Bibliothek der Königlichen Kunst=Akademie zu Düsseldorf. Nr. 96. des Catalogs. l'Eglasse (492 n.b.) Kunstgeschichtlich wichtig. - ca 50 Ungefechtfeles Nicht ausleihbar # ⛪ 0 0 0 N N Ist die Zustellung der Ehegatten zu verlangen. ⚓ S ⛪ PORTA CATU the ⛪ 9 n 10 GUIDA DE FORESTIERI PER NA OLI MCXCI II Lun 0. 1 DA A) 12 14 ʘ DE' FORESTIERI, Curiosi di vedere, e d'intendere le cose più notabili della Regal Città di Napoli, e del suo amenissimo Distretto. Ritrovata colla lettura de'buoni Scrittori, e colla propria diligenza dall'Abate POMPEO SARNELLI, Hoggi Vescovo di Biseglia. In queſta nuova edizione dall'Autore molto ampliata, E DA ANTONIO BULIFON Di vaghe figure abbellita. DEDICATA All'Eccellentiſſimo Signore D. LUIGI EMMANUELE PINTO, CAPECE, BOZUTO, Cavaliere dell'Habito di S. Giacomo, Principe d'Ischitella, Marchese di Giuliano, utile Signore della Terra di Peschici, e metà del Lago di Varano, &c. IN NAPOLI, Presso Giuseppe Roselli M. DC.XCVII. Con licenza de Superiori . N K: W 481 . A N S Eccellentiss. Signore. A Guida de'Forestieri di Monsign. Sarnelli, incontrerà nuova, e somma sodisfazione, guidata dal gran merito di V. E. per appagare la curiosità de'Pellegrini Ingegni, diligentrindagatori del vero, quali senza muove re un passo haveranno conseguito l'intento, volgendo solo cortese un guardo alla gran 3 Casa Caſa di V. E.: non occorre far lungo viaggio in Portogallo, Francia, Castiglia, ed altri Regni delle Spagne, per osservare tante illustri memorie, rapportate da fedeli Cronisti a favore della gloriosa famiglia PINTO, Y MENDOzza diramata per l'antichità di ſette ſecoli da piu ceppi Reali; si stanchi chi vuole a rileggere tanti volumi d'Istorie per unire al centro le linee, ideando l'interrotta Genealogia di vostra Casa, ch'io per me arrestato dalla maraviglia al vivo simulacro della generosità, e virtù di V. E. epilogate vi scorgo l'antiche grandezze de suoi famosi Antenati, a' quali accresceranno splendore i crescenti germogli di cosi nobil Pianta, che innestata al tronco d'una ROSA ridente de'Caraccioli della Giojosa, ha dato sin hora ece. ed a. renea nch hora la prima Gioja alla luce del Mondo, rinovando col nome d'Emmanuele la gloriosa memoria dell'Avo Eccellentiss. Principe D. Emmanuel Pinto, Mendozza, Cavaliero dell'Ordine di Calatrava, del Consiglio di S. M. e suo Scrivano di Ratione di questo Regno, le di cui generose maniere, e singolari qualità, lo rendono ancor vivo nelle bocche d'un Mondo, ed immortale nella tromba della Fama. Ma dove m'innoltrai? hor m'avvedo, che con la guida avanti gli occhi ho ſmarrito il sentiero, essendomi ingolfato nel vasto pelago delle sovrane grandezze dell'Eccellenza Vostra, che ornata così mirabilmente d'ogni sorte di virtù, rende stanche l'eloquenze de'Tullii, e le penne degli Omeri, ma vi ricordo, che la benia 4 benignità de' Principi grandi ad esempio de'Numi piu che le vittime, gradisce gli affetti, e le divozioni degli oblatori, ed il Sole sarebbe splendido sì, ma partiale, se con distinzione d'influssi benevoli stendesse 1 suoi raggi d'oro piu su i platani giganti, che su la minuta plebe de' fiori. Da questa speranza animato presi ardire di consecrare queste poche righe a chi sarebbero scarsi copiosi volumi di piu lucidi inchiostri, e sicuro della sua gran protezzione, mi ritiro a'piedi Di V.E. Emiliſs obbligatiſs, e divotiſs. Serv. Antonio Bulifon. N kind e sicu ne, ANTONIO BULIFON Al curioso Lettore. E bene è costumanza, dagli Scrittori non mai interrotta, di ſpiegare la lor mente, prima d'imprendere a trattare qualſivoglia materia; tuttavia, essendo in fine il preſente libro, ed havendo io ricercato l'Autore della prefazione a' Lettori; mi rispose, non essere cio necessario, anzi più tosto soperchio, perche sarebbe voler trattenere il Foreſtiero con vani discorsi, quando quegli, stando sù le ſpeſe, vuol' accelerare l'incominciato cammino. E, replicando io, esser ciò convenevole per lo decoro del libro, gli così soggiunse: Ed a che fine debbo io premettere queſto diſcorſo? Forſe per dimoſtrare lo ſcopo dell' Opra? Ma basta leggere il titolo del libro, per haverlo toccato con mani, non che veduto. O pure per eſſer lodato della mia fatica? Ma voi ſapete, che, non eſſendo queſta fatica d'ingegno, poca lode ne può può risultare all'Autore; anzi è una tale facenda, che bene ſpeſſo ne riporta biasimo, perciocchè trattandosi di cose di fatto, e che ciascuno le dee vedere, può avvenire, che eſſendo hoggi Napoli ſantamente applicata all'ornamento delle Chiese, di facile quello, che io giorni sono vidi in un sito, dimanì si metta in un'altro, overo ſi tolga affatto; e così chi legge habbia ragion di dire, che lo Scrittore sognava. Lo stesso dico delle coſtumanze particolari, che parimente ſi van mutando, ſecondo che meglio inſegna la ſperienza. O volete forse, che io premetta la prefazione, per cattivare la benevolenza? ma ciò ſi ottiene co beneficj, non colle belle parole: oltre a che, ſapete, che io hò fatto queſta opera, per ſoddiſfare alle voſtre iſtanze, quando ella non mi passava nè men per lo pensiero, ed era attualmente applicato in coſe di maggiore importanza. Volete forse, che io preſcriva l'uſo, e la pratica del libro? Ma mi pare di haverlo ordinato in maniera, che di vantaggio non vi si richiegga. E se ad altri altrimente piaceſſe; ricorra all'indice abecedario, e sel . 3 emet. beneve. ſel metta inſieme come vuole. Forſe eſaggerar debbo l'utile della materia? Ciò vede chi sà non esservi altra guida che questa, la qual'è pure addottrinata da quanti delle coſe di Napoli hanno scritto: cosa, che si vede dall'Opera stessa. Scuserò forse la forma, e lo stile? Ma queſta è una materia, che non ricerca abbellimenti; e ſe le può ſcrivere sù la fronte quel verso di Manilio: Ornari res ipsa vetat, contenta doceri. Che dunque? ho da predicare il mio studio, e la mia fatica? Eccolo in poche parole: Non ho fatto altro, che un compendio di quanto hanno laſciato ſcritto l'accuratiſſimo Engenio, l'erudiiſſimo Carlo de Lellis, il diligentiſſimo Mormile, ed altri Storici Napoletani, aggiuntevi alcune coſe da me ricercate, perche eſſi non iſcriſſero, che de'lor tempi, ed i due primi delle coſe alle ſole Chieſe appartenenti; mi è giovato anche l'applicazione havuta nella riſtampa del Summonte; ſe bene circa l'origine di Napoli, ſon di parere da lui diverſo: eſſendo queſta coſa di ſtudio, e dove può giuocare l'ingegno. Debbo 6 Debbo forse implorare il patrocinio del Lettore contro a maledici, e susurroni, e contro a coloro, che voglion parer più degli altri colle calogne? Di gente di queſta farina, nè men per le altre mie opere dì maggior rilievo, mi ſon preſo faſtidió; hor penſate ſe poſſa, ò debba prendermelo per queſta? Tanto più, che non poſſo dire a chicheſia con Marziale: Carpere vel noli nostra, vel ede tua: essendo questa una facenda che ciascuno, che ne vada cercando le notizie, può farla, tanto migliore, quanto più vi si affatica; anzi, a dir vero, è meſtiere queſto più da sfacendati, e di mediocriſſimo talento, che da applicato agli ſtudj più gravi, e da tutt huomo; basta, che habbia qualche poco di stile, e che non metta le coſe alla peggio. E finalmente io non intendo di preoccupare obbiezione di chicheſia, perche non curo di que Lettori, Qui velint contentionibus deservire, & clarescere inimicitiis, come disse l'Eminentiſſimo Bona in propoſito ſimigliantiſ ſimo. Dovrei ſolamente accennare, che dove io scrivo, nostro Napoletano, nostro Compatriota, &c. favello in que queſta guiſa, perche ſe bene non ſon nato in Napoli, ma in Polignano, antichissima Citta del Regno, hò però dalla mia fanciullezza contratto il domicilio in Napoli, come appare dal privilegio di Napoletano, registrato nella Curia Arcivescovale di questa nostra Citta, ma perche ciò è notiſſimo, il tralaſcio. Tali furono le ragioni apportatemi dall'Autore, per le quali egli non volle farvi prefazione. Ma io con haverle rapportate, credo di haverla fatta pur troppo lunga; onde altro non ſoggiungo, ſe non che per voſtro beneficio hò procurato, che s'impiegaſſe a queſt'Opera una penna delle migliori: ed hò parimente fatto incidere in Rame, ſenza guardare a ſpeſa, le vere figure delle coſe piu notabili, colle loro ſcale, per ſaperne la certa grandezza, ed inoltre l'altro libro della Guida de Forestieri, curiosi di vedere, e considerare le cose notabili di Pozzuolo, Baja, Miseno, Cuma, &c. che successivamente usci dal Torchio: Opera dello ſteſſo Autore, il quale ſi è dichiarato non intendere di scrivere Storia compiuta, ma solamente di andare accennando le coſe più inſigni, gni, e di maggiore riflessione; siccome nel rapportare gli Epitafi, e le Iſcrizioni, ha toccato ſolamente quelle, che gli ſon parute più notabili: che è quanto appartiene a chi fà la Guida, e quanto altresì debbo io accennarvi. E perche queſto è libro di Notizie, mi farò lecito quì di ſoggiungere un Catalogo di tutte le opere dell'Autore, havuto da un Amico; perciocchè l'Autore ſteſſo non ha mai voluto darmene contezza. the S für CATA⛪ 1 ⛪ ⛪ CATALOGO De' libri composti, e dati alle Stampe Dall'Ill. & Reverendiss. Signor POMPEO SARNELLI Vescovo di Bisceglia. Lettere Humane. HICCOLò Toppi, Patrizio di Chieti, nella sua Biblioteca Napoletana stamp. in Napoli del 1678. asserisce haver veduto scritto da Pompeo Sarnelli tutto il corso delle lettere humane, cioè Grammatica, Poetica, Rettorica. Della Grammatica, divisa in nove libri, due se ne leggono dati alle stampe. A. Uno e il Donato Rinnovato, con i versi di Catone in altrettanti versi Italiani trasportati. In Napoli per Novello de Bonis 1675. in dodeci. B. L'altro è L'Ordinario Grammaticale, per traslatare di latino in volgare Italiano tanto la prosa, quanto ogni sorte di verso, colla spiegazione delle figure tutte, le quali egli dimostra esser tutti Grecismi, provandolo co' testi greci. In Napoli presso Antonio Bulifon 1677. in dodeci C. Hà C. Hà scritto i Rudimenti della lingua Greca, colla difesa della Pronuncia de' moderni Greci, onde si e cavato L'Alfabeto Greco, stampato in Roma presso il Mascardi 1675. in dodici rap portato nel Giornale de' LetteratiD. Scrisse, essendo fanciullo, un Poemetto in ottava rima, intitolato S. Anna, che poi fù stampato da Girolamo Fasulo del 1668. in 16. E. Hà scritto (soggiugne il Toppi) sudetto) molti versi latini di vario metro, come Epigrammi, Ode, Elegie, ed un Panegirico di S. Vito in versi esametri, alcuni delli quali sono rapportati da Muzio Febonio nella Storia de' Marsi lib.1.c.2.e lib.2.c.1. va stampata la sua Parafrasi de sette Salmi Penitenziali in verso elegiaco, in Napoli presso Girolamo Fasulo 1672. in 4. Oltre à che (seguita il Toppi) si potrebbe fare un Tomo delle Dedicatorie, Prefazioni, Difese, Ode, Epigrammi, Canzoni, Sonetti, e Vite degli Autori stampate ne' loro libri. Varia erudizione. F. Hà tradotto dal Francese, ed illustrato con nuovi, e curiosi Episodii Gli Aovenimenti di Fortunato, divisi in due libri, l'uno de' quali ne insegna la Commedia, e l'altro la Tragedia, e và sotto il nome Anagrammatico di Masillo Reppone, stampato in Nap presso Antonio Bulifon del 1676. in dodici. E ristampa1 1 . N e ### 72/62 . . ⵪ . ne ed (odil) 1 in du to in Bologna, presso il Riccardini. In questo libro è citato un'altro suo volume intitolato: lo Metamorfosi del Bue-humano G. Posilicheata di Masillo Reppone, cioè trattenimento, ed honesta ricreazione in Pausilipo, scritto in lingua Napoletana, e stampato in Napoli presso Giuseppe Roselli del 1684. in dodici. H. Hà tradotto, ed illustrato la Chirofisonomia di Giovan-Battista della Porta, lasciata dall'Autore postuma, ed informe in lingua latina. Stamp. in Napoli, presso Antonio Bulifon del 1677. in 4. ed in 12. ove si legge la vita del detto Porta, scritta dal medesimo Sarnelli, che parimente hà corretto la di lui Magia Naturale, in lingua volgare ItalianaI. Il Filo d'Arianna; Commentarj intorno ad un'Epigramma, che hoggi si legge al destro lato della Porta grande della Chiesa di S. Domenico, detto il Maggiore: contro alla cisterna discoverta del P. M. Fr. Cipriano di Gregorio; detto Filo d'Arianna, fù stamp. in Napoli presso Luc'Antonio di Fusco del 1672. in quarto, rapportato dal celebratissimo Conte Carlo Cesare Malvasia, honore delle Accademie famosissime di Bologna nel ſuo eruditiſſimo trattato sopra quell'antica, e disputata lapida Aelia, Lalia Crispis: in cui del Sarnelli così dice: Ingenii acumine nulli secundus Põpejus Sarnellius Neapolitanus, &c. fol. 13. K. Be K. Bestiarum scola, ad homines erudiendos ab ipsa rerum natura providè instituta, & ab Aesopo Primnellio (nome Anagrammatico) decem, & centum lectionibus explicata. Caesenae apud Petrum Paulum Receputum Episcopalem Typographum 1680. in dodici. L. Antichità di Pozzuolo di Ferrante Loffredo, colle note del Sarnelli, ed altri aggiuntamenti del medesimo, Stamp. in Nap. presso Luc'Antonio di Fusco del 1675. in 4. ed aggiunta alla Storia del Summonte, ristampata per opera dello stesso Sarnelli. M. Guida de Forestieri, curiosi di vedere, ed intendere le cose più notabili della Real Città di Napoli, e del suo amenissimo distretto, stampata in Nap. presso Giuseppe Roselli del 1685. in dodici, ristampata dal medesimo più volte. N. Guida de Forestieri, curiosi di vedere, e considerare le cose notabili di Pozzuolo, Baja, Miseno, Cuma, &c. in Napoli presso Giuseppe Roselli 1685. e di nuovo ristampata dal medesimo più volte. O. Vita del P. D. Giovan Niccolò Boldoni Barnabita, scritta dal Sarnelli, ed aggiunta al di lui quaresimale intitolato Il Cielo in terra dal medesimo Sarnelli dato alle stampe in Napoli per Giacinto Passaro del 1677. in quarto. E stata molto stimata dagli eruditi La Lettera a' Lettori, da lui premessa al celebre Poe20 1 the rühren 1 2 asempte 2 10 Poema del dottissimo Camillo de Notariis intitolato. Costantino il grande. Dove dal sudetto Poeta in una Galleria è collocato tra' Letterati del nostro se colo, con que o tetrastico della strofa 42. Del Canto 36. Pompeo Sarnelli è poi: le glorie antiche D'un Clero illustrerà ne' suoi volumi, E di molti Scrittori a l'auree carte Darà splendor la sua prudenza, e l'arte: Storia SagraP. Negli accennati versi il Poeta annuncia 1trè Tomi dati poscia alle stampe da Pompeo Sarnelli, sotto il titolo: Specchio del Clero Secolare. Nel primo Tomo, dalla prima Tonsura inclusive, và discorrendo co' moralisti di ciascuno di detti Ordini, e dopò distintamente vi aggiugne le Vite de' Santi Cherici Secolari, che furono illustri in essi. Q. Nel secondo Tomo discorre dell'Ordine Presbiterale con trè trattati particolari, alli quali soggiugne le Vite de' Santi Preti Secolari. R. A questo và aggiunta la Vita di S. Vito Martire Protettore della Città di Polignano colla Storia della medesima Citta, Patria dell'Autore. S. Nel Terzo Tomo và tessendo gli Elogj de' Preti illustri per la bontà della vita. Tutti e quattro stampati in Napoli presso Antonio Bulifon del 1679. in quarto. Di quest'opera così scrive il dottissimo mo Ignazio de Vives nella Vita del P. Francesco Caracciolo, che hà egregiamente descritta, lib. 3. cap. 10. Del nostro P. Francesco Caracciolo fà altresì degna commemorazione l'eruditissimo D. Pompeo Sarnelli, Scrittore elettissimo de nostri tempi nella terza parte del suc Specchio del Clero Secolare, che con ap plauso universale hà dato alle stampe in Napoli nel 1679. Prese in mano la pen na, per lasciare al mondo una testimo manza della ſua facōda erudizione, &c. T. Cronologia de' Vescovi, ed Arcive scovi Sipontini, colle notizie historiche di molte notabili cose ne' loro tempi avvenute, tanto nella vecchia, e nuova Siponto, quanto in altri luoghi della Puglia. In Manfredonia 1680. in 4. V. Ritratto di S. Pompeo, Vescovo di Pavia, con due altre vite à modo d'Elogia cioè di S. Luca, e di S. Vito, tutti e trè Nomi, che riportò l'Autore dal Sagro Lavacro. In Cesena 1682. presso il Riceputi in 12. X. La Statua di ferro di S. Martinia no M. Apostolo della Mauritania inferiore. In Cesena presso Pietro Paolo Ricceputi del 1683. in 8. Lodata dal Reverendissimo P. M. Fr. Angelo Giuliani già Inquisitore di Genova, hoggi Teologo dell'Eminentiss. Cardinal Altieri, con quel breve insieme, e grande elogio, che leggesi presso Cic. in Brut. Vi Phidiasignum simul ostensum, & probavem est. Mathe 1 5 Tomose Lamiche, e w 0 . dans ### l'en precho b. Cenn ### ### . ⛪ ape 19. Vern. tumet 2/12 irsen le Ri COL Materie Canoniche. Y. Lettere Ecclesiastiche, stampate in Napoli nel 1686. in 4. presso Antonio Bulifon. Z. Tomo secondo delle stesse Lettere Ecclesiastiche, stampate in Napoli nel 1696. in 4. presso Giuseppe Roselli. Ascetici. Aa. Scuola dell'Anima, eretta nel sagrosanto Sacrificio della Messa, ne' cui sagri Ornamenti, Ministri, parole, e cerimonie vivamente si rappresenta l'Incarnazione, Vita, Passione, Morte, Resurrezione, ed Ascensione al Cielo di Giesù Christo unico nostro Maestro. In Cesena presso il Ricceputi del 1682. in dodeci. Rituali. Bb. Commentarj intorno al Rito della S. Messa, per que Sacerdoti, che privatamente la celebrano, scritti dall'Abate Pompeo Sarnelli, Dottor delle Leggi, e della Sagra Teologia, Protonotario Apostolico. Stampato in Venezia del 1684. in 12. presso Andrea Poletti. Ristampata in Napoli per Antonio Bulifon 1686. in 24. Ce. Antica Basilicografia, in cui si delineano, e discrivono le Prime Chiese de' Christiani, con trattare degli antichi Riti, che nelle Sagrosante Basiliche si pratticavano. Opera utilissima agli studiosi degli antichi Padri, de' Sagri Canoni, e della Storia Ecclesiastica. Stampata pata in Napoli nel 1686 in 4 presso Antonio Bulifon. Dd. Memorie Cronologíche de' Vescovi, ed Arcivescovi della S. Chiesa di Benevento, colla serie de' Duchi, e Principi Longobardi della stessa Città Stampata in Napoli nel 1691. in 4 presso Giuseppe Roselli. Ee. Memorie de' Vescovi di Biseglia, e della stessa Città, in Napoli nel 1693 in 4. presso Giuseppe Roselli. 0 2 impra 941 ### eimpr. Rein Reimprimatur die 18. Maji 1696, JO: A. SILIQUIN. VIC. GEN. D. Januarius de Auria Can. Dep. Reimprimatur die 28. mensis Mafl 1696. ANDREA REG. Montecorvinus, FIDELISSIMAE VRBIS NEAPOLITANAE CVM OMNIBVS VIIS ACCVRATA, ET NOVADELINEATIO EDITA INIVCEMAB ANTONIOBVLIFON 1685. iuilegi 2 A 19 Baloardo 18 Pozzoli 1 Palazzo 27 Siudi pubblici 35 S. Seuerine Ponte della Madalena ALLECC SIGDGASEAR DI ARG MARCHESE DEL CARPIO 2 Arsenale, e Balsardo nuovo 10 Baloardo nuovo delle Crocelle 19 e 28 Granai publici, ofonedelgratia 36 S. Biagio de librari Eggio Regar VICEREECAPITAN GLE DELREGNO, &c. 11 Castel del Vouo e Fortino mune, Monte Misen 29 Piazza della Carità 3 Castello 37 Monasto del Carmine e 44 S. Maria del Piante AVE, che meglio di Gaio Cesare, e per cago 12 Grada nuoua e Pizzosalione 21 Astroni, caccia del Re migliore ha felicitato co donatiui i Soldat 4 Torredis. V 30 S. Tomaso di Aquino, e S. Gio: de I Mercato 45 S. Antonio Abate 22 Camandoli 13 Portadi Chiaia il Popolo con labbondanza, èl Regno tutto corla quiete, dirizzar si deve la figura della fiorentini 38 SS.ma Nunstiata 46 Madonna degli An23 Castel di S. Eramo e Certosini 14 S. Lionardo a Chiaia Città Metropoli: la quale, come io ho fatto imprimer nouellamte con ogni miglior maestria 31 S. Maria della Nuoua. 39 Vicaria 15 Grotta e sepoltura di Virgilio 24 Trinità delle Monache 478. Gio: a Carbonara. così porta impresse nel cuore le opere marase digouerno tanto felice; e così portar de 32 Monte Oliueto 40 Porta Capuana e S. Caterina 48 Gli Incurabili 16 Posilipo 25 Suor Vrsula ue in fronte il glorioso nome di V. E., cui uni in m'inchino. Di Napoli a 2 di febraro 1685. 33 Giesù nuouo, e S. Chian a formello 4) La Sanita N Nisita, Isola Di V.E. 26 Porta dello Spirito Santo Umilissmo Seriore 34 S. Domenico Maggiore ANTONIO BVLIFON 41 Cauallerizza 50 S. Genaro Spedalde pell. □ I L A DE FORESTIERI, Curiosi di vedere, e d'intendere le cose più notabili della Regal Città di NAPOLI, e del suo amenissimo distretto. Ritrovata colla lettura de'buoni Scrittori, e colla propria diligenza dall'Abate POMPEO SARNELLI, Hoggi Vescovo di Biseglia. E da ANTONIO BULIFON di vaghe figure abbellita. Descrizione, tanto dell'antica, quanto della moderna Napoli, e d'alcune sue cose principali. LIBRO PRIMO. Dell'antichissima origine della nobilissima CITTA DI NAPOLI. OLTO abbassano gli alti principj dell' antichissima, e nobilissima Città di Napoli quegli Scrittori, che riducono l'edificazion di Partenope ad una Principessa di questo nome figliuola d'Eumelo Rè di Fera, △ Cit GUIDA Città nella Tessaglia; cioè à dire 170. anni dopo la rovina di Troja, giusta il computo del Contarmi, che sono gli anni del mondo 2937. e prima della nascita del Salvatore 1011. perciocche gran tempo prima io trovo, ch'ella stata fosse edificata. 2. L'Autorità è di Strabone, che nel lib. 14. de situ orbis, così lasciò regi strato. Rhodii MULTIS ANNIS ante quam OLYMPIA instituerentur, ad hominum salutem navigabant; unde & usque in Iberiam profecti ibi Rhodum condiderunt, postea à Massiliensibus occupatam Apud Opicos verò PARTHENOPEM. Gli Opici, dice Stefano, furon chiamati i popoli di Campagna, in quibus Cumani, Puteolani, Neapolitani. I giuochi Olimpici istituiti furono da Atreo (19. anni prima, che Ercole gli rinovasse) cioe, nell'anno del mondo 2728. e prima del naſcimento del Redentore 1220. dunque più centinaja d'anni prima di Partenope figliuola del Rè Eumelo hebbe da'Rodiani l'origine Partenope, hoggi Napoli. 3. Nell' anno della creazione del Mondo 2747. Ercole rinovò i giuochi Olimpici; ed havendo nell'Aventino estinto quel famoso ladro, che Cacco era appellato, quindi si portò alla nostra Partenope, e vi lasciò molte memo rie degne di se, così dentro, come fuori della Città, che nfino a' nostri dì ne riten welche mehr trou เพส gièk ma ovely Lmaf the # ra,e'n Hm ma de percier d'el. one lasei pata du be da' 21076 Aven alla e me met DE FORESTIERIO tengono il nome; come la strada d'Ercole dietro la Chiesa di S. Agostino, ov'è anche una Cappella detta di S. Maria di Ercole. Vi è anche il luogo detto Echia, hoggi Pizzofalcone, e vogliono, che sia un nome corrotto da Ercole. Dove hoggi è la Torre del Greco, edificò egli una Città, che ne fù detta Erculana, poi dal Vesuvio assorbita. Ed anche in Baja, ove hoggi sono i Bagni del Sole, e della Luna, evvi la via Erculana. 4. Due anni dopo la rovina di Troja, cioè negli anni del mondo 2769. e prima del nascimento di Christo 1179. Enea fù alla vista di Partenope, secondo Dionisio; e desideroso di veder Cuma, e la sua Sibilla, non volle toccar terra; ma come dice Ovidio met.lib. 14. .. Parthenopeja dextra Moenia deseruit. 5. Negli anni del mondo 2775. U lisse fù nel mare Tirreno, e dopo di haver passato colla celerità della sua Nave immune da'perigli di Scilla, e di Cariddi, giunto all'Isola di Capri, dove habitavano le Sirene, (ch'erano dōne di Mondo, favoleggiate dopo da' Poeti) non lasciandosi allettare da'vezzi, e dalle lusinghe d'una di quelle, che Partenope appellavasi, e che costumi contrarj al suo nome havea, fù cagione, che colei, come un'altra disperata Didone, incontrasse da se stessa la morte, con questa A diffe GUIDA differenza, che Didone co'l fuoco e que sta coll'acque, precipitando nel mare, s'estinse. Il prudente Ulisse, compassionando il duro caso, fatto pescare il cada. vere, in un monte alla Città vicino il fè sepellire. Di ciò fà menzione il Ponta no lib. 6. Belli Neap. & in vicino monte sepulta Parthenopes Sirenum una. Quivi U lisse s'esercitò ne'giuochi Ginnici, e v'istituì il corso Lampadico ad hono di Partenope. E perche dove i giuochi Ginnici si facevano, il luogo era detto Ginnasio, come che hoggi Ginnasii parimente si chiaman le scuole delle lettere, alcuni si sono mal'avvisati, che Ulisse venuto fosse à Partenope per lo studio delle scienze: quando ciò e falso, non solo per le cose dette, ma eziandio, e perche fiorendo allora gli studj in Atene, non facea mestiere, ch'ei venisse ad imparare in Partenope; e perche egli nō vi venne di voglia sua, ma vi fù spinto à forza di tempeste, come da tutti gli Scrittori è notato. 6. Dopo la rovina di Troja, essendo scorsi 170. anni, cioè correndo gli anni del Mondo 2937. e prima del nascimento di Christo 1011. Partenope figliuola d'Eumelo Rè di Fera in Tessaglia, ad imitazione di tant'altre Eroine, che edi ficarono, e ristorarono Città, partita con molte genti dall'Isola Euboja, hora detta Negroponte, havendo udito il no me ne ceũm fecer 2 Colc. antie Capo guste col.e. 10 neu Max 0 tione vicin. la tur ja, esse DE FORESTIERI. me della nostra Città, che Partenope, siccome ella, chiamavasi, venne ad habitarla, ed havendovi condotto la prima Colonia, la ristorò. Vogliono, che un antico busto di marmo, hoggi eretto pressola Chiesa di S. Eligio, nel capo della strada, che và a' Cuojari, chiamato Capo di Napoli, sia statua di Partenope, qual tutto è di donna colle treccie accolte alla greca usanza. Il sepolcro di questa Partenope fù da' Posteri racchiuso nella Chiesa detta di San Giovanni Maggiore, e propriamente nella Cappella, che stà all'angolo destro del principale Altare, sopra l'arco della quale stanno dipinte le insegne delle sei famiglie nobili del Seggio di Porto, volgarmente dette dell'Acquaro. Evvi la setent quente iscrizione, con una Croce, fattavi forse nella dedicazion della Chiesa di S. Giovanni, perche le breviature laterali alla Croce par che dicano SALUS JANUAE, la consagrazione fù fatta da S. Silvestro Papa a'22. di Gennajo, che per toglier forse qualche superstizione, che fosse intorno al sepolcro di Partenope, servissi della stessa Pietra sopra la porta della Chiesa. Nell'anno 1690. mentre si ristampa la terza volta questo libro, s'è levata la sudetta Pietra dal luogo ou era, per cagione, che si rifà la Chiesa di nuovo, e non si sà ove riponerassi. OmA 3 6 GUIDA OMNI GENUMREKAETOR SLS D IAN PARTHENOPEM TEGE FAUSTE 7. Nell' anno del mondo 2947. e prima del nascimento del Redentore 1001. allettati non pochi Cumani dall'amenità di questo luogo, e dal bellissimo sito della nostra Partenope, dalla figliuo la d'Eumeloristorata, ed in bella forma ridotta; cominciarono a lasciar Cuma, e de venire ad habitare in Partenope, de qual cosa mal contenta la comunità di Cuma, dubitando, che in questa guisa nō rimanesse la sua Città disabitata, se ne venne con armata mano a Partenope, e diroccolla in maniera, che la reſe inabitabile. Ciò fatto, assaltò i Cumani una gravissima pestilenza; e ricorrendo essi, come ſolevano, all'oracolo d'Apollo, fù loro riſposto, che non ſarebbe ceſſata la contagione, ſe prima riedificata non havessero Partenope, e l havessero di nuovo habitata. A quest'oracolo prestando essi ubbidiēza, riedificarono Partenope, e la chiamarono NAPOLI, cioè nuo DE FORESTIERI. nuova Città dalle voci greche Neæ, che significa nuova, e πολις Città. Nel qual tempo si crede impressa la seguente moneta, che vedesi presso Aldovandro lib. 2. de insectis, dove tratta dell' Api nel tit. de Numismatib. D ( e ⛪ TAV NEOHOAITH Questa moneta è così spiegata da Coltzio, dice Aldovrando: in una parte è il Minotauro, che stà per esser coronato d'alloro dalla Vittoria: fra piedi del Minotauro si legge TAV, sotto 1 piedi NEOnOAITHΣ, cioè Taurus Neapolitanus. Nell'altra parte vi è il capo di Diana detta da' Greci APTEMIZ: e tien d'appresso un'Ape la quale ne significa la clemenza, e fecondità del paese, che di comune consentimento degli Scrittori è stimato il più bello nō solamente di tutta l'Italia, ma di tutto il Mondo: E doppo altre lodi, così soggiugne: Minotauri figuram, Neapolitanos originem suam (essendo la riparazione una nuova origine) ad Theseum, majoresque A GUIDA resque suos Athenienses, quorum Coloni Calcidenses erant, voluisse referre. 