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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CONSALVO.

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Non ó dato con gioia. E ben per pattoIn poter del carnefice ai flagelli,

Alle ruote, alle faci ito volandoSarei dalle tue braccia; e ben discesoNel paventato sempiterno scempio.

O Elvira, Elvira, oh lui felice, oh sovraGl'immortali beato, a cui tu schiuda11 sorriso damori felice appressoChi per te sparga con la vita il sangue !Lice, lice al mortai, non è già sognoCome stimai gran tempo, ahi lice in terraProvar felicità. Ciò seppi il giornoChe fiso io ti mirai. Ben per mia morteQuesto maccadde. E non però quel giornoCon certo cor giammai, fra tante ambasce,Quel fiero giorno biasimar sostenni.

Or tu vivi beata, e il mondo abbella,

Elvira mia, col tuo sembiante. AlcunoNon tamerà quantio tamai. Non nasceUn altrettale amor. Quanto, deh quantoDal misero Consalvo in si gran tempoChiamata fosti, e lamentata, e pianta!

Come al nome dElvira, in cor gelando,Impallidir; come tremar son usoAllamaro calcar della tua soglia,

A quella voce angelica, allaspettoDi quella fronte, io chai morir non tremo!Ma la lena e la vita or vengon menoAgli accenti damor. Passato è il tempo,

questo rimemorar tuè dato.

Elvira, addio. Con la vital favillaLa tua diletta immagine si parteDal mio cor finalmente. Addio. Se graveNon ti fu questaffetto, al mio feretroDimani allannottar manda un sospiro.

Tacque: molto andò, che a lui col suonoMancò lo spirto; e innanzi sera il primoSuo felice gli fuggia dal guardo.