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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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ASPASIA.

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Inspirasti alcun tempo al mio pensiero,Potesti, Aspasia, immaginar. Non saiChe smisurato amor, che affanni intensi,

Che indicibili moli e che deliriMovesti in me; verrà tempo alcunoChe tu lintenda. In siinil guisa ignoraEsecutor di musici concentiQuel eh ei con mano e con la voce adopraIn chi lascolta. Or quellAspasia è mortaChe tanto amai. Giace per sempre, oggettoDella mia vita un di: se non se quanto,

Pur come cara larva, ad ora ad oraTornar costuma e disparir. Tu vivi,

Bella non solo ancor, ma bella tanto,

Al parer mio, che tutte laltre avanzi.

Pur quellardor che da te nacque è spento:Perchio te non amai, ma quella DivaChe già vita, or sepolcro, ha nel mio core.Quella adorai gran tempo; e si mi piacqueSua celeste beltà, chio, per insinoGià dal principio conoscente e chiaroDellesser tuo, dellarti e delle frodi,

Pur ne tuoi contemplando i suoi begli occhi,Cupido ti seguii Aneliella visse,

Ingannato non già, ma dal piacereDi quella dolce somiglianza un lungoServaggio ed aspro a tollerar condotto.

Or ti vanta, che il puoi. Narra che solaSei del tuo sesso a cui piegar sostenniLaltero capo, a cui spontaneo porsiLindomito mio cor. Narra che prima,

E spero ultima cerLo, il ciglio mioSuppliclievol vedesti, a te dinanziMe timido, tremante (ardo in ridirloDi sdegno e di rossor), me di me privo,

Ogni tua voglia, ogni parola, ogni attoSpiar sommessamente, a tuoi superbiFastidi impallidir, brillare in voltoAd un segno cortese, ad ogni sguardoMutar forma e color. Cadde lincanto,