ASPASIA.
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Inspirasti alcun tempo al mio pensiero,Potesti, Aspasia, immaginar. Non saiChe smisurato amor, che affanni intensi,
Che indicibili moli e che deliriMovesti in me; nè verrà tempo alcunoChe tu l’intenda. In siinil guisa ignoraEsecutor di musici concentiQuel eh’ ei con mano e con la voce adopraIn chi l’ascolta. Or quell’Aspasia è mortaChe tanto amai. Giace per sempre, oggettoDella mia vita un di: se non se quanto,
Pur come cara larva, ad ora ad oraTornar costuma e disparir. Tu vivi,
Bella non solo ancor, ma bella tanto,
Al parer mio, che tutte l’altre avanzi.
Pur quell’ardor che da te nacque è spento:Perch’io te non amai, ma quella DivaChe già vita, or sepolcro, ha nel mio core.Quella adorai gran tempo; e si mi piacqueSua celeste beltà, ch’io, per insinoGià dal principio conoscente e chiaroDell’esser tuo, dell’arti e delle frodi,
Pur ne’ tuoi contemplando i suoi begli occhi,Cupido ti seguii Aneli’ella visse,
Ingannato non già, ma dal piacereDi quella dolce somiglianza un lungoServaggio ed aspro a tollerar condotto.
Or ti vanta, che il puoi. Narra che solaSei del tuo sesso a cui piegar sostenniL’altero capo, a cui spontaneo porsiL’indomito mio cor. Narra che prima,
E spero ultima cerLo, il ciglio mioSuppliclievol vedesti, a te dinanziMe timido, tremante (ardo in ridirloDi sdegno e di rossor), me di me privo,
Ogni tua voglia, ogni parola, ogni attoSpiar sommessamente, a’ tuoi superbiFastidi impallidir, brillare in voltoAd un segno cortese, ad ogni sguardoMutar forma e color. Cadde l’incanto,