8. Oltre à Partenope eravi anche la Città detta Palepoli, secondo Livio, il quale così ne scrisse: Palæpolis fuit haud procul inde, ubi nunc Neapolis sita est: duabus urbibus populus idem habitabat, &c. del sito della quale parleremo qui appresso. Dell'antico sito della Città di Napoli. 1 L i antichi osservatori delle cose lasciarono scritto, che Partenope, poi detta Napoli, era anticamente situata nell'alto, cioe dalle scale dell' Arcivescovado inclusive fino a S. Pietro a Majella, ove anche hoggidi appajono vestigie grandissime d'antichità, girando in sù per S. Agnello, gl'Incurabili, per dove hoggi sono i Girolamini, per SS. Cosmo, e Damiano, ove si veggono le medesime antiche fabbriche di mattoni, e più oltre per dove è S. Domenico, S. Angelo a Nido col Collegio del Giesù, ove medesimamente appajono simiglianti vestigie, seguendo per San Marcellino, e sotto S. Severino, rinchiudendo anche la Chiesa di San Giorgio. 2. Palepoli era in quella parte, ove si dice la Grotta di S. Martino, con tutto il resto di quelle strade, dove e detto il sot2 Nuß. dellet. Part ticam tale d S. Pi 1011 Chief DE FORESTIERI. sottoportico di S. Pietro, dove hoggi è il Monistero della Maddalena, S. Maria a Cancello, e la strada de' Tarallari, che per l'alto gira verso l'Egiziaca, ne' quali luoghi veggonsi grandi vestigie d'antichita, sin presso la fontana dell'Annunziata. Di queste due Città se ne fece poscia una sola, che sotto un sol nome fù chiamata Napoli, ed era di forma circolare, ò più tosto ovata, ſollevata in alto per maniera che, come dice il Pontano; Maria, ac terras superbissimo quodam prospectu despectabat. Tutta la Città era divisa in tre sole piazze, ò strade lunghe per dirittura, che altre per traverso erano dette vicoli. La prima strada era detta somma piazza, c'hora dicesi strada di Pozzobianco, era appellata somma, per essere nel più alto luogo della Città, perciocchè cominciava presso la porta, c'hora è del Palagio dell'Arcivescovado, e finiva, come hog gi finisce, al Monistero della Sapienza. La ſeconda ſtrada è quella, che prima fù detta del Sole, e della Luna, e cominciava dalla Porta Donn'Orso, della quale diremo appresso, infino alla Capovana: La terza strada havea per termini la Porta Ventosa, e la Nolana, benche non istassero à dirittura. 4. Per conoscere la grandezza dell antica Città, gioverà molto haver nodzia A 5 10 GUIDA tizia delle porte d'essa, giacchè dell'antiche mura non vi e, che qualche vestigio, e questo ancora nascosto 5. Porta Ventosa fù nella strada di Mezzo-Cannone appresso la Cappella di S. Angelo vicino a quella di S. Basilio, che però fù detta S. Angelo a Porta Ventosa, qual Cappella fù trasferita dentro la Chiesa di S. Maria, detta de Meschini, e fin'hoggidì se ne veggono le vestigia di due archi al muro; e per avventura quelle due basi di marmo, che stanno avanti S. Maria della Rotonda, doveano essere di questa porta. L'una hà questa iscrizione: POSTUMIUS LAMPADIUS V.C. CAMP. l'altra: POSTUMIUS LAMPADIUS Vic. Cons. CAMP. CURAVIT. Fù detta Porta Ventosa da' venti, che spiravano dal Mare, che all'hora giugneva fino agli scalini della Chiesa di S. Giovanni Maggiore, dov'era il Porto della Città, onde fin'hoggi ne ritiene il nome, chiamandosi il vicino Seggio, Seggio di Porto. Questa Porta nel tem po di Carlo II. Rè di Napoli, fù rimossa, e trasportata nell'ultima parte del Palagio del già Principe di Salerno, hog de' PP. Giesuiti, ove il Rè fè porre in marmo que' due versi: Egregiae Nidi sum Regia Porta Plateae, Moenia, nobilitas hujus urbis Parthenopea. A tem W rre 14 DE FORESTIERI. II A tempo di D. Pietro di Toledo, sotto Carlo V. Imperadore, la detta Porta fù trasferita di là dalla Chiesa dello Spirito-Santo;e benche prima chiamata fosse Porta Reale, hoggi si dice dello Spirito-Santo. 6. Porta D. Orso, così detta per le vicine habitazioni della famiglia D. Orso, era avanti la porta grande della Chiesa di S. Pietro a Majella. Per questa entrarono i Saracini nell' anno di Christo 788. questa Porta fù trasferita, ove hoggi è la Chiesa di S. Maria di Costantinopoli, e quindi ella riceve il nome. 7. Porta di S. Gennaro, era anticamente là, dove hoggi è il Monistero di S. Maria del Giesù, poi fù trasferita po co più oltre a tempo dell'Imperador Carlo V. Fù sempre appellata Porta di S. Gennaro, perche mena alla Chiesa del Santo, detta S. Gennaro extrà moenia. 8. Porta di S. Sofia, era dove hoggi è la porta del palagio Arcivescovale, che poi fù trasferita più oltre dall'Imperador Costantino. 9. Porta Capovana, così detta, perche quindi si và a Capova, era antica mente dall'altra parte dell'Arcivescovado, dove sono molti scalini, ed hoggi all'incontro vi è il Monte della Misericordia. Questa poi fù trasferita, ove hog gi si vede, abbellita nel 1535. con bellisA 6 12 GUIDA Iissimi bassi tilievi di finissimi marmi, opera di Gio: Merliano di Nola, ed è riuscita la più bella porta di Città, che sia in Europa, in memoria dell'essere per essa entrato Carlo V. 10. Da questa porta si calava in giro verso quella parte, ov' era detto il vico de' Carboni, e per poco più sopra di S. Maria de Tomacelli, si scendeva la muraglia parimente in giro fino al palagio degli heredi di Girolamo Coppola, dov'era un'altra porta, di cui non si sà il nome. E così questa, come la Capovana dovevano haver l'accesso all'antica Palepoli a tempo de' Consoli Romani, per ajutarsi scambievolmente, come Livio scrisse: Questa fù trasferita ſotto il quadrivio di Forcella, e propria mente nel principio della salita del luo go detto Sovramuro; e fù detta Porta di Forcella, dalle Forche, le quali eran piantate fuori di questa porta; onde infino a' nostri tempi si scorge sù la porta di S. Agrippino, dirimpetto a S. Maria a Piazza, uno scudo, ove si vede scolpita la Forca col motto: ad bene agendum nati sumus. Questa porta di Forcella fù trasferita dal Rè Ferrante, primo di questo nome, là dove hoggi chiamasi Porta Nolana, perche quindi si passa per andare a Nola. 11. Eravi un'altra porta, onde s'usciva al lido del mare, e stava più sotto là, liden en del Porta pom. Man ### fù tn per 13 DE' FORESTIERI. là, dove è il sopportico di S. Arcangelo, poco più sopra la fontana detta delle serpi. Questa poi dal Rè Carlo I. fù trasferita fotto il Monistero di S. Agostino al Pendino, ove sono fin'hoggidi le sue insegne de' gigli col rastello, di Gieruſalem, e della Città. La ſteſſa porta fù poi trasferita più oltre del Mercato, che hoggi chiamasi porta del Carmine. 12. Dal luogo del Pendino, ove stava questa porta, girava la muraglia verso il ponente, per sotto il palagio de Frati Domenicani di S. Severo, per una stradetta, chiamata le Portelle, perche ivi stava una picciola porta, onde similmente s'usciva al lido del mare; nè vi era altra porta per fino alla Ventosa. 13. Quest'antica Città haveva per suo principal Tempio quello, c'hoggi è S. Paolo. ed il palagio della Republica, hoggi S. Lorenzo. Haveva il suo Castello, e questo non si sà dove certamente fusse. Credono alcuni fusse stato vicino S. Patrizia nel luogo, ove hoggi dicono l'Anticaglia, per essere il luogo più eminente della Città: altri, dove hoggi è S. Agostino. Conteneva anche questa Città i suoi Ginnasis, luoghi, dove nudi s'esercitavano nella lotta i Giovani per divenir robusti, ed erano vicini a S. Andrea a Nido Servirono poi per le ſcuole delle ſcienze, come ne fa fede l'Iscrizione greca, conservata in un GUIDA 14 un muro presso la fontana dell'Annunziata, che guarda verso l'Egiziaca, quale Iscrizione fù fatta fare da Tito Vespasiano, che fece parimente rinovare detti Ginnasii, rovinati dall'eruttazione del Vesuvio; la detta Iscrizione così comincia: Тітоъ кліжар ВЕжпАжІА ΣΕΒΑΣΤΟΣ ΕΚΗΣ ΕξΥN O ♣ ΣΤΑΣΤΟ, &c. 14. Oltre a ciò, contenea la Città due Teatri. dell'uno delli quali hoggi dì si veggono le antiche vestigia nel luogo, ov'è il palagio del Duca di Termini, hoggi comprato dal Consigliero Pietro Fusco insigne Giurisconsulto sovra il Seggio di Montagna colle sue strade in giro; ove fu, come dice Surgente nella Napoli illustrata, il luogo in cui Nerone Imperadore cantò. Dell'altro Teatro, ſe bene non s'hà notizia certa ove fusse, si stima però essere stato vicino al Collegio del Giesù. 15. Il luogo da rappresentar giuochi era nella piazza de' Carbonari. 16. Dalla descrizione dell'accennate porte ſi può agevolmente raccogliere, quanto poi la Città di Napoli ſia ſtata ampliata, parlando solamente del recinto delle muraglie; il che più chiaramente apparirà appresso. Dell' 1. d ristam 19.1 G. m. leal 111 (e. 15 DE FORESTIERI. Dell'Ampliazioni dell'antica Città di Napoli. U questa Città primieramente ampliata coll'accennata unione di Palepoli; il che avvenne a tempo de Consoli Romani, e Cesare Augusto la ristaurò nelle mura, e la munì di Torri; come in una Iscrizione ritrovata, cavandosi i fondamenti di San Giacopo de Italiani nella strada dell'Olmo; ove si legge: IMP. CAES. DIUI F. AUGUSTUS PONTIFEX MAX. COS. XIII. TRIBUNICIA POTESTATE XXXII. IMP. XVI. PATER PATRIAE MURUM, TURRESQTE REFICIT. 2. La II-Ampliazione fù a'tempi di Adriano, circa gli anni del Signore 130. In questa vuole il Pontano, che le Valli, le quali da Oriente, ed Occidente chiudevano la Città, fussero state uguagliate al Colle, sù cui era sita la Città, e che la muraglia fusse stata in più luoghi rotta, e trasportata più oltre3. La III. fù nel tempo di Costantino Magno Imperadore, cioè, circa gli anni del Signore 308. 4. La IV. leggesi nella vita di S. Atanagio, secondo l'Autore de' sette Ufficj de' Santi Napoletani, e dicesi, che fù a tempi di Giustiniano Imper. negli anni del Signore 540. 5. La GUIDA 16 5. La V. fù a tẽpo d'Innocenzo IV. Pontefice Romano, circa gli anni di Christo 1253. 6. La VI. fù sotto Carlo, primo di questo nome, Rè di Napoli, nell'anno 1270. 1 quale havendo diroccato il Castello antico della Città, nel luogo, ove hoggi è S. Agostino, vi edificò questo Convento, come dalle ſue arme co gi gli ſi raccoglie: e fondò il Caſtel Nuovo, dove prima era il Conveto di S. Maria de' Padri di S. Francesco. Trasportò anche la porta vicina alla fontana delle Serpi, e piantolla al Pendino, come s'è detto, e si vede dall'arme della Città, e del Rè (che sono i Gigli, e'l rastello) e di Gierusalem. 7. La VII. fù fatta da Carlo II. figliuolo del Primo, circa gli anni del Signore 1300. il quale trasportò la porta Ventosa presso il palagio del fù Principe di Salerno, e circondò la Città di nuove mura di pietre quadrate, delle quali ne appare fin hoggidì una parte fuor la nuova Porta Reale dietro al Monasterio di S. Sebastiano, le quali giravano per la sudetta porta, ed in giù verso il palagio del Duca di Gravina, e di là sporgevano con un baluardo fin dove era piantato un pino, onde il luogo ritenne il nome; di quà seguiva per la strada, che và a terminare presso la Chiesa della Carità, ed ivi per dirittura conW D.F. fide Cim. ferin Porz: ta avar tempo le pr. ⛪ Cap. 1 DE' FORESTIERI. 1 continuava sino alla strada, detta di D. Francesco, ove più in giù presso i fossi del Castello, stava una porta della Città detta del Castello, e chiamata Pepoli, ne truccia, da esso Rè trasportata dal capo occato. dello Spedaletto:che poi di nuovo trasel luogo ferita, hoggi è la porta di Chiaja. La Porra del Pendino fù ancora trasportaarmen ta avanti la Chiesa del Carmine. Dal Cafel) tempo di questo Rè hebbero principio to di S le porte della marina al basso, con quelIn la del Caputo, così detta dalla famiglia fontar Caputo, come da un Epitafio dentro la ndino, Chiesa di S. Pietro Martire nella Capme della pella di Monserrato, ove si legge igli, e'l Hic jacet corpus cujusdam Januensis mercatoris interfecti in Porta Caputi, &c. a lo li Ann. Dom. 1360. die 19 Maji. Edificò anche questo Rè il Castello, o lapo detto S. Eramo, sopra il Monte: la Chiesa di S. Pietro Martire, e S. Domenico. P 8. La VIII. Ampliazione fù a temim po di Rè Ferrante I. che vi fè le mura e d'una pietra, detta Piperno, trasportando le porte del Mercato, di Capovana, e di Forcella, dove hoggi si veggono9. La IX. ed ultima, e maggiore di tutte l'altre fù sotto Carlo V. essendo n Vicerè D. Pietro di Toledo, cominciata l'anno 1537. all'hora si trasportò la porta detta Reale, e l'altra di D. Orso, quella di S. Gennaro, e quella, c'habbiamo detta del Castello, ò fosse Petruc⸗ 18 GUIDA truccia. La prima hoggi Porta dello Spirito Santo: la 2. di Costantinopoli, la 3. di S. Gennaro, come prima; la 4 è Porta di Chiaja. Ampliò le mura dalla parte di Tramontana, e d'Occidente, e di Mezzogiorno, incominciando dalle falde del Monte di S. Eramo, e propriamente, ove dicevasi il Pertugio (hog detta Porta Medina dal Vicerè, che la fece) fin dietro il Convento di S. Giovanni a Carbonara; onde rimosse la por ta, nominata a Carbonara, con alcune delle Torri di Piperno, come si vede ampliò anche le mura dalla parte del mare, con trasferire la porta Caputo nella marina, hoggi detta, del Vino. La porta de'Zoccolari poco più oltre, così appellata dagli Artefici di tal mestiere, che vi dimoravano. Ampliò il Molo picciolo, così detto a comparazione del grande, e per ampliare, ed abbellir que sto trasferì la Chiesa, e spedale di S. Nicolò della Carità nel luogo, ove hog si vede. Del moderno sito della Real Città di Napoli. 1. Iccome l'Italia vien communemente appellata Giardino del mondo: così parimente nō anderà errato chi dirà, che Napoli è il Giardino del l'Italia, anzi di tutta l'Europa; perciocchè chè ni ragion Che. glix 10/4 com. och mosse con 2 neſivt. a pan. ma C. el Vino 1 oltre I re 10 fl. 221021 bellire e di S. ove ho. Chri 1 DE FORESTIFRI19 chè trà le più vaghe, e deliziose Città, che quivi sono, ella pare, che a gran ragione ottenga il titolo di Gentile. Che se ne consideri il clima, egli è benignissimo; se la campagna, basta dire, che gli antichi la chiamarono felice: se il sito, ella è a guisa d'un bellissimo Teatro, che dalla parte di Mezzogiorno vien corteggiata dal Mar Tirreno, che vago, e placido le s'ingolfa. Dalla parte dell Occidente le sorge a fianco un monte fertilissimo, che con doppia custodia, e spirituale, e temporale la difende; perciocchè nella sommità di lui evvi il Castello detto di S. Eramo, ed il Monistero de'Padri Certosini;ed amendue al tocco d'uno stesso oriuolo mutan le sentinelle, i Soldati del Castello coll'armi alla mano, i Religiosissimi Monaci colle Divine laudi sù le labbra; quelli a' militari esercizj, questi alle contemplazioni continuamente intesi. Dalla parte di Settentrione è circondata da vaghi, ed ameni colli, che la difendono dalle ire impetuose di Borea: e per ultimo dalla parte d'Oriente si scorge una fertilissima pianura, che per lunghezza giunge fino a' Campi Acerani, e per larghezza fino al Monte di Somma. Dalla parte della marina la Città è piana, e chiaramente si vede, che una gran parte ne hà tolto al mare. 2. Oltre all'essere stata la Città così 20 GUIDA si ampliata, come habbiamo detto avanti, viene ad essere assai più accresciuta da sette Borghi principali, detti latinamente Suburbj, nelli quali si scorgono bellissimi palagi, con vaghi, e deliziosi horti, e giardini, abbondantissimi d'ogni sorte di frutta, ed herbe per tutto l'an no, con fontane così d'acque vive, come artificiose, e sono talmente ripiene d'habitatori, ch'ogni Borgo pare una popolata, ed ornata Città. Questi Borghi han quasi tutti preso il nome dalle Chiese, che vi sono: Il Primo bagnato dal mare, è detto di S. Maria di Loreto. II 2. Di S. Antonio Abate. II 3. Di S. Marra delle VerginiII 4. Di S. Maria della Stella. II 5. Di Giosù Maria. Il 6. Di S. Maria del Monte. Il 7. Ch'è il più delizioso nella spiaggia di S. Lionardo, detto volgarmente Chiaja, per esservi la ſpiaggia bagnata dal mare. 3. Il circuito della Città, pigliandola quanto al ristretto delle sue muraglie, cioè dal Torrione del Baluardo del Carmine, caminando per la marina fino al Torrione delle Crocelle, e S. Maria della Vittoria, e di quà alla porta di Chiaja, e seguitando a S. Carlo delle Mortelle, e per sotto la Chiesa di Suor Orsola, ed avanti la Chiesa di S. Lucia del fem Mon cond. Pom Por Pom tella armen abig e men alum mann. M. 12 21 DE FORESTIERI. del Monte, fino al Torrione del Monasterio della Santissima Trinita delle Monache; e quindi calando a basso, circondando le muraglie di Porta Medina, Porta dello Spirito Santo, Port'Alba, Porta di Costatinopoli, Porta di S. Gennaro, Ponte nuoyo, Porta Capovana, Porta Nolana, Porta del Carmine, fino al sudetto Torrione del medesimo Carmine, dove s'è cominciato, sono miglia nove, secondo la misura esattissima fatta da Signori Tomaso della Eulette Nobile: Ibernese, ed Antonio Bulifon Francese nell'anno 1676. 4. Ma rinchiudendo i Borghi habitati, e cominciando dal Ponte della Maddalena per lo Borgo di Loreto, Torrione del Carmine, Torrione delle Crocelle, Santa Maria della Vittoria, tutto il Borgo di Chiaja, per la marina fino alla Chiesa di Nostra Signora di Piedegrotta; e rivoltando per dentro terra nelle strade dietro S. Maria della Neve, S. Maria in Portico, la Chiesa dell Ascensione, salendo a S. Maria a Parete, S. Nicolò da Tolentino, Chiesa di Suor'Orsola, S. Lucia del Monte, per sotto S. Martino, per la strada dietro la Chiesa della Santissima Trinita delle Monache, la strada di S. Maria de'Mōti, che và per l'Olivella, la strada, che và a S. Maria della Cesarea, caminando per vicino l'Infrascata, e rivoltando alla Chie 22 GUIDA Chiesa della Salute, e per dietro S. Efré nuovo, detto propriamente la Santissima Concezione de'Capuccini, per la Chiesa intitolata Mater Dei, e calando a S. Maria della Vita, rinchiudēdo S. Gennaro extra mœni, utto il Borgo delle Vergini, paſſando per la Chieſa della Sanità fino à S. Severo, principio della ſalita di Capo di Monte, e da S. Severo girando la strada della Montagnola, fino a S. Maria degli Angioli, principio del Borgo di S. Antonio, circondando sotto S. Efrem Vecchio, le case di Capo di Chino, per sotto la Chiesa di S. Giuliano, rivoltando per la Polveriera vecchia, per la strada dell'arenaccia, e circondando tutto detto Borgo di S. Antonio fino a' Zingari, case delle Gabelle, principio della strada di Poggio Reale, caminando per l'habitazioni di detto Borgo di fuori porta Capovana, seguitando per la strada del palagio degli spiriti, e rincontrando la detta strada dell'Arenaccia per avanti la Cavallerizza Reale, fin dove si unisce col Ponte della Maddalena, donde s'è principiato il circuito, tutto di case habitate dentro i detti Borghi, sono di giro miglia diciotto in circa; ed è il più breve camino, che si può fare. Della . ⸫0.11 se can DE' FORESTIERI. 23 Della Polizia della Città di Napoli. Costante la tradizione, da tutti gli Scrittori riferita, che la Città di Napoli, famosa avanti i Romani, fiori trà le più Illustri Città Greche in Italia; en quanto allo spirituale infino all'878. in tempo di S. Attanagio Vescovo della stessa Città, eranvi due Vescovi uno Latino, l'altro Greco; ma per tal conveniente, che il Greco era come Vicario Generale del Vesco vo Latino per li Greci, giusta il cap. 9. del Concilio Lateranense sotto Innocenzo III. del 1215. Prohibemus autem omninò, ne una, eademque Civitas, sive Diœcesis diversos Pontifices habeat, tanquam unum corpus diversa capita, quasi monstrum. Sed, si propter praedictas causas urgens necessitas postulaverit, Pontifex loci Catholicum Praesulem nationibus illis conformem provida deliberatione constituat sibi Vicarium in praedictis, qui ei per omnia sit obediens, & subjectus, &c. Così in Napoli il Clero Greco mostrava ancor'egli la sua soggezione al Latino ed in certi giorni eran tenuti andare alla Cattedrale, come nel Venerdi Santo a recitare sei lezioni greche; nel giorno di Pasqua assistere al Cimeliarca, e cantare il Credo in Greco, e simiglianti cose. Le Chiese Greche erano S. Gior 24 GUIDA S. Giorgio al foro. S. Gennaro alla Diaconia. SS. Giovanni, e Paolo. S. Andrea a Nido. S. Maria della Rotonda. S. Maria in Cosmedin. Hoggi vi è solamente una Parrocchia greca, detta S. Pietro de'Greci col suo Prete Greco, siccome diremo a suo luogo. In quanto al temporale infin dalla sua prima origine si governò come Republica, ed hebbe tutti que' Magistrati, che ad una ben ordinata Republica si convengono, come diffusamente ne scrive l'erudito Giulio Cesare Capaccio; Quindi è, che quando l'Imperio Romano era in fiore, e che andava soggiogando la Campagna, fù ella ricevuta nel numero delle Città libere, e confederate de'Romani E avvegnacche la Romana Republica molto depressa vivesse per la guerra de Cartaginesi, pur tutta via Napoli non mancolle nella contratta amicizia; onde ella presentò con atto di somma liberalità al Romano Senato quaranta Tazze d'oro di gran peso; se bene que'prudenti Senatori amando più l'amore de'Napoletani, che'l prezzo dell'oro, una sola di quelle Tazze di minor peso ritennero: per la qual cosa la Fedelissima Napoli tanto ne' tempi de Consoli, quanto degl'Imperadori fù sempre stimata, ed honorata tra le libere Città. 2. Mancando poi la potenza del Roi Lom chen — ### m e tra lek tenza & D L' FORESTIFRI25 Romano Imperio, fù soggiogata da Goti, e poi da Bellisario Capitano di Giustiniano Imperadore. Ed innondādo i Longobardi nella maggior parte del Regno, e tenendola occupata, Giovanni Campsino Costantinopolitano, impadronitosi di quella parte di Campagna, che non era soggetta a' Longobardi, essendo morto Foca Imperadore, si fè Rè d'essa circa l'anno del Signore 612. 3. Dopo la morte d'Eraclio Imper. ritornò Napoli a divozione dell'Imperio, e così rimase infinattanto, che venuti i Saracini da Africa in Italia l'anno 829. havendo occupato tutto il paese, che da Gaeta a Reggio di Calavria si stende, Napoli parimente soggiacque al loro dominio, e fù da essi tenuta oppressa da 80. anni infino al tempo di Giovanni X. il quale coll'ajuto d'Alberigo, Marchese di Toscana, gli scacciò da' cõfini de'Romani, e perseguitandogli fino al Garigliano, in un gran fatto d'armi li vinse, onde i Saracini, abbandonate l'altre parti del Regno, si ritirarono al Mõte Gargano, e quivi si fortificarono. 4. Fù poi Napoli travagliata da Greci, e da'Saracini infino alla venuta de' Normanni, li quali discacciando quell'altre Nazioni, vi signoreggiarono. Dal dominio de'Normanni passò Napoli a' Suevi per conto della Reina Costanza, unica erede. Indi havendo Carlo GUIDA 26 lo d'Angiò ucciso Manfredi, e vinto Corradino, Napoli divenne soggetta a' Francesi. Cento ottant'anni appresso pervenne a gli Aragonesi, da questi a gli Spagnuoli, havendo Ferdinando Rè Cattolico per mezo del Gran Capitano discacciati i Francesi, che contendevano la successione del Regno. Ed ultimamente pervenne a gli Austriaci per conto di Giovanna terzogenita del Rè Cattolico, e madre di Carlo V. Imperadore. Or si riposa sotto l'ombra piacevolissima del Cattolico Rè di Spagna Carlo II. Delle Fortezze, ò Rocche, detti Castelli, della Città di Napoli, DEr cominciar dall'alto, evvi su'l giogo del monte verso la parte Occidentale il Castello di S. Eramo, così detto dall'antica Chiesa, che ivi era dedicata a S. Eraſmo; onde lo ſteſſo monte è denominato. Anticamente era una picciola fortezza, ò Torre fabbricata, come molti vogliono da' Normanni, e chiamata Belforte. Fù ampliata dal Rè Carlo II. per potere difender Napoli da ogni parte, il che non fù da' suoi antecessori molto osservato. Finalmente l'Imperador Carlo V. havendo fatto spianare molte vie antiche, e guaste, che'l circondavano, il fè quasi di nuovo ediRom dem Casseln DE' FORESTIER. 27 edificare, e ridurre in una fortissima Rocca: siccome dall'iscrizione in marmo, che si scorge sù la porta con queste parole: Imperatoris Caroli V. Aug. Caesaris jussu, ac Petri Toleti Villae Franchae Marchionis, justiss. Proregis auspiciis, Pyrrhus Aloysius Serina Valentinus, D. Joannis Eques, Caesareusque militum Praef. pro suo bellicis in rebus experimento F. curavit. M.D.XXXVIII. La forma di questo Castello è stellare con sei angoli; la maggior parte e tagliata nel monte, principalmente quella, che guarda verso Oriente. Dentro vi si vede una bella piazza d'arme con una cisterna di tanta grandezza, che vi potrebbono andare due Galee; e l'acqua è stimata per la sua freschezza. Sopra de Torrioni si veggono molti cannoni, e numeroso presidio di Soldati. Sotto vi sono diversi magazzeni, in cui si conserva gran munizione di polvere, e di palle. E dicono, che vi sia una strada segreta, e sotterranea infino al Castel nuovo. 2. Il Castello dell Uovo è così detto dalla sua figura, la quale è in forma ovale sopra uno scoglio in mezo all'onde del mare, e vi si và dal continente per un ponte lungo 227. passi. Questo scoglio era anticamente unito col monticello a rincontro, detto Echia, da Ercole, che vi dimorò. In questo luogo furono 2 B anti GUIDA 28 anticamente le Piscine di Lucullo, come riferisce il Falco, onde fù chiamato Lucullano, di cui Cicerone Neapolitanum Luculli, il cui palagio era nel capo d'Echia; questo capo, diviso forse per qualche terremoto, dal continente restò isolato nel mare, e vi si edificò sopra una sortezza, detta dall'antico habitatore: Castrum Lucullanum: così nominato nella vita di S. Severino Abate; ne fà anche menzione S. Gregorio nel ſuo registro in più luoghi, e particolarmente nel cap. 23. del 1. lib. e nel 40. del 2. Fù anche chiamato Isola, e Castello del Salvato re, come si legge nell'ufficio di S. Atanagio Vescovo di Napoli. Questo Castello prima edificato da Lucullo per palagio, fù poi da'Rè Normanni costituito per Rocca: per ultimo fortificato da D. Giovanni di Zunica, che vi fè fare il ponte, siccome leggesi nell'iscrizione sù la porta del Castello, ch'è di questo tenore: Philippus II. Rex Hispaniarum Pontem à continenti ad Lucullianas Arces, olim Austri fluctibus conquassatum, nunc saxeis obicibus restauravit, firmumque red didit, D. Ioanne Zunica Prorege, Anno M.D.LXXXXV. 3. Sù la sommità del monticello a rimpetto detto Echia, hoggi Pizzofalcone, fù dalla providēza de Signori Vicerè eretto un'edificio, in cui si destinò un corpo di guardia di più compagnie 29 DE FORESTIERI. di Soldati Spagnuoli per presidio di questo luogo. Dopo dal Signor D. Pietro d'Aragona, essendo Vicerè in questo Regno, fù ridotto il detto edificio a perfezione, e riuscito molto riguardevole, essendo capace di 40. mila Soldati. 4. La prudentissima vigilanza del Signor Vicerè D. GASPARO D'ARO hà riparato il continente di fortissimi baluardi, ch'erano tutti rovinati: facendo un amplissima scala, per iscendere dall'altezza del Monte a' mentovati Fortini quale non si fini. Uno di questi baluardi racchiude l'antico Platamone, luogo, che prese il nome da Battista Platamone Segretario del Rè Alfonso Primo, c'hebbe quivi belle habitazioni, e giardini. Questo Platamone detto dal volgo Shiatamone è molto rinomato, e si giudica haver havuto tanto nome da bagni caldi, che quivi erano, per cagion de quali era molto frequentato; e si stima, che di questi parlasse Strabone nel fine del 5. lib. dicendo, ch'erano in Napoli i bagni non meno salutiferi di quelli Baja. 5. E per far ritorno al Castel dell'Ovo, quivi dentro si veggono diverse celle, e stanze, dove per lungo tempo dimorò S. Patrizia, che quivi parimente morì. Vi sono molti pezzi d'artiglierie, distribuiti per varie parti. Evvi parimēte un buon presidio di Soldati. Domina que 30 GUIDA questa fortezza principalmente tutto quel seno di mare, che si racchiude da S. Lucia a Mergellina, come anche una buona parte del Porto. L'anno 1694. essendo Vicerè D. Francesco di Benavides fè fare sopra lo scoglio unito al Castello un Fortino di molta considerazione guarnito di 15. pezzi di Cannoni di bronzo, a spese del Regno, pigliandosi l'avanzo dall'ultimo crescimento delle monete. 