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I canti di Giacomo Leopardi : illustrati per le persone colte et per le scuole ; con la vita del poeta narrata di su l'epistolario
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CANTI.

Fa più laverno che la terra amico.

Laverno: e qual non è parte migliore

Di questa nostra? E le tue dolci corde

Susurravano ancora

Dal tocco di tua destra, o sfortunato

Amante. Ahi dal dolor comincia e nasce

Litalo canto. E pur men grava e morde

Il mal che naddolora

Del tedio che naffoga. Oh te beato,

A cui fu vita il pianto! A noi le fasceCinse il fastidio; a noi presso la cullaImmoto siede, e su la tomba, il nulla.

Ma tua vita era allor con gli astri e il mare,Ligure ardita prole,

Quandoltre alle colonne, ed oltre ai liti,

Cui strider londa allattuffar del Sole

Parve udir su la sera 2 , aglinfiniti

Flutti commesso, ritrovasti il raggio

Del Sol caduto, e il giorno

Che nasce allor chai nostri è giunto al fondo

E rotto di natura ogni contrasto,

Ignota immensa terra al tuo viaggioFu gloria, e del ritornoAi rischi. Ahi ahi, ma conosciuto il mondoNon cresce, anzi si scema, e assai più vastoLetra sonante e lalma terra e il mareAl fanciullin, che non al saggio, appare.

Nostri sogni leggiadri ove .son gitiDellignoto ricettoDignoti abitatori, o del diurnoDegli astri albergo, e del rimoto lettoDella giovane Aurora, e del notturnoOcculto sonno del maggior pianeta ? 3Ecco svanirò a un punto,

E figurato è il mondo in breve carta;

Ecco tutto è simile, e discoprendo,

Solo il nulla saccresce. A noi ti vietaIl vero appena è giunto,

O caro immaginar; da te sappartaNostra mente in eterno; allo stupendo