HHH ^^^^^^^^^^^^^^■^^^^^^^^■^^^^^^^^^M .4;-:' B't & I t 0 t.& C f ber ^ótttgttcfjett ^un)ì*2(fabcmtc gu 2)ùfieIborf. 9Iv. beé (Satalogg. t ausleihbar Iffitiì&am&. ^p FOI IN" Con Of 1 Bit FE1 PR Pn FORESTIERE ILLUMINATO INTORNO 1E COSE PIO» RARE, E CURIOSE, ANTICHE, E MODERNE DELLA CITTA' Di VENEZIA, e dell'Isole circonvicine; Con la defcrizione delle Chiefe, Monifterj , Ofpedali, Teforo di S. Marco, Fabbriche pubbliche, Pitture celebri, e di quanto v' è di più riguardevole. OPERA ADORNATA Hi molte belli/ftme Vedute in rame delle fabbriche più cofpicue di quefia Metropoli . PRODOTTA SOTTO GLI AUSPICJ DI S. A. R. FEDERIGO CRISTIANO PRINCIPE REALE DI POLONIAi ED Elettorale di Sassonia ec IN VENEZIA MDCgiL, Preflò Giambatista AlbrizZi q.Gir. Con Licenza d:' Superiori } e Privilegio» *i* 9HH ìbhIìhIBH bB SS h 1| i Hewflffii kw w FEE PRi 1 V 0 */ \^s^ ^ ALLA SERENISS. REALE ALTEZZA D I FEDERIGO CRISTIANO PRINCIPE REALE DI POLONIA £c Elettorale di Sassonia. ■ / umilia a piedi della V. R. A. quegli fieffo ; cV ebbe V onore , due anni fono , di prefentarfi alla Maefla della Regina Madre ne' proprj Stari per conjegra rie una fìampa delle Ope- a 2 ft del chiariamo Monftgnor Jacopo Benigno Bcjfuet Vefcovo di Meaux. Gli atti dì fomma clemenza , che in quella occasione degnojji dì ufar- mi la Macftà Sua e tutta la Reale Famiglia ì ben richiede ano , eh" emendo venuta in Venezia /' A. V. R. non lafciajfì di rinnovarle la memoria della mia umiliffìma riconofeen^a , in quel miglior modo- che fapeffi , e potejji . Ad un Principe adunque che viaggia } presento un Libro da Viaggiatori , prescindendo per ora da quelle ri- fleffioni , che potrei fare [opra la fua gran mente , capace di fiudj e di applicazioni, degne dell' alto grado in cui /' ha collocata il Signore . Quafi ogni Città , almeno certamente ogni Dominante, ha libri di tal genere per la curioft- I tà de' Forefiieri : queflo fu da me fatto nuovamente ed ejprejfamente per V. R. A. la quale non può , né dee appagarfi di cofe ordinarie . Il perchè ho proccurato , che la fquìfitezz a delle Tavole corrifpon- dejfe alla idea ; e che fra quefte ne fojfe alcuna , la quale faceffe nota quefla mia riverente obbligata attenzione. Nel Capo de" Giuochi pubblici , e delle Regate , V. A. R. troverà qualche cofa non indegna del fuo fguardo ; e rileverà quanto vive fiano ancora negli animi della Veneta Nobiltà le dolci memorie lafciate in quefla Patria dalla Maeflà del Re fuo Padre . Qui fi parlava , e fi parla tuttavia della incomparabile clemenza di lui : e queflo defiderio potè a refi a re appagato folamente nella veduta di un Figlio tanto à lui fimile . Quefia Epoca farà famosa ; e fubito dopo quella della Regina di Napoli che onorò quefte Acque , fi conterà quella del 7{eale Fratello . V. A. R, abbia la degnazione di ravvisare in quefii miei voti quel trafporto di giubilo , che fentii y per la bella forte di aver potuto venerarla nella mia Patria ; e di permettere , che con quefla tenuijjìma offerta io pojfa gloriarmi di ejfere Della V. R. A. Vmìlìfs.Rìvertntìfi.tdOjfequiofifs.Serv. Giambatifta Albrizzi g. Gir. I iHH^BWU GIAMBATTISTA ALBRIZZI A CHI LEGGE. UNa delle occupazioni più aggradcvoli al genio della mia frefca età, fu quella de' Viaggi ch'io feci per le Parti più colte di Europa ; dal che ne ricavai gran piacere , non già per aver loltanto vedute le Città più colpicue di quefta Parte di Mondo ; ma molto più , perche ebbi agio di efaminare, ed ammirare col mezzo de' Libri flampati per ufo de' Fore- ftieri, le cofe più Angolari, che in ciafcuna di effe ritrovanti : onde rimali perfuafo , che fen- za il comodo di sì fatti Libri non fi renderebbe fé non fcar- famente appagato il defiderio di un Viaggiatore i e poco o nul-, * 4 la informato di tante belle memorie, antichità e prerogative, che in ogni genere di cofe fi confervano ne" particolari Paefi farebbe ritorno alla Patria. Con fomigliante rifleflb adunque, vedendo io, che in que- fla Inclita Città di Vinegia in niun conto inferiore; anzi a parlare con verità, di lunga mano fuperiore per varj titoli a qualunque altra non che d'Italia , ma di tutta forie 1' Europa , fi ritrovano parecchi Libri, i quali, o per e fiere di troppo etle- fì , o di molto riltretti , non potevano ioddisfare al genio e alla curioiità de' Foreiìieri , che qui giunti bramano d'efìere informati di ciò che v'ha di più raro , e colpicuo , perchè poi ritornati alle loro Patrie polla- a , fi non no ravvivar la memoria di cole cotanto fingolari , e dare un efatto ragguaglio di quanto videro perionalmente : mi fono applicato a leggere , quanto in varj tempi hanno fcritto fu cai materia non pochi Uomini eruditi ; e valendomi della loro ilefla virtuofa fatica , ho voluto formare nel prefente piccolo Volume una fuccinta Raccolta di quanto di più vago e dilettevole ho faputo trarre dalle Memorie loro , teflendolo con quel metodo, che hanno tenuto tanti altri , i quali occupa- ronfi in limili impreie. Non altro merito adunque pretendo io efìgere dal Pubblico nel riprodurre le altrui fatiche, fuorché un benigno compatimento per averle loltanto ordinate nella ftampa, e adattate con miglior gufto al genio e al comodo de' Forestieri. A render poi l'Opera più accetta , la ho adornata di molte Carte di vago e dili- cato dilegno , che rapprefenta- no i Luoghi più celebri , e le Vedute delle Fabbriche più magnifiche , non Solamente di cf- ia, ma eziandio de' Luoghi circonvicini. Vivete felici. REGISTRO DELLE VEDUTE CHE ADORNANO LA PRESENTE OPERETTA li Antiporta. 2. Veduta di Venezia venendo dalla parti di Chioggia pag. 8 3. Profpetto della Cbiefa Ducale di S. Marco . io 4. Veduta del Palazzo Ducale nella Piazze- ta di S.Marco. 26 y. Veduta della Corte del Palazzo Ducale . 28 6. Palazzo Ducale . vedi Rame numero 24. pag. 11 z 7. Profpetto della Piazza verfo il Mare . 8. Veduta della Libreria Pubblica nella Piaz- zeta di S. Marco, v. R.4. 26 9. Antisala della Pubblica Libreria. 41 io. Campanile nella Piazza dì S.Marco. 44 11. Profpetto della Piazza verfo la Cbiefa di S. Gemi ni ano. 46 ja. Veduta delP Orologio nella Piazza di S. Marco, v. R. 33. $1 .■ ';•:'!'^•J' 1 ^^^^^^^^^^M 3. Cbiefa di S. Gemini ano . ji ?!• ° 14. Cbiefa di S.Mo'tsè . v. R. 15. J4 V. 15. Cbiefa di S. Maria Zobenigo . 54. 32. J* 7 *6. Cbiefa, e Scuola di S.Fantino. 66 m 1 17. Cbiefa, e Scuola de' Canonici di S.Sal33- » ! vatore. v.. R. 16. 66 A 18. Veduta di' Venezia venendo dalla parte 34. C della FoffiHta. 78 35- c 19. J. Pietro di Caftello , Cbiefa Patriar36. 5 cale . 80 37- * 1 20. Arfenale . v. R. 19. 80 fa i ir. Veduta interiore dell'Arfenale. 100 38. C zz. Sbarco del Bucentoro all' Ifola del Li39. c 4 do . 102 ?» 23. Andata del Bucentoro al Lido per l* 40. 2 funzione dallo fpofalizio del Mare nel /? giorno delP Afcenjìont . vedi R. zz. 41. 2 'ì 102. tf« 24. S.Zaccaria Monache Btnedittine . 112 42. j I tft Prigioni vuove . 114 43. C z6. S.Giorgio de' Greci, r. R. 27. 114 44. c 27. S.Francefco della Vigna de' Padri Fran- 4J. C 1 ce [cani . 124 46. J 28. S. Giuflina , Monache Agofliniane . 47. C v. R. 27. 124 4 1 z<). Ofpitalt de' Mendicanti. 148 48. ( 1 30. Veduta de' Santi Giovanni e Paolo , », 1 e Scuola di San Marco . v. R. fi. 49. J « 150 Si 54 54 < é S. Sai- 66 a parte 78 Pstriar- 80 80 109 del Li- 102 per U 'are nel R. 22. r. 112 114 114 / Fran- 124 liane . 124 148 Paolo , R. 32. 51. Ofpitale de' Santi Giovanni e Paolo . v. R. 29. 14^ 32. Veduta della Cbiefa di S. Maria For- tnofa . i?o 33. Veduta di Venezia venendo dalla parte di Meftre. 154 34. Cbiefa de' SS. Appoftoli . v.R. 35. 160 35. Cbiefa de' Padri Gefuiti. 160 36. Scuola della Mifericordìa. 168 37. Z/<* Madonna dell'Orto de' Padri Amor 0 fi ani. v.R. 7,6. i63 38. Cbiefa di S.Geremia . 177 39. Cbiefa ,6. 57 5 8 59< 60. 61. €z. 64. Veduta dilla Chiefa della Beata Vergine della Salute de' Chierici Regolari So- mafcbi. z$ + . Dogana dì Mare. 2J7 . Veduta della Cbiefa di'Padri Domenicani alle Zattere . v. R. 50. 254 , Veduta della Cbiefa del Redentore, de' Padri Cappuccini alla Zuecca . z 69 Veduta della Cbiefa dell» Zitelle alla Zuecca. v. R. 5j. 269 S. Giorgio Maggiore de' Monaci Cajft- ncjì. 276 /fola della B. V. delle Grazie, Monache Cappuccine, v. R. 55. zj6 . Ifola di S. Clemente de' Padri Eremiti Cam al do le fi . 285 . Ifola di S. Spirito de' Padri Francefcani. v. R. f 7. 285 . Ifola di S. Ekna de s Padri Olivetani . v.R.60. 304 Ifola di S.Servolo, OfpitaU per le Milizie . 304 . Ifola di S. Lazzero di Padri Armeni. v. R. 6z. 303 . Ifola del Lazzeretto vecchio. 303 1 Ifola di T ore elio . y. R. 64. 306 Veduta della Piazza di T or cello. 306 Atrio della Cbiefa di Tonello , e Baf- forilevo antico . 313 ■ ^—^^^^ 56. Ifola di Butano. €j. Ifola di Mazorbo. Y. R. €6. 68. Giuoco di Forzt . 6$. Macchina, da cui fi difpenfano mj alìì vincitori dilla Regata. 70. Sontuosa Piota in eccafiont di Regata, te. te. v. R. 69. 342 3*9 3*9 337 Prt- 34* 304 meni. ?°3 3°3 7,06 306 Baf- 313 ■■^■^■Kk.Sfc'5 NOI RIFORMATORI dello Studio di Padova. AVendo veduto per la Fede di Revifio- ne , ed Approbazione del P. F. Paola Tommafo Manuel/i Inquifitor di Venezia, nel Libro intitolato : Foraftìero illuminato intorno le cofe più rare , e curiofe , antiche e moderne della Città di Venezia , e dell'Ifole circonvicine ec. non v' effer cos' alcuna contro la Santa Fede Cattolica , e parimente per Attergato del Segretario Noftro ; niente contro Prencipi e buoni coftumi ,i concediamo Licenza a Giambatifla Albrizzi q. Girolamo , che poffi effer ftampato , ofTervando gli ordini in materia di ftampe, e prefentando le folite Copie alle Pubbliche Librerie di Venezia, e di Padova. Dat. li 28. Aprile 1740. ( Pietro Pafqualigo Rif. ( Gio: Emo Proc. Rif. ( Regiftrato in Libro a carte 4?. Agoftino Bianchi Segr. 1740. 29. Aprile Regiftrato nel Magittrato Eccell. contro la Beftemia. Vettor Gradenigo Segr. 1 mu i Revifio- F. Paolo ezia , nel ito ìntor- he e ino- ' Ifole cir- contro la per At- :nte con- ìcediamo Virolamo , o gli or- itando le e di V«* :artc 4?. ontro la Segr. 2 ■ 37c?,ya/ui ai' mare,. 3. J^'~4rjesta&*. 4 <5. Pietre d/CaJfetfo g. S. CAiara,. S. J.^Harta S. £a Oùtt&s-ca*. j. Casta/ a*r//a G-àideeca,. jo. Jjp/adt' J.(?toty/à' nwt7?ùrr&. za Citta DI Venezia n. IjpJo. c&/Za,,ttad!' a àeJ2e (rra-ie-. ---- J2. Casta/Crostai.. *7 ■ -y. £>tzt/utté a&Prru> oc y&iezùt . jLf. ~4£uran0. .ry. J..ttic/ue/. >-)-Crù'io/iiro ■ durano. ■ i& ■ B| ~~^r ----- ' * ^ m INTRODUZIONE DAI terreno caduto da' Monti, portato al Mare da' Fiumi, e contrattato dall' onde e da' venti, ovvero, ttccome altri vuole, dalle innondazioni del Mare negli antichi tempi accadute , riconofce la origine quetta radunanza d'Ifolette nell'ultimo recedo del Mare Adriatico , comprefe fotto il nome di Venezia Marittima, ed eftefe per lunghezza da Grado a Capodargine , e per larghezza tra il Continente ed i Lidi. Quefte, ficcome crederi, in- cominciaronfi ad abitare fui principio del Quinto fecolo, allorché in- Tettando i Goti le Città della Veneta Provincia , non lafciavano più iicure né facoltà, né vita , né Religione. Avendo poi Attila, dopo la A metà dello fteffo fecolo , prefa e fmantellata Aquileja, e tutta porta in difolamento e in rovina la Venezia Terreftre, fi accrebbe di molto il numero di quelli che fi rifuggirono in quefte Paludi, ove cominciarono a penfare tra loro di una forma ftabile di Governo . Delle Genti adunque più nobili e più doviziose delle Città circonvicine della Venezia Terreftre, Colonie per teftimo- nianza de' Greci e de' Romani Scrittori , le più colte ed illuftri della Romana Repubblica , formoffi il nuovo Governo . E di qui è che e/- fendo la Città e la Popolazione della Venezia Marittima, fondata da' Romani e di Romani comporta, (< deve a gran ragione conchiudere, lei efTere inneftata nell' antico ceppo della Romana Repubblica ; tanto 9 prefa e utta pofta i la Vene- ' di molto rifuggirò- comincia- ma forma He Genti doviziofe Ila Vene- ' teftimo- ani Scrittori della rmoffi il i è che e l'ione del- idata da' polla, li idere, lei o ceppo a; tanto più gloriofa quella di quella, quan- to è fuperiore un alilo di libertà^cer- cato e formato da Famiglie libere nobili e potenti, fuggiafche da luoghi già fatti grandi e cofpicui, a quello di efuli e malfattori di piccole ed ignobili terre , come i Romani il furono . Radunatili adunque i primi abitatori moffi dall' amore di libertà, non cadde loro in penlìero di foggettarfi ad un affoluto Sovrano che li reggerle, come fece Roma ne' fuoi principi ; ma tutte le loro mire fi rivolfero provvide e faggie a comporre un Governo che lì reggef- fe a comune, in cui perpetuar fi potette il reggimento di Repubblica , fìccome ne traevan la origine : onde meritamente da quelle Storiche fondatiffime prenozioni viene a formarli quel celebre Elogio , che do- A z pò effer flato la prima volta pronunziato alla noftra AUGUSTA REPUBBLICA dal S. Pontefice Gregorio VII. fu a' noftri giorni ripetuto dal chiariflìmo Signor Marchefe Maffei, onore del noitro Secolo, che la chiamò nella Dedicatoria della fua Verona Illuflrata , UNICA DISCENDENZA DELLA ROMANA ; di quella tanto più fortunata, quanto dee preferirà" la luce del Vangelo alle tenebre del Gentilefi- rao; fempre diftinta fra tutte le Cri- ftiane Potenze , pel zelo della Cattolica Religione ; coficchè fino dal principio del fettimo Secolo che fu il terzo della fua Origine , potè meritarli dal Sommo Pontefice Onorio I. , il titolo gloriofo di REPUBBLICA CRISTIANISSIMA. Abitando pertanto quefte nobi- li Famiglie fovra le acque, ove fi erano ricoverate per fottrarfi alla innondazione de' Barbari , né potendo ritornare alle Terre, ond* e- rano fuggite, perchè da altri Signori occupate ; corrette dalla fleffa neceffità, che le aveva condotte nel Mare, penfarono come potervi one- ftamente vivere.Rifolvettero adunque di feorrere i Mari co' loro Na- vilj, e renduta per tal via , dovi- ziofa di ogni forta di mercanzia la loro Città, la videro in brieve frequentata dalle Genti ftraniere, che vi concorrevano da tutte le parti di Europa : ond' è che il nome dei Vi- niziani divenne in Mare terribile, e venerando in Italia . Crebbe intanto in ricchezze oltre mifura quella Città; e avendoi fuoi Cittadini diftefa ampiamente la loro poten- A 3 za, poterono di leggieri ornarla magnificamente di nobili e fontuofi Edifizj, e arricchirla di altri inefti- mabili pregj > i quali furono e faranno mai fempre potenti ftimoli alle Genti ftraniere di qualunque più rimota Nazione, perchè ven- gano a vagheggiare la fua bellezza , e ad ammirare la fua maeftà. Io qui non intraprendo di celebrar cogli encomj le rare prerogative , al mondo fole, di quella inclita né mai abbaftanza lodata Città, avendo parlato di ciò in ogni tempo, Uomini Angolari ed illuftri: mio difegno fi è di efporre foltanto compendiofamente alla vifta del Fo- reftiere , quelle cofe che più rare e riguardevoli ih effa racchiudonfi, e di guidarlo parlo parlo per tutti quei luoghi, ove porla reftar pagi _ I^^^^HttfeHrt^^^Bfl i 7 la lua giuda curiofità , e foddis-* fatti i fuoi defiderj . Innanzi dunque ogni altra cofa , convien fapere , che quella Città vien divifa in Sei Seflieri , il primo de* quali è il Seftiere dì S. Marco , così detto dalla Chiefa Ducale; il fecondo di Cafiello , così appellato dall' antico nome di Caftel-Glivo- lo, eh' era difgiunto dall' Ifola di Rialto; il terzo di Canale Regio, volgarmente detto Canaregio ; o Cannereggio dalle canne che ivi anticamente vedevanfi . E quelli occupano un lato del Canai grande ond'è divifa per mezzo la Città, la quale viene unita dal famofo Pon* te di Rialto. Altri tre fono i Seflie- ri di là dal Ponte e fopra l'altra fponda del Canale; e quelli fono, di S. Paolo , detto S. Polo, che com- A 4 ' prende l'antico Rivoalto della Cri- ce 9 dinominato così dalla Chiefa di S. Croce in Luprio , eh'era il nome di quelle Contrade ; e di Dorfo duro, così appellato dalla forma e dalla durezza del terreno dell' Ifola la quale effendo come fcoglio, era ag- guifa di una fchiena. Ciò fuppofto , per tenere in quefto cammino quell'ordine che ila il più acconcio ad illuminare ti Foreftiere , io lo divida*ò in fei Giornate 3 giufta il numero de' Seftieri , ne' quali è divifa queita Città : riferbandomi a parlare in fine delle folenni Funzioni , folite a farfi in alcuni tempi determinati , e di altre cofe notabili come apparirà dall' Indice , che fi porrà fui fine dell' Opera. n *9> Veduta di Venezia umendo dalla, parte di Chioagia SESTIERE DI SAN MARCO. G10RANTA PRIMA. PArtendofi dall' albergo il Foreftiere, potrà portarli alla CHIESA DUCALE DI S. MARCO. La Traslazione del Corpo di S. Marco Van- gelifta da Alexandria in quelli luoghi, la quale feguì nel Nono Se.bolò allorquando i Saracini infettavano 1' Egitto, è fiata la cagione della fabbrica di quello gran Tempio . A quella fi è dato principio l'anno SzS.o 29. fecondo gli Storici Viniziani, fotto il governo di Giovanni Participazio a fpefe di Giuftiniano fuo fratello, avendo egli, dalla morte prevenuto, così ordinato per fuo teftamento ; e la prima pietra fu gittata coli' impronto di una Croce da Orfo Badoaro Ve- feovo Olivolenfe. E in quello tempo appunto ebbe principio la dignità di Primicerio , che è il Prelato di quefta Chiefa.Ma ripigliando la noftra deferizione , dopo l'incendio avvenuto negli anni 976., fu rifabbricata dal Doge Pietro Orfeolo , che fu pofeia a' noftri tempi annoverato fra' Santi, in forma più ampia, come fi vede oggidì. Neil' anno poi 1071. fotto il Doge Domenico Sel- to comincioffi ad ornarla di Mufaico, e ad I I io GIORNATA ibbellirla con marmi eccellente avendo egli fatto recare da Atene , e da var j luoghi dell' Oriente, Colonne e pietre finiffime: e fu confegrats. negli anni io8j.di Ottobre fotto Vitale Faliero. Quello Tempio è formato fecondo il rito dell' antica Criftianità , effendo divifo in quattro partùLa prima di quelle è il Veftibolo, o fia quell'Atrio il quale circonda una gran parte del Tempio. La feconda è iìGrem- bo ; o come diciamo , la Nave della Chiefa ; e quella in alcuni Tempj era tagliata per mezzo da una parete , che giugneva fino al Pulpito , ovvero all' Amboni fecondo i Greci, per feparare gli Uomini dalle Donne, che andavano alla finiflra, e gli altri alla delira .* in altri però per non dare quell'afpetto deforme al fagro Tempio , il luogo delle Femmine era pollo ad alto nel fondo di effo, e vi fi afcende va con ifcale vicine allaPorta maggiore ; come appunto vedefi nel noftro, afcendendofi in quello luogo per quelle due piccole Porte interiori che fono ai lati della maggiore ; rimanendo libera tutta la N>a- ve per gli Uomini. E v innoltre da ofTer- varii, che dall'una e dall'altra parte della Nave vi erano due Portici divifi da Archi e Colonne , che fi chiamavano le Ale , come appare in quello Tempio. La terza parte era V Ambone , che figni- ni- PRIMA. ii fica luogo eminente, al quale circondato da un muro fi afeendeva per alcuni gradini .• il che pure qui offervafi . In alcune Chiefe 1' Ambone avea un folo Pulpito, ed in altre ne aveadue, come nel noftro; cioè uno dalla parte del Vangelo, di figura ottangolare » foftenutoda 15. Colonne, alte 6. piedi in circa, e divifo in due fuoli, nel più baffo de'quali fi legge la Pillola, e fi fan* no le Prediche ne'giorni più folenni; e nel più alto fi legge il Vangelo : ed un altro dalla parte della Pillola, di forma pure ottangolare, fofienuto da nove Colonne di finifiimo marmo. In quello fi prefenta al popolo il Doge dopo la fua creazione: nella fera del Giovedì Santo e nella Vigilia dell' Afcenfione fi morirà il Sangue miracolofo di Gefucriflo, con altre infigni Reliquie : e vi Hanno i Mu- fici a cantare i divini Uffizj. Viene chiamato volgarmente il Bigonzo. La quarta parte della Ghiefa era il Santuari» , che da'Latini dicevafi il Sanéla-San- ilorum , il Luogo fegreto , ed il Tribunale e quella era la parte più fagra e più interna della Chiefa. Nel mezzo di effa flava fituato 1'Aitar principale, collocato fotto un Tabernacolo, come appunto è quello; il quale giace fotto una Volta di Serpentino, foftenuta da quattro Colonne di HH u GIORNATA marmo bianco, che hanno nove ordini di Figure per una , di tutto rilievo , alte un palmo in circa , repprefentanti alcune Storie del Teftamento Vecchio e Nuovo, che fi credono fatte in Grecia. Queflo Altare è circondato da laftre di marmo e da 52. Colonnette, fopra cui dinanzi all' Altare ftanno i quattro Van- gelifti di Bronzo, fedenti .• Opera del San- fovino. E v degna da offervarfi attentamente la Tavola , detta volgarmente Pala , pofta fopra 1' Altare . Quefia fu fatta in Costantinopoli, ordinata 1' anno 97$.da Pietro Orfeolo ora Santo ; ma non efìendo fiata perfezionata fé non dopo moltilfimi anni, fu condotta finalmente a Vinegial'anno 110$. fotto il Doge Ordelafo Faliero , e collocata fopra l'Altare. Negli anni poi 1209. fotto il Principato di Pietro Ziani fu rinnovata da Angelo Faliero Proccuratore della Chiefa, e vi aggiunfe varj ornamenti di Gioje e di Perle. Finalmente l'anno i34j.effén- do Doge Andrea Dandolo, fi reftaurò di nuovo , e vi fi accrebbero direrfe Gemme di molto pregio. Ella è tutta di lamine d' oro matticelo , con Figure alla Greca di baffo rilievo, intorno alle quali in forma di nicchie fi veggono varj lavori fregiati di Rubini, di Diamanti, di Sme- PRIMA. il raldi, di Perle, e di altre nobiliffime Gioje di gran valore. Ma non fi fcopre fé non nelle maggiori Solennità. Dietro a quello Altare in qualche dir flanza, è fituato quello in cui conferva!! la fantiffima Eucariflia, dinanzi al quale oltre a fei Colonne che lo adornano lateralmente , fé ne veggono quattro di finiffimo e trafparente Alabaftro, alte piedi 8., d' ineftimabile prezzo. Al di dentro ve ne fono due di Serpentino, e il Parapetto è di Porfido. La porteli» del Santuario è di Bronzo, con Figure di mezzo rilievo: Opera di Jacopo Sanfovino. Quella Cappella Ducale è ferrata da un Parapetto che con 8. Colonne foftenta un bel Cornicione largo piedi 3. : il tutto comporto di Porfido, di Serpentino, e di altri marmi preziofi. Sopra detto Cornicione ila nel mezzo collocata una Croce di argento mafiiccio , e ai lati di effa vi Hanno erette *4« Figure di marmo, grandi al naturale , che rapprefentano la B. Vergine, San Marco e i 12. Appoftoli. Fra i Cancelli di etta Cappella fiede il Doge cogli Ambafciadori, e col Senato ; ef- fendoleSedi del Primicerio e de'Canonici nell'interiore del Santuario. Al difoprai Sedili della Sereniffima Signoria fi veggono due Pergoli, in ciafcuno de'ouali ci fono t 4 GIORNATA tre Quadri, efprimenti i Miracoli e il Martirio di S. Marco: Opere del Sanfo- vino, Alla parte deftra dell'Altare del SS. Sagramento fi entra in Sagreftia per una Porta fatta di Bronzo, e di baffo rilievo, con belle Figure rapprefentanti la Morte e Rifurrezione del Redentore coi Vange- lifti e Profeti : difegno del Saafovino ; il quale ancora ci pofe il fuoritratto, coti quello di Tiziano, e dell' Aretino Poeta, allora fuoi ftrettiffimi amici . La Volta di quefta Sagreftia è lavorata di Mufaico mi- nutiffimo, e perfetti filmo ; e fi finiranno 1531. Ufcendo dall' altra Porta minore della Sagreftia, fi truova il terzo Altare, dedicato a S. Pietro Appoftolo , tutto di mar' mo, con una Immagine di mezzo rilievo dello fteffb Santo.- e vi fi confervano intigni Reliquie di varj Appoftoli. Difcendendo alquanti fcalini nella Crociera della Chiefa , a mano finiftra fi truova il quarto Altare dedicato a Noftra Signora , ove fi venera una fua Immagine mi- racolofa , fatta per mano di S. Luca : Immagine che gl'Imperadori di Coftantino- poli portavano feco nelle loro fpedizioni militari, ficcome fcrivono gli Autori Greci ; la quali fu trafportata a Vinegia wm PRIMA. i S in\ Doge Arrigo Dandolo , in occafione della infigne Vittoria, che riportò co' Francefi nell' Oriente. Nella fteffa Crociera, vedefi un piccolo Altare dedicato all' Appoftolo S. Paolo, colla fua Statua di marmo fino. Quivi in poca diftanza, è fituata una Cappella, che ita per lo piùchiufa, ove ripofa il Corpo di S. Ifidoro Martire che fu portato dall' Ifola di Chio dal Doge Domenico Michele nell' anno 1125., come at- tefta la Ifcrizione che fi legge nella flefTa Cappella : e fu riporto in un Sepolcro di marmo con fopra la fua Statua, ed altre Figure di baffo rilievo. Volgendo» dall'altro Iato della Chiefa che riguarda il Cortile del Palazzo Ducale, a finiftra della Cappella maggiore , vi ita 1' Altare confegrato a S. Clemente con tre Figure di marmo di tutto rilievo : e in quefto fi venerano molte Reliquie. Andando all'ingiù fi vede l'Altare di S. Jacopo Appoftolo con una Figura di marmo , eretto a' tempi del Doge Cri- fìoforo Moro ; alla cui finiftra in mezzo il Pilaftro del Parapetto , fi fcorge una picola Tetta di marmo , dinanzi a cui fta fempre accefa una lampana , in memoria dell'Apparizione che negli anni 1O94. fece da quel luogo il Vangelifta S.Marco; miracolo io GIORNATA che li onora ogni anno, celebrando al z$, di Giugno la fella di una tale Apparizione. In poca diftanza vi è un altro Altare ornato di belle Colonne, in cui fi conferva parte del Legno della Santiflìma Croce. Camminando in giù fi paffa nella Cappella del Battiflerio, la quale un tempo era una parte del Veftibolo ; ( perchè il Battiflerio , fecondo il rito antico , flava fuori del Tempio , come ci trova appretto di noi nell' antico Tempio di Torcello , e in altri luoghi ) e quivi fi vede un Altare dedicato a S. Giambattifla . Nel mezzo della Cappella ci è una gran Pila coperta di Bronzo , che ferve di fagro Fonte Battefimale ; ed ha nella cima la Statua di S.Giambattifta eh' è pur di Bronzo . Quella Cappella ferve per Chiefa Parrocchiale di S. Marco. I Sepolcri che qui fi vegonofono delDoge Giovanni So- ranzo fenza Ifcrizione , e di Andrea Dandolo Doge xlviii. chefcrilTela Cronaca ; colla Ifcrizione , falfamente però attribuita a Franfcefco Petrarca. Quindi fi entra in una Cappella, che occupa un'altra parte del Veftibolo ; ove Ha eretto un Altare con una Tavola di Bronzo. Nei mezzo di quella vedefi un Canone pure di Bronzo, colla Statua del Cardinal GiambattillaZeno (dal cui nome chiamafi la detta Cappella) vellita degli PRIMA. 17 abiti Pontificali, diflefavi Copra, e circondata da fci Statue , rapprefentanti varie Virtù ; e nella Volta di effa è figurata a Mufaico la Storia del Vangelista S. Marco , con altre belle Immagini. Prima di ufeire del Tempio, fono degne da offervarfi le tante Opere fatte a Mufaico in tutte le Cupole , Nicchie , Volte , ed Archi : cofa per altro malagevole a defcriverle tutte. La maggior parte di quelle hanno la loro Ifcrizione, indicante la Storia di ciafeuna Immagine ; ma le più oflervabili fono deferitee dal Bo- fchini, e da altri. Riflettali ancora, come gli Archi di quella gran Mole foftengono un Corridore a mezz'aria, ornato di Colonnelle , lungo quanto il fono gli fletti Archi ; il quale circonda la Chiefa da un Organo all'altro che fono fopra il Coro, e dappertutto vi fi cammina d'intorno. E' degno inoltre di oflervazione il Pavimento di quello auguflo Tempio , lastricato la maggior parte di varie forte di pietre minute di varj colori , lavorato a diverfe invenzioni di fogliami, di animali, e di altre cofefimiii, con ifquiOta e mira- bil rnaefìria : il qual vagodifegno, come contenente molti geroglifici, viene fpiega- to diftefamente da' noftri Scrittori. B tS GIORNATA Breve Defcrìzione del le foro . La fama del Teforo di S. Marco vuole che fi ragioni di efib. Quello è fituato nella parte finiflra della Crociera della Chiefa. Noi lo polliamo confiderare e come Santuario, e come Teforo. Inquanto è Santuario, quello va ricco di molte preziofe infigni Reliquie • Le principali fono, un'Ampolla del Sangue miracolofo, ufcito da una Immagine di Gefucrifto , crocififfa dagli Ebrei in Berito negli anni del Signore 67J. fotto l'Imperio di Co- itantino cognominato Copronimo : del qual fatto prodigiofo fé ne fa menzione da molti celebri Scrittori, e infino nella 4. Azione del fecondo Concilio Niceno . Vi fi vede inoltre una Croce d'oro , ornata di varie Gioje con dentro parte del Legno della fanta Croce. Ammirali ancora una fingolar Croce del fanto Legno , lunga mezzo braccio in circa. Uno dei quattro Chiodi coi quali Gefucrifto fu confitto in Croce. Una Spina della Corona del Redentore. Un pezzo della Colonna a cui dicefi che folTe legato loftefìo noftro Redentore per edere flagellato . Parte del Mantello di Maria Vergine . Parte de! Cranio del Precurfore S. Giambatifta. Il Vangelo di S. Marco, fcritto di fu a mari. del de! PRIMA. i 9 no. Una parte del Braccio defiro di S. Luca. Una colta di Santo Stefano . Un Dito di S. Maria Maddalena. Un Braccio di S. Giorgio Martire. Un Braccio di S. Magno. Una Gamba di S. Teodoro. Parte delle Braccia de'Santi Sergio e Bieco. Una mano di S. Pantaleone : con molte altre , e tutte infigni Reliquie . Finalmente nell'anno 1733. vi ù fono collocate le Offa della Gamba deftra di S. PietroOrfeolo, fu Doge di Venezia , in una Caffettadi argento, di fquifuo lavoro. Se poi fi confiderà come Teforo , quefto Ya ricco di cofe rariuìme e ineftimabili. Tra quefte principalmente vi fi contano 12. Corone Regali, e altrettanti Pettorali, tutti d'oro puriffimo, eornati di Gioje e di Perle di ftraordinaria grandezza . Veggonfi ancora dieci Baiafcj, che pefa- no meglio di 8. onde l'uno, donati alla. Serenifiima Signoria Veneta da Giovanni Cantacuzeno Imperadore de'Greci l'anno 1343. Un Zaffiro che paffa dieci oncie. Un groffo Rubino ch'è dono di un Cardinale. Uh Orinolo di preziofifiìma Gio- ja , donato alla Repubblica da Ufumcaf- fano Redi Perfia. Carbonchi grofTiflirai, Topazj, Grifoliti, e Giacinti, che furono degl' Imperadori di Oriente. Candellie- r l> Baccini, ed altri Vafi d'oro rnaffic- B a io GIORNATA ciò. Chiocciole di Agata e diDiafproif maravigliofa grandezza. Vi è un Diamante preziofiflìmo, legato fopra un piede di argento, meflb a oro, e pofìo nella cima di effo piede in mezzo ad un Giglio d'oro, che fu donato al Doge Luigi Mocenigo dal Criftianiffimo Re Arrigo III. Vedefi anche un Catino di Turchina di un pezzo folo, con alcune lettere Arabiche, fcolpite nel ro- vefcio, le quali,fecondo la fpiegazione del P* Montfaucon, fignificano Bar' allao Opifex Deus. Il Pileo e Io Stocco mandati dal Papa al Sereniffimo Doge Francefco Mo- rofini, Conquiftatore del Regno della Mo- rea. Ma fopra ogni altra cofa quivi fi ammira la Berretta Ducale, concuififuo* le coronare il Principe, allorch'è creato di nuovo . Ella va circondata di un fregio di Perle in più forme , e di Gioje di più qualità e di gran pregio. Ha celi» cima un Diamante, ed in giù nel mezzo un Rubino, amendue d'ineftimabil valore. Finalmente fi veggono altre inumerabili Gioje, e Pietre preziofe ; che troppo lungo farei, fé di tutte voleffi minutamente parlare. Una parte di quefto Teforo fi efpone nelle Solennità principali fopra 1' Aitar maggiore. Ufcendo del Tempio fermiamoci a con* Gderare il fuo Atrio , ch'è lungo i$6. lÌ6. PRIMA st piedi, largo 18., alto zz. Le Volte di que- flo fono lavorate tutte a Mufaico con varie Storie del 'legamento Vecchio .- Campo d'oro, con maravigliofa vaghezza. In quefto Atrio, fecondo l'a reo rito Ecclefi.^ico, vi fono le Sepoltu e rii alcuni Dogi, li primo è Vitale Panerò , fotto i! cui Governo i Viniziani ottennero il Dominio della Dalmazia , e della Croazia J il quale ancora fu oltre modo onorato da Arrigo Imperadore, che volle tenergli alla Fonte una Figliuola , in legno di grande fti- ma ed amore. Merita ofTervazione l'Epitafio di queftoDoge per efTere il più antico monumento , che delle cofr Veneziane fiali con- fervato. Obìit Vita'is Faledre de Donis Vent- Ut Dux anno domini 10^ 6. Il fecondo è Marino Morofinr,nel cui Dogado i Viniziani prefero le armi contra il tiranno Ezzelino. II terzo è Bartolommeo Gradenigo; nel cut tempo furono mandati alcuni Magiffrati a governare le Ifole di Povegia , di Peleitrina, e di Malamocco. Quivi pure giace fepolta la Principe/là Falier, moglie del Doge Vitale Michele. Vi fi veggono ancora due Sepolture, desinate l'una a' Primicerj, Canonici , e Sottocanonici, e l'altra ai Cantori. Le tre porte interiori fono di purifìimo metallo, fimiglianteall'oro, tutte ornate B | 22 GIORNATA di varie Immagini di Santi, colle tefte e mani rimeffe di fino argento. Fra quelle porte fi-veggono 8. Colonne di Serpentino le quali furono trafportatedaGe- rufclemme : e dicefi che fodero di quelle che ornavano il fkmofo Tempio di Salomone. Ufciti di chiefa , merita la Facciatadi quello gran Tempio che ne confideriamo la ricchezza e la maeflria . Vedefi quello follevato fopra le altre fabbriche circonvicine , con cinque Cupole fituate in forma di Croce, e coperte tutte di piombo. Dieci Porte di bronzo danno in quello 1' ingrefTo: cinque nella Facciata principale verfo Ponente ; due allato deliro verfo Settentrione ; ed altre tre verfo Mezzogiorno: dalla qual parte fi unifee al Palazzo Ducale. Sopra le cinque Porte anteriori della Facciata fi ergono cinque Archi , induftrio- fameme lavorati, e dipinti a Mufaico . Sono quelli Archi foflenuti da due ordini di Colonne al numero di 292. pole l'una fopra l'altra ; con regola però non punto con- fufa , ma ricca . Nel primo ordine fé ne contano 128. nel fecondo 164. ; tra le quali dai lati della Porta principale ve ne fono otto il Porfido di molta bellezza e valore ; e le altre tutte di marmi Tariffimi. Sopra quelli Archi fi ergono altri cinque Archi foflenuti da un'altro ordine Hi tefle e jnnedi ;daGe- ;lleche one. ciatadi eriamo quello rconvi- i forma ìbo . jefto r ncipalc rfo Set- ;iorno. - lucale, della [uftrio- o. ordini ma fo- o corine coniali dai ottoni le altre tri cin' dine Hi PRIMA. s$ Colonne ,di numero confiderabile , rutte di Porfido, di molta ftimae di (ingoiar bellezza. Di quefti cinque Archi fuperiori che fono piani e fermati fui muro , quello di mezzo fupera col giro e colla punta tutti gli altri. E qui offervifi , che quefti (Archi fono congiunti infieme con varj fre- gj lavorati a fedoni e fogliami di marmo, j intagliati e ornati di varie figure di Pro- > feti. S'opra la punta di ciafcuno dei detti Archi fta pofta una Statua grande di marmo ; e la Statua eretta fopra quello di mezzo , rapprefenta S. Marco, con tre Angioli per parte. Fra l'uno e l'altro Arco fta in oltre piantata una Nicchia informa di Campanile, con fotto una Figura di marmo .