6. Il Castel Nuovo, una delle più belle fortezze, e di maggior conseguenza, che sia nella Città, presidiato da buon numero di Soldatesca, è situato sopra la riva del mare, e fondato sopra l'acque, che corrono di sotto, e da ogni parte: dentro del quale si vede un'habitazione, che rassembra una Città, che potrebbe dirsi pensile per tante contromine, e luoghi sotterranei. Quivi era anticamente il Convento di S. Maria della Nova de' Frati Minori Osservanti, e chiamavasi la Torre maestra: fù poi il Convento trasferito dal Rè Carlo Primo, dove hoggi si vede, e la Torre mae stra fù munita in forma di Castello Vogliono, che le quattro Torri di piperno siano opera di Alfonso I. e che le facesse fare a somiglianza della detta Torre maestra (che dell'oro fù detta da che il Castello fù degli Spagnuoli) che fa la quinta torre, qual'è di pietra differente, che fferen ARCO TRIOMFALE DI ALFONSO I. Fol 30 IFONIVPREUVE S. S. 2.5 II AlfONTVS REXHIST ⛪ ALLALTEZZA SEREN. DI FRANCESCOII. DA ESTE DVCA DI MODENA Fra i molti archi di allegrezza, che innalza Nap. in mirarsi illustrata dalla preseza di VA; pongo io un solo, ma di regal trionfo, che ntes timo del mio ossequio rimanera eterno in questo foglio, come eter ni gl'innalzo la fama alle magnanime imprese della regal prosapia di VA; cui umilissimte m'inchino DVA. Serma. Seru. umili.o Antonio Bulison. 31 DE FORESTIERI. te, e che gli Aragonesi in più vaga forma le riducessero; ma nell'antichissimo Archivio della Zecca di questa Città è manifesto essere stata opera de'Normanni, e che la costruzione di dette Torri, che fanno il maschio del Castello importasse ducento trenta cinque mila scudi. L'Imperador Carlo V. diede al Castello l'ultima perfezione, havendovi aggiunto trè baluardi, unendo la linea della fortificazione per le loro cortine con un'altra torre, che prima serviva d'antiguardia dalla parte di terra, come quella di S. Vincenzo dalla parte di mare, amendue in uguale distāza dalla torre dell'oro, che veniva a stare in mezo per linea retta da Mezodi à Tramonta na: e queste trè torri sono della medesima pietra, fattura, e circonferenza. Que sto Castello, oltre alle molte artiglierie, che si conservano ne' magazzeni, è munito da 42. pezzi di artiglierie di bronzo di varia, ed esquisita fonditura: 9.de quali furonvi portati da Carlo V. da Sassonia, dove li guadagnò nella battaglia contra quel Duca, ed in essi vi è l'impronta di detto Duca di Sassonia. Nel Baluardo di S. Spirito è curioso à vedere un Cannone chiamato la Maddalena, che pesa 70. cantara di Napoli (ogni cantaro è 300. libre) la sua portata è 120. libre di palla, tutto lavorato dalla gioja alla culata con differenti foB glia 32 GUIDA gliami, e fregi: fù fatto nell'anno 1511. da Massimiliano Imperadore predecessore di Carlo V. che seco il portò dall'Alemagna: evvi questa Iscrizione: MaEximilianus Romanorum Imperator: ed altre in idioma Alemano. Il medesimo Imp. Carlo V., perche il Castello era senza fossi, alzò le strade quanto si vede la discesa, e'l pendio d'avanti le Chiese di S. Giuseppe, e dello Spedaletto; sicchè ne restarono molte case sepellite, e sopra di queste s'edificarono l'altre, come nell'occasioni s'è veduto, e la Real Chiesa dell'Incoronata de' PP. Certosini, al la quale prima s'ascendeva, restò così bassa, che vi bisogna per molti scalini discendere, e così furono fatti i fossi al Castello, ne' quali si può introduire l'acqua quando bisogna. Come s'entra nel Castello, passate le fortificazioni di suora, vedesi frà due Torri un bellissimo Arco trionfale, fatto per l'entrata di Alfonso Primo. Vogliono molti, che quest'Arco, sia opera di Pietro di Martino Milanese, il quale per rimunerazione dal detto Rè ne fù creato Cavaliere, benche Gio: Vasari nelle vite de' Pittori, e degli Scultori ciò metta in dubbio; tiensi però per vero, che'l fece lo Scultore medesimo, c'havea fatto le scolture di Poggio-reale ſotto la Reina Giovanna. L'opinione più probabile è, che si fece da più Maestri, e nell'entrar la DE FORESTIERI. 33 la porta ſi fece da due a gara con patto fra loro, che quello, che farebbe meglio, tagliarebbe la punta del naso a tutte le statue dell'altro, come segui, mentre quelle à man sinistra nell'entrare hanno tutte la punta del naſo tagliata. Detto Arco dovea collocarsi nella strada della Vicaria, dov'è la Guglia di S. Gennaro; ma il detto Alfonso non volle, perche ivi situandosi, venian con esso a chiudersi due finestre del Palazzo del suo commilitone Antonio Bozzuto nobile Napoletano, ed ordinò, che frà dette due torri si collocasse, c'hoggidi fi gono ſcalpellate, per farvi entrare i veg cornicioni di detto Arco. Sopra di cui nel tempo di Carlo V. s'aggiunse la cima colle statue di S. Antonio Abate, di S. Michele nel mezo, e di S. Sebastiano: sonovi queste due iscrizioni: Alphonsus Regum Princeps hanc condidit Arcem, che s'intende quando a miglior forma la ridusse; e l'altra: Alphonsus Rex Hispanus, Siculus, Italicus, pius, clemens, invictus. Qui si vede una bellissima porta di bronzo di basso rilievo, dove sono scolpiti molti fatti della Casa Aragona. Quanto questa porta sia forte, e robusta, si vede da una palla di cannone, che v'è rimasta dentro, non essendo stata sufficiente a penetrarla. Passata questa Porta, sopra il suo architrave dalla parte interiore vi è la spoglia di un Cocco, dril GUIDA drillo, portato da uno Spagnuolo infin dal Nilo, ed appeso per voto ad una antica, e divota imagine di N.S. del buon parto collocata in una cappella nel corpo di guardia, dal quale uscito si vede una piazza d'arme quadrata, ove si pos ſono ſquadronare mille soldati. Da un lato vi è una spaziosa scalinata di 3 scaglioni di palmi 16. lunghi, e due, e mezo larghi di durissimo piperno, per la qual si va ad una ricchissima, e vaghissima armeria, ch'è un salone di palmi 100. in quadro colle mura di palmi 22. di grossezza, la cui volta è di grande stima per la sua rara architettura, ed è bastante ad armare cinquanta mila soldati. Sù la porta si legge questa Iscrizione: Carolo II. Rege Hispaniarum, sub tutelaribus auspiciis Mariae Deipa Mariae Austriacae matris armamentarium instructum. Nel discendere da detta scala, si vede la statua di marmo, dicono d'un valoroso soldato, che solo sosten ne quel posto contra cento, come vuole il Celestino; ma il più verisimile è, che sia di Nerone, come la giudicano i peri ti Antiquarii, dall'aspetto, pubescenza, ed habito Eroico; come anche per esser simile ad un altra di bronzo dello stesso Nerone, situata in una nicchia sù la sfe ra dell'horologio, la quale stà adornata colle sinte deita di tutta la settimana con figurine di marmo a mezo rilievo ne'lo10 stiano Aan 35 DE FORESTIERI. ro medaglioni. Quì si vede una Chiesa, sotto il titolo dell'Assunta, di S. Sebastiano, e di S. Barbara, e perche vi è la reliquia di detta Santa, S. Barbara per lo più è appellata. E Parrocchiale non solo di detto Castello, ma del Real Palazzo, dell'Arsenale, della Darsena, e del Molo. Nel Coro vi è una tavola, che rappresenta l'adorazione de' Magi, ne' cui volti il celebre pennello del Zingaro espresse i ritratti di Carlo Rè di Napoli, del Principe di Salerno, e del Duca di Calavria figliuoli. Sonovi altre pitture, ed opere di marmo gentile, e di nuovo si è d'altre pitture ornata da Andrea del Pò. Da un lato del Coro per una scala a lumaca di 155. gradini si và alle stanze de' Preti, e quindi al Campanile; il grande artificio, con cui è lavorata la rende celebre. Quello però, che rende questo Castello ragguardevole, oltre ad altre cose notabilissime, è che la natura l'hà voluto arricchire di dicianove abbondantissime sorgive d'ottime, e limpide acque in distinti luoghi del suo distretto, e l'arte vi hà aggiunte trè copiose conserve d'acqua piovana, ed abbellito con una fortana, cui per trè distinti acquedotti sotterranei può condursi l'acqua, supplendo l'uno in mancanza dell'altro: molte altre cose si tralasciano per non uscir dall'istituto d'una semplice guida. 7 II B 6 36 GUIDA 7. Il Torrione del Carmine dal tempo del Conte d'Ognate è stato cosi munito, che sembra un'altro Castello, hà un buon presidio di Soldati Spagnuoli; hà le sue artiglierie, ed alza bandiera come gli altri tre Castelli; anche questo è bagnato da una parte dal mare, e dall'altra domina la piazza del Mercato. D'alcune fabbriche considerabili della Città di Napoli. 1. R Agguardevole sopra ogn'altro edificio è il Palazzo Reale, do ve habitano i Signori Vicerè, il quale per la magnificenza delle fabbriche, per la moltiplicità ben' ordinata delle stanze, per l'amenità del luogo, e per la no bilta del disegno, è uno de' più cospicui dell'Italia: e la sua scalinata doppia forse la più magnifica d'Europa, basta dire, che sia opera del famosissimo Cavalier Domenico Fontana: in una delle sue sale si vedono i ritratti di tutti i Vicere, l'altre cose per esser breve no mi distendo a descriverle: dirò solamente, che avanti la spaziosa piazza di questo Real Palagio ogni giorno sù le 22. hore passano le Compagnie de' Soldati Spagnuoli, le quali mutano le guardie, e vi si fermano per qualche spazio, formandosi in isquadrone, ed in altri atti da guerra, con ordine così ben regolato, che riesce ⸸ — Nkorn DE FORESTIERI. 37 sce di non poco diletto alla vista; ed a questa funzione eyvi cotidianamente assistente una Compagnia di cavalli. Da questo palagio per mezo d'un Ponte si passa al Castel Nuovo, stànza un tempo de' Signori Vicerè; del qual Castello habbiamo già discorso; era questo Castello ne' tempi andati custode dell'antico porto, hoggi della 2. Tarcena, che nell'anno 1668. fù fatra dal Sig. Vicerè D. Pietro d'Aragona, con fare scavar quel luogo al pari del fondo del mare, acciocchè fosse sicuro ricovero alle Galee: all'intorno di questa Tarcena stanno i Magazzini di tutti gli arredi concernenti a' bisogni delle Galee: come anche uno spedale per li Galeotti infermi3. Accanto alla detta Tarcena vi è l'Arsenale, dove si fabbricano le Galee, e gli altri armamenti marittimi, e vi s'ammaestrano nella militar disciplina i novelli Soldati, che di questo Regno si mandano ove bisogna, per lo servigio di S. M. Cattolica; questo luogo è stato molto abbellito dal Sig. Vicerè D. Gasparo de Haro: e vi hà fatto molte habitazioni per soldati: A rincontro vi sono le fonderie de' cannoni, delle palle, e d'altri militari strumenti. 4. Al lido del mare dirimpetto all'Arsenale, ed alla Tarcena, vi è il Fortino della Torre di S. Vincenzo, edificata GUIDA 38 ta (com'è opinione) dal Rè Carlos Leggesi nelle storie Napoletane, che questo Fortino in tempo di mutazione di dominio di questo Regno, si mantenne solo, per lo spazio di trè mesi. In questa Torre sogliono i Padri di famiglia metter prigioni i loro disubbidienti figliuoli. Vedesi piu oltre il Molo grande hoggi Porto della Città. E questo Pot to molto lungo, e quanto si può difeso dalle tempeste del mare con un'argine lungo da cinqueceto passi dal lido, esposto in mare in forma di braccio piegato, nella piegature sorge una bellimma, ed artificiosa Torre, detta Lanterna del Molo, sù della quale s'accendono lumi, che accennano ogni notte a' naviganti il sicuro Porto: dell'antico Faro hoggi nuova lanterna, cantò Stazio Lumina noctivagis tollit Pharus aemula Lunae. Fù questo porto edificato dal Rè Car lo II. nell'anno 1302. come si legge nel registro A. fol.38. e poscia ampliato con molta spesa dal Rè Alfonso I. d'Aragofia. Nella punta del braccio piegato hà un bel fortino detto di S. Gennaro colle sue artigliere. 6. Vi sono inoltre due nobilissime fabbriche del Cavalier Fontana celebre architetto, cioè il Monte della Pietà, di cui diremo à suo luogo: e la publica Università, detta volgarmente gli Stu ⛪ ศ้น 2 □ — — C.E ⸤ 4 ✋ Z S — 5 ⁄ S ⸸ * N — 5 ⸸⛱ ⸸⛨ TOPH DE FORESTIERI. 39 Studi Nuovi. Dicono, che questo luogo fosse stato prima destinato per la Cavallerizza, essendo fuori delle mura della Città presso la porta di Costantinopoli; ma che per mancanza dell'acqua non fosse stato giudicato a proposito; laonde sopra i fondamenti destinati per la Cavallerizza vogliono che poi eretta fosse la fabbrica degli Studj, la quale fù cominciata dal Conte di Lemos Vicerè di Napoli, e del Regno, e adornata di molte statue trovate in Cuma nel tempo del Duca d'Ossuna. Se la fabbrica fusse terminata, mancandole solamente un braccio, sarebbe la più bella Università d'Italia; e dicesi, che in quello, che hoggi si vede, siansi spesi cento cinquan ta mila scudi. Veggonsi quivi le seguenti Iscrizioni. PHILIPPO III. REGE CATHOLICO Don Petrus Fernandez de Castro Lemens. Comes Prorex Composita pro voto re omni publica, Legum opportunitate, delectu Magistratuum, Fori, ac judiciorum emendatione, Aerariorum, ac Fisci, Praeter spem, praeterque vacationem incremento, Alia omnium ordinum quiete, Ubertate maxima exhaustis ad an 40 GUIDA annonam paludibus, Importata multiplicem ad usum, oblectationemque Aqua Castria: quast operum coronidem. II. Gymnasium, cum Urbe natum, Ulysse auditore inclytum, ATito restitutum, a Fider. II. legibus munitum, auctum honorariis, A Carolo II. Andegav. intra moenia positum, Ferdinandi Catholici tumultibus penè obrutum, Ex humilis angustoque loco in amplissimum, augustissimumque Juxta Urbem, vetere sapientum instituto, Regio sumptu excitatum transtulit. Ann. sal. hum, cIOIOCXVI. III. In altera ejusdem Gymnasii Janua, ubi lapis alius testatur Regiis equis eam structuram inchoatam. PHILIPPO III. REGED. Petro Fernandez de Castro Lemens. Com-Prorege. Descripta olim alendis equis area, Grandiore Musarum fato, Erudiendis destinatur ingeniis. Vera jam fabula, Equina effossum ungula sapientiae fontem. La 1 n ### intra multibus in anfalt. 3qui. m DE FORESTIERI. 41 La ſeconda di queſte iſcrizioni diede motivo all'eruditissimo Pietro Lasena di metter fuora un libro del Ginnasio Napoletano; nel quale và lungamente divisando, dove era l'antico Ginnasio, overo il luogo dove esercitavansi i giuochi Ginnici, cioè della palestra, del Desco, e simili, nel quale, come scrivono Strabone, ed altri, smontò Ulisse. 7. La Cavallerizza poi fù eretta nel Borgo di Loreto presso il Ponte della Maddalena, la quale hà una stanza per l'esercizio de' Cavalli, di lunghezza palmi 313. di larghezza 92. ed un terzo. 8. Vicaria. Ma chi è curioso di vedere nell'angolo d'una Città una casa da paragonarsi ad un'altra Città popolata, e numerosissima, veda ne' di, ne i quali si tien ragione, la Vicaria di Napoli, che vi osserverà un'immenso popolo di litiganti, di Procuratori, d'Avvocati, e di Giudici. Questo luogo era prima il Castello Capovano, così detto dalla vicina porta, che mena a Capova, e fù edificato dal Rè Carlo, Primo di questo nome, non havendo ancor dato principio al Castel nuovo. Fù dipoi questo Castello da Pietro di Toledo Vicerè ridotto in un'amplissimo, e maraviglioso tribunale per commodità de' negozianti, come hora si vede, distinto in quattro parti, cioè in Vicaria civile, e criminale, Consiglio, e Camera della Sum 42 GUIDA Summaria, oltre agli altri Tribunali, de quali ragionaremo a suo luogo, tralasciando il discorso d'altre sontuose fabbriche moderne, le quali da se stesse s'offeriscono a gli sguardi de' forastieri ed è agevolissimo haverne le notizieNel cortile della Vicaria, incavate in uno marmo sotto un Lione si vedono le miture de' comestibili, cioè il Tumolo, mezo Tumolo; quarta, e meza quarta; la misura del Vino, Olio, ed altre, con la presente Iscrizione: Ferdinandus Rex in utilitatem Reipu blicae mensuras per Magistros Rationales fieri mandavit. Delle Fontane. Uello, che è più considerabile trà le più magnifiche fabbriche della Cittą di Napoli, è nascosto agli occhi de' curiosi, che se, come è sotterraneo, fosse sopra terra sarebbe mirabile; tale fabbrica è quella degli acquedotti, che rendono quasi pensile tutta la Città; el la e la stess'acqua del Sebeto, che scaturisce sei miglia lungi dalle radici del Monte Vesuvio nel luogo detto Cancellaro, e quindi conducendosi alla Bolla, si divide l'acqua in due parti col partimento d'un gran marmo, una parte entra negli acquedotti, l'altra diffondendosi per la Campagna, viene a formare Sono il Sebèto. 2 1 n Baroni nel Cilento scolo passato, fu l'arte nira E perche ella ultri insigni artefici, deue questa opera Nicola Bulifon FONTANA MEIDINA 1 . V the 1.16 All Ill.mo et Ecc. Sig.re il Sig. Conte di Salisbury A V. E che uagodendo delle marauiglie di Napoli, appresento questa fontana, essendo degna della Sua osseruatione, come lapiu bella di questa Capitale D.V.D. hu, Seru. Antonio Bulifon N 1 FONS ⛪ "mo All'Ill. Sigr. il Cau Giorgio Dautes Concole per Sua Maestà Britt. in Napoli ma A V. S. Ill. che è una fonte in esausta dibontà e cortesia, dedico questa fontana, che per l'aqua perrenè e Vaga Scultura e Somamente stimata. tyma y mo D.V.S. qui. S. Antonio Bulifon. DI GIO.DI O Q FONT the the # S Al Sig.r Biagio Aldimari de Baroni nel Cilento Gio: di Nola scultare de primi nel secolo passato, fu l'artefice del fonte, che s'amira non che simira. E perche ella presto darà in luce la Vita di questo, et altri insigni artefici editutte l'hurmini illustri del Regno, deve questa opera Dedicarsi a V. S. dà chi li uiue Seruitor. Nicola Bulifon DE FORESTIERI. 15 Sono fatti questi acquedotti in molo, che si possono ben purgare, senza evar l'acqua, essendovi una via per lentro à modo di balconetti, per li quali si può passar per tutto senza bamarsi; onde per li medesimi acquedoti nell'anno 1442. il Rè Alfonso I. conjuistò Napoli. Sono al più tortuosi, acciocchè dibatendosi l'acque, ed agitandosi spesse vole negli angoli, si renda piu salutifera: oltre à che, se andasse diritta, la sua vemenza apporterebbe danno a' fondamenti degli edificj, donde passa l'acJua. Quest'acqua scaturisce per la Città in diversi pozzi, e fontane per publico beneficio, siccome di passo in passo si veggono, se bene il maggior numero è ne cortili delle Chiese, case, spedali. Noi però tralasciate tutte l'altre, rapporeremo qui solamente trè delle più cospicue espresse nelle seguenti figure, cioè La bellissima fontana, detta di Medina, rimpetto al Castel nuovo. La fontana, quando si và à S. Lucia; opera del Cavalier Cosmo Fanſago. La nobilissima fontana in S. Lucia à Mare, opera del celebre scarpello di Giovanni Merlini da Nola, quale tiene due statue di gran valuta. Qui non è da tacere, che la maggior ra GUTDA ragunanza dell'acque sotterranee, era nel luogo hoggi detto Seggio di Nido, ò di Nilo. E quindi è, che in detto luogo vedesi eretta la statua del Nilo, che rappresenta un Vecchio sedente sopra un Coccodrillo con molti bambini attorno. Sogliono essere detti bambini nell'altre statue del Nilo 16. signifi cando, che l'acqua di quel fiume nel suc maggior crescere arriva all'altezza di 16. cubiti. In quella di Napoli, che prima era ſenza capo, leggeſi la ſeguente Iscrizione: Vetustissimam Nili Statuam vides At capite nuper auctam non suo Hoc scilicet Nili fatum est Suum quod occulat caput, Alieno spectari. Ne tamen observandum antiquitatis Monumentum Quod proximae nobilium Sedi nomen fecit. Statuae Truncus jaceret ignobilis Elegantiori exornatum cultu Urbani ædiles voluerunt. Anno D. M. D. C. LVII. Degli edifici privati più considerabili. N Città sono considerabili i Palazzi. Del Duca di Gravina nella strada di Monte Oliveto. Del Duca di Maddaloni, presso la strada, Lux 22 preis. PALAZZO DEL CAVALLO DIBRONZO 1 # II/II/R 10 NO E T Fæ4. VIE — □ — — □ ⁕ XXX XX XXX ①⛨meave Allou. Sig. D: DIOMEDE CARAFFA D'ARAGONA 7 Alla Casa di V.S. Ill. la cui fede è stata sempre cara agli Re di Napoli, e la cui giustizia sempre amata da Napolitani do ueas i per trofeo lapiu nella reliquia dell'antichità Napoletana, che in questo foglio li dedico Antonio Bulifon DE FORESTIERI. 45 da, ch'esce allo Spirito SantoDel Principe di S-Agata à S. Pietro à Majella. Del Duca della Torre à S. Giovanni Maggiore. Di Vandeneinden à Toledo Del Principe di Cellamare su la porta di Chiaja. Del Principe di Santobuono alla Piazza Carbonara, nel quale alloggiò il Duca de Guisa durante le rivolte. Del Principe di Sanseverio S. Domenico. Nel Palazzo di D. Diomede Carafa di Aragona, discendente dagli antichi Conti di Maddaloni, vedesi la testa del Cavallo di bronzo, impresa della Città di Napoli, che stava nel piano avanti à S. Restituta, ove hoggi è l'Arcivescovato, al qual Cavallo Corrado Rè di Napoli fè porre il freno, il quale manifestamente appare hoggidì mirando quella reliquia della testa, ove si scorgono le saldature degli anelli agli angoli della bocca, e nella fronte i segni sovraposta d'oro, che frenavano la briglia, e poi fè scolpire due versi di questo tenore: Hactenus effrenis, Domini nunc paret habenis: Rex domat hunc aequus Parthenopensis equum. In mezo del Cortile, il quale à torno à torno e ornato di molte statue di sin 46 GUIDA singolari scarpelli, scorgesi una colona sopra la quale è il Rè Alfonso II. d'Au gona, quale fù tanto familiare à Diomo de Carafa d'Aragona Conte di Madd. loni, che venne di persona con tutta la sua Corte à chiamarlo per andar seco caccia. Sopra la porta si leggono le seguem parole: IN HONOREM OPTIMI REGIS FERDINAS DI, ET SPIENDOREM NOBILISS. PATRIAE DIOMEDES CARAFA COMES MATALONI MCCCCIXVI. Fuori delle mura della Città, sono eziandio considerabili molti Palazzi, e frà gli altri quello del Principe di Mon te Miletto, ove sono giardini vaghissimi con giuochi d'acqua di grande artificio e diletto. Nel Borgo di S. Maria della Stellavi è il Palazzo di Gasparo Romer, ho gi del Duca d'Ayrola dovizioso di sup pellettili, di quadri; degno di esser ve duto; e l'altro, che fù del medesimo Gasparo nel Casale della Barra, ove so no bellissimi giardini, e giuochi d'acque assai vaghi. Similmente degni sono d'esser vedu ti, e considerati i Palazzi del Principe di Stigliano, e del Principe di Buteraa Posilipo, del quond. Marchese Vande neynd al Vomero, e del Principe di Cellamare alla Salute. SoSogliono Aueo di F. Archiveno, redaghe li cose maDe Trin Statt, ütt no, dichan. wie Ihr — the appa alla Con cando i luo lus, Collaten mo Vic. cellan Segri genti. begl ste un dlch cose d DE FORESTIERI. Sogliono i curiosi vedere eziandio il Museo di Francesco Picchetti, Regio Architetto, essendo un prontuario delle medaglie più celebri, ed una Galeria di cose maravigliosissime. De Tribunali, in cui si amministra giustizia per la Cittàse Regno di Napoli. Er cominciare dal supremo de Mai. Tribunali, questo è il Consiglio di Stato, il cui Capo è il Vicerè del Rella Città, gno, ed i suoi Consiglieri al numero ⛪ Palaz di circa 20. sono eletti dal proprio Rè. Questo Tribunale si regge nel real PaEin ver lagio, ove si tratta, non solo di quello, Fander che appartiene alla guerra; ma anche alla Corona, ed allo stato del Rè;e mancando il Vicerè nel Regno, resta in suo la della S. luo luogo il Collaterale. ro Rome. 2. Nell'istesso grado è il Consiglio vizioso di Collaterale, il quale è retto dal medesi10 di esse mo Vicere, insieme co'Reggenti di Candel mede cellaria, li quali sono sei, ed anche col Barra, o Segretario del Regno. Di questi Regnochi d genti, per ordinario sono tre Spagnuoli, e gli altri Regnicoli, e di questi n'assid'esse ste uno in Corte del Rè nel Consiglio d'Italia, per intendere, e consultare le cose del Regno; la qual cosa hebbe chese principio à tempo del Rè Ferrante il Cattolico, il quale volle tenere appresso 48 GUIDA so di se nella sua Corte un'huomo dot to Regnicolo, bene informato delle co se del Regno. Gli altri Reggenti convengono nel Real Palagio in tutt'id de negozj, eccetto il giorno del Saba to. Provede questo Tribunale di giù stitia à que che ricorrono da S.E. nelle cose imporranti, o per gli aggravj, che pretendono á se satti dagli altri Tribu nali, ò da qualsivoglia Ufficiale tanto in Napoli, quanto negli altri luoghi del Regno; e da questo Tribunale nascono le determinazioni gravi, e le Prammatiche da osservarsi. Le preemieenze, ed autorita de' Reggenti sono molte, per ciocche nella propria caſa ſpediſcono, e e determinano molte sorti di memoriali, che vengono drizzati al Vicerè, por tando il peso della Regia Giurisdizio ne, e di tutte le spedizioni, che passano per la Regia Cancellaria, le quali vengono firmate tanto dal Vicerè, quanto da' Reggenti, li quali a' tempi de'Rè Aragonesi, erano nominati Regii Auditori, come da molte scritture di quel tempo si raccoglie. Il Segretario accennato e capo della Regia Cancellaria (al quale stà trasferita buona parte dell'uffizio del Gran Cancelliere del Regno) qual'uffizio tiene sotto di se molti Scrivani, delli quali sei ne sono detti di Mandamento, e sei di Registro. Vi sono inoltre quattro Cancellieri, li quaqualiter ci delle sulie, renoch de la compa quai gnech Prefin sonoine Palm 24 con doveredo nqalla m leè à nem. dann titolo ne'pr. del e Carl. de m. ogm Con relar. ſem). DE FORESTIERI. quali attendono à spedire tutti i dispacci della Corte del Rè, ed anche le consulte, che s'inviano à Sua Maestà. 3. Il Tribunale del Sacro Consiglio è retto dal suo Presidente, hoggi D. Felice de Lanzina Ulloa huomo dottissimo accompagnato da 24. Consiglieri, 16. de quali sono Regnicoli, e gli altri Spagnuoli; e tanto i Consiglieri, quanto il Presidente sono eletti dal proprio Rè, e sono in vita: due de quali uno Italiano, l'altro Spagnuolo vengono nell'U dienza criminale della Vicaria, gli altri sono compartiti nelle 4. Rote del Consiglio, dove siedono in giro. Il Presidente siede in quella Rota, che più gli aggrada, ora in una, ora in un'altra. Questo Tribunale è di grandissima autorità, e preeminenza; perciocchè nelle suppliche, che si danno al sudetto Presidente gli si dà il titolo di Sacra Maestà, (e questo perche ne' primi tempi v'assisteva il Re, in luogo del quale hoggi v'assiste il d.Presidente) e nelle sentenze s'osserva il dirsi: Nos Carolus Secundus, Dei Gratia Rex, &c. de mandato Regio, &c. ed anche, perche ogni Giovedì vi vengono i Giudici, e Consultori di ciascuno Tribunale à far relazione degli aggravj delle parti presenti, circa gl'incidenti, ed interlocutori delle liti. In questo Tribunale si riconoſcono le cauſe delle appellazioni criminali, e civili della Vicaria, e degli altri Tri GUIDA 50 Tribunali inferiori, così della Città, come degli altri luoghi del Regno; ed anche si amministra giustizia nella prima istanza a tutti coloro, che la dimandano, di cose però d'importanza. 