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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CANTI.

Laprico margo, e dalleterea porlaIl mattutino albor; ine non il cantoDe colorati augelli, e non de faggiIl murraure saluta: e dove allombraDeglinchinali salici dispiegaCandido rivo il puro seno, al mioLubrico piè le flessuose linfeDisdegnando sottragga,

E preme in fuga lodorate spiagge.

Qual fallo mai, qual si nefando eccessoMacchiommi anzi il natale, onde si torvoIl ciel mi fosse e di fortuna il volto?

In che peccai bambina, allor che ignaraDi misfatto è la vita, onde poi scemoDi giovinezza, e disfiorato, al fusoDellindomita Parca si volvesseIl ferrigno mio stame? Incaute vociSpande il tuo labbro: i destinali eventiMove arcano consiglio. Arcano è tutto,

Fuor che il nostro dolor. Negletta proleNascemmo al pianto, e la ragione in gremboDe celesti si posa. Oh cure, oh spemeDe più verdanni! Alle sembianze il Padre,Alle amene sembianze eterno regnoDiè nelle genti; e per virili imprese,

Per dotta lira o canto,

Virtù non luce in disadorno ammanto.

Morremo. Il velo indegno a terra sparto,Rifuggirà lignudo animo a Dite,

E il crudo fallo emenderà del ciecoDispensator de casi. E tu cui lungoAmore indarno, e lunga fede, e vanoD'implaeato desio furor mi strinse,

Vivi felice, se felice in terra

Visse nato mortai. Me non asperse

Del soave licor del doglio avaro

Giove, poi che perir glinganni e il sogno

Della mia fanciullezza. Ogni più lieto

Giorno di nostra età primo sinvola.

Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e lombra