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CANTI.
Piacqueti che delusa
Fosse ancor della vita
La speme giovanil; piena d'affanni
L’onda degli anni; ai mali unico schermo
La morte; e questa inevitabil segno.,
Questa, immutata leggePonesti all’ uman corso. Ahi perchè dopoLe travagliose strade, almen la metaNon ci prescriver lieta? anzi coleiChe per certo futura
Portiam sempre, vivendo, innanzi all'alma,Colei che i nostri danniEbber solo conforto,
Velar di neri panni,
Cinger d'ombra sì trista,
E spaventoso in vista
Più d’ogni flutto dimostrarci il porto?
Già se sventura è questoMorir che tu destiniA tutti noi che senza colpa, ignari,
Nè volontari al vivere abbandoni,
Certo ha chi more invidiabil sorteA colui che la morteSente de’ cari suoi. Che se nel vero,Com’io per fermo estimo,
11 vivere è sventura,
Grazia il morir, chi però mai potrebbe,Quel che pur si dovrebbe,
Desiar de’ suoi cari il giorno estremo,
Per dover egli scemoRimaner di se stesso,
Veder d’in su la soglia levar viaLa diletta persona
Con chi passato avrà molt’anni insieme,
E dire a quella addio senz’altra spemeDi riscontrarla ancoraPer la mondana via;
Poi solitario abbandonato in terra,Guardando attorno, all’ore ai lochi usatiRimemorar la scorsa compagnia?