4. Evvi inoltre il Tribunale della Regia Camera della Summaria, il cui Capo e il Gran Camerario, uno de'sette supremi uffizj del Regno; la giurisdizio ne però s'esercita dal suo Luogotenente eletto dal proprio Rè. Egli e Capo di otto Presidenti Dottori, trè de i quali sono Italiani, e gli altri Spagnuoli; similmente vi è l'Avvocato, ed il Procurator Fiscale, li quali sono anche eletti dal Re. V'è il Segretario, tre Maestri Attuarj, ventiquatrro Razionali, con molti Scrivani, ventidue Attitanti, con un gran numero d'altri Scrivani, un'Archivario, un Conservatore de'quinternioni de'Regj Assensi, ed Investiture di Feudi: un'altr'ordinario delle Segretarie del medesimo Tribunale, un Percettore delle significatorie, tredici Portieri, con altri. In questo Tribunale si tratta del Patrimonio Reale, e delle differenze, che vertono tra'l Regio Fisco, e qualsivoglia persona. Affitta tutte le Dogane, ed Arrendamenti del Regno, e vende i Feudi, che si devolvono alla Regia Corte. Provede, e sovrasta a tutte le cose appartenenti alla Milizia, co me le Regie Galee, Castella, Artiglie rie, rie, essaß del de gere della era caria rade rado. — ⛪ 2 DE' FORESTIERI. 51 rie, ed altri strumenti di guerra. Ed in essa si rendono i conti di tutte l'entrate del detto Patrimonio, ed à lui sono soggette le Dogane di tutto il Regno, gli Arrendamentarj delle Regie Gabelle, i Maestri Portulani, il Capitan della Grassa, i Guardiani de'porti, il Consolato dell'Arte della Seta, quello dell' Arte della Lana, ed altri. Le sentenze, ed i decreti di questo Tribunale s'eseguiſcono, non oſtante la reclamazione. Questo Tribunale è antichissimo, perciocchè succedette all'uffizio del Procuratore di Cesare, qual'uffizio era à tempo de'Romani, come affermano molti Autori5. Il Tribunale della Gran Corte della Vicaria fù così detto da due Tribunali uniti insieme: uno delli quali era la Gran Corte: l'altro la Corte Vicaria. Il primo fù istituito dall'Imperador Federigo II. di cui leggiamo Presidente il Gran Giustiziero, con quattro Giudici, e quest'era la Corte suprema, la quale assisteva à latere d'esso Imperadore, come nelle Costituzioni del Regno, nel titolo de Officio Magistri Justitiari, & Judicum Magnae Curiae. Del Tribunale della Vicaria fù Autore il Rè Carlo I. costituendo Vicario Carlo Principe di Salerno suo figliuolo, che perciò Corte Vicaria fù detta; e Car10 II. vi costituì Vicario Carlo Martello suo primogenito: e così gli altri Hog GUIDA Hoggi, essendo tutto un Tribunale, e retto dal gran Giustiziero del Regno, sotto il cui nome sono spedite tutte le provisioni, benche l'uffizio sia esercitato dal suo Luogotenente, sotto nome di Reyente di Vicaria, il quale viene eletto dal Vicerè, che per ordinario l'eleg ge di nazione Spagnuola, benche da alcuni anni in qua sia Cavalier Napoletano, e si conferma per altri anni. Il suc ust. Z. o dura due anni, ed in fine del suc governo dà il Sindicato. E' diviso questo Tribunale in due audienze, una civile, e l'altra criminale: Nella criminale riseggono sei Giudici, e due Consiglieri detti CapoRota, uno Spagnuolo, l'altro Italiano. Sonovi eziandio l'Avvocato, e Procurator Fiscale, l'Avvocato, e procuratore de'poveri col Percettore, che esigge li proventi della criminale, e civil Corte. Sonovi molti Maestri d'atti con gran numero di Scrivani Fiscali Nell' udienza civile vi sono deputati sei Giudici, li quali sedono in due Ro te, e con essi alcune volte interviene il Reggente, sonovi molti Maestri d'atti, con Subattuarij, e con gran numero di Scrivani. Da questo Tribunale escono tutti coloro, che sono condannati à morte con buon'ordine, e con accompagnamento di guardie, precedendo un servente di Corte, che in ogni capo di strada, infin che arriva il condannato al paricolo dolli guede tata de segn Penn Reall ro de ranu la Gran noscea d'appel Tribr. coloro, sca, cos: ricont mare un Gra ter DE FORESTIERI. patibolo à suon di tromba và notificando il delitto, e qualità della morte. Siegue dopo l'Insegna della Giustizia portata da un ministro à cavallo, quale Insegna è un grande Stendardo, chiamato Pennone, di color rosso colle insegne Reali, e con quelle del Gran Giustiziero del Regno, &c. 6. Il Tribunale del Grand' Ammirante hà la medesima preeminenza della Gran Corte della Vicaria, non riconoscendo altro Superiore in grado d'appellazione, che il S. R. C. Questo Tribunale hà giurisdizione sopra tutti coloro, ch'esercitano l'arte marinaresca, cosi nel civile, come nel criminale, e riconosce tutti i delitti commessi nel mare. Si regge detto Tribunale daun Giudice, il quale è destinato dal Grand'Ammirante, uno de'sette uffizj del Regno, e nelle cause criminali interviene l'Avvocato Fiscale della Vicaria. Vi sono eziandio molti altri Tribunali, il cui racconto per brevità si tralascia. De' Nobilissimi Seggi della Città di Napoli. A quello, che famosi huomini, 1. curiosi dell'antichità, hanno lasciato scritto intorno a' nobilissimi Seg 3 GUTDA 54 Seggi della Città di Napoli, raccogliendo una brevissima notizia habbiamo, che 2. I Nobili di Capovana eressero il lor Seggio nell'angolo della Chiesa di S. Stefano, appresso al quale vedevasi la ſtatua marmorea della bella Partenope, ristauratrice della Città. Dicesi, che det ta statua inviata dal Duca d'Alcalà Vi cerè del Regno, con altri antichi marmi à Spagna, portò il caso, che per viaggio si sommergesse nel golfo di Lione. E perche questo sito, da principio eletto, trop po angusto era, alla seconda venuta del Rè Alfonso I. cioè nell' anno 1. 43. die principio à quel gran Seggio, c'hora si scorge, ove congregati 1 Nobili a' 23. d'Agosto dell'anno sudetto, fecero una tassa frà di loro, per riedificare il Seggio predetto. Fù detto di Capovana per la contrada così denominata dalla porta della Città ivi appresso, che conduce à Capova. L'insegna di questo Seggio, come si vede, è un Cavallo d'oro in aperta campagna, col freno: simulacro di quello, che per antico stava nel largo della porta maggiore del Duomo, frenato dal Re Corrado. Di questi Cavalieri uno l'anno per giro è Governa tore della Santissima Annunziata. Il Seggio al presente è stato abbellito con vaghe dipinture. 3. Il Seggio fondato da' Nobili di MonMen Lad molt ma c DE FORESTIERI. 55 Montagna fù nel 1409. riedificato da Ladislao. Fù detto di Montagna dal sito, che hà nell'alta parte della Città; che perciò hà per insegna un Monte con molte colline attorno di color verde in campo di argento. Nel 1684. i Cavalieri Phanno fatto dipingere da Nicolò Rosso. 4. I Nobili di Nido, ò di Nilo eressero il lor Seggio nel cantone, ed hora all'incontro di S. Maria de'Pignatelli, e fù compiuto dal 1607. dicesi di Nido; ma come si crede, corrottamente, dovendo dirsi di Nilo, per una statua del fiume Nilo ivi incontro collocata. Questo Seggio tiene per insegna il Cavallo nero in Campo d'oro senza freno; simulacro del Cavallo, che si disse di sopra nel modo, che'l ritrovò il Rè Corrado, dinotando lo stato libero antico di que gio vi s sta Città; dentro lo stesso Sedipinta l'entrata di Carlo V. di mano del famoso Bellisario Coreze. 5. Il Seggio di Porto fù edificato, ove si vede, nè altro luogo hà egli mutato, siccome ne fà testimonianza il Leone su'l campo seminato di Gigli, che si scorge di sopra, impresa del Rè Carlo Lnel cui tempo fù eretto. La sua insegna è un'huomo marino con un pugnale nella deſtra, il quale ſi vede ſcolpito in bruno marmo nella sommità del Seggio, e si hà per tradizione, tal marmo essere stato ritrovato cavandosi le fon 56 GUTDA fondamenta del medesimo edificio; per la qual cosai Nobili di questa Piazza se ne valsero d'insegna. Si chiama questo Seggio di Porto per ragione, che anticamente ivi giungeva il mare, & in quel luogo era il Porto delle Navi. Vuole il Dottissimo Giulio Cesare Capaccio, che tal'huomo marino sia simulacro di Orione, riverito da Naviganti Gentili. 6. Fù fabbricato il Seggio di Portamova, ove al presente si vede, e lo dimostra il marmo coll'insegna dello stesso Rè Carlo I. nell'età nostra ristaurato. Chiamasi di Portanova, dalla ragione così detta per la nuova porta della Città, che quivi era. Tiene per insegna que sto Seggio una porta indorata in campo azzurro, simulacro della predetta. 7. Il Popolo parimente hebbe il suo Seggio sù la Piazza della Sellaria nell' angolo del Convento di S. Agostino, luogo molto antico, per testimonianza del marmo, ove si legge: In Curia Basilicae Augustinianae. Il Rè Alfonso poi, per compiacere alla nobiltà, sotto preresto di ampliar la strada, ed abbellire la Città (come scrivono il Mercatante, ed il Passaro) a' 7. di Settembre del 1456. il fè diroccare: per la qual cosa fattosi dal popolo gran tumulto contra i nobili, fù necessitato il Rè cavalcare per la Città, e tenere diversi modi per mi nuov 57 DE' FORESTIERI. mitigarlo. E benche il popolo per allora si dimostrasse alquanto placato, tale fù il suo risentimento, che nello spazio di pochissimi anni venne privato così degli honori, come del governo della Città. Ma nel tempo di Ferrante II. reintegrato fù nel pristino stato, e con le medesime prerogative, onde creò il suo nuovo Eletto co'suoi Consultori, Capitani, ed in luogo dell'antico Seggio, tolse quello, che al presente possiede nel Chiostro del Convento di S. Agostino, aderendo al nome dell'antico luogo Quivi s'introdusse la Banca del suo Reggimento, e si fecero dipingere le sue antiche Insegne, le quali sono proprie dell'Università di Napoli, cioè lo scudo col campo mezo d'oro, e mezo rosso, con una cosa di più, cioè con esservi scolpito nel mezo un P. che dinota il Popolo. In memoria di questo il Popolo fa in detto luogo un sontuoso Teatro, chiamato Catafalco per la festa del Corpo di Christo: ed ogni sei anni vi tiene ſeggio per la proceſſione di S. Gennaro, il Sabbato dopò la prima Domenica di Maggio. I Seggi de'Nobili, che hora son cinque, ne'tempi molto antichi giunsero al numero di 24. ed altro non erano, che Portici, ò Loggie aggiunte all'habitazioni d'alcune famiglie patritie, ove, ò per diporto, ò per trattare affari publici 5 58 GUIDA gli altri Nobili di quella contrada solevano convenire. Dal tempo di Carlo I. Rè di Napoli si ritrovano i Seggi ridotti al numero di cinque; e benche scemati di numero, sono andati sempre crescendo in maggior riputazione, e splendore, havendo procurato, e procurando alla giornata molte famiglie forestiere nobilissime d'esservi aggregate. Sono molti gli Officii, e le prerogative de' Nobili de'Seggi, poichè da essi particolarmente s'hà mira al ben publico di provedere l'annona, ed altre cose simili. In ciascheduno de' Seggi sono ascritte molte nobilissime famiglie, e s'osservano inviolabilmente alcune loro particolari regole, ò statuti. Il voto della maggior parte dà la conchiusione all' affare, che si tratta. Ciascun de' Seg forma à parte il suo parere, che volgarmente dicesi Voto, onde son cinque voti, se questi s'uniformano col voto, che si dà per mezo de' suoi Capitani d'Ottine, dall'Adunanza del Popolo, (che communemente Piazza s'appella) all' hora sono sei voti. E' ben vero, che in ogni occorrenza basta per concludere la maggior parte de'voti, conforme si pratica; occorrendo per gli urgenti bisogni della Città d'imporre nuovi datii,ò gabelle; e per questo, più che per altro affare si sogliono convocare le Piazze, che così ancora si chiamano. Nel ako nesc DE FORESTIERI. 59 Nella conformità, che con la nomina del Popolo, vien costituito il loro Eletto, così da ogni Seggio si costituisce il suo, che in tutto son sei Eletti. Convengono questi quasi ogni giorno in una stanza situata sotto il Campanile di S. Lorenzo, per disporre sopra gli affari dell'annona; invigilando, che nelle cose appartenenti al vitto, da Venditori non si commettano fraudi. Hanno à questo effetto costituito un Tribunale, che dicesi di S. Lorenzo, dove si decidono le cause, che sono state delegate a' loro Consultori, e Dottori. Similmente hanno cura della refezione delle strade, e degli acquedotti, e cose consimili, che concernono al bene, ed all'ornamento della Città. Per servizio, e decoro della loro dignità, ed officio, tengono appensionati 24. serventi, sotto titolo di Portieri, che vestendo tutti di pavonaz zo, portano in mano alcuni bastoni rotondi con berrettoni. Hanno ancora una pomposa carrozza, che vien tirata da quattro generosi cavalli. L'officio dell'Eletto del Popolo suol durare sei mesi, e più à disposizione de Vicerè, da cui gli si conferisce la facoltà: non così l'Eletto de'Nobili, che dura per lo ſpatio d'un ſolo anno. Sogliono i Nobili nello stesso tēpo, che si adunano ne' loro Seggi per la creatione di nuovi Eletti, nominar cinque di loro, che C 60 GUIDA che chiamansi li cinque de'Seggi, ed à questi nominati, frà l'altre cose, si dà autorità di conoscere se vi è urgenza tale di negozio, che meritì la convocazione della Piazza; talche i nobili d'ogni Seggio a disposizione de' loro çinque sono obbligati ad unirsi. Questi cinque similmēte hanno facoltà di conoscere le differenze, che nascono frà Nobili, dove pero non siavi intervenuto spargimento di sangue. Nell'occasioni di publiche Cavalcata, nelle quali intervengono e Cavalieri, e Ministri togati, si suole vicendevolmente da' Seggi eleggere un Nobile, che con titolo di Sindico cavalchi al lato sinistro di quella persona regale, ò Vicerè, che cavalcando solenizza la funzione. Narrato adunque, ancorche succintamente, quanto appartiene alla descrizione dell'antica, e moderna Napoli, e toccate alcune sue cose principali; perche quelle, che rendono più cospicua questa Città sono le Chiese, le quali, à dir il vero, sono delle piu belle, e magnifiche, che si veggano per l'Italia, cominciarò secondo l'impreso stile à brevemente parlarne, accennando solamente quelle, che sono sopra le altre più rag guardevoli, ò pure, che qualche cosa notabile contengono, havendo à cio destinato il Libro seguente. DE ARCIVESCOVASO PORTA DELL ⛪ . 1 N ALLEMER. CARD. IACOMO CAN TELMO ARC DI NAP Per due caja douea Io dedicare a' V.E. la presente figura prima perche rappresenta la Porta della suo chiesa e secondo perche chiudendo nella parte interiore il Deposito del Re' Carlo non ad altri che Ad un che di stirpe reali dipende consacrarsi dovec Humilis. DVS for opo Bus Dello 61 2 the zu ⛪ 2 S N S A DESCRIZIONE Delle Chiese principali della Città di Napoli, e di quelle ancora, c'hanno cose degne d'essere vedute, e considerate. LIBRO SECONDO. Del Duomo di Napoli. UESTA nobilissima Chiesa, Capo di tutte l'altre della Città, come quella, in cui stà eretta la Cattedra Arcivescovale, non doveva havere fondatori, che due Rè, li quali furono Carlo I. che la cominciò, e Carlo II. che la ridusse a perfezione: e siccome ella è la Regina dell'altre sagre Basiliche, così alla Reina di tutt'i Santi, sotto il titolo dell'Assunzione della medesima al Cielo, fù intitolata: e di ciò chiara teſti 62 GULDA stimonianza fanno l'antiche statue poste sù la porta maggiore dal di fuori. 2. Del Rè Fondatore è il sepolcro sù la porta maggiore dalla parte di dentro, colla seguente moderna iscrizione, che spiega di chi siano anche gli altri due: Carolo I. Andegavensi Templi hujus extructori, Carolo Martello Hungariae Regi, & Clementiae ejus uxori, Rodulphi I. Caesaris F. Nè Regis Neapolitani, ejusque Nepotis, & Austriaci sanguinis Reginae debito sine honore jacerent ossa, Henricus Gusmanus Olivarensium Comes Philippi III. Austriaci Regias in hoc Regno vices gerens, pietatis ergo posuit. Anno Domini 1599. L'epitaffio antico era il seguente: Conditur hac parva Carolus Rex primus in urna Parthenopes, Galli sanguinis altus ho nosCui sceptrum, & vitam sors abstulit invida quando Illius famam perdere non potuit. 3. Fù poscia questa NobilissimaChiesa abbellita di molte altre sculture, e di colonne di porfido dall'Abate Antonio Baboccio da Piperno, famoso Scultore, nel tempo dell'Arcivescovo Arrigo Minutolo Cardinale del titolo di S. Anastasia. 4. Non vi essendo nè memoria, nè vestigio di consagrazione anticamente fatta: Fol 62 M SEPOLORO DI CARLO A Carlo i Andegouensi Temple huius extructore Carlo Martello MA. — ALLECC. SIG.D. MARIANNA DELLA TRIMOVILLE DVCHESSA DI BRACCIANO. &c. Ilregal Sepolcro di Carlo I, che di Francia trasse l'origine, diuerrà più glorioso con infronte il nome di V.E., che'n francia uanta sua regia stirpe, come gloriosa rimane altresì questa Cittacola sua presenza. D. V.E. Seruidore umilissimo Antonio Bulison # resco a'26 ralis al=I vens. tu c DE FORESTILRI. 63 fatta, consagrolla solennemente l'Arcivescovo Ascanio Cardinal Filomarino a'26. d'Aprile del 1644. come nella seguente iscrizione nella facciata fuor la porta maggiore: Ascanius Philamarinus S. R. E. Cardinalis Archiepiscopus Neapolitanus Pontificale Templum a Carolo I. & II. Andegavensibus Regibus constructum solemni ritu consecravit die XXIV. Aprilis Anno M.DC.XLIV. 5. E molto stimata la Porta maggiore della Chiesa, fregiata di molte statue, e colonne di porfido, e tutta la gran machina è sostenuta dall'architrave co' suoi stipiti di tre soli pezzi. 6. Nella Tavola dell'Altar maggiore v'è dipinta la Santissima Vergine Assunta, e gli Apostoli attorno alla sepoltura, la quale a richiesta di Vincenzo Carafa Cardinale Arcivescovo, fù fatta dal famoso Pittore Pietro Perugino, che fiorì nell'anno 1460. E ne' tempi del Cardinal Gesualdo fù ritoccata, ed indorata; e nello stesso tempo, essendosi la Tribuna dell'Altar maggiore aperta, minacciando rovina, fù ristaurata dal sudetto Cardinale, ornandola di stucchi in oro, e di vaghissime pitture Gio: Balducci Fiorentino, famoso Pittore. 7. Dalle bande della Tribuna si vez gono due sepolcri di marmo di due Arcivescovi; ed una Madonna, che stà a quel 64 GUIDA quello della banda dell'Epistola è grandemente stimata. 8. Stimatissimo è il soffittato della Chiesa, (fatto fare dal Cardinal Dezio Carafa, con ispesa di 14 mila scudi) per essere le dipinture di S. Fede, pittore ne suoi tempi rinomato. E perche le mura non gli corrispondevano per la loro rozzezza, il Cardinal Arcivescovo Innico Cardinal Caracciolo, con non minor pietà, che spesa le hà ornate di finissimi stucchi, e di quadri, opere del pennello del celebre Luca Giordano, in cui sono dipinti i SS Apostoli, e gli altri Santi Padroni della Città di Napoli, e nell'anno 1683. hà fatto il pavimento di mar mo col denaro del monte di Ciarletta Caracciolo. Colli quali ornamenti, a du il vero, hà renduta coſpicua queſta Sagrosanta Basilica. Fece anco fare in vita il detto Cardinale un bel deposito, ove fù sepellito nel 1685. 9. Veggonsi nelle porte d'un bellissimo Organo della parte dell'epistola alcune figure de Santi, dipinte da Giorgio Vasari Aretino; eccellentissimo dipintore, ed architetto, che fiori nel 1550. Sono i volti de' Santi presi dal naturale, quello di S. Gennaro è di Papa Pac lo III e gli altri degli altri suoi cōgiunti, havendo fatto far l'opere Ranuccic Farnese Arcivescovo di Napoli nipote del detto Paolo III. Quello della parte del FONTE BATTESIMALE NEL DVOMO. F.17 4. Bronzo I. Porsido 5. Marmo uerde 2.Paragone 6.Rame 3. Marmi come 7 Marmi cōmein sidipiu colori ③ ⛪ ⛪ Cap. In gegn. Separt. Ind. lund. Perche. mo (ie All’Eccellentiss. Sig. D. CARLO MARIA CARAFA BRANCIFORTE Principe di Botero, della Roccella etc. e Grande di Spagna Ammirabile è in Roma il Fonte battesimale in Laterano, e per lo pregio della materia e perche fatto dal Gran Costantino. Non meno considerabile e questo del Duomo di Napoli, e per l'Architetta, e per lo valore de marmi, no bilitati dalle insegne della Eccell. Casa Carafa che se poi la gloria dimCostantino uisidesidera, questa si amira nell’Ecce che la virtù, e lo Splendore ditutti i suoi più generosi Antenati ha ereditato; e perciò alla medesima questa figura humilissimte consagro. Antonio Bulifon 116 /1722 DE FORESTITRI 65 del Vangelo fù pittato dal celebre Luca Giordano. 10. Il Pergamo è considerabile, e vi sono due colonnette serpeggianti assai belle11. Il Trono Ponteficale di marmo fù fatto nel 1342. sotto Clemente VI. Papa. 12. Nella picciola porta, dietro al Coro verso l'Episcopio, è una fonte d'alabastro nobilissima, che qui serve per l'acqua luſtrale. 13. Degno d'esser veduto, e considerato è il Fonte Battesimale, il cui piede è di Porfido, il vaso di pietra di paragone, il ciborio di marmi commessi. fù eretto dal Cardinal Decio Carafa circa al 1621. colla spesa di mille, e cinquecento scudi, rapportata dal Chioccarelli. 14. A man destra della porta della Sagrestia è il sepolcro di quello sfortunato Andreasso Rè di Napoli, e secondogenito del Rè d'Ungheria infelicissimo marito di Giovanna prima Reina di Napoli, la quale il fè strangolare: non sapendo, che la stessa morte dovea el la ancor sofferite. Evvi il seguente Epitassio: Andreae, Caroli Uberti Pannoniae Regis F. Neapolitanorum Regi, Ioannae uxoris dolo, & laqueo necato, Ursi Minutuli pietate hìc recondito: ne Regis Corpus inse GUIDA 66 insepultum, sepultumve facinus posteris remaneret: Franciscus Berardi F. Capycius, sepulcrum, titulum, nomenque P. Mortuo. Anno 1345. 14. Cal. Octobris. L'infelice sorte di questo Principe fù compianta dal P. Celestino Guicciardini nel suo Mercurio Campano co'sefuenti versi. Condita quae parvo spectatis membra sepulcro, Regibus haud parcens sors inimica tulit. Talia cur merui post mortem fata nefandam, Abdito ut in loculo busta locanda forent? Extinctum forsan curarunt abdere cioen Ne cineri uxor adhuc insidiosa foret. Aurea Pannonicis crucibus, quae lilia Junxi, Heu, maduere nimis sanguine tinctas meo. Quid modo regnantum casui, mortesque referiis, Barbara quos ferrum trusit ab orbe manus? Quosque venenatis offis transmisit ad orcum Impia mens hominum sollicitata metu? Nec mihi lanificae memoretis stamina Parcae, Cujus ad arbitrium pendula vita cadit; Persida namque uxor, laqueo mea colla retorquens Hæc Eußi, ſan. 4 à 13 serio, In laçue cro di il prim: Cardi in verh tenore Kus. Lem Virse DE FORESTIERI. 67 Haec ossa, haec ferrum, Parca simulque fuit. Aurea jam discant Reges contemnere serta, In laqueum verti dum diadema potest. 15 Poco discosto si vede il sepolcro di Papa Innocenzio IV. il quale fù il primo, che diede il Cappello rosso a Cardinali. Sonovi due Epitaffi, l'uno in versi, e l'altro in prosa del seguente tenore: Hic superis dignus requiescit Papa benignus, Laetus de Flisco, sepultus tempore prisco: Vir sacer, & rectus, sancto velamine tectus: Ut jam collapso mundo, temeraria passo, Sancta ministrari, urbs posset rectificari Consilium fecit veteraque jura refecit Haeresis illisa tunc exstitit, atque recisa; MOENIA DIREXIT, rite sibi credita rexit, Stravit inimicum Christi, colubrum Fridericum. Janua, de Natogaude sic glorificato. Laudibus immensis Urbs tu quoque Parthenopensis Pulchra decore satis, dedit hic quamplurima gratis. Hoc titulavit ità, Umbertus MetropoInlita. GUIDA 68 Innocentius IV. Pont. Max. De omni Christiana Republica optime merito, qui natali S Joannis Baptistae anno 1240. Pontifex renunciatus, die Aposcolorum Principi sacra coronatus; cum Purpureo primus pileo Cardinales exornasset, Neapolim à Corrado eversam S. P. restituendam curassets innumerisque aliis, praeclarè, & prope divinè gestis Pontificatum suum quàmmaximè illustrem reddidisset, anno 1254. Beatae Luciae Virginis Luce, hac Luce cessit. Annibal de Capua Archiepiscopus Neapolitanus in Sanctis simi Viri memoriam aboletum vetustate Epigramma RoIl Rinaldi colla testimonianza di Alessandro IV. successore d'Innocenzio sudetto dimostra evidentemente tal morte essere avvenuta a 7. di Decembre, non a'13. La Tavola della Cappella della famiglia Teodora, ov'è l'Apostolo S. Tomaso, che mette la mano nel costato di Christo, fù fatta dal famoso Pittore Marco de Pino, detto da Siena, il qual fiori negli anni di Christo 1560. 16. Sotto l'Altar Maggiore evvi picciola Chieſa, edificata da Oliviero Cardinal Carafa Arcivescovo nel 1506. vi si scende per due scalinate, i lati delle quali sono di marmo bianco con iscoltura finissima di basso rilievo, e sostenuto da diverse colonne il soffittato tunc con la te die Mag. fessor. il Ven tire di Padre peren zo de nond flad cenna Akan 20 tutta que tad san DE FORESTIERI. 69 to tutto di marmo, lavorato in quadri con busti dentro, e le muraglie adornate di scoltura arabesca. Sotto l'Altar Maggiore di questo martirio, ò sia onfessione, detto volgarmente Succorpo, è il Venerabile Corpo del glorioso Martire di Christo S. Gennaro, principal Padrone, e Protettore della Città; e perciò sù l'Altare è una statua di bronzo del medesimo Santo. Degnissima è nondimeno molto stimata la statua, che stà dietro l'Altare, rappresentante l'accennato Oliviero Carafa ginocchioni. Il pavimento è nobile. E sù gli altri Altari vi sono statue de' Santi Padroni di Napoli, mà di stucco, le quali dovevano essere parimente di marmo, com'è tutta la Cappella. 17. Al lato sinistro di chi entra in questa Chiesa Cattedrale è l'antichissima Chiesa di S. Restituta, e vi si entra per la Cattedrale medesima. E' sostenuta da molte colonne, e vogliono, che siano state dell'antico Tempio di Nettuno. Questa Chiesa di S. Restituta e l'antichissima Cattedrale infin da' tempi di S. Pietro, e di S. Aspreno primo Vescovo di Napoli, ch'era come un'Oratorio, dove fù formata nel muro à musaico l'Imagine della Beatissima Vergine Madre di Dio, della quale è costante tradizione, che ella sia la prima Imagine di MARIA, riverita non solo in Na GUIDA 70 Napoli, ma eziandio in tutta l'Italia. Presso la picciola porta di questa Chiesa, per la quale si và all'Episcopio, è la Cappella, chiamata S. Giovanni in Fonte, dove forse anticamente si bat tezzava, quando la Cattedrale era ſola mente la Chiesa di S. Restituta, essendo uso antico, che le Cappelle del Battiste rio siano discosto dalla Chiesa. Quivi sono molte antiche Imagini di musaico. In questa Chiesa con molta venerazione s'adora un Crocifisso di rilievo fatto da un Palermitano, affatto privo di vista, ed inesperto in tal mestiere, mà di gran bontà di vita, e molto divoto della Passione del Signore; il quale per questa sua Imagine hà conceduto molte grazie a' Fedeli. 18. Ritornando per la porta mag giore di S. Restituta dentro la Cattedrale, vedesi nel muro una Iscrizione, in cui un Canonico è chiamato Cardinale; perciocchè frà l'antiche prerogative del Collegio de' Canonici Napoletani fù questa d'esservi Canonici chiamati Cardinali; l'Iscrizione è la seguente: Raymundus Barrilius Neap. Presbyter Canonicus Cardinalis hujus Ecclesiae, hac duo sacella annum agens 36. sua impensa Christo D. N. Divaeque Mariae ejus Mairis & Io: Baptistae consecravit, ubi praestita dote, per singulas hebdomadas singula sacriLa ficia fierent. L elala suma 2 no d ri nel fredi taffio si Cunz Cardini anns D. eilfe laar Krieß Eisen e comi scov sotte cenz per li, delli ci,c 01 Har. 7 DE FORESTIERI. 71 La Cappella della famiglia Barile è la Coronazione della B. Vergine Assunta al Cielo opera d'Andrea Sabatino di Salerno Pittore illustre, che fiorì nel 1520. Nella Cappella della famiglia Loffredi nella stessa Cattedrale in un'Epitaffio si legge: Hic jacet, &c. & Domini Cicci de Loffrido de Neap. primi Diaconi Cardinalis majoris Ecclesia Neap. qui obiit anno Dom. 1468. E nella stessa Chiesa di S. Restituta è il seguente Epitaffio. D. Petrus Nicolaus de Marchesiis Neap. Sacerdos almae Ecclesiae Canonicus Diaconus Cardinalis hic situs est, anima cujus migravit ad Coelos anno 1472. die 14. Januarii. Questo Reverendissimo Collegio è comunemente detto Seminario de' Vescovi, perche moltissime Chiese anche sotto il moderno SS. Pontefice Innocenzio XII. ne sono state provedute, e per lo passato molti ne furono Cardinali, e de' principali del Sagro Collegio, delli quali trè furono Sommi Pontefici, cioè Urbano VI. Prignano, Bonifacio IX. Tomacello, e Paolo IV. Carafa. Hanno tutti questi Canonici l'uso del Rocchetto, e della Cappa, conceduto loro da Paolo III. e confermato dal Beato Pio V. Hanno eziandio l'uso della Mitra, e del Bacolo, conceduto a' me desimi da Innocenzio IV. e dal sudetto 19. A rimB.Pio V. GUIDA 72 19. A rimpetto della Chiesa di S. Restituta vedesi la sontuosa Cappella detta il Tesoro, e tale veramente è, stimata una delle più belle dell'Italia. Vi gittò la prima pietra benedetta Fabio Marama Vescovo di Calvi a' 7. di Giugno de 1608. Al frontespizio della Cappella sono due statue di S. Pietro, e di S. Paolo, opera di Giulian Finelli scultore eccellentissimo, e due bellissime colonne di marmo negro macchiato. La porta è bellissima lavorata d'ottone, e si dice sia costata trenta sei mila scudi. 