Druckschrift 
I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
Entstehung
Seite
150
Einzelbild herunterladen
 

150

TT^ 'V.

Del trepido, rapito amante impresse.

Che divenisti allori quali appariròVita, morte, sventura agli occhi tuoi,Fuggitivo Consalvo? Egli la mano,

Chancor tenea, della diletta ElviraPostasi al cor, che gli ultimi batteaPalpiti della morte e dellamore,

Oh, disse, Elvira, Elvira mia! ben sonoIn su la terra ancor; ben quelle labbraFur le lue labbra, e la tua mano io stringoAhi vision destinto, o sogno, o cosaIncredibil mi par. Deh quanto, Elvira,Quanto debbo alla morte! Ascoso innanziNon ti fu lamor mio per alcun tempo;

Non a te, non altrui; chè non si celaVero amore alla terra. Assai paleseAgli atti, al volto sbigottito, agli occhi,

Ti fu: ma non ai detti. Ancora e sempreMuto sarebbe T infinito affettoChe governa il cor mio, se non lavesseFatto ardito il morir. Morrò contentoDel mio destino ornai, più mi dolgoChaprii le luci al. Non vissi indarno,Poscia che quella bocca alla mia boccaPremer fu dato. Anzi felice estimoLa sorte mìa. Due cose belle ha il mondo:Amore e morte. Alluna il ciel mi guidaIn sul fior delletà; nell'altro, assaiFortunato mi tengo. Ah, se una volta,

Solo una volta il lungo amor quietoE pago avessi tu, fòra la terraFatta quindi per sempre un paradisoAi cangiati occhi miei. Fin la vecchiezza,Labborrita vecchiezza, avrei soffertoCon riposato cor: chè a sostentarlaBastato sempre il rimembrar sarebbeDun solo istante, e il dir: felice io fuiSovra tutti i felici. Ahi, ma cotantoEsser beato non consente il cieloA natura terrena. Amar tant oltre