IL RISORGIMENTO.
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Qual fui! quanto dissimileDa quel che tanto ardore,Che si beato erroreNutrii nell’alma un dì!
La rondinella vigile,
Alle finestre intornoCantando al novo giorno,11 cor non mi ferì:
Non all'autunno pallidoIn solitaria villa,
La vespertina squilla,
Il fuggitivo Sol.
Invan brillare il vesperoVidi per muto calle,
Invan sonò la valleDel flebile usignol.
E voi, pupille tenere,Sguardi furtivi, erranti,Voi de’ gentili amantiPrimo, immortale amor,
Ed alla mano offertamiCandida ignuda mano,Foste voi pure invanoAl duro mio sopor.
D’ogni dolcezza vedovo,Tristo, ma non turbato,Ma placido il mio stalo,Il volto era seren.
Desiderato il termineAvrei del viver mio;
Ma spento era il desioNello spossato sen.
Qual dell’età decrepitaL’avanzo ignudo e vile,Io conducea l’aprileDegli anni miei cosi: