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4 (1798)
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356
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jj# _ N O T E D E I

hft. Quindi è che alcuni in qualche urgenza dìmalattia fogiiono difiribuir le lor dofi in modo ?che 1' ammalato tra l'un paroffifmo e l'altro nevenga a prender fin a tre onde . La China poifi continua anche nei giorni fufleguenti , ancor-ché fia totalmente vinta /a febbre ; efTa però intal cafo fi dà una o due volte a/ giorno folamen-te, ed in dofi minori. Qualche volta egli e ne-ceffario in cafi di febbri perniciofe di darne finomezz 1 oncia in vma fola dofe . Riguardo al tem-po »r> cui fi deve cominciar a dare la prima do-fe della China , fono fra loro difeordi gli Autori.Alcuni, e fra quefti il Borfieri , penfano che laChina non operi, fé non 24 ore dopo che fi èprefa , e perciò vogliono , che fé ne anticipipiù eh'è poflìbile, la efibizione. Altri all'in-contro} fra' quali ilCulIen, penfano, che l'ope-razione della China non fi eflenda ad un tempotroppo lungo; e credono, che quanto più vicinaall'accedo del nuovo pareffifmo fia ella appretta-ta , tanto più farà efficace. Intanto (ì offervsgiornalmente, che in molti cafi le febbri fonofermate, febbene s'abbia cominciato a dar laChina ad una difianza molto minore Selle 14ore: e fi offerva eziandio, che quando o pernon aver apprettata fufficianrc dofe di China , oper un genio pertinace della malattia , la febbrenon fi venga »d arreftare, la China data pocoinnanzi l'acceffo del nuovo paroffifmo rende que-fto più feroce. Io credo pertanto che la Chinafi debba cominciare a dare né troppo in difian-za , né troppo d' appretto all' acceffo predetto .Egli fi deve poi generalmente avvertire, eh'è mi-gliore e più ficura cofa J*apprettar la China aminori dofi e minori intervalli , di quello che indofi più grandi e ad intervalli più lunghi.

(147) Egli non farà generalmente ammeflo,che le febbri remittenti fiano tutte dell'ifteffa na-tura