20. E' la Cappella di forma roton da con sette Altari, lavorata ad ordine corintio tutta di finissimi marmi e adornata con quaranta colonne di Broccatello bellissime. Vi si scorgono 21. statue di bronzo di valuta di circa quattromila scudi l'una, e sono de' 21. primi Padroni della Città, riposte ne' nicchi sopra de luoghi, ove sono poste le loro Santissime Reliquie entro statue, ò busti d'argento quali sono oggi in numero di 31. Le Sta tue di bronzo veramente nobilissime sono la maggior parte opera del mentova to Giulian Finelli. 21. Così la balaustrata dell' Altar maggiore, come l'altre sono di marmo, le picciole porte sono di rame, mà di lavoro tenuto in grandissimo pregio, che sono costate da cinque mila scudi22. II ## ⸸ 1 S — S — TESORO DIS. GENNARO e MO ALL. ECC SIG. IL SIG. D. MARINO CARACCIOLO PRINCIPE DI SANTOBVONO, &c. Siccome tutti i fiumi sene corrono al Mare, così à V. E. ch'è Colma de tesori delle scienze tutte de' ogni altro tesoro ricorrere; onde il presente con tutta humiltà le consacro Antonio Bulifon. DE FORESTIERI. 73 22. Il pavimento è assai bello; ma sopra ogni cosa è preziosissima la cupola, non solamente per l'altezza, e vaghezza, ma molto più per essere stata dipinta dal famoso Cavalier Giovanni Lanfranco Parmegiano. Li quattro angoli della detta cupola con tutti gli archi della medesima, sono opera del famoso pennello di Domenico, detto il Domenichini, da Gianpiero Bolognese. 23. Tutti i quadri de'sei Altari, d'otto palmi l'uno d'altezza, sono di rame, e la dipintura e del ſudetto Domenichini. I due ad olio dipinti, sono opera, l'uno di Giuseppe Rivera Spagnuolo, e l'altro del Cavalier Massimo Stanzioni nostro Regnicolo, amendue Pittori di gran fama. 24. In questo Tesoro, frà l'altre Santissime Reliquie, si conservano dietro l'Altar maggiore due Ampolle di vetro, piene del Sangue di S. Gennaro, raccolto nel tempo del suo Martirio da una Signora Napoletana. Qual Sangue mettendosi à rincontro del Venerabil Capo del S. Martire, diviene liquidissimo, e bolle: Sopra il qual continuo miracolo, così contra i Gentili, ed i rubelli alla nostra Santa Fede esclamò cantando l'eruditissimo Francesco de Pietri Giurisconsulto Napoletano. Non dum credis Arabs, Scytbicis quin Barbarus oris Con GUIDA 74 Confugit ad verae Relligionis iteri Aspice, palpa haec. Stat longum po Martyris ævum Incorruptus adhuc, & sine tabe cruor. Immò hilaris gliscit, consurgit, dissilit, ardet. Ocyor: extremae est impatiensque tubae. Perfidus an cernis Capiti, ut cruor obvius, ante Frigidus, & durus ferveat, & liqueat? Caute vel asperior, vel sis adamanti nus Affer, Sanguine quin, duro sponte liquente, liquies? 25. La Sagrestia del Tesoro, avvegnacchè piccola, è pur bellissima. Sopra la porta, prima che vi si entri, si vede un busto di S. Gennaro di Pietra Paragone; rincontro alla porta della Sagre stia è un piccolo Tesoro di finissimi marmi. E nell'Altare si vede una bellissima statua della Vergine sotto il titolo della sua Santissima Concettione colla testa, e mani d'argento, e'l resto di tela argentata, ma di bellissima fattura. La Cappella del Tesoro fù fatta per voto della Città di volervi spendere dieci mila ſcudi, poi ne hà ſpeſo più di 500 mila. Nella Sagrestia vi sono da centomila scudi d'argenteria. 26. Innanzi all'antichissima Cattedrale, hoggi S. Restituta, era ne' primi tem GVGLIADI S. GENNARO Fl 76 ALLAS. DIFERDI NANDO CARLO DVCAX. DI — MANTOVA Fragli obelischi di gloria, che ha me ma di V.A. rueua ritati la seren Casa che le presento nei questo di diuozione di Napoli per l'an siubili uniuersali profondam in inchi riuo dell'AV; cui mo. DVA umilisi veruAntonio Bulison n ⛪ IIIII U ⛪ + Fruchten in ### ⛪ II ⛪ ## * d. F. e grande etc. leggian . moka mico 5 gium preis. la quinif. strenz 2 de cum fim ne ferme Camin relixd Nice lo mi palaim: DE FORESTIERI. 75 tempi un cavallo di bronzo di statura grande eretto sopra un'alta base, per insegna della Città. Ma perche favoleggiarono, che Virgilio l'havesse magicamente fonduto, e fusse perciò di molta virtù contra i morbi de' cavalli, s' introdusse la superstizione di sarvi girar attorno i cavalli, ò per guarirli, ò preservargli dalle loro infermità; per la qual cosa i Santi Vescovi furono costretti abolirne a flatto la memoria, onde ruppero la detta Statua, e del corpo, ne fu formata la Campana grande della Cattedrale; e'l capo conservatosi, fù poi messo nel cortile del Palagio di D. Diomede Carafa nella via di Seggio di Nido. 27. Nel muro dietro al Coro della Metropolitana, e propriamente in quello rincontro alla porta, che và fuori al palazzo Arcivescovale, vedesi fabbricata una verga di ferro, che è la giusta misura del passo Napoletano di palmi sette, ed un terzo, colla quale si misurano i territorii della Città, e del distretto28. Fuori della porta picciola di questa Cattedrale, per cui si và alla strada di Capovana, vedesi hoggi un nobilissimo Obelisco, ò sia Guglia, come quì dicono, lavorata in più pezzi, ma con singolare artificio, sù la cui sommità è una Statua di bronzo di S. Gennaro, in atto di benedir la Città, intorno a' cui D [ie GUIDA 76 piedi sono degli Angioletti, altri de' quali tengono la Mitra, altri il Bacolo Pastorale, con ischerzo elegantissimo, in mezo vi sono scolpite queste parole: Divo Januario Patriae, Regnique Praestantissimo Tutelari Grata Neapolis Civi Opt. Mer. E' opera del celebre Cavaliere Cosmo Fansaga, fatto à spese della Città, che l'eresse in honore di S. Gennaro per li ricevuti beneficii, e per quello precisamente d'haver liberato la Città medesima dall'incendio Vesuviano. Delle quattro principali Basiliche, ò sian Parrocchie maggiori della Città. 1. Opo la Chiesa Cattedrale, occupano il primo luogo le quat tro principali Basiliche, ò sian Parroc chie maggiori della Città, ciascuna del le quali e Collegiata, ed hà il suo Abate coll'uso de'Ponteficali, e sono: 1. S. Giorgio Maggiore. 2. S. Maria in Cosmedin. 3. S. Giovanni Maggiore 4. S. Maria Maggiore. 2. La Chiesa di S. Giorgio Maggiore era anticamente appellata Basilica Sever riana, perche quivi S. Severo Vescovo di Napoli haveva il suo Oratorio, ed ivi für hogo 101 caledim e e nem DE FORESTIERI. fù traslatato il suo Santo Corpo, che hoggi stà sotto l'Altar maggiore: ed ivi conservasi la sua Cattedra Ponteficale di viva pietra. E' Chiesa Abaziale, ed anticamente vi servivano sette Ed domadarij Prebendati, ed altri Sacerdoti, frà li quali vi erano le dignità di Arciprimicerio, e di Primicerio. Hoggi è servita da'Padri Pii Operarj dell'istituto del P.D. Carlo Carafa: sono ancor essi Preti secolari, che vivono in comune colla lor Regola. Questa Chiesa fù edificata dal Gran Costantino Imperadore, e dal medesimo dotata. I Padri sudetti l'hanno rinovata da' fondamenti, secondo il disegno del Cavalier Cosmo Fansaga, ma non è compiuta. Vi fù messa la prima pietra benedetta da Francesco Cardinal Buoncompagno Arciye scovo a' 19. di Marzo del 1640. sotto il titolo di S. Giorgio, e S. Severo. A S. Giorgio fù intitolata dallo stesso Costantino. 3. S. Maria in Cosmedin, hoggi detta S. Maria di Porta Nova dal vicino Seggio di tal nome. Anche questa è Chiesa Abaziale fondata dal medesimo Imperador Costantino, e dotata di molti poderi. Era anticamente ufficiata da Greci, dopo fù unita alla Badia di S. Pietro ad Ara. Hoggi è servita da PP. Barnabiti, che sono i Cherici Regolari di S. Paolo, li quali riedificarono det 78 GUIDA detta Chiesa da' fondamenti nel 1631. come dalla Iscrizione, che ivi si legge del tenor seguente: Primum Templum à Constantino Magno Imp. Neapoli aedificatum, & S. M. in Cosmedin dicatum, Clerici Regulares S. Pauli, latiùs, & magnificentiùs à fundamentis erigentes, primum lapidem ab Emin. Dom. Francisco S. R. E. Card. Boncomp. Archiep. Neap. poni curavere die 28. Septembris M.DC.XXXI. Vi sono fin'hoggidì trè degli antichi Eddomadarii, ed un Primicerio. 4. S. Giovanni Maggiore era anticamente un Tempio de Gentili, eretto, e dedicato da Adriano Imperadore a' falsi Dei; dipoi Costantino Imperadore il Grande, e Costanzia sua figliuola, per voto fatto, lo riedificarono da fonda menti, e l'intitolarono à S. Giovanni Battista, ed à S. Lucia, e procurarono, che consagrato fosse da S. Silvestro Papa della qual consagrazione si fà festa ogn'anno a'22. di Gennajo. Questa parimente è Chiesa Abaziale, hà il suo Primicerio, e tredici Eddomadarij, quali l'anno 1690. hanno havuto il titolo di Canonici, con l'uso del roc chetto: 12. Confrati beneficiati, e 20. frà Sacerdoti beneficiati, e Cherici. Fù un tempo ſervita da'Canonici Regolari Lateranen ſi; e, perche all'hora quivi giungeva il Mare, l'Abate haveva alfals 1 F n ejutdem I ti instaur. DE FORESTIERI. alcune ragioni ſopra la peſca, ed in riconoscimento di ciò, offeriva ogn'anno all'Arcivescovo quaranta pesci, appellati Lucerti. Hoggi questa Badia è Cōmenda Cardinalizia, ed essendone Abate il Cardinal Ginnetti, perche la Chiesa minaccia. va rovina, la ristaurò, come appare dall Iscrizione scolpita sù la porta Maggiore. Templum hoc ab Adriano Imp. extructum, à magno Constantino, & Constantia filia Christiano cultu, Sylvestro Pontifice inaugurante, Divis Joanni Baptistę, & Lucię Martyri dicatum, antiquitate semirutum, Martius S. R. E. Cardinalis Ginettus SS. D. N. Papae in Urbe Vicarius ejusdem Templi commendatarius posteritati instaurapit. Ann. sal. M. DC. XXXV. Quivi è il sepolcro della Partenope figliuola d'Eumelo, il cui epitafio, che forse era nel Tempio d'Adriano, fù nel nuovo Costantiniano racchiuso, per notizia de' Posteri. L'Engenio vuole, che questo marmo sia segno della consegrazione fatta da S. Silvestro Papa: puo essere, che la stessa Pietra del sepelcro di Partenope fosse à ciò adoperata, per toglier via qualche superstizione. In una Cappella, à destra dell'Altar maggiore di questa Chiesa, scorgesi un ritratto di GIESù CHRISTO affisso in Croce, tenuto in grandissima venerazione, per le continue grazie, che il Signor D 80 GUTDA gnor suol concedere a' veneratori di quello; ed è stato solito portarsi in processione per la Città con grandissimo concorso di popolo in casi urgentissimi. La Tavola, ch'è nella Cappella della famiglia de' Cambi, ov'è la Reina de' Cieli col Bambino nel seno, è opera di Lionardo di Pistoja illustre Pittore, che fiori nel 1550. Nella Cappella della famiglia Amo dio è la tavola, in cui è CHRISTO deposto dalla Croce in grembo alla Madre, opera di Giovambernardo Lama illustre Pittore Napoletano, che fiori parimente nel 1550. Fra' Marmi avanti la Sagrestia, e l'Altar maggiore, è il sepolcro di Giano Anisio, con questo Epitafio: s. Onustus devo Janus hic Anisius, Quaerens melius iter, Reliquit sarcinam. Qua prægravato Nulla concessa est quies, §. Tùm si qua falsit, Cum Cameonis h.ec stetit Quae mox facessivere plus negotii H. M. H. N. S. Hoc de suo sumpsit Sacrum est, La Ne tangito. m Geme tibur la dum flerho men. m Gerrein n ### ncove, e la Cuxh 81 DE FORSTIERI. La scoltura della Cappella della famiglia Ravaschiera fù fatta dal celebre Giovanni Merliano, detto da Nola, i cui marmi ancora si veggono, evvi la seguente Isorizione: Germanus Ravascherius Ligur ex Comitibus Lavaniae testamento instituit faciendum, Antonia Scotia uxor unanimis implendum optimi viri votum curavit. Pti, memoresque filii cumularunt, aucto opere, mandatum patris benemerentis. ann. sal. 1534. Germanus Ravascherius Patritius Genuensis ex Comitibus Lavaniae sibi, posterisque suis fieri F. Si sta rifacendo questa Chiesa di bel nuovo, e nell'anno 1686. fù terminata la Cupola. Santa Maria Maggiore. Uesta Chiesa fù edificata da S. Pomponio Vescovo di Napoli l'anno di Christo 533. come dalla Iscrizione sù la porta maggiore del tenor se guente: Basilicam hanc Pomponius Episcopus Nap. famulus Jesu Christi Domini fecit. Fù la detta Chiesa eretta per comandamento della Beatissima Vergine Madre di Dio, che apparye al detto S. Vescovo, orante per la liberazione della Città dal demonio, che in forma di porco, giorno, e notte facevasi vedere nel 5 D 82 Guida nel luogo, ove hoggi e la Chiesa, e che prima era un largo tra le mura, e la Città; onde ceſsò l'apparizione dell'horrendo mostro, ed insieme lo spavento de Citradini. In memoria di tale avvenimento, e di tanta grazia ricevuta, i Napoletani fecero fare un porcellino, di bronzo, el collocarono sù'l campanile, ch'è quel lo, c'hoggi si vede su una cupoletta di detta Chiesa. Ridotta la Chiesa a perfezione fù nel 533. consagrata da Papa Giovanni II. consanguineo del detto Santo Vescovo. Chiamolla Santa Maria Maggio re, non perche ella fosse la prima eretta in Napoli alla Santissima Vergine; ma perche fù dalla medesima ed eletto il luogo, e comandata la fabbrica. E' questa Chiesa ancor'ella Abaziale, ed hà il suo Abate, il Parroco, e dieci Eddomadari; quali vi assistono solamente il giorno dell'Assunzione della Madonna, & nel sepellire i morti, quantunque vi siano 1 Cherici Regolari Minori, alli quali fù questa Chiesa conceduta da Sisto V. e da Gregorio XIV. Questi Religiosissimi Padri han di nuovo da fondamenti edificata la detta Chiesa in forma piu grande, e più nobile, ed è riuscita una delle belle Chiese di Napoli, giusta il disegno del celebre Cavalier Cosmo Fansago, La pry guerre Tit. DII de Pora 1 Délà C. DE' FORESTIERI. 83 prima pietra vi fù messa nel 1653. Evvi sù la porta maggiore dalla parte di dentro l'Iſcrizione, che ciò accenna, nel seguente tenore: Templum hoc Cleric. Reg. Min. a Divo Pomponio Antistite Neap. Dei Matre im perante constructum, eidemque dicatum sub Tit. S. Mariae Majoris, ab anno Domini DXXXIII. Vetustate dilabens, Andreas de Ponte, Patris erga Societatem Jesu munificentiam aemulatus, nova, & ampliori forma a fundamentis reaedificavit. Li Tremuoti l'hanno molto dāneggiata, che perciò si è abbassata la sua cupola. Della Chiesa di S. Giovanni Vangelista del Pontano. Non deve curioso alcuno lasciar A 1. di vedere, e considerare queſta picciola Chieſa, che potrei chiamare un libretto co' fogli di marmo scritto di dentro, e di fuori in versi, ed in prosa dal celebratissimo Poeta, ed Oratore Giovan Pontano nel 1492. sicome leg gesi sù la porta della medesima in que sto tenore. D. Mariae Dei Matri, ac D. Joanni Evangelistae Jovianus Pontanus dedicavit. Ann. Dom. MCCCCLXXXII. 2. La Patria di questo grand'huomo fù Cerreto Castello nell'Umbria, e venuto D 84 GUIDA nuto in Napoli fanciullo, quivi apparò le lettere; e per le sue singolari virtù fù Segretario del Rè Ferrante il Primo. 3. Quivi sono alcune Tavole di marmo, ove si leggono le seguenti composizioni del medesimo Poeta, e sono: Has, Luci, tibi & inferias, & munera solvo, Annua vota piis, hei mihi, cum lacrymis. Haec, Luci, tibi & ad tumulos, positumque Feretrum Dona pater, multis dilue cum lacrymis. Haec dona, inferiasque heu, heu, hunc nate capillum; Incanamque comam accipe, & has lacrymas. His lacrymis, his te inferiis, hoc munere condo, Nate vale aeternum, ò & valeant tumuli. Quin & bient tumuli, & tellus hiet, & tibi me me Reddat, & una duos urna tegat cineres. Pont. Pater L. Franc. Fil. infelic. Luculi, tibi lux nomen dedit, & dedit ipsa Mater Stella tibi, stellaque luxque simul. Eripuit nox atra, nigrae eripuere tenebrae Vixisti vix quot littera prima notat. Hos ne dies? breve tam ne tibi lux fulsit: & auræ MaMatura Infuxte mann. Luxifs Elarm Jedmen Calen Excla DE FORESTER. 85 Maternum in nimbis sic tenuere jubar: Infelix fatum, puer heu malè felix, heu, quod Nec puer es, nec lux, nec nisi inan quid es? Ploreat ad pueri tumulum, ver halet & urnæs Lucili, & cineri spiret inustus odor. Dies L. non implesti, Filiole, breve naturae specimen, aeternus parentum moeror, ac desiderium. Tumulus Luciae Filiae. Liquisti Patrem in tenebris, mea Lucia, postquam E luce in tenebras, filia rapta mihi es. Sed neque tu in tenebras rapta es, quin ipsa tenebras Liquisti, & medio lucida Sole micas. Coelo te natam aspicio, num nata parentem Aspicis? an fingit haec sibi vana Pater? Exclamem mortis miserae te nata sepulcrum Hoc tegit, haud cineri sensus inesse potest. Si qua tamen de te superat pars, nata fatere Felicem, quod te prima juventa rapit. At nos in tenebris vitam, luctuque trahemus, Hoc precium Patri, filia, quod genui. Mu 86 GUIDA Musae, filia, luxerunt te in obitu, at lapide in hoc luget te Pater tuus, quem liquisti in squalore, cruciatu, gemitu, heu. beu filia, quod nec morienti Pater affui, qui mortis cordolium tibi demerem, nec sorores ingemiscenti, collac, ymarentur misellae, nec frater singultiens, qui sitienti ministraret aquulam, non Mater ipsa, quae collo implicita, ore animulam exciperet, infelicissima, hoc tamen felix, quòd haud multos post annos revisit, tecumque nunc cubat; ast ego felicior, qui brevi cum utraque edormiſcam eodem in conditorio. Vale filia. Matrique frigescenti cineres interim calefac, ut post etiam refocilles meos. Joannes Jovianus Pontanus L. Martiae filiæ dulciss. P. quæ vixit. Ann. XIIIl. men. VII. D. XII. Has aras Pater ipse Deo, templumque pa rabam, In quo, nate, meos contegeres cineres. Heu fati vis laeva, & lux variabilis aevis Nam pater ipse tuos, nate, struo tumu los. Inferias puero senior, natoque sepulcrum Pono parens, beù, quod sidera dura pa rant. Sed quodcunque parant, breve sit, nanque optima vitae Pars exacta mihi est, caetera funus erit. Hoc tibi pro tabulis statuo, pater ipse dolorum Haeres, tu tumulos pro patrimonio habe. Vix. koff NCCCCM Illa tuto Kopf. Uma 44 1### dicat. tibisti. desia . DE FORESTIERI. 87 Vix. Ann.xxix. mens. v.D. III. Francisco filio Pontanus Pater Ann. Christi MCCCCIIC. D. XXIII I. August. Illa tori bene fida Comes, custosque pudici, Cuique & acus placuit, cui placuere coli. Quaeque focum, castosque lares servavit, & arae. Et tura, & lacrymas, & pia serta dedit. In prolem studiosa parens, & amabilis unir Quae studuit caro casta placere viro. Hic posita est Ariadna, rosae, violaeque nitescant, Quo posita est Syrio spiret odore locus. Urna crocum Dominae fundat, distillet amomum. Ad tumulum, & cineri sparta cilissa fluat. Quinquennio postquam uxor abiisti, dedicata priùs Aedicula monumentum hoc tibi statui, tecum quotidianus, ut loquerer, nec si mihi non respondes, nec respondebit desiderium tui, per quod ipsa mecum femper es: aut obmutescit memoria, per quam ipsa tecum nunc loquor. Ave igitur mea Hadriana, ubi enim ossa mea tuis miscuero, uterque simul benè valebimus. Vivens tecum vixi Ann. XXIX. DXXIX. Victurus post mortuus aeternitatem aeternam. Juannes Jovianus Pontanus Hadrianae Saxenae uxo 88 GUTDA uxori opt. ac benemerentiss. P. quae vixit Ann. XLVI. mensi VI. obiit Cal. Mar. Ann. MCCCC. LXXXX. 4. Nella sepoltura, che il sudetto Pontano ſi fece fare ancor vivo, leggesi la Iſcrizione ſeguente, nella quale pare, che prevedesse i tentamenti, che si sono fatti, per toglier via di quel luogo detta Chiesina; Il che, se sortisse, non sarebbe ſenza grave ſcorno de' Napoletani; perdendosi una sì illustre memoria d'un tanto huomo; non per altro, che per ag grandire il largo innanzi la Chiesa: Vivus domum hanc mihi paravi, in qua quiescerem mortuus. Noli obsecro insurtam mortuo facere, vivens quam fecerim nemini. Sum etenim Joannes Jovianus Pontanus, quem amaverunt bonae Musae, suspexerunt viri probi, honestaverunt Reges Domini. Scis jam qui sum, aut qui potiùs fuerim: Ego verò te, hospes, noscere in tenebris nequeo; sed te ipsum ut noscas, rogo. Vale. 5. Nella sepoltura di Pietro Compare. Quid agam requiris? tabesco. Scire qui sim cupis? Fui. Vitae, quae fuerint condimenta, rogas? labor, dolor, aegritudo, luctus, servire superbis dominis, jugum ferre superstitionis, quos caros habeas sepelire, Patriae videre excidium; nam uxorias molestias nunquam sensi. Petro Compatri viro officiosissimo Pontanus n Ann. LII il Pe marme In my In uero ### Nectimi Hemir Fruß In e Della DE FORESTIERI. 89 nus posuit, constantem ob amicitiam, Ann. LIII. obtit M DI.XV. Cal. Decemb. Sopra la Porta della strada publica, il Poeta fè fabbricare alcuni quadri di marmo colle seguenti sentenze: In magnis opibus, ut admodum difficile, sic maximè pulchrum est, se ipsum continere. In utraque fortuna fortunae ipsius memor esto. Serò poenitet, quamquam citò poenitet, qui in re dubia nimis citò decernit. integritate Fides alitur, Fide verò amicitia. Nec temeritas semper felix, nec prudentia ubique tuta. Hominem esse haud meminit, qui nunquam injuriarum obliviscitur. Frustrà leges praetereunt, quem non absolverit conscientia. In omni vitae genere primum est te ipsum noscere. Della Chiesa di Santa Maria della Sapienza. Uesto, che hoggi è nobilissimo Monistero delle Suore dell'Ordine di S. Domenico, era stato dal principio destinato per uno studio di poveri Studenti, desiderosi di acquistar le buone lettere, opera santissima, incominciata dal Cardinale Oliviero Arcivescovo di GUIDA 90 di Napoli nel 1507. il quale pervenuta dalla morte non puotè compire quanto haveva determinato; onde compiuta da altri la fabbrica, fù fatto Monistero. La Chiesa è stata di nuovo eretta assai più magnifica, e spaziosa dell'antica, adornara d'artificiosissimi stucchi, e bellissime dipinture, fatte da Belisario Corensi, con un'atrio sostenuto da più co lonne; ed altri lavori di marmo, dove si scorgono due statue, una di Paolo IV. e l'altra di Suor Maria Carafa sorella del detto Pontefice, fondatrice del Monistero. Nell'Altar Maggiore si vede la Tavola, in cui è dipinta la Disputa di Christo N. S. nel Tempio fra' Dottori, eccellente dipintura di Giam Bernardo Lama illustre Pittor Napoletano, il qual fù raro non solo nella dipintura; mà anche nello stucco, e nel ritrarte dal naturale rarissimo, fiori nel 1550. in circa. Santa Maria della Redenzione. Ssendosi per cagione di guerre, ed altri accidenti da lungo tempo dismessa la Congregazione della Redenzione de' cattivi, l'anno 1548. s'unirono molti divoti, ed eressero una nuova Cō fraternità per tale opera in una Cappella di S. Domenico, la quale essendo cresciuKirz mine sen. dider pema lotto: na fama revole, buos Tirolax due de eliggenies IIC mo P dal Rego Co ### 1 ### le fra po. che in b: ti otto men coli N d DE FORESTIERI. 91 sciuta in molte migliaja d'huomini, e semine ferono per limosina gran raccolta di denaro, co quali pensarono di perpetuare questa buon'opera, con ponerla sotto il governo di sette persone di buona fama, delle quali, acciocchè fusse durevole, fù stabilito, che fussero, uno buon Prelato, uno Ufficiale Regio, un Titolato, un Gentil'uomo di Seggio, due del Popolo, ed uno forestiere da eliggersi due volte l'anno, e formatine li Capitoli, furono approvati dal Sommo Pontefice Giulio III. e autorizati dal Regio Collaterale, ed essendo la Cōgregazione abbondante vi fabricarono la presente Chiesa attaccata al Convento di S. Pietro a Majella, alla quale fra poco furon fatte tante limosine, che in breve si fè una entrata di docati otto mila annui, i quali puntualmente si spendono ne' Turchi in riscatto de' poveri schiavi Napoletani, e Regnicoli. Questa Chiesa è assai bella, ed è molto considerabile la gran tavola, che nel maggior Altare si vede, rappresentando la Redenzione de' cattivi, opera degna del celebre Cavalier Giacomo Farelli, il quale hà fatto altre opere degne di lui in molte parti. Della Chiesa di S. Pietro à Majella. JOn è solamente di S. Pietro il titolo di questa Chiesa, ma ezi andio 92 GUIDA dio di S. Caterina; e ciò perche dal principio i Padri Celestini hebbero per habitazione la Chiesa di S. Caterina detta à Formello (ove hoggi risiedo no i Padri Domenicani della Provincia di Lombardia) infinattanto, che trasferendovi il Rè Alfonso II. d'Aragona le Monache di Santa Maria Maddalena, quindi trasferì i Padri Celestini vicino la Porta Donn'Orso, che quivi era, dove hoggi è questa Chiesa de' SS. Caterina, e Pietro à Majella. Hà questa Chiesa un bellissimo soffittato pittato dal celeberrimo Cavalier F. Mat. Preti Calabrese, l'Altar Maggiore di marmo degnamente lavorato, con un bel Presbiterio. Vi sono delle Tavole assai nobilmente dipinte. Sopra la porta picciola è Christo Fanciullo nel seno della Madre, che ſpoſa Santa Caterina nella preſenza di S. Pietro Celestino, e d'altri Santi, opera di Gio: Filippo Criscuolo discepolo d'Andrea da Salerno, illustre Pittor di Gaeta, il quale fiorì nel 1670. Delle Statue la più nobile è quella di S. Sebastiano di candido marmo molto stimato, opera dello scarpello di Giovanni Merliani da Nola, famosissimo nell'età sua, che fù circa il 1550. Nella Cappella della famiglia Spinella, in un sepolcro, ov'è questo epitasio. Francisco Spinello, adolescentis &c. veredesima riano tavolge col Fr drea Ap. timan. Filippe D noi pi . ſtrat France Archiv Cima DE FORESTIERI. vedesi in marmo il vero ritratto d'Otraviano Augusto. Nell'Altar dell'ultima Cappella è la tavola, in cui e la Beatissima Vergine col Figliuolo in braccio, e di sotto S. Andrea Apostolo, e S. Marco Vangelista, stimatissima opera dell'accennato Gio: Filippo Criscuolo. Della Chiesa di S. Croce di Lucca. U questa Chiesa edificata nel 1534. per le Monache dell'osservanzadel Carmine, che vi habitano. Ne' tempi à noi più vicini, le Monache trasferirono la loro antica Chiesa nella publica strada, ove hoggi si vede. Il disegno e di Francesco Antonio Picchetti, famoso Architetto de'nostri tempi in questa Città. Nell'anno 1643. a' 14 di Settembre vi fù gittata la prima pietra dal Cardinale Arcivescovo Filomarino, nel 1649. fù compiuta. Evvi un'Organo molto nobile, e la Chiesa tutta assai vaga, e decentemente tenuta. Il Sig. Principe di Celamare vi hà satto spese considerabili, accennate nella descrizione della Cappella del Carmine. Di presente si stà detta Chiesa di bellissimi stucchi ornando. D GUIDA 94 Di Santa Maria dell'Anime del Purgatorio. Uesta Chiesa è delle moderne principiata con limosine de'pietosi fedeli circa l'anno 1620. Uno de' maggiori Benefattori di quest' opera pia e stato Pietr'Antonio Mastrilli Presidente della Regia Camera, come quivi in una Iscrizione si legge. La Chiesa è assai bella, ha un nobile Altare con due chori di marmo esquisiti. Vi si vede un sepolcro del Signor Giulio Mastrillo di bella scoltura; In questa Chiesa vi è gran concorso di divoti à dette anime, celebrandosi ogni giorno più di 60. Messe per quelle. La tavola dell'Altare Maggiore e del Cavalier Massimo, e sopra di essa vi è altra del Cavalier Giacomo Farelli. Di S. Angelo à SegnoUello, che è memorabile in questo luogo, è un Chiodo di Bronzo in mezo d'una tavola bianca di marmo, lungo la Chiesa, in memoria del la gran vittoria da'Napoletani contra il Saracini havuta del 574. quando entrati i Saracini per la porta all'hora detta Ventosa, scorsero con molta strage de Napoletani infino à questa contrada, ove 111 terro unto: of . ### e ### ma Cunque distrey copo echieno racimje perro ### te Xmien nglischen Rück Chums dumfani. rui esan 1. dellam zu caßi. un: 4.50. meim F. Faisci genständ. P.C0 DE' FORESTIERI. . 