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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CANTI.

Oh come soavissimi diffusiMoti per Tossa mi serpeano! oh comeMille nell'alma instabili, confusi

Pensieri si volgean! qual tra le chiomeDantica selva zefiro scorrendo,

Un lungo, incerto mormorar ne prome.

E mentre io taccio, e mentre io non contendo,Che dicevi, o mio cor, che si partiaQuella per che penando ivi e battendo?

11 cuocer non più tosto io mi sentiaDella vampa damor, che il venticelloChe Paleggiava, volossene via.

Senza sonno io giacea sul di novello,

E i destrier che dovean farmi deserto,Battean la zampa sotto al patrio ostello.

Ed io timido e cheto ed inesperto,

Ver lo balcone al buio protendeaLorecchio avido e locchio indarno aperto,

La voce ad ascoltar, se ne doveaDi quelle labbra uscir, chultima fosse;

La voce, ch'altro il cielo, ahi, mi togliea.

Quante volte plebea voce percosseIl dubitoso orecchio, e un gel mi prese,

E il core in forse a palpitar si mosse!

E poi che finalmente mi disceseLa cara voce al core, e de cavaiE delle rote il romorio sintese;

Orbo rimaso allor, mi rannicchiaiPalpitando nel letto e, chiusi gli occhi,Strinsi il cor con la mano, e sospirai.

Poscia traendo i tremuli ginocchiStupidamente per la muta stanza,

Chaltro sarà, dicea, che il cor mi tocchi ?

Amarissima allor la ricordanzaLocommisi nel petto, e mi serravaAd ogni voce il core, a ogni sembianza.

E lunga doglia il sen mi ricercava,

Comè quando a distesa Olimpo pioveMalinconicamente e i campi lava.

Ned io ti conoscea, garzon di nove