■ e quelle fono al numero di fei, in quattro delle quali Hanno i quattro Van- Igelifti; e fotto le altre due, a delira vi fta un Angiolo, e a finiftra la Vergine Annunziata. Sulla fronte di quella Facciata diftendefi una Loggia feoperta, circondata da molte Colonnelle al numero di 364., che gira intorno alla Chiefada tre lati. E nel mezzo fopra la Porta maggiore fi veggono in bella profpettiva quattro vaghiffimi antichi Cavalli di finitfìmo •Bronzo, framraifchiato con oro, d'inefti^ inabile pregio. Sono lavorati da eccellente Maeftro; e fi conofeono elfere opera fin- B * H G10RNAT4 golarc ed antica. Secondo alcuni, quefìl fono tenuti lavoro di Lifìppo; e quelli dell' Arco di Nerone , vedendoli nel Medaglione di Nerone li Cavalli fopra il fuo Arco , di palio , movimento, e fito della teda , fimi- lifiìmi a quelli, e colla collana al collo con cui tiravano il Carro. Il primo di quelli Cavalli eh'è verfo 1' Oriuolo , ha fopra il pettorale dove confina col bullo , quelli fegni e caratteri intagliati C. V. Il fecondo, che gli è appreso, ha fopra il collo Vili. Il terzo VII. U quarto dalla parte di Mezzogiorno, purfepra il collo C. V., e fopra il pie finiftro che tiene in aria °o DC. CXVII. Cosi lafciò fcritto 1' erudito Sebafliano Erizzo nel fuoDifcorfo fopra le Medaglie; nella dichiarazione della Medaglia grande di Nerone, che ha per rovefeio l'Arco trionfale con quattro Cavalli in cima , con Figura dall' una e dall' altra parte de' Cavalli. Narrali dal Rannufio, che fecondo alcuni , quelli Cavalli furono prima polli full'Arco trionfale di Augullo, e poi fopra quello di Nerone , indi fopra quello di Domiziano, e di poi aggiunti all' Arco di Trajano , da cui Collanti no il Grande gli ha tolti per riporli fopra il fuo , che fi vede in Roma fotto il monte Palatino, fra la Curia Vecchia el'Anritea- PRIMA. z; rro, oggidì detto il Colifeo. Trafportata poi da lui la Sede dell'Imperio inBifan- zio, levò di colà i Cavalli col Carro del Sole che da efli era tirato, eli fece condurre a Bifanzio, Città che da lui pre- fe il nome di Cofiantinopoli. Ma nell'anno ntié. efiendofi impadroniti i Viniziani coi Francefi della Città di Cofiantinopoli, quelli furono tolti dall' Ippodromo ( che latinamente dicefi Circo ) ov'era- no flati collocati la prima volta , come fcri- ve Niceta Coniata : ed elTendo Marino Zeno il primoPodeftà per laRepubblica in quella Città , egli li mandò con molte altre cofe di pregio in Vinegia; e furono porti neli'Ar- fenale , ove dettero lungo tempo, finché da quel luogo furono tratti e polli fopra laChie- fa Ducale, come al prefente fi veggono, e dove già erano a' tempi del Petrarca , che in una delle fue Pillole, in cui deferive una magnifica gioflra fatta nellaPiazza di S. Marco, fa di eiìì particolare e onorevole menzione . In fronte dell' Arco maggiore che io- prafta alla predetta Loggia feoperta , [ il quale, per dar lume alla Chiefa , è in figura di feneftrone] vi è un bellifimo Leone di Bronzo dorato, alto 4. piedi e largo 7- » fimboleggiante S. Marco . Gli altri quattro Archi contigui a quello , fono tutti lavorati a Mufaico: e le Pit- 26 GIORNATA tutte rapprefentano varj Miftcrj di Gefu- crifto. Lo fi e fio ordine di Archi, e di Capitelli continua pure dalle parti laterali : e da quella di S. Baffo vi fono fcolpite in Figure di marmo le tre Virtù Teologali.' come dalla parte del Palazzo, due delle Cardinali , cioè la Giuftizia, e la Fortezza. Notili per ultimo che le pareti citeriori di quello celebre Tempio fono tutte JHcrofìate di finiffimi marmi ; dimodoché qualunque parte fé ne confideri attentamente, nulla fi vede che non fia oggetto di ammirazione e di ftima. Dalla Chiefa pattiamo al PALAZZO DUCALE, edifizio grande e maeftofo , di antica architettura - Tutta la fua Facciata è di marmi rotti e bianchi, diftinti in piccoli quadri/ ed è foftenuto da molti Archi , che pofa- no fopra 105. Pilaftroni, e 500. Colonne tra dentro e fuori; i quali formano'i Portici elicmi ed interni, che lo circondano . Avverta qui il Foreftiere , che le ball delle Colonne fono fotterra , effendo fiato innalzato il piano della Piazza , per allontanare le inondazioni delle acque. E quella jefu- 2api- rali : ilpite eolo- duc e la erio- tutte oche enta- getto hiefa gran- Lira . rofli i; ed pofa- olon- ano' i rcon- bafi fìato illon- uefta L Veduta, del Palazzo Ducer nella. Piazzetta di S . Marco. :thf tevip. Veduta (tella Libraria PJ#» mllr Pinz'eHc di c Mirri PRIMA 27 è la cagione ancora per cui furono fotter- rati più gradini, per i quali afcendevafi all' Angiporto del Tempio di S. Marco. Di fopra a mezz' aria corre un Poggiolo con Parapetto, formato di moltiffi- me Colonnette, coi fuoi Archi acuti alla Tedefca, da cui procede la fortezza di quella gran Mole. Da indi in fu, la Facciata è foda fino al colmo, il quale era coperto di Piombo", ma nell'anno 1574. fi è coperto di rame. Dalla parte del Canale fotto i Portici Veggonfi le pubbliche Prigioni, che vanno addentro nel corpo del Palazzo. In quello magnifico Edifizio fi entra per otto Porte: quattro delle quali fono verfo il Canale, e vengono dette Rive ; due nelle Facciate, cioè iùlla Piazza e fulla Piazzetta; e le altre due fono comuni alla Chiefa e al Palazzo. Della Porta principale fu cominciatoli lavoro, che vi fi fcorge al prelente , nell' anno 1439. nel tempo del Doge France- fco Fofcari , fotto cui fu refiaurata quella gran Fabbrica, effendo fiata guadata per l'addietro da varj incendj. Quindi è che fopra la detta Porta fu polla la Statua dello fleflò Principe, il quale viene rap- prefentato ginocchione dinanzi ad un Leone alato, con quattro altre Figure che »S GIORNATA Fimboleggiano le nobili Virtù del medefimo Doge. L'Opera è di Bartolommeo Bono. Entrando per quefta Porta, fi arriva ad un CORTILE vago e fpaziofo , nel cui mezzo vi fono due gran Pozzi con bocche di Bronzo, intagliate di fogliami e di fgure. Opera di Niccolò dei Conti. In querto Cortile fi vedono alcune Statue di marmo al naturale, tra cui fono degne di particolare offervazione quella Togata eh* è porta fra due Palliati , la quile è di un qualche Oratore Romano, come fi può conghietturare dai Rotoli di carta che ha nella finifìra , e dal Coffa- netto da tenere !e carte . Scrive lo Stringa che quella Statua è quella di Cicerone, che Iblea ftare (opra la Porta dello Studio di Atene . L'altra Palliata, porta di fotto a quella Togata, è di Marco Aurelio, effendo il Pallio l'abito dei Fflofofi , che da lui fu afTunto, quando giunfe alla età di dodici anni, come fi ha da Giulio Capitolino. Qjefie due Statue fono belliffime; e vengono addotte dall'eruditiffimo Ottavio Ferrari nel fuo Trattato De re vefiiaria , in pruova del modo con cui gli antichi Romani portavano la Toga ed il Pallio. Vi è un' altra Statua Palliata di Uomo PRIMA. ì 9 barbato. Un'altra di Donna , ch'era fenza il braccio deliro; e le fu aggiunto, tenente uno Scettro. Quell'altra col Cornucopia credefi rapprefentare l'Abondanza. Ed altre due fono tenute per Pallade, e la Fortuna. Alcune di quelle Statue furono recate «la Atene, e da altri luoghi della Grecia, e donate al Pubblico da Federigo Contarmi Proccuratore di S. Marco, che mori nel 1603., avendo lafciato un Mufeo di Medaglie, Statue, ed Intagli antichi , eh' era celebre per tutta la Europa. Molte altre Statue dello fleffo Federigo Contarini fi confervano nella Sala per cui fi entra nella pubblica Libreria, di cui a Aio luogo ragioneremo. Nella fteffa Facciata lcuoprefi la Statua di Francefco Maria della Rovere Duca di Urbino, che fu eletto Capitano generale delle armi della Repubblica nell' anno 1523. Quella fu fatta in Pefaro , e mandata a Vinegia da Francefco Maria HI. ultimo Duca di Urbino. Nell'altra Facciata rifguardantc la Scala, vi fono due altre Statue di Adamo e di Eva; Opere di Andrea Riccio Padovano, fatte con molta nuaftria . Afcendiamo ora per quella 3 o GIORNATA SCALA veramente reale, detta diiGi J pariti , tutta di bianco marmo , lavorata à ftrafori. Sopra il fuo piano fi alzano due Coloffi, di marmo fino , rapprefen- tanti l'uno Marte, l'altre Nettuno, a dinotare il doppio Dominio della Repubblica , in Terra, ed in Mare. Sono Opere del Sanfovino; e qui furono collocate negli anni ini , Hqui- Pog- o rap- pere io è ANTISALA DELLA PUB BLICA LIBRERIA 1. 3 . 3- 5- e. l'orto, della. Lthrerios ài S. Jfcarco • 3ass&rti. raffprej-entante il Saar. Suoveta-urilia . StatiHv di Meda. pre^aiatùr^ìma,-' Statua, di 'Sileno • Statuii ^t^iyrywtrt^t dt G-errrvanic<7 • $iu* to dv (xiulias Jfca*vie leccato il Canale e agguagliato col fuolo fu allungata la Piazza ; e disfatta l'antica Chiefa venne trafportata nel fito ove al prefente" ritrovali. Ridotta poi anche quefta cadente, fu rifabbricata nel 1 ; $ 6. co 1 difegno delSan- forino a pubbliche fpefe, fotto il Doge Lorenzo Priuli. Quefta benché piccola tutta- volta è una delle più belle Chiefe, sì per h fua ftruttura, che per la preziofità de'marmi di cui va ricca. Nel mezzo di sfCt giace fepolto Mèi- D t 51 G I O RN A T A chiore Michele , Proccuratore di S. Marco, al quale fi dà il titolo di Cavaliere della Milizia Aurata, e di Conte del Sagro Palazzo Lateranefe , come appare dalla Ifcri- zione che quivi fi legge. Egli diede a quefta Chiefa una Reliquia del Legno della S. Croce, ( e di tal forta di Reliquie vanno fornite moltiflime altre Chiefe di quefta Città) dono, che gli fu fatto dal Pontefice Pio IV., quando andò a Roma a rallegrar» a nome della Repubblica per l'aflunzione di lui al Pontificato. E v degna inoltre di efiere confiderata la Cappella di Jacopo Sanfovino, in cui fi legge l'Epitafio di quefto celebre Scultore e Architetto, pofto da Francefco Sanfori- no fuo figliuolo, Autore della Vinegia , della Origine dtllt Cafe illufiri d' Italia , della Orìgine de" Cavalieri, de\l'Arte Ora- toria , dell' Avvocato fecondo POrdine di Vinegia, e di molte altre Opere e Traduzioni.Sopra l'Epitario vi è il ritratto di Jacopo, fatto da lui (teflb allo Specchio ; e di rincontro vi è quello di Francefco , fuo Figliuolo . L'Or, gano è adorno di eccellenti Pitture in più compa rti : Opere di Paolo Veronefe e la Tavola di S. Catterina è cofa Angolare delTin- toretto. Qui giace fepolto ancor» Tommafo Filologo da Ravenna. P A I M A 55 Nell'anno 1693. fu portato in quefta Chiefa da Roma il Corpo del Martire S. Geminiano ; nella quale fi venera inoltre un Dito di S. Catterina V. M. Pochi pad! addietro fi truova la Chiefa , detta L'ASCENSIONE, che anticamente di- nominavali S. Maria in Broglio. Quefta fu fabbricata a fpefe del Pubblico , e confc- gnata a' Cavalieri Templarj: ma eftinto quell'Ordine Militare, la Chiefa ritornò fotto la tutela del Principe , e fotto la cura de' Proccuratori di Supra , che la concedettero ad una Confraternita di perfo- ne divote ; la quale riedificolla caduta per la. vecchiezza, e la riduffe in forma affai bella, ergendo tre Altari di fino marmo, e ornando le pareti di buone Pitture; fra le quali il Laz- zarini ne fece una, in cui rapprefentafi il Trionfo di Gefucrilto in Gerufalemme. Di Reliquie fi venera il Corpo di S. Bonifacio Martire , con alcune altre. Avanzando il cammino a finiftra fi vede la Chiefa di S. MOISE' , Parrocchia di Preti , la quale viene confiderata tra le più antiche di quefta Città, mentre la fua prima fondazione fu fatta nell' anno 796. dalla Famiglia Scopara , che la ereffe ad onore di S. Vittore Martire : ma effendo fiat» D ? '54 GIORNATA I ■ riedificata da Mcisè Vcniero , fu allora dedicata a qucfto fanto Profeta. Ha fette Altari di marmi fini, ed è ornata di Pitture de'più celebri Autori ; cioè di Jacopo Palma, del Tintoretto, del Liberi, del Diamantini, e di altri. Vi fono molte Reliquie tra le quali alcune de' SS. Innocenti , di S. Luca Vangelifta, di S. Vittore primo Titolare, ed altre. Vi giacciono le otta di Bernardo Gior- gio , che verfeggiò in Lingua Latina . La Facciata di quefìa Chiefa è ricc* di marmi, e ornata di molte Statue, fu fatta con grande fpefa per un lafcito di Vincenzo Fini Proccuratore di S. Marco , col difegno di AleiYandro Tre- mignone. Continuando il cammino diritto , arrivafi alla Chiefa volgarmente chii- jnata S. MARIA ZOBENIGO, Parrocchiadi Preti, eretta ne'principj della fondazione di Vinegia, rifabbricata la feconda volti dalla Famiglia TLobcnìga o Jubanìca da cui prefe il nome, e reftaurata nel i68o.di varie altre nobili Cafe : ma la Facciati ch'è tutta di marmo, vagamente ornatad' 1 intagli e di Statue, fui modello di Gin- feppe Benoni celebre Architetto , fu cretti I Chieda, $i S.JÌZoióè p e A li & E C a P. tr A C li; il ti to ne SS gli vi de Ar di Fil Ita Cb W** , V 3ftI385 PRIMA. yy per legato del Cavaliere Antonio Barbaro che morì nell'anno 167^. Ella è una delle Matrici , ed ha fotto di sé altre tredici Chiefe. Quefte Chiefe Matrici erano le Battelìmali; e Flodoar- do le chiama Titoli Battesimali, perchè il Battefimo non 11 dava fé non in alcune Chiefe, che dal Vefcovo erano destinate a tal uffizio; le quali prima erano dette Pievi, e le (ubordmate Titoli minori, mentre le fole Vefcovili erano le vere Matrici. Anzi ne' primi tempi, anche nelle grandi Città, vi era una fola Fonte Rattefinale; ( il che fi offerva in molte Città d' Italia ) e così battezzava il lòlo Vefcovo , il quale pure folo riconciliava i Penitenti all' Altare, e folo offeriva ilfagrofan- to Sagrifizio ne' primi fecoli del Criftia- nefimo. In quella Chiefa il cui Titolare è la SS. Vergine Annunziata, vi fono fette begli Altari : e fra le preziofe Reliquie che vi fi venerano, le principali fono , i Corpi de' SS. Martiri, Anaftagio e Vincenzo, Antonio ed Eugenio come pure il Corpo di S. Pellegrino M. Giacciono quivi le offa di Sebaftiano Filofofo, e di Girolamo Molino Poeta Italiano . Poco più oltre fi truova la Ghie fa di D 4 ^HM sé GIORNATA S. MAURIZIO, Parrocchia di Preti, fabbricata dalla Famiglia Candiana , che ti crede effere la Sanuda. Ha fette Altari adorni di marmi e di Pitture j e la Cappella maggiore è affai vaga ed ornata. Vi fono varie Reliquie, fra cui una di S. Maurizio Martire, che compari/ce ancora tinta di fangue. Qui giace fepolto Giambatifta Guarini, Poeta infigne, che morì l'anno 1612. Fuori di quefta Chiefa ergefi contigua la Scuola degli Albanefi o Epiroti , una delle più antiche Confraternite della Città; la quale merita di effer veduta per le varie Pitture di mano antica. Giunti dopo brieve cammino nella Piazza di San' to Stefano, e volgendo a finiftra verfoil fine della medefima, prefentafi a vedere la Chiefa di S. VITALE, detta S. Vidat , Parrocchia di Preti , fabbricata a proprie fpefe dal Sereniffimo Doge Vitale Faliero l'anno 1084. Divenuta cadente per lagrande antichità , fu rifabbricata da' fondamenti in queftì ultimi feorfi anni colle limofine di perfone divote. La Tavola dell'Aitar maggiore è Opera rara di Vittore Carpaccio fatea nel 1514. Negli Altari minori vi fono le Tavole dipinte dal cele- PRIMA. 57 tre Pennello di Antonio Pellegrini, del Piazetta , del Trevifano, étti Rizzi , e della Lama, Dipintrice ftudiofa. In forama la Chiefa è adornata al pari di ogni altra più bella della Città. Dalla nobile Famiglia Pifani le fu di frefeo eretta la Facciata, tutta di marmo. E qui conviene avvertire il Forefiiere , come quefla Eccellentifilma Cafapochi palli quindi lontana , di cui fu grande ornamento il Doge ALVISE PISANI, apri non ha molto a pubblico benefizio con magnificenza reale una infigne Biblioteca , fornita in gran copia di ottimi e fquifìti Li- bri; e in quella fi concede l'ingreiTo ad ognuno, la mattina tre giorni alla Settimana, cioè il Lunedì, Mercoledì, e Venerdì." il tutto fatto con faggio provvedimento deli'ampliffimo Senatore ALMORO' PISANI Cavaliere dotto ed erudito, onorato perciò più e più volte come degno Patrizio degli Uffizj più importanti delia- Repubblica . TralafcianJo per ora la Chiefa di S. Stefano, e proseguendo il viaggio a mano finiftra ; s'incontra la Chiefa de' S. S. ROCCO E MARGHERITA , di Monache Agofiiniane , dedicata un tempo a S. Sufanna, e riftaurata di frefeo. Que- j8 GIORNATA fla era prima della Confraternita di S. Rocco, da cui fu finanziata a queite Monache , quando i Confratelli fcelfero il nuovo fito in cui lì vede al preferte la magnifica Scuola grande di S. Rocco vicino a' P. P. Minori Conventuali nel Seftie- re di S. Polo, di cui parleremo a fuo luogo . Le Mon che entrate ?.l poffedimento di quefta Chiefa negli anni 1488., abitavano prima nell'Ifola di forcello fottola invocatone di J". Margherita : ma minacciando rovina la loro Chiefa e Moni fiero, impetrarono quefìo luogo vacante ; il quale ottenuto, coniervò il primo nome di S. Rocco, a cui fi aggiunfe il nuovo dell» loro Protettrice primiera. In quefla Chiefa vi fono cinque Altari, tra cui il Maggiore è di marmi fini . Ella è ornata di belle Pitture: mafopra tutte è in grande venerazione una Immagine di No'tra Signora, la quale era prima nella Cattedrale di Mififtrà CittJ. della Morea, detta anticamente Sparta . Seguitando fem- pre a finiftra, dopo non molto cammino, è la Chiefa di S. SAMUELE, Parrocchia di Preti , fabbricata dalla pietà di due Nobili Famiglie Boldù e Soranzo nell'anno 1000. Si cominciò poi a reftaurare nell'anno i58,iùiJ?e,7.,fiC lt .itr// l o. M lì ne av N te fc Itele lo m N C Yi ti K A d n SECONDA. 87 Marina) benemeriti , che avendo confumata la loro età in queir impiego pericolofo, non fono più in iftato difervire, né loro avanza con che foftentare la propria vita . Nel medefimo fìto vi è il Moniflero delle CAPPUCCINE DI CASTELLO ,. e- retto l'anno 166%. dalla pietà di France- fco Vendramino, Nobile Viniziano ; il quale efiendo padrone di quel luogo , lo donò a quefle buone Religiofe , che col loro virtuofo tenor di vita penitente recano un grande ornamento alla noftra Città . Negli anni poi 1675. hanno fabbricata la Chiefa con un Altare, dedicato alla Natività della Santiffima Vergine. Tra le Pitture di effa, infigni fono il Battefimo di N- Signore, la Cena cogli Apoftoli, e 1' Annunziazione della Vergine : Opere tutte di Sebaftiano Ricci • Poca più oltre fi truova la Chiefa e il Moniflero di S. ANTONIO ABATE dei Canonici Regolari di S. Salvatore, detto S. Antonio di Caftello . Fu quello luogo nei primi tempi uno Spedale; in cui effendovi una Immagine di Noftra Signora, grande era il concorfo dei fedeli, accagione dei continui miracoli che Iddio operava per la intercefiìone della fua fantiffima Madre : che perciò a lato di quello Spedale fu F 4 88 GIORNATA. eretta una Chiefadi tavole, e neli' anno 1346. un' altra di pietra, come fi legge in una Lapida fcritta in lingua Viniziana, vicina alla Sagrefiia. Fu poi rifiaurata nei tempi feguenti dalla nobile Famiglia Gri- mani Calergi, leggendoli nella Facciata quelle parole : Petrus Grimanus Vrior Vn- gariae. Dodici fono gli Altari di quella Chiefa con Opere dei più eccellenti Pittori. La Tavola del primo alla delira è del Bonifacio ; anche la feconda è di buona mano; la terza è fatta nel 15 15.. da Vittore Carpaccio cofa rara ; la quarta di Jacopo Palma. Di rincontro nella Cappella del Doge Landò, la Tavola è di Marco Tiziano. Neil' Altare della B. V. ci è una Pittura di Marco Croce: in quello del Sanammo Sacramento ha dipinto PietroMalombra: il S. Michele nella Cappella preffo alla Sagrefiia è di Pietro Mera . C è anche un'altra Tavoletta mobile del Carpaccio. Qui fi veggono molte Memorie di vaij Uomini celebri in Armi ed in Lettere. Tra quefti, di Antonio Grimani Doge e di Pietro fuo Figliuolo, Prior di Ungheria: di Vettore Pifani che valorofamente difefe la libertà della Repubblica nella perigliofa guerra coi Genovefi:di Niccolò Cappello che fu prode Capitano Generale della Repubblica SECONDA. S 9 contro a Bajazette negli anni 1491.: di Pietro Pafqualigo preftantiffimo Cavaliere, celebre Dottore ed eccellente Oratore , molto perciò {limato in vita ed onorato dopo la morte da Francefco Redi Francia. Vi giace ancora il Doge Pietro Landò che fu Principe l'anno 1538. , fotto cui fu fatta la guerra con Solimano per Mare nella Dalmazia , e l'alleanza con Carlo V. e col Pontefice contra il Turco, e Pietro Bembo fu fatto Cardinale da Paolo III. Tra le molte Reliquie, fi venera in quella Chiefa una Spina della Corona di N. S., e una Mano di S. Antonio Abate. Sul fine del fecolo paffato arfe per deploraci cafo la Libreria di quelli Canonici , copiofiffima di Manofcritti in pergamena , donati in gran parte da Domenico Cardinale Grimani; tra i quali eran- vi molti Originali, non fenza gran dolore e danno confiderabile della Repubblica Letteraria . Ritornando addietro , ed ufcen- do verfo il Canale, detto Rio di Caflello, fi truova la Chiefa dedicata al Patriarca. S. DOMENICO, e il Convento abitato dai Padri Predicatori. Quella fabbrica fu eretta e dotata da Marino Zorzi che in vita era detto USanto, negli anni 1311., S>o GIORNATA e riftaurata negli anni 1590. in modo che fu accrefciuta della metà. Ha undici Altari, nobili e ricchi per la finezza dei marmi, epe '1 difegno , ornati di buone Statue e Pitture, tra le quali fi diftinguono quelle di Jacopo Palma, del Malombra , dell' Alienfe , di Maffeo da Verona , di Marco Tiziano, e di Giovanni Buoncon- figli. Molte fono le Reliquie dei Santi : tra' le quali fi venera una porzione del Legno della fanta Croce. Nella Sagrefìia è fiata eretta di frefco la Statua di Benedetto XIII. Sommo Pontefice, in i'.emoria di aver lui prefo P Abito dei Predicatori , e confumato qui l'anno della fua approvazione. Merita molta attenzione il Chiofiro vicino alla Chiefa , in cui fi leggono varie Ifcrizioni di Uomini illufiri. A Niccolò Maffa Filolbfo e Medico infigne fu eretto un Maufoleo colla fua effigie di marmo, da Maria fua Figliuola, la cui fcultura è di Aleflandro Vittoria. Leggefi ancorala memoria di Appollonio Mafia fuo Nipote, anch'egli Medico e Filofofo eccellente. In poca diftanza vi è il monumento di Cefa- re Alberghetti celebre Giureconfulto : e ommettendo gli altri a fiudio di brevità , avverto folamente qui ancora giacere la SECONDA. 9 i famofa CafTardra Fedeli Viniziana, benché di origine Milanefe. In quefto Convento fa la fua refidenza il Padre Inquifitore, dopo che qneflo Uffizio fu trasferito dai Padri Minori nei Padri Domenicani. Di rincontro , ma oltre al Canale, fi vede la Chiefa dei Padri Minimi fotto la invocazione di S. FRANCESCO DI PAOLA . Era (juefìa nel fuo principio dedicata a S. Bar- tolorrmeo: ma effendo piccola, e per 1' r.ntichità poi cadente, h nobile Famiglia (ìuirini riedificolla in forma più ampia e più decorofa , come appare dalle due Iscrizioni , che Scolpite in marmo , fono ai due lati della Cappella maggiore, 1'una dell' anno 1558., l'altra del 15 84. ; dalle quali li ricava , che quefta Famiglia non Solamente fece fabbricare la Chiefa ed uno Spedale eh' è vicino al Convento , ma che inoltre la diede ai medefìmi Padri che la pofieggono fino ai noftri giorni. Non è poi Scarfa di marmi e di fqui- fite Pitture, vedendofene tre del Palma, una del Tintoretto, «d una del Malombra. Tutto il Soffitto poi fu dipinto da Giovanni Contarini- Vi fi venerano molte Reliquie ; e tra h altre i Corpi dei fanti Giacinto ed Ippolito Martiri. I I 9 i GIORNATA Nello Spedale che abbiamo detto edere vicino al Convento , fono mantenute alcune povere Donne Vedove; ed è Giufpatrona- to della Famiglia Quirini, detta dalle Pa- pozze . Continuando la firada che guida verfo la Piazza, fi truova la Chiefa di S. BIAGIO , Parrocchia di Preti, edificata negli anni 1052. Ha cinque Altari decorofamente ornati ; e va fornita d'un Braccio colla mano di S. Biagio Martire . Nei tempi andati i Sacerdoti del Rito Greco ebbero una Cappella in quella Chiefa, prima che fabbricalTero quella di S. Giorgio : ( il che diede motivo al Sanfovinodi fcrivere, che quello Tempio fofìe di elfi , prima che diveniffe Parrocchia d) Preti) ma accadendo loro fovente di non poter celebrare la loro Liturgia , o di dover farla in ora inopportuna , perchè i Sacerdoti Latini volevano far prima i loro Uffizj ; ed effendo inoltre anguria la piccola Chiefa per la moltitudine dei Greci che concorrevano in quella Città , fu loro permeilo dal Pontefice Leone X. di fabbricarne una fotto la invocazione di S. Giorgio Martire, efente dalla giurifdizione dell'Ordinario, di cui ragioneremo a fuo luogo. Nella Piazza eh' è dinanzi a quella Chiefa, fi vede una vafta fabbrica con SECONDA. 93 varj piani che formano un'altezza firaor- dinaria , la quale racchiude molti pubblici Magazzini dentro a cui fi cuftodifce il Bifcotto per gli loldati , Marinaj , e Galeotti. Sul confine di quella piccola Piazza vi è un Canale diritto, lungo il quale volgendo il cammino, fi giunge ad un Oratorio, dedicato alla B. V., e chiamali LA MADONNA DELL'ARSENALE. In quefìo vi è un folo Altare, ma ben ornato, la cui Tavola fu dipinta da Bar- tolommeo Scaligero: ed è fotto la cuflo- ifia dello Spedale della Pietà. Paflato il Ponte levatoio che gli è contiguo, fi entra in uua Piazza non molto grande , ove fi vede il profpetto dell' ARSENALE. Quefto luogo eh' è non folamente un grande ornamento della Città di Vinegia, e una fortiffima difefa di tutti gli Stati della Repubblica , ma il fofiegno eziandio dell'Italia tutta e della Cattolica Religione , vedefi formato a foggia di una Fortezza, cinto da ogni lato di alte mura, e bagnato intorno dalle acque : Fortezza veramente Navale. In qual tempo precifo abbia avuto principio quella gran fabbrica , ella non è cofa 94 GIORNATA del tutto reta. Scrive il Sanfovino che J'Arfenale ebbe cominciamento colla Città ma che avanti gli anni 1304. era Cimato altrove. Nel che quefloScrittore va molto lungi dal vero . Imperciocché , come fcrive il Marcello nelle Vite dei Dogi , cjuefto fu di molto accresciuto e dilatato Cotto il Doge Giovanni Soranzo che fu creato negli anni 13 12.; ed è certo che più di un fecolo avanti era bea grande, poiché viene chiamato per confini in una Donazione fatta nelP anno ijjo. da Marco Niccola Vefcovo di Cartello al Moni- fiero di S.Daniello. Egli è dunque molto verifimile , che quefta Fortezza abbia avuto principio nei primi fecoli della Repubblica; poiché i primi abitatori di quelle Ifole aveano bifogno non (blamente di Barche per paffare alla Terra-ferma , ma di groffi Navilj ancora per varcare il Mare : effendo poi (rata in varj tempi accre- feiuta , e ridotta al termine in cui al pre- Cente fi vede. Molte fono le Città che non arrivano ad avere tre miglia di giro , come ha quefto Arfenale . E' un' Ifola perfetta , comporta di molte Ifole; ed è tutto circondato da grotte e ben alte mura, Copra cui in proporzionate diftanze fi vedono parecchie Torricelle in ciaCcuna delle qua- SECONDA, 9 ; li in tempo di notte vegliano Sentinelle, per guardarlo da ogni funefto accidente, ed in particolare dal fuoco . Quali nel mezzo dell' Arfenale è collocata un'altra Torre, le cui Sentinelle ad ogni ora della notte hanno debito di chiamare a nome tutte le Guardie delle altre Torri , per fapere fé vegliano. Dalla prima ora poi della notte fino allo fpuntare del giorno, gira al di fuori tutto all'intorno dell'Itola una Squadra di Uomini armati di Picche e di Schioppi , non folamente per tenerne lontano chiccheffìa , ma per chiamare ancora colla voce le Sentinelle , onde afficu- rarfi che non fieno addormentate. Due foli fono gl'ingrefil nell'Arfenale , l'uno dall' altro poco lontani. Il primo diremo elTere quello di Mare, dond' efcono e per dov'entrano le Navi e gli altri Legni. Quello è cufiodito da due Torri quadrate, che gli fianno dai lati ; ed è attraverso da un Ponte di legno , il quale giugnendo fino all' acqua mediante un Ingraticolato o fia Raftrello di forti legni di quercia , impedifce che nulla vi entri o efca fuori, fé prima non fi apre il Ponte . Sopra lo ìteffo Ponte veglia la notte un altro Corpo di guardia , deftinato ad ofTervare che non vi fi accodi alcuno in tutto quel tempo; ficcome in fatti non è 9 6 GIORNATA permetto, fé non ad una Ba;ca, la quale verfo le due ore dopo la fera, per ordine del Governo, conduce alcuni UfHziali per intendere fé abbifognaffero di qualche co- fi: ; i quali avutane la rifpofìa , partono prontamente. Il fecondo Jngrefib di Terra è collocato nella Piazza, AenaCampo delPArfenale , in cui fi vede un Ponte di marmo che guida ad un Portone, fabbricato negli anni 1475. fotto il Doge Pafquale Malipiero, per opera di Girolamo Campagna Architetto Vero, nefe. Nel frontifpizio della gran Portavi è un Lione alato , e fopra quello la Statua di S. Giuftina, grande al naturale. Il detto Ponte è tutto circondato da un Rì- ftrello ftabile , coi baffoni di Bronzo, in figura di Picche. E partito da otto Colonne di marmo bianco , fopra ciafeun» delle quali pofa una Statua, pure di marmo , rapprefentante una qua'che Virtù : tutte lavorate da valenti Scultori. 1 Lioni che fono ai lati, avanzi preziofi dell'antichità , fanno teftimonianza del Veneto valore che gli ha trafportati in quefta Città da rimotiffimi Paefi; come appare dalle Ifcrizioni di Bronzo, che fi leggono l'otto ad etti. Dirimpetto al mentovato Ponte , nel fondo della Piazzuola che abbiamo detto SECONDA 97 eiTergli dinanzi, vedefi un altro ricinto con varie Colonne di marmo, e un Ra- ftrello di ferro, il quale ferve di Stanza notturna alle Sentinelle che cuftodifcono il già defcritto Portone. Gli artefici che ogni giorno entrano a lavorare nell' Arfenale, fono due mila in circa, i quali tutti vengono diretti da'lo- ro Capi, di non poco numero. Alle Fonderie e a'Fonditori foprintendono gli Alberghetti, Famiglia benemerita, di antico fervigio , che ha prodotti mai fempre Uomini valenti nelle Meccaniche, ed inventori di nuove Artiglierie. Quanto al lavoro delle vele, s'introducono Donne , le quali a togliere ogni forta difcandalo albergano in un luogo difgiunto affatto dagli Uomini, cufiodite da Donne attempate di buon3 fama, e collafoprintendenza. di un Miniftro di età matura. A tutti i mentovati Operaj fi debbono aggiugner quelli che impieganfi nel filare il Canape, nel formarne le Corde, e di quelle comporre le Gomene: al chsfare è desinato un luogo eh' è bensì dentro il circuito dell' Arfenale , ma feparato da efTo in modo, che con quello non ha comunicazione veruna. Queflo luogo è diretto da un Magiftrato fuo proprio, feparato dal Reggimento e da'Padroni dell' Arfenale; G Esk 98 GIORNATA ha. i fuoi particolari Miniflri ; e chiamaG volgarmente la Tana. 11 Magiftrato fopra l'Artiglieria lugiu- rifdizione nell'Arfenale , avendo Fonderie, depofui di Cannoni di Bronzo , e di Ferro, di Palle, di Bombe, di apprertamenti militari di ogni genere, e di Salnitro. Ha pure Fonditori, Carreri, Fabbri, Tornitori, ed altri Uffiziali unicamente dipendenti da effb. Ma ritornando alla gran Volta, amano fìniftra fi truova una Stanza terrena, dopo cui ve ne ha tre o quattro altre di mediocre grandezza, nelle quali fono alcuni Minifìri deputati alla Scrittura del maneggio ed economia di quefìo luogo . Afcendendo una Scala di marmo fi entra in una gran Sala , in cui radunali il Ma- giflrato comporto di fei Nobili , di un Avvocato Fifcale , di un Segretario, e di un Notajo . Scendendo la Scala, ed entrando di nuovo nella fpaziofa Volta , fi truova un'altra gran Porta ch'è la feconda per cui fi «ntra nelP Arfenale. Sopri quella Porta fi vede fcolpita dirilierok Immagine della Beatiiììma Vergine in fino marmo: Opera del Sanfovino. Ma tanto è il numero delle cofe cheli affacciano, e che fono degne di efiere attentamente ofiervate, che in dirle tutte ni SECONDA. 9f non fé ne verrebbe giammai a capo. Sì accenneranno per tanto le più notabili , con quell* ordine e con quella brevità eh' è poflìbile. Al finiftro lato fi vede una Porta che per una Scala di marmo conduce in alcuni Saloni, le cui pareti fono tutte mae- firevolmente guernite dall'alto al baffo di Corazze, di Elmi, di Spade, di Archibugi, e di altri militari ftromenti. Alcuni di queffi Saloni fono forniti di arme per venticinque mila Soldati; tali per trenta; e tali ancora ne fomminiftrano finoa quaranta mila; e ve ne ha in oltre per venticinque e. trenta mila Galeotti. I Cannoni e le altre armi da fuoco fi confervano in altri depofui. Le dette Sale fi veggono anche adorne colle Immagini di molti illuftri Capitani. Ufciti di quefta Porta, fopra cui fi, offerva un Bu iìo con Ifcrizione in marmo bianco, rapprefentante il Conte di Ko- nigfmark, un tempo Generale di sbarco della Repubblica, prenderemo la ftrada a mano diritta, e paleremo quel Ponte di legno che chiude l'ingreffo nell'Arfenaie dalla parte del Mare. Là fi vedono Ancore di varia grandezza; e dopo un brie- ve cammino fi truova una Cantina che da tre Bocche verfa il Vino in gran copia, G z ■H^Bi 100 G t 0 X. X A T A per differare a pubbliche fpefe tutto qnef popolo di Operaj. Dirimpetto alla Cartina fono collocate le Fucine rie' Fabbri, in cui fi lavoralo continuamente tutti quegli ordigni e frumenti di Ferro, che abbifognano alle Navi e alle Galee . Continuando il cammino s' incontrano molte Fonderie di Cannoni e Morta} a komba. Più innanzi fono altre Sale , fimJli a quelle che abbiamo deferitte , con fotta varj Magazzini, ripieni di Cannoni, di Morta] di bronzo , e di Palle di ogni grandezza. Nella maggiore diquefteSale è fempre ftato Tufo di trattare con magnifiche Coletioni i Principi Foreftieri, che vengono ad onorare colle loro vifite l'Arfenale. Nel paffaggio per la Città di Vincgia del Re Arrigo III., nella Volta ch'è fotto le fineftre di detta Sala, men- trecchè fu trattato con una Colezione accompagnata da Sinfonie, fu fabbricata di tutto punto una Galea, e fotto gli occhi fuoi lanciata all'acqua. Frequentiffime fono le Volte che in lingua Viniziana chiamiamo Squeri, fotto le quali fi lavorano le Navi, e ogni altra forta di Legni groffi e Cottili, in numero affai grande, per fervigio del Governo in pace ed in guerra. Veduta wtoffe dell Arsenale !WtFV* r saE.*?« s ; SECONDA. joi Molti fono i vafti e alti Conferratoj degli Alberi, de' Timoni, e de'Remi di ogni grandezza, per Navi, Galee, ed altri Legni minori, li quali fi truovano fparfi qua e là in varj luoghi. Altrove li veggono le raffinerie dei Salnitri, i Deporti de'Salnitri grezzi e raffinati, quelli delle Palle, delle Bombe, delle Granate , ec; le Officine de'Tornitori, i Magazzini de'letti da Cannone da Nave , e da Campagna; le Botteghe de' Carreri , de'Remaj, de'Segatori, e di centinaja di altri Artefici. Il Signor di Argentone che vide quello Arfenale, benché avvezzo a vedere cofe grandi e magnifiche, effiendo Miniftrodi un Re Signore di un gran Regno e Con- quiftatore di Regni, lo chiamò un Teforo e di (Te ch'era la più maravigliofa cofa cheli p*teffe vedere in tutto il rimanenti del Mondo. Quella brieve sì, ma pieniffima. lode, data da un Uomo faviffimo , e di quella Nazione che ha dati alle ftampe groffi Volumi, pieni di vaghi difegni „ colla deferizione de' fuoi Arfenali , e che fi dà il vanto di effere inventrice di nuovi Militari artifiij: la lode , dico , di un Uomo faviflìmo di tal Nazione > può ben perfuadere che fiano fomme, la magnificenza, la politezza , il regolameli- G 3 tèi GIORNATA. to e la fpefa con cui è mantenuto quello luogo dalla Repubblica . Pattando ora alla Tana eh' è il luogo ove fi fanno le Gomene , quefto è un gran Salone, lungo quattrocento pertiche o paffi . Terminato questo giro, prima di ufeire dell'Arfenale, il Foreflisre è invitato a vedere quel Reale Navilio, che fi nomina BUCENTORO, chiamato forfè cosi", dice il Sanfovino , dalla voce ducentomm, la quale fi truova nella legge che fi è fatta di fabbricarlo la prima volta, in cui fi dicea : Quodfabricetur Navilium ducento- rum borninum, cioè di portata di dugento Uomini . Quefia gran macchina di ricca ed eccellente firuttura , è di lunghezza di piedi cento , e di larghezza ne ha ventuno . Ella è meda tutta a oro finifììmo,adorna di Statue, fregj,ed intagli.-eccellente lavoro di Antonio Corradini. Ha due ordini : l'inferiore in forma di Galera con ventifei Remi da ciafeuno de'lati : il fuperiore ha la figura di una gran Sala,coperta da un tetto ornato di veluto,che giugne dalla Poppa alla Prora , con quattro ordini di Sedili i quali continuano per tutta la lunghezza, cioè un ordine in ogni lato , e l'altro nel mezzo che ne fa due. E' contornato da tutte le parti da finefrre Sburco del Bucmtm alt boia del Lido Andata dd Bucentoro al Lido per lajun?ww Mio sposalizio dd Mure fidammo deli* Ascensione SECONDA. 105 affai comode . Nel fito della Poppa in un luogo eminente fi vede il Trono del Principe , con altri Sedili in giro per gli Am. bafciadori delle Corone ftraniere, e per un certo numero di Senatori che lo accompagnano. Nel giorno della Vigilia dell' Alterinone è condotto fuori dell'Arfenale, ed ancorato in vicinanza della Piazza di S. Marco attende il giorno vegnente per dare alla Città il più bello di tutti gli Spettacoli che fi pollano vedere in qualunque parte del Mondo • Quafi nello fteffo luogo fi vedono tre altre Barche intagliate e dorate, ciafcu- na delle quali è capace di quaranta per- Ione in circa .Dal volgo fono dette F'eattorsi ; e fervono al Doge nelle pubbliche Vifite che di frequente fa cogli Ambafciadori e co' Senatori, per qualche Voto , o per divozione, a varie Chiefe della Città. Dopo non molto lungo cammino, fi truo- va il già accennato luogo dove fi lavorano Vele e corde; e continuandofi il viaggio , attraverlato di nuovo il Ponte dell' ingrefio marittime, fi arriva alla defcrit- ta Porta di Terra. Sei fono i Nobili, eletti per foprinten- dere alla direzione dell'Arfenale. Tre di quelli che vengono fce Iti dal numero de* Senatori, fi chiamano col titolo di Sopra" G 4 frì&i'ì ! 164 Giornata Provveditori; e durano in quel Porto Tedici meli. Gli altri tre che non fono Senatori, fi dicono Padroni dell' Arfenale : durano trentadue mefi , e fono tenuti ad abitare in tre Palazzi di pubblica ragione vicini all'Arfenale, per efl'ere pronti a tutto ciò che giornalmente occorre. Uno diquerti tre ultimi deve dormire ogni notte in una Stanza ddl'Arfenale per quindici giorni, dopo i quali fuccede un altro per altri quindici. A lui fi recano le Chiavi della Porta di Terra, le quali curtodifee fino allo fpuntare del giorno. Succede il Governo popolare, comporto di perfone , tratte fempre dal numero migliore degli fteflì Opera]. Quefti fi chiamano coi nome di Proti , Sotto-Proti , e Capi d'Opera, cioè Capi di alcune di quelle Profeflioni che fi esercitano in quello iuogo. Vertono coftoro un abito differente dagli altri, che ha la figura di verte talare. Con un tal metodo, gli Arboran- ti, i Remaj, i Tornitori ec. hanno il loro Proto , Setto-Proto , ec. I Segatori hanno un Gaftatdo, e i Facchini ne hanno uno col nome di Capo. L'Ammiraglio è perfona per lo più di marina: porta una verte lunga di color aro fio ed una fopravverta di pavonazzo. Gli Operaj entrano nell'Arfenale tutti i SECONDA. 105 giorni feriali allo fpuntaredel Sole, chiamati dal fuono di una Campana, che fi fa fentire quali per lo fpazio di un'ora : cfcono poi un'ora prima della fera al fuono della Campana medefima. Nella Stace però in cui fono i giorni affai lunghi, al tocco di effa è loro permeffo di ufcire verfo l'ora di mezzogiorno , o piuttofto , per lo fpazio di due ore: non così, quando fi abbreviano le giornate. A' Foreftieri non è permeffo l'entrare nell'Arfenale colla Spada al fianco , fé non foffcro Principi. Da queflo luogo è poco lontana la Chiefa di S. MARTINO , Parrocchia di Preti, il tempo della cui fondazione è affatto incerto. E' noto folo, che fu rinnovata da' fondamenti fui modello di Jacopo Sanfo- vino dalla Famiglia ValarefTb. Ha nove Altari, adorni di marmi e di belle Pitture , fra le quali i due Quadri dalla Cappella maggiore fono di Jacopo Palma. Quefta Chiefa un tempo fu foggetta alla giurifdizione immediata del Patriarca di Grado. Intorno alla qual cofa fi legge una decifione di alcuni Giudici delegati da Gregorio IX. regifirata nel Tomo V- dell'Ughelli della Edizione del 1720. alla pag. 1154., con cui viene confermatala I io* GIORNATA giurifdizione di etto ia quella ed in quattro altre Chiefe di Vinegia , di cui parleremo a Aio luogo . Vi fi venerano molte Reliquie, tra le quali una meti della Velie di S. Martino, e parte de'Precordj di S. Filippo Neri. Agli undici di Novembre, giorno in cui fi celebra la Fella del detto Santo, viene la Scuola di S. Giovanni Vangelilta per vilitare quella Chiefa, portando con divota Procefìione la infigne Reliquia della Gamba del raedefimo Santo. Giace in quella Chiefa il Doge Fran- cefco Erizzo, morto negli anni 1645. , fotto il cui Governo fu reftituita in Roma la Ifcrizione de' fatti feguiti tra la Repubblica , AlefTandro III., e Federigo I. In qualche diftanza vi è un piccolo Spedale dedicato a S. Giambatifta , che fa desinato per abitazione di alcuni pochi Mercatanti dell'Arte della Seta, caduti in miferia . Ha una Cappella con due Altari, nell'uno de'quali lì vede il detto Santo che battezza il Redentore, e nell'altro ia fanti (lima Vergine col Bambino Gesù , amen- due di Jacopo Palma. Contiguo a quello luogo vi è un Oratorio con due Altari, che ferve all' ufo di un certo numero di Terziarie Domenicane, dette Pinzochere, le quali fi fab- SECONDA. jo 7 bricarono in quetti ultimi tempi un piccolo Moniftero. Ritornando addietro, e facendo la ftrada che guida a S. Marco, per la parte che rifguarda il Mare, fi truova la Chiefa di S. Giovanni Batifia , detta popolarmente S. GIOVANNI IN BRAGOLA, Parrocchia di Preti. Donde prendefle dapprincipio quello nome, egli è incerto . Tra le conghletture che adduce il San- fovino, quella che fembra più verifimile, fi è , che quefìa Contrada prende/Te un tal nome , perchè quivi un tempo fi pe- fcava, e che allora bragolare lignificava il pefeare . In confermazione diunatalcon- ghiettura fi può aggiugnere, che la voce Brago fignifica fango e pantano, come fi ricava dal Canto ottavo dell' Inferno di Dante : Che qui flaranno come porci in brago . e dal Canto quinto del Purgatorio: Corfi al palude , e le connucce e 7 brago M'impigliar sì, ch'i caddi e e. Ora come in quefio luogo facevafi il mercato del Pefce, perchè vi approdavano e vi approdano ancora colle loro Barche i Pefcatori, il fito era fempre fangofo ; e quindi potè efler chiamato Bragola. Quefta Chiefa dicefi fabbricata neli' an- io8 GIORNATA no 817. da Giovanni Talonico. Ha tre* dici Altari con Pitture di eccellenti Mae- flri; e tra quelle ve ne fono del Palma, del Carpaccio, di Paris Bordone, di Ba- tifla Cima da Conegliano, che nella Tavola dell'Aitar maggiore ove Criflo è battezzato da S. Giamoatifta , dipinfe nell'alto di un Colle il Cartello di Conegliano fua Patria ; oltre a quelle di Lionardo Corona, del Vivarini, e di altri. Qui fi venera il Corpo di S. Giovanni Limofinario, collocato fopra, un Altare in una CafTii {colpita e dorata , il qu;fle fu levato da Costantinopoli e portato inVi- negia da Rinaldo Daniello; dopo che i Latini prefero la feconda yolta quella Città, perchè l'Imperadore Aleflìo negò di pagare a'Viniziani e a'Francefi la grolla fomma di danaro che avea loro prometta, per edere riporlo nella Sede Imperiale con fuo Padre Ifacio . Tra le molte altre Reliquie , fé ne confervano alcune di S. Giambatifla , portate da Levante l'anno 99 a. da Domenico Badoaro Vefcovo di Olivolo : e un Braccio di S. Valentino Martire, Prete di Roma. Il Pievano di quella Chiefa ha la facoltà di licenziar Dottori, e di dar loro la Laurea, fino dall'anno 1406. per privilegio concedutogli da Gregorio XII. del- SECONDA. ia 9 I» Famiglia Correrà Veneta Patrizia , i? quale nacque in quella Parrocchia . Partendo di qui, ed ufcendo verfo la Laguna, s'incontra la Chiefa, chiamata IL SEPOLCRO, dedicata al Redentore del Mondo in memoria della fua Sepoltura . Circa la erezione di quello luogo ne occorre dire, che in un Codice Mano- fcritto il quale confervafi nella Libreria di S. Francefco della Vigna di quella Città,» legge che una Matrona per nome Eleua Vioni lafciò il fondo ove al prelente è fituato il Moniftero , affinchè follerò quivi ricevute le Donne Pellegrine che intraprendevano il viaggio di Terra-fanta . Ora in quello luogo negli anni 1471. fi ricoverarono due Donne illultri, di Famiglie nobili e doviziofe , V una Vedova chiamata Poliilèna Premarina , l'altra Vergine detta Beatrice Reniera , le quali avea- no voto di dedicarfi a Dio fé fcaropavano dalle mani de'Turchi quando prefero Ne- groponte. Di là pertanto fuggite e ritirateli in quello Albergo, vedendolo desinato alle Pellegrine che andavano alla vifita del fanto Sepolcro di Gefucrìflo , flabilirofìo di farne uno il quale foffe fi- mile a quello di Gerufalemme. Il perchè fabbricarono una fpezie di Monte o fia 1 1« GIORNATA Grotta, di marmi grezzr che occupa una' parte della Chiefa, fotto cui fi vede un fepolcro ed un Altare foftenuto in aria da quattro Angioli , arricchito di marmi preziofi. La ifcrizione che fi legge fulla Porta della Cappella, dimoftra che quella Grotta fu eretta negli anni 1484., tredici do o la prefa di Negroponte . La Tel» dell'Aitar maggiore è dipinta dai Palma , e le due laterali da Leandro Biffano. L'altra Tela dellaPrefentazione di Nò- lira signora al Tempio, è del Peranda . Qui lì venera il Corpo di S. Aurelia Marcire con alcune altre Reliquie . Fuori della Grotta fi veggono due Statue, l'una di Girolamo Contarmi, infigne Guerriero; l'altra di Giambatifta Peranda, celebre Fiiofofo e Medico: con*altre Memorie; tra le quali fi legge una Ifcrizione di Andrea e di Gafparo Grotti, che ampliarono quella Chiefa. Fuori della Porta maggiore al finiftro lato verfo Caftello fi truova il Moniflero; terminato negli ultimi anni pattati, in cui morì in odore di Santità, oltre molte altre, la B. Chiara Bugni, Cittadina Vini- ziana . Al lato diritto poi verfo S. Marco vi è una Cafa di mediocre grandezza, la quale ora ferve di abitazione al ConfeiTore delle Monache, e in altri tempi fu l'ai- SECONDA. ut krgo del famofo Francefco Petrarca , Fi- Jofofo e Poeta Fiorentino , quando a nome de' Principi di Milano venne Ambafcia- dore alla Repubblica diVinegia. Pattato il vicino Ponte comparifce lo Spedale e la Chiefa dedicata alla B. Vergine della Votazione, comunemente chiamato LO SPEDALE DELLA PIETÀ". Di quello fu Iftitutore F. Petruccio di Affili dell'Ordine de'Minori, e Maeftro di Bartolo da SaiToferrato, che lo coftruffe primieramente in un vicolo preffio a S. Francefco della Vigna, il quale ancora ritiene il nome della Pietà ; ed era governato da' Confratelli della Scuola di S. Francefco . In quefto fi ricevono continuamente tutti quell'Infelici Bambini che nafcono di concubinato , e quegli ancora che da' Genitori vengono efpofti , de' quali affai co- piofo è il numero. La Chiefa'di figura ovale ricca di marmi, è magnifica. Fu erta fabbricata fui difegno del valente e accreditato Giorgio Malfari ; e la prima pietra fu polla con gran folennità dal Se- reniffimo Doge Pietro Grimani. E nelle fue fondamenta furono fparfe molte Medaglie col motto : Ex ore infantium & U- Rcntium ec: La Chiefa vecchia era fornita di buone Pitture. Il quadro della Circon- cifione di Noftro Signore è opera del Pai- ii2 GIORNATA ma; e la Tavola della B. V. del Rofsrio è di mano del Peranda. Quello Spedale viene governato da alcuni Nobili, Cittadini, e Mercatanti della Città; ed ha molte rendite, Je quali però non battano alla eccelleva fecfa annuale. E' fotto la protezione e dominio del Sereniamo Principe: in contraflegnodi che nella Domenica delle Palme dopo di aver udita in S. Marco nel dopo pranzo la Predica, egli fa una pubblica vifìta a quella Chifa con tutto il (olito corteggio , ricevutovi e complimentatovi da' Signori Governatori; terminata la qual vifita , fi trafporta alla già defcritta Chiefa del S. Sepolcro. Le Donzelle di queflo Spedale uffiziano la loro Chiefa col fuono e col canto, come fogliono fare altri Spedali di quella Città , di cui ragioneremo a fuo luogo . Seguitando il cammino, detto Riva degli Shiavonì, fi giugne ad un Portone per cui fi entra in un gran Cortile, dov'è la Chiefa di S. ZACCARIA, e ilMonifterodi Monodie , tutte di nafeita nobile, dell'Ordine di S. Benedetto. La Chiefa fu edificata la prima volta negli anni 8 17. da Giufti- niano Participazi© ch'era Duca della Ve- SECONDA. 113 Bezia e Ipato Imperiale, cioè Confolo ; per la qual erezione contribuì ancora 1' imperadore di Coftar.tinopo 1 ! Lione Armeno che regnò dall'anno 8 13. fino all'8zo.: del che fi legge un'anellazione dello ftef- fo Giuftiniano , riferita dal Sanfovino nel primo Libro deila fua Venezia. Fu poi rifabbricata (otto il Doge Fofcari , earric- càita di fuppellectili tutte preziofe ; ficchè per la fhuttura, per la fquifitezza de'mar- mi, e per la copia di rare Pitture , può an- noverarfi tra le più belle della Città . Ha nove begli Altari, il Maggiore da' quali ch'è ifolato , è compoilod: Porfido e di Serpentino. Ella è poi ricca di Pitture eccellenti, del Palma, dell'Alienfe , del;Sai- viati , di Giovanni Bei lino, del Celefti, del Zanchi , e di altri. Nella Sagreftia vedefi la bella Tavola con N. Signore e varj Santi; O- pera di Paolo Veronefe. La Facciata è di architettura antica,vaga, benintefa, e di fini marmi ; nel cui mezzo vi è la Statua di S. Zaccaria, grande al naturale , fcolpitada Ale.Tandro Vittoria , celebre Architetto e Scultore; di cui vicino alla Sagreftia è fituato un piccolo Maufoleo , con tre Figure , rapprefentanti le Profcffioni che lo rendettero celebre, la Pittuta , i' Architettura, e la Scultura, enei mezzo il filo Ritratto da lui fteffo fcolpito, H 1i\ GIORNATA Oltre i Corpi di S. Pancrazio e di & Savina , donati a quella Chiefa dal Pontefice Benedetto III., fi venerano pure quelli di S. Zaccaria, di S. Gregorio Na- zianzeno, di S. Lizerio , di S. Tarafio , di S. Erafio , e de'Santi Nereo ed Achilleo, con molte altre infigni Reliquie. Nel dopo pranzo del giorno (bienne di Pafqua di ciafeun Anno , il Sereniamo Doge cogli Ambafciadòri de' Principi Fo- reftieri, e co'Senatori della Repubblica, dopo di aver udita la Predica in S. Marco , portali a vifitare la detta Chiefa , complimentando anche la Badeffa. Fuori della Chiefa c'è una Cappella del Santiffimo, adornata di Pitture del Palma. Ritornando fulla Riva degli ScMtvini per la fleffa Porta, che ci ha condotti nel Cortile di S. Zaccaria, e paffato un piccolo Ponte fi feorge un Portico tutto di marmo, con fette Volte o Archi ben alti, di ordine Tofcano. Nel mezzo vi è una gran Porta, e dall'uno e dall'altro lato alcuni Fineftroni con doppie e groff'e Ferrate. Quello Edilizio forte , di marmi in- duftriofamente congiunti, e tutto coperto di Piombo , contiene LE PRIGIONI, le quali e/Tendo prima fotto il Palazzo Ducale , per deliberazione del Senato negli anni ij?^. fotto il Doge //f iV.*wVyWÌ* <~\' ' £r-/¥W SECONDA. iti Pafquale Cicogna , furono trafportate in* quello luogo. Fu poi terminata queftagran Fabbrica negli anni 1602. fotto il Doge Marino Grimani . Per una Scala di pietra fi afeende ad una Sala che ferve d'atrio ad un Collegio di fei Nobili, chiamato il Collegio ile'Signori de Notte al'Criminale \ l'quali fra gli altri loro uffizj , fpetta il giudicare que' delinquenti, che fono accufati e convinti di furto e di fimiii colpe. Ma perchè tra ilPalazzo'pubblico e lePri- gioni pafTa un Canale , fi è fatto un Ponte di carrunicazione nella parte più alta delle due Fabbriche , chiufo dall'uno e dall'altro lato, e coperto di fopra,per cui dalle Prigioni paf- fano i Rei a prefentarfi a' loro Giudici ed a* Miniftri, per efTere efaminati: il perchè vie- nechiamato, Ponte de' fofpiri . Viene ammirato quefloPonte dagli intendenti per opera affai (ingoiare dante il fuoArco così eflefo. Ufciti del Cortile delle Prigioni ci a- fterremo di pafiare il Ponte , detto della Paglia, per non entrare nel Sefliere di S. Marco di cui abbiamogià favellato, mentre ci recano molte cofe da dire del Sevère di Caflello in cui fiaTio. Prendendo adunque la flrada contigua per un angu- fto viottolo, ufeiremo in una Piazza , in cui volgendoci a mano manca, troveremo 1» Chiefa dedicata a' H i n« GIORNATA S. S. FILIPPO E JACOPO . Queftt fu eretta negli anni 900., colle Cafe che le fono vicine, e fervi un tempo di abitazione a' Monaci Benedittini, e poi di Seminario a' Chierici della Bafilica diS. Marco; i quali furono quindi trafportati in altro luogo, nelle vicinanze di S. Antonio di Cartello. Ora eflendo qnefto un Giufpatronato del SerenifTimo Doge , da lui viene data la cura della Chiefa ad un Sacerdote, col titolo di Rettore. Le Pitture che l'adornano , fono di Maeftri eccellenti , del Palma, del Peranda , del Fialetti, di Pietro Dannano da Caftelfran- co, e di Alvife dal Frifo. Vi li conferva un Dente di S. Appol- lonia Martire d'Aleffamiria , con altre Reliquie . Ritornando nella Piazza , chiamati Campo de' S. S. Filippo e Jacopo , e volgendoli a finiflra, fi trova la Chiefa dedicata a S. Giovanni Vangelifla che pei ordine di Domiziano fu porto nell' Olio bollente, detta perciò S.Giovanni inOli», ma volgarmente S. GIOVANNI NOVO, Parrocchiadi Preti. Ella non è molto grande, ma di vaga Architettura , e ben adornata , eretti dalla Famiglia Trivifana, con cinque Altari . La Tavola del Maggiore è del Baf fano. Vi fono altre Pitture di Antonio SECONDA it7 roller , di Montemezzano , di Girolamo Dente allievo del Tiziano, e del Calega- rino. Tra le Reliquie, le principali fono una Mafcella di S. Cofìmo, e il Cranio di S. Damiano, una Gamba co! Piede di S. Margherita V. M., e un Braccio colla Mano di S. Barbara V. M. Ritorcendo il cammino un poco addietro verfo S. Zaccaria , fi giugne alla Chiefa Parrocchiale di S. Procelo , detta dal volgo S. PROVOLO , Giufpatronato dell» Monache di S. Zaccaria, che vi tengono due Cappellani. Fu quella fabbricata negli anni 1389. come fi ricava da una T fcrizione, da Amideo Buonguadagni, Vicecancelliere del Comune di Vinegia; e poi rinnovata negli anni 164». Gli Altari che fono cinque , non fono per anco ornaci del tutto. Vi fi confervano però le Pitture del Palma , del Peranda , dell' Alienfe , e del Liberi. Corto viaggio conduce alla Chiefa Parrocchiale di S. SEVERO. Giufpatronato delle Monache di S. Lorenzo , che la fanno uffi- ziare da' loro Cappellani. Ella è molto antica, e (Tendo fiata prima edificata dal Doje Angiolo Participazio , negli anni Sic. Ma nel 110$. arfe con molte altre H 3 n8 GIORNATA come fcrivc il Dandolo; onde fu poi rinnovata . II Quadro in cui rapprefentafi Jj Paffione di Gefucrifìo, è Opera fingol a re òei Tintoretto , come pure l'Affimi:* , vicino ad una Porta . Le due Tele poi foprale due Porte laterali della maggiore, fono di Vincenzo Cafena . Poco dittante da quefta Chi'.:- .'wi il Palagiodi cafaOttoboni in cui Tenne alla luce il Pontefice Alefìandro Vili di quefta famiglia. Dopo breve cammino fi giugne falla Chiefa di S. LORENZO, e il Moni fiero di Monache Benedittine, tutte di Nafcita Nobile. La eiezione dell'ano e dell'altra fu fatta negli anni 809.dal Doge Angiolo Participazio, quegli ftefìb che fabbricò la Chiefa di S. Salerò, e di cui nell'Archivio di queftoMo- miflero confervafi il Tefiamento. Ma nel S41. Orfo Participazio nipote dello fief- fo Doge, efTendo Vefcovo Olivolefe , diede quefio luogo ad alcune Monache Benedittine , delle quali elette Badetta , Romana fua Sorella, lafciando loro con fuo Te- Hamento le Chiefe di S. Lorenzo ediS. Severo, con tutte le Cafe ond'erano circondate. 11 Tempio però che in oggi fi Tede, e il Monifìero, furono rinnovati da' fondamenti e ridotti in forma nobile ed ampia, fotto il Doge Pafquale Cicogna verfo l'anno ij^o. SECONDA. n 9 La Chiefa è ben grande, ma viene di- vifa nel mezzo da muraglie e da ingraticoliti di ferro, che formano come due Chìefe, l'una interiore per le Monache, l'altra citeriore pe'l Popolo . L'Aitar maggiore che fituato nel mezzo del Tempio, ha due faccie ugualmente belle , una delle quali è volta di dentro verfo il Coro delle Monache, e l'altra di fuori. Il difegno fu di Girolamo Campagna celebre Scultore, e l'Opera di Giammaria Canareggio. In effo ergefi un Tabernacolo aiT*i alto e ricco fopra modo di belle pietre e pre- ziofe, con Figure di Bronzo ed altri varj ornamenti che lo rendono molto magnifico. Altri fei poi fono gli Altari nel re- ftante della Chiefa efteriore , tutti di marmi fini e di eccellenti Pitture adorni , di mano del Palma, del Peranda , di Pietro Mera, di Flaminio Floriano , e della Scuola del Tintoretto. Unita alla Chiefa è una Cappella dedicata a S. Sebaftiano , con tre Altari di fquifito lavoro, e con Pitture del Palma, di Michele Sobleo, di Giambatifta Mercato, e di Santo Crivelli. Vi ripofano i Corpi di S. Candida Martire, di S. Barbaro Martire, di S. Paolo Vefcovo e M., del B. Lione Bembo Nobile Veneto e del B. Giovanni Pievano di S. Giovanni De- H + iio GIORNATA collato: oltre a molte altre Reliquie , tri, le quali fono due Spine della Corona del Signore, e del Graffo di S.Lorenzo. U- fcendo di quella Chiefa, e feguitando il cammino lungo il Canale, arrivali a S. GIORGIO DE' GRECI . Quella Chiefa fu eretta dalla Nazione Greca , con Privilegio di Leone X. che la efentò dalla giurifdizione dell' Ordinario negli anni 1514. a' 5. di Giugno; indi confermò i loro antichi Riti con un ampiffimo Breve, dato fotto li 18. Maggio nel 15 j i., il quale fu poi confermato da Clemente Vili. E' di bella architettura , tutta di marmo; e ferve per le perfone di quella Nazione che abitano in quella Città, per cagione del cemmerzio col Levante. Di Reliquie vi fi venera la mano delira di S. Bafilio, con alcune di S.Stefano , di S. Liberale , ed altre. Profeguendo il viaggio a mano diritta , fi truovala Chiefa di S. ANTONINO, Parrocchia di Preti, fabbricata verfo l'anno 800. dalla Famiglia Participazia , ma riftauratt, e per così dire rinnovata nell'anno réSo. Ha fette Altari, il Maggiore de'quali è maeflofo , con Colonne e Figure di marmo . Nobile poi è la Cappella dedicata a S. Saba , eretta SECONDA. tu itila Famiglia Tiepoio, ornata di Scucchi, e di alcuni Quadretti di maio del Palma; fui cui Altare, ch'è tutto di lini marmi, ripofa il Corpo di detto Santo , per dono della flefia Famiglia. La Statua di Alvife Tiepoio che in quella fi Vede, è del celebre AlelTandro Vittoria - Le Pitture di quella Chiefa , oltre a quelle del Palma, fono dell'Enzo, di Pietro Vecchia, di Lazzero Sebaltiani. Le Reliquie che vi fi venerano , fono una Colla di S. Maria Cleofa, un Dito di S. Spiridione Vefcovo, ed altre . Non molto diilante è un Oratorio, detto volgarmente S. GIORGIO DEGLI SCHIAVONI . Quello è governato dalla Nazione Illirica, che nagli anni 15 ji. lo rifabbricò da'fon- damenti. L' interno è ricco di preziofe Pitture, fatte da Vittore Carpaccio ; ève ne ha una dell' Alienfe , il quale pure dipinge il Gonfalone di quella Confraternita. Poco difeofta dall'accennato Oratorio è la Chiefa di S. Giovanni del Tempio , datta S. GIOVANNI , DEI FURLANI , poffeduta un tempo da'Cavalieri Templari : ma dopo che fu cilinto quell'Ordine, fu conceduta a quelli di Rodi oggidì di li* GIORNATA Malta; ed è Chiefa di quel Priorato . Ella è ampia con fette Altari, adornaci belle Pitture del Palma , dell'Alienfe , di Giovanni Bellino, di Maffeo Verona , del Ponzone, e di Dario Varotari padre di Aleflandro. Nel giorno quinto del mefe di Maggio, per la Feria di S. Pio V. Sommo Pontefice, vi lì raccolgono tutti i Cavaiieji delle Città circonvicine, per eiTere prefenti «Ila Mefia che vi fi canta {biennemente ogni anno, rifedendo quivi il Ricevitore della Religione, il quale abita vicino ali» Chiefa. Per divertì vicoli fi giugne a quella, dedicata alla fantiliìma Trinità, detta volgarmente SANTA TERNITA , Parrocchia di Preti. Quella fu fondata dalle Famiglie de' Celfi e de' Sagredi , e riftaurata po- fcia più di una volta, e anche in quelli ultimi anni. Ha fette Altari, alcuni de' quali fono ricchi di marmi ; e maffime quello del Crocinflb. Molte poi fono le belle Pirture che l'adornano , del Cone- gliano, del Palma , di Girolamo Santacroce, dell' Alienfe, di uno Scolare del Palma , e del Fialetti. Nella Cappella di S. Gerardo Sagredo, che fu Vefcovo di Ungheria martirizzato SECONDA. 125 negli anni 1047., fi conferva una infigne Reliquia di quefto Santo: ed. oltre a quella , vi fi venera il Corp» di S. Anaftafio Martire. Pattando un piccolo ponte fi entra in una Piazza , in fondo a cui è collocata la Chiefa di S. Maria Ctleftt , chiamata LACELESTIA, col Moniftero di Monache Cifìerciefi. Si riferifee la fua fondazione all'anno 1239. fotto il Doge Jacopo Ticpolo , eflfendo venute alcune Monache da un luogo del territorio di Piacenza, detto Ctlomba : ma effendo quefta fiata arfa in gran parte infìeme col Moniftero, per un fatale incendio accaduto nelP Arfenale negli anni 1569. a' 14. di Settembre; l'uno e l'altra furono in più ampia forma riedificati nel 1606. Se ne vede la memoria in una Ifcrizione collocata fopra il Coro delle Religiofe . Ha nove Altari, tutti ricchi di marmi fini, le cui belle Pitture fono del Tinto- retto, di Andrea Vincentino , del Tinelli , di Paris Bordone , di Jacopo Palma , del Foller; di Maffeo Verona, e di altri Vi fi conferva il Corpo di S. Coloandro., una Gamba di S. Stefano , ed una di S. Lorenzo, con altre intigni Reliquie. Con poco viaggio fi giugne alla Chiefa di 1ì4 GIORNATA S. FRANCESCO DELLA VIGNA , e al Convento abitato da' Frati Minori Oflervanti di S. Francefco d'Affili. Quella va colle più belle Chiefe e magnifiche della Città. Negli anni rijj. per tefraaiento di Marco Ziani fìgliodel Doge Pietro, ebbero que'Religioiì la eredità di tutto quel fondo, fopra cui era una piccola Chiefa , eretta da quella illustre ed antica Famiglia ad onore di S. Marco Vangelista, la quale come quella ch'era fondata in una Vigna , dicevafi S. Marco della Vigna. Quindi è che al prefente noli' Orto grande.di quello Convento vedefi una Cappelletta dedicata a S. Marco, et- fendovi pia tradizione che il fanto Vangelista partito da Aquileja per Roma , lì fermaiTe in quello firo paludofo , e quivi fofTe vifiuto da i?n Angiolo che gli dille; Pax tìbi Marce Evangelica mtus . Dalla qual tradizione avendo prefo motivo 1* Famiglia Ziani di ergere l'accennata piccola Chiefa , quella che al prefente fi vede o è forfè la Stella, o almeno in quel fito , farà fiata eretta l'antica. Nell'anno feguente 1254. preferoque' Padri la infeflitura di quel luogo, con lettere del Pontefice Aleffandro IV.; e nel 1534. li ij. di A goffo fottoii Principato di Andrea Gritti, cominciarono» S. Frattet\f-co àe// dedicata alla Concezione di Maria Vergine , con Pitture di Giovanni Bellino. Qui le Reliquie de' Santi fono in numerofi vali ferbate. In quefta Chiefa giacciono le offa di parecchi Uomini illuftri. Quattro fono i Dogi colle loro Ifcrizioni, e Maufolei « Il primo è Andrea Gritti, creato negli anni 1523., e morto nel xf$l.; fotto il cui Governo i Viniziani ricuperarono Bre- feia, ch'era fiata tolta da' Francefi agli Spagnuoli. Si fece la guerra dalla Repubblica con Solimano II., la quale difefe lo Stato di Mare, e fpezialmente PIfola di Corfù . Effendofi collegata col Papa, foc- corfe Francefco Sforza Duca di Milano, fotto la cura di Francefco Maria Duca di Urbino fuo Generale . Nel qual tempo ancora feguì il miferando facco di Roma e l'affedio del Pontefice Clemente VII.* Francefco I. Re di Francia fu prefo fotto Pavia, e mandato prigione in Ifpagna ; e Firéze cadde in potere delleCafa de'Medici. SECONDA. 121 Il fecondo è Marcantonio Trevifano, che durò nel Governo due foli anni, e morì nel 155 j. ; nel qual tempo con avvenne cofa che fotte rimarchevole, perchè allora la Repubblica viveva tranquillamente. Francefco Contarini è il terzo , che tenne il Principato quindici mefi, e morì negli anni 1614. li 12. Dicembre. A fuo tempo fi fiabilì il Matrimonio di Ar- righetta Sorella di Lodovico Re di Francia, con Carlo Principe di Galles d'Inghilterra. 11 quarto è Marcaatonio Giuftiniano , ereato nel 16I3. e morto dopo quattro anni di Governo. A fuo tempo la Repubblica collegata coi Pontefice , coll'Impera- dore Leopoldo, e col Re di Polonia, intimò la guerra al Turco, fotto la condotta, del prode Capitano Francefco Morofini, fotto cui fi numerano tante e sì onorate Vittorie nell'Epiro e nella Morsa. Tre altri poi non hanno per ancort veruna memoria . Quefìi fono Antonio Grimani , creato negli anni 15 21., e morto quattordici mefi dopo, fenza che acca- dette nel fuo Governo cofa notabile . Di efiò fa onorata menzione il Giotio negli Elogj degli Uomini illuftri. Il fecondo è Niccolò Sagredo , che tenne diciotto mefi si Governo , avendolo affunto i»8 GIORNATA nel 1674.; fotto cui vennero Ambafcìa* dori da tutte le Città di l'erra ferma a giurar fedeltà al Veneto Dominio. Luigi Concarini è il terzo, creato nel 1676. e morto nel 1683. Nel tempo di lui godendo la Repubblica una tranquilla pace, non avvennero cofe degne di nota. Moltiifìmi fono inoltre i Proccuratori , i Senatori, ed i Nobili che giacciono qui fepolti; le cui Ifcrizioni a (Indio di brevità fi tralafciano. Vi ripofano anche le offa del Venerabile F. Matteo da Baffi della Marca Anconitana, Minor Offer- vante, che fu il primo Fondatore de' Cappuccini, e morì in Vinegia 1' anno 15 yz. nella Cafa del Pievano di S. Moisè, predicando ivi annualmente. Nel Cimiterio oCampo-fanto dietro al Coro, Giacciono le ceneri di Daniello Barbaro, eletto Pacriarca di Aquileja. Sul Modello della Chiefa è ancora la Sagreftia, ornata con tre Altari; e una Tavola di quefta fu dipinta a frefeo da Paolo Veronefe. E' bello e comodo il Convento . Hanno que^i Padri una buona Libreria , cuftodita del R. P. GiovannidegliAgoP.ini, uomo dotto ed erudito , che fi affatica in raccorre tutte le notizie intorbo agli Scrittori Vi- nizianiche hanno verfato in ogni feienza ,. SECONDA. 129 e dottrina, a gran vantaggio della Repubblica Letteraria. Nella Piazza eh'è avanti la Chiefa, da un Lato evvi la Scuola del fantiflìmo Nome di Gesù , e dirimpetto a quella il Palazzo in cui abita il Nunzio di Sua Santità, donato alla S. Sede dalla Repubblica fotto il Pontificato di Sifto V. in cambio del Palazzo dato dalla S. Sede alla Repubblica in Roma per abitazione dei fuoi Ambafciadori. Queflo Palazzo era abitato da Andrea Gritti prima che fbfle eletto Doge. Altri due Oratorj vi fono in quella Piazza , 1' uno della Confraternità delle fagre Stimate, e l'altro della Scuola di S.Fran- cefeo ; in cui vi fono quattordici Quadri di mano di Girolamo da Santa Croce, tutti concernenti la Vita dello fieno Santo ; e due altri nei lati dell'Altare, Opere Angolari del Tintoretto. In poca diftanzaè la Chiefa Parrocchiale di S. GIUSTINA, col Moniftero di Monache Agoftiniane. Dicefi che prima fofTe tenuta dai Padri di S. Brigida , i quali furono poi licenziati negli anni 14jo. Verfo 1' anno ryoo. fu rinnovata dai fondamenti. Ella non è molto grande , ma è affai bene aggiuftata, con cinque Altari. Tra que- I i}o GIORNATA fti il Maggiore è ricco di Porfidi e Serpentini, nel cui Tabernacolo eh'è pre- ziofiffimo, fono rimeffe Agate , Corniole, Diafpri, e Coralli, e altre fomiglianti ra- riffime Pietre. La Tavola è del Palma ; e le altre fparfe per la Chiefa, fono del Ponzone, delRufchi, dell'Alienfe,del Vecchia, dei Varotari, di Baldifiera d' Anna, del Za- nimberti, del Liberi, di Marco di Tiziano, del Contarini, del Peranda, e di Pietro Kofla Fiammingo. In quella Chiefa oltre a molte Reliquie, fi venera il Corpo di S. Placido Martire. Confervafi anche la Pietra , che per antica tradizione fi tieneefTer quella , fu cui genufletta orò S. Giuflifla prima di effere martirizzata ; il che fi ricava dalle Lezioni di que- fia Santa nel Breviario Benedittino. Ai tempi del Doge Pietro Ziani negli anni 1219 venne in quella Chiefa Ugolino de' Conti di Segna, e" nipote d'Innocenzo IH. Cardinale Ofiienfe, Legato Appoflolico, che fu poi Gregorio IX.; e vi concedette a chi la vifitafle, molte Indulgenze. Nobile e tutta di marmo,è la Facciata del fagro Tempio, eretta negli anni 1640. dalla Famiglia Soranzo, fuldifegno di BaldifTera Longhena. Nel fito più degno è la Statua di mezza figura di Giovanni Soranzo, e ne'due lati quelle diGirolamo e diFrancefco. SECONDA. 131 Nel giorno fettimo del mefe di Ottobre di ciafeun anno, il Sereni/fimo Principe col /olito Reale accompagnamento vifita quella Chiefa, in memoria della fegnalata Vittoria alle Cnrzolari contra la Potenza Ottomana negli anni 157 1. riportata dalle armi della Repubblica, unite a quelle del Papa e della Spagna. Partendo di S. Giuftina, e incamminandoli per un yiottolo angufto verfo la Laguna, in quella parte che fi chiama le Fondamente nuove , fi truova la Chiefa dedicata a S. MARIA DEL PIANTO, detta le Cappuccine fulle Fondamenti nuove , che fono Eremite Agoftiniane. Quefta ebbe principio l'anno 1649. fotto il Doge Francefco Molino, e terminoffi fotto il Doge Giovanni Pefaro rannoi6j8., per un Voto fatto dal Senato, come appare dalla Ifcri- zione affitta per Ordine pubblico fopra la Porta. Ella è fabbricata con eleganza , di forma ottangolare, di Ordine Corintio, confette Altari ricchi di fcelti marmi. Le belle Pitture, che l'adornano, fono di Luca Giordano, del Rufchi, di Pietro Ricchi, del Mazzoni, del Vecchia, e del Liberi. C'è un Crociiifl© fcolpito in legno da Alberto Durerò. I % 1? : GIORNATA n tra le altre Reliquie li venera in quella Chiefa il Corpo diS. Faufto Martire. Continuando Ja medefima ftrada delle Fondamente nuove , fi giugne ad un alto Ponte di marmo, fopra un Canale eh'entra nella Città. Ora lafciato il Ponte , e feguendo il corfo di quel Canale , trove- rafiì la Chiefa e lo Spedale di S. Lazzer* detto comunemente I MENDICANTI, la cui erezione fi riferifee al principio del XVII. fecolo . In quello luogo ogni cofa è magnifica. La Facciata- efieriore tutta è di marmo , fatta per legato di Jacopo Galli Mercatante ric- chiiìimo, negli anni 1673. Per un Portone fi entra in un Atrio grande quadrato, il quale dà ingreflb alla Chiefa. La divi- fione ch'etra l'Atrio e la Chiefa, è formata di due Maufolei di marmi fini, ore fi veggono in mezzo rilievo le fegnalate imprefe di Luigi Mocenigo , valorofo Capitano Generale dell'Armata Navale nella difefa di Candia, con due Statue, che rapprefentano la Fortezza e la Prudenza. Lo iteflb Maufoleo corrifponde con un' altra faccia nell'interiore della Chiefa, nel cui mezzo ita erettala Statua, grande al naturale, di quello prode Guerriero. Il tutto fui difegno di Giufeppe Sardi , Archi» SECONDA. r3 ? tetto V iniziano; e le Figure furono fcol~ pite da Giufeppe Belloni. Nello fletto Atrio vi fono due Porte nei lati. Per quella eh' è a mano diritta , entrafi nelle abitazioni dello Spedale, de- fiinate alle Zitelle, che iflruite nel canto e nel fuono , nei giorni feftivi e in altri tempi dell'anno, cantano nel Coro della Chiefa gli Uffizj divini. Per 1'altra Porta fi patta nelle Stanze di molti Vecchj mi- ferabili, che vi fono raccolti e nutriti colle rendite dello Spedale. In quefto ricinto fono pure le abitazioni di quei Sacerdoti, coi loro Laici della Congregazione Somafca, i quali afìiftono al buon governo della Sagreftia e della Chiefa . Qui è anche il luogo per le riduzioni dei Signori Governatori che fono Nobili e di altra condizione civile, e dei Miniflri deputati a regiftrare le rendite dello Spedale: e qui pure è la Spezieria per gl'infermi. Ciafcuno poi dei due fe- parati Spedali ha grandi Sale , ampj Cortili, e Logge, per comodo e per delizia degli abitanti di quei luoghi. Dentro il giro delle accennate abitazioni, è flato afTegnato molti anni fono un luogo , in cui da buon numero di Perfone divote fu eretto un Oratorio con un Ai- tara fotto gli aufpizj di S.Filippo Neri,, I X34 GIORNATA ove fi radunano per fare i loro efercizj fpirituali. Quefto è molto decorofamente adornato; e vi fi veggono buone Pitture del Liberi, dell'Enzo, di Daniello Van- dich , del Mazzoni, del Vecchia , e di altri. La Chiefa- ha cinque Altari ricchi di marmi fini, e due Cori da amendue i lati. Si leggono molte Ifcrizioni di perfone , dalle quali quefto Pio Luogo è fiato beneficato. La Tavola dell' Aitar maggiore è di Arrigo Falange: la prima alla diritta è di France- fco Barbieri fopranominato ilGuercinodi Cento; e la feconda è di Jacopo Palma: dirimpetto ce n' è un' altra di Michele Pietra Viniziano; e la quinta è di Tea- rino Bolognefe. Nei lati della Cappella maggiore ci fono due Tele di Alefiandro Varotari, e di Alvife dalFrifo. L'Architettura del Palco è di Fauftino Moretti, le Figure fono del Liberi, e gli altri Quadri di varj Pittori. Quivi fi conferva il Corpo di S. Mili- tone Martire, uno dei Quaranta il più giovane: oltre a molte altre in figni Reliquie. Nella Piazza vicina, detta il Campo dei Santi Giovanni e Taolo , fia fituata la Confraternita, o fia SCUOLA GRANDE DI S. MARCO. SECONDA. i?J 0. Quella fu fabbricata negli anni 1438.fi>- pra un terreno concedutole dai Padri dell' Ordine di S. Domenico, ma rimafe incendiata in gran parte negli anni 1485. Fu poi riedificata in forma più nobile nel 1490. colla Facciata efteriore , ingegno- famente incroflata di marmi fini , cornata con Figure fcolpite da Ba'tolomme.; Sergi mafco, e eoa badi rilievi di Tullio Lombardo, valenti Scultori. Nella Sala inferiore fimile in grandezza alla fuperiore, fono due Scale per cui fi afcende ad ammirare ciocche porta far l'Arte della Pittura in tante Tele dipinte dai Maeftri più Angolari di quella età ; fra i quali fi è diftinto Domenico Tinto- retto . La Tavola dell' Altare è opera in- figne di Jacopo Palma. Nell'Albergo della Scuola vi fono Pitture del Giorgione, di Paris Bordone, di Gentil Bellino, del Manfueti , e di Vettore Belliniano , allievo di Batifta Cima da Conegliano. Vi fi confervano molte Reliquie, tra le quali una Spina della Corona di No- ftro Signore. Abbondanti fono le rendite di quella Scuola . Il depofito delle Argenterie che fervono alle Proceffioni folenni, con altre fuppellettili preziofe, è molto ricco. Fr» quella Scuola di S. Marco eia Chiefadei I 4 I^HBMBI 17,6 GIORNATA Santi Giovanni e Paolo ritrovafi la Cappella, dedicata alla Santiffima Vergine della Pace , come appare dalla Epigrafe Templum Paris, detta volgarmente LA MADONNA DELLA PACE. In quefa conferva!] la Immagine di Noftra Signora che aveva nella fua abitazione S. Giovanni Damafceno , gran difenditoredel culto delle Immagini contra 1' empio Lione Jfaurico; il quale per togliere alle Immagini quefto valorofo Scrittore, lo acenfò di tradimento al Signore di Damafco. Ora quefti avendo data fede alle falfe lettere di Lione, fece troncare al Santo la mano diritta; ma gli fu in brieve restituita con un infigne miracolo, avendo invocato l'ajuto di Maria Vergine. Fu quefta Santa Immagine trafportata da Coftantinopoli in Vinegia per opera di Paolo Morofini negli anni 1349. la quale fu poi donata negli anni 1503. ai Padri Predicatori che la collocarono decorofa- mente in quefta Cappella. Dopo un qualche tempo lì è formata una Confraternita di perfone di vote; e l'Oratorio fu ornato di belle Pitture del Baffano, di Giulio dal Moro, di Vittore Carpaccio, e di altri moderni Autori. Quivi giace il cadavere di Lorenzo Ga- SECONDA. in brielli, Vefcovo di Bergamo. Dalla Cappella della B. Vergine della Pace , fi patta alla Chiefa dei. SANTI GIOVANNI E PAOLO, e al Convento dei Padri dell' Ordine dei Predicatori , il cui ampio fondo fu ad elfi donato dal Doge Jacopo Tiepolo , nell'anno 1234.» tredici anni dopo la morte di S. Domenico. Si dice che quelli Padri fabbricaffero prima un Oratorio dedicato & S. Daniello Profeta ; ma di poi ajutati con molte limofine peterono ergere quel gran Tempio che al prefente fi vede , con quindici Altari. Tra quelli il Maggiore può dirfi dei più maeltofi e dei più ricchi della Città, comporto di marmi fini, con un Tabernacolo eminente , collocato fotto un Arco foftenuto da dieci grandi Colonne , e con due Angioli ai lati, ciafcuno dei quali ha nelle mani una Carretta dorata con entro le Reliquie dei Santi Giovanni e Paolo. La Cappella di Noflra Signora delRo- fario, è degna di particolare offervazione, il cui Altare è ifolato con una Cupola fo- ftenuta da quattro Colonne di marmi finirli mi. Nel mezzo in fico eminente vi è la Statua della Beata Vergine con alcune altre ai lati , di marmo , di AlefTandro Vit- BMHMH 138 GIORNATA toria e di Girolamo Campagna. All'intorno di emetto Altare fono rapprefentati in marmo fino a baffo rilievo i quindici Mifterj del Rofario : lavoro dei più celebri Scultori dei noftri tempi. Molte poi fono le Pitture eccellenti che adornano la detta Gappella .