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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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21Ò

Canti.

Tanto crescesse al guardo; infin che venneA dar di colpo in mezzo al prato; ed eraGrande quanto una secchia, e di scintilleVomitava una nebbia, che stridea forte come quando un carbon vivoNellacqua immergi e spegni. Anzi a quel modoLa luna, come ho detto, in mezzo al pratoSi spegneva annerando a poco a poco,

E ne fumavan lerbe intorno intorno.

Allor mirando in ciel, vidi rimaso

Come un barlume, o unorma, anzi una nicchia,

Ondella fosse svelta; in cotal guisa,

Cbio nagghiacciava; e ancor non massicuro.

MELISSO.

E ben hai che temer, chè agevol cosaFora cader la luna in sul tuo campo.

ALCETA.

Chi sa? non veggiam noi spesso di stateCader le stelle?

MELISSO.

Egli ci ha tante stelle,

Che picciol danno è cader Luna o laltraDi loro, e mille rimaner. Ma solaHa questa luna in ciel, che da nessunoCader fu vista mai se non in sogno.

XXXVIII.

Io qui vagando al limitare intorno,

Invan la pioggia invoco e la tempesta.Acciò che la ritenga al mio soggiorno.

Pure il vento muggia nella foresta,

E muggia tra le nubi il tuono errante,Pria che laurora in ciel fosse ridesta.

O care nubi, o cielo, o terra, o piante,Parte la donna mia: pietà, se trovaPietà nel mondo un infelice amante.