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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CANTI.

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O greggia ima, ne di ciò sol un lagno.

Se tu parlar sapessi, io chiederei:

Dimmi: perchè giacendoA bellagio, ozioso,

Sappaga ogni animale;

Me, sio giaccio in riposo, il tedio assale? 10Forse /àavessio laleDa volar su le nubi,

E nTWfaUle stelle ad una ad una,

O come il tuono errar di giog%'Tf <: giogo,

Più felice sarei, dolce mia greggia,

Più felice sarei, candida luna. j

O forse erra dal vero, CtA'rj,.vyi.,.

- Mirando allaltrui sorte, il mio pensiero:

Forse in qual forma, in quale

Stato che sia, dentro coMlb|ò cunaj^^tlf.

È funesto a chi nasce il di natale.

XXIV.

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA.

Passata è la tempesta:

Odo augelli far festa, e la gallina,Tornata in su la via,

Che ripete il suo verso. Ecco il serenoRompe da ponente, alla montagna;Sgombrasi la campagna,

E chiaro nella valle il fiume appare.Ogni cor si rallegra, in ogni latoRisorge il romorioTorna il lavoro usato.

Lartigiano a mirar lumido cielo,

Con lopra in man, cantando,

Fassi in su luscio; a prova

Vien fuor la femminella a cór dellacqua

Della novella piova;