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[2] (1715) Sin' al 1688
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S E C O K D O. 6 ç

dältri Principi , ivi ritenute farebono ; Et in cafo di dover fvernare in 164.1Civitavecchia , ne fuccederebbe la lor totale didruttione per le ma-lade , e morte delle ciurmc. a riguardo di quell aria lempre danodrifpcritncntata mortifera. Ma più il importante era, ch i Cavalieri delloro Armamanto , edendo VaíTalli di divcríi Principi impegnati nel-le prefenti rotturc, íarebbono flati più tollo di danno, che di profittoalia caufa di S. Sancitá . Ch in fímili congiunturc havcndo richieftoi miniftri Cattolici di valerfi di quede Galere, fempre fe gli erano ne-gate per dubbio di contravenire alla neutrality oííérvata dalla Reli-gione 'ih tuttt le difieren z e dePrincipi Chridiani . Non olíante chela Religione habbia fempre riconoiciuto ii Pontefice per fuo unicofovrano, tuttavolta per la dipendenza, che tiene con gli altri Princi-pi , necui Dominij poíliede i luoi Bcni , eíícríl contentati i Preelecc-ión di S. Santità di nonimpegnarla nelloccorrenzedi guerra . Co /2ritrovandoíi la Religione in Viterbo , quando il Duca cli Borbone itporto Ibpra lftefla Città di Roma , Papa Clemente VII. per non im-pegnarla, non le dimandd in tanta preífura aiuto ne adidenza alca-na . Havendo Papa Paolo III. fàtta lega con Rlmperatore Cado V.contro Turchi, cf atta iílanza alia Religione di mandar le fue Galereper uniríi alie Pontificie / reftô appagato dejla fuá feula , a riguardoche con le Turchesche andavano unite le Galere di Francia. Final-mente il ricorfo , che facevano a S. Sanrità non era con intentionedi ripugnaríi à fuoi uoleri ; ma perefporlei proprij rispetti, redandoíicuri il Gr. Maedro e Coníiglio che non farebbe per comandar lorofe non quello, che follé concernente non'"alia ruina, ma alla con-íérvatione, & aumento di queda fuá obbedientiílima Religione

Fatto per Roma il diípacico di quede iettere, e memoriale, fi fpedi-rono anco le ici Galere a provifioni in Siracuía,di dove S. L orenzo,

S. Vbaldelca, e la Vittoria s avvanzarono a Melina , e Palermo perportare robbe del Teforó, & eíéguire altre facede del!a Rclig.quandodi la a pochi giorni giunlero Iettere dell Ambafciatore Cuges, avvi-íando come la S. di N. Sig. non era per, ammettere feufa alcuna al ri-fíuto, nc al ritardo delle Galcrc. Non eííer fuá intencione di valeifenecontro i Principi Chridiani; ma per altri importanti riípctti,e che quá-to prima 1a verebbe rimandante. Sil quedo avifo fi dibatte in confi-glio s edé fi dovevano mandare ,0 no : Ma con ven endo in fine lapluraütà de Voti per la parte afiénnativa,fù lateo decreto : Che deíi-derando il G. M. e Coníiglio non folo di far cofa grata a S. San tita,ma dipredaile gli oíléquij di filiale obbedienza , andafse pronta-mente queda íquadra fecondo la íua volontà . E Irá tanto ntornato