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CANTI.
Furo i liquidi fonti. Arcane danzeD’immortal piede i ruinosi gioghiScossero e l’ardue selve (oggi romitoNido de’ venti): e il pastorei cli’aH’ombreMeridiane 6 incerte, ed al fioritoMargo adducea de’ fiumiLe sitibonde agnelle, arguto carmeSonar d’agresti PaniUdi lungo le ripe; e tremar l’ondaVide, e stupi, che non palese al guardoLa faretrata Diva
Scendea ne’ caldi flutti, e dall’immondaPolve tergea della sanguigna cacciaIl niveo lato e le verginee braccia.
Vissero i fiori e l’erb'e,
Vissero i boschi un di. Conscie le molliAure, le nubi e la litania lampaFur dell'umana gente, allor che ignudaTe per le piagge e i colli,
Ciprigna luce, alla deserta notteCon gli occhi intenti il viator seguendo,Te compagna alla via, te de’ mortaliPensosa immaginò. Che se gl’impuriCittadini consorzi e le fataliIre fuggendo e Tonte,
Gl’ispidi tronchi al petto altri nell imeSelve remoto accolse,
Viva fiamma agitar l'esangui vene,Spirar le foglie, e palpitar segretaNel doloroso amplessoDafne e la mesta Filli, o di ClimenePianger credè la sconsolata proleQuel che sommerse in Elùdano il sole.
Nè dell’umano affanno,
Rigide balze, i luttuosi accentiVoi negletti ferir mentre le vostrePaurose latebre Eco solinga,
Non vano error de’ venti,
Ma di ninfa abitò misero spirto,
Cui grave amor, cui duro foto escluse