95 incontrati da Giacopo della Marra cognominato Trono, che con poderoso esercito ne veniva à prò de'Napoletani, furono tosto rotti, e sconfitti non senza special providenza di Dio, mosso à pieta per le fervoroſe preghiere di S. Agnel. lo, il quale accorrendo à si perigliosa battaglia collo stendardo della Santissima Croce, quivi, ov'è il segno, il piantò, distruggendo egli coll'orazione, e Giacopo col ferro il barbaro stuolo de'Saracini; e perche nel maggior conflitto fù veduto il Principe degli Angioli à favor de'Napoletani; per tanta grazia ricevuta gli eressero questa Chiesa, come dalla seguente Iscrizione: Clavum aereum strato marmori infixum, dum Jacobus de Marra cognemento Tronus e suis in Hyrpinis, Samnicque oppidis collecta militum manus Neapoli ab Africanis captae succurrit, Sanctoque Agnello tunc Abbate, Divino nutu, ac Michaele Dei Archangelo mirè inter Antesignanos praefugientibus victoriam victoribus extorquet, fusis, atque ex Urbe ejectis primo impetu Barbaris Ann salutis 574. Coelesti Patrono dicato Templo, & Liberatoris gentilitio Clypeo Civitatis insignibus decorato, ad rei gestae memoriâ, ubi fuga ab hostibus cepta est, more majorum ex S.C. PP. P.CC. Denuo Philippo IV. Regnante antiquae vir GUTDA 96 virtuti praemium grata Patria P. Non si dee tralasciare un miracolo occorso in questa Chiesa, e riferito dall'Engenio, nel Giovedi Santo a' 20. d'Aprile del 1508. e fù, che essendosi acceso il fuoco nel sepolcro, che suol farsi in tal di, per trascuraggine di chi ne haveva la cura, si bruciò il tutto, infino al velo, che copriva il Calice; e questo se bene divenne nero, non si liquefece, ed il SS. SAGRAMENTO restò illeso, ed intatto, come se giammai vi fosse stato fuoco. Di S. Maria Porta Celi, prima detta S. Pietro. Uesta Chiesa è attaccata al Seggio di Montagna, dove si vede il famoso tumulo del celebre Ferdinando Pandone, huomo noto per le sue generose azioni militari, delle quali ne parlano molti insigni historici; ivi si legge la seguente Iscrizione: Ferdinando Pandono Uxentinorum Comiti Non minus Aulico Quàm militari usu Regibus caro Acris ingenii viro, Et probae agendis rebus sollertiae Joan. Vincentius filius Magni meriti munus exiguum Vix. Ann. LXXII. Semper viridi, & felici senectu 1 4 p. Ingego. Sebastiano Indiligoto lin Fol 96 DOULIOHHUODTIOEUIE 10/01 forta di Clach Gio Batt. Brison Al Molto R. P. D. Carlo Maria de Raho Cleric Reg Teatino Alle animir ab ili prerogatiue dell'animo grande di Vostra A questa mirabile antichità, che la Città di Napoli illustraAntonio Bulifon. doueuolmente offerisco. de faun M 1. Dlindell Temp. Apollo, xxx. Pollm à Weid G. benechim, e Pro Nam 2. lu li Pommisus Tempo me cunũmamo-e magniale ( wendiges ### madi quali perdono hannipiegare, e nel Einvermögen, solle maglian lorAIC DE FORESTIERI97 Di S. Paolo Maggiore1. Rima della venuta in carne del 1 Figliuol di Dio, era questo un Tempio da' Napoletani dedicato ad Apollo, e poi riedificato à Castore, e Polluce da Tiberio Giulio Tarso Liberto d'Augusto, e Procurator delle Navi, che l'Imperadore teneva in questi lidi. ti vede hoggi l'avvanzo del Portico di detto Tempio colle otto pri me colonne di marmo, e sopra di quelle una gran cornice d'architettura corintia: maravigliose per la grandezza, e per l'artificio con bellissimi capicelli, e cesti, dalli quali pendono fiori, e foglie di acanto ripiegate, e nel fregio dell'architravo marmorea, sostenuta da dette colonne, è intagliata la seguente Greca Iserizione: TIBEPIOX. IOTAIOE. TAPZOE. ΔΙΟΣΚΟΤΡΟΙΣ. KAI. TH. пΟAEI. TON. NAON. KAI TA. EN. TQ. NAD. HÉAAPON, ZERA. ΣΤΟΥ. АПЕАЕТОЕРОУ. KAL. ЕНЖТРОПОУ. УТNТЕАЕДБУ. ЕК. LON. IAIAN. KAOIEPOZEN. E TI GUIDA TIBERIUS. IULIUS. TARSUS, JoVIS FILIIS. ET. CIVITATI. TEMPLUM. ET. QUÆ. SUNT. IN. TEMPLO. AUGUSTI. LIBERTUS. ET. MARIUM. PROCURATOR. EX. PROPRIIS. CONDIDIT. ET. CONSECRAVIT. Con gl' infrascritti versi il P. Guicciardini deride questi falsi Numi. Numina vos pelagi, propriis quis fudit ab aris, Stravit, & fœdo saxea busto loco? Quis lapides cultos, arcus, vestasque columnas, Audaci valuit perterebrare manu? Quis cessare preces, suspiria, votaque fecit, Quas passim vobis naufraga turba dabat? Num livor superum? num summi dextra Tonantis? Vel tempus, rabido dente voravit opus? Nocet enim cunctis, quos jam suspexerat orbit, Et simile excidium parque ruina fuit. Vos geminos pariter pepulit geminata pro pago, Quæ nutu falsos pellit ab axe Deos. Impavido haec spernit turbam, numerum que deorum Ridet & irati tela trisulca Iovis. Corruit Alcides, confracta est Palladis hasta. PerAmpli Non Clavit. DE FORESTIERI99 Perdidit & cerebrum docta Minerva suum. Amplius haud sua Mercurius mendacia fingit, Nec Mars ulterius bella cruenta serit. Falciferi, Cybeles, Veneris, Junonis, & almae Diruta ubique solo splendida templa manent. Non ficta in superos, ut quondam bella parantur Dum tonat hinc Paulus, fulgurat inde Petrus. Clavibus hic coelum reserat, quin aequora plantis Intrepidus nulla comprimit arte senexPraepollens alter gladio transcendit in aethram, Arcana & veri Numinis inde trahit. Solers ille, ratis clavum moderatur, & iste, Ter maris è fundo tollit in astra caput. Ergo caput, celeros, pelagi demergite lymphis, Navigeroque Petro cedite jura maris. Aethereos etiam, tremebundi, linquite postes, Nam raptus Paulus vertere terga jubet. Si mare, si coelum tandem cessistis utrique, Et vestra in terris cedere templa decet. 2. Nel triangolo, che stà di sopra si veggono fcolpiti in marmo di rilievo più simulacri degli Dei, e frà gli altri si vede nella destra parte Apollo scolE 2 pito GUIDA 100 pito ignudo da giovane, appoggiato ad un Tripode, e nell'una, e nell'altra parte degli angoli vi stanno i simulacri della Terra, e del Fiume Sebeto, che giacciono in terra, e stanno dal mezzo in sù eretti ignudi: quello del Sebeto tiene alla sinistra il calamo, e nella destra un vaso, che versa acqua: quel della Terra tien la sinistra appoggiata ad una Torre soprapposta a un monticello, e colla destra tiene un cornucopia, per significare la fertilità di questa regione. Vi sono delle altre figure, che non si possono ben discernere, per essere spezzate, e senza testa: però si giudica, che l'una fra'l simulacro della Terra, e d'Apollo fosse di Giove: e quell'altra, che sta presso la figura del Gebeto, fos se Mercurio, havendo a' piedi il Cadu ceo, che espressamente si vede. Si veg gono poi mancare altre figure in mezzo con tutto il marmo, in luogo del quale fù fabbricato un muro di calcina, di pintevi sopra le immagini di Castore, e di Polluce colle celate in testa, e le lancie nelle mani, forse in cambio di quei di marmo scolpiti, che, per qualche ac cidente, dovettero cadere. 3. Renduta poi la Città di Napoli Christiana, fù questo profano Tempio de' due numi, o lumi, stimati favorevoli a' naviganti, dedicato a due veri lumi della Santa Chiesa, cioè a' Prencipi DE PORESTIERI. 101 cipi degli Apostoli Pietro, e Paolo, che per lo mar di questo mondo dirizzano i fedeli al porto del Cielo. Siccome leg giamo su la porta avanti le scale di questa Chiesa, nel tenor seguente. Ex dirutis marmoribus, Castori, & Polluci falsis Diis dicatis, nunc Petro, & Paulo veris Divis, ad faciliorem ascensum opus faciundum curarunt Clerici Regulares. M.D.LXXVIII. 4. E' stata per sempre questa Chiesa antichissima Parrocchia; ma venuti nel 1532. di Vinegia in Napolii Religiosissimi Padri Teatini, dopo di essere stati in altri luoghi della Città, per mezzo di D. Pietro di Toledo Vicerè del Regno, furono a questa Chiesa di S. Paolo trasferiti da Vincenzo Cardinal Carafa all'hora Arcivescovo di Napoli, e ne presero la possessione a'19. di Maggio del 1538. 5. E perche dipoi la Chiesa comincrava á minacciar rovina, fù da Padri in più ampia forma rinnovata nel 1591. e fu a' 19. di Ottobre 1603. consagrata da Giovam-Battista del Tufo Vescovo dell'Acerra. 6. Nell' entrare in questa Chiesa era l'antico portico già descritto, e vi si contavano otto colonne, fuori delle quali all'affacciata nobilmente rifatta, nell'uno, e nell'altro lato, vedevansi le statue degl'Idoli Castore, e Polluce, tutte 102 GUIDA tutte tronche, e dimezzate: a man sinistra si leggono i seguenti versi: Audit vel surdus Pollux, cum Castore Petrum, Nec mora, praecipiti marmore uterque ruit. Ed a man destra quest'altri: Tindaridas vox missa ferit, palma integra Petri est, Dividit at tecum Paule trophaea libens. II tremuoto succeduto alli 5. Giugno 1688. ruinò tutto il descritto portico, restandovi solo 4. colonne in piedi. 7. E' la Chiesa distinta in trè NaviIl soffittato tutto dorato, e dipinto, il corpo di esso dal Cavalier Massimo Stāzione: la tribuna, e le braccia da Bellisario Correnzio illustre pittor Napoletano: le due Virtù, che stanno negli angoli dell'Arco, di Andrea Vaccaro. I fogliami dell'Acquarelli. Le pitture intorno frà le finestre, alcuni vogliono, che siano del Vaccaro; mà la verità è, che sono d'un suo disce polo. 8. L'Altar maggiore è composto di marmi finissimi delicatamente lavorati. Il Tabernacolo di metallo dorato, tutto sparso di pietre preziose, e gioje di grandissimo valore colle colonnette di Diaspro, e con altre gioje singolarissime, fù fabbricato nel 1608. e dipoi ampliato, ed arricchito di molte Fol.102. DEL P. DI. — [ ] — 4 ① 11444444 * # II ⛪ 41 1144 II Att’ Eccmo. Sig.e il S.re D. Tomaso Firao Principe di S. Agata Ad un micto dinobiltà, e virtù, qual è V. P. (che tanto anche, uuol dire in greco φυραω) il disegno di questa sua Cappella, ch'è un misto diAntonio Bulifon prexiose gioje offre in tributo DE FORESTIERI103 te altre gioje, e pietre preziose. 9. II Coro è tutto dorato, dipinto di varie, e bellissime pitture, ed in particolare della vita, e miracoli di S. Pietro, e di S. Paolo del celebratissimo pennello del mentovato Bellisario. 10. A man destra dell' Altar Mag giore vedesi la famosa Cappella del Principe di S. Agata, bellissima invero così per la maestà dell'architettura, e maestria del lavoro, come per l'isquisitezza de' marmi, ed altre pietre preziose, delle quali è composta, opera del famoso scalpello del Falconi. Quivi si vede sù l'Altare una divota Statua di marmo di bello artificio, rappresentante la Reina de'Cieli col suo Figliuolo Giesù nelle braccia; ne' lati della qual Cappella si veggono due maestose statue, che ginocchioni mostrano di adorare la gran Madre di Dio, una delle quali rappreſenta Antonino Ferrao, e l'altro Cesare suo figliuolo, Principe di S. Agata, come dalle iscrizioni, che ivi si leggono. 11. Vedesi in questa Chiesa la Cappella, ove s'adora l'Immagine di Santa Maria della Purità, effigiata in tavola di antica, ed esquisita dipintura, e di tanta vaghezza, e maestà, che in uno stesso tempo ricrea la vista, ed accende il cuore di santa carità. Fù quivi trasferita solennemente a' 7. di Settembre del 104 GUIDA del 1641. della cui Traslazione scrive diffusamente l'eruditissimo Carlo de Lellis nella sua Napoli Sagra. E' la detta Cappella adorna di ricchissimi, ed artificiosi marmi, e fregiata di bellissime dipinture fatte dal famoso pennello del Cavalier Massimo Stanzioni. Veggonsi quivi due statue bellissime, una rappresentante la Prudenza, ch'è la migliore, e l'altra la Temperanza. 12. Appresso la Cappella di Santa Maria della Purità, vedesi quella di S. Gaetano; tutta adornata di tabelle, e voti d'argento, testimonianze delle innumerabili grazie, che il Signor Idio hà conceduto, e concede per l'intercessione di questo suo Santo Confessore. 13. In questa Chiesa frà le altre molte Reliquie di pregio, vi sono il corpo intero del B. Andrea d'Avellino Cherico Regolare, nella sua Cappella nel corno dell'Epistola dell'Altar maggiore, ed il Corpo di S. Gaetano in una Cappella sotterranea, ov'è una bella Statua del detto Santo, che corrisponde alla cancellata di ferro della Cappel la superiore. 14. L'Oratorio del Santissimo Crocifisso è di molta divozione, e di gran concorſo; ed i Padri vi hanno introdotto un Monte per le Anime del Purgatorio, per le quali ogn'anno si dicono 1300. Messe, e sopravanzano le Doti Flind ALTAR MAGGIOR IN SLORENZO [ + Ler① . # ALL. ECC. SIG.D.GIOVANNI CICINELLI PRINCIPEDI CVRSI. e Padrone di questo Altare Come questo suo Altaro è una delle maraviglio, che lo scalpello del celebratissimo Gio da Nola tramando aps. teri; ipsi V. E. e wio stupore degl'ingegni, uguagliando all'antichin, noeque de notali, la sublimità del sapere quindi per unir due marauiglie insieme, l'una all'altra humilmente offerino Antonio Bulison Dell. DE FORESTIERI. 105 per dodici Zitelle da maritarsi, di 50. scudi l’una. 15. La Sagrestia è bel lissima, e ricca di molti Parati di tela d'oro, velluto, broccati, ed altri drappi, tempestati di perle, e gemme di molto valore, con ricchissimi vasi d'argento. Vi sono sei candelieri bellissimi, con un Crocifisso di bronzo dorato di assai nobile lavoro, donati a' Padri da Paolo IV. e di nuovo con belle dipinture di Francesco Solimeno abbellita. 16. Bellissimo parimente è il Chiostro del Convento, ornato di colonne d'ordine Toscano, dove in memoria de' loro fondatori, cioè del SS. Papa Paolo IV. Carafa, e S. Gaetano Tieneo, hanno eretto i Padri due busti di marmo, ornati di varj mischi, colle iscrizioni, che ivi si leggono. Della Chiesa di S. Lorenzo de' Padri Minori Conventuali di S. Francesco1. OVe hoggi è questa Chiesa, era anticamente un nobile, ed ampio Palagio, in cui si congregavano i nobili, e popolani della Citta à trattar publici negozj Questa unione però non piacque a Carlo Primo Rè di Napoli, il quale, per la stretta congiunzione, che la no biltà haveva col popolo, non potendo age 106 GUIDA agevolmente ottenere ciocchè bramava, con quel politico assioma Divide, & impera: penso spiantare questo Palagio, ed insieme dividere la nobiltà dal popolo; e per ciò fare, acciocchè il popolo non ne tumultuasse, diede ad intendere, haver'egli fatto voto a S. Lorenzo, per la vittoria contra Manfredi, di dedicargli un Tempio nel mezzo, e più bel luogo della Città, e così l'antico Palagio fù da Napoletani grazioſa mente al Rè conceduto, ed in cambio del Palagio fù loro assegnato un luoghetto preſſo la ſteſſa Chieſa, ch'è quello, che stà sotto il Campanile. Indi Carlo havendo del tutto disfatto il Palagio, quivi fabbricò la nuova Chiesa, che poi fù ridotta a perfezzione da Carlo II. suo figliuolo. 2. Nel 1635. minacciando rovina, non solo fù opportunamente riparata, mà ridotta in miglior forma; onde alla molta grandezza, che ella hà, evvisi aggiunta molta vaghezza. Frà le altre cose più notabili, e celebri, che sono in Napoli, si annovera l'Arco Maggiore di questa Chiesa, stimato maraviglioso non solo per l'altezza, e grandezza considerabile; ma ezian dio, perche è composto di pietra dolce, cosa che non si vede altrove in tanta macchina. L'Altar maggiore è composto di mar⸗ S ELLA DI CACA 0 ⛪ ① S 7 ⛪ T. ) S 18 Herrn Iffn AM. R. P. Mro Bonauētura Durāte Prouincial de Cōuentuali in Na AVPMR, cui come ad un Serafino per la Religione, per l'intelligenza eperlabontà fu data in custodia così nobil Cappella, la sua figura Antonio Bulifon meritam consacro. Folio6 DE FORESTIERI 107 marmi finissimi, e quivi si veggono trè Statue in altrettanti nicchi, quella di mezzo è di S. Lorenzo, quella a man diritta di S. Francesco, l'altra a man sinistra di S. Antonio; queste anticamente stavano dentro al Coro, e sono Opera del non mai bastantemente lodato scalpello di Giovanni da Nola. Sopra queste Statue di marmo, vedesi la Beatissima Vergine sostenuta da nube, con molti Angeli intorno, e con Nostro Signore in braccio, con sopra due Angioli alati, con nelle mani una corona per coronarla. Non si sà chi ne sia l'Autore. Sotto le trè Statue si veggono trè bassi rilievi, fatti con gran delicatezza, mà da scalpello a noi ignoto. Questo Altare è jus patronato de' Principi de Cursi Cicinelli5 Nella parte del corno dell'Evangelio dell'Altar Maggiore vedesi la sontuosissima Cappella di S. Antonio da Padova, disegnata dal Cavalier Cosmo Fansago, composta di marmi bianchi, e mischi artificiosamente lavorati, e mirabilmente commessi, ove sono due colonne di aſſai bella maniera lavorate. 6. Riporta il primato non solamente di tutte le Cappelle di questa Chieſa, ma forse di tutta la Città quella del Santissimo Rosario del Reggente GianCamillo Cacace, in cui si vede realmente la gara, che hà sempre havuto lo E 6 108 GUIDA lo scalpello col pennello, perciocchè ſono cosi delicati gl'intagli, che pajono dipinture, più tosto, che scolture. La Cappella e ricca di Lapislazzali, topazzi, di aspri, e similiNell'uno, e nell'altro lato di detta Cappella si veggono due Statue d'un huomo, e d'una donna ginocchioni, naturalissimi, e quasi parlanti, opera eccellentissima del famoso Andrea Bolgi da Carrara, fatto venire da Roma per questo effetto. La Tavola dell'Altare di questa Cappella, è stata dipinta dal Cavalier Massimo, e rappresenta la gran Madre di Dio, sotto il Mistero del santissimo Rosario. La volta è lavorata di stucchi dorati, e dipinta a fresco in vaga maniera, e si stima, che sia opera del pennello d'un valente discepolo dell'accennato Cavalier Massimo. 7. All'incontro di questa Cappella, se ne vede un'altra bellissima della Concezzione dell'Immaculata Vergine, tutta composta di marmo bianco, e mi schio, con diverse statue similmente di marmo, e nella volta si vede uno stucco mirabile. L'Icona dell'Altare è di maravigliosa beltà, ed evvi un Tabernacolo di preziose pietre lavorato: l'Altare è di lavoro assai vago, con una balaustrata altrettanto artificiosa, quanto ricca. 8. Nel DE FORESTIERI. 109 8. Nella Cappella, detta la Reina, (cosi chiamata, per essere stata eretta dalla Reina Margherita Moglie di Carlo III. Rè di Napoli, in memoria di Carlo di Durazzo suo padre) si vede il sepolcro del Duca Carlo, il quale fù ammazzato per ordine di Ludovico Rè d'Ungheria nella Città d'Aversa, e nello stesso luogo, dove fù strangolato Andrea suo Fratello, primo marito della Reina Giovanna Prima, per essere stato consapevole della morte di detto Andrea: nel suo sepolcro si legge: Hic jacet corpus Serenissimi Principis, & Domini Caroli Ducis Duracij, qui obijt anno 1347. Die 25. mensis Januarij primae Indictionis. Iacet hic tumulatus Dux Duracij virtutibus ornatus. Appresso si vede il sepolcro di Maria Primogenita di Carlo III. detto da Durazzo, e di Margherita; la quale Maria dieci anni prima, che suo Padre divenisse Rè di Napoli era morta; ma fù honorata di questo sepolcro, ove si legge: Hic jacet corpus illustris Puellae Dominae Mariae de Duracio, filiae Regis Caroli III. quae obiit anno Domini 1371. 4. indict. Nella stessa Cappella si vede il sepolcro di Roberto d'Artois, con cui fù sepellita Giovanna Duchessa di Durazzo sua moglie, perciocchè in uno stesso gior 110 GUTDA giorno morirono. Credesi, che per gelosia del Regno fossero stati avvelenati per ordine della Reina Margherita, e qui si legg Hic jacent corpora Illustr. Dominorum D. Roberti de Artois, & D. Ioannae Ducissae Duracii conjugum, qui objerunt anno Domini 1387. die 20. mensis Julij x. indicto 9. Sopra la porta del Coro dalla parte della Sagrestia, è un sepolcro sostenuto da quattro colonne, lavorato di musaico, ed è di Caterina d'Austria, prima moglie di Carlo Illustre Duca di Calavria, come dal seguente epitafio. Hic jacet Catherina filia Regis Alberti, & neptis Regis Rodiciphi Romanorum Reg. ac Soror Federici in Regem Romanorum electi, Ducum Austriae, Consors spectabilis Caroli Primogeniti Serenissimi Principis, & Domini nostri Domini Roberti, Dei gratia Jerusalem, & Siciliae Regis Illustris, Ducis Calabriae, ac ejusdem Domini nostri Regis Vicarii Generalis, insign. vita, & moribus exemplaris, quae obiit Neap. anno Domini nostri Jesu Christi 1323. die 15. mensis Ianuarii 6. indicto Regnorum praedicti Domini nostri Regis anno 14. cujus anima, &c. 10. Nella Cappella della famiglia Rocco à destra dell'Altar maggiore è una Tavola, ov'è dipinto S. Francesco, e S. Girolamo in atto di studiare, tanto al naturale, che pajono vivi. Il tutto fü si openo Vapole 1015 contr DE FORESTIERI. III fù opera di Colantonio Illustre Pittor Napoletano. Questi come asserisce l'Engenio, fù il primo, che ritrovò in Napoli il colorire ad olio, e soggiunge il sudetto Engenio, contra quel, che dicono i Pittori forestieri, li quali tengono il contrario, e tutta la fama, e gloria attribuiscono a Lombardi, e Siciliani, alzandogli alle stelle, occultando, e diminuendo la fama de' Napoletanì, e Regnicoli, alli quali veramente si deve l'onore di questa invenzione, e la palma di quest'arte. Fiori questo valent'huomo negli anni di Christo 1436. e frà gli altri suoi discepoli riusci eccellente Vincenzo, detto il Corso, Napoletano. 11. Quivi appresso è il sepolcro di Ludovico figliuolo di Roberto Rè di Napoli, co'l seguente epitafio: Hic requiescit spectabilis Iuvenis Dominus Ludovicus filius Serenissimi Principis Domini Roberti, Dei gratia, Jerusalem, & Siciliae Regis Illustris, & clarae memoriae quondam Dominae Joannae Consortis ejus inclyti Principis Domini Petri Regis Aragonum filiae, qui obiit anno Domini 1310. die 12. Men. Augusti. Ind. 8. 12. Nella Cappella della famiglia Porta, a destra di chi entra dalla porta maggiore, è il sepolcro del nostro celebratissimo Filosofo Giovam Battista della Porta, le cui opere sono famo sissime nella Repubblica letteraria, e la cui 112 Guipa cui vita habbiamo noi scritta su'l principio d'un suo libro intitolata Magia Naturale, e l'epitafio è del tenor seguente: Io: Baptistae Portae, & Cinthiae ejus filiae Alphonsus Constantius ex nobili familia Puteolorum, Cinthiae conjux, una cum Philesio, Eugenio, & Leandro filiis, & haeredibus, sepulcrum doitum restituendum curaverunt, atque ossa omnium de Porta condiderunt. Anno 1610. 13. Nella Cappella della famiglia Rocco è la Tavola della lapidazione di San Stefano, opera di Giovan-Bernardo Lama. 14. Nella Cappella della S. Immagine, detta Ecce Homo, dalla parte sinistra, stà sepolto il gran Servo di Dio Fr. Bartolomeo Aricola di nazione Tedesco, Sacerdote, e Frate Minore Conventuale, il quale vivendo operò tanti prodigj, che ne sono ripieni molti pro cessi, mutò la terra co'l Cielo a' 13. di Maggio del 1621. 15. L'Immagine poi del Salvatore è di antichissima dipintura, e si hà per tradizione, che ferita da un giovane con un pugnale, uscissero dalla ferita trè goccie di sangue, sotto le quali la medesima Immagine pose la sua destra, ancorche dal colore ligata, come hoggi si vede; quindi è, che molto è frequentata dal divoto Popolo Napoletano. 16. Nel16 Fernze n 10,1 vo. DE FORSTIERI. 113 16. Nella Cappella della famiglia Ferrajola, è una Tavola, in cui stà dipinta la B. Vergine col Putto in seno, ed a' piedi S. Antonio da Padova, e S. Margherita. Opera di Silvestro Buono illustre Pittor Napoletano, discepolo di Gian-Bernardo Lama. Fiorì nel 1590. 17. In quella della Famiglia Rosa, sono due tavole, dentrovi il Salvator del mondo, e la Reina de' Cieli col figliuolo in grembo, e di sotto S. Giovam-Battista, e S. Domenico: Opere di Giovam-Bernardo Lama sudetto. 18. Nell'Altare di San Ludovico Vescovo di Tolosa, vedesi un'antica, e bellissima tavola, in cui si scorge il vero ritratto di detto S. Ludovico, che porge la corona al Rè Roberto suo fratello, il quale stà parimente dipinto al vivo. Opera di Maestro Simone Cremo nese Eccellentissimo Pittore, che fiori nel 1335 questi fù quegli, che fecero il ritratto di Madonna Laura al Petrarca. 19. Il Pergamo di questa Chiesa è assai bello, e magnifico, con una Cappelletta sotto, dedicata a S. Caterina Vergine, e Martire. 20. Nella Cappella della famiglia Villana, riposa il corpo del B. Donato Frate di S. Francesco, con questa Iscrizione. Anno Domini 1308. in Dominica laeta re GUIDA 114 re Ierusalem, translatum est huc corpus Fratris Donati viri Sancti, pro quo multa ostendit Deus miracula in vita sua, sicut experti testantur. Nel volere uscire per la porta picciola in zerra si vede un marmo, che cuopre il cadavere del nostro Giuseppe Battista, Teologo, Filosofo, e Poeta de' nostri tempi. 21. Il Chiostro è tutto d'intorno dipinto de'miracoli del Serafico San Francesco. Il Campanile fù fatto nel 1487. come dalla Iscrizione, che quivi si legge. 22. In questo Convento è un bellissimo Refettorio, nella cui volta il Conte d'Olivares Vicerè di Napoli, fè dipignere le dodici Provincie del Regno, con altre belle dipinture da Luigi Roderico eccellente Pittor Siciliano, quivi ogni due anni tutt'i Titolati, Signori, e Baroni del Regno, ò loro Procuratori si congregavano, e facevano parlamento, e si leggeva la lettera particolare del Rè, e si conchiudeva il donativo, che da'Baroni del Regno s'haveva à dare al Rè, che importava un milion d'oro, ed alle volte vi si aggiungeva altri cinquecento mila scudi. 23. Appresso questa Chiesa, come da principio habbiamo accennato, risiede il Tribunale della Città, co'l suo Archivio; e quivi amministra giustizia. Del EACCIATA DI MARMO della Chiera di S. Filippo Neri Folus ① 0 ⛪ ☛ Al Mol. Reuto Padre Il P. Girolamo Bascape dell' Oratorio di Napoli Alla religiosa pietà di V. R.a che quant opera, e quanto scriue indrizza alla conversione de peccatori, quest'opera di manni conuertiti in ornameto della Casa di Dio, diuotam consagro Antonio Bulifon Delt del DE FORESTIERI. 115 Dell'Oratorio de' PP. di S. Filippo Neris detto Girolamini. Uesta Chiesa fù fondata sotto il titolo di S. Maria, e di tutti 1 Santi nell'anno del Sig. 1586. essendo Sommo Pontefice Clemente VIII. dal P. Francesco Maria Taruggi Prete della Congregazione dell'Oratorio, che fù uno de'primi discepoli di S. Filippo Neri, dal quale fù mandato insieme col Padre Anto nio Talpa, & altri in Napoli per fondare Caſa della detta Congregazione dell'Oratorio, istituita prima dal detto Santo in Roma; e fù poi il detto Padre Taruggi dal medesimo Clemente VIII. per le di cui preclare virtù, con espresso precetto assunto all'Arcivescovato prima d'Avignone, e poi al Cardinalato, e finalmente passato dall'Arcivescovato d'Avignone a quello di Siena. Con grandissima solennità vi fù posta la prima pietra a 15. Agosto dell'anno sudetto da Annibale di Capova Arcivescovo di Napoli. 2. La Chiesa, che è disegno dell'insigne Architetto Dionisio di Bartolomeo ( come anche tutta la casa molto magnifica, e bella) è distinta in trè navi, le quali hanno sei colonne per banda di granito alte palmi 24. & undici di glto, 116 GUIDA giro, tutte d'un pezzo l'una, venute dall' Isola del Giglio, col favore di Ferdinando de Medici Gran Duca di Toscana, hanno basi, e capitelli di marmo fino di Carrara d'ordine Corintio; la spesa di ciascheduna delle quali ascese a docati mille in circa. 3. Oltre alle trè navi vi sono per ciascheduna parte sette Cappelle sfondate à proporzione, la maggior parte delle quali, son già fatte di finissimi marmi mischi, ed adornate con quadri d'insigni Pittori. Ha il corpo della Chiela la sua Croce con la Tribuna per l'Altar maggiore, e Coro da celebrare i divini ufficj. 4. L'altar maggiore, essendo posto in Isola, è bellissimo, composto di pietre pretiose, con pavimento, gradini, e cancelli di finissimi marmi, vi si saranno spesi fin'hora da 8. mila scudi, restandovi anche molto da fare, è quando è ornato della sua bellissima argenteria, pparisce uno de' più belli, e maestosi, che possan vedersi. 