• di Jacopo e di Domenico Tintorecto , di Andrea e di Lionardo Corona, di Santo Peranda, di Jacopo Palma, di Giovanni Fiammingo, del Bacano, e del Vicentino. Le Gioje, le Argenterie, e le fuppellettiii preziofe, fono in gran numero. Anche la Cappella e 1'Altare del Santo Patriarca Domenico è molto elegante e per la ricchezza de marmi, e pe'1 getto dei Bronzi del Mazza Bolognefe , e per le belle Pitture di Giambatifia Piazzetta. Quelle che vanno fparfe per tutta la Ckiefa, fono del Tiziano, del Palma, del Tintoretto , del Peranda , del Vivari- ni, del Biffano, del Bonifacio, dell'Enzo, del Varotari, del Buonconfigli, di Matteo Ingoli da Ravenna, di Giovanni Fiammingo, di Andrea e di Lionardo Corona, di Giovanni Bellino, del Cavalier Liberi, di Pietro Mera , di Andrea Vicentino, e di altri. Chi defideraffe di avere una diftinta notizia di quelle infigni Pitture, oltre ai Libri che furono accennati SECONDA. '19 •iundo fi parlò delle Pitture del Palazzo Ducale, fi può leggere quello che fu flampato in quella Città preffo Pietro Baf- faglia nel 1735. col titolo; Descrizione di tutte le pubbliche Pitture della Città di Venezia e Ifole circonvicine, Libro che fopra ogni altro renderà foddisfatto ildefiderio del Forefiiere . Moki e moltiffimi fono i Perfonaggi illufori , le cui memorie ft confervano in quello gran Tempio. DiciafTette fono i Dogi che fi annoverano fepolti, parte nella Chiefa e parte, nei Chioftri. Il primo di quelli è Jacopo Tiepolo che fa eletto Doge l'anno 1239 donatore dei fondi fopra cui è fabbricata la Chiefa e il Convento ; come appare da una lfcrizione fepolcrale , eretta ad effo, e a Lorenzo fuo Figliuolo che fu pure Doge, poffa fuori della Porta maggiore, la quale così comincia : Omnia praefentis donavit ptaedìa Templi Dux Jacobus &c. Si applicò quefto Principe a raccorre e ridurre in un corpo, tutte le Leggi che furono fatte dai fuoi Maggiori, fervendofi dell' opera di Pantaleone Giuftiniano Pievano di S.Polo, e poi Patriarca di Coftan- tinopoli, di Tommafo Cenfernigo , di Giovanni Micheli , e di Stefano Badoaro , ch^ • divifero in cinque Libri , negli anni MHUH^ud 140 GIORNATA J24Z. Difcfe vigorofamente Candia, ri- aequiftò Zara, e ricuperò Ferrara al Pontefice cui crafi ribellata . Morì quello Principe negli anni 1351. dopo averne regnato venti. Quivi ancora fu collocato il Doge Lorenzo Tiepolo , figliuolo di Jacopo il quale fu eletto Doge negli anni 1268. e morì nel 1273- Nel fuo Governo i Vini- ziani acquiftarono Capodiftria con Alir-ifla e Montona; e venne alla divozione della Repubblica anche Cervia. Il terzo Doge è Ranieri Zeno chevif- fe avanti Lorenzo Tiepolo, e mancò di vita li 18. Luglio dell' anno 1258. Nei fuoi tempi ebbero i Viniziani guerra coi Genovefi pe'1 Moniftero di S.Saba, fopra cui riportarono fegnalata vittoria ; e Michele Paleologo ritolfe ai Latini Conftan- tinopoli. Giovanni Dandolo è il quarto , innalzato al Principato nel principio dell' anno 1280., e morto nel 1289. come dice la Ifcrizione pofta fui fuo Sepolcro nel primo Chioftro. Nel fuo Dogado fi cominciò a coniare il Ducato d'oro , che chiamafi comunemente Z,sccbino. Ebbero guerra! Viniziani col Patriarca di Aquileja e co! Conte di Gorizia per le cofe dell' Iftria. Marino Zorzi è il quinto , che mori SECONDA. i 4 r li 14. Luglio 1314. ma non fi fa il fito della fua fepoltura. Marino Faliero che finì di vivere negli anni 1355., fu pofto nell'Atrio avanti la Cappella della Madonna della Pace. Né di Giovanni Delfino, né di Marco Cornaro fi ha veruna memoria, benché fi dicano pofti nella Cappella maggiore. Morì il primo li 12. Luglio dell' anno 1361,, e il fecondo li 13. Gennajo del 1367. Michele Morofini, che morì quattro mefi dopo la fua creazione ai 15. di Ottobre del 1382., è feppellito nella Cappella maggiore. Antonio Veniero , diluì fuccefìore , che refle la Repubblica diciotto anni, e morì li 23. Novembre nel 1400. della nofira Salute, giace vicino alla Cappella del Rofario, fopra la cui Porta in una lunga Ifcrizione leggonfi le cofe accadute nel fuo Governo . Quelli era Doge nella Colonia di Candia , quando fu chiamato al Dogado di Vinegia. Diede un raro efempio di giuftizia nel punire il proprio Figliuolo . Sotto di lui fu ricuperato Trevigi. Corfù fi diede alla divozione della Repubblica. Furono preftati foccor- fi al Re di Ungheria . Verfo la metà della Chiefa giace in un antico fepolcro, Tominafo Mocenigo che tu dichiarato Doge nel 14 13-5 eflfendo ^^■■■n 14* GIORNATA pattato a miglior vita Ji 3. Aprile de! 1423- Contiene il fuo Elogio le illuftri fue azioni ; cioè, che abt>ia riacquiftato Trevigi, Ceneda, e Feltre; che abbia fatta refiftenza alle armi del Re di Ungheria, foggiogato il Friuli, Cataro, Spalatro, e Traù , e che abbia liberato il Mare dai Corfali. Dopo quefto fi truova l'Urna di Palliale Malipiero vicino alla Sagreftia , fu cui giace ftefa 1» fua Statua. Quefti fu fortuito al Doge Francefco Fofcari, ed ebbe un pacifico e feliciflimo Principato, in cui vifTe tranquillamente quattro anni, fei inefi , e fei giorni, avendo Iafciatodi vivere li y. Maggio del 1463. Pietro Mocenigo , che tenne il Governo un anno e due mefi e patto a. vita migliore li 23. Febbrajo del 1476. ha il fuo Maufoleo, ricco di marmi e di Statue, di mano di Pietro Lombardo fopra la Porta maggiore, ed occupa quafi tutta la Facciata interna della Chiefa . La vita di quefto Principe fu fcritta da Coriolano Cepione a lui contemporaneo. Nel brie- ve tempo del fuo Governo videi'attedio di Scutari fatto dai Turchi, e quello di Lepanto; e fi coniò una Moneta , che nel volgo prefe il nome di Mocenigo. Evvi parimente il Sepolcro di Giovanni SECONDA. 143 Mocenigo, fratello di Pietro , fatto di marmo fino con belle Figure fui difegno di Tullio Lombardo. Quelli fu innalzato alla dignità di Doge negli anni 1475. emorì ai 4. di Novembre del 14.85. Nel fuo Elogio fepolcrale fi riferifce la guerra di Ferrara, e P acquili© del Polefine, e di Rovigo. Dopo quello fiegue il Maufoleo di Lio- nardo Loredano, fituato nella Cappella maggiore, di bell'architettura, con fua Statua fedente di Girolamo Campagna, e con altre Figure , 1' una figniricante la Potenza delle armi Viniziane , V altra la Lega diCambrai; e due altre fìmboleggianti P Abbondanza e la Pace. Fu il primo che offerì volontario alla Patria nei pericoloni tempi della Lega di Cambrai, due fuoi Figliuoli, Luigi e Bernardo, mandandoli con due Compagnie a Padova per difefa di quella Città; dal qualvirtuofo efempio mollo il fiore dei Nobili della gioventù Viniziana, raccolti ciafcuno quanti più potè amici e famigliari atti all'ufo delle armi, andò a Padova in foccorfo della Patria. Morì quello Principe negli anni 1519., dopo averne regnato dicianove. Alla Porta maggiore vedefi eretta la memoria di Luigi Mocenigo, morto li 3. Giugno IJ77., infieme con quella di Lo- i 4 4 GIORNATA. redana Marcello fua Moglie ; e di Giovanni Bembo, morto li 19. Marzo i6il. Gli ultimi Dogi fono Bertuci e 5ilve- fìro Valieri , Padre e Figliuolo, colla Do gareffa moglie di Silvefrro , collocati tutti 1 e tre in un magnifico Maufol^o. Bertuci fu eletto al Dogado ai 15- di Giugno del 1656.: e undici giorni dopo la fua creazione, cioè alli 2.6. dello ftefìo mefe , fé- guì la celebre Vittoria dell'Armata Navale Viniziana fopra il Turco alle bocche dei Dardanelli; in memoria della quale il Senato determinò di vifitare ogni anno, quefta Chiefa nel giorno 26. di Giugno, in cui fi celebra la Fefia degli ftelii Santi Giovanni e Paolo. Ma giacché fi è parlato dei Sepolcri di alcuni Dogi, credo non effere fuor di pro- pofito l'accennare la cerimonia, folita praticarfi nei loro Funerali. Si conduce con magnifica lugubre pompa la loro Statua, veftita cogli ornamenti proprj del Doge, dal Palazzo Ducale a quefta Chiefa . Il viaggio fi fa proceffionalmente coli' accompagnamento dei Senatori, di un gran numero di Sacerdoti, Secolari e Regolari ; delle Confraternite tutte, maggiori e minori ; e dei congiunti e dimettici i quali fìeguono in ultimo luogo veftiti a lutto. Ivi giunto, viene collocato fopra un emi- SECONDA. i 4 y nente Catafalco, tutto illuminato di torci* e cerei in gran copia. Dopo le cerimonie folite praticarli in tali funzioni , è recitata da perfona per lo più Ecclefiaftica una Orazione funebre, con cui fi celebrano le azioni del Principe defunto. La fteffa regola è tenuta in cafodi morte del Gran- Cancelliere della Repubblica, e degli Am- bafeiadori delle Corone. Grande inoltre è il numero di Maufo- lei, di Statue, e d'Ifcrizioni di Uomini illuftri. Cinque fono le Statue Equeflri, polle per ordine del Senato ad onore de' fuoi Condottieri d'arme. L'una è fuori della Chiefa , in mezzo alla Piazza, tutta di Bronzo, maggiore del naturale, il cui Artefice fu Andrea Verrocchio Fiorentino; e rapprefenta Bartolommeo Colleone da Bergamo, che mancò di Vita nel 1475. Scritte la vita di quefìo celebre Capitano, Pietro Spino fuo Compatriota. In Chiefa è l'altra di Niccola Orfino, Conte di Petigliano. Quelli fu condotto da' Viniziani col titolo di Governatore, e di poi fu fatto Capitano Generale ; uomo che per la lunga fperienza nell'arte militare confìderava con grande avvedutezza i pericoli; e perciò non fi poneva al cimento fenza una ben fondata fperanza . Difefe Padova affediau dall'efercito di Maffimi- K 146 GIORNATA liano, in modo che Cefare difperandodì acquiftaila, levò il campo a' 2. di Ottobre fecondo il Bembo, dopo efferci flato forfè quaranta giorni, fecondo il Giuflinia- no. Morì queflo pn,de Capitano fulla fine dell'anno 1 ) og. di febre lenta che lo riduffe all'efìremo della iua vita , in un Cafiellodel Vicentino, eflendo in età di anni 68. La terza è di Lionardo da Prato, Cavaliere di Rodi, e ringoiar Condottiere delle milizie della Repubblica, il quale morì combattendo. La quarta è di Pompeo GiuflinianoGe- novefe che mo/ì nel 1616. fui Lifonzo , ferito da palla di mofehetto che lo colfe nelle reni .• le cui Angolari azioni fi leggono nella fua Ifcrizionc Sepolcrale. La quinta è < ! i Orazio Baglioni Perugino, che morì in una zuffa cogli Au- ftriaci, negli anni 1*17. Non deve effer paffato fotto filenzio Dionigi di N;:ldo da Berfighella , Capitano di Fanteria, celebrato dalle Storie. Quefti difefe Padova , e morì gloriofamen- te in fervjgio pubblico in età di 45.anni nel 1508., opprelTo dalle vigilie e dalle fatiche fofìenute . Ad effo il Senato pofe una Statua Pedeftre, non molto difeofh da quel'* del Petigliano con una beli» Ifcrizione. SECONDA. 147 Nella Cappella, detta de"Morti, giacciono Matteo Giuftiniano Conte di Carpalo, e Odoardo Windefor Barone Inglese. NelP altra Cappella vicina vi fono le offa di altri Uomini illuftri. Dentro un'Urna di fino marmo fu riporta la Pelle di Marcantonio Bragadino, fiuto fcorticare da Muftafà in Famagofta, ove foftenne un lungo affedio, nel 1571.: e quivi ancora fi vede il fuo ritratto Scolpito in marmo colla Ifcrizione. Vi fono inoltre le Memorie di Barto- lommeo Bragadino , di Girolamo Canale, e di Luigi Trevifano, dotto Filofofo, e perito nelle Lingue Greca e Latina, che morì nel 1528., effendo appena giunto alla età di 24. anni. Sopra la Porta della Sagreftia fono pofìi i ritratti di Tiziano, del Palma vecchio, e del Giovane. Ne' lati della Porta fì. leggono due Iscrizioni di Lodovico Cornano di Anverfa, e di Arrigo Stuerto In- glcfe. Nella Cappella vicina a quella del Ro- fario fi vede la Memoria di Jacopo Cavalli Generale delle armi Viniziane , che fu afcritto alla Nobiltà, e morì nel 1385. Tralafcio di far menzione di molti altri Uomini celebri, le cui offa giacciono o nel Ciraiterio vicino alla Chiefa, o ne* K 2 ■m^mh hs GIORNATA. Chioftri ; perchè non mi permette i'aran- zarmi più oltre il brieve metodo che mi fono proporto. Proffima alla Chiefa , « dentro il ricinto di un Cortile oCimite- rio, è la SCUOLA DI S. ORSOLA , Vergine e Martire, colfuo Altare. In otto Tele che cuoprono tutto il giro della Cappella interiore, fi offerva descritta con vivi colori da Vittore Carpaccio, la Vita e il Martirio di quella Santa; il cui Capo con altre Reliquie quivi ripofa. Partendoli da «juefto luogo, e volgendo a finiftra , fi truova immediatamente la Chiefa, detta LO SPEDALETTO, o fia h Speda!: *rV S. Giovanni e Paolo , fabbricato negli anni 1330. da un Gualtieri Chirurgo, fo- pra un fondo ottenuto da'Padri di S.Domenico, che gli fono vicini. Quefta Chiefa prima della fine dello fcadutofecolofu rimodernata con fette Altari, uniformici architettura, e ricchi di marmi. Sopra il maggiore vi è il Coro ad ufo delle Zitelle Orfane, che quivi fono iftruite nel canto e nel fuono, con cui ne'giorni feftivi celebrano gli Uffizj divini. Le Pitture fono del Celefti, di Ermanno Stroifi, di Niccolò Renicri , di Da- Ospitale A~ Jlù-n, i/canti. r I r t Jc g B ti CI P CI al P< fa pi ne M al fif So un ce N. tà eh do do SECONDA. i 49 ftìiano Mazza, di Matteo Ponzone , ài Francefco Rufchi, del Lotti, dei Molina- fi, e del Cavalier Perugino. Nell'anno 1674. è fiata eretta la Facciata efteriore, tutta di marmi, con colonne , Cornici , Nicchie e Statue fui dife- gno di BaldifTera Longhena, a fpefe di Bartolommeo Corniani , che lafciò quali tutte le fue facoltà a quefio Pio Luogo, come appare da una Ifcrizione fopra 1* Porta. Annefib alla Chiefa è lo fpedale , ia cui fono accolti tutti i Febbricitanti fino alla loro guarigione , tutti i Pellegrini per tre giorni, e un certo numero di Orfanelli ; finattantochè i mafchj fieno impiegati in qualche profefiione onde pofia- no mantenerli, e le femmine collocate ia Matrimonio o ne' Monifterj confegrate al Signore. Quefto Pio Luogo nello fpirituale è affittito da' Chierici della Congregazione Somafca: le Figliuole vengono dirette da una Donna col titolo di Priora ; ed alla economia dello Spedale prefiedono alcuni Nobili, Cittadini e Mercatanti della Città . Seguitando il cammino per quella via ch'è di rincontro allo Spedale, e volgen- dofi, pattato il Ponte , a mano manca , dopo un brieve giro di flrada, fi truova K 3 *5«> GIORNATA la Chiefa di S. GIOVANNI LATERANO di Monache Benedittine ; la quale ne'tempi andati chiamavafi corrottamente S. Giovanni Terraio, e fi confiderava piuttofio come Oratorio che come Chiefa . Negli anni 1573. f u ar ^ a da un incendio, da cui ri- forfe in forma afl'ai migliore , più ornata, con tre Altari, arricchiti di molte e coti- diane Indulgenze. Effendo poi crefeiuto appoco appoco il numero delle Monache, fu anche ingrandito e renduto più comodo Il Moniftero; colicene al prefente viene -pofio tra i più nobili della Città. Le Pitture fono del Pilotti , e di Bal- diflera di Anna. Ritornando addietro per quella medefima firada che ne ha condotti , e profeguendo il cammino a finiftra, fi ghigne per la via detta Calle lunga , iti una gran Piazza ove fta fituata la Chiefa di S. MARIA FORMOSA , Parrocchia di Preti. La fua Fondazione è affai antica, mentre fi crede effere fiata la prima che in quefle Ifole fi dedicaffe a Noftra Signora. Tre volte fu riftaurata : prima- anente da' figliuoli di Martino Patrizio, eflendo Vefcovo Olivolefe Domenico, fi' 'J^k Veduta detta Chiesa &i e di due altri illultri Forefiieri con lunghe Ifcrizioni. In fondo alla Piazza ove giace quefta Chiefa, vi è la Scuola deli' Angelo Cujlode ben adornata, la Tavola del cui Altare è diSebaftiano Rizzi. Dopo brieve cammino fi arriva alla Chiefa dei Padri della Conv- pagnia di Gesù, detta dal Volgo I GESUITI. Quella fu prima fabbricata fotto il titolo di S. Maria , da Cletoi Graufoni negli anni 1154. fopra un fuo terreno infiemc con uno Spedale vicino, e data ai Padri Crociferi colle terre ed acque che vi erano d'intorno; la quale fit poi dotata da Buonavere Graufoni. Leg- gefi quella fondazione nel Cronico del Dandolo, fiasnpato dal Muratori. L S 6 «, tèi GIORNATA Arfe quefìa Chiefa nel i $ i ?• , efTendon abbruciato nel tempo ftefTo tutto Rialto , ma fu rifabbricata in forma più ampia interne col Convento , da Luigi Darda- no che fu poi' Gran Cancelliere di Vine- gia. Soppreffa la Religione dei Crociferi da Aleffandro VII., i Gefuiti ebbero dal Pubblico quefto luogo nel 1657.; i quali rifecero la Chiefa in quelli ultimi tempi , in maniera vaga e ricca , sì per la qualità, che per la copia degli ornamenti. Meritano di edere confiderate le Pitture di queflo Tempio; tra le quali famofa è la Tavola del Martirio di S. Lorenzodi Tiziano, che va. alle ftampe intagliata da Cornelio Corte. Ve ne fono del Palma , del Tintoretto, del Cavalier Liberi, e di altri. La Facciata interna è adornata con un nobile Maufoleo di Priamo da Lezze , fatto in fcelti marmi, e di buona architettura . Nel mezzo vi è 1' Urna colla Statua dello fteflb Priamo ; nel manco Iato fìa la Immagine di Giovanni fuo figliuolo; e nel diritto, ci è quella di Andrea figliuolo di Giovanni. In altra parte della Chiefa fla eretto per ordine del Senato il Depofitodi Orazio Farnefe, che militò a fervigio della ' terza. xs% Repubblica circa la metà del decimo-fet- timo fecole Un altro affai bello fé ne feorge dei Doge Pafquale Cicogna , che regnò dal 1^85. fino al 159/., e morì con qualche odore di fantità ; effendo flato fcritto di lui che mentre udiva la fanta Meffa in Candia , 1' Oftia confegrata fi levò dalle mani del Sacerdote, e andò a pofarfi in quelle del Cicogna; ond' è, che in uno dei Iati del Maufoleo Ila fcritto ; Velut alter Simeen manibus Cbriflum excipit . Il fuo corpo però giace in S. Maria della Carità . Nel Governo di quello Principe fi godè una lieta pace; nel qual tempo fi ornò la Città di nobili e fontuofi Edifizj» e fagri e profani, e pubblici e privati. Si fono fabbricate le Prigioni : fi ereffe il gran Ponte di Rialto , che cominciato nel 1587. terminoffi nel 159 x. : furono fondati nuovi Tempj, e fé ne rinnovarono degli antichi : nella Pianura di Pal- mada fu fatta la Fortezza di Palma nel Friuli, in diftanza di circa dieci miglia dalla Città di Udine; i cui fondamenti il piantarono ai 7. di Ottobre del 1593. Ebbero anche principio fotto quello Doge le Fondamente nuove che da S. Francefco della Vigna si {tendono imo ai Gefuiti. Fu terminato il Tempio dedicato al Reden- ì&4 GIORNATA tore nella Giudecca : furono fondate le Chiefe dei Santi Francefco di Paola, e Niccola dei PP. Teatini. Si diede compimento alle Proccuratie ove, fi radunano i Proccuratori. Si ornarono di eccellenti Pitture e di altri fregj le Sale del Palazzo Ducale, e fu pofìo nell'Atrio della pubblica Libreria quel bel Mufeo di Statue antiche , cui lafciò in dono alla Repubblica il Patriarca di Aquileja Giovanni Grimani. Viffero fotto quefto Doge, Paolo Paru- ta , Cavai ere e Proccuratore che fcriffe la Storia Viniziana dall' anno iy 13. in cui terminò la fua il B?mbo, fino ai IJ72.; e Aldo Manuzio il Giovane, figliuolo di Paolo, che fu uomo dotto e fcrittore di molte Opere. Si conferva in quella Chiefa il Corpo di S. Barbara, una Spina della Coronadi N. S., il Capo di S. Gregorio Nazianze- no, con molte altre Reliquie. I Padri Gefuiti qui hanno Cafa Pro- fefTa , e ammaeftrano la Gioventù , da effi educata eziandio nella pietà . Vicino a quefìa Chiefa è la Scuola dei Sarti, in cui vi fono alcune Pitture del Tintoretto, della Scuola di Tiziano, del Bonifacio , e del Giorgione . Dall'altro canto della Chiefa è la Scuoia dei Btttaj, ove c'è un Quadro del Pai- TERZA. iSf rha, che fu levato dalla Chiefa quando i Gefuiti disfecero il Coro che attraverfar» il tempio antico. Dirimpetto alla Cafa Profeffa dei Gefuiti c'è uno Speda/etto , nel guai Pio luogo fi ricoverano alcune povere Femmine. La fua Chiefuola è tutta dipinta dal Palma, che vi rapprefentò la iftituzione dello Spedale, e la creazione del Doge Cicogna, con altre divote Pitture . Non molto lontana dalla Chiefa dei Padri Gefuiti , è quella di S. CATTERINA , di Monache Ago- fìiniane, molto antica. Ha fette Altari, ricchi di marmi e di Pitture ; di cui le più riguardevoli fono del Palma, di Giovanni Bellino, del Tintoretto, di Paolo Veronefe , del Cavaliere Tinelli, di Pietro Vecchia, di Alefiandro Varotari , e di altri. Qui tra le molte Reliquie fi venera il Corpo di S. Cofimo Martire, e un Braccio di S. AlefiQo, portato dall'Ifola Stali- mene a Vinegia da Marco Minotto negli anni 1297. Volgendo il cammino amano manca fi truova la Chiefa di S. SOFIA, o fia della S. Sapienza , Parrocchia di Preti, la quale ebbe princi- L 3 ì€6 GIORNATA pio l'anno 1020. dalla Famiglia GrauflTo- na. Ella è di bruttura antica, con fette Altari; ed è ornata di Pitture del Palma, del Tintoretto, di Leandro e Francefco Battano , di Paolo Veronefe , diAlvifedal Frifo, del Cavaliere Tinelli, di Baldifle- ra di Anna, e di Lionardo Corona. Contigua a quella Chiefa è il Colegio dei Pittori, in cui fi truovano alcune Pitture del Palma, del Prete Genovefe, e del Liberi. Tenendo il cammino che nell' ufcire di quello Colegio volge a diritta, fi giugne alla Chiefa di S. FELICE, Parrocchia di Preti , la quale ebbe principio negli anni 9 66. , e fu rimodernata prima della metà del fecolo deci- mofefto con ottima architettura . Riguarde- voli fono alcune Pitture in effa collocate, del Tintoretto, del Cavaliere Pafignano Fiorentino, di Alvife dal Frifo, e di Mon- temezzano. Le Statue che adornano la Cappella polla a finiftra nell' entrare in Chiefa , fono del celebre Giulio dal Moro. Quivi fi venera il Corpo di S. Trifone . Nella Scuola dei Centurieri , polla a fianco della Chiefa , e' è una Tavola di Giovanni Bellino . Torcendo a diritta *' incontra l'Abazia, detta TERZA, iti S. MARIA DI MISERICORDIA , fondata negli anni 939. da Gefare dei Giu- ]j, detti anche Andreardi\ la quale primamente fervi di abitazione a certi Romiti, e poi a Frati fotto la direzione di uà Priore: ma renduto quefto luogo affatto diferto di abitatori accagione della Pefte, e reflato il folo Priore della Famiglia D*~ nato , ebbe quelli la licenza dal Pontefice di poter fare Teftamento, in cui lafciò quel fondo in qualità di Giufpatronato alia Famiglia Moro. La fua Facciata è fornita di marmi e di Statue, che fervono di ornamento ad un Sepolcro di Gafparo Moro. Dentro la Chiefa in un altro antico Sepolcro giace Jacopo Moro, nominato dal Sabellico nel quinto della feconda Deca. I Priori di quello luogo fono flati onorati da Clemente VIII. della Mitra e del Paftorale a richiefta di Girolamo Savina, il quale fu Priore e morì di veleno che gli fu poflo nel Calice. Giambatifla da Conegliano dipinfe la bellilììma Tavola fopra la Porta che va. nel Priorato", ed ufcendo di Chiefa , ci fono alla diritta S. Giambatifla e S. Marco di mano del Bonifacio. Quivi fi ferba una Reliquia infigne di S. Martino. L 4 i$8 GIORNATA Poco lontano è uno Spedaletto y foggetto a quella Badia, in cui fono ricoverate alcune povere Don-ne. Parliamo ora della SCUOLA DELLA MISERICORDIA, una delle fei Grandi, che abbiamo accennate nel defcrivere quella di S. Teodoro nel Seftiere di S. Marco. Quella è fotte la protezione di Maria Vergine delle Mi/e- vie or di e , la cui iftituzicne viene attribuita dal Sanfovino alla Scuola dei Mercatanti, della quale avremo a parlare. La Fabbrica cofpicua «d ampia che ora fi vede, fatta fui modello di Jacopo Sanfovino, benché nell'efieriore fenza ornamenti, ebbe principio non prima dell'anno ÌJ34. in circa, fotto il Guardianato di Francefco Feletto, famofo ed eccellente Oratore e Causidico. Nella Stanza terrena c'è una Pittura di Matteo Ponzone . Nella Sala di fopra la Tavola dell'Altare era di Paolo Calliari, la quale fu anche intagliata da Agofiino Caracci ; ma fu di poi riflaurata da Alcf' fandro Varotari. L'Albergo della Scuola è tutto dipinto dal Tintoretto. Grandi fono le rendite di quella pia Confraternita , che in ciafeun anno vengono impiegate in liirofine, in maritare e monacare Donzelle, e in altre opere di :tto palella IA, en- oro tto 'fi' ita Iti, >ra m- ìa- no di ite di la ", no sf- Ja ia or e ii La. Madonna "dell ' Orto ?e Tal) ri Anitre T E R Z A. pietà. Non molto lontana è detta dal volgo la 169 Chiefa LA MADONNA DELL' ORTO, dedicata anticamente a S. Criftoforo, col Moniftero abitato prima da Frati Umiliati; Religione che fu fopprefìa da S. Pio V.: poi da Canonici Secolari che veftivano di colore azzurro, del cui numero fu S.Lorenzo Giuftiniani. Soppreffo però anche quell'Ordine da Clemente X., entrarono negli anni 1671. al fervigio della Chiefa e ad abitare il Moniftero, i Monaci dell' Ordine Cifterciefe. LaChiefa è ampia e di ornata antica ftrut. tura , con quindici Altari. Nella Facciata fi veggono molti ornamenti antichi di rari marmi, con Intagli e Statue. Le belle Pitture di cui va adorna , fono del Palma Vecchio , di Pietro Mera , del Tintoretto , del Palma, delPonzone, di Giovanni Bellino , del Conegliano , e di Daniello Van- dich. Il Palco di eflfaè di Criftoforo e di Stefano Rofa , Brefciani. Tra le Reliquie che qui fi venerano , vi ha un Dito diS. Tommafo Appoftolo , e un Offo di un Ginocchio di S. Crifto- t'oro, affai grande, colla cui proporzione fu formata da Gafparo Moranzone celebre Scultore nel 1470. il ColofTo eh" è pofto 170 GIORNATA full'Aitar maggiore, per rapprefentareil detto Santo. In quefla Chiefa giacciono molti Uomini illuflri; tra i quali Valerio Orlino che fu Generale delle armi Viniziane; e il Yefcovo Marzio de'Marzjche vifle in Firenze al tempo di AlefTandro I. Duca, in gran porto, e poi morì in iftato infelice nella Villa di Chiarignago fotto Meftre. Nella Cappella della Cafa Contarini vi è la Immagine di Gafparo Contarini, Scrittore delle cofe Venete , fcolpita in marmo dall'infigne AlefTandro Vittoria, come pure quelle di Tommafo e di Luigi Contarini. Un ricco e nobile MaQfoleo è flato eretto al Conte Girolamo Cavazza , da Girolamo Leoni Cavazza dei Conti di Sanguinerò, fui difegno di Giufeppe Sardi valente Architetto. Contigua a quefto Tempio è la Scuola diì Mercatanti, eretta prima negli anni 1349. nella Piazza ove giace la Chiefa dei Padri Minori Conventuali , detti i Frati; e poi trasferita in que(lo luogo nel 1576'., come appare da una Ifcrizioneche quivi fi legge. Nella Stanza terrena la Tavola dell'Altare è Opera eccellente del Tintoretto, come di lui pure fono le altre Tele polle all'intorno, trattine itreQp TERZA, iji tiri della Facciata che fono dell'Aliente. Le Pitture che adornano le Scale fono tutte dello Retto Tintorerto . Neil' Albergo foprala Porta eri Maria Annunziata : opera fquifita di Paolo Veronefe . Altri fono dell' Alienfe, di Paolo dei Frefchi, del Palma , di Paolo Veronefe : e Domenico Tintoretto dipinfe tutto il Palco di quefia Stanza . Segue da vederli la Chiefa dedicata a S. Lodovico Vefcovo , detta S. ALVISE, col Moniftero di Monache Agoftiniane, la cui fondazione Tiene porta negli anni 1388. per opera della nobile Famiglia Veniero. Cinque fono gli Altari, con diverfe Pitture delTintoret- to, del Paoluzzi, di Alellio Milanefe , della Scuola di Paolo, e di quella del Bonifacio, del Foller, del Piazza, del Tie- poletto , e di Fontebaffo. Vi fi venera il Corpo di S. Felice con altre Reliquie. Proflima è la Scuola detta di S.Alvife, in cui fi fono alcune Opere del Tintoret- to, di Marco di Tiziano , e di Marco Veglia . Dietro a quefia Chiefa viene quella di S. BONAVENTURA, di Francefcani Riformati . Quefti buoni Religiofi negli anni 1603. colle limofine raccolte dai fedeli, diroti aveano fabbricata la Chiefa e 17» GIORNATA. il Monlftera dove ora fitruovanole Monache di S. Terefa, in cui fi trattennero fino all' anno 1624.: ma trovando.*! in quel fito molto inquietati nel filenzio delle loro meditazioni dai continui rumori dei vicini abitanti, giudicarono appropofìto di abbandonarlo. Atliftrti pertanto da certi Mercatanti delle Famiglie Pifuti e Stella, affezionati a quella Religione, videro in quell'anno ftefib eretta un' altraChiefae un altro Monifiero, fopra un fondo com. perato dalla Cafa Zena in quefto luogo , atto di molto alla folitudinc; e nello fteffo anno li 4 di Ottobre fi portarono ad abitarlo proceffionalmente. La Chiefa ha tre foli Altari, con Pitture del Tintoretto, del Pilotti , e di Angiolo Garzoni. Vi fono poi altre Tele di Matteo Ingoli da Ravenna, del Tintoretto, di Leandro Battano, della Scuola di Paolo, del Pilotti, e del Fialetti. Giacciono quivi le offa del Doge Carlo Contarmi che morì negli anni 165 8. dopo aver tenuto il Governo unfoloanno: nel <]iial tempo i Viniziani ebbero la infigne vittoria ai Dardanelli, e prefero Tenedo e Stalimene nell* Arcipelago. Pochi paffi lontana è la Chiefa di S. GIROLAMO, col Moniftero di Monache Agoftiniane, la cui fondazione fi TERZA. 173 rifcrìfce alfanno 1300. Sono quaranta anni in circa che arfe l'uno e l'altro; e fé n'è fatta di nuovo la erezione , ma non fi veggono per ancora finiti gli Altari . E fama che in quello Convento ripofafle il Corpo del B. Pietro Gambacorti da Pifa . Le Pitture fono del Trevifano , dei Brufafer- ro, del Melchiori, e del Vecchia. Vicina è la Scuola di S. Girolamo con belle Pitture di Giovanni Bellino , di Vittore Carpaccio, e del Vivarini. In poca diflanza fono LE CAPPUCCINE DI S. GIROLAMO, le quali riconofeono il loro principio da Angiola CraMò che negli anni 1603. in compagnia di alcune altre buone femmine, ritiroffi a vivere in una Cafa vicina alla Chiefa di S. Giuflina. Da colà poi li trasferirono in quel fito della Città che fi chiama Qidntav alle , dove con permiflìone del Principe fabbricarono una Chiefa ed un Moniftero. Ottenero poi dal Pontefice Paolo V. la Claufura; ed accrefeiute di numero, paiTarono a quello luogo come più conveniente, negli anni 1614, La Chiefa eh' è dedicata a Santa Maria Madre del Redentore , ha tre Altari colle Tavole tutte di mano del Palma. Ella fu confegrata da Giovanni Tiepolo Pa- 17+ GIORNATA triarca l'anno 1623., come appare dalla Ifcrizione pofla fopra la Porta. Poco lungi da quefto luogo fi truova l'Ofpizio delle Vinzochere di Santa Maria dei Servi, le quali fi governano religiofa- mente , tenendo Figliuole in educazione. L'ordine del cammino conduce alla Chie- fa di S. GIOBBE, uffiziata da Frati Fran- cefcani Minori Offervanti. ScrÌTel'Egna- zio nel capo 5. del fettimo Libro , che Criftoforo Moro fabbricò quello Convento fopra un fondo di fua ragione ; al quale S. Bernardino da Siena che fu Promotore con S. Giovanni da Capiflrano, della Ofiervanza della Regola di S. Francefco, avea prima predetto che farebbe fiato eletto Doge, come in fatti feguì» La Chiefa ha tredeci Altari, tra i quali due hanno le Tavole di marmo ; equella della Cappella Grimani , è Opera di Antonio Rufcelli Fiorentino. Le Pitture più eccellenti, fono di Badila Franco, di Carletto Calliari figliuolo di Paolo, di Sebastiano Mazzoni , di Paris Bordone, delia Scuola del Conegliano, di Pietro Damini da Cafiel Franco, di Giovanni Bellino, di Vittore Carpaccio, di Girolamo Brefciano , del Bafaiti , de T K R Z A. j 7 j Vivarini, di Pietro Mera , di Francesco MafFei, e di Alvife dal Frifo. Quivi ripofa il Corpo di S. Luca , come a lungo dimoerà Luca Waddingo negli Annali dei Frati Minori • Vi è anche il Corpo di S. Antonino Martire, detto il Carnefice, con altre Reliquie. Quanto alle memorie degli Uomini il- luflri : dinaazi all' Aitar maggiore giace fepolto il Doge Moro, fopra la cui La- dica fepolcrale fi legge quefìa Ifcrizioae : Christophorus Mauro Princeps mcccclxx. mensis septembris . Nel fecondo dei nove anni del fuo Governo , i Turchi prefero alcuni luoghi della Morea, dove morì Bertoldo d'Efte nell'affediodi Corinto, colpito daunfaf- fo • Furono anche moffe le armi contra i Triefiini ; ma vedendo Pio IL il pericolo di quella Città nella quale era fiato Ve- feovo , fi fece mediatore per la pace , (labilità con certe condizioni che furono accordate dai Triefiini. I Viniziani mandarono dieci Galee in Ancona, ove da Roma erafi portato lo fteffo Pontefice per attender quivi gli ajuti di tutti i Principi Criftiani, o di danari o di genti , onde poter fare una generale fpedizicne contra il Turco. E negli anni 1464. fu creato i7<> GIORNATA Papa Pietro Barbo Patrizio Veneto , il quale chiamoflì Paolo II. Vi fono inoltre alcune Memorie della Famiglia Pefara ; ed un nobile Maufoleo eretto a Renato di Voyer de Palmii , Conte di Argenfon che fu Ambafciadore Straordinario del Re Criflianiffimo Luigi XIV- alla Repubblica nel 165 i. Lo Scultore fu Claudio Peravù Francefe. Nel Chioftro giace Dea Morofini Prin- cipeffa , moglie di Niccolò Tron , che fuccedette nel Dogado a Criitoforo Moro. Fuori di quefta Chiefa vi fono quattro Oratorj coi fuoi Altari: quello deiBarca- ruoli del Tragitto di M:ftre, fotro la invocazione di S. Andrea Appoftolo; quello della Confraternita di S. Bernardino ; uno della Scuola della Santijfima Vergine , il cui Palco fu dipinto da Alvife dal Frifo ; ed uno del Profeta S. Giobbe . Vicino è Uà piccolo Spedale, per ricoverare alcune povere femmine, fabbricato dal Doge Moro; in cui ci fono varie Pitture di Giovanni Bellino , e del Pi- lotti. Dall'altro lato della Fondamenta vi è il Pio Luogo delle Penitenti, il quale ora fi fra fabbricando in bellirlìma forma. Quivi pure in poca diftanza è il comune ridotto degli Ebrei, chiamato Gbsttt, CO' f Zw '• Se a '■ Geremia, TERZA. 177 ove fono confiderabili le [oro Sinagoghe , e Scuole, al numero di fette, in cui fanno le loro funzioni. Qiiefti prima che fi ri- «hiceffero in quefto luogo, abitavano nell' {fola di Spinalonga che poi fu da elfi di- nominata Giudecca , di cui parleremo trattando delle Ifolei né potevano per antichi Decreti del 1349. abitare inVinegia per più tempo di quindici giorni, e fempre portando in mezzo del petto un fegnodi tela gialla: ma negli anni 1416. fu loro permeflb di abitare il Ghetto \ e perchè foffero conofciuti da' Crifliani , fu loro ordinato di portare il cappello rollo. Ritornando addietro fi truova la Chiefa di S. GEREMIA Profeta, Parrocchia di Preti, della quale furono principali Fondatori Marco Tofello , (0 MarcoTorcel- lo, come fi legge in alcuni Manofcriti ) e Bartolommeo fuo figliuolo, nel principio del fecolo undecimo, fecondo il Dandolo. Quindici fono gli Altari di quella Chiefa: e la Cappella Maggiore fu rinnovata negli anni 1600., e confegrata alla B. V. la cui Immagine di rilievo, fcolpita da Gianpietro Scrova, celebre Scultore, ffa collocata fopra ricco Altare, vagamente «domato. M iJÉ GIORNATA Vi fono Pitture di Lorenzo Lotto, di Antonio Alienfe , di Matteo Ingoli, del Varocari , della Scuola del Salviati, della Scuola di Polidoro, di AndreaSchiavone, e del Palma . Bella è la Cappella della Cafa Savor- gnana , ornata di Stucchi , e di varj fregi. Si Confervano in quefta Chiefa, il Corpo di S. Magno Vefcovo, e un Braccio di S. Bartolommeo, venduto a Marco To* fello da alcuni Calojeri di Benevento; il quale avendo navigato colle fue navi iti Puglia infieme col fuo figliuolo Bartolommeo , l'ottenne pretto &precibus , come dice il Dandolo; e ritornati in Vinegia , lo ripofero nella Chiefa di S. Geremia Profeta ; de qua fuerant principale* fondatore* . Continuando il cammino verfo un altro confine della Città , fi truova la Chiefa di S. Maria in Nazarene , detta comunemente I SCALZI, perchè ufficiata da' Padri Carmelitani Scalzi, che traggono la loro iftituzione da S. Terefa. Quefti Religiofi ottennero dal Senato di poter fabbricare la Chiefa col loro Convento fopra alcuni fondi di Francefco Veniero, da effi comperati con tutti gli orti e terreni che di- TERZA. i 79 Correvano dal Canal-grande fino alla Laguna ch'è di rincontro a S. Giobbe ; e alla metà del decimo fettimo fecolo vi erefiero la Cliiefa fenza verunornamento. Dopo alcuni anni cominciarono a fondarvi uri nuovo Tempio, e il fecero aliai fontuofo e magnifico, con ricchi Altari , adorni di fcelti e preziofi marmi, e di Statue . Vi fono alcune infigni Pitture , del Palma, del Cavalier Cairo, di Michele Sableo, e del Cavalier Liberi. Tra i Pittóri moderni che dipinfero in quella Ghie- fa, fi distinguono il Bambini, e Giamba- tifta Tiepolo, che dipinfe il Palco. La Facciata di quello Tempio , tutta di marmo fino di Carrara, fu fatta a fpefe del Conte Girolamo Cavazza fui difegno del Sardi; la quale per vaghezza di Colonne, di Statue, e d'Intagli, viene polla con ragione tra le più riguardevoli della Città. Quivi fi venerano alcune Reliquie di S. Terefa, di S. Giovanni della Croce , ed altre. Poco dittante da quella degli Scalzi, è la Chiefa Parrocchiale di S. LUCIA , col Moniftero di Monache Agofliniane . Quella fu eretta nel 1192. lotto la invocazione della Vergini Annunci a i8o GIORNATA ziata; ma efTendofi poi qui trasferito il Corpo di S. Lucia, fu prefa per Titolare quella Santa: della cui traslazione ne occorre dire, che quello Corpo fu primi dalla Sicilia recato in Costantinopoli fotto l'Imperio di Bafilio Porfirogenitoe di Co- fiantino fuo figliuolo; ma nella diviiìone dello fpoglio di CoftantinopoJi, etto toccò a' Viniziani; e mandato in Vinegia dal Doge Arrigo Dandolo , fu pollo in S. Giorgio Maggiore ; Chiefa che allora era foggetta alla giurifdizione di lui, e perciò egli vi eleggeva l'Abate , come fcrive il Rannufio. Fu poi levato da quella , e portato in quella nel 1226. a'i3. di Gen- najo; fotto il cui titolo fi edificò nuova- niente il tempio col Moniftero . In S. Giorgio rimafe un Braccio per cagione di un miracolo, che feguì mentre 1* Abate volie baciarlo. Negli anni 1609.fu ridotta nella forma in cui fi vede al prefente , fui difegno del celebre Palladio . Della fua erezione e confegrazione , e della traslazione del Corpo di S. Lucia, fi leggono le Memorie fopra le Porte. Nove fono gli Altari . Il Maggiora colla fua Cappella, ove fia eretto un mae- ■ftofo Tabernacolo ricco di finiffimi marmi, con rimedi di varj colori e ornato di Figure di Bronzo, fu fatto dal Cavaliere TERZA. iti Lionardo Mocenigo , il cui ritratto fcolpito in marmo da Aleflandro Vittoria, fu pofto nella ftefTa Cappella. Alla finiiìra di que- fla c'è la Cappella di S.Lucia con ricco Altare , fopra cui ripofa il Corpo di detta Santa in bel Sepolcro, eretto da Donato Baglioni, Nobile Fiorentino; dove la' fciò memoria dife fteflò, di Michelagno- Io fuo padre, di fuo fratello Camillo , della fua moglie Catterina Guicciardini, e della madre Coftanza Gocchi . La Cappella che giace alla deftra della Maggiore, fu fabbricata da Niccolò Pee- ters o Perez , Gentiluomo di Anverfa . Giovanni Tiepolo, allora Primicerio della Ducale di S. Marco , e poi Patriarca , erette l'Altare dedicato all' Afpettazione del Parto di Noftra Signora. Monfignor Giorgio Polacco che fu Confeffòre delle Monache, fece l'Oratorio vicino alla Sa. greftia, dedicato a S. Girolamo, cui arricchì di fante Reliquie . Le Pitture fono del Palma per la maggior parte, del Bonifaccio, di Matteo In- goli, di Maffeo Verona , (di cui pure fono alcuni Quadri nella Scuola vicina) e del Pilotti. Pochi paffi lungi da S. Lucia , giace la Chiefa e il Moniftero di Monache Do- m'micane, detto M 3 ■ ' i8» GIORNATA. IL CORPUS DOMINI, la cui ere-" zione fu fatta negli anni 1394. da due Sorelle di Tommafo Tommafini , detto Paruta, Vefcovo di Feltre e di Belluno, e da Margherita Paruta che ne fu Ba- defla, e dal Cardinale Giovanni Domeni- chi dell'ordine de'Predicatori .Caduto poi fecondo il Sanfovino , nel 1410. per la furia di un turbine , fu per la maggior parte rinnovato. Indi fu rifabbricata la Cappella maggiore, e abbellita con varj ornamenti: e alla metà della Chiefa fu eretto da Giorgio Querini un nobile Altare , arricchito d'Intagli e di Figure. Le Pitture fono di Matteo Ingoli, di Bartolommeo Scaligero, del Conegliano, del Palma, di LazzeroSebaftiani, di Antonio Zanchi. Il Sanfovino fcrive cheve n'erano di Francefco Salviati, e di Jaco- bello del Fiore, ch'è fepolto nel Chioftro de'Santi Giovanni e Paolo. Sopra la Porta maggiore e' è un bel Maufoleo di Agofiino e Marco Gradenighi Patriarchi di Aquileja , e di Daniello Gra- denigo loro congiunto. Qui pure giacciono fepolti il Vefcovo Tommafini , morto negli anni 1446. , e Fantino Dandolo Vefcovo di Padova. Tra le Reliquie che vi fi venerano, le principali fono il Corpo di S.Faufto Mar- TERZA. 