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Canti.
Tanto crescesse al guardo; infin che venneA dar di colpo in mezzo al prato; ed eraGrande quanto una secchia, e di scintilleVomitava una nebbia, che strideaSì forte come quando un carbon vivoNell’acqua immergi e spegni. Anzi a quel modoLa luna, come ho detto, in mezzo al pratoSi spegneva annerando a poco a poco,
E ne fumavan l’erbe intorno intorno.
Allor mirando in ciel, vidi rimaso
Come un barlume, o un’orma, anzi una nicchia,
Ond’ella fosse svelta; in cotal guisa,
Cb’io n’agghiacciava; e ancor non m’assicuro.
MELISSO.
E ben hai che temer, chè agevol cosaFora cader la luna in sul tuo campo.
ALCETA.
Chi sa? non veggiam noi spesso di stateCader le stelle?
MELISSO.
Egli ci ha tante stelle,
Che picciol danno è cader Luna o l’altraDi loro, e mille rimaner. Ma solaHa questa luna in ciel, che da nessunoCader fu vista mai se non in sogno.
XXXVIII.
Io qui vagando al limitare intorno,
Invan la pioggia invoco e la tempesta.Acciò che la ritenga al mio soggiorno.
Pure il vento muggia nella foresta,
E muggia tra le nubi il tuono errante,Pria che l’aurora in ciel fosse ridesta.
O care nubi, o cielo, o terra, o piante,Parte la donna mia: pietà, se trovaPietà nel mondo un infelice amante.