LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA.
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E l’erbaiuol rinnovaDi sentiero in sentieroIl grido giornaliero.
Ecco il Sol che ritorna, ecco sorridePer li poggi e le ville. Apre i balconi,
Apre terrazzi e logge la famiglia:
E, dalla via corrente, odi lontanoTintinnio di sonagli; il carro strideDel passegger che il suo cammin ripiglia.Si rallegra ogni core.
Si dolce, si graditaQuand’é, com’or, la vita?
Quando con tanto amoreL'uomo a’ suoi studi intende?
O torna all’opre? o cosa nova imprende?Quando de’mali suoi men si ricorda?Piacer figlio d'affanno;
Gioia vana, eli’è fruttoDel passato timore, onde si scosseE paventò la morteChi la vita abbonda;
Onde in lungo tormento,
Fredde, tacite, smorte,
Sudar le genti e palpitar, vedendoMossi alle nostre offeseFolgori, nembi e vento.
0 natura cortese,
Son questi i doni tuoi,
Questi i diletti sono
Che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
È diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duoloSpontaneo sorge: e di piacer, quel tantoChe per mostro e miracolo talvoltaNasce d’affanno, è gran guadagno. UmanaProle cara agli eterni ! assai feliceSe respirar ti liceD'alcun dolor; beataSe te d’ogni dolor morte risana.
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