5. Nel corno dell'Evangelo, si vede la famosa Cappella della Natività di Nostro Signore, fatta à spese della Signora D. Caterina della nobilissima famiglia Ruffa, de' Principi di Scilla, & è la prima, che di tal grandezza, ed architettura si sia fatta in Napoli: ella è di finissimi marmi bianchi con intagli, ed DE FORESTIERI. 117 ed alcuni commessi di marmo giallo. Hà sei grandi statue di marmo, quattro rappresentanti i SS. Apostoli Giacomo Minore, Bartolomeo, Simone, e Mattia, e due le SS. Caterine, Verg. e Martire, e la Senese, collocate nelle sue nicchie, tutte opere di buoni Scultori. Hà dieci colonne di finissimo marmo spannellate con basi, e capitelli d'ordine Corintio, come è tutta la Cappella Hà due bellissimi quadri, il maggiore, che rappresenta la Natività del Signore del famoso Pomarancio, l'altro, che stà nel secondo ordine rappresentante lí pastori annunziati dall'Angelo del Santa Fede; si vedono anche in detta Cappella incise due iscrizioni, una dal lato dritto in memoria della fondatrice, e dice: Jesu Christi Nativitati. Catherina Ruffa fundavit, ornavit, dotavit, Octavio parenti, & familiae sepulcrum elegit. L'altra al sinistro in memoria della Consecratione di detta Cappella, e presaggiva d'esser l'altare privilegiato, e dice: Paulus Papa Quintus Privilegio. In defunctorum suffragium decoravit. Octavius Aquaviva S. R. E. Cardinalis Archiepiscopus Neapolitanus sacravit anno Domini 1606. 6. Frà questa Cappella, e l'altare mag 118 GUIDA maggiore, vi è la Cappella di S. Filippo in forma d'una piccola Chiesa, tutta incastrata di finissimi marmi mischi, anche il pavimento fatto con molto artificio, & hà dieci Colonne di marmo giallo con capitelli, e basi pur d'ordine Corintio; ella fù fatta a spese del Cardinal Taruggi sudetto, che volle cō questo ossequio mostrare la sua divozione verso il suo Santo Maestro, e vi si vede la seguente iscrizione, in memoria della fondazione, e cōsecrazione della medesima. S. Philippo Nerio, Congregationis Oratorii Conditori nomine, Francisci Mariae Tarusii, ex eadem Congregatione S. R. E. Cardinalis. Julis Tertii Sum. Pontificis, Consobrinae filii Viri Apostolici, Verbi Dei praedicatione, & rebus gestis, magni, ab ipso Sancto Philippo ad hanc Congregationis Oratorii Domum fundandam Roma Neapolim missi, hujusque rei ab eo praeclarè, sancteque peractae, & tanti viri memoriae sempiternae. Tarusius Tarusius fratris filius, ex eadem Congregatione fecit. Gaspar Cardinalis Matthaeus consecravit anno Dom. M. DC. XLVII. Sono in detta Cappella due bellissimi reliquiarij: uno racchiude le reliquie di S. Filippo Neri, e sono una Costa, le interiora, la Nuca del Collo, & altre diverse, collocate, altre in una ricchissima statua d'argento, ed altre in altri Reliquiarij d'argento, e d'oro, adornate tre Ve auch ### DE FORESTIERI. 119 nate di gioje non meno prezzabili per la ricchezza, che per gli disegni; opere del famoso Algarde, e donati alla detta Chiesa la maggior parte dalla Eccellentissima Sig. D. Anna Colonna Prefetta di Roma, e nipote di Papa Urbano VIII. Nell'altro Reliquiario si vedono molte insigni reliquie, altre dentro statue d'argento, ed altre in ric chi reliquiarj similmente d'argento, e fono del Santo legno della Croce; una delle Spine del Signore; del Sangue di San Gio: Battista; di S. Ignatio Martire Vescovo d'Antiochia; di San Basilio Magno; di S. Gennaro Vescovo, e Martire Padrone della Città, e Regno di Napoli; di S. Tomaso d'Aquino, e d'altri Santi insigni. 7. Nel Corno dell'Epistola si vede anche un'altra gran Cappella in honore de' Santi Martiri Felice, Cosmo, & Aleganzio: i di cui corpi in ricchissime cassette ivi si conservano, donati similmente dalla sudetta Eccellentissima Sig. D. Anna Colonna, a' quali fan corona in trè gran reliquiarj disposte 28. statue d'altri SS. Martiri dentro ciascheduna delle quali si conservano insigni loro reliquie. 8. Le trè volte della Croce della Chiesa, sono stuccate con compartimenti, intagli, e rasoni di stucco alla similitudine delle volte di S. Pietro di Ro 120 GUTDA Roma, e questi con tutto il resto delle trè navi della Chiesa, cupola, e vol te della Cappella, che pur sono di bellissimi stucchi si vedono tutti dorati, e con pitture frà mezzo, del Cavalier Bernasco, che è una meraviglia. La soffitta della nave grande tutta d'intaglio, e statue messe in oro, ed è la più bella di quante ne siano in quallivoglia Chiesa della Città. 9. La lunghezza della Chiesa è di palmi 250.; e la larghezza, comprese tutte le trè navi, palmi 90. delli quali 44. né occupa la nave di mezzo, la quale Chiesa è situata trà due piazze, una è quella dell'Arcivescovado, e l'altra nella strada Capovana, la quale piazza fù fatta da detti Padri à proprie ſpeſe per commodità, e maggior ornamento della Chiesa; siccome quella del Vesco vado fù in una parte ampliata da' me desimi. Frà gl'altri quadri insigni, che s'ammirano nelle Cappelle di detta Chiesa sono il S. Francesco di Guidoreni; la Sant'Agnese del Pomarancio; Padoratione de' Maggi di Bellisario, il Santo Geronimo del Gessi; il S. Alessio di Pietro da Cortona; li SS. Antonio da Padova, e Pietro d'Alcantara del Morandi, e li SS. Nicolò da Bari, e Gennaro, di Luca Giordano; e sopra tutti la pittura fatta dal medesimo Pittore nel fronfortel gore, tacom gozzar. le open quel gr. contine marn Hir regio di brer. zich ### Mand delle Ca go. 1 Kovo Chiefa un si guenn n,che Deyn Sacramt. # Nei M.D.R. 120 tum. M. L tu ext. DE FORESTIERI. 121 frontespizio interiore della porta maggiore, rappresentante l'historia del discacciamento, che fece Christo de' negozianti dal Tempio, una delle più belle opere uscite dall'insigne pennello di quel gran Pittore. Si và tuttavia del continuo adornando la detta Chiesa di marmi, pitture, & altri abbellimenti. Hà in oltre questa Chiesa un singolar pregio di esser stata consegrata, non solo tutt'il corpo, ma ancora li sedici altari da quattro Eminentissimi Cardinali; e sono li due già detti Acquaviva, e Mattei, che consacrarono gli altari delle Cappelle del Presepio, e di S. Filippo. Il Cardinal Caracciolo Arcivescovo di Napoli, che consacrò tutta la Chiesa coll'altar maggiore, del qual atto si vede in marmo scolpita la seguente memoria sopra la porta picciola, che và verso il Duomo. Deiparae Virgini, Caelitibus universis, Sacram hanc dedem, ab Annibale de Capua Neapolitano Antistite XV. Augustè M.D.XCII. primi jactu lapidis nuncupatam Congregatio Oratory. A S. Philippo Nerio sub Francisco Maria Tarusio, ejus tunc alumno, mox S. R. E Cardinali M. D. LXXXVI. Huc missa à fundamentis excitavit. Innicus Caracciolus ex Ducibus Airolae S. R. E. Cardinalis Archiepiscopus Neapolitanus Aeternitatem templa auguratus à sui nominis aeternitate; so 122 GUTDA solemni ritu consecravit XVIII. Maij M. DC. LXVIII. Congregationis ejusdem Patres testem Beneficiorum lapidem PP. Et il medesimo consacrò l'altare della Cappella de' SS. Carlo, e Filippo, nella quale si leggono l'infrascritte memorie, una della detta consecrazione, l'altra in memoria di colui, che l'adornò di marmi, e dicono: Innicus Caracciolus Ex dirolae Ducibus S. R. E. Tit. S. Clementis Presbyter Cardinalis Archiep. Neap. Die ab Archangeli Michaelis Dedicatione nuncupato Angelus & ipse Hanc juxta aram stetits Et solemni ritu sacravit M. DC. LXXIX. Carolo & Philippo Novae legis Davidi, & Ionatae Inauguratum jampridem Sacellum N. N. Unius nomenclaturam sortitus Alterius familiam adeptus Grati animi ergo Religionis augumento Marmore & picturis Ornavit. M.DC.LXXVII. Gli altri dodici altari sono stati in trè DFF 1 Herr chäft na deçu m della e dum nave dalla . 4 ### DE FORESTIFRI. 123 trè giornate consecrati dall'Eminentiss. Sig. Cardinal Orsini, per segno del suo singolarissimo affetto verso S. Filippo, e la di lui Congregazione, per memoria de'quali si vedono due iscrizioni in marmo, collocate nella parte interiore della Chiesa sopra le due porte picciole, e dicono la prima, che è rincontro alla nave dalla parte del Vangelo. D. O. M. Fr. Vincentius Maria Ursinus E Gravinae dynasta Praedicatorum mancipatus familiae: Inde diù reluctans S. R. E. Cardinalis ascriptus Collegio Syponti primum; mox Caesenae, Beneventi postmodum insignitus Tiara. Sancto Patri Philippo Nerio adjectissimus. Benevolentia erga Neapolitanum Oratorium imprimis propensus, Dextera ab ala templi Qua praesentaneam à sui Tutelaris aede senserat opem Aras Sanctae Mariæ ad nives, Apostolis Petro, & Paulo; Francisco, Agneti, Pantaleoni, dicatas Anno 1685. Tertio Kal. Novembris Ritu solemni Sacravit Quella all'incontro alla nave dalla par GUIDA 124 parte dell'Epistola dice: Nihil hoc in fano profanum Inauguratum habes, undequaque delubrum. Fr. Vincentius Maria Ursinus Ordinis Praed. S. R. E. Cardinalis Indecoram non perpessus, hac læva parte Basilicam, In qua festo S. Philippi die Beneventana Sponsae mox decoratus est Pallio, Ad secularia Oratorii Parthenopaei solemnia 8. Kal. Aug. peragendae solemnius Nondum initiatos altarium lapides Crucifixo redemptori, Deiparae sine labe conceptae, MM. Felici, Cosmae, & Alepantio, Magis, Hieronymo, Joseph, Alexio divis erectos. Ipso seculari anno 1686. 15. & 16. Man Beneficentissimus Princeps Solemniter expiavit, lustravit, Sacravit. La Sagrestia di detta Chiesa si rende ancor degna d'ammirazione per la grandezza, e vaghezza, ed ornamenti di quadri di Pittori insigni, tra quali ve ne sono del Guidoreni, Domenichino, Giuseppino li due Bassani, ed altri di simile carato, e poi ricca d'argenti, ed altre suppellettili di Chiesa molto vaghe, e pretiose, è lunga detta sagrestia pal### m Co 2.7. her 5 DE FORESTIERI. 125 palmi 80. e larga pal. 40. oltre alla Cappella di essa larga palmi 18. e Patrio di simile lunghezza. La facciata della medesima Chiesa come si vede nella proposta figura, che è tutta di marmi fini di Carrara d'ordine Corintio, disegno del sopracennato architetto. Si stà tuttavia lavorando, ed hora, che ciò si scrive, si vede già perfezzionato il secondo ordine. La casa per habitazione di detti Padri è bellissima consistente in due Chiostri, uno picciolo sostenuto da 20. colonne di marmo pardiglio con capitelli, e basi di marmo bianco d'ordine Ionico: e l'altro composto con bellissimi ornamenti di piperno con intagli molto vaghiDella Chiesa di S. Stefano. Scito dalla porta maggiore della Chiesa sudetta, ed incamminatosi per la strada di Capovana, chi è curio so di pitture entri nella Chiesa di S. Stefano, e nell'Altar Maggiore vedrà la tavola, ov'è la Lapidazione del Protomartire S. Stefano con bel componimento di figure. Opera di Not. Gio: Angelo Criscolo Illustre Pittor Napoletano, che fiorì negli anni di N. S. 1560. in circa. DelF 3 126 GUIDA Della Chiesa del Monte della Misericordia. Ell'anno del Sig. 1601. fù que1. sto pio luogo eretto da alcuni gentil huomini Napoletani di pia, santa intenzione, per esercitarvi tutte le opere della misericordia così spirituali, come corporali. E si è sempre andato accrescendo di bene in meglio, Hoggi il luogo della raunanza e delle belle fabbriche della Città, per essere di architettura molto stimata. 2. Sotto il portico avanti la porta, da una parte, e dall'altra sono due starue di bianco marmo; l'una delle quali rappresenta la Carità, l'altra la Misericordia di Andrea Falcone morto giovane. 3. La Cappella è bellissima architettata dal celebre Francesco Picchetti, e vi si veggono Tavole assai nobilmente dipinte, frà le quali è stimatissima quella dell'Altar maggiore, opera del famoso Michel' Angelo Caravaggio, ed un altra, che stà a man sinistra, come si entra, del celebre Luca Giordano, il primo della parte del Vangelo è di Fabrizio Santa Fede, l'altro, che viene appresso è di Luca Giordano. Il 3. di Luigi Rodrico detto il Siciliano, il quale seppe molto bene imitare il Caravaggio. Dall' alADI pore nach sent DE FORESTIFRI 127 altra parte il primo è di Gio: Battista Caracciolo detto Battistello. L'altri due di Santa Fede. Nella Sagrestia sono parimente quadri bellissimi. Su la facciata vi è la seguente iscrizione: FLUENT AD EUM OMNES GENTES. Li Sig. Governatori dispensano ogni anno piu di 30 mila docati di limosine secrete a poveri vergognosiDi Santa Maria della Pace. Ssendo questa Chiesa piccola, ed angusta, i Frati di San Giovanni di Dio, che vennero in Napoli infin dal 1575. diedero principio alla nuova nel 1629. qual si scorge al presente, assai vaga, e spaziosa. 2. Hà questa Chiesa un bel Tesoro, dove si conservano molte Reliquie de Santi. 3. Lo spedale è assai nobile, e magnifico; e per l'ampliazione di lui fù diroccata la Chiesa antica di San Martino, in luogo della quale si fece una Cappella in questa Chiesa della Pace. Del Monte de' Poveri. Uesto Monte fù eretto nel 1577. con una compagnia istiesercitar l'opera di pietà di tuita per a' poveri carcerati, con soccorrere pre⸗ 128 GUTD 4 Prestar loro i danari co'l pegno, e senza interesse alcuno, per evitar l'usure che nelle carceri, ove sono maggiori i bisogni, per l'addietro si esercitavano. 2. Dentro una Congregazione, passata la Cappella di questo Monte, e un quadro degnissimo, e stimato de'più belli, che sono stati quasi animati dal vivacissimo pennello del Giordano. Di S. Caterina à formello de' Padri Predicatori di Lombardia. 1. Uesta anticamente era una picciola Chiesa, dove habitavano alcuni Monaci Celestini, e perche Alfonso II. Rè di Napoli volle quivi trasferire le Monache della Madalena, comperò da detti Monaci il presente luogo per due mila scudi, e ciò avvenne l'anno di Christo 1492. ed il Monistero delle Monache diede per habitazione a' suoi cortigiani, li quali in breve spazio di tempo morirono quasi tutti; per la qual cosa, vedendo il Rè tale traslazione essere à Dio dispiaciuta, fe ritornar le Monache al proprio luogo. Ed havendo i Monaci Celestini fabbricata la lor nuova habitazione presso la porta Donn'Orso, dove hoggi sono: Federigo Rè di Napoli concedè la presente ChieChielz gegen il Vere 10102 cilari DE FORESTIERI. 129 Chiesa a' Frati Predicatori della Congregazione di Lombardia, fra' quali fù il Venerabile Fra Bartolomeo de Novis, limosiniere del Rè, che predicava la parola di Dio semplicemente, per la cui santa vita i Napoletani sul principio dell'Imperio di Carlo V. rinnovarono, e magnificamente ampliarono la presente Chiesa co'l Convento. 2. Altri dicono, che il Rè Alfonso l'ampliasse, coll'occasione della traslazione de' SS. Martiri Otrantini, che furono ammazzati da' Turchi nella Città d'Otranto nel 1480. e che hoggi al numero di 240. capi, colle loro benedette ossa riposano sotto l'Altare del Santissimo Rosario, come dalla Iscrizione, che ivi si legge. 3. In questa Chiesa, frà le altre, sono due cose notabili, cioè l'altar maggiore di belli, e ricchi marmi fatto da Signori Spinelli, alla destra del quale è il deposito colla statua di bianco mar mo di Ferdinando Spinelli, e ſopra la cornice di detto deposito stanno le statue di S. Caterina V. e M. e della Beatissima Vergine, ed a' piè della statua di detto Ferdinando dall'uno, e dall altro lato due Amorini, che appoggiati ogn'uno alla sua face, che spegne, stà in atto di dolore. Al lato destro di questo deposito stà un busto bellissimo di Caterina Orsini . A man sinistra dello fesso 130 GUIDA stesso Altare stà il deposito colla statua di marmo bianco di Giovan Vincenzo Spinello: sopra la cornice di detto deposito sono le statue di S. Vincenzo Ferrerio, e di S. Giovanni Vangelista, ed à piè della statua due Amorini, ò Angioletti simili agli accennati. Al lato sinistro di detto deposito stà un busto di Virginia Caracciola. Tutte le predet te statue sono di marmo bianco finissimo, e di molto pregio, e stima; se be ne lo scalpello è a noi ignoto 4. L'altra cosa notabile e la Cupola, ò sia Tribuna dell'Altar Maggiore, la quale per la sua vaghezza, altezza, e proporzione, è stimata grandissima, e bellissima, essendo stata la prima che si sia fatta in Napoli, è maraviglia che sia riuscita la più bella. 5. Nella Cappella della famiglia delle Castelle è una bellissima tavola, in cui è la storia de' Santi Magi, e vi si vede una turba di soldati, e cortigiani, con grande ingegno, ed arte siruata. E' opera del celebre Silvestro Buono. 6. La tavola della Conversione di S. Paolo Apostolo è di suprema bellezza, e fù fatta da Marco di Siena. 7. Nella Cappella della famiglia Maresca vi è il quadro colla Santissima Vergine, che ha il suo Figliuolo in grembo, e di sotto S. Tomaso di Aquino, S. Caterina V. & M. ed altri Santi, Fehler CEM. SIG. CARD? ORSINI ARCIVESCO the + ⑪ 7 All'Emin e Reu Principe Fr Vincenzo Maria Orsino, Cardl di S. Sisto, Arciuescouo di Beneuento. Per dare à V. E. un segno del mio riuerentissimo ossequio, ed offe rirle in sieme cosa degna dilei, non potea ritrouare, che una cosa che fosse sua, qual è questa nobiliss. Cappella di tutti i Santi della sua Religione, che humilissimamte le rendo Filippo Bulison DE FORESTIERI. 131 ti, ed è opera di Francesco Curia. 8. Nella Cappella della famiglia del Tocco è la tavola, in cui si vede la strage degl'Innocenti, così bene espressa, ch e stata sempre stimata per nobilissima, e degna del suo Autore, che fù Matteo illustre Pittor Senese, il quale fiori circa gli anni del Signore 1418. 9. Evvi la nuova Cappella marmorea eretta dalla pietà dell'Eminentiss. Cardinale Orsino Arcivescovo di Benevento, in honore di tutti i Santi della sua Domenicana Religione, la cui festa, ed ufficio per gli 9. di Settembre egli impetrò dalla S. M. di Papa Clemente X. agli 8. di Agosto 1674. Nella parete al corno del Vangelo vi sono tutti i Santi di Casa Orsino. 10. Veduta la Chiesa, non si dee tralasciar di vedere la Speziaria, copiosa di curiosità, fra le quali veggonsi molti mostri naturali, ed altre cose degne di esser vedute. Nobilissima parimente, e molto rinomata è la Galleria, in cui sono molte curiose antichità, e si hà per le mani un libretto stampato in Napoli del 1642- che ne dà copiosa, e distinta relazione. Di Santa Maria della Pietà. Ella piazza avanti della Chiesa di San Giovanni a Car. 132 GUIDA Carbonara solevansi anticamente fare! giuochi gladiatori con grandissimo concorso non solo de' Cittadini, ma eziandio de' forestieri: cosa però horrenda per le uccisioni, che ne seguivano. Per la qual cosa negli anni di nostra salute 1383. Fra Giorgio Eremita, huomo di santissima vita, e molto familiare di Carlo III. Rè di Napoli, con permissione del detto Rè, indusse i Napolerani a fabbricar quivi una hiesa, ed uno Spedale per gli poveri infermi, commutando il luogo della barbarie, in opera di pietà Christiana. Il tutto apParisce dall'istrumento della donazione di detto luogo fatta dal mentovato Rè, che serbasi nell' Archivio della Santissima Annunciata di Napoli, riferito dall'eruditissimo Engenio, le cui parole a noi piace qui replicare. Homines, cives, & incolae, nobiles, & plebei Croitatis ejusdem anno quolibet per vices, & tempora, diebus Dominicis, & festivis, quibus vacandum erat Divinis laudibus, convenientes ad invicem ad exercitandum vires armatas eorum cum ensibus, gladiis, contis, fastibus, omni amicitia postposita, ad plausum non solum, & famam omnium, ac si inimici capitales existerent, quo neces hominum, percussiones lethales, emissiones oculorum, & cicatrices deturpantes hominum corpora; nec sedari aliquando potuit hujusmodi nefandus SEPOLCRO DEL RE LADISLAO Fol. 132. D. LADI 5 □ (Nr. 4) DEDICATO All’Eccmo S. D. Carlo Franco Spinelli Principe di Tarsia. kecAVE che della sua mente adornata di varie erudizioni ha dirizzato un Tempio alla sapienza, questo magnifico ornam. del tempio di S. Giovanni. umilm. Antonio Bulison consacro. in de luare DE FORESTIERI. 133 dus abusus ad mandata serenissimorum Progenitorum nostrorum Jerusalem, & Siciliæ Regum, excommunicationes Apostolicas exinde factas, &c. Deus ex alio prospiciens, &c. Sic inspiravit mentes ipsorum civium, animosque mutavit in melius, ut quod olim mandatis Regiis repelli non potuit, Deo inspirante, motu proprio tolleretur, & converteretur in opus pium, quod erat ad strages civium deputatum, &c. Datum Neapoli per manus viri nobilis Gentilis de Morilinis de Sulmona leg. Doctoris, Locumtenentis Protonotarij Regni Sicil. anno Domini 1383. die 25. mensis Junij 6. Indict. 2. Lo Spedale predetto fù dopo unito a quello della Santissima Annunciata, dalli cui Ministri di presente vien governato. 3. Nella Cappella di S. Maria della Candelora de' Candelari è la Tavola della Reina de' Cieli, che presenta il suo Figliuolo al Tempio, di rara, ed eccellente pittura, opera di Francesco Curia. Di S. Giovanni à Carbonara. 1. Uesta antica Chiesa è de Frati Eremitani di S. Agostino, fondata dal P. Fr. Giovanni d'Alessandria (Provinciale del 1339.) Nel 1343. Gualtiero Galeota Cavalier Napole 134 GUIDA polerano, donò a' Padri tutte le sue case, e giardini, ch'ei possedeva nello stesso luogo, ove detti Padri vivevano con grandissima austerità di vita, conforme alla Regola, furono perciò separati dalla Provincia, e da essi fù istituita una Congregazione detta d'Osservanza, e ſoggetta immediatamente al Generale dell'Ordine; ed il Padre Christiano Franco, fù uno di que Padri, tenuto per Beato, ed il primo Vicario Generale di detta Congregazione, creato da Gerardo da Rimini primo Vicario Generale Apostolico di tutto l'Ordine. E' detta questa Chiesa S. Giovanni a Carbonara, perche dedicata a San Gio vam-Battista, e perche Carbonara si chiamava la strada, ò dalla famiglia Carbonara, hoggi spenta; ò come altri stimano, perche quivi anticamente si facevano i carboni. Il Petrarca alludendo a' giuochi gladiatorii, scherza sù questo nome con tali parole: Carbonaria vocant, non indigno vocabulo, ubi scilicet ad mortis incudem cruentos fabros denigrat tantorum scelerum officina. 2. Fù poi la presente Chiesa ristaurata dal Re Ladislao (ov'egli poscia morendo fù sepellito) e ne divenne ampia, nobile, e ricca. Veggonsi sù l'Altar Maggiore due Angioletti di marmo con una Pisside similmente di marmo in vece di Taberna1220, di S. Gi Opere de S. Noth detto m fo. ci mol. i seg. DE FORESTIERI. 135 nacolo, collocato in mezzo delle statue di S. Giovam-Battista, e di S. AgostinoOpere di Annibale Caccavello illustre Scultor Napoletano, il quale fiorì nel 1560. 3. L'Altar maggiore è di marmo con un rilievo per palliotto, dove si vede S. Giovam-Battista, che battezza Nostro Signore. Sopra l'Altare c'è un picciolo rilievo di marmo rappresentante Abramo, che stà per immolare Isaac. Un poco più di sopra si vede il sontuoso sepolcro del Rè Ladislao di somma magnificenza, ancorche di maniera Gotica, il quale ergendosi in alto, giugne alla somnuità del tetto; scorgesi il detto Rè armato sopra un destriero con in mano una spada ignuda, ed un verso, che dice: Divus Ladislaus. Opera molto ricca, e superba, ove si leggono i seguenti versi: Improba mors, hominum heu semper obvia rebus, Dum Rex magnanimus totum spe concipit Orbem. En moritur, saxo tegitur Rex inclytus isto, Libera sydereum mens ipsa petivit Olympum. Nella Cornice di sottoQui populos belli tumidos, qui clade tyrannos Percutit intrepidos, victor terraque, maLux riques 136 GUIDA Lux Italum, Regni splendor clarissimus hic est Rex Ladislaus, decus altum, & gloria Regum, Cui tanto heu lacrymae soror Illustrissima fratri Defuncto pulchrum dedit hoc Regina Joannas Utraque sculpta sedens Majestas ultima Regum, Francorum soboles Caroli sub origine primi. Il Sannazaro per lo grandissimo obbligo, che tenevano i suoi antecessori a questo Rè, gli compose i seguenti nobilissimi versi: Miraris niveis pendentia saxa columnis, Hospes, & hunc acri qui sedet altus equo. Quid si animos, roburque ducis praeclaraque nosses Pectora, & invictas dura per arma manus. Hic Capitolinis dejecit sedibus hostes. Bisque triumphata victor ab urbe redit. Italiamque omnem bello concussit, & armis, Intulit Hetrusco signa tremenda mariNevè foret latio tantùm diademate felix, Ante suos vidit Gallica sceptra pedes. Cumque rebellantem pressisset pontibus Mors Arnum, M. dem. d gnara ro fate. the DE' FORESTIERI. 137 Mors vetuit sextam claudere Olympia demo I nunc, regna para, fastusque attolle superbos. Mors etiam magnos obruit atra Deos. 4. Doppo l'Altar maggiore sudetto, vedesi la superbissima Cappella, e sepolcro del Gran Siniscalco Caraccio, lo, sommamente amato dal Rè Ladislao, e adoperato ne' suoi più rilevanti negozii. Favoritissimo della Reina Giovanna seconda, che se ne valse in tutti i suoi più gravi affari, e solo restava, che detta Reina gli ponesse la Corona sù'l capo; ed in quel tempo le governò il Regno con molta prudenza, e giustizia, alla fine fù ammazzato per tradimento di Cuvella Ruffa Duchessa di Sessa, Cognata della Reina, per invidia, da Pie tro Palagano, Francesco Caracciolo fratello d'Ottino, ed altri nel Castello Capovano a' 25. d'Agosto del 1432. essendo d'età d'anni 60. con indicibile di spiacimento della Reina, la quale il pianse amaramente, e'l fè sepellire in questa Cappella, havendovi eletto la Tomba Trojano suo figliuolo Duca di Melsi. 5. Quì si vede la sua statua in Maestà Reale, e vi si legge quest' Epitafio, composto da Lorenzo Valla: Nil mihi, ni titulus summo de culmine deerat, Re. 138 GUIDA Regina morbis invalida, & senio, Fœcunda populos, proceresque in pace tuebar, Pro Dominae imperio nullius arma timens. Sed me idem livor, qui te fortissime Caesar, Sopitum extinxit, nocte juvante dolos. Non me, sed totum lacerat manus impia Regnum, Parthenopeque suum perdidit alma decus. Sotto il Sepolcro. Syrianni Caracciolo Avellini Comitis Venusi Duci, ac Regni Magno Senescallo, & Moderatori. Trajanus filius Melphiae Dux Parenti de se, deque Patria optime merito erigendum curavit 1433. 6. Nel corno del Vangelo dell'Altar maggiore vedesi la ricehiſſima Cappella in forma rotonda, partita in cosonne, e nicchi di candidissimo marmo, de Marchesi di Vico della famiglia Caracciola Rossa, la quale eccede forse di magnificenza ogn'altra, che sia nella Città di Napoli, ov'è nella Tavola di marmo dell'Altare, di mezzo rilievo, l'adorazione de' Magi. E frà questi Rè si vede il ritratto al naturale del Re Alfonso Secondo. Sonovi ancora altre Statue de Santi Giovam-Battista, Sebastiano, Marco, Luca Vangelista, e nel mezzo S. Giorgio Martire così al vivo, che l'arte non può El M 100. Ins Cap. Ingegno. Sebast. CHESI Fol. 137. Indilicato lin. 18 1 L M in eine für die für alle jede gut unter und GELAND — ⛪ S N L N All'Eccta Sra D.ANGELA SPINELLIPa di Tarzia Marc. del Ciro efiglia Primoq. del Marc. di Vico Pe dell'Oliveto, Duca d'Aquara Marchese del Sacro Rom. Imp. e Conte del Bianco Auegnachę la sua nobilissima famiglia el Valore de suoi Antonati uguaglion alla gloria dei Re, tuttavia la fabrica di questa Capella supera la medesima Regal Magnificenza, come uedesi posta al paragone di quella del Re Ladislao; e però hauendone ritratto del solo Altare ildisegne di questa all'EV neporgo il dovuto tributo. Antonio Bulison D'Fou rifsda dare il . o álza exelie. helme si sono le Gemüth, Arch. Aa 5.65 e sono or Giroler Cum ### ⛪ Iho Cæli Regina m, mi subonan Rem mala abirano: mirm um um 4 jus, libensque dedit niw sein, art. 16.8.14.Jan 22. DE FORESTIERI. 