183 tire; una mano di S. Veneranda ; e un Dito di S. Catterina da Siena. Ritornando addietro, e facendo non poca firada per gli Luoghi di già defcritti, fi truova la Chiefa di S. LIONARDO, Parrocchia di Preti, antica, e fondata fino dall'anno izoj. Rimane tuttavia nella fua prima femplicità, benché gli Altari fieno in buona parte rimodernati . Tiene alcune belle Pitture, dell'Alien- fe, e del Tintoretto. Ha non poche Reliquie , tra le quali un Dico e una Gamba di S. Lionardo, parte del Capo di S. Benedetto, ed altre. In poca diflanza è fituata la Chiefa , dedicata a' Santi Ermagora e Fortunato , detta dal volgo S.MARCUOLA, Parrocchia di Preti, che ii crede una delle più antiche della Città, eretta da quelle genti che per tema de' Longobardi, fuggirono in quelle Paludi. A' giorni noftri è fiata nobilmente rifabbricata da' fondamenti , con nove Altari, tutti adorni di be'marmi. Vi fono Pitture del Tiziano, del Tintoretto, del Palma, di Lionardo Corona , dì Paolo Farinato , di Domenico Gimnasj, di Ermano Stroifi, e di alrri. M 4 **4 GIORNATA Vi fi conferva una Mano di S. Giara- batifl», il Corpo di S. Fortunato, un Di. to di S. Ermagora, uno di S.Andrea Ap- poftolo, una Mano di S. Teodoro Vefco- vo e Martire, ed altre. Negli anni 1117. arfequeftaChiefa, e refiò iJiefa dall'incendio Ja Mano di S. Giambatifta. Così il Dandolo nella Parte 23. deH'undeeimo Capo del nono Libro; il quale fcrive ancora, che in un Vafo di bell'intaglio c'erano altre Reliquie del Corpo dello fteffò S. Giambatifta oltreli 1 Aia mano, con alcune particelle dell'Ar- | ca di pietra, che i Vmiziani portarono da I Sebafle. Vitale Michele, VefcovodiCa' fiello, vifitò quefle Reliquie; e trovate- le nel loro Vafo, l'efpofe al popolo ; e col mezzo di effe furono dal Signore operati alcuni miracoli. Giacché quella Chiefa ha la bella forte di poffedere una parte cotanto infigne del Corpo di si gran Santo, non farà fuor di propofito il dar qui una brieve notizia delle fue Reliquie, acciocché ne'Fedeli fi delti una maggiore venerazione verfo di quelle, intorno alle quali non può na- fcere verun dubbio. Convien dunque fapere , che verfo l'anno 362. fi trovò in Sebafte il Sepolcro di quello Santo, nella perfecuzione di Giù- TERZA. iif limo Apoftata: nel qual tempo i Pagani abbruciarono una pai te delle fue offa, e le altre furono falvate da' Criftiani, che le portarono a Filippo Vefcovodi Geru- {alemme ; e quelli le mandò a S. Atanafio Vefcovo di Alexandria , da cui furono na- fcofte nella mura di un Altare , né furono trovate che nell'anno 389. fotto Teo- dofio il Grande, il quale ad onore di quello Santo ereffe una Chiefa ove collocò le fue Reliquie. Quella Storia fi ha da Rufino e da Teofane. Non lafciò di effere venerato il Sepolcro di quello Santo anche in Sebafte , ove nel 386. erano i Corpi di Elifeo , di Abdia, e di S. Giambatifta, come in più. luoghi fcrive S. Girolamo ; e perciò può crederli, che fia fiata rimandata colà una qualche parte di quelle Reliquie» Da Se- balle ne avea recate alcune alla fua Chiefa S. Gaudenzio di Brefcia ; e perciò filila fede del Dandolo dobbiamo credere , che quelle fieno di quelle ch'erano in Sebafte, e furono mandate in Aleffandria a S. A- tanafio; oppure di quelle che fi fono trovate nel principio del duodecimo fecolo in Sebafte, ove fu fabbricata una nuova Chiefa, di cui fi veggooo anche al pre- fente alcune veftigia. Prefio alla fuddetta Chiefa abitano 1' ■ iS6 GIORNATA Eremi te Offervanti la Regola di S. Agoflino, Nel loro Oratorio ci fono Pitture del Palma , di Matteo Ponzone, e del Pilotti . Lungo la ftrada che conduce da S. Mar- cuoia in quella che volgarmente dicefi Rio Terrà, fi truova una Cappella uffiziata da Preti, detta L'ANCONETTA, eretta in onore della fantiffima Annunziata. Qui fono degne da vederli alcune Pitture di Daniello Van- dich, di Domenico Tintoretto , di Jacopo Petrelli, di Filipo Bianchi, di Gìambati- fla Rodi, e di Lionardo Corona. Forfè Anconetta è diminutivo di Ancona che fignifica Immagine, e deriva da Icona o Icon : e perciò chiamali Ancona un piccolo Tempietto, ed un Capitello. Dal Rio Terrà volgendofi a mano manca , giace la Chiefa confegrata al Nome della Vergine Annunziata , uffiziata da'Padri Serviti , detta perciò I SERVI. Quella fu eretta da Giovanni Avanzo Cittadino Viniziano , che in ella è anche fepolto , nell'anno 1316. nel qual tempo furono ricevuti quelli Padri. Ella è grande a tal legno, che ha ventidue Altari. TERZA. 187 Le Pitture che l'adornano, fono di eccellenti Maeftri; cioè del Salviati , della Scuola di Tiziano , e del Bonifaccio '. Ve ne fono di Lionardo Corona, di Bal- differa di Anna, del Vivarini, del Pe- randa , di Filippo Bianchi, di Giufeppe Calimbergh, di Sebaftiano Mazzoni, e. di Polidoro. Nella Sagreftia vi fono Tavole di Benedetto Diana , del Bonifacio , e di Gregorio Lazzerini: a' lati dell'organo ci fono quattro Quadri del Tinto- retto. Fra le antiche lì rendono offervabi- li la Tavola colla deposizione di Crifto dalla Croce; Opera bella di Rocco Marconi. L'altra colla B. V., S. Francefco, e S. Giambatifìa, è cofa rara di Aleffandro Varotari, Nel Refettorio di quelli Padri li vedeva una gran Tela , rapprefentante Crifto convitato da Simeone il Farifeo, e la Femmina peccatrice a'fuoi piedi : Opera Angolare di Paolo Calliari Veronefe: ma nel fecolo paffato fu fpedita in dono dalla Repubblica al Re di Francia, vedendofene ora un'altra dipinta dal Zanchi. Tra le molte Reliquie qui fi venerano, una Mano di S. Andrea Appoftolo , il Capo di S. Giovanni Papa e Martire , il Capo di S. Maria Cleofe, e parte di un Braccio di S. Luca. iBi GIORNATA Nell'Altare della Sagrellia ripofa il Carpo del B, Bonaventura Torniello , dell* Ordine de'Servi, trasferito da Udine in Vinegia negli anni ijop. da Andrea Lo- redano, che fu ivi Luogotenente» In quella Chiefa, due fono i Maufolei colle loro Ifcrizioni. L'uno è del Doge Andrea Vendramino, cheafcefe alla Du- cal Sede nel 147 6., e morì nel 1478.,. dopo aver regnato un anno e otto meli. Nel tempo del fuo Governo fuccedette la memorabile irruzione de' Turchi, per la Carnia nel Friuli, defcrittadal Sabellicoj il quale narra inoltre una fedizione infanta in Pordenone. L'altro è del Doge Francefco Donato, eletto a' 4. di Novembre del 1J48. , e morto nell'ottavo anno del fuo Principato , avendo regnato fette anni e fei meli. Il fuo Governo fu pacifico, e perciò fi attefe ad ornare il Palazzo Ducale, e fare la Libreria Pubblica; e fi terminò la Zecca. Vicino alla Sagreftia vi è il Sepolcro di Giovanni Emo, Cavaliere , colla fui Statua; il quale morì, trovandoli al governo della guerra di Ferrara. Ne' due lati dell' Altare di S. Maria Maddalena fi leggono due Ifcrizioni, che rapprefentano ivi fepolta Verde della Sca- TERZA r8? la, figliuola di Martino della Scala Signore di Verona, e moglie di Niccolò d'Elle Duca di Ferrara, morta negli anni 1374. Sotto il Pulpito fi legge una Memoria di Criftoforo Quadrio, Filofofò e Medico; e di Simeone fuo figliuolo: e dentro la Porta maggiore alla diritta, fé rielegge una di Rinaldo di Broderode Signore Olandefe. Nella Cappella del Volto Santo fi legge in barbari caratteri la feguente Ifcrizione: 1376. de Setembrio in di de San Mìcbiele fa fagrada quefta Cappella per tni- fer Giovanni de Piacentini Vefcovo de Venie- xitt in lo fo primo anno , e per mis. Piero Nadal Vefcovo de Jefolo. Vicino alla Porta che mette nel Chio- fìro, fi legge una Ifcrizione del celebre Medico, pubblico Profefforedi Medicina in Padova , di nome Santorio de'Santorj , che morì nel 1636. Nel Chioftro pure fi veggono molte altre Urne Sepolcrali colle loro Memorie, che fi omettono per brevità. In ov'è la Chiefadi S.FOSCA, Parrocchia di Preti, eretta dalla Famiglia Grimani nel 1297., ma divenuta cadente per l'antichità , fu rinnovata verfo la metà dello fcaduto feColo. E v grande e fpaziofa , con fette Altari; etra le Pitture che l'adornano , ve ne ha una di Vittore Carpaccio, con S. Pietro , S. Paolo S.Sebaftiano , S. Crifloforo, e S. Rocco. Torcendo a diritta , fi giugne alla Chiefa dedicata a S. Marziale , detta corottamente S. MARCILIANO , Parrocchia di Preti. Quefta fu eretta l'anno 1133. dalla Fa- i9* GIORNATA miglia Bocchi ; ma ritrovandoli proffima a minacciare qualche rovina , fu rifabbricata da'fondamenti dopo la metà del paf- fato fecolo. Ha fette Altari ben difpofti, con Pitture del Tintoretto, delPAlienfe , del Cavaliere Pàffignano, di Antonio Zanchi , e di altri moderni Pittori. Nelfoffittovi fono varj pezzi di Sebaftiano Ricci; e nella Sagreftia vedefi il famofifllmo Quadro di Tiziano, coll'Angiolo che guida Tobia; e quefto va alle ftampe del Lovifa. Qui fi venera una Immagine di Noftra Signora, la quale dicefi efTere partita e venuta da fé {tettain quefte parti, come appunto fi narra della Santa Cafa di Lo- setOa Fine del Seftiere di Canal Regio • : Le jPrÙ7Ìcm, yeccJU& à '&,yyicifw at Fonte- dtJUtUtv. y J7 Fóndaco d&"Tèd &s chi jop^a, il Canal prmn&t SESTIERE DI S. PAOLof detto S. Polo. GIORNATA QUARTA. CAngiando l'ordine che tengono alcuni altri Scrittori nel condurre il Fore- jliere per la Città di Vinegia ; panni, che per inoltrargli di feguito le cofe più degne di ofTervazione , che fi ritrovano in quello Sefiierè, fia fpediente il farlo ritornare nella Piazza di S.Bartolommeo , e quivi condurlo a vedere prima di ogni altra cola IL FONDACO DEI TEDESCHI , vicino a quefta Chiefa, così detto per ef- fere la Sede e il fondo delle Mercatanzie. Ella è una fabbrica affai vafta , che guarda fopra il Canal-grande ; nel cui mezzo ha uno fpaziofo Cortile, quadro, circondato da Colonne e da Portici; egira 5 iz. piedi, avendo all'intorno e nel corpo di efib ventidue Botteghe , e dugento Stanze . Tre Nobili, detti Vifdtmini , foprintendono ai Dazj e Traffici di quefta Cafa. Nei tempi andati era luogo della Signoria , fecondo il Sanfovino ; ma fu poi conceduto alla Nazione Alemanna quando i Mercatanti Viniziani portando da Aief- N 194 GIORNATA fandria le Spezierie aVinegia, ne fornivano tutta laCrillianità. Il perchè recando qui i Tedefchi le loro merci, e tornando colle Spezierie in Germania , arricchivano quella Città coi loro traffici, ed aumentavano di molto con quella negoziazione l'entrate della Repubblica per le gabelle e per gli paffaggi. Scrive lo {iettò Sanfovino, che quello Fondaco arfe negli anni 1J14. nel mefe di Gennajo, ( o fia negli anni 15 15., giu- fta lo llile di Vinegia ) che cominciato di notte in Rialto , e ajutato dai venti Boreali, non potendo rimediarvi alcuna diligenza umana, difìeiofi per lunghiffimo tratto, abbruciò la più fìequentata e la più ricca parte della Città . Aggiugnepo- fcia quello Scrittore, che fu rifatto dalla Repubblica fotto il Principato di Lionardo Loredano, nel cui tempo arfe, e che fu più ampiamente allargato. A quella bella Fabbrica fu dipinta la Facciata che guarda fopra la llrada , da Tiziano con gran lode; e dalla parte che guarda il Canale , vi dipinfe Giorgio dì Caltelfranco, detto il Gìorgionc . In quella Opera il Tiziano imitò fommamente la maniera di Giorgione. Veduto quello luogo, merita moltaof- fervazione il gran Il m 12 vii fi fot di bo e i nel pai di 0U£ Jan An ne. za Ma tà. Do: brit nel] lum all'' di S dai quarta. t$s PONTE DI RIALTO, tutto di marino , di un folo arco , il cui raggio è di piedi n., avendone jo. di giro, e 43. di larghezza . Quefto fpazio di 43. piedi, è il piano fopra cui fi cammina , che viene di- vifo in tre vie, per le quali fi afcendee li difcende dal Ponte. Tale divisione è formata da due ordini di Botteghe , tutte di marmo fatte a volta , e coperte di piombo; coficchè efiendone dodici da una parte e dodici dall'altra, lafciano un pafìaggio nel mezzo eh'è il più fpaziofo , e due alle parti che fono fpalleggiati dai lati efteriori di Balauftri di marmo. Nei quattro lati efteriori fono fcolpite quattro Figure di baffo rilievo , da Girolamo Campagna, rapprefentanti V una 1* Angiolo Cabriello che annunziala Vergine, l'altra la Vergine annunziata , la terza S. Marco Vangelifla , e V ultima il Martire S.Teodoro, Protettoi i della Città. Nel mezzo dell'arco è lo Stemma del Doge Pafquale Cicogna, fotto cui fu fabbricato il Ponte avendo avuto principio nell'anno 1588. e fine nel 159 1; la cui lunghezza dal principio della falita fino «ll'ultimo gradino della difeefa , è di piedi 187. Sino all'anno 1264. la Città era divifia «1 Gasai grande , né e' era verun Pon 1 N 2 iy« GIORNATA re che la congiugnere. In quell'annone fu fatto uno di legno , il quale fi chiamava il Pente della Moneta, perchè prima lì tragittava il Canale con barche, e ai Barcajuoli pagavafi una Moneta che fi diceva Quartartlo ; ed era la quarta partedi un Soldo pe'1 loro nolo. Pattato il detto Ponte , fi entra nel JV- fiiere di S. Polo, al quale benché altri diano principio dalla Chiefa di J". Paolo da cui prende il nome, io lo darò da quella di 5. Jacopo Maggiore , Apposolo e Martire , Fratello di S. Giovanni, la quale viene detta S. GIACOMO DI RIALTO. Si tiene che quella fia la più antica , e la prima Chiefa che fia (tata fabbricata in quelle Ifole.Ors è foggetta al Doge , che nomina il Pievano. Ella fu poi rifabbricata e riftaurata più volte, e ridotta con cinque Altari. Nel Maggiore formato di marmi bianchi Sniffimi, e' è la Statua di S. Jacopo del celebre A- leffandro Vittoria . L' Altare di S. Antonio Abbate è adorno di Colonne di Serpentino, e la Immagine del Santo eh' è di Bronzo , fu fatta da Girolamo Campagna, colle altre Figure portevi per ornamento dell'Altare. Le Pitture fono di Alvife dal Frifo, di Domenico Tiworetto, del Palma, ài & V A R T A. i?7 Marco di Tiziano, di Pietro Malombra , e di Giambatifta Roffi. Vi fi legge una lfcrizione che contiene li Memoria di una Indulgenza perpetua » conceduta da Alenando III. Ufcendo di quefta Chiefa per la Porta maggiore, fono degne di oflervazione le Fabbriche ond'è circondata. Contiguo al fante di Rialto fi vede un maeftofo Palazzo, tutto incrofìato di Pietra, di affai bene intefa firuttura. In quefto luogo fiedo- no varj Magiftrati; ed è ornato in ogni fu a flanza di Pitture dei Maeftri più fa- mofi; cioè di Domenico Tintoretto, del Palma, dì Paolo Calliari, e della fu* Scuola, di Marco di Tiziano, di Pietro Mera , del Bonifacio , di Giovanni Buon- configli, di Jacopo Bello, del Vivarini, del Malombra, di Donatello, di Alvife dal Frifo, di Batifta dai Moro, della Scuola di Parrafio Michele, di Baldifiera di Anna, di Lorenzino, e di altri. Intorno alla Piazza di Rialto girano alcuni Portici, fopra cui fono varie volte eilanze del Dominio, e di alcuneperfone private . Di là da quefta Piazza, fi veggono le Fabbriche Nuovi , erette fui Canal grande, a utile del Governo, per opera del Sanfovino. Partendo da S. Jacopo per F ampia ftrada N j t<>8 GIORNATA tutta fornita di ricche Botteghe di Orefici, e volgendo a mano manca , dopo non molti palli è la Chiefa di S. Giovanni Limofi- nario , conofciuta fotto il nome di S. GIOVANNI DI RIALTO, Parrocchia di Preti. 11 Tempio è antico, fatto già dalla Famiglia dei Trivifani. Coa- fummata dall'incendio l'anno ijij-, fu pochi anni dopo ridotta nella forma in cui ora fi vede , dal Principe Andrea Gritti, effendo quella Chiefa Giufpatro- nato del Doge. Ha cinque Altari, e molte Pitture del Cavai ier Ridoln, Scrittore delle Vite dei Pittori, di Domenico Tintoretto , di Jacopo Palma , del Damiano, di Giufeppe Scolari , di Tiziano full'Aitar maggiore, di Lionardo Corona , del Pordenone , di Marco di Tiziano , e di Maffeo Verona. La Cupola fu dipinta a frefeo dal Pordenone. Dirimpetto alla Chiefa di S. Giovanni, rinferrata fra certi viottoli giace la Chiefa di S. Matteo Apofiolo, detlo S. MATTIO DI RIALTO, Parrocchia di Preti. Negli anni 115 5. Lionardo Corraro offerì a Dio e ad Arrigo Dandolo Patriarca di Grado, un fondo fu cui da efib e dai vicini fu eretta quella Chiefa: g. U A R. T A. j 99 la quale fu poi riftaurata nel 1439. e ver-- fo l'anno 1730. fu rifabbricata dai fondamenti in elegante forma . Vi fono alcune Pitture della Scuoln di Girolamo Santa-Croce , di Alvifiedal Fri- fo, e di Gregorio Lazzaroni. Fra le molte Reliquie , vi fi conferva un OfTb di S. Matteo Apposolo. I Macella; della Città hanno il Giufpa- tronato di eleggerfi il Pievano per concef- fione di Eugenio IV. , ed era foggetta un tempo alla giurifdizione del Patriarca di Grado. Profeguendo per poco tratto di fi rada il cammino, e torcendo alquanto a fini- flra, fi truova la Cliiefa di S. SILVESTRO, molto antica, eretta dalla Famiglia Andreandi e confegrata dal Pontefice AlelTandro III. negli anni 1177. In quella il Patriarca di Grado avea giurifdizione ; mentre vi confegrava Vefcovi, benediceva Abati, e ordinava Chierici. Nel fecolo profilino pattato fu riftaura- ta , e ridotta in più vaga forma , con otto Altari, il Maggiore dei quali ha un bel Tabernacolo, ornato con varie Figure," del celebre Arrigo Meyring. Molte fono le Pitture , del Tintoretto, della Scuola di Tiziano , di Paolo Calliaix N 4 aoo GIORNATA del Palma vecchio, di Antonio Bellucci di Carlo Lotto , di Girolamo Santa-Croce, del Pilotti, del Lorenzetti, di Damiano Mazza, di Antonio Fiammingo, del Pon- zone , di Lazzero Sebaftiani, di Giambatifta Lorenzetti, del Cav. Celefti, e di alcuni altri moderni. Vi fi conferva una Spina della Corona di N. S. con altre Reliquie. In poca diflan- za fi truova la Chiefa di S. Apollinare, Ve- fcovo di Ravenna e ConfefTore, detto dal ▼olgo S. APONALE, Parrocchia di Preti. Queflafu eretta negli anni 1034. dalla pietà di Aleflandro Sievolo, con otto Altari , Ha molte Pitture di Alvife dal Frifo, due del Palma, una di Matteo Ingoli, una di Arrigo Falange , ed altre di Giulio dal Moro . Se ne vedono pure di Andrea Schia- vone, del Varotari, e di Francefco Rofa. Tra le molte Reliquie, vi fi venera il Capo di Giona Profeta, il cui Corpo dicefi fe- polto fotto un Altare. Seguendo il cammino, fenza torcere né a diritta né a manca , fi entra in una gran Pia- za , fulla quale è fituata la Chiefa di S. Pad», detto S. POLO, che dà il nome a tutto il Sestiere ; Parrocchia di Preti. Fu eretta negli unni 837. dai Dogi Pietro e Giovanni Tra- -l'.mn QUARTA. 2or dofììco ', ma venne in gran parte migliorata , e poi riedificata nel 1600. Ha nove Altari, tra cui quello del Sagramento è flato adornato nel principio di queftofecolo da Fran- cefco Avogadro, ricco Mercatante. UTintoretto, il Palma, Paolo Piazza che veftì poi 1' Abito di Cappuccino , Alvi- fe dal Frifo, Antonio Rufchi, Giufeppe Enzo, ilSalviati, e Andrea Vicentino, dipinfero le Tele che 1' abbellirono. Sopra la Porta del Campanile , fi fcorgo- nodueLioni ("colpiti in marmo; l'uno dei quali volendo ftrignere colle zanne una Serpe, fi fente morficato da quella, e ne dà fegno di dolore; l'altro in vifta lieta, fa moflra di un Capo umano: oggetti degni di confiderazione. Sotto quefie due figure fi legge la feguente rozza Ifcrizione. MCCCLXXII di XXI de Decembrio fo fatta (Juefto Acbampanil , fiando , Precurador lo nobelt Homo Mifer Fé li pò Dandolo. Avvicinandoli verfo l'altro capo della Piazza di S. Polo, dopo un brieve cammino , fi truova il piccolo Tempio di S* Ubaldo , detto volgarmente S.BOLDO, Parrocchia di Preti. Que- fto fu fabbricato dalle Famiglie Giufla e Trona, che lo dedicarono a S. Agata, come appare da varie memorie: ma eflen- do fiata eretta negli anni 15*8. una Sta- xoi G I OR N A T A tua full'Altaredel detto Santo, la Chiefa in procedimento di tempo fu dinominata da lui. Dopo alcuni feeoli minacciando rovina , fu a giorni nofìri rinnovata dai fondamenti colle limoline dei divoti ; e fi continua oggidì la fabbrica , che moftra di aver ad effere di l'orma elegante. Le Pitture che vi lì trovano, fono di Rocco Marconi, di Carletto Caliiari , della migliore Scuola di Paolo , del Piazza , e di Francefco Pittoni. Sonovi alcune Reliquie, tra cui la più infigne è un Braccio di S. Agata Vergine e Martire, portato da Coftantinopoli fotto il Principato di Arrigo Dandolo. Viaggio brieve guida alla Chiefa di S. AGOSTINO, Parrocchia di Preti, fabbricata fecondo il Sanfovino negli anni iooi. da Pietro Martufio Vefcovo Olivo- lefe , della Famiglia di Quintavallc. Ma quefta volta il Sanfovino prende uno sbaglio, perchè Pietro Martufio rifedette dal 9J$. fino al 964. Qjjefto Vefcovo fi vede fottofcritto in un Decreto dell'annodo, di Pietro Candiano , intorno agii Schiavi, e contro a coloro i quali portavano lettere della Lombardia e dell'Alemagna, ai Greci e agli Imperadori di Coftantinopoli. Egli lafciò in testamento , che foffe foggetta in perpetuo ai Velcovi fuoi fucceffori. S'in- Slu a r t a, 202 cendiò nel 1106., e nel 1634., ma fu in brieve, dopo cinque anni, rifabbricata fui modello di Francefco Contini. Ha cinque Altari, tra i quali affai bello è il Maggiore, per la materia e pe'1 lavoro, la cui Tavola è di Bernardino Prudenti. Bello pure è l'Altare che giace alla finiftra del Maggiore; e la Tavola di quefto fu dipinta dal Cavalier Liberi. Le altre Pitture fono del Molinari, di Paris Bordone, e di Pietro Mera» Qui ripofa il Corpo di S. Marco Martire. Vicino a un angolo della parte di dietro di queftaChiefa fi vede ancora alcuna parte della colonna eretta in memoria della famofa congiura di Boemondo Tiepolo, di cui colà era il Palagio. Poco dittante è la Chiefa di S. Stefano Con- feflbre, detta volgarmente S. STIN , Parrocchia di Preti, eretta negli anni 129y.fotto il Principato del Doge Pietro Ziani, da Giorgio Zancani Crete- fe , e Patrizio Veneto , come appare da una Ifcrizione : ma più volte fu riftaurata . Ha fette Altari con Pitture del Tintoretto , di Girolamo Pilotti, di Matteo Ingoli, di Jacopo PetreUi, del Molinari, e del Lazzanni, Le Reliquie che vi fi venerano, fono di S. Stefano Titolare , di S. Liberale , di S. Agnefe, di S. Catterina, e di S. An- 304 GIORNATA tipa Martire. In poca diftanza fi vede il Priorato Laicale di s. Giovanni vangelista, ifti- tuito negli anni 790. dalla Famiglia Ba- doara . La Chiefa che viene ufficiata da Manfionarj , ha cinque Altari. La Tavola del Maggiore è del Cavalier Liberi: e di quello alla finiftra è di Andrea Vicentino. Vi fono altre Pitture dell'Alienfe, di Pietro Vecchia, e di Montemezzano. Oltre la fepoltura della Famiglia Ba- doara ; e' è «n Maufoleo di Giannandrea Ba- doara, a cui fi attribuire la invenzione della Galeazza che nei tempi andati era molto utile nelle battaglie di mare. Vi fi vede anche il Sepolcro di Angiolo Badoaro Senatore, e Priore dello ftefib Luogo, fucceduto al mentovato Giannandrea . Vicini filma al detto Priorato è la SCUOLA DI S. GIOVANNI VANGELISTA , una delle fei Grandi, di cui abbiamo altrove parlato. Quefta è la feconda che fia fiata flabilita in Vinegia, poiché negli anni 1261. ebbe principio nella Chiefa di S. Apollinare. Ottenuto poi dalla Famiglia Badoara un terreno , i Confratelli edificarono l'Albergo che con molta nobiltà fu terminato nel 1307., dopo il quale nel 1348. avendo pofta la mano alla fabbrica del rimanente, riduflero la §. t7 A X T A. 20? *lfctta Scuola nel 140$ nella forma magnifica in cui ora fi vede, con una Sala che in lunghezza è di £4. piedi , e di 34. in larghezza. Ella è ricca di fuppdlettili e di altre cofedi molto prezzo. Le fue rendite fono copiofe, e tutte vanno impiegate ogni anno in opere di pietà. E' celebre in quella Scuola una Groce formata del Legno della fanta Croce di Noftro Signore, donata fino dall' anno 13 69. a quefta Scuola da Filippo MafTeri Cavaliere e Gran-Cancelliere del Regno di Cipro , da lui ricevuta in dono da Piertom- mafo, Patriarca di Cofiantinopoli. Tutte le Pitture ond'è adornata la detta Scuola, fono di eccellenti Maeftri cioè del Tintoretto, di Gentile Bellino, del Carpaccio, del Palma, di Tiziano, del Salviati, del Peranda , di Lazzero Seba- ftianl, del Manfueti ,e di Benedetto Diana . Ritornando addietro fino alla Chiefa di S. Stefano Confeflbre, bafta paffare du«s Ponti per entrar nella Piazza, e dentro il Tempio eretto ad onore di Nojlra Signora Gloriofa , uffiziata da Padri Minori Conventuali dell'Ordine di S. Francefco , che il volgo chiama I FRARI. Nel luogo in cui giace que- fto Tempio eh'è uno dei maggiori della Città, fu anticamente una Badìa di Mo. 2o6 GIORNATA naci Bianchi, fecondo il Sanfoviuo. La fua erezione viene riferita verfo la fine del fecolo decimo-quarto ; e a quefta contribuì molto Paolo Savello Romano , Con- dottiere delle armi della Repubblica, il quale morì li 3. di Ottobre nel 1405.1" Architetto di quefta chiefa fu Niccolò Pi- fano , quello fteffb che fabbricò il famofo tempio di S. Antonio in Padova, mentre fi fi attendeva all'affediodi Padova. Sedici fono gli Altari, tra cui quello di S. Antonio di Padova, tutto di fini marmi, è fiato eretto fui difegno del celebre Longhena. Gli altri fono arricchiti di preziofe Pitture , e di alcune Opere di rinomati Scultori. L'Angiolo nella Cappella di S. Marco è di Jacopo Padovano. AleMàndro Vittoria fece la Tavola di marmo dell'Altare di S. Girolamo.- e di Giufeppe Porta, detto Salvimi , è la Ta- vola full'Altare vicino, ove in una CaiTa di marmo ripofa il Corpo di S. Teodoro Martire. Il S. Giambatifia , che fi vede fo- pra P Altare della Nazione Fiorentina, fu fcolpito dal Donatello; e fopra la Porta della Sagrefiia , da un lato lì vede S. Gi- dall'altro S. Francefco ; Opere amo Sanfov ino rol del Ma parliamo delle Pitture. Famofa è la gran Tavola di Tiziano uella Cappella mm £ 17 A R T A. 2o 7 maggiore, rapprefentante 1' Affunzione di Nofìra Signora • Dello fierìo eccellente Pennello è laTavola pofla ìull'AJrare della Concezione • Quella di S. Catterina è del Salvi- sti. Le altre Tele della detta Cappella maggiore fono di Andrea Vicentino. Nella Cappella della Cafa Cornara , la Tavola è del Vivarini . Quella che fi vede nella Cappella del Collegio dei Milane- fi, è di Vittore Carpaccio; ove pure vi fono due Tele, una del Tizianello, e 1' altra di Giovanni Contarini. Nella Cappella di S. Michele ve n'è una di Bernardino Licini. Vi fono altre Tele del Catena, del Peranda , del Vivarini, del Palma, dell'Alienfe, di Giufeppe S'alviati di Pietro Negri, e del Vicentino . I Quadri fbpra la Porta maggiore fono opere diFlaminio Floriano della Scuola di Tiziano. Nella Sagrefliavi fono alcune opere fingolari di Giovanni Bellino , e una del Ballano. Dentro il Convento poi vi fono Pitture di Girolamo Romano, di Daniello Vandich , di Bernardino Prudenti, di Bartolommeo Scaligero , di Pietro Vecchia, di Andrea Vicentino , di Maffeo Verona , di Giulio Carpioni, della Scuola del Padoanino , edial'- cuni altri . Oltre il Corpo di S. Teodoro e parte del Capo di S. Antonio Abate , con moke ìleli- IMI 108 GIORNATA quie, fé ne venera una molto infigne del Sangue preziofo di Gefucrifto portata da Cofcan- tinopoli da Melchiore Trivifano , e donata a quelli Paìri l'anno 1480. la quale fi efpone alla pubblica adorazione nella quinta Dome, nica di Qjarefima i e tutto il reftante dell' Anno confervali nella Sagreftia in un luogo molto decentemente ornato, e ricco di fini marmi. Vicino alia Porta della detta Sagreftia giace il Corpo del B.Pacifico BonoVini- ziano , dell'Ordine dei Frati Minori. Ofler- vab'ie ancora fi è per la fua altezza il Campanile di quella Chiefa. Molte fono le Memorie diUomini illuftri, che fi veggono in quefto gran Tempio. Nella Cappella Trivifanafi leggeuna Ifcrizione di Melchiore Trivifano poco fa accennato. Appiè dell' Altare del CrocififTo giacciono le offa del famofo Pittore Tiziano Ve- fcelli da Pieve di Cadore , che nacque nel 1477. e morì di pefte nel 1576. in età di 99. anni. Egli fu feppellito colle in- fegne di Cavaliere, e cogli onori della fepoltura , avvegnaché in quei tempi luttuo- fi fotte vietato il far funerali. In ricco fepo'cro di marmo giace Jacopo da Pefitro Vefcovodi Baffo, che fu Generale di venti Galee di Papa AiefTandro VI. con- tra il Turco per gli affari della Morea . Nella Cappella maggiore in un Maufo- §1 V A R T A. 209 leo ornato di Figure di marmo , ripofa Francefco Fofcari, che fu eletto Doge nel 1423. e regnò 34. anni. Sotto il fuo Governo i Viniziani dilatarono di molto il loro Stato, mentre acquietarono Bre- fcia, il Cremafco , e Bergamo col fuo territorio . Prefero eziandio Soncino, e ri- duffero in loro potere una parte del territorio Cremonefe e Mantovano, e tutta la Ghiera d' Adda, levando al Duca di Mantova, Afola, Lonato, e Pefchiera - Si aggiunfe ai loro Stati Ravenna, ed Antivari nell' Albania; come pure la Città di Salonicchi , Scutari , Dulcigno, e Pa- traflò nella Morea. Nei tempi di qaefto Doge fi cominciarono a rifabbricare le Chiefe di S. Giorgio, e di S. Zaccaria ; e fu fabbricato il Lazzaretto nuovo . Negli anni 1435. il giorno ultimo di Dicembre , fu aggregato alla Nobiltà Viniziana- Giorgio Wucovichio , Defpoto di Rafcia, coi fui figliuoli ed eredi legittimi , avendo ciò ricercato col mezzo di Niccolò Memmo , Ambafciadore alla fua Corte . Di rincontro al Fofcari vi è il fepol- cio del Doge Niccolò Tron , colla fua Immagine di marmo, appiè della quale fi. leggono le cofe accadute nel fuo Governo, e rendefi teftimonianza alle fue virtù. Quefti fuccedette al Doge Criftoforo Moro O iió GIORNATA fulla fine dell' anno 1470. e morì nel 1475. Nel fuo Principato l'armata Vini- ziana , collegata col Pontefice e con Ferdinando Re di Napoli, faccheggiòmolte Ifole dell'Arcipelago , e prefe Satalia , Città nella Panfilia. Si fece alleanza con UfuncafTano Re di Perfia per guerreggiare contra il Turco. Si aggiunfe al Veneto Dominio il Regno di Cipro. Fu coniata una moneta nuova d'argento colla effigie del Doge al naturale , e fi chiamò Trojfo , efiendofene disfatta un' altra che dicevafi (jrono: ma con Decreto del Maggior Configlio fu vietata quella novità , reflando folo permetto , che potef- fero coniarfi le Immagini dei Dogi in" ginocchiati dinanzi a quella di S. Marco. Ricco e maeftofo è il Maufoleo di Giovanni Pefaro Doge, colla fua Statua fedente fotto Baldacchino, tutto compoflo di finiffimi marmi, e ornato di molte Statue, tra le quali quattro Mori che lo foftengono architettura del Longena . Quelli ottenne il Principato negli anni 1658..' e regnò diciotto mefi. Nel fuo Governo fi ebbero alcune vittorie fopra i Turchi e in Levante e nella Dalmazia : e il fa" mofo Capitano Francefco Morofini nella Natòlia verfo Rodi prefe Caftel Ruzzo. QUARTA nr Le fue virtù vengono dcfcritte nelle appone lunghe Menzioni. Dirimpetto a quefto gran Maufoleo fia. eretta la memoria di Americo Principe di Modona, che fu Condottiere delle armi della Repubblica. Vicino alla Porta allato al Coro, giace il Doge Francefco Dandolo . Quelli afeefe al Principato nel mefe di Gennajo, correndo gli anni del Signore 1328. che fecondo lo ftile comune fono 1329. ; e morì nel giorno primo di Novembre del 1539. Nel fuo Governo i Vinizianis'impadronirono di Trevigi> e di altre Ter- 1 re* Vi fono inoltre lefepolture di Melchio- re Trivifano, che fu Generale d' armi della Repubblica.- di Paolo Savello, Principe Romano, che negli anni 1405. morì nel Padovano, militando contra i Car- rarefi: di Benedetto da Pefaro, fopra la Porta della Sagreftia : di Jacopo Marcel" lo, fotto la cui Statua fi legge una Jung* Iscrizione : di Marco Zeno , Vefcovo di Torcello.- di Pietro Miani Vefcovo dì Vicenza: di Girolamo Veniero : di Lodovico Fofcarini, Proccuratore di S. Marco, che fece quattordici Ambafcerie per ia Repubblica: di FederigoCornaro, nella Cappella dedicata a S. Marco, il quale O z HI GIORNATA nella guerra coi Genovefì. fovvenne la Città eh' era in gran penuria di viveri, la cui memoria è celebrata dal Sabellico nella quarta Deca. Si legge ancora una Ifcriiione di Fran- cefeo Bernardo , giovane di vivacifirmo ingegno : dì Benedetto Brugnolo Veronefe, celebre Letterato : e di Modefta dal Pozzo > detta Moderata Fonte, tenuta in opinione di Donna erudita de' fui i tempi , la quale giace nel Chioftro. Sopra la Porta, per cui dalla Chiefafi difeende nel Chioftro, giace fepolto Frati- cefeo Carmignola Generale delle armi della Repubblica, in una Cafla di legno coperta dì veluto nero, la quale non tiene altra memoria che la rapprefentazione di un tefehio (opra una coppa. Fuori di una Porta fulle pareti dell» Chiefa, c'è una memoria del celebre Giovanni Pierio Valeriano da Belluno, edi Fra Urbano Bolzanio pur da Belluno , fuo Zio ch'era fiato maeftro di alcuni Gentiluomini della Famiglia Ccrraro. Quefti Padri il cui Convento è molto ampio, hanno di frefeo eretta una Libreria , ricca di ottimi e fquifiti Libri. Annetto a quefto Convento, fé netruovaim altro con una piccola Chiefa , detta S. Niccolò della Latucca, e ora volgarmente. „ SLV A R T 4' 21? S. NICCOLETTO DEIFRARI, ufficiata pure da PP. Minori Conventuali , la quale è un teforo di Pitture antiche dei più celebri Autori. Quefta Chiefa col Convento fu fabbricata dal Senatore Niccolò Leoni , che riffe fino dopo la metà del fecolo decimo-quarto , come appare dalla fua Lapida fepolcrale." ed è Giufpa- tronato della Proccuratia d'Ultra* Tre fono gli Altari, che in effa furono dapprincipio eretti, effendone poi flati aggiunti altri due. Nel maggiore vie la famofa Tavola di Tiziano, che va al' le ftampe, e quelle degli altri due fono di Paolo Francefchi, detto il Fiamminga in una delle quali vi è S. Giovanni che predica nel Difcrto, e nelF altra Grillo morto. Le tele che adornano la Chiefa, fono di Paolo Calliari, di Benedetto fuo fratello, di Cadetto figliuolo di Paolo, di Marco di Tiziano, e di Pietro Vecchia . Le portelle dell' Organo fono del Fiammingo, e '1 Palco è di Paolo . La Cappella di S. Francefco fuori della Chiefa è tutta dipinta dal Palma, e la Cappella di Cafa Bafadonna, dalFialetti. Vi fi venera il Corpo di S. Gorgonio Martire, con altre Reliquie. Contiguo al Convento vie un Oratori» » o i i 314 GIORNATA fono l'invocazione della B. V. in cui fi radunano nei giorni feflivi alcune perfo- ne divote , occupandoli in efercizj di pietà. Nella Piazza medefima in cui è fitua- ta la Chiefa de' Frari > fi truova la SCUOLA DELLA PASSIONE di No- Aro Signore; la quale fi regola a norma delle Scuole Grandi, benché non fìadi tal numero. Prima che fotte eretta in quello fito, le riduzioni dei Confratelli che la compongono, fi facevano in S. Giuliano. Fu confumata dal Fuoco , e jrifabbricat* pegli anni xy93. Le Pitture tutte dell' Oratorio , dell' Altare, e della fianza fuperiore , fono del Palma, di Antonio Cecchini ? e dello Scaligero. Alla finiftra di quella Scuola c'è quella di 5. Francesco . Nella ftanza inferiore veggonfi varj Quadri di mano molto antica . Nella fuperiore fonovi nove pezzi di Pitture, tutte opere belle del Pordenone. Vi è inoltre un Quadro conS. Francefilo nel mezzo, e ai lati due fanti Ve- fcovì Francefcani : opera bella di mano antica, ometta dal Bofchinì. Dietro alla Chiefa dei Frari fi truova quella di S. ROCCO, fabbricata negli anni 1494. Campo àiS.PoLi- hi to{ fon Pai pio ani co (te è < tut co: in gn du fo. V fu A »I N e C li e ì i T, H A R T A. u? «lai Confratelli della Scuola di queflo Santo ( di cui parleremo fra poco ) fopraua fondo allora vacante, conceduto loro dai Padri Minori Conventuali. Qu«fto Tempio che fu rifatto dai fondamenti negli anni ijo8. è alquanto diverto dall' antico, efiendo flato rinnovato nel prefente {ecolo. Il folo Aitar maggiore, fopracui è collocato il Corpo di S. Rocco , con tutto il rimanente dei lavori di marmo, conferva la fua prima antichità. La Statua del detto Santo che fi vede in quella Cappella, fufcolpita dall' infi- gne Barrolommeo Bergimafco : le altre due dei Santi Sebafliano e Pantaleone , fono del Mofca. Sei fono gli altri Altari, fra i quali quelli che flanno ai lati, limili tra loro, furono eretti di frefco. La Tavola dell' Altare di Noftra Signora Annunziata, è opera del celebre Francefco Solimene di Napoli; quella di S. Antonio di Padova, è di Francefco Trevifano , originario di Capodiftria ; e le due che rapprefentano la Invenzione della Croce , e S. France- co di Paola , fono di Sebafliano Rizzi , Viniziano , ultimamente defunto. Le altre Pitture fono del Pordenone , del Tintoretto , di Tiziano, del Vivari- hì , della Scuola del Padoanino , e di An- O 4 ziS GIORNATA tonio Fumiani. Vi fi vede una Statua pedeflre di Pellegrino BoieJlo da Bergamo, che militò fotto l'Alviano: e la Memoria di un Barone di Francia. Poco dittante è la SCUOLA DI S. ROCCO , la quinta in ordine di tempo tra le féi Scuole Grandi , ma la prima in ricchezza, e nobiltà di lavori • La occafione di quella bella Fabbrica nacque dalla traslazione del Corpo di S. Rocco dalla Germania in Vine- gia ; il quale fu prima collocato nella Chie- la di S. Giuliano, dipoi in quella di S. Rocco e S. Margherita , finalmente in quella. Il culto di detto Santo fi è renduto aliai celebre, per edere fiata liberata ad interceflione di lui quefta Città da una crudeliflìma peftilenza, ficcome fi legge in una Ifcrizione di marmodell'anno i $j6. fatta incidere da Domenico Ferro , Guardiano di detta Scuola, tra le due Fineftrc della Sala , dove il primo ramo fi uni- fce al fecondo. Quefto magnifico, nobile e maeftofo edi- £zio, ornato didentro e di fuori di Colonne, Cornici, Intagli e Figure , fu eretto fopra un fondo che i Padri Minori Conventuali donarono ai Confratelli di quella Scuola . T g.rr A k T A. si 7 La Sala grande interiore del primo piano* è tutta dipinta dal Tintoretto . Le Scale fono magnifiche , anch' effe arricchite in tutti e due i lati di Pitture fqui- fite , di Tiziano, del medefimo Tintoretto, di Antonio Zanchi, e di Pietro Negri; due delle quali tra le altre cofe , rapprelentano al vivo le fìragi cagionate della pelle • Entrando nella Sala fuperiore fembradi vedere una Galleria preziofa di Pitture e d'Intagli, mentre tutto all'intorno le pareti fono coperte di Tele del Tintoretto, e di fcolture in legno con Geroglifici ca- pricciofi di Francefco Pianta . Meritano ancora fingolar lode i bei baffi rilevi altresì in legno che adornano gli Armari intorno l'Altare, rapprefentanti la Vita di S. Rocco, e fono Opere di Giovanni Merchiori. La fteflTa ricchezza fi offerva nella Sala, detta l'Albergo, in cui dipinte e riguardevoli fono le Pitture dello fleffo Tintoretto . Tutti i Geroglifici vengono fpiegati in un Cartello, tenuto tra le mani della Statua di Mercurio, collocata nel lato diritto nell'ingreflb del Salone . Girando a finiftra , dopo un brieve cammino , fi ghigne alla Chiefa , dedicata al- l'Appoftolo S. Tommafo, detta aiS GIORNATA S. TOMA', Parrocchia di Preti, fabbricata negli anni 917., dalla Famiglia Miana, fecondo il Sanfovino; indi rifab- bricata nel 1358., di cui ora s'intraprea- de un nuovo rinnovellamento. Ha la Facciata di marmo fui difegno di Baldiffera Longhena, con alquante Statue . Sette fono gli Altari, con Pitture del Palma, e di Andrea Vicentino. Le Reliquie che vi fi venerano, fono un Braccio ed una Mano, una Gamba ed un Piede di S. Teodofia , le Tefte dei Santi Abdone e Senne, e un Dito di S. Tommafo. Di rincontro a quefta Chiefa e' è una Scuola affai comoda, fotto la invocazione di S. Aniano; ed è dell' Arte dei Calzolai . Fine del Sefiiere di S. Paolo. SESTIERE DI S. CROCE GIORNATA QUINTA. QUefto Scftiere prende il nome dalla Chiefa di Santa-Croce in Luprio , limata in uno dei confini della Città. 