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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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LE RICORDANZE.

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Sarei dannato a consumare in questoNatio borgo selvaggio, intra una genteZotica, vii ; cui nomi strani, e spessoArgomento di riso e di trastullo,

Son dottrina e saper; che modia e fugge,

Per invidia non già, che non mi tieneMaggior di, ma perchè tale estimaChio mi tenga in cor mio, sebben di fuoriA persona giammai non ne fo segno.

Qui passo gli anni, abbandonato, occulto,Senzamor, senza vita; ed aspro a forzaTra lo stuol demalevoli divengo:

Qui di pietà mi spoglio e di virtudi,

E sprezzator degli uomini mi rendo,

Per la greggia ch'ho appresso: e intanto volaIl caro tempo giovami; più caroChe la fama e l'allór,. più che la puraLuce del giorno, e lo spirar: Li perdoSenza un diletto, inutilmente, in questoSoggiorno disumano, intra gli affanni,

O dellarida vita unico flore.

Viene il vento recando il suon dell'oraDalla torre del borgo. Era confortoQuesto suon, mi rimembra, alle mie notti,Quando fanciullo, nella buia stanza,

Per assidui terrori io vigilava,

Sospirando il mattili. Qui non è cosaChio vegga o senta, onde un immagin dentroNon torni, e un dolce rimembrar non sorga.Dolce per ; ma con dolor sottentraIl pensier del presente, un van desioDel passato, ancor tristo, e il dire: io fui.Quella loggia colà, vòlta agli estremiRaggi del di; queste dipinte mura,

Quei figurali armenti, e il Sol che nasceSu romita campagna, agli ozi mieiPorser mille diletti allor che al fiancoMera, parlando, il mio possente erroreSempre, ovio fossi. In queste sale antiche,

Al cliiaror delle nevi, intorno a queste