139 può più. E nella faccia, ò palliotto dell Altare il Christo morto di molta vaghezza: il tutto fù opera di Pietro di Piata eccellente scultore Spagnuolo. In oltre vi sono le Statue de' Santi Pietro, Paolo, Andrea, e Giacomo Apostoli, l'ultimo delli quali, cioè S. Giacomo, è stimato cosa degnissima, e sono opere di Giovanni da Nola, di Girolamo Santa Croce, e di Annibale Caccavello singolari Scultori Napoletani, e del detto Pietro di Piata. Vi si legge questa iscrizione frà le altre: Tibi, Coeli Regina, Galeatius Caracciolus, cui tu bona multa contulistis à quo item mala ab truncasti plurima, sacellum marmoreum cum Ara signis, ac cultu gratus, libensque dedico, & tanquam decumam solvo, anno post editam à te salutem 1516. 8. Id. Januar. 7. Quivi appresso e una principal Cappella di pregiati marmi della famiglia Miraballa, ove sono considerabili due Leoni assai ben fatti. 8. Bella, & adorna è anche la Cappella della famiglia di Somma, adornata di belle dipinture a fresco, benche da mano non conosciuta; e vi si vede un Deposito di Scipione di detta famiglia gran favorito di Carlo Quinto. 9. Nella Sagrestia di questa Chiesa, si veggono diciotto quadri, che rappresen 140 Guib . sentano Storie del Testamento Vecchio, con belli ornamenti di Musaico in legno, come anche la figura di S. Giovanni Vangelista, che stà mirandola Reina de'Cieli vestita di Sole, colla Luna sotto i piedi. Opere dell immor tal pennello di Giorgio Vasari, il quale non meno insigne colla penna, che col pennello, scrisse le vite de' Pittori, e degli Scultori, ed Architetti, seguito doppo dal Borghino. 10. Il soffittaro è stato modernizzato, e dorato, con un quadro in mezzo ad olio di S. Giovanni, opera del Rossi pittore Napoletano. 11. Serbasi in questa Chiesa frà le altre Reliquie il prezioso sangue di S. Giovam-Battista; il qual sangue vedesi ogn'anno dal Vespro della sua vigilia per tutta l'ottava liquefatto, e spumante, come se all'hora dal suo busto uscisse; e poscia di nuovo s'indurisce, e assoda con maraviglia, e stupore di tutto il popolo. 12. V'era una artificiosa coperta della Cupola fatta in tempo della Reina Giovanna, sostenuta da molte colonnette di marmo, quale il terremoto successo a'25. Aprile 1687. fece cadere. Del TABERNACOLO INS. APOSTOLI Fln 1 C. Indilicate linAl molto R. P. il P. D. Carlo Coppola Visitare de Cher. Regolari E la na uso el arte sono agara concorsi ad ergere questo tabernas all'Altiss' ina chiledoti dell'animo di V. P. molto R.a considerasse trover ebbe il suo petto molto più ragguardeuole, hauendolo anche los ziadelle geme ditutte le virtù adornato, e però a lei quello, che suo sì bolo mi sebra, diuotam consagro. Autorio Bulifon Wien N. Sgim Im Trier Jugonéren . dum mihi the ### a chânica reçien mo. I dico però, che d’apotoli il volle et 2140 ### ### te dei l’un mégute d'remo il Vedero Soreto aggrense la Parcellia dens, che un tempo semife Canceérale, almisione tpero ch'ella è fata sempre térale, ed hann il jus de Durch krich (eine 1 cent. . reient. 141 DE FORESTIERI Della Chiesa de'SS. Apostoli de'Cherici Regolari Teatini. 1. O E bene è certo, che in questo luogo ne' tempi dell'antica gentilità, fosse stato un tempio a falsi Dei dirizzato, non è pero certo a qual di loro intitolato fosse; perciocche altri a Giove, altri a Marte, chi a Saturno, e chi a Mercurio il vogliono dedicato. E' certissimo però, che l'Imperador Costantino da' fondamenti l'eresse, ed a'SS. Apostoli il volle consagrato, ed in testimonianza si veggono due insegne di lui ne capitelli delle colonne dell'Altar maggiore. In progresso di tempo il Vescovo Sotero la riparo, e vi aggiunse la Parrocchia; Alcuni credono, che un tempo servisse per Chiesa Cattedrale, altri ciò negano. E' vero però ch'ella e stata sempre Chiesa Abaziale, ed haveva il jus di presenta re l'Abate la famiglia Caraccioli, della quale Colantonio Caracciolo, e Maria Gesualda Marchesi di Vico nel 1575 col consenso dell'Ordinario di Napoli concedettero questa. Chiesa a Cherici Regolari Teatini, ritenendosi il jus di presentar l'Abate secolare, a cui riserbate furono le sue ragioni, e proventi. In progresso di tempo questa ragione di presentare dalla famiglia Caraccioli è ca 142 GUIDA caduta nella famiglia Spinelli insieme coll'heredità di Filippo Caracciolo ultimo Marchese di Vico, per essersi maritato il Duca d'Aquaro Trojano Spinelli con D. Maria Caracciola primoge nita di detto Marchese. Questa Badia hoggi è pacificamente posseduta dall'Eminentissimo, e Revetendiss. Cardinal Arcivescovo Fr. Vincenzo Maria Orsini Romano dell'Ordine de'Predicatori, presentato come suo congiunto dall'Illustrissimo, ed Eccellentissimo D. Trajano-Francesco Spinelli Marchese di Vico. 2. Postosi i Padri Teatini in possessione di questa Chiesa, la ripararono, ed accrebbero d'habitazioni. Dopo alcuni anni, riuscendo all'Istituto de' loro santi esercizj di non piccolo incommodo la cura della Parrocchia, ottennero finalmente licenza dalla ſanta memoria di Sisto V. nel 1585. che l'ufficio Parrocchiale trasferito foſſe nella Cattedrale, restando il juspatronato colle ſue ragioni alla famiglia ſudetta, come ſi legge nel marmo, che sù la porta dell atrio si vede, in questo tenore: Templum Deo, ac Sanctis Apostolis dicatum, Clerici Regulares, a Philippo Caracciolo Vici Marchione Patrono concessum, instauraverunt, & ornaverunt. 3. Venuta questa Chiesa in poter de Padri Teatini fù la prima volta ampliata, . ### Ultima eretta de, 2 ʘ⁤⁰ le sol Arcír carpi efilo nio Cr bedei le belle ver Cava fùd DE FORESTIERI. 143 ta, e la seconda mutata in altra forma, toltone via le colonne, che vi erano Ultimamente da' fondamenti è stata eretta nella magnifica forma, che si vede, a spese d'Isabella Carafa Duchessa di Quercia maggiore. Vi fù gittata colle solite solennità la prima pietra dall'Arcivescovo Francesco Cardinal Buoncompagno a' 4. di Novembre del 1626. e fù solennemente consagrata da Ascanio Cardinal Filamarino a' 10. d'Ottobre del 1648. 4. Questa Chiesa è stimata una delle belle d'Italia, non solo per la sua grandezza, ed architettura; ma per haver tutta la voltà dipinta dal famoso Cavalier Giovan Lanfranco. Nel 1684. fù dipinta la Cupola dal Cavalier Be naschi. 5. Nell'Altar maggiore vi si scorge un grande, e magnifico Tabernacolo, pieno di colonne, ed altri ornamenti di diaspro, smeraldi, ed altre pietre, e gemme preziose, con diverse statue, giarroni, capitelli, cornicioni, ed altri lavori di rame indorato; vogliono, che sia costato dodici mila scudi6. Avanti l'Altar maggiore si vede nna balaustrata bellissima di marmi rossi, e bianchi; e quivi due doppieri di metallo di altezza di palmi nove in circa, nelli quali sono l'effigie de' quattro animali, che simboleggiano i quattro Van GUIDA Vangelisti modolati con grande artificio da Giuliano Finelli, e gettati dal fratello Gio: Antonio Bersolino Fiorentino del lo stess'Ordine. 7. Dalla parte del Vangelo del detto Altar maggiore si vede la famosa Cappella del Cardinale Arcivescovo Ascanio Filamarino, la quale si può veramente dire, che sia un componimento, in cui hanno sudato, & a concorrenza mostrato il valor dell'arte loro i più insigni, e valenti artefici, che fiorivano nel Ponteficato d'Urbano VIII. in Roma; dove per essersi lavorati tutti i Musaici, e quasi tutti gli altri marmi, si può dire, che fabbricata fosse eziandio questa Cappella, e poi trasfe rita in Napoli. Il pensiero dell'invenzione e stata del sudetto Cardinale. L'Originale ad olio del quadro maggiore, che rappresenta la Vergine Annunciata, e quelli delle quattro virtù Fede, Speranza, Carità, e Mansuetudine, sono opere del famoso Guido Reni da Bologna. Il Musaico di Giovam-Battista Calandra da Vercelli, il quale nella professione di far opere di Musaico minuto rotato hà superato chi che sia. Del medesimo sono i due ritratti riposti nel Musaico dalle pitture di mano di Pietro da Cortona, quel lo del Cardinale; e di Mosè Valentino, l'altro del Signor Scipione fratello. E mag ANNT Asc4 ANNVNTIATAE VIRGINI DEI MATRI AS CANIVS CARDINALIS PHILAMARINVS ARCHIEP. — NEAP. Fol 139 S ### F.Pesche F. S III ⛪ ☚ All’Eccell.mo Sig.ae Il Sig. D. Alfonso Filamarino Duca della Torre &c. A .V. E. herede delle virtù della chiara memoria del Card. Ascanio filamarino suo zio, leuestigie della cui heroica munificenza furono tutte di Gigate questo che è molto ragguardeuole, quantumque in breuefeglia ristretto, ma senza dispendio della uerità, offero, e dedico diuotamte. Antonio Bulifon DE FORESTIERI. 145 maggiormente in pregio tal opera, perciocchè l'Artefice non ne hà lasciata altra publica, nè più perfetta, nè più grande, nè più numerosa di figure, che questa, poiche egli ciecò; e il S. Michele Arcangelo in S. Pietro di Roma, è più piccola, con due sole figure, ed è riuscita difettosa per alcuni accidenti patitiI Cherubini, i Serafini, ed Angiolini, che formano coro di musica sotto il quadro maggiore sono di Francesco Fia. mengo, che nella scultura è stato un'altro Michel' Angelo Buonarota. Gli altri intagli, e fogliami sono di Andrea Bolgi I due Leoni, che sostengono l'Altare, ed il basso rilievo sotto di esso col sacrificio d'Abramo, sono di Giuliano Finelli da Carrara. La materia di questa Cappella è tutta di marmo bianco finissimo, e così ben connessa, senza che ppariſca ſegno delle commiſſure, che pare tutta di un sol pezzo. Le colonne hanno il lor pregio nell'altezza, e grossezza, e nell'essere ciascheduna tutta di un pezzo, e nella finezza, e candore del marmo pajono tutte quattro di cristallo: La scannellatura e anche stimabile, per essere d'invenzione non più veduta. Simigliante bizzaria, e novità si deve notare eziandio nella balaustrata, che racchiude il superiore sito della Cay 146 GUIDA Cappella a corrispondenza di quello di sotto, essendo sotterraneo tutto voto, posto in volta, incrostato, ed inbiancato con molta pulizia a guisa d'un'altra Cappella sotterranea, con titolo di Cimitero. Questa Cappella è stata opera di diciassette anni principiata dal Cardinale, quando era ancora Prelato, e quasi che finita nell'apparecchio delle cose principali nel 1642. poco prima della sua assunzione alla Porpora. Questa Cap pella pare sempre nuova, havendo il Cardinale lasciato obligo a' suoi heredi di farla pulizzare due volte l'anno, sotto pena di 200. docati da dare alli Padri per nettarla. 8. Nella Cappella vicina a questa del Cardinale, per dove s'entra alla Sagrestia, si scorge una bellissima memoria di Gennaro Filamarino Vescovo di Calvi, fratello del Cardinale, colla sua Statua di marmo, fatta da Giuliano Finelli da Carrara a mezzo busto9. Sono anche in questa Chiesa cominciate ad ornarsi dì varj, e preziosi marmi trè altre Cappelle, due delle quali stanno insieme vicino al pulpito, è una di S. Michele Arcangelo, l'altra di S. Gaetano, vaghe d'oro, e di dipinture. 10. La Tavola, in cui è la Beatissima Vergine col Figliuolo in grembo in mez- the same is a man of the time. The time is no reno ce di sono le Az Nacoc II. de Cor chirenn colorpr portam lerlan n. alairin. candelier. mo di B m x dell' ne grandic una bel singch ### . p. di S 20 ⸫ Nur 1 . DE FORESTIERI. 147 mezzo de' Santi Pietro, e Paolo, e di sotto S. Michele in atto di trasferire le Anime dal Purgatorio, è opera di Marco da Siena. 11. Si veggono in questa Chiesa due Cori bellissimi fatti con grande architettura, sostenuti da due Aquile di color pavonazzo. La Pittura sopra la porta maggiore stimatissima è del Cavalier Lanfranco. 12. Nella Sagrestia si veggono cose assai ricche, e belle; principalmente sei candelieri d'ottone dorato, tutto smaltato di coralli con buonissimo ordine: sono da trè palmi, e mezzo di altezza, con una Croce picciola della stessa materia, e quattro vasi bellissimi da fiori dell'istesso artificioso lavoro. Sei vasi grandiosi da fiori d'argento lavorato, ed una bellissima Croce d'ambra. Hà poi un'apparato per la Chiesa assai vago, e singolare. 13. Fabbrica assai nobile è il Cimitero, benedetto da Monsignor D. Vincenzo Pagano Vescovo della Acerra a' 30. di Settembre del 1627. è grande quanto tutta la Chiesa di sopra, e com partito in 5. ale. Ne' pilastri maggiora di esso sono dipinte molte Storie dell' uno, e dell'altro Testamento, appartenenti alla Resurrezione de' morti. Chiunque hà Cappella in Chiesa, hà quì eziandio a quella corrispondente 2 Al 148 GUTDA Aitare, e sepoltura. Qui si vede la memoria del Cavalier Marini, del qua le si è collocato il suo busto di Bronzo con epitaffio nel Chiostro di S. Agnello nel 1682. come ivi diremo. Ioannes Baptista Marinus Neapolita nus Inclytus Musarum genius, elegantia rum parens H. S. R. Natura factus ad Lyram, Hausto e Permessi unda volueri quodam igne Pceseos, grandiori ingenii vena efferbuit. In una Italica dilecto Graecam, Latiam ad miraculum miscuit Musam. Egregias priscorum Poëtarum ani mas expressit omnes, cecinit aequa laude sacra, prophana. Diviso in bicipiti Par nasso ingenio, utroque eo vertice sublimior, extorris diù patria, rediit Parthenope Si ren peregrina: Ut propior esset Maroni Marinus, nunc laureato cineri marmor hoc plaudit, ut accinit ad aeternam Citharam Famae consensus. Ad honore dell'istesso Marino il Padre Guicciardino lasciò scritto il seguente Epigramma. Fundere ne renuas flores, & thura viator, Ossibus, & cineri, quem lapis iste tegit. Hic etenim nedum tumulantur busta Marinis Sed, cineri illacrymans, ipsa Poesis adest. Sollicitae hunc forsan Musae rapuere, timenter, Ne F freder una vas consery Marin pentedi volnen che pon ore t redere. Normar ri labit S. Beze An. 112, K s X. 3 — 9½ DE FORESTIERI. 149 Ne tandem terris alter Apollo foret. 14. Il Convento è vaghissimo, e vi si vede un bel vaso di Refettorio, con una vagha Libreria, e nell'Archivio si conservano molti M. S. del Cavalier Marini. Quì si vede una scalinata serpente di grande artificio, per cui agevolmente sagliono anche i giumenti, che portano grano sopra al Convento, ove stà il Granajo, e dove è un'assai bel vedere. S. Maria di Donna Reina. Uesta Chiesa, e Moniste1. ro fù fondato da' primi Rè Normanni, e del 1252. si trova, che quivi habitassero Monache dell'Ordine di S. Benedetto; Dipoi fù riedificato, e di ricchi poderi dotato dalla Reina Maria, Moglie di Carlo Secondo Rè di Napoli, e figliuola di Stefano IV. Rè d'Ungheria, la quale morta a' 28. di Marzo del 1325. fù con solennissima pompa sepellita nella detta Chiesa in un sepolcro di candido marmo, in cui si vede la sua Statua scolpita al naturale, e vi si legge il seguente epitafio. Hic requiescit sanctae memoriae Excellentissima Domina Domna Maria Dei gratia Jerusalem, Siciliae, Ungariaeque Regina, magnifici Principis quond. Stephani, Dei gratia, Regis Ungariae, ac re liciae 3 150 GUIDA lictae clarae memoriae Inclyti Principis Domini Caroli Secundi, & Mater Serenissimi Principis, & Domini Roberti eadem gratia Dei dictorum Regnarum Jerusalem, & Siciliae Regum Illustrium, quae obiit anno Domini M.CCCXXIII. Indict. 6. die 25 mensis Martii; cujus anima re quiescat in pace. 2. E' questa Chiesa così per le dipinture, come per i paramenti; una delle magnifiche, e nobili della Città di Napoli habitata da Monache dell'Ordine di S. Francesco. La Tavola dell' Altar maggiore fù fatta da Gian Filip po Criscolo illustre Pittore Gaetano discepolo di Andrea di Salerno, il quale fiorì nel 1570. Nella Cappella di S. Antonio di Padova vi è una Annunziata di Paolo Veronese assai bella. Nella prima Cappella attorno il quadro vi sono de'quadretti di Paolo Veronese. Di Santa Patrizia. 1. Quivi anticamente era un Monistero de' Monaci di S. Basilio; mà poscia nel 365. essendovi miracolosamente collocato il Corpo di S. Patrizia Vergine, nipote del Magno Costantino, come la Santa, passando un'altra volta per Napoli predetto haveva, l'Abate, e Monaci si trasferirono altrove, e questo luogo fù dato ad Aglaja, glag, ea dreux de Kr. 17 nella vole. no seg cheg nerdi é mag e Capi 0 tallod ziose, lome 2 gene. DE FORESTIERI. 151 glaja, e compagne di Santa Patrizia, e divenne Monistero di Monache, hoggi dell'Ordine di S. Benedetto2. Questo Monistero hà due Chiese una a tutti comune, l'altra interiore, nella quale non si può entrare, che due volte l'anno: cioè nella vigilia, e giorno seguente della festa di S. Patrizia, che quivi riposa; e nel Giovedì, e Venerdi Santo3. E' la Chiesa interiore assai bella, e magnifica, ha il tetto dorato, Coro, e Cappelle, con principal Magistero, ove hanno speso da 134 mila scudi. 4. Qui si vede il Tabernacolo di metallo dorato, tutto sparso di pietre preziose, e gioje di molto valore, colle colonnette di Lapislazzalo, che costera il prezzo di cinque mila scudi. 5. La Tavola dell'Altar Maggiore di questa Chiesa, che rappresenta la venuta de' Santi Magi, è opera di GianFilippo Criscolo. 6. Oltre al venerabile Corpo di Santa Patrizia sono in questa Chiesa tesori di Reliquie, e frà le altre un' intero Chiodo, con cui fù affisso in Croce il Redentore: hà una vena rossa, che nel Venerdi Santo ad hora di Nona hà soluto scaturir sangue, giusta le relazioni, che ne riporta l'accuratissimo EngenioDi G 152 GUIDA Di S. Maria del Popolo. 1. Uindi si passa à vedere la Santa Casa, detta gl'Incurabili, ch'è uno Spedale assai nobile, e ricco, dove si clercitano molte opere di pietà, le quali non iscrivo distintamente per brevità: il Forestiere curioso qui potrà vedere mangiare molti Pazzi in una lunghissima tavola con gran silenzio. Nella Chieſa di queſto Spedale ſopra la Porta maggiore è la Tavola della Trasfigurazione del Signore, opera di GiovanFrancesco, detto Fattore, eccellente Pittore Fiorentino: ben vero e tratta dall'originale di Rafaello d'Urbino suo Maestro. Di S. Maria Succurre Miseris. 1. UEl cortile di questo Spedale vedesi la Cappella, ed Oratorio sotto il titolo di S. Maria Succurre Miseris, dove risiede la nobilissima Compagnia de' Bianchi, li quali si esercitano in confortar gli afflitti, che dalla Giustizia sono condannati al patibolo. 2. Nell'Altar di quest'Oratorio è la Statua di marmo dell'Assunta di nobile scultura, opera di Giovanni Merliani da Nola. Di Napo. Cmel: hnd Brind cuse Fai wäh stokan . sta Ch nella be Ind. dore d ## casse. Miserin 153 DE FORESTIERI. Di S. Maria delle Grazie. A Chiesa di Santa Maria del1. le Grazie presso le mura di Napoli, era anticamente una picciola Chiesina della famiglia Grassa, che nel 1500. fù conceduta a Fr. Girolamo da Brindisi, il quale fù il primo, che condusse in Napoli la Congregazione de Frati Girolimitani dell'Istituto del Beato Pietro Gambacurta da Pisa, in questo luogo egli vi edificò un comodo Monistero, ed ampliò la Chiesa, che è assai bella. 2. Nella Cupola, ò Tribuna di questa Chiesa sono molte figure a fresco, e nella Cappella della famiglia d'Angiolo è S. Antonio da Padova: opere di Andrea da Salerno. 3. A sinistra dell'Altar maggiore è un S. Pietro Apostolo, fatto da Polidoro da Caravaggio, il quale fiorì nel 1540. al presente non si vede, perche i Frati per imbiancare la Chiesa l'hanno cassato 4. A destra della Porta maggiore è una Cappella, dov'è la Tavola del Battesimo di Christo, fatta da Cesare Turco Pittore illustre d'Ischitella, Terra di Capitanata, Provincia del Regno di Napoli, e fiorì nel 1560. Nella seconda è la Tavola, in cui GUIDA 154 cui si vede la Beatissima Vergine col suo Bambino Giesù nel seno; e di sotto San Giovam-Battista, e S. Andrea Apostolo: opera di Gio: Filippo Criscolo. 6. Nella terza Cappella e la Tavola della Pietà, opera di Andrea da Sa lerno. 7. Appresso è la Cappella della famiglia Sarriana, ov'è la divotissima Immagine di Nostra Signora, con molto concorso venerata, per le molte grazie, che di continuo il benedetto Iddio a sua intercessione si degna concedere a suoi divoti8. Nella Cappella della famiglia Puderica, a destra dell'Altar Maggiore v'è la tavola di marmo di mezzo rilievo, rappresentante la Conversione di San Paolo: opera di Gio: Domenico d'Auria illustre Scultor Napoletano, che fiori nel 1560. 9. Nobile è la Cappella della famiglia Galteria per la Statua della Reina de' Cieli col Bambino in braccio, tutta di candido marmo, opera veramente degna dell'immortale scalpello del nostro Giovanni da Nola10. Appresso è la Cappella della famiglia di Lauro, ov'è la tavola rappresentante l'Apostolo S. Andrea, opera di Andrea da Salerno. 11. Nella Cappella della famiglia Senescalla, poi de' Migliori, è sù l'Alta- mehr 2 scol. Madd e 1 pül del Vesi trovar frale racol del C dipin. ⛪ DE FORESTIERI. 155 tare la tavola di candido marmo, ove è scolpito S. Tomaso Apostolo: opera di Girolamo S. Croce. 12. Principalissima è la Cappella della famiglia Giustiniana, per la tavola di marmo di mezzo rilievo, ove quel non mai a bastanza celebrato Giovanni da Nola scolpi il Christo morto pianto dalla Madre, da San Giovanni, dalla Maddalena, &c. figure invero tanto vive, che non manca loro se non lo spirito. 13. In questo Tempio si adora il Capo di Christo in Croce, che l'incendio del Vesuvio non arse nel 1631. e che ritrovato non ſenza miracolo da' Padri frà le ceneri, hoggi è operatore di miracoli. 14. E' presso la Chiesa il Chiostro del Convento assai nobile, ove si vede dipinta la storia della vita, e de' mira coli di S. Onofrio, spiegata in versi assai dotti; ed alcuni miracoli del B. Pie tro Fondatore. Di Santa Maria Regina Coeli. 1. Questa Chiesa, e Monistero furono edificati nel 1533. dipoi più volte fù la Chiesa riparata, e riedificata, e finalmente nel 1590. fù da' fondamenti in più ampia, e nobil forma rifatta, ch'è appunto come hoggi sive6 156 GUIDA si vede, cioè a dire una delle belle Chiese di Napoli, dedicata alla Gran Madre di Dio Assunta al Cielo, come dalla Iscrizione: A fundamentis erectam anno 1590. die 9. Maii, & perfectam 1594. 2. Junii aere proprio, & piorum, Sanctimoniales Canonicae Regulares Lateranenses Ord. Divi Augustini, D. O. M. & Reginae in Coelum Assumptae DD. 2. La Cupola fù fatta dalla famiglia Gambacurta, e per questo l'Altare è juspadronato della medesima famiglia. 3. La Tavola dell'Altar Maggiore di questa Chiesa è opera di Gian-Filippo Criscolo. 4. A destra della Porta Maggiore è la Cappella della famiglia Salone, ov'è la Tavola della B. Vergine co'l Bambino in grembo, S. Luca Vangelista, e San Benedetto Abate d'eccellente dipintura, fatta da Fabrizio Santa Fè Illustrissimo Pittor Napoletano. Molte altre famose pitture vi si vedono, degne d'osservazione. Di San Gaudioso. 1. El 439. San Gaudioso Vescovo di Bitinia, fuggendo con molti Santi Vescovi, e Sacerdoti Africani la persecuzione di Genserico Re de' Vandali, o pure, com'altri voglio. gliono, tani un lu chor anche ### 0 DE FORESTIERI. 157 gliono, dal detto Rè esiliato, venne in Napoli, ove fù da' Christiani Napoletani benignamente accolto, e fermossi in un luogo rimoto dal commercio degli huomini, presso S. Maria Intercede, c'hora è nella Chiesa di S. Agnello sopra le mura di Napoli, dove a sue ſpeſe fabbricò un'agiato Monistero con Chiesa, e quivi si rinchiuse co' suoi. Fece anche il Monistero per le Monache, ed e questo, però detto di S. Gaudioso. 2. Si riposano nella presente Chiesa la S. Vergine Fortunata con trè fratelli martirizzati in Cesarea di Palestina, ov'eran nati. Il corpo di San Gaudioso Vescovo Fondatore, trasferito dal cimitero della Sanità, ove prima fù sepolto, e San Chevuoldio anche Vescovo Africano. 3. Nel 1561. fù ritrovato nell'Altare della Santissima Concezione, Cappella della famiglia Gualanda l'Ampollina del prezioso sangue del Protomartire San Stefano, da S. Gaudioso por tata, e da S. Luciano Prete ritrovata prima in Gerusalem nel 419. e condotta in Africa da Orosio Prete Spagnuolo. Mà in questa invenzione del 1561. in San Gaudioso, crebbe tanto il Sangue nella ritrovata carafina, che biso gnò empierne un'altra; ed amendue hoggi si conservano, e nelle feste principali, ed in particolare del Protomartire, 158 GUIDA tire, esposto questo benedetto Sangue, in tutto quel giorno stà liquidissimo, e poscia s indurisce, ed assoda; come del Sangue di San Giovam-Battista, e di San Gennaro altrove habbiam detto. 4. I curiosi delle antiche dipinture, vederanno in questa Chiesa la Tavola dell'Altar Maggiore, dove si vede la Reina de' Cieli, circondata da Angeli in mezzo di S. Gaudioso, e di S. Fortunata. Un depoſto di Croce, S. Andrea Apostolo, e San Benedetto Abate; tutte opere di Pietro Francione Spagnuolo, il quale non solo fù eccellentissimo dipintore, ma eziandio raro disegnatore, e. fiori nell'anno 1521. 5. Nella Cappella della famiglia delle Castella ſi vede la Tavola, in cui è la Regina de' Cieli co'l suo Bambino in grembo, e S. Elisabetta, San Gaudioso, ed altri Santi, opera di Andrea da Salerno. 6. Sonovi due altre Tavole in due altre Cappelle, una che rappresenta la venuta de Santi Maggi, e l'altra la Natività del Signore; ed oltre à queste nella destra della Cappella maggiore nel muro le due Sibille, sei Angioli, e trè puttini dipinti à fresco, che più belli non si possono nè desiderare, nè fare; sono tutte opere del sudetto Andrea da Sarnello. 7. A questo stesso Monistero fù poscia für la cui f. mo lo, en ove all Jean 6 e dore àl 5 valle di nistra nem en di DE FORESTIERI. 159 scia unito quello di S. Maria d'Agnone, la cui storia si legge presso l'eruditissimo Engenso. Della Chiesa di S. Agnello1. A Chiesa di S. Agnello, detto da'Napoletani S. Aniello, era anticamente picciola Cappella, ove allo spesso solea fare orazione la Beata Giovāna Madre del detto Santo, e dove il medesimo è sepellito infin dal 599. quando S. Agnello da questa valle di lagrime passò a' beati pascoli dell'Empireo. Riposa sotto l'Altar Maggiore di candidi marmi, fatto da Girolamo Santa-Croce, ove à man sinistra è la statua marmorea del Santo2. E' questa Chiesa servita da'Canonici Regolari di S. Agostino della Congregazione di S. Salvatore: ed anticamente era Canonica de' Preti secolari, li quali vivevano fotto un Rettore, che havea titolo di Abate, come in una bolla di Leone X. mentovata dall eruditissimo Engenio. 3. Nella Cappella della famiglia de' Monaci è adorata una Immagine del Santissimo Crocifisso, che miracolosamente parlando, rinfacciò ad un Compare la fellonia, in negare all'altro Compare una ſomma di danaro imprestatogli in presenza del detto Crocifis 160 GUIDA cifisso; il qual Compare vedendosi dare tal rinfacciamento, in vece d'istupidito ritrattarsi, con sagrilega mano avventò una pietra in faccia al Crocifisso, per la qual percossa (gran bontà di Dio!) se gl'inlividì la faccia, ed insanguinò l'occhio, come se stato fosse dì carne, e ciò si ritrae dalla seguente Iscrizione, che quivi si legg Anno Domini M. CCC. Regnante Domino Carolo II. Sacra haec Imago Crucifixi, dum pro mutuata pecunia Compatres ad invicem altercarentur, divino splen dore fulgente, verbo facti veritatem aperuits quod alter indigno ferens: debitorem se esse negavit, durissimaque petra Imaginis faciem continuò percussit, qua statim livore conspersa, miraculum omnibus enituit; atque sacrilegus ipse tanto crimine immobilis factus, creditoris precibus Deo fusis, iterùm incolumis redactus, quam diù vixit, pœnitentiam egit. 4. Appresso la porta picciola della divotissima Immagine di S. Maria Intercede, che tante volte parlò alla Beata Giovanna, ed à S. Agnello suo figliuolo, hoggi trasportata nella Cappella della famiglia del Tufo. E nel luogo ov' era, evvi una Porta, che rende molta vaghezza, e commodità alla Chiesa. 5. Evvi eziandio un picciolo oratorio, ò grotta, dove il Santo soleva orare, mede flro 6 celeb di S. DE FORESTIERD 161 re, e dove rendè l'anima al suo Creatore, coricato sù la nuda terra, e vestito di cilicio. 6. L'Altare di candido marmo colla figura di Santa Dorotea Vergine, e Martire, opera stimatissima, e del nostro Giovanni da Nola. Del medesimo celebre Scultore è la statua di marmