lati
CANTI.
E spezzato con esso, a terra sparsoIl giogo: onde m’allegro. E sebben'pieniDi tedio, alfin dopo il servire e dopoUn lungo vaneggiar, contento abbraccioSenno con libertà. Che se d’affettiOrba la vita, e di gentili errori,
È notte senza stelle a mezzo il verno,Già del fato mortale a me bastanteE conforto e vendetta è che su l’erbaQui neghittoso immobile giacendo,
Il mar la terra e il ciel miro e sorrido.
XXX.
SOPRA UN BASSO RILIEVO ANTICO
SEPOLCRALE,
DOVE UNA GIOVANE MORTAÈ RAPPRESENTATA IN ATTO DI PARTIRE,ACCOMIATANDOSI DAI SUOI.
Dove vai? chi ti chiamaLunge dai cari tuoi.
Bellissima donzella?
Sola, peregrinando, il patrio tettoSì per tempo abbandoni ? a queste soglieTornerai tu ? farai tu lieti un giornoQuesti ch’oggi ti son piangendo intorno?
Asciutto il ciglio ed animosa in atto,
Ma pur mesta sei tu. Grata la viaO dispiaeevol sia, tristo il ricettoA cui movi o giocondo,
Da quel tuo grave aspettoMal s’indovina. Ahi ahi, nè già potriaFermare io stesso in me, nè forse al mondoS’intese ancor, se in disfavore al cieloSe cara esser nomata.
Se misera tu debbi o fortunata.