11 perchè parmi cofa più conveniente, che il Fcrefikre termini colà il fuo viaggio , col prenderne in altro luogo più comodo il principio,. Paffato pertanto il Ponte di Rialto , e lafciando a mano manca la via altre volte fatta che conduce al Sefiiire di S. Paolo , tenga il fuo viaggio per laftrada, chiamata la Ruga degli Speziali, perchè le Botteghe degli Speziali erano quivi l'una dopo l'altra come in .Riga ; e dopo un brie- ve cammino e' giugnerà alla Chiefa di S. CASS1ANO , Parrocchia di Preti. Dicefi che tjuefta fia Hata fabbricata anticamente dalle Famiglie Michieli e Mi- notto i che foffe prima dedicata a S. Cecilia ', e che quivi abitaffero alcune Monache . Ella fu confegrata ai 25. di Luglio negli anni 1 367. e poi rinnovata in più ampia forma verfo la metà del fecolo fcorfo,con otto Altari affai decorofi e ricchi. V i fi vedono varie Pitture del Tinto- retto , del Palma, del Ponzone , dell'Aliente, di Lionardo Baffano , del Rufchi , di Federigo Cervelli, del Diamantini, del azo GIORNATA Renieri, del Fumiani, di Antonio Zinchi, e di Bernardino Prudenti. Nella Sagrestia vi è una Tavola di Lionardo Biffano : e il Palco fu dipinto dalPAlienfe, e da Maffeo Verona. La Tavola poi con San Giambatifta, S.Girolamo e var) altri Santi è rariffimo lavoro del Palma Vecchio. Tra le molte Reliquie che in cueftì Chiefa fi venerano, le principali fono il Corpo di S.Caflìano Martire , il Mento di S. Lorenzo, il Capodi S. Cecilia , e parte dei Capo di S. Dionigi Areopagita . Profe- guendo il cammino, e volgendofi a mano manca , fi nrefenta la Chiefa dedicata a S. MARIA MATER DOMINI, Parrocchia di Preti, eretta negli anni 960. dalla Famiglia Cappello; rifatta poi nel tf2o. fui difegno del celebre Sanfovino, e riftaurata in quelli ultimi tempi.Diceft che dapprincipio abbia fervito ad alcune Monache fotto la tutela di S. Criflina. Ella è ricca e affai bella , con fette Altari; tra quali è degno da effervarfi il Maggiore, e per la fua Tavola ch'c tutta di finiffimo argento dorato, ove in varj compartimenti fi vedono molte Figure di mezzo rilievo che rapprefentano la Paffione di Noftro Signore; e al difiòpra i dodici Appoftoli dello fteffo metallo: il tutto di maniera Greca : ed anche per la fua Lapida di §1 V I N T A. 22i marmo roflb fòpra cui fi confagra , la quale è aatichiffima , e moftra {colpite iefe- guenti parole: Ariae §>.F. Serenai Apollonius Lìb. & fibi. Nell'Altare pollo alla delira del Maggiore fono riguardcvoli due Statue di marmo fcolpite da mano maeftra : e le tre Figure di tutto tondo nella Cappe!ia della Famiglia Trivifana furono fcolpite da Lorenzo Bre- gno , e terminate da Antonio Minelli. Tra le preziofe Pitture di cui va adorna , belliffima è la Cena di Crifto del Palma vecchio. Famofa pure è la Tela che l'è di rincontro, rapprefentante la Invenzione della Croce, del Tintoretto; e va alle {lampe in foglio di Giufeppe Maria Mitelli, le quali {lampe fono per lo più di tinta rofTa . Evvi anche una bella Tavola con S.Criftina di marmo di VicenzoCa- tena. Le altre Pitture fono di Dario Varo- tari, di Nicolò Renieri, di Daniello Van- dich , di Vicenzo Catena , e di Francefco BifTuola . HCaligarino dipinfe nella Capel- la maggiore l'Annunziazione , la Natività , la Circoncifione , e l'Adorazione dei Magi: ma quelli Quadri quindi levati, fi confcrva- no nella Cala del Pievano. Tra i Pittori moderni vi dipinfe Antonio Baleftra , il Cava- lier Niccolò Bambini, e Pietro Longhi della Scuola del detto Baleltra. 2iz GIORNATA Torcendo alquanto a mano manca ver- fo il Canal-grande, fi giugne alla Chie- fa di S. Euftachio, detto volgarmente S. STAE, Parrocchia di Preti , la quale fu prima eretta dalla Famiglia del Corno che fi eftinfe negli anni 1196. e dedicata a S. Catterina. In varj tempi fu riftaurata ma finalmente negli anni proffirriamente pattati fu riedificata in augufta forma * colla Facciata tutta di marmo, ornata di alcune Statue, fcolpite dal Toreto, dal Terfia , dal Barata, e dal Gropelli : il tutto fui difegno di Domenico Rollìi Ha fette Altari di pietre fine , tra i quali è riguardevole il Maggiore ; e quello del Crocifitto, la cui Immagine doperà bella del Toreto; di cui pure è una delle Statue collocate nelle quattro Nicchie: e le altre tre fono del Terfia, del Barata, e del Gropelli. Le Pitture degli Altari fono tutte moderne, di Jacopo Amigoni, di Francefco Migliori, di Antonio Baleftra , di Giufep- pe Camerata, e del Cavalier Bambini . Sulle bali delle Colonne maggiori vi fono dodici Appofìoli; opere dei più celebri Pittori de'noftri tempi.- cioè del Ricci, del Lazzerini, del Piazzetta , del Baleftra, del Pittori, del Barbieri, del Pellegrini, 11 Olia a. di S. Sùrveon Ficcete sopra. UCanal jrrand'(. EVINTA. 2 i? del Marioti, del Tiepolo, del Manaigo,, del Trivifani, e dell' Uberti. Tra le Pitture prezioft antiche le quali fi confervano in quefta Chiefa , la Tela nella Cappella Maggiore che ripprefenta !a Flagellazione , è del famofo Giorgione: quella che l'è dirimpetto, è di mano incerta. Nella Sagreftia poi quella che v fia full'Altare, è di Maffeo Verona. Di Reliquie vi fi venerano i Corpi dei Santi Martiri, Euftachio e Teopifta , e dei Santi Agapito e Tcopifto loro figliuoli ; il Capo di S. Giangrifofiomo con molte altre. Volgendoli a finiftra» dopo alcuni viottoli, fi truova la Chiefa dedicata ai". Giovanni Decollato , detta dal volgo S. ZAN DEGOLA' , Parrocchia di Preti, edificata prima dalla Famiglia Vernerà , e pofeia riedificata, e abbellita , con fette Altari. Vi fono alcune Pitture del Cavalier Ri- dolfi, e della maniera del Polidoro. Le altre fono moderne, del Cavalier Bambini, delPittoni, del Tafia , e di Antonio Pellegrini. Le Reliquie fono di S. Filippo Neri , e un Dito di S. Giambatifta: In quefta Parrocchia è l'abitazione per gli Mercatanti Turchi, detta il Fondata) »»4 G I O' R NATA dei Turchi. Ne' tempi andati in quefto luogo era piantato un Palazzo dei Duchi Eftenfi di Ferrara . Ritornando alquanto addietro per la via che vi ci ha condotti, s'incontra la Chiefa dedicata a S.Jacopo Maggiore , Fratello di S. Giovanni , detta anticamente S. Giacomo di Luprio, e poi S. Giacomo dallo Rio, e finalmente per corruzione di voce S. GIACOMO DALL'ORIO, Parrocchia di Preti, con fette Altari. Quella ri- conofce i Tuoi principi dalle Famiglie Ba- doara e Mula negli anni 1225. Indi fu riftaurata più volte , maffime nella Cappella del SS. Sagramento , ove fi vede eretto un Tabernacolo di fini marmi. Le preziofe Pitture di cui va adorna , fono di Paolo Veronefe , e della fua Scuola , del Tintoretto , del Baffano , del Palma, di Melchior Colonna , del Lorenzo Lotto, del Tizianello , di Bartolommeo Scaligero , del Varotari, di Girolamo Santa-Cro- ce , di Giovanni Buonconfigli, di Maffeo Verona , di Giulio dal Moro , dello Scaligero , e di Andrea Schiavone . La Sagreftia fu tutta dipinta dal Palma . Ve ne fono poi al" cune altre moderne. Offervabile è il Pulpito di forma ottango- lare,formatodi finifiìmi marmi foltenutoda un folo piede. Vi è una Colonna, alta cinque QUINTA. zzi braccia, di Verde antico, così bello e fi* no che fi reputa una gioja. Qui tra le altre molte Reliquie , fi venera il Corpo del Martire S. Leandro . In quefta Chiefa aveva giurifdizione il Patriarca di Grado, confermata per fen- tenza dei Giudici delegati da Gregorio IX. come altresì aveva giurifdizione nelle Chiefe di S. Martino , di S. Matteo, di S. Canziano, e di S. Silvefiro. Facendo viaggio a mano diritta , verfo il C*nal-grande , fi truova la Chiefa dedicata a S. Simeone Profeta , detta comunemente S. SIMION GRANDE. Parrocchia di Preti, fabbricata dalla Famiglia Briotta , efTendo Vefcovo di Olivolo Pietro Martu- fio. Ella è antica, con nove Altari; « le Pitture, che l'adornano , fono del Corona , del Petrelli, del Prudenti, del Catena , del Verona,del Palma,e la Cena di N.Signore del Tintoreto,con alcune altre moderne . Tra le Reliquie fi venera del Sangue del notlro Salvatore , il Corpo di S. Simeone Profeta, e quello di S. Ermolao Prete, Martire ; i quali negli anni izoy. furono recati da Cofiantinopoli da Andrea Baldovino e da Angelo Drufiaco o Dru- fento, uomini popolari, cheli tolferoda una Cappella di S. Maria pofta allato della Chiefa di S. Soffia , e li ripofero ia P ìxS GIORNATA quefta j tinti quit us fub S. Simeonis vocabuk fahricata , come dice il Dandolo. Tenendo il cammino a mano finiftra , dopo uabrievegiro, fi giugne alla Chiefa dei SS. Appofioli Simeone e Giuda, chiamata volgarmente S. SIMÌON PICCOLO , per diflin- guerla dalla precedente ; Parrocchia di Preti. Anticamente fu fabbricata dalla Famiglia Fofcari : e nel!' Anno 1718. fu eretta di nuovo dai fondamenti in forma nobile , con piccoli, ma begli Altari. Di Reliquie vi fi venera un Braccio colla mano di S. Porotea . Degna di offervazione è la gran Cupola che cuopre quefìo Tempio tutta foderata di Rame , e li Sotterranei ad imitazione delle antiche Romane Catacóbe. Il Pievano di quella Chiefa erette nella Cafa Parrocchiale r a benefizio de'fuoi Sacerdoti , una buona Libreria , fornita di ottimi Libri. Qui vicino è l'Oratorio de' TeJJitorìdi Lana, nella cui fìanza terrena vi fonootto Quadri di Alvife dal Frifo', e la Tavola dell' Altare è di Vittore Carpaccio. Dentro alcuni vicoli nel Campo della Lana è la Chiefa e il Moniftero di Monache Agoftiniane, fotta la invocazione dei Nomi venerabili di Gesù e di Maria ; on- d ! è che dal volgo fi chiama g> U I N T A, 217 IL GESÙ-MARIA. La iftituzione di tjuefìo pio Luogo ebbe principio (blamente negli anni 162,2. dalla Nobil Donna Angela Maria Pafqualigo , la quale infie- rae con una fua forella di nome Lucia , figliuole uniche di Antonio Pafqualigo, fi ritirarono in una Cafa prefa a pigione da ima perfona privata ; e a emetta ne aggiun- fero un'altra ottenuta dal Magiftrato dei Signori Provveditori fopra gli Ofpitali , per ivi fondare una Congregazione di Donne pie. Continuarono fenza Claufur* fino all' anno 163 r. in cui dilatarono il Moniftero, e diedero principio alla Chief* che ora fi vede. Ebbero quefte la buona forte di avere la Madre Suor Cherubina Balbi, Donna di fanta vita , Religiofadel Moniflero di S. Andrea, del quale era fiata tre volte Badefla; fottola cui direzione diedero principio alla vita clauftra- le. Nel 1647. impetrarono poi dal Sommo Pontefice Innocenzo X.l'approvazionc della Claufura . La Pafquaiiga , Iftitutrice di opera cosi fanta, fini di vivere nei i^jj., eflendo paffata a vita migliore fua forella Lucia nel 1633. ai 4 di Maggio. La Chiefa è piccola con tre foli Altari, le cui Tavole fono di Pietro Mera . Vi è anche una Tela di Domenico Tintoretto. Ì> 2 ìì8 GIORNATA Qui fi venera il Corpo di S. Savina Martire, con altre Reliquie. Tenendo il cammino a mano diritta , dopo alcun tratto di ftrada che conduce "verfo un Canale , torcendo quivi a finiftra, fi nuova la Chiefa di 5. Nicola da Tolentino , de' Chierici Regolari Teatini, o Chietini , detti dal volgo I TOLENTINI. Ebbe principio queff Ordine da Gianpietro Caraffa , il quale dopo aver rinunziato il Vefcovadodi Chie- ti, effcndo venuto ad abitare in quella Città , lo introduce nella fua Cafa . Creato poi Cardinale da Paolo III. afcefe al Pontificato negli anni 1555. e prefe il nome di Paolo IV. Quefii Chierici nel 15jr. abbandonarono il primo luogo, e diedero principio ad una gran fabbrica fui model- io di Vicenzo Scamozzi , famofo Architetto. In quefti fcorfi aitimi anni fu eretta la Facciata citeriore , tutta di marmi a gran colonnati. La Chiefa è fpaziofa e ornata , con nove Altari, tra cui il Maggiore ha un bel Tabernacolo. Le Pitture fono di Bernardo Strozzi, detto il Prete Genovese, delPe- randaedella fua Scuola, del Palma, del Tizianello, di Camillo Procaccino, della Scuola di Paolo, di Pietro Damiani, di • g. V I K T A. 23f Odoardo Fialetti, del Prudenti, del Va- rotari, di Alvife dal Frifo, di Giambati- fta Ferrarefe, del Padoanino, e del Forabosco . Vi fi venera il Corpo di S. Marcilia- no Martire. Quivi giacciono le offa di tre Dogi della Famiglia Cornara , Giovanni e Francesco , Padre e Figliuolo, e Giovanni. Sotto il Governo del primo, che fu eletto negli anni 1624. e morto fei anni dopo , venne in quella Città il Gran-Duca di To- fcana con fuo Fratello , i quali erano di paflaggio per l'Alerragna : nel qual tempo ancora feguì la guerra di Mantova . II Doge Francefco eletto negli anni 16$ 6* pafsò da quefla vita, ventidue giorni dopo la Aia elezione. Maeftofo è il Moniflero di quelli P a " drì, a cui aggiugne ornamento una be^ a e copiofa Libreria . Prendendo il cammino 1 mano manca, e pattato il Ponte che primo s'incontra, dopo buona pezza di ftrada, fi truova in una gran Piazza la Chiefa e il Moniflero di Monache Agofti- niane, fotto la invocazione di I B S. ANDREA, fituato in quello fleflb luogo, in cui per Paddietro era uno Spedale di povere Vedove e Cittadine. Dopo P 3 23o GIORNATA di efiere flato deftinato ad ufo di Mona» che, fu il Moniflcro ingrandito, e riftau- rata la Chiefa ; e fotto il Doge Andrea Dandolo , eflendo Patriarca di quefta Città Niccolò Morofiai, quelle Religiofc fi obbligarono al voto di perpetua Claufura , La Chiefa ha fette Altari, maeflrevol- mente e riccamente lavorati. Si vedono ai lati dell'Aitar maggiore , due Quadri del Tintoretto. La Tavola di S. Agoftino , è di Paris Bordone", e quella di S. Girolamo è di Paolo Calliari . Delle due Tele poi fopra il Coro delle Monache , l'unaèdel Tintoretto, l'altra del Palma , Tra le Reliquie e-he vi fi confervano, tì è il Corpo di S.Saturnino Martire, e parte del Corpo di S. Maria Cleofa. Vi fi legge la feguente Ifcrizione della Principerà Maria, moglie del Doge Michele Steno: Heic jacet corpus Serenissimae D. Mariae Uxoris quondam Sereniss. ET ExCELLENTISS. D. D. MlCHAELIS Steno , ohm Inclyti Ducis Veneti arum , QUAE OBIIT DIE IV. MENSIS Maji , mccccxxii. Anima cujus requiescat in pace. Dopo non moltt flrada, in una Ifolett» unita ali* Città con un Ponte di tavole, §L U 1 N T A. 231 fi vede !a Chiefa e il Moniftero di Monache Francefcane, di S. CHIARA, la cui erezione fi attri- buifce alle Famiglie Poiana e Bernard» negli anni 1234. Arfe quefta nel fecolo decimo fefto; e in queir incendio perirono molte cofe preziofe, che adornavano il Tempio antico: ma fu ia brieve riedificata alla maniera moderna , con cinque Altari; in ciafcuno dei quali vi fono Tavole di eccellenti Pennelli, eflendovene due tra le altre di mano del Palma , oltre quelle di Pietro Vecchia, di Matteo Ingoli, dell' Alienfe, dello Scaligero, di Bernardino Prudenti, di Pietro Malombra, del Tizianello, del Petrelli , e del Lo- renzetti, Quelle Monache confermano un Chiodo tinto del Sangue di G'efucrifto , lafciato loro da S. Lodovico Re di Francia : come anche un Anello dello fteffo Santo , avente per Gemma una particella del Legno della fanta Croce. Seguitando il cammino già prefo , pochi pafii lontana è la Chiefa e il Moniftero di Monache Francefcane , che il volgo chiama LA CROCE DI VENEZIA , da P 4 cui *3» GIORNATA prende il nome il Seftiere che fi è feerie finora. Quella fu eretta negli anni 900.,, e riedificata in forma affai più moderna l'anno ij^c. fotto il Doge Pafquale Ci» cogna, nel qual tempo fu conceduta a quefte Monache, ridotta in Pa-rrocchia, e confegrata negli anni 1600. Ha otto Altari, fra cui quello dell'Annunziata con tutta la Cappella è dipinto dal Palma , del quale ancora fono molte altre Pitture fparfe qua e là per la Chiefa ; e quello di S. Chiara è dipinto dal Tintoretto , in cui fi vede il ritratto del Pontefice Sirio V- Le altre Tele fono di Pace Pace , di Giovanni Contarini, delVivarini, di Paolo Piazza, di Andrea Vicentino, del Fialetti, di Leandro B affa no, edelPilotti. Vi fi conferva il Corpo di S. Fidenzio, con altre Reliquie. Qui giacciono le offa di Domenico Mo- rofini che morì nel iij£. A quello Sefticre fono unite molte Ifole circonvicine , le quali vedremo , dopo aver vifitato il Seftiere di Dorfo duro, eh' è il fello ed ultimo, così detto, fecondo il San- fovino , dalla forma dell'Ifola, la quale effendo comefcoglio, avea la figura di un Dorfo. E quella fu 1' ultima parte della Città che foffe abitata. Fine del Seftiere di S. Crece. n orfo 30., :rn* Ci* a t, > e mn- Pal- Pit- odi li fi ; alimi uà, di sio, "ole ver ■ il 'an- :ale un :lh Veduta di Venezia uaimdo dalla parte di Ftìròm SESTIERE DI DORSO DURO GIORNATA SESTA. POichè nel terminare il giro del Sefiiere dell* Croce, fi fumo fermati preffoalla- Parrocchiale di S. Pantalcone , da quella continueremo il cammino fino al terminare il Sefiiere di Dorfo duro. Profeguendo adunque la flrada, dopo aver oltrepaflato il Canale, arrivali alla Chiefa di S. PANTALEONE, Parrocchia di Preti , la quale ebbe principio negli anni iozj. dalle Famiglie Signola e Caula; e fu poi rinnovata dai fondamenti nella forma elegante che ora fi vede. Ha nove Altari, tutti ricchi di marmi, adorni di Pitture, e forniti di ogni altra cofa di lorofervizio. Le due Tele di S. Pantalcone e di S. Bernardino , fono opere infigni di Paolo. Ve ne fono del Palma,, del Vivarini, di Alvife dal Frifo , e del Paganino; di cui pure è opera Angolare la Tavola , ch'è fuli'Altare nella Sagreiìia. Il Palco della Chiefa è opera maraviglio!^ del Fu- miani.Le altre Pitture fono di mano moderna. In queft* Chiefa vederi una Cappella fabbricata colle mifure precife come quella della Santa Cafa di Loretto. Di rincontro a quella Chiefa vi è quella di aj4 GIORNATA S. MARGHERITA , Parrocchia di Pre. ti, fabbricata fino dall' anno 837. fotto il Doge Pietro Tradonico , daGerainiano Bufignacco, Padre di Mauro Vcfcovo V. di Olivolo, fecondo il Sanfovino . Otto fono gli Altari, tra cui è nobile il Maggiore. Le Pitture fono diGiufeppe Enzo, del Petrelli , del Tintoretto, di Andrea Vicentino, di Pietro Negri, e di Antonio Zanchi, Dinanzi alla Chiefa di S. Margherita fi vede una Piazza che può aver luogo tra le maggiori della Città, in fondo alla quale giace la Scutla dei Pelliciaj, che prima era prefTo alla Chiefa dei Gefuiti ; e fu qui trafportata, quando quei Padri fabbricarono la nuova Chiefa, per dar fìtta alla Facciata. Ella è detta volgarmente dei Varotari dai Vari , o Vaj , che fono una fpezie di animaletti fimili ai Sorcj, i quali hanno bianco il ventre , e cineric- cio il dorfo. I Viniziani chiamano Vari le pelli del ventre, e Dejji quelle dell* fchienai e perciò l'Arte dei Pelliciaj viene da elfi detta del Varotari . In quefìa Scuola vi fono due Quadri, l'uno di Car- letto figliuolo di Paolo Veronefe, e l'altro del Liberi. Pochiffimi paffi lontano è il gran Tempio col Convento dei Padri Carmelitani detti dal volgo VK SESTA, 21 y I CARMINI, la cui erezione fi riferi- fce a Giovanni Zancarolo nel 1135. Quattordici fono gli Altari preffochè tutti belli,- fai Maggiore dei quali confegrato a Nofira Signora, c'è un ricco e maeftofo Tabernacolo. Di non minore ftima fono per la finezza dei marmi gli Altari dedicati alla Vergine, detta del Carmini, a S. Terefa, a S. Liberale, e fopra tutto quello del Crocififlo , in cui fi ammirano oltre i Porfidi e i Serpentini , due La" lire pofte fotto le bafi delle Colonne , che vengono tenute in conto di gioje. La Chiefa è in tre Navi fotlenute da molte Colonne, intorno alle quali, e dentro e fuori, fono in gran numero le Pitture , rapprefentanti azioni di varj Santi, e maffime di S. Terefa e del Profeta Elia. Quefte fono del Carbonzino , del Varotari, del Liberi, del Vicentino, di Pietro Negri, di Pace Pace, delPAlienfe, di Luca Giordano, di Sebaftiano Mazzoni , di Alvife dal Frifo, del Palma , di Lorenzo Lotto , di firmano Stroifi, di Crifloforo Parmefe , di Andrea Schiavone, del Bianchi, di Marco figliuolo di Andrea Vicentino , dell'Enzo , di Benedetto Diana, di Lionardo Corona, del Prudenti, del Conegliano, e del Tintoretto ; di cui vi ha una Tela colla Circoncifione di 2j* GIORNATA Noftro Signore, nella quale ha talmente imitato la mano di Andrea Schiavone , che da molti viene creduta dello fteffb Schiavone. il Palco è tutto dipinto da Giambatifta Lambranzi, il quale fece an- che altre opere fparfe per la Chiefa . Di Reliquie vi fi venerano il Corpo di S. Corduia , Vergine e Martire , il Capo di S. Ulderico, ed altre. Varj fono i Maufolei, tra cui magnifico è quello di Jacopo Fofcarini Cavaliere e Proccuratore di S. Marco , che occupa tutta la Facciata interiore , con bella Ifcrizione. Altre memorie fi veggono di alcuni personaggi delle Nobili Famiglie , Veniera , Poiarù , Civrana, e Goria . Vicino alla Cappella di S. Pietro vi è il Sepolcro colla Statua di Bronzo di Monfignor Lorenzo Lauretto, Viniziano, di quell'Ordine, Vefcovo d'Adria, OratoreFilofofo e Teologo infigne , che fu uno de' Padri del Concilio di Trento. Ufciti tofto di Chiefa per la Porta laterale per cui fiamo entrati, fi vede li Scuola di Noflra Signora delCarmine , dove fi confervano le ricche fuppellettili, le argenterie, e le giop, che fervono ad ornar l'Altare ch'è nella Chiefa , e per le altre fagre funzioni . Vi fono alcune Pitture moderne , tra le quali ve ne ha uni del Padoanino. SESTA. 337 Qui conviene interrompere un poco l'i n- cominciato cammino ", e tenendo quelia via , ch'è di rincontro a quella Scuola , dopo alquanto di ftrada , fi giugne alia Chiefa di S. BARNABA, Parrocchia di Preti. Antica è la fua fondazione; arfe *oinei 1168.; ed ora è per efiere fabbricata dai fondamenti. Vi fono alcune Pitture del Palma, di Dario Varotari, di Andrea Vicentino e di Marco fuo f.gliuolo, di Antonio Zanchi, di Girolamo Pellegrini, e di altri Pittori moderni • Tra le Reliquie vi fi venera un Braccio di S.Jacopo Appoftolo , cor. alcune altre . Qui giace fepolto Claudio Ariofto, nipote del famofo Poeta Lodovico Ariofto , il quale fu Ambafciadore per gli Principi ci'Eiteappreffo Pio IV. Carlo V. Filippo II. e la Repubblica Viniziana. Facendo ritorno alla Chiefa dei Padri Carmelitani, e feguendo il corfo del Canale , ci fi prefenta una piccola Chiefa , ina ornata , con un folo Altare , dedicata a Noftra Signora ; e viene detta IL SOCCORSO . Ella fu confegrata negli anni 1609. fotto il DogeLionardo Donato da Monfignor Lorenzo Prezzato, Vcfcov© diChioggia. La Tavola dell' Al- a?8 GIORNATA. tare, dipinta da Carlo Calliari figliuolo dì Paolo, rapprefenta la Vergine Madre in aria foftenuta dalle nuvole, e fotto di ef- fa molte Donne di afpetto gentile che depongono con difprezzo le gioje e gli ori che le adornavano, e in proporzionata distanza, parecchie altre che, per isfuggirl' ozio, fi applicano a varj lavori. D'intorno alla Chiefa vi fono alcune Pitture del Naitlingher, e dell' Enzo. Anneffo alla Chiefa èunConfervatojo, o fia Spedale, in cui fi ricoverano alcune povere Femmine di pericolante oneftà < Volgendo alquanto a finiftra fi vede la Chiefa di S. SEBASTIANO, col Convento dei Padri Eremiti di S. Girolamo, detti Gc- rcnimiti , i quali vivono fotto la Regola' del B. Pietro di Pifa. Ignota è la fua fondazione. Egli è certo però, che negli anni 1562. fu riftaurata in forma affai decorofa, confegrata, e conceduta a quelli Padri. Ella è arricchita di preziofe Pitture , effendo quafi tutta ornata dal pennello di Paolo Calliari. Il Cielo della Chiefa è opera fua, avendo prima in età d' anni 35 dipinto quello della Sagreftia. Vidi- pinfe pure a frefco la Volta della Cap- SESTA. z^ 9 peli* maggiore. La Tavola dell'Aitar maggiore , quelle che vi fono ai lati, le Portale dell'Organo dentro e fuori, le Sto- riette che fono nel Pulpito, e intorno al iepolcro di Lorenzo Donato; selle Cappelle minori, Crifio al Giordano, eCro- cififfb; e una piccola Tela fopra una trave della Cappella di S. Girolamo , con Noftra Donna ed una Santa e col ritratto di un Frate, fono tutte opere eccellenti di Paolo ; alle quali fi deve aggiu- gnere il gran Quadro ch'è nel Refettorio di quefti medefimi Padri ; dipinto nel ij/o. in cui fi fcoprono tutte le bellezze di sì valente pennello . Né dobbiamo lafcia- re ineffervato un Quadretto con S. Girolamo rielPEremo, ch'è fopra la Porta di un Oratorio vicino alla Sagreftia , dello fieno eccellente Pittore , il quale giace fepolto in quella Chiefa; e fopra la Pietra che chiude le fue offa ì leggefi quefta Ifcrizione : Ptulo Calliarìo Veron. Piflori celeberrimo , Filii & BenediBus jrater pientifs. , Et fibi pofterifque. DeceJJit XII. Kal. Maji MDLXXXVIII. Allato dell'Organo vi è la fua effigie: lavoro diMatteo Carneri, con altra Ifcrizione. a 4 * GIORNATA Oltre le accennate Pitture, ve ne fono di Andrea Schiavone , di Batifla Verona, del Palma, del Vicentino, del Bonifacio , del Tintoretto ; e nella Cappella CrafTo ve ne ha una di Tiziano. La Conversione di S. Piolo nella Cappella dei Lolini, fatta a Mufaico, fu opera di Ar- minio Zuccato , valente Maellro in quella profeffione. Vi fi venera una Spina della Corona di Noftro Signore, e unj ferro delle Saette, onde fu martirizzato S. Sebaftiano , con molte altre Reliquie. In quella Chiefa vi fono le Memorie di Niccolò Craffo, che prima applicò al Foro, indi alla Navigazione , in cui avendo perduta ogni fua facoltà , ritornò al Foro; di Melio da Cortona, Generale della Infanteria della Repubblica , in una Cappella ov'è la Scatua di Maria Vergine , fatta da Tommafo Lombardo: di Livio Poda- cataro di Cipro, Arcivefcovo di Leucofia, celebrato dal Benziano nelle fue Poefie volgari : di Marcantonio Grimani , Senatore, nella cui Cappella la Tavola di marmo è fcolpita dal famofo Aleffandro Vittoria : e di alcuni altri. In due tra loro opporle vie, dopo un brieve cammino, che da quella di S. Sebaftiano guida alla Chiefa dell' Angiolo R.«f- SESTA, t^t fttelh , fi dee giugnere alla fine di quello Seftiere ; l'una dellequalièa mano diritta, e l'altra afiniitra. Prende remo quella a diritta, come più brieve; e di poi ritornando a S. Sebaftiano , termineremo il viaggio a finiftra. La Chiefa dunque che prima s'incontra per quella parte, di cui è Titolare L'ANGIOLO RAFFAELLO, Parrocchia di Preti, è antichiffima, anzi la feconda che fia ftata fabbricata in quefta Città , dopo quella di S. Jacopo Appoftolo Beli'Ifola di Rialto. Negli anni 1 106. ri- mafe confumata dal fuoco , ma fu in brieve rifabbricata. Fu poi rinnovata l'anno }6ì 8. fotto il Doge Giovanni Bembo , e ridotta pofcia a'noftridì nella maniera in cui fi vede al prefente, con nove Altari di marmo vagamente difpofti . La Facciata è ornata con Pilaftri , Cornicioni , e Statue. Le Pitture fono di Alvife dal Frifo , dell'Alienfe , di Andrea Vicentino , del Palma, e della Scuola di Tiziano. Dietro il Tabernacolo c'è la Cena di N. Signore: Opera del Bonifacio. Tra le Reliquie fi venera principalmente il Corpo di S. Niceta Martire. All'incontro della Chiefa vi ha un piccolo Monifìero, ma fenza Claufura, in, 242 GIORNATA -cui vivono alcune Monache Pinzochere,, fotto la Regola di S. Francefco d'Afiifi, In poca diftanza fi fcorge la Chiefa diS. Bajìiio, detto dal volgo S. BASEJO , Parrocchia di Preti eretta negli anni 905-. dalia Famiglia Molina. Alfe nel 1105. e fu rifabbricata. Effendo poi caduta per un Terremoto nel 1347., fu in miglior forma affabilità . Si vede adorna di Pitture del Prudenti, di Lio- nardo Corona da Murano, di Pietro Mera , di Bartolommeo Donati, del Palma, dell'Alienfe, di Marco Tiziano , di Antonio Gambarato, di Camillo Marpegnano, e di Giufeppe Scolari. Quivi ripofano i Corpi di S. Coftanzo Anconitano , e del B. Pietro Acotanto Viniziano. Vi fi venera inoltre un Dito di S. Filippo Appoftolo , un altro di S. Bafilio, e parte della Pelle di S. Bartolommeo. Poco lontana da quefta Chiefa è quella di S. NICCOLO', Parrocchia di Preti , detta di Dorfo duro dal Dandolo, e dei Mendicoli dal Sanfovino - , il quale dice , che fu eretta dai Zancaruoli. Anche quefta arfe negli anni 1106. nel fatale incendio, che devaftò miferamente una sì gran partedella Città . Riedificata poi con fette Altari, fu ornata di belle Pitture del Pai- S E S T A. s 4? ina, di Pietro Malombra, dell'Alienfe , dì Aivife dal Frifo, di Lionardo Corona da Murano, di Andrea Schiavone , di Mon- temezzano , di Cadetto Calliari, di Giam- batifta Zilotti, della Scuola di Tiziano, e di quella di Paolo. Vi ripofa il Corpo di S. Nicheta Martire, con altre Reliquie . Da S. Niccolò fi pafTa con poco viaggio alla Chiefa e al Monifìero di Monache Agofliniane , tutte Nobili, fotto il nome di S. MARTA. Quella fu edificata dalla Famiglia dei Salomoni, la quale tuttavia conferva la memoria della pia iflituzione; poiché ciafeuna BadefTa nella fua Éo- va elezione è folita di mandare al più vecchio della dettaFamiglia unaRofa di feta- La Chiefa è fiata riedificata in gran parte, con fette Altari, tutti ricchi di fcelti marmi; e vedefi adorna di molte buone Pitture, del Tintoretto , di Leandro BafTano , delia Scuola di Paolo, del Fia- letti, di Alvife dal Frifo , di Andrea Vicentino , di Bernardino Prudenti, di Mon- temezzano , di Matteo Ingoli, di Domenico Clavarino, della Scuola di Tiziano, di Antonio Zanchi , di Santo Piatti, e di alcuni altri Pittori moderni. 11 Palco tutto è opera del Lambranzi. Fra le Reliquie moflrano quefle Mona" i *44 GIORNATA the il Corpo di S. Agapito, e una Ma* no di S. Marta. In queiìa Chiefa giaccio* no le offa del Celebre Stampatore Gio* Tanni Giolito de'Ferrari, che nella Ifcrizio- ne vien chiamato nobilis vir et intsgerrìmus « Incamminandoli per quella firada, che guida, come fi è detto, al finifiro lato di quella divifione che abbiamo fatta di que- fto Seftiere , ci fi prefenta la Chiefa e il Moniftero di Monache Carmelitane di 5. Terifa , dette perciò dal yolgo LE TERESE. Quefte ebbero principio negli anni 1645. avendo ottenuta la per- miffione dall' Eccellentiilimo Senato d'in- trd^urre in quella Città l'Ordine religio- fo di S. Terefa Carmelitana , profeflato da femmine. Quello luogo era prima abitato dai Riformati di S. Francefco ; il quale fu poi da quelle Religiofe ingrandito , e ridotta la Chiefa con fette Altari, ornati di marmi e di Pitture di Niccolò Renierì , di Giambatifta Langetti , l'uno Genovefe e l'altro Fiammingo, del P. Martino Cappuccino , di Andrea Schia- vone , e del Zanclii. Vi fi ritrovano i Corpi dei S. S. Aneo, Pio, Valerio, Quirino Martiri, e quello di S. Mafiìma. Non molto lungi da S. Terefa , nel cammino che abbiamo disegnato di fare, s'incontra la Chiefa confegrata a SESTA. i 4 y S. MARIA MAGGIORE, e il Mq- niftero di Monache Francefcane . Circa la erezione di quefta Chiefa , fla incifo in una Colonna di effa , che fé ne cominciò la fabbrica negli anni 1497.: Princi- pium hujus tsmpli fuit anno 1497. E fulla fepoltura di Alvife Malipiero filegge , che ne fu egli il fondatore : Aere fuo a fun- damentis extruenduw curnvìt ; eflendo morto 40. anni dopo > che fi è dato principio a quello edifizio, come accenna la fua Ifcrizione . Un Francefco Mocenigo , Senatore e Proccuratore di S. Marco, la- fciò che vi foff'e fatta una Cappella ; e un Tommafo Canale Bergamafco beneficò quefio luogo. La Chiefa è ampia; e può con buona ragione chiamarfi preziofa Galleria di ra- riflìme antiche Pitture : Fra le più infi- gni fi rimarca la Tavola con S. Giamba- tifta: eccellente Opera di Tiziano: quella dell' Aitar Maggiore , di Paolo Verone- l'e: l'altra coli' Afcenfione di N. Signore, del Bonifacio: il gran Quadro fopra la Porta che mette nel Convento del Va- rotari : e in fine il famofiffimo dell'Arca ili Noè , di Jacopo Battano : Opera copio- fifiìma e fquifitiilima. Partendo di qua fi giugne alla Chiefa dedicata a tuttasanti, detta perciò z±6 GIORNATA OGNISSANTI, unita al Monifterodi Monache Benedittine. Quella fecondo il Sanfovino, fu fabbricata neglianni 15 80. dalle Famiglie Barbariga e Duoda ; nu fuccelìivamente poi accrcfciuta e abbellita. Sette fono gli Altari; e tra quedi il Maggiore ha la tavola con tutti i Santi dipinta da Paolo Calliarij di cui pure fono la Portella del Tabernacolo, e quelle al di dentro e al di fuori dell'Organo, vicino al quale vedefi una beli' opera del Liberi rapprefentante la Strage degli Innocenti. Le altre fono, di Andrea Vicentino , di Jacopo Alberelli allievo del Palma, di Pietro Vecchia, di Carlo Lo- th, di Giufeppe Enzo, del Zecchini, di Pietro Ricchi, del Cav. Ridolfi, e di Ago- flino Literini. Il Palco della Cappella yicina alla Sagreftia, è del Pellegrini. Vi fi venerano i Corpi di S.Maurizio, e di S. Demetria. Seguendo il cammino fempre a finiftra fi truova la Chiefa dedicata a' SS, Gtrvafio e Protafio , Martin di Milano, decapitati nella perfecuzione di Nerone, detti corrottamente S. TROVASO, Parrocchia di Preti . Quella era Fabbrica molto antica, la cui riedificazione dal Sanfovino fi riferifce all'anno 1028. per opera delle Famiglie Barbariga e Caravella : ma divenuta un' SESTA. 347 altra volta rovinofa, fu riedificata nel 158 3» in forma affai elegante fui difegno del Palladio, con donici Altari. Le Tele che l'adornano, fono di Pietro Malombra, del Palma, del Tintoretto, del Zanchi, del Mazzoni , di Giovanni Bellino, di Bernardino Prudenti che ha copiato un Ci'ifto alla Colonna di Tiziano, di Rocco Marconi, e di Alvife dal Frifo. Nella Tavola full' Altare della Cappella Molina, vi è un Santo di quella Famiglia. In quella Chiefa ripofano i Corpi de* SS. Epifanio e Grifogono , Martiri. Quivi giace Jacopo da Riva , Capitano delle Navi, che nel 1649. lì portò valo- rofamente contra i Turchi. Poco dinante è la Chiefa di S. Maria della Carità-, uffiziata da Canonici Lateranenfi , detta LA CARITÀ'. Quella fu eretta da Marco Giuliani fotto il Principato di Domenico Michele, negli anni 1119. luogo celebre per la fama che ci dimorane per qualche tempo Aleflandro III., fuggendo dalla perfecuzione di Federigo Imperado- re , come appare da. alcune Ifcrizioni. Quella Chiefa conferva ancora la immagine di grande antichità . Tredici fono gli Altari, tra i quali diftinguefi quello di S. Giorgio , per la Tavola di marmo e per le belle Colonne che lo adornano. Di I 2>lt GIORNATA l'incontro appare la Cappella magnifica dei S. S. Sacramento, ricca di Porfidi , e Serpentini; ove il vede un Crifto di Bronzo di buona mano. Riguardevole pure è il Coro, benché antico, lavorato da Alefifandro Brigajo.