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CANTI.
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O greggia ima, ne di ciò sol un lagno.
Se tu parlar sapessi, io chiederei:
Dimmi: perchè giacendoA bell’agio, ozioso,
S’appaga ogni animale;
Me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale? 10Forse /à’avess’io l’aleDa volar su le nubi,
E nTWfaUle stelle ad una ad una,
O come il tuono errar di giog%'Tf <: giogo,
Più felice sarei, dolce mia greggia,
Più felice sarei, candida luna. j
O forse erra dal vero, CtA'rj,•.vyi.,.
- Mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:
Forse in qual forma, in quale
Stato che sia, dentro coMlb|ò cunaj^^tlf.
È funesto a chi nasce il di natale.
XXIV.
LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA.
Passata è la tempesta:
Odo augelli far festa, e la gallina,Tornata in su la via,
Che ripete il suo verso. Ecco il serenoRompe là da ponente, alla montagna;Sgombrasi la campagna,
E chiaro nella valle il fiume appare.Ogni cor si rallegra, in ogni latoRisorge il romorioTorna il lavoro usato.
L’artigiano a mirar l’umido cielo,
Con l’opra in man, cantando,
Fassi in su l’uscio; a prova
Vien fuor la femminella a cór dell’acqua
Della novella piova;