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192 CANTI.
E da Boston a Goa, correr dell'alma
Felicità su Torme a gara ansando
Regni, imperi e ducati; e già tenerla
0 per le chiome fluttuanti, o certo
Per l’estremo del boa. 11 Così vedendo,
E meditando sovra i larghi fogli
Profondamente, del mio grave, antico
Eri-ore, e di me stesso, ebbi vergogna.
Aureo secolo ornai volgono, o Gino,
1 fusi delle Parche. Ogni giornale,
Gener vario di lingue e di colonne,
Da tutti i lidi lo promette al mondo
Concordemente. Universale amore,
Ferrate vie, moltiplici commerci,
Vapor, tipi e cholèra i più divisi
Popoli e climi stringeranno insieme:
Nè maraviglia ila se pino o quercia
Suderà latte e mele, o s’anco al suono
D’un walser danzerà. Tanto la possa
Infin qui de’ lambicchi e delle storte,
E le macchine al cielo emulatrici
Crebbero, e tonto cresceranno al tempo
Che seguirà; poiché di meglio in meglio
Senza fin vola e volerà mai sempre
Di Sem, di Cam e di Giapeto il seme.
Ghiande non ciberà certo la terra
Però, se fame non la sforza: il duro
Ferro non deporrà. Ben molte volte
Argento ed or disprezzerà, contenta
A pòlizze di cambio. E già dal caro
Sangue de’ suoi non asterrà la mano
La generosa stirpe: anzi coverte
Fien di stragi l’Europa e l’altra riva
Dell’atlantico mar, fresca nutrice
Di pura civiltà, sempre che spinga
Contrarie in campo le fraterne schiere
Di pepe o di cannella o d’altro aroma
Fatai cagione, o di melate canne,
0 cagion qual si sia eh’ad auro torni.
Valor vero e virtù, modestia e fede