- Si veggono in quella Chiefa molte pre- ziofe Pitture, del Vivarini, di Vicenzo Catena, di Antonio Foller , del'Coneglia- no, della Scuola di Tiziano, di Vittore Carpaccio , di Giovanni Bellino, di Gay- letto Calliari. E fopra tutto la Tavola col riforgimento di Lazzero: Opera ringoiare di Lionardo Bafiano. Nel Refettorio di quefti Canonici vi ha un Quadio di Antonio Zecchini: Opera delle belle di quello Autore. Vi fi venera il Corpo di S. Aniano > che fuccedette a S. Marco in Alexandria, con molte altre Reliquie. Varie fono le memorie di perfonaggi illuftri, le cui offa quivi ripofano . Vi giacciono due Dogi, Marco ed Agoftino Barbarighi , fratelli ; il primo dei quali tenne il Governo nove mefi, e il fecondo quindici anni . Sotto il Principato di Marco, che fini di vivere fulla fine del 1485. , fcrive il Marcello, che fu creato l'Uffizio dei tre Signori fopra la Sanità; benché il Sanfo- SESTA. a 4? vino dica, che furono latti nel 1491. nei tempi di Agoftino. Fu eretta in oltre la Facciata del Palazzo Ducale che guarda fopra la Scala elei Giganti. Nel tempo del Governo dell'altro Fratello Agoftino , che gli fuccedette immeditatamente , e pafsò all'altra vita negli anni ijoi., venne a morte Jacopo figliuolo del Re di Cipro ; il perchè la Repubblica prefe in tutela il Regno e la Regina Madre Catterina Cornara. Carlo Vili. Re di Francia fcefe in Italia con un potente efercito per l'acquiliodelRegno diNa- poli. I Viniziani acquiftarono Cremona e la Ghieradadda : e riduffero in loro potere , Brindili 3 Otranto, Trani, Monopoli, e Pulignano , Terre della Puglia . Nel 1495. i Turchi fecero una fcorreria nel Friuli, la (juale viene dèfcritta dal Sabellico. Di rincontro al Maufoleo dei Dogi Bar- barighi, vi è quello del Doge Niccolò da Ponte, Dottore, che fu nel Concilio di Trento Legato per la Repubblica , ove dimoerò la fua rara prudenza , e ilfuogran Ceno . Egli afcefe al Principato nel 1578. in età di anni 87. ; e ne regnò altri fette e quattro mefi, effendo morto in età di 94. anni. Nel fecondo anno del fuo Governo, Francefco de v Medici Gran Duca di Tofcana, prefe per moglie Bianca Cap- 2 5 o GIORNATA pello, figliuola di Barcolommeo. Si dieic principio alla gran Fabbrica delle Proccu- ratie Nuove. Dal Patriarca Giovanni Tri- vifano, fecondo le cofìituzioni del (agro Concilio di Trento, fi ereffe il Seminario in Murano: e quello di S. Marco a Caflello, fu edificato dal Doge e da'Proc- curatori di Supra. Nel mezzo della Chiefa vi è il Sepolcro della Famiglia Roffi da Parma : e vi giace anche Lazzero Mocenigo, che morì combattendo contra i Turchi ai Dardanelli nel 1657. Nel primo Chioftro vi è il fepolcrodi Briamonte, celebre Capitano . Vicina alia Chiefa è Ja Scuola grande di S. Maria della Carità, detta la SCUOLA DELLA CARITÀ', la prima che fia fiata iftituita in quefta Città, come dicemmo altrove. Quivi fi vede il ritratto del Cardinale Beiìarione, fenzal' ornamento della fagra Porpora, con un Cappuccio nero,come ufano di portare iMo- naci Bafiliani, ed è opera di certo antico Pittore chiamato Cordella . Egli donò a quefìa Confraternita parte del Legno della fanta Croce, della Tonaca di No- Aro Signore, e molte altre Reliquie pre- ziofe e venerabili ; del che fi vede fono il fuo ritratto una Memoria. SESTA. 2 j i La Fabbrica neIJo (tato in cui fi ci uova alprefente, fu cominciata negli anni 1334. nel mefe ,"f" "%TA-jrasva ai J. Marco rrz*da* SESTA. aj7 che infegaano a' giovanetti i fondamenti principali della Dottrina Cristiana. Ha un folo Altare, e alcuni Quadri del Tintoretto, di Marcino de Voi, del Ponzone , di Antonello da Medina, del Malombra, e di Giovanni Bellino. Non molta flrada conduce in giro artorno una lingua di terra , che guarda il Porto di Vinegia , fulla quale c'è una Fabbrica , fatta negli anni 1681. fui difegno di Giu- feppe Benoni , che fi chiama LA DOGANA DA MARE. GÌ' Italiani la chiamano Dogana dalla voce Doga che per l'addietro lignificava Botte, e ora figniiica le Ajji che compongono la Botte. In fatti la maggior parte delle mercatan- zie ponevano nelle Doghe o Botti; ond'è che il luogo ove quelle li riponevano, fu detto Dogana . Per dare una idea della fabbrica , fi vede fopra un bel Colonnato di marmi grezzi una Toricella, fulla cui fommitàèfo- ftenuto da più Statue un gran Globo di rame dorato; e fopra quello, ra^prefen- tante il Mondo , è collocata la Statua della Fortuna, che ad ogni foffio di vento li aggira. Fatto il giro attorno la Dogana in quella parte che rifguarda Flfola della Giudec- R _ i.j% GIORNATA ti, di cui parleremo fra poco, fitruova la Chiefa dedicata a Santa Maria dilla Umiltà, detta LA UMILTÀ', eilMoniftero di Mo- nache Benedittine. Era efla fabbrica antica, ma fu poi riftaurata nel tempo che la uffiziavano i Gefuiti, cioè prima dell' anno 1606. in cui fono partiti dalla Città e da tutto lo Stato : e allora la Chiefa colFAbitazione fu data a quefte Reli- giofe , le quali prima abitavano PIfola di S. Servolo; e fi trasferirono ia quello luogo nell'anno 1615. a' 27 di Giugno. Vi fi annoverano fette Altari con Pitture di Paris Bordone, di Marcantonio del Moro, del Diamantini, del Battano, di Paolo Veronefe il quale ha dipinto anche tutto il Palco : di Baldittera di Anna, del Palma, del Tintoretto , e del Pe- trelli. Fra tutte quefte Pitture merita par- ticolar menzione la Tavola de' S.S. Pietro e Paolo del celebre Jacopo da Ponte, detto il Badano. Dicefi che venendo rimproverato il Battano di non dipingere, fé non affai di rado, figure co' piedi fcoper- ti, forfè perchè non fapeva fargli comefi conveniva ; volle in quefta Tavola dime ftrare il contrario, facendogli feoperti e grandi anche quanto baftar poteva. Sesta. 359 , Tra le Reliquie, le principali fono il Corpo di S. Leone Vefcovo, una Gamba di S. Servolo, e il Capo di S. Anma. Vicino alla detta Chiefa vi è un piccolo Oratorio dedicato a S. Filippo Neri, in cui fi veggono alcune Pitture di Ermanno Stroifi, e di Domenico Bruni . Senza mai torcere dalla via incominciata fi giugne alla Chiefa, detta LO SPIRITOSSANTO, col Monifte- fo di Monache Agostiniane, la cui erezione non è del tutto certa . Sette fono gli Altari, tutti riccamente adornati ; fra i quali difiinguefi molto quello dedicato alla Vergine Maria della Salute. Le Tavole, che gli adornano , fono dipinte dal Tiziano, dal Tintoretto, dal Polidoro , dal Giordano , da Pietro Ricchi, dall'A- lienfe , e dall' Ingoli. Vi fi conferva un Braccio di S. Simeo- ae Appoflolo. La Porta maggiore della Chiefa nell* parte interiore è tutta occupata da tre Maufolei colle Statue e colle Ifcrizioni , che perpetuano la memoria di tre Senatori della Famiglia Paruta. Il primo ch'è nei mezzo , rapprefenta il Cavaliere e Proc- curatore Paolo, famofo per le Legazioni e dignità foftenucc , e risolto più per la R a a£o GIORNATA fax Storia, che comincia dall'anno ij 13., e continua fino al 1573. per la quale merita di effere celebrato l'opra modo . Morì in età di y8. anni nel 15^8. a' 6. di Dicembre. Al laro deftro fi vede quello di Andrea fuo Fratello, illulìre per molti Uffizj foftenuti con gloria ; e morì nel j 600. a' 22. di Novembre in età di anni 67. Al finiftro poi è quello di Marco, figliuolo di Paolo, imitatore del Padre e del Zio, il quale pafsò da quefìa vita in età di 53 anni a' 22. di Luglio. Vicina a quefta Chiefa èia Scucia dell» Spiritoffanto con tre Altari, la quale appartiene ad una Confraternita di perfone divote. Le Pitture fono di Polidoro, di Domenico Pafquali, e di Antonio Zinchi. Tenendo la fletta via fi prefent* lo Spedale e la Chiefa, dedicata alla Trasfigurazione di Noflro Signore, detta GL' INCURABILI . Effendo formata dapprincipio di tavole negli anni 1512- incominciò poi ad eiTere fabbricata ài Pietro Contarini che fu Vefcovo di Paf- fo; indi rifatta fui modello del Sanfovi- no per opera di Antonio Contarini Cavaliere . Il Palco fu fatto per lafcito di Lorenzo Zantani, leggendovi quelle parole: Venuftijfima laquearia ex pi» Laureti- SESTA. z6ì tiì "Lantani legato. In quefio pio Luogo fi ricevono quelle fanciulle che fono rimarle fenza i loro genitori ; le quali vengono iltruite nel canto e nel fuono per fervigio della Chiefa nelle fagre funzioni, nel qual efercizio riefcono sì perfettamente , che per quefto titolo grande è in tutto 1' anno il concorfo de' Foreftieri, non effeadovi alcun Perfonag- gio cofpicuo, che giunto in Vinegia , fen parta fenza aver onorato col fuo intervento quefto Pio luogo . Oltre a quelle fi accettano tutte le perfone povere , afflitte da qualunque forta di mali incurabili (dalla qual opera pia lo Spedale ha prefo il nome) e fono trattate con cari-» tà per tutto il corfo dell'anno, e in modo particolare ne'primi giorni del raefc di Aprile; nel qual tempo gl'infermi concorrono in gran numero; cfTendo fpecial- mente fra gli altri ricevuti tutti quelli , che febben di Stato eftero, trovanfi oppreflì dal Morbo Gallico. La Chiefa e gli Altari fono adornati in forma affai conveniente al culto di Dio; le funzioni Ecclefiaftiche fono fatte da' Cherici Sooiafchi. Vi fi veggono Pitture del Tintoretto, del Giorgione, del Prete Genovefe , deiPeranda, del Varotari , di Giovanni Rò » dell' Ingoli, dell'Alicnfe , di R 5 a«2 GIORNATA Andrea Vicentino, di Giufeppe Enzo, di Andrea Mantegna , e del Cavalier Dia- mantini. La Tavola col Crocififfo è di Paolo Veronefe; Quella dell'Annunziata, del Salviati : e nella Sagreftia un Quadretto con mezze figure: unica Opera in pubblico di Andrea Mantegna. Dentro il ricinto di quefto Pio luogo vi è un Oratorio affai grande e fpaziofo, frequentato da perfone divote, degno di efler veduto per gli ornamenti di cui va ricco, e per la nobiltà della fabbrica . Più innanzi fullo fteffo cammino , fi giugo» alla Chiefa e al Convento de' PP. Ofier- vanti di S. Domenico , detti I GESUATI -, circa la cui erezione convien fapere , che negli anni 1473. lotto il Principato del Doge Niccolò Marcello , quella fu edificata da' PP. che fi dicevano Gefuati , i quali folevano piamente impiegarli ne' funerali della Città, e nell' scompagnare al Sepolcro i cadaveri n CrocififTo intagliato in legno di Filippo Brunelefco , fi vede nel terzo la Tavola di Jacopo Tintoretto; di cui pure è quella del quarto nella Crociera, ornato di Colonne di marmo Greco. la Tavola dell'Altare che fiegue , è di Sebaftiano Ricci , moderno Pittore. Li CITTA' DI V1NEGIA. 27 9 Tela con molto numero di Santi Bene- dittini, è delPAlienfe: quelle che fono a' lati dell' Aitar maggiore, furono dipinte da Jacopo Tintoretto; il quale dipinfe anche le Tavole de'due Altari che fieguo- no. La Immagine di S. Giorgio fopra il fuo Altare, è deiPonzone. Di Girolamo Campagna è la Statua di Noftra Signora; e di Lionardo Battano è quella di S. Lucia. Nella Sagreftia ci fono Pitture del Palma, e del Tintoretto. Hanno quelli Monaci altre Pitture dello fteiTo Tintoretto, del Padoanino , e del Ponzone nella Cappella de' Morti. In altri luoghi ne tengono di Rocco Marconi, del Carpaccio , del Tintoretto, del Cervelli, del Langetti, e del Lazzarini. Nel Refettorio vi è la gran Tela di Paolo Calliari, rapprefentante le Nozze di cana in Galilea , con cento e venti Figure in circa. Quello fi fu il primo Quadro che il Calliari dipingere in Vinegia. Deefi notare il concerto di fuo- natori che fi vede in quella famofa opera ; perchè in quello di eili chefuona la Viola, Paolo fece il proprio Ritratto , nelfe- con col Violone ritratte Tiziano, nel terzo col Violino il Tintoretto , e nel quarto col Flauto il Badano • Anche nella Libreria ch'c copiofa di ottimi Libri, vi fo- ro Pitture di Giovanni Colli da Lucca, di L tia Isole vicine alia Filippo Gherardi, allievi di Pietro Ai Cortona, e di Varifco Bofchetti da Bergamo. D. Marco Veneto, DecanoCaflì- nefe, ha fpiegate quelle Pitture ne'fuoi Pcnficri morali. Moke fono le Reliquie e i Corpi de' Santi, che fi venerano in quella Chiefa: cioè i Corpi de'Santi Cofimo e Damiano, portati negli anni 1154..' quelli di S. Eu* flichio Patriarca di Coflantinopoli , trasferito nel 1246.: di S. Cofma ConfefTore Anacoreta Candiotto, trafportatodr Can- dia nel ioj8.: di S. Paolo Martire per aver foflenutoil culto delle Immagini tra- slatato da Coflantinopoli, o fecondo alcuni dall'Ifola di NalFo, da Paolo Abate di quello Moniftero nell'anno decimo fetti- mo del Principato di Arrigo Dandolo , effendo Podeftà di Coflantinopoli Marino Storlado che fu nel 1221. Sopra ogni altro però è d<"gno di particolar venerazione il Corpo del Protomartire S.Stefano , che da Coflantinopoli fu trasferito in Vinegia nel ri io. , e poflo in quella Badìa di S. Giorgio, come fi ricava da alcuni Mss. che furono pubblicati dal Signor Muratori. La Storia di quella traslazione fi racconta diflefamente dal Dandolo. In oltre vi fono alcune Reliquie di S. Pantalone , e di S. Benedetto; il Cranio e un CITTA' DI VINEG1A. zìi Braccio di S.Felice Prete Martire, un Braccio di S. Lucia, un Offo di S. Gerardo Sa- gredo Viniziano, Vefcovo di Vncnad , e Martire, detto VAppofiolo della Ungheria} una parte di un Braccio di S. llarione , e molte altre. In quella Chiefa fi veggono le Memorie di varj Dogi, fra cui è Leonardo Donato , celebre nella Storia di Andrea Mo- rofini ; il quale dopo fei anni e fei meli di Governo , morì nel 1 61 2. La cofa più (ingoiare che avveniiTe nel tempo del fuo Principato, fu la differenza ch'ebbe la Repubblica colla Santa Sede . Il Mausoleo di quello Principe è fituato fopra la Porta maggiore. Allafinifìra fi vede quello diMarcantonio Memmo, col fuo ritratto fcolpito in marmo, morto nel 161$. dopo aver tenuta la Sede Ducale tre anni e tre mefi ; il tempo del cui Governo fu lieto e tranquillo. Nell'andito di rincontro alla Porta del Coro, fi vede la memoria del Doge Domenico Michele,morto nel 1128. avendo retto il Principato undici anni. Quelli ad iftanza di Papa Califto fi portò con dugento legni in Joppe alTediata da' Turchi; e predala , donolla a Raimondo Patriarca di Ge- rufalemme. Egli tolfe all'Impcrador Greco Emanuello che gli avea molla guerra, sta ISOLE VICINE ALLA Scio donde fu trasferito in quefta Città il 1 Corpo di S. Teodoro, Samo, Rodi, Me- telino, ed altri luoghi : e tornato vittorio- fo a Vinegia, rinunziò il Principato. Qui appreflo vi è il Sepolcro di quel Pietro Monaco che tralportò da Cofìanti- nopoli il Corpo di S. Stefano Protomartire nel ino. Dinanzi all' Altare della Cappella vicina giacciono fepolti in un medefimo Avello , Sebastiano e Pietro Ziani , padre e figliuolo, amendue Dogi, con Jacopo altro figliuolo di Sebafliano : Famiglia molto benemerita di quefto Moni fiero , mentre Sebaftiano Ziani donò ad effo molte Cafe nella flrada che chiamali la Merceria, e Pietro fuo figliuolo, dopo aver rinunziato al Principato, ritiroilì ad abitare in quello luogo. Il perchè è mera favola ciò che fcrive Bernardo Giorgio Poeta, che il Doge Pietro Ziani abbia incendiato quello Moniltero. Nel Governo di Sebaftiano, che morì nel ii 78. dopo efìer vifTuto Doge cinque anni, fi ricoverò in Vinegia il Pontefice AlefTandro III. mentre fuggiva dalla per- fecuzione di Federigo Imperadore ; il qua" le dopo che fu reftituito alla fua Sede in Roma per opera dello fteiTo Doge, fece molti onori e concedette varj privilegi ad CITTA' DI VINEGIA. 2 S$ effe e *' fuoi Succeffori. Sotto il Principato di Pietro Ziani , che regnò ventiquattro anni, e morì nel 1219. fi ebbe i'Ifola di Candia : fi acquiftò Corfù, Modone , Corone , Gallipoli , Niiia , Andro , ed altri luoghi. Venne alla divozione della Repubblica Negroponte . Si edificò il Tempio di S. Maria delle Vergini . La moglie di quefto Principe fu Coftanza figliuola di Tancredi Re di Sicilia. Appreffo il Sepolcro di quelli Due Dogi, ripofano due Prelati dell'antichiffima Famiglia Sanuda , araendue dello fteffo nome, l'uno dopo l'altro Vefcovi di Concordia . Quefia Chiefa è vifitata folennemente ogni anno dal Doge nel giorno delfanto Natale dopopranzo, e nella mattina fe- guente, dove afcolta la Meffa. Nobile è il Moniflero, i cui Chioftri fono belliffimi con Colonnati, Profpettive, e una Scala veramente regia : difegno di Baldiffera Longhena. Spaziofi poi fono gli Orti che lo circondano, la cui amenità invita il Forefliere al paffeggio . Non molto lontana da quefta è I'Ifola detta LA GRAZIA, Nome cui prende dalla Chiefa di S. a?4 ISOLE VICINE ALLA Maria dslk Grazie, antica, trovando/i nominata da Ambrogio Contarmi nel fuo viaggio di Perfìa per cagione di un Voto fatto a S. Maria di Grazia nel 1477. Il luogo è bello, e pe '1 (ito e per la fabbrica . Fu primieramente abitata queft'lfola da' Frati della Congregazione di S. Girolamo di Fiefole ; ma fopprefTo quell'Ordine nel fecolo pafTato, fu data a Monache Cappuccine nel 1671. La Chiefa è tutta ornata , con qualche Pittura di Jacopo Tintoretto, del Palma, di Bartolommeo Scaligero , delZanchi, e del Baleftra. Ella è frequentata nel principio di ogni mefe con particolar divozione; e nel giorno 17. di Luglio vi concorre gran moltitudine di popolo a veder quelli che s'imbarcano per AìTifi • Vi fono Memorie di Luigi Pifani Cardinale, che morì nel 157 r.. - di un Annibale da Capova, Arcivefcovo di Napoli, e Legato Appoftolico predò la Sereni Hi ma Repubblica: de' Cardinali Agofìino Vallerò Vefcovo di Verona , che morì nel 1606. ; e di Pietro Valiero Vefcovo di Padova, la cui morte fu nel 1629. colle loro Immagini fcolpite dal Cav. Bernino. Non molto difcofta da quella è l'Ifola di no- fuo oto . Il bri- fola iro- rdi- che :he ria, > e in- io- m- tcr irli- li, ria a- el ìi ty CITTA DI VINEGIA. 185 S. CLEMENTE. Chiamata da alcuni la Madonna di Lo- reti, perchè nel mezzo della Chiefa vi fu eretta una Cappella limile a queiia di Loreto. Quella Chiefa ch'è affai bella, fu fabbricata da Pietro Gataleffoo Gatilofo; dopo gli anni 1131, infieme con uno Spedale fotto la giurifdizione del Patriarca di Grado. Levato lo Spedale, ch'era incomodo per la fua diftanza dalla Città , venne in podeftà de' Canonici Lateranefi, chiamati in Vinegia della Carità; i quali con pubblica concezione vendettero Tifala nel 1644. a' Romiti Camaldolefi di Monte Corona, detti diR.ua, che al pre- fente l'abitano: e nel 1646. agli 8. di Settembre vi fi traslatò con folennitàuna Immagine della Beata Vergine , che fi con- fervava nella Chiefa de'detti Canonici, intagliata di tutto rilievo in un tronco di Ci- preffo , infieme con molte altre Reliquie. La Facciata della Chiefa è fiata ornata con Pilaftri e Cornici di marmo, da Bernardo Morofini colle Memorie delle gefta di Francefco fuo Padre,e di Tommafo fuoFra- tello, e colle Immagini di Noflra Signora , di S. Benedetto , e di S. Romualdo. Nella Facciata interna vi è un nobile Maufoleo di \ i%6 ISOLE VICINE ALLA fini marmi, erecto alla memoria di Gì' rolamo Gradenigo Patriarca diAquileja. Le Pitture che adornano quefta Chiefa, fono del Rufchi, di Pietro Vecchia, della Scuola del Malombra,di Domenico Tinto- retto, del Licino, del Padoanino diGiu- feppe Enzo , della maniera del Badano, del Ricchi, di Maffeo Verona , e del Lazzarini. Nella Vigna vi fono molti Eremi, che fervono al foggìorno di quelti Monaci, e al ritiramento di alcuni Cavalieri. Pafian* do oltre fi truova l'Ifola colla Chiefa di S. SPIRITO, Uffiziata da Padri Francefcani, nobile per l'architettura delSanfovino. Fu luogo cofpicuo nel tempo ch'era abitato da'Ca- rionici Regolari della Congregazione di Sante Spirito , iftituita nel 1414., poich'era ricco di belle Statue, di Chiofiri, e di ampj Giardini, e ornato delle opere de'più celebriPittori.Ma fopprefla queilaReligione nel 1670., fu dal Senato conceduta alli Benemeriti Padri MinoriOflervanti fuggiti di Candia, effendo fiata prima fpogliata di tutte le Argenterie, ricche Suppellettili Pitture , ed ogni ornamento e trafportato il tutto ad ornare la Chiefa di S. Maria della Salute . CITTA' DI VINEGIA. 287 Al prcfcnte fi vede ornata colle fuppel- lettili portate da Candii da que' Padri, e con Pitture non ifpregievoli, oltre molte infigni Reliquie . Le due Figure di marmo collocate fopra l'Aitar maggiore, e quella di Moisè pofta fopra la Pila , fono di Giammaria Padovano: e Niccolò dall' Arca Shiavone lavorò il Prefepio in terra cotta di mezzo rilievo colorito. Benché il luogo non tenga l'antica nobiltà , fi conofce però ch'è fiato all'ai bello: ed è ancora ameno. Palleremo all'Ifola di S. ELENA, E al Monlftero di Monaci Olivetani, che l'ebbero nel 1407.da Paolo Morofini. Dice il Sanfovino , che della Chiefa fu fondatore e autore AleffandroBorromeo Fiorentino, il quale viveva in quefla Città negli anni 1420. , perchè qui fi vedono alcune Memorie di lui; da cui fi ricava ch'egli e fuo Fratello Fieri fecere Captllam batic He- Unae ; e perchè c'è il Sepolcro di amendue quefti Fratelli, colle loro Ifcrizioni. Ma la fondazione di quefta Chiefa è molto più antica, efiendo fiata eretta da Pietro Ziani, eletto Doge nel 1205., e terminata nel tatti onde il Zianinefu il fondatore, e il Borromeo il reftauratore . aSS ISOLE VICINE ALLA Riconofce in oltre quefla Chiefa per fuo benefattore Tommafo Talenti, Fiorentino anch'egli, che fpefe molto nella riedificazione della medefima ; il quale ancora fece a'Padri un ricco lafcito di danaro, e vi fu feppellito in nobile Monumento. Le Pitture più eccellenti fono la Taro- la dell'Aitar maggiore colla vita de' Re Maggi opera preziofiffima di Jacopo Palma, ed altre, di Donato Viniziano, e di Jacopo Moranzone. E ( bello il Coro per Je vaghe prolpettive che fono in ca- daun fedile : Opera di Fra Sebafliano da Ro- vigno. La Sagreftia pure è degna di con- flderazione, il cui Pavimento è tutto lavorato di fmalto azzurro e bianco. Qui fi conferva il Corpo di S. Elena, Madre di Coftantino Imperadore; il quale dicefi trasferito da Coftantinopoli per opera di Aicardo Canonico Regolare nel 1112. e riporto nella Chiefa de' Servi ; inditra- fportato nel rao8. in quella de' Carmeli- taiii; e di là finalmente in quefla Ifola . Vi fi venera inoltre la parte di dietro del Capo di S. Jacopo Appoftolo. Oltre gl'illufli-i perfonaggi di cui fi è parlato , vi giacciono Giovanni Giustiniano e fuo figliuolo Francefco, amendue Cavalieri , autori del Suolo delia Sagreftia .• CITTA' DI VINEGIA. z$$ Vittore Capello che fu Generale di Mire fotro il Doge Criftofòio Moro: Luigi Lo- redano che fu Provveditore dell' Armata contro ad Alfonfo Re di Napoli : Pietro Loredano, e Jacopo fuo figliuolo; il primo dei quali prefe Traù nella Dalmazia, ruppe i Genovefi, fconfifTe i Turchi , e fu Generale dell' Armata fui Pò contra Filippo Duca di Milano; e 1' altro dopo la caduta di Coftantinopoli ìoftenne la Grecia contra i Turchi, e fece altre azioni defcritte nel fuo Elogio fepolcrale. Vi ripofano parimenti le offa, e li leggono le Memorie, di Pietro Balbi eletto Generale nel 1440. per le cofe della Mo- rea : di Antonio Donato eh' ebbe chiaro nome per gli fuoi maneggi.- di Francefco di Rolli, Ambafciadore del Re d'Inghilterra che morì nel 1; ai..- e iìnalmentedi Domenico Aleppo, Vefcovo diChilTamo, uomo di lettere, che morì nel 1503. In quella Ifola furono eretti dal Pubblico 34. Forni di bella ftruttura in cui fi cuoce il Bifcotto che dee fervire al mantenimento delle Milizie e di altre per- fone desinate al pubblico fervigio. Poco più oltre è l'Ifola, detta a$o ISOLE VICINE ALLA LA CERTOSA, Chiamata S, Andrea dtl Lido , la cui Chiefa e Monifìero furono edificati dalle Famiglie Niccolae Accaredo. Queftalfo- la era prima abitata dai Padri di S. Ago- ilino; ma il Senato la concedette dipoi ai Certefini a perfuafione di S. Bernardino da Siena. Il luogo è ampio con bei Chio- flii, e circondato da Orti ameni. Nobili e maeftofi fono gli Altari della Chiefa. La Tavola del maggiore fu dipinta con rivi colori da Marco Bafaiti nel ijio. Quello Pittore fu nei tempi di Giovanni Bellino, e di Vittore Carpaccio, e la Pittura di cui parliamo è una delle fue opere più Angolari. Nella Cappella di Federigo Valareflb vi dipinfe Tiziano Ve- cellio un Crifto che porta la Croce . Vi fono altre Pitture di Francefco Rinieri , di Andrea Celefti, del Palma , del Tin- toretto, di Bartolommeo Vivarini, e del Maganza. Le Tele del Refettorio fono tutte del Bonifacio. Vi fi venerano molte preziofe Reliquie, principalmente dei Santi Appoftoli, tutte infigni, trafportate da Candia da Luigi Grimani Arcivefcovo, e donate a «juefti Monaci con altri ricchi arredi. CITTA' DI VINEGIA. 391 Quivi giacciono fepolti molti uomini chiari per valore e per fangue: cioè Jacopo Barbarigo Provveditore dell'Armata contra il Turco nella Morea nel 1465. e vi morì in una giornata, come attefta il Sabellico nell'ottavo libro della Storia Vi- niziana; Girolamo Barbarigo, che fu nelle guerre della Romagna, ed altri di quella illufire Famiglia; tra i quali Marco ed Agoftino, amendue Dogi l'uno dopo l'altro, di cui abbiamo parlato defcrivendo il loro Maufoleo, eretto nella Chiefa della Carità, ove aveano le abitazioni : Orfato Giuftiniano che fuccedette nel Generalato a Pietro Loredano , e morì in Modone nel 1454. le cui ceneri fono ripoffe in una Caffa di marmo nel mezzo di una Cappella, colla Statua a giacere {colpita da Antonio Dentore : Jacopo Soranzo Proc- curatore , che morì nel 15 j 1. e fu riporto nella fua ornatifìima Cappella, il cui Altare è di marmo da mano affai gentile fcolpito ; Antonio Soriano Patriarca di Vinegia, morto nel ryo8. ; Giorgio Nani, che giace nella fua nobile Cappella .' Dionigi Contarini celebre Oratore del fua tempo : Luigi Grimani Arcivefcovo di Candia, che morì nel 1619.: Giambatiffa Grimani Proccuratore , eletto Capitano Generale di Mare in luogo di Giovanni Ca- T z i 9 i ISOLE VICINE ALLA pello , che s'annegò nelle acque di Pfarà l'anno 1648. li 7. di Marzo : Jacopo Soran- zo Capienti ffimo Senatore , morto nel 1649.: e Antonio Vinciguerra, uomo dotto ed erudito, che fu Oratore per la Repubblica preflò al Pontefice Innocenzo, e per la fua eloquenza e perizia negli affari, molto da lui onorato. S. GIORGIO IN ALGA, Quefl' Ifola è verfo Lizza Fufina. La Chiefa col Moniftero fu fabbricata negli anni uà8. per gli Monaci Benedittini . A quefti fuccedettero i Canonici, detti della Congregazione di S. Giorgio, iftituita da Lodovico Barbo nel 1404., efoppreffa da Clemente IX. nel 1664. infieme con quella dei Padri Gefuati e di S. Girolamo dei Fiefoli; i beni dei quali, efiftenti nello Stato Veneto , furono conceduti dallo fteffo Pontefice alla Repubblica , perchè ne fofTe impiegato il valore nella guerra di Can- dia contra i Turchi, con una Bolla data li 6. Dicembre dello ftefTo anno , fopra cui fece una comentazione Samuello Pu- fendorfìo nelle Disertazioni Academiebe alla pag. 504. Quella è al prefente abitata dai Padri Carmelitani Scalzi; edopol'incen- CITTA' DI VINEGIA. 3?? dio feguito negli anni 1717. furono ri- fìaurati sì la Chiefa che il Moniftero. Nei tempi dei Canonici della Congrega* zione di S. Giorgie, del cui ordine fu S. Lorenzo Giuftiniano primo Patriarca di Vinegia , quello luogo era molto ben tenuto, di belle fabbriche ornato, e ricco di un' ottima Libreria. Vi erano anche alcune Pitture di mano maeflra ; ma quelle infieme con tutto il retto furono arfe dall' incendio accennato , trattane unafola che ora fi conferra nel Refettorio di quelli Padri, in cui fi rapprefenta la Croci- fìffione di Crifto: opera preziofa di Donato Viniziano. Le altre Pitture fono del Litterini, del Medi, e del Bambini. Poco difcofla è l'ifoletta di S. ANGELO DI CONCORDIA, Che fervi nel 1060. per abitazione di Frati, e poi di Monache. Indi rimarla difabitata per la incomodità del fitoeper la intemperie dell'aria, fu destinata dalla Repubblica alla fabbrica della Polvere di Archibufo, nei tempi in cui quella fi lavorava a guazzo ; e perciò PIfola fu detta dipoi S. Angelo della Polvere : ma nel 15 89. ai 29. di Agoflo rellò incendiata da un fulmine. Rivolgendo il viaggio verfo la T ? i 9 4 ISOLE VICINE ALLA parte Orientale della Laguna, fi truova dopo lungo tratto di cammino l'Ifola di S. SECONDO, Abitata da Padri Domenicani OfTervan* ti. Fu fabbricato quefìo luogo negli anni 1034. dalla Famiglia BafFa, il quale fu prima abitato dalle Monache di S. Cofine della Giudecca, e di poi conceduto aque- fli Padri nel 1534. La Tavola dell'Aitar maggiore è opera delVivarini. Vi fi conferva il Corpo di S. Secondo , trasferito in Vinegia da Afìi di Lombardia. Dalli parte pure Orientale, girando intorno la Città , fi giugne all' Ifola di S. CRISTOFORO DELLA PACE, Pofta fra Vinegia e Murano, e abitata da Padri Eremitani di S. Agoftino. Fu fabbricata la Chiefa infieme col Moniftero avanti la metà del fecolo decimo quinto da un Fra Simone, o Simonetto fecondo alcuni da Camerino , dell' Ordine degii Eremitani; il quale avendo maneggiata e conchiufa la pace tra la Repubblica e Francefco Sforza Duca di Milano ebbe in dono dal Senato quefto luogo, dove aiutato da molte limofine del pubblico e dei II CITTA' DI VINEGIA. z 9 s privati, fabbricò quefta Chiefa col Moni- ftero, e la dedicòaS. Criftoforo \ la quale in memoria della pace fatta col Duca di Milano, fu detta S. Criftoforo della Pace. La Tavola nella Cappella pofìa alla diritta dell' Aitar maggiore, è una delle opere Singolari di Jacopo da Ponte, detto il Bajfano; e perciò è ftata data alle {lampe da Egidio Sadeler. Quella ch'è a mano finiftra nell'ufcir di Chiefa, è opera preziosa di Giovanni Bellino. Vi fono altre Pitture della maniera del Tintoretto, del figliuolo di Andrea Vicentino, del Cone- gliano, e del Vivarini. Vi fi ferbano le Memorie del celebre Jacopo Antonio Marcello, che vifle nel tempo del Doge Fofcari, e di Pietro fuo figliuolo. Poco più oltre verfo Murano è l'Ifola di S. MICHELE La cui Chiefa e Moniftero fu dato fino dall'anno mz. a Monaci Camaldolesi , colla celebre Cappella Emiliana . Bello ed ornato è il Tempio, con Pitture di buoni Maeftri, che fono Andrea Bartolo da Siena, il Conegliano , Pietro Mera , Antonio Foller, ed altri moderni. T * a 9 6 ISOLE VICINE ALLA Il Coro di quefti Monaci è tutto di fi- jiifììmi marmi, con intagli e rimedi di Porfidi e Serpentini. Qui vi ripofa il Corpo di S. Claudio Martire , tra? r eritoda Roma nel 1619., che ripofa nella Cappella a diritta dell'Aitar maggiore . Oltre a quefto vi fi venera un Oliò di S. Roinuaido,un Braccio di S. Vito Martire, con tnolte altre Reliquie. Sopra la Porta principale vie un nobile Sepolcro con belle Statue del Cav. Berlino in memoria di Giovanni Delfino , Vefcovo di Vicenza , creato Cardinale da Clemente Vili. Nella Cappella del Sagramento fi leggono due Ifcrizioni di Andrea Loredano, Benefattore di quefto Moniftero, il quale fece anche la Cupola della Chiefa ; e in quella della Croce vi fono Memorie di alcuni della Cafa Priuli. Sotto l'Organo vi è un Epitafio fatto da Aldo Manuzio , di un Eufebio Spa- gnuolo che fi fece Monaco in quefto Moniftero. Si dice che quefto Eufebio fu Am- bafeiadore della Corona di Spagna predo alla Repubblica. Dall'altro lato fi vede la Ifcrizionefe- polcrale del celebre Pietro Delfino, che fu l'ultimo Generale perpetuo della Congregazione Camaldolefe, morto nel 1535. CITT A* DI VINEGIA. 297 Quelli Monaci hanno un bel Monifle- ro, circondato di ameni Giardini e for~ nito di una buona Libreria •, in cui confervano un Mappamondo fatto a penna in Pergamena e miniato : opera di un loro Laico Cofmografo infigne , cotanto ftima- to, che gli furono fatte Medaglie di Bronzo colla fua effigie al naturale, d'intorno a cui fi leggono quefti caratteri ; Fratir Maurus S. Michaelis Morìanenfis de Venetiis, Ordinis Camaldulenfis Cofmograpbus incompa- rabtlis . Molte altre Ifole fono tra Levante e Scilocco, una delle quali verfo il Lido è quella di S. FRANCESCO DEL DISERTO, Donata da Jacopo Michele ai Frati Minori nell'anno U3 3. fotto il giorno quarto di Marzo, e abitata dal B. Bernardino che diede principio al Convento della Vigna. Ora quefta viene poffeduta dai Riformati dello fteffo Ordine. E qui è cofa degna di rifleffione , come nello Stromento di donazione fi accenna che in queft' Ifola vi era fabbricata per P addietro una Chiefa dedicata al B. Fran- cefco: ( il quale dicefi che quivi abbia foggiornato alcun tempo) Super quamEc- 2 9 2 ISOLE VICINE ALLA tlcfia B. Francifci efl modificata . Lo firo- mento e dell' Anno 1233. Ora e/Tendo morto $. Francefco nel 1226. e fantificato nel 1229. da Gregorio IX., ella è una maraviglia il vedere come in sì brieve tempo fi fofie dilatato -quefì' Ordine. La Tavola dell' Aitar maggiore con S. Francefco, è di Andrea Vicentino . L' Annunziata negli angoli dell'Arco dello fleffo Altare , è di Orazio da Castelfranco . 1 S. JACOPO DI PALUDO, Di quefia Ifoletta era padrone Orfo Badoaro, e la donò a Giovanni Trono che vi edificò uno Spedale colla Chiefa confegrata a S. Jacopo , per ofpizio dei Pellegrini. Fu abitata da Monache dell' Ordine Cifterciefe fino all'anno 1427., in cui levate via per efiere luogodifagiatoe lontano, fu conceduta nel 1460. ai Frati Minori; ma vi abita un folo Sacerdote . In lontananza di un miglio , vicina a Mazorbo vi è una Ifoletta rovinata dal flutto del Mare, dove perl'addietro c'era un Moniflero di Monache dell'Ordine di S. Benedetto , col nome di S. Niccolò della Cavana, unito negli anni 1432. al Moni- fiero di S. Catterina di Mazorbo. Qj-iefto CITTA' DI VINEGIA. 299 luogo al preferite fi dinomina il Monte del Rofario da una Chiefa che fu nuovamente eretta da una Confraternita laicale della B. Vergine del Rofario. S. ERASMO, E' un' Ifola affai grande , copiofa di Vigne ed Orti, che fomminiftra erbaggi e Frutta aVinegia. Ella è Parrocchia di Preti; e il Parroco viene eletto dagli abitanti , che non fono fé non Ortolani. Nella Chiefa il Quadro col Martirio di S. Erafmo , è di Domenico Tintoretto : e alla delira dell'Aitar maggiore, ilCrifto in Croce con altri Santi è dell' Alienfe . Dalla parte del Porto fui Lido giace la Chiefa , detta S. NICOLO' DI LIDO, UfHziatada Monaci Benedettini; la cui erezione fi riferifee al Doge Domenico Gon- tarini quivi fepolto negli anni 1044. Fu poi nei tempi feguenti rinnovata in bella forma , confette ricchi e nobili Altari ; tra i quali è degno di offervazione il Maggiore, eh' è ifolato , comporto di marmi Sniffimi, rime£- fi a fogliami di varj colori. Le Pitture che adornano quefto Tempio, fono di Pietro Vecchia, di Carletto Calliari, di Luigi Scalamuzza, di Pietro I 3 oo ISOLE VICINE ALLA Damiani, di Francesco Paglia, e di Girolamo Pellegrini. Le due Tavole delia Sagrefìia , e il Quadro del Refettorio , fon® opere belle di Pietro Mera. Vi ripofa il Corpo di S. Niccolò Ve- feovo delle Smirne; con un altro S. Niccolò, Zio del primo. Da quefio Monifiero , con permifììone del Pontefice, fu tratto Niccolò Giuftinia- no Monaco, percnè riftauraffc la nobile Famiglia Giuftiniana, che fi eftinfe nella guerra di Emanuello Impcradore di Costantinopoli : il quale avendo prefa per moglie Anna figliuola del Doge Michele e ricevuta di lei coplofa prole ( tra cui fu S. Lorenzo Giustiniano) fé ne ritornò di nuovo al Monifiero, ove fu feppellito colla moglie Anna, efiendofi acquifiati amen- due per la fantità della vita il titolo di Beati; e le loro Immagini fi veggono porte nel Coro, colla Figura di S. Niccolò nel mezzo . Quivi pure giace fepolto il famofoSa- linguerra Torello , che afpirando al Dominio di Ferrara , fu fatto prigione dai Vi- niziani, e condotto a Vinegia . La fua iscrizione è la Seguente : Sepulchrum magnifici Dominici Salinguerrd! Pini de Ferraria qui obiit die XXV. Julii MCCXLIII. Nella Facciata efteriore fi vede eretto A- ■DI CITTA 1 DI VINEGIA. 301 un Sepolcro colla Statua di marmo, alla memoria di Domenico Contarini, Fondatore di qiiefto luogo , eletto Doge nel 1043. e morto nel 107 1. Nel tempo del fuo Governo , egli perfonalmente ricuperò a forza d'armi Zara nella Dalmazia, occupata da Salomone Re di Ungheria . Ritolfe Grado a Pepo Patriarca di Aquileja, e lo rifece. Nel 1049. venne a Vinegia Leone IX. per vifitare il Corpo di S. Marco, e fu- rongli fatte folenni fcfte. Poco difeofta è la Chief* di 5. Maria Lifabetta , Parrocchia di Preti; in cui vi ha due belle Tavole una del 5alriati, 1* altra del Pilotti. In qualche diftanza fi vede un Quartiere per comodo alloggio di quattro mila Soldati . Varie poi fono le Lapide fepoicrali che vi s'incontrano, fotto cui giacciono le ceneri di alcuni uomini illuftri , di Religione Protestante. Poco lontano è pure il Cimiterio degli Ebrei, ove tutti fifeppeilif- cono; e vi fi ofTervano varie Ifcrizioni , fcolpite in marmi fini . Quella Ifola fi eftende in lunghezza cinque miglia, e termina in MALAMOCO, Cirtà nei tempi paffati, e ora Terra popo- 1 3 o* ISOLE VICINE ALLA lata.Qu.ivi un mezzo fecolo fecero la loro re- fidenza cinqueDogj;e quivi pure fino dal 640 fu {labilità la Sede Vefcovile . Due fole fono Je Chiefe: il Duomo, Parrocchia di Preti, in cui fi veggono due belle Pitture , una di Bernardino Prudenti, l'alerà di Giroh- mo Forabofco. La feconda Chiefa è di Monache, dedicata a S. Maria della Orazione, ove Pietro Malombra dipinfe all' Aitar maggiore la Natività della Vergine; di cui pure è un Quadro mobile col Salvatore e S. Carlo. La Tela poi rap- fentante il Battefimo di Crifto , è opera bella di autore incerto, creduta però del Fiammingo. Poco lontana da Malamoce0è POVEGLIA, Ifoletta fmantellata di ordine Pubblico ai tempi della guerra di Chioggia, e ora famofa per un Crociniìb miracolofo , e perciò affai frequentata. La Chiefa ove fi. ..venera, fu in quefti ultimi anni riftau- rata e abbellita da una Confraternita di perfone divote . Molte fono le Pitture che l'adornano, tutte moderne, trattane la Tavola colla B. Vergine e coi Santi Giufeppe e Francefco, eh' è del Palma . Ili quefto luogo abitava per l'addietro l'Abate Cav. Giuftiniani , celebre nella Repubblica Letteraria. CITTA' DI VINEGIA. 3 oj S. LAZZERO, Nei tempi andati fi curavano in quefto luogo 1 Lebbrojì: ma reftò del tutto abbandonato , quando fu trasferita ogni cofa nello Spedale dei Mendicanti, detto di S. Lizzerò , nel Sefìiere di Caflello. Fu poi conceduta l'Ifola ad alcuni Padri Domenicani fuggiti diCandia: ed oraèOfpizio di alcuni Monaci Armeni, che hanno ridotto in affai bella forma, sì la Chiefa che il Moniftero. Per fianco di queft'Ifo- la fi truova il LAZZERETTO VECCHIO, Nobile edifizio fabbricato di ordine pubblico nel 1423. per cagione della pefle . Era quefio luogo abitato da un Fra Gabriello dell'Ordine degli Eremitani , a cui eflendo fiato levato, fu data un'altra Ifo- la ; e prima chiamavafi S. Maria in Nazareth. Viene retto da un Priore ; e nei tempi di pefte, fono fiati deflinati alla cura degli Appettati , e Medici e Chirurghi , e Sacerdoti, e ferventi ; e furono provveduti di Medicine e di ogni altra cofa bifognevole. Di ricontro vi è il 3 o + ISOLE VICINE ALLA LAZZERETTO NUOVO, Fabbricato parimente di ordine pubblio* l'anno 1648. con cento Camere ed una Vigna ferrata, il quale da lontano fembra un Gattello. E' governato da un Priore , e vi fi olìervano gli ordini del Vecchi» . Qui fi pongono folamente quelli che vengono da Paefi fofpetti, perchè rifacciano la contumacia. L' uno e 1' altro di quefti Luoghi è foggetto al Magifìrato della Sa- nità . S. SERVOLO, Quella Ifola è la più lontana dalla parte del Lido. Ella fu prima abitata da Monaci, che negli anni Si 6. furono trasferiti nella Badìa di S. Ilario verfo le Gambarare, per confenfo di Angelo Parti- cipazio Doge di Venegia . A quefti fuccedet- tero akri Frati : indi quelle Monache di S. Benedetto, che andarono poi ad abitare il luogo antico dei Gefuiti , ora detto la Umiltà. Pofcia vi furono collocate altre Monache veaute dal Regno di Candia 1' anno 1647.: e oggidì è abitata da Religiofi Laici della Congregazione di S.Giovanni di Dio, iquali fi efercitano nella Chirur- ° I Ir.^Al i?/ S. Scf'1'i-A' ■ $ ■>,//■ /;-.'• A- Mi/fSÙ li! ài i ci P : fo ne ti m fa fil ur bc di pi P c Se ri m C ro m Vi ci: c CITTA* DI VINEGIA. ? oy |ia a benefizio de'poveri Soldati ; ed han- iiO i loro Cappellani Sacerdoti. Curiofa cola intorno a quella Ifola, e degna di memoria fi è, che quando nei 1647. furono in eiTa trafportate le Monache dal Regno di Candia, le quali oltre- pafiavano il numero di 200. quantunque fofTero di tre diverfe Religioni ; cioè Be- nedittine, Francescane, e Domenicane e avellerò i Cori e i Refettorj feparati, come anche le Superiore .' tuttavolta ogni co- fa fra effe era commune ; e nelle divertita de' loro Iftituti, fi mantennero fempre uniformi nella offervanza Religiofa e nella bontà de'coftumi, vivendo tutte concordemente in una tranquiliffima pace , e prefiochè incredibile virtuofo efempio. Secondo il Sanfovino quivi ripofa il Corpo di S. Leone, Vefcovo di Modone. Vi fono anche le Memorie di Michele Soriano Cavaliere e Dottore, uomochia- riffimo di que' dì. Ma è tempo di pattare ad altre Ifole maggiori nobili ed antiche , o piuttofio Città; il cui ingrandimento derivò dalla rovina di Aitino, e la decadenza dall'aumento della Città di Vinegia . Queftefono quelle Ifole, ch'erano dinanzi Aitino e che lo coprivano, delle quali cosi fcrive Caffiodoro : Addì tur itti littori ( parla di Al- V firn I 306 ISOLE VICINE ALLA tino) or do pulcberrìmus injularum , qui amabili militate difpofitus & a periculis vindkat n.tves y & ditat magna ubèrtatt cultoris . Qjeftefono Torcetto, Butano, Mtzorbo , e Murano; che ora fi confederano come Contrade di Vinegia, benché abbiano un Ve- feovo, e fieno rette da due Podefià . Si porteremo prima a Torcello, Città che per edere fiata la Sede Vefcovile, e per ferbare ancora alcune delle veftigia di fua antichità , merita il primo luoge TORCELLO. La Città di Torcello giace nelle Lagune dalla parte Orientale, in diftanza di cinque miglia da Vinegia.Ella è più antica di Vinegia, perchè fu abitata molto prima che Attila Re degli Unni di- firuggefie Aquileja,Concordia,e Padova,per la cui rovina i popoli ch'erano all'intorno di quella Provincia, la quale chiamavafi anticamente Vemzitt, fi rifuggirono in quelle Ifole ch'erano fparfe nelle Lagune , dette da' Veneti/ fette Mari, i quali fi (tendevano da Aquileja a Ravenna. Anzi qualche refiduo di antiche Iscrizioni che fi truovano ancora in Torcello, dimo- fira che quel luogo fotte abitato anche prima che nella Veneta Provincia fi difondeffe il lume del Vangelo , leggendoti in quelle i ri- tie le fuperftizioni della Idolatria. Di tal forta un veftigiofe ne conferva in una La- Isola di Torcetto. li p ti t: c a 6 ITT A' DI VINEGIA. ?•/ pick del Palazzo deìPodeftù nella Sala terrena i la quale addita una donazione di un Ortoediun Edifizio, fatta da un Liberto al Collegio de'Centonaj, perchè colle rendite di que'fondi fofiero celebrate l'efequie al fuo Padrone e a fé ftefiò , con larga copi» di rofe e di vivande. PATHOCLUJ S E C UT US PlETATEM Col. Cent. Hortos cuM ./Edificio junctoS VlVUS DONAVIT UT ex redditu eor. l-ar- gius rosae et escae Patrono suo et q_u andoq.ue siei Ponerentur. In un altro Frammento fopra la Porti della Chiefa ove fi battezza , la quale è dirimpetto alla Cattedrale , fi leggono que- fle fole parole .' Hortos Municipio dedi . Se quefio luogo era abitato, non era però molto abbondante di abitatori, mentre ha potuto ricevere i Cittadini Altina- ti ; una parte de'quali, fpinti dal terrore che loro avea fatto Attila colla prefa e dilazione diAquileja, o ne'tempi forfè V 2 }dS ÌSOLE VICINE ALLA del Re Rotari, fi ridutTero in quella ed in altre vicine Moiette , per godere frale rovine della Venezia e d'Italia , tutta la ficurezza e la pace. Fu perciò di aumento all'abitazione di Torcello e delle vicine Ifole ( che fono Burano , Maiorbo , Murano , Coftanziaco , e Amiano ) la decadenza di Aitino. Torcello che divenne la Sede del Ve- fcovo, prefe il nome di Città, e le altre furono confiderate Contrade di quella. Oggidì fuflìftono ancora le prime quattro , eifendo perite o fonimene dalle acque le due ultime. Scrive il Dandolo nel Libro 5. cap. 4. part. 5., che Aitino era una Città grande e popolata , la quale aveva fei Porte ; e che coloro i quali abitavano a ciafcuna Porta, diedero il nome aqueli' Ifola che occuparono. Bernardo Giuftiniano riferifce lo ftefTo, ma come riabilito dalla tradizione, ut fama ftrt, dice egli. Egli è però verifimile, che in Torcello e nelle Ifole circonvicine gli Altinati arenerò i loro luoghi di delizie, di cui Marziale nel quarto Libro fcrive, che gareggiavano colle amenifiime Ville di Baja: /Emula Bajanis Altini littora Villis 6v. e quelte erano rendute più belle dalla magnificenza de* Tempj e dalla nobiltà degli fplendidi Edinij che le adornavano : CITTA* DI VINEGIA. 309 oltredichè Caffiodoro fcrive , come dicemmo, che l'ordine di quelle Mole era bel- liffimo a vederfi, effendo difpofle eoa sì- amabile utilità, che coprivano le navi da' pericoli, e arricchivano con grande abbondanza i coltivatori. In quelle Ifole adunque fi ritirarono gli Altinati per fottrarfi al furore degli Unni, che fotto la condotta di Attila devaftavano la Venezia . Ma o non fu del tutto difo- lato Aitino, o fu in parte riparato dalle fue rovine, mentre in efTo è rimario il Vefcovo colle cofe piò fagre. Continuando però ad effere inquietate le Città della Venezia, ora da' Longobardi , ora dagli Unni; e concioffiachè il Re Rotari che cominciò a regnare negli anni 641. favo- riffe l'Arianifmo , col permettere che nelle Città a lui foggette vi foffe col Vefcovo Cattolico anche l'Ariano: Paolo Vefcovo di Aitino, feguendo l'efempio degli altri Vefcovi a lui vicini, i quali per fottrarfi alla crudeltà de'Longobardi aveano trasferite nelle Ifole le loro Sedi, pafsò con quelli parte del fuo popolo ch'era Cattolica ad abitare inTorcello, e quivi ffabill la fua. Sede , avendo portati feco i Corpi de'San- ti Xeonifio , Tabra, e Tabrata , e di S. Liberale, infieme con un Braccio di S. Jacopo Appoftolo, e con tutte le cofe più V s 3 io ISOLE VICINE ALLA preziofe della Chiefa Altinefe. Dopo la decadenza di Aitino, ebbe certamente il fuo nascimento anche Trevigi; e forfè lo deve a Teodorico Re degli Ofìrogoti , il quale tra la punta dei Mare Adriatico e i Monti edificò Terre e Fortezze , per impedire più agevolmente il parlò a'nuovi Barbari, che aveffero voluto affalire la Italia: il che ebbe principio nel Confolato di Patrizio ed'Ipazio, che fu negli anni 500. o nel cominciamento del fefto fecolo ; come pare che fi pofla inferire da Caffiodoro , il quale afferma nella fua Cronaca , lui aver rinnovate molte Città, fabbricate munitifiìme Piazze, e fatte opere fuperiori alle antiche Romane. Il perchè avendo la neceffità coftretti gli Altinati ad abitare dentro le acque , lungi dalle loro paludi ; ne lì valendo più della terra e del loro ampio territorio che fi dovea flendere fino a* Monti, come quello che nutriva copiofe greggie, ed era celebre per la lana Alti- nate, tenuta in preggio come riferifeono Columella e Marziale; ed eflendo quello flato occupato dalle continue inondazioni de' Barbari, che per tanti anni aveano flagellata tutta la Italia: potè allora effer edificato Trevigi, che prima non poteva efierlo fiato; fé non fi diceffe che Aitino CITTA' DI VINEGIA . 311 foffe fenza territtorio , il che viene contraddetto da Columella e Marziale ; oppure che Trevigi foiTe fiata Città degli Alti- nati, ma per altro fortunata , perch. foia redatte immune dall'impeto d'Attila. Quandi falfe fono le Lapide , colle quali ft vuol provare che Trevigi foffe Municipio de' Romani ; feppure quef:a forta di Lapide non fono ricevute con troppa credulità, o non vi fia chi cappriccifamente interpreti alcune lettera affatto c.ocroie del cui genere è quella eh'è fiata pubblicata dall'Autore ielle Memorie d ; Benedetto Xf. la quale porta un qualche carattere di fallita. Quanto poi a'Taurifani o Tarvi- fani nominati da Plinio, quefti erari ■ poli montani5 cque'Soldati ibi anche al prefente regiftrati fi veggono in qualche antico Ruolo , L cui Patria viene aeeeona- ta con quelle lettereTARU.oppurcTARviso, erano di sì fatta montana popolazione. Paffato dunque Paolo Vefcovo di Aitino in Torcello, ad eflfo fuccedetteun rae- fe dopo Maurizio o Mauro , il quale avendo da Severino Papa ottenuta l'approvazione della traslazione deila fua Sede in Torcello, vi fabbricò molte Chiefe , e tra quefte il nobile Moniftero di S. Giovanni. Molte altre ne furono edificate dal fuccefforc Giuliano nella fua Diocefi : e ft» ISOLE VICINE ALLA finalmente Diodato che fu il quarto Ve^ fcovo, edificò negli anni 697. la Chief* Cattedrale dedicata a Noftra Signora , nella quale collocò i Corpi di S. Eliodoro Altinate amico di S. Girolamo, di S. Liberale Confeìlore, e de' Santi Tabra , Tabrata , e Teonifì© Vefcovo di Aitino, tutti e tre Martiri, con un Braccio di S. Jacopo. E qui è d'avvertire, che i Trivi- giani pretendono di pofiedere quefti fanti Corpi: ma que'di fatto fono Corpi battezzati con quefti nomi, non avendo effi alcun antico fondamento, né Scrittore che ciò favorifca , quando per gli Torcellani (Unno i monumenti, gli Scrittori e la veri- iimilitudine, che eolla traslazione della Sede Vefcovile fiafeguita anche quella delle cofe fagre. Senzachè di tutto queflo fa fede un antico Proceffo che fi conferva in quella Cancelleria , il quale fu fatto in occafione di una popolare follevazione, nata contra un Prete, indiziato che averle voluto levare i piedi di quel fanto Corpo negli anni 13 64. Fu rifabbricata la Chiefa Cattedrale nel principio dell'undecime fecolo, effendo Vescovo Orfo figliuolo del Doge Pietro Or- feolo, che ora veneriamo fra' Janti. Ella è divifa in tre Navi; e queila di mezzo è foftenuta da diciotto alte e ben grandi Colonne di marmo Greco. Il pavimento 1 rturp, itv cut- jaf^fìcccyc&Ufis r- K- :e- .o- :ia re. ^■^flfl CITTA* DI VINEGIA. 319 Anticamente l'abitazione Vefcovileera affai grande e magnifica. Fu riftaurata negli anni 1563. dal Vefcovo Giovanni Delfino ; ma tornando a perire per le ingiurie de' tempi, e per effere fiata trasferita da' Vefcovi la loro Sede in Murano , onde fottrarfi al nocimento dell'aria , fatta grie- ve dalle paludi formate dalle deposizioni de'Fiumi, ora è ridotta in forma affai an- gufla* Dalla inclemenza dell'aria fono flati co- flretti gli Abitanti ad abbandonare la Città , coficchè ella è «juafì vota ; degna però di efTer veduta per gli pochi avanzi che fi feorgono ancora della fua antichità , e per l'amenità de' fuoi Orti, L' Ifola ad effa più vicina è BURANO, Queflo luogo eh' è affai popolato, ha una fola Chiefa Parrocchiale dedicata a S. Martino, affai bella, cogli Altari forniti di fcelti marmi; tra quali è riguardevole il Maggiore, fopra cui fla eretto un nobile e maeflofo Tabernacolo. Le Pitture che l'adornano, fono di Santo Peran- da, di Bernardino Prudenti, della maniera de'Bellini, di Gafparo Diziani, del Fon- tebaffo, di Giarnbatifta Tiepolo, di An- 5 20 ISOLE VICINE ALLA tonio Zatichi, e di Angelo Trivifanì. Quivi fi confervano i Corpi del fanto Vefcovo Albano, e di S. Orfo, l'uno de* quali fu martirizzato in Augnila , e l'altro in Magonza, come fcrive il Dandolo nella prima parte al capo 14. del quarto Libro. Vi fi venera pure il Corpo di uà S. Domenico Eremita. Dentro la ftelTa Ifola vi fono tre Mo- nificrj di Monache, ed uno Spedale. La terza lfola è MAZORBO, Comporto di tre Ifolette congiunte con ponti di legno . Ebbe un tempo 5.Parrocchie , e oggidì ne ha due fole . In effa vi è un Priorato fubordinato alla giurifdizione de'Proccuratori di S. Marco. Vi fono inoltre quattro Moniderj di Sagre Vergini.Uno de- dica.o a S. Matteo: ed è foggetto al Patriarca di Vinegia . Un altro detto della Valvtrde di Monache Cifterciefi, che fu fabbricato nella Parrocchia de'Santi Cofmo eDamiano, fopra un fondo conceduto a quefte Monache negli anni 1*81. dal Vefcovo Egidio , dell'Ordine de' Predicatori. Il terzo di S. Niccolò di Monache Benedittine fu eretto nel 1303., e nel 1431. fu unito a quello di S. Catterina. Il quarto è abitato da alcune Vergini Cappuccine, che fenza CITTA' DI PINEG1A. 3*1 Claufura vivono fecondo le Regole delle Monache di S. Chiara: nel qual fito per l'addietro c'era uno Spedale , che del tutto abbandonato diede motivo alla fabbrica del detto piccolo Moniftero. Gli Abitanti fono pochi pefcatori, ed alcuni Ortolani che coltivano quelle Vigne , abbondanti di frutta e di erbe. La quarta Ifola , vicina più delle altre a Vi- negia, è MURANO, Celebre per l'Arte Vetraria, quivi introdotta nel fecolo XIII officimi vitrariii celeberrima , come la chiama Pietro Lam- becchio. Ella è divifa in quattro Parrocchie, e numera fei mila anime. In effa rifìede il Vefcovo di Torcello per la fa- lubrità dell'aria, il cui Vefcovado magnifico fu eretto dal Vefcovo Giuftiniano , e fregiato di fagre Pitture e di altri ornamenti . Qui vi è una Confraternita laicale affai ricca, fotto il titolo dij. Giovanni; eia Badìa di S. Cipriano, che dalla fanta Sede Appoftolica è ftata unita al Patriarcato di Vinegia, QueftaChiefa fu fabbricata dalla Famiglia Gradenigo, fòtto il Principato di Ordclafo Faliero, e in effa furono tra- X *k^ I 5ii ISOLE VICINE ALLA {'portate le Reliquie di quefto fanto Vescovo e famofo Manire di Cartagine. Vicino è un Collegio, ove i Padri Somafchi arnmaeftrano nelle belle lettere i fanciulli, i quali vengono diretti da foggetti forniti di buon gafto nell'amena letteratura. Vi è ancora un altro ^Collegio, retto da' Padri delle Scuole Pie, che fi affaticano con zelo nelPeducare la gioventù. Oltre la Badìa di S.Cipriano, vi fono due Chiefe Collegiate tra le quattro Parrocchiali che fono di Preti , trattane la Chiefa di S. Martino ch'è di Monache . In oltre nove fono i Moniflcrj o Conventi .• uno de' Padri Predicatori affai bello, la cui Chiefa dedicata a S.Pietro Martire è Mobile', e la Libreria è copiofa di buoni Libri : un altro delle Difmeffe : e gli altri di Monache. Tra le molte Reliquie de'Santi che fi venerano in Murano, le più celebri fono i Corpi de'Santi Gerardo Sagredo Nobile Viniziano, e Donato , Vefcovi amendue , che fi ferbano nella Chiefa Matrice di S. Maria, la quale fi chiama volgarmente di S. Donato. Quefto fanto Corpo fu portato da Cefalonia negli anni nz6. fopra di che fi può leggere il Dandolo nel capo n. del libro 9. della fua Cronaca . Nella Chiefa dedicata al Protomattire S. Stetano, fi CITTA DI VINEGIA. ? 2| confervano alcuni Corpicciuoli de' Santi Innocenti . Fra gli altri Privilegi, che godono dalla clemenza del Principe gli abitatori di quefl'Ifola, battono ciafchedun anno nella Pubblica Zecca di Vinegiacer- ta moneta di Argento ( detta voigarmen- ofella) colle Arme del Doge vivente da una parte e con un Gallo, e una Serpe dall'altra, che fono le Infegne di quefta communità. Profiimi a Murano fono due Monifterj di Monaci Camaldolefi; cioè quello di S. Michele di cui li è già parlato , ove fi venerano i Corpi di S. Claudio e diS. Baf- fa V". e M. ; e l'altro di S. Mattia, nel quale da molti fecoli fi conferva incorrotto il Corpo del Venerabile Danie'? . La Chiefa di £. Michele fu donata à'Mona. ci Camaldolefi da'Vefcovi Torcell∋ e da Buono Balbi Vefcovo di Torcejlo fu dichiarata efente dalla giurifdizione di quelli. La Chiefa poi di S.Mattia, fondata da Lionardo Corraro nel 1155., era prima di Monache; e nel 1247. fu data a Monaci Camaldolefi da Stefano Natale Vefcovo di Torcello. Tre altre Ifole arricchivano un tempo la Diocefi Torcei- l non ferbano ve- ftigio alcuno della loro antica nobiltà . Nulla ottante la rovina di quefti luoghi , la Diocefi è affai ampia , (tendendoti dalle Ifole alla Terra-ferma fino al fiume Livenza: mail paefe è pieno di Valli , di Fiumi, di Laghi, e di Paludi. Dicefi però , che in effa abitino venti mila anime in circa , abbracciando due Collegiate y tredici Chiefe Parrocchiali , ventiquattro Monifterj o Conventi, tra Uomini e Donne, e molte Confraternite laiche; tra le quali tengono il primo luogo quella di S. Giambatifla in Murano, quella di S. Albano in Burano , di S. Margherita in Mi- orbo f e di S. Fofca in Torcello. Fitte delle Ifole circonvicine « Vinegis, DEL GOVER NO DELLA REPUBBLICA, e de' suoi Magistrati. DOpo la detenzione de' Luoghi più cospicui della Città di Vinegia e delle Ifole che le fono adiacenti , non riufcirà difagradevole al Foreftiere l'avere una gualche notizia del Governo di quella augufta Repubblica. Alcuni fi fono immaginati di vedere inefla le fembianze di tutti gli Stati; cioè la Monarchia nella maeftà del Doge , l'Ariitocrazia nel Senato , e la Democrazia nel Maggior Con- figlio, ma egli è Ariftocratico, o fia degli Ottimati. Tra efli tiene il luogo principale Il doge, la cui maeftà hafembiante di Reale dignità. Gol nome di lui fi fcrivono tutti i Difpaccj; fi coniano tutte le Monete; e fi chiudono tutte le Lettere pubbliche con figlilo di piombo , il quale è fegnato col fuo nome e colla fua figura. Egli prefiede al Collegio eh' è comporto di ventifei, cioè dal Doge, da fei Confi- glieri, da tre Capi del Configlio di XL. al Criminale, da fei Sa v) grandi, da cin- X 3 l 1i6 DEL GOVERNO fife Savj di Terra-ferrra e da cinque Savj degli Ordini. Prefiede fimilmcnte al Maggior Configlio, al Senato, e al Configlio di X., e può unirfi adogni Magiftrato , Configlio, e Collegio per tener ragione a* Sudditi . La fua elezione fi fa rn quello modo. II Maggior Configlio elegge trenta Nobili , i quali ne eleggono nove . Quelli nove debbono eleggerne quaranta , dovendoef- fere concordi almeno in numero di fette nella elezione di cadauno de'quaranta ; i quali eleggono altri dodici, che debbono eleggerne altri venticinque , ma con nove voti almeno per ciafcheduno . I venticinque ne fcelgono nove - , e quelli tornano ad eleggerne quarantacinque , con fette voti almeno per cadauno • I quarantacinque ne eleggono undici , i quali con nove voti almeno per ciafcheduno, vengono alla elezione di XLI., tutti fuperiori di età a'trent'anni ; e quelli eleggono il Doge con venticinque voti almeno concordi nella elezione di lui. In niuna delle dette elezioni non pofTono fcegliere alcuno del fuo corpo, fuori del XLI. il quale può eleggere Doge uno del fuo corpo. Il Collegio afcolta nel Lunedì le liti che pofTono nafcere in alcune materie DELLA REPUBBLICA. 327 che il Senato gli delega , e che per la loro natura fpettano alla gravità di quel Confettò. Negli altri giorni riceve le fup- pliche, gli fi leggono le Lettere degli Ambafciadori, di cui anche afcolta le iftan- ze; e a lui pure fi leggono que' Decreti che debbono ettere portati al Senato. Terminati quelli affari, fi partono i Consiglieri col Doge, iCapidiXL. ei Savj degli Ordini , e reflano gli altri Savi Grandi e di Terra-ferma a configliare gli affari pubblici : e quella unione fi chiama la Consulta . Il Senato ha cura delle cofe politiche ; intraprende le guerre, ftabilifce la pace, impone decime e tributi, elegge gli Ambafciadori agli altri Principi , e tutti i Magiftrati principali che fono del corpo dello fletto Senato. Il Consiglio dei dieci , è comporto oggidì di diciattette. Li dieci vengono eletti dal Maggior Configlio, egli altri fette fono il Doge co'Configlien . E'così grande la podeftà di quello Confettò, che potrebbe paragonarfi a quella de'Dittatori Romani. Ad etto fpetta il proccurare che non nafca veruna fedizione, e che non vengano fatte Monette falfe : giudica tutti X 4 ^ %*S DEL GOVERNO i cafi criminali più enormi e della Città, e della Terra-ferma - Ne' tempi andati ebbe parte nelle cofe politiche: ma oggidì quelle fono tutte trattate nel Senato. Il Maggior. Consiglio è la unione di tutti i Cittadini Nobili. In elio rifiede la fomma podeftà ; fìabilifce tutte le leggi ; che rifguardano la forma della Repubblica ; ed «legge tutti i Magistrati della Città che non fono del Corpo del Senato, e i Rettori delle Città fuddite. I Magistrati o fono Urbani, o delle Provincie. Gli Urbani hanno la cognizione o delle caufe Criminali o delle Civili . Altri foprintendono alla efazione delle rendite pubbliche; altri hanno cura della pubblica economia; tali prefiedono al Com- merzio, tali vegliano alla falute , a'van- taggi, al decoro della Città - , queftia raffrenare il lufio, quegli a proccurar l'abbondanza; alcuni alle cofe militari, altri a' Luoghi pii ; chi alle Arti e chi alla Zecca . I Magiftrati delle Provincie hanno il governo delle Città e Cartelli, delle Armate navali e degli Eferciti. A tutti i Magiftrati , o Urbani o Provinciali , è riabilito il tempo della lor durazione , DELLA REPUBBLICA. 32? perchè alcuni fono di Tei mefi, altri di otto, altri di Tedici, alcuni di 24. ed anco di 36. mefi. E' degna per ultimo di effere confide- rata la dignità de* Procuratori di S. Marco , i quali fono Senatori perpetui. Quefti portano la Verte diftinta dagli altri Nobili , tra i quali benché di maggior ttà , hanno il luogo Superiore dappertutto , fuorché ne' Magistrati; ove fi ha riguardo alla età , e con alla dignità. Prefiedono a tre Proccif rafie che volgarmente fi chiamano di Su- pra , Citra , ed Ultra . 1 Proccuratori di Supra hanno il governo dell'augufto Tempio di S. Marco, ne amminiftrano le rendite, diftribuifcono i rtipendj a quelli che in erto esercitano un qualche uffizio, e hanno la cura di tutto ciò che appartiene all'ornamento e al decoro di quella Bafilica. La elezione però del Primicerio che ha veltimenti egiurif- dizione Vefcovile, de' Canonici, e degli altri Cherici e Miniftri , appartiene al Doge. Non vanno al Maggior Configlio, ma mentre è ridotto, uno di erti accompagnato da molti Uffiziali fi ferma in Piazza nella Loggetta per guardia della flcfTo Maggior Configlio. _ 33 o DEL GOVERNO I Proccuratori di Cìtra fono amminiffrs- tori della Proccuratia Vecchia , o fia delle cofe di tutti i pupilli che abitano di qua dal Canal grande ; il quale fcorre per mezzo alla Città. I Proccuratori di Ultra prefiedono alla Proccuratia Nuova, ed hanno il governo della eredità di que'pupilli , cheftannodi là dal Canale. La iftituzione di quefte tre claffi di Proccuratori ebbe principio negli anni 13 io. per Decretofotto il giorno iy. di Marzo: e nel 1428. fu decretato nel Maggior Configlio che potefiero andare perpetuamente nel Senato fenza effere foggetti alla Ballottazione. E ciò baiti circa il Governo di quefla inclita e fempre augufla Repubblica. DELLE FESTE, ' E PUBBLICI DIVERTIMENTI Solite a far fi fra Vanno, e in alcuni tempi determinati. FESTE STABILI Gennajo i. Sua Serenità col fol folito Reale corteggio fcendeaudire la Metta inS. Marco, ove per tre giorni continui fi efponeil fan- tiffimo Sagramento; e la fera del terzo dì fi fa la folenne Proceffione per la gran Piazza coll'intervento di tutta la Nobiltà . 6. Sua Serenità fcende in S. Marco , ove ode la Meffa, ed egli fteffo rifponde alla Confefiìone e all'Introito. 8. Sua Serenità vifita la Chiefa Patriarcale di S. Pietro di Cartello per la liberazione della pefte dell'anno 1631. 14. Sua Serenità fcende in S. Marco per la celebrazione della feftività di S. Pietro Orfeolo , che fu Doge di Vinegia ; efponendofi folennemente le fue Reliquie. Febbraio. 1. Sua Serenità portafi alla, vifita di S. _ 3j* DELLE FESTE Maria Formofa , pe'l ricuperamento delle Spofe rubate da' Trieftini a Caftello negli anni 939. li ;i. Gennajo. 2. Sua Serenità fcende inS. Marco alla benedizione de' Cerei. Marzo. ay. Sua Serenità fcende in S. Marco a udire la MefTa ; e nel dopo pranzo ode la Predica che viene fatta di ordinario dal Predicatore di S. Lorenzo : e ciò in memoria della unione de' popoli circonvicini che abitarono quefte Ifolette, nel dar principio alla edificazione di quefta inclita Città negli anni 1421. In quello giorno il Proccuratore di Supra , Caffiere , veftito di Porpora, portafi alla Chiefa della Salute per efporre la Immagine della B. V. trasferita di Candia l'anno 1669. Aprile. 3. Sua Serenità va nel dopo pranzo coli' Eccellentiflimo Collegio alla vifita della Chiefa , detta la Carità , per la Indulgenza conceduta dal Pontefice Aleflandro III. 16. Sua Serenità ode Meda in S. Marco, e poi va proceffionalmente intorno alla Piazza in memoria della liberazione di E PUBBLICI DIVERTIMENTI. n? quefta Repubblica da Congiurati l'anno »3J4« 14. Sua Serenità ode Vefpero in S. Marco. %$4 In quefto giorno dedicato al Van- gelifìa S. Marco primo Protettore della Città, Sua Serenità fcende nella Chiefa Ducale a udire la Meffa. Indi riceve a lauto Banchetto gli Eccellentiflìmi Senatori di Pregadi cogli Ambafciadori delle Coronej e fi fanno Mafchere. Maggio. Sua Serenità portati alla Chiefa, detta le Vergini, e vi ode la Meffa: poi vifita quella di S. Daniele. 9. Sua Serenità coli' Eccellentiffimo Collegio affitte in S. Marco alle folenni Efe- quie del fu Cardinal Zeno ; e quando il giorno foffe impedito, la funzione fi differisce . Giugno. 13. Sua Serenità portafi per voto alla Chiefa della Salute, a vifitarela Reliquia infigne di S. Antonio di Padova, trasferita l'anno 1654. ij Sua Serenità vifita la Chiefa de* Santi Vito e Modello, detta S. Vi» , ia i 33 + DELLE FESTE memoria della {coperta Congiura del 13 te. Indi riceve a folenne banchetto la Sere- niffima Signoria cogli Ambafciadori efte- ri ; e vi fono Mafchere. 35. In quello giorno in cui fi celebra l'Apparizione di S. Marco, Sua Serenità fcende a udire la Metta nella Chiefa Ducale ; e va in Proceffione, in cui fi porta il Vangelo fcritto dallo fieffo S. Marco, trasferito di Aquileja nel 1410. %6 Sua Serenità portafi alla vifita della Chiefa de' Santi Giovanni e Paolo , per la Vittoria riportata fopra i Turchi a'Dardanelli l'anno ì6$6. Luglio. 17. Sua Serenità vifita la Chiefa di S. Marina, in memoria della ricuperazione di Padova l'anno ijio. Agosto. ij. Sua Serenità ode Meffa in S. Marco, celebrata da Monfignor Primicerio . 16 Sua Serenità coll'accompagnamento del Senato e deels Ambafciadori vifita la Chiefa di S. Rocco : poi fi trasferifce verfo la Chiefa de'Frari , ove trattenuto- fi alquanto, fi parte. E PUBBLICI DIVERTIMENTI .335 Settembre. 8. Sua Serenità ode Meffa in S. Marco. Ottobre, 7. Sua Serenità portali alla vifita della Chiefa di S. Giultina per la Vittoria ottenuta l'opra i Turchi alle Curzolari nel 1571. ; e poi ritorna in S. Marco. ij. Sua Serenità vifita la Chiefa delle Terese, e vi ode la Metta. Novembre. 1 Sua Serenità feende in S. Marco a udire la Meflfa. ai. Sua Serenità vifita per voto la Chiefa della Salute per la liberazione della pelle del 1631. Decembre. 6. Sua Serenità ode la MefTa nella Cappella di S. Niccolò, eretta per voto negli anni 1220. i. Sua Serenità feende in S. Marco , ed interviene alla Procelììone, che fi fa in onore della B. V. 116 DELLE FESTE. 24 Sua Serenità fcende in S. Marc'* {biennemente al Matutino e alla Meli* della fera che termina alle tre ore. zy. Sua Serenità ode la Metta in S. Marco , e nel dopo pranzo la Predica .* indi portali al Vefperain S. Giorgio Maggiore . 16. Sua Serenità ode Metta in S.Giorgio Maggiore; e poi riceve al {bienne" Banchetto cogli Ambafciadori la Serenifìi- ma Signoria , e que' Senatori che al nu* mero di XLI. concorfero alla fua creazione . FESTE MOBILI. Il Giovedì' grasso ( così viene volgarmente chiamato il Giovedì dell'ultima fettimana di Carnovale) il Doge colla Se- reniffima Signoria e cogli Ambafciadori, nel Palazzo Ducale ita prefente alle Fette e a' Giuochi che fi fanno nella gran Piazza di S. Marco, la quale raflembra uà Anfiteatro per gli Palchi che le fono eretti d'intorno. Nel mezzo fi alza una gran Macchina di fuochi artifiziali: ma prima di dare a quefti principio, fi veggono alcuni Giuochi di Forze di Uomini, fatti dalle due Compagnie de' Niccehtti e às' Caftellani, detti dal volgo le E PUBBLICI DIVERTIMENTI . 357 FORZE D'ERCOLE. Sogliono anche precedere divertì Balli fulla Corda e fui Palco di detta Macchina; e finalmente il Volo fulla corda che dal Campanile di S. Marco va & terminare nel Canale: oltre a certe funzioni fimboliche di tagliare ad un colpo la tefla ad alcuni Tori. Nel Sabbato di quefìa ultima fettimana di Carnovale, la mattina fi presentano al Tribunale del Santo Uffizio tutti i Predicatori che debbono predicare la Quarc- fìma nella Città. La Domenica delle Palme Sua Serenità ode Metta in S. Marco , e affitte coll'Eccellentifimo Senato alla Proceffìo- ne, con cerimonie notabili: e nel dopo pranzo afcolta la Predica e fta prefentt al Vefpero : indi portali alle Chiefe della Pietà e del Sepolcro. Nel Mercoledì Santo Sua Serenità vifita la Chiefa di S. Giovanni di Rialto, e poi ritorna a S. Marco a' divini Uf- fizj. Nel Giovedì Santo Sua Serenità fctn- de in S. Marco, e affitte alla Metta fo- lenne; terminata la quale, vifita la Chic- fa di S.Jacopo di Rialto; e nel dopo pran- Y Hi DELLE FESTE lo-, di nuovo fcende in S. Marco per af- fiftere agli uffizj divini. Nella fera di ^uefto giorno fi moftra. nella ftefia Chiefa Ducale il Sangue mi- racolofo di Noftro Signore , portato da Coftantinopoli l'anno 1204.'con molte altre infignì Reliquie: e la funzione viene onorata da un gran concorfo di popolo e dalle proceflìoni di tutte le Scuole Grandi con difpendio ftraordinario di Cera. Nel venerdì' SANTaSua Serenità feen-' de in S. Marco , ove affifte in abito di lutto a tutta la fagra funzione .* e nel dopo pranzo afcolta la Predica. Sifapofcia la Procefiìone ; e pofto Noftro Signore nel Sepolcro, il Cancelier-Grande lo chiude coll'anello di Sua Serenità. Nella fera poi fi vede illuminata tutta la gran Piazza di S. Marco con doppie Torcie per ogni fineftra; oggetto degno dell'ammirazione del Forcfiicre. Nel Sabato Santo Sua Serenità fcende in S. Marco, e affitte agli Uffizj divini . Nel giorno di Pasqua Sua Serenità ode Meffa in S. Marco coll'afliftenza del Clero della Ducale: e nel dopo pran- E PUBBLICI DIVERTIMENTI. ìi9 zo, udita la Predica che viene fatta di ordinario dal Predicatore di S. Zaccaria, vattene all'ora del VefperoallaChiefa del detto S. Zaccaria. La Domenica in Albis Sua Serenità vifita la Chiefa di S. Geminiano : in memoria ch'ettendo quella piantata in mezzo alla Piazza, fu atterrata , e riedificata nel fito ove al prefente fi truova. La Vigilia dell'Ascensione Sua Serenità fcende nella Chiefa Ducale, e vi affitte al Vefpero che fi canta folennemen- te . Si efpone full'altar maggiore il Tefo- ro ; e dopo fi moftra il Sangue miracolofo di Nofìro Signore, con altrepreziofe Reliquie . Il giorno dell'Ascensione Sua Serenità coll'accompagnamentodel Nunzio Ap- poftolico , de' Regj Ambafciadori, e della Sereniffima Signoria , monta la Nave Reale, detta ILBUCENTORO, e portafi fuori de' Caflelli che guardano la imboccatura del Porto di S. Niccolò di Lido. Quivi coli' affifìenza di Monfignor Patriarca di quefìa Città, fatti la folenne funzione dello Spo- Y 2 54© DELLE FESTE falizio del Mare , gittandofì dentro alle acque dal Serenifiìmo Doge un Anello d' oro col proferire quefìe parole : Defponf*- mus te Mare in fignum veri perpetuique Domimi , ce. in memoria della fegnalata Vi- toria riportata fopra Federigo Imperado- re a favore del Pontefice AlefTandro III. Terminata la gran funzione che viene applaudita collo fparo di tutta l'Artiglieri* de' Caftelli, e con infinite acclamazioni di giubilo, fi canta la Meflfa folenne nella detta Chiefa di S.Niccolò, dopo la quale Sua Serenità fi. riduce al Palazzo Ducale, ove fiede al folito reale Banchetto cogli Ambafciadori e colla Serenifììma Signoria. Per quindici giorni continui dura la Fiera doviziofiffima dell'Afcenfione nella gran Piazza di S. Marco, con quantità di Mafchere fontuofamente veflitc. La Domenica della Pentecoste Sua Serenità ode Medi in S. Marco. Il giorno del Corpusdomini il Serenifiìmo feende nella Chiefa Ducale , afcolta la Mefia , e affifìe alla folenilììma Procef- fione che fi fa per la gran Piazza di S. Marco , coll'intervento di Monfignor Patriarci, e di tutto il Clero fecolare , e E PUBBLICI DIVERTIMENTI. 34* Regolare , e col ricco accompagnamento delle fei Scuole grandi. La terza Domenica di Luglio il Doge colla Sereniffima Signoria portar! per Voto alla vifita della Chiefa At\ Redentore in memoria della Liberazione di quefia Città dalla pefte negli anni 1575. Solenniffima è la funzione coll'intervento di tutto il Clero Regolare e Secolare, e di tutte le Scuole Grandi. FESTE STRAORDINARIE. Nella creazione del nuovo Doge fi gode la pubblica comparfa e la folenne cerimonia di gettare al popolo monete d* oro e d'argento, mentre egli è portato per la Piazza di S. Marco dentro una Bigoncia di legno dorato. In tale occa- fione fi fanno Mafchere per tre giorni ; e in ciafeuna fera di quefti nel mezzo della gran Piazza fi veggono da un'alta Macchina fuochi artifiziali . Innumcra- bile poi è il concorfo al Palazzo Ducale, e folennilììma è la fefla e l'allegrezza comune . Nella elezione de' Proccuratori di S. Marco fi fanno felle ne'loro Palaz,- Y 3 34i DELLE FESTE zi per tre giorni continui, con Mafchere. Nel giorno poi folenne del loro ingrefTo, Tiene il nuovo Proccuratore acompagnato da una quantità grande di Nobili veftiti di Porpora , partendoli dalla Chiefa di S. Salvatore per la via detta la Mercerìa riccamente e ingegnofamente addobbata ; e arrivato dinanzi alla maefìà del Principe fedente in Trono, dopo averefpofto con brevi periodi un erudito ringraziamento, difcende a prendere la inveftitura dell'alta Dignità nel Palazzo deftinato a'Proc- curatori di S. Marco. L'ingresso degli Ambasci adori stranieri è pure maeftofo e bello, quando la prima volta fi prefentano pubblicamente al Sereniffimo Collegio. La Regata per ultimo è uno de' più lieti divertimenti che foglia dare il Pubblico a' Principi Foreftieri. Nel giorno deftinato ad una tal fefta, fi vede il gran tratto del Canal-grande che corre per mezzo della Città, tutto addobbato di ricche tappezzerie , pendenti da' Palazzi che da tutti e due i lati lo chiudono . La comparfa poi delle Barche pompofa- mente guernite , collo sfoggio di ricche livree , e piene di concerti armoniofi , F-" Zurchl J Sontuosa Peata fatta perla solenne Regata, m Venezia IL 0.7 Maggio vrió onore 3 219 2 3? 117 199 22; 226 *Ì7 16 $ Lo , Lo Spirito Santo. *1$ S. Spirito , Ifola. 2ÌJ6 S. Stue. 232 Stanze dell'Eecelfo Configlio di Dieci. 3? S. Stefano. 5* Li tre Stendardi. 49 S. Stin. 203 T S. Teodoro. 4» Le Terefe. ^44 Santa Ternita. 123 Tefor» di S. Marco, e {uà defcrizione. 18 / Tokntini. 228 S. Toma, 217 T or cello , Ifola . 306 Torre dell'Orologio. 48 S. Trovafo. 247 V Venezia , fua origine , e fondazione . x.fine 6 Sua divisone in fei Seflieri. 7 Le Vergini. 81 S. Vio. 251 S. Vitale. 5 6 La Umiltà. 258 z S. Zaccaria. 112 S. Zan De gola. 223 La Zecca. 43 La Zuecca , Ifola. 2,6$ Fine del prefente Libro, che fi vende Lire dieci Venete. ■M^H co — O) co £ 1^ co CD CO " ^r _ co IO CM — —— ^3- o ---- 05 CO CD r- CO CM_ LO ■* m ^_ c\i CO ,- CD o" e o co o co CD 0 ò co >^ O co CD o * -4. "»3