ferma giammai, se non la spene.

Ecco turbar la notte, e farsi oscuraLa sembianza del ciel, chera bella,

E il piacere in colei farsi paura.

Un nugol torbo, padre di procella,