LA SERA DEL DÌ DI FESTA.
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In così verde etate! Ahi, per la viaOdo non lunge il solitario cantoDell'artigian, che riede a tarda notte,Dopo i sollazzi, al suo povero ostello;
E fieramente mi si stringe il core,
A pensar come tutto al mondo passa,
E quasi orma non lascia. Ecco è fuggitoIl dì festivo, ed al festivo il giornoVolgar succede, e se ne porta il tempoOgni umano accidente. Or dov’è il suonoDi que’ popoli antichi? or dov’è il gridoDe’ nostri avi famosi, e il grande imperoDi quella Roma, e l’armi, e il fragorioChe n’andò per la terra e l’oceano?
Tutto è pace e silenzio, e tutto posaIl mondo, e più di lor non si ragiona.Nella mia prima età, quando s’aspettaBramosamente il dì festivo, or posciaCh’egli era spento, io doloroso, in veglia,Premea le piume; ed alla tarda notteUn canto che s’udia per li sentieriLontanando morire a poco a poco,
Già similmente mi stringeva il core.
XIV
ALLA LUNA.
O graziosa luna, io mi rammentoChe, or volge l’anno, sovra questo colle
10 venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selvaSiccome or fai, che tutta la rischiari.Ma nebuloso e tremulo dal piantoChe mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
11 tuo volto apparia, chè travagliosaEra mia vita: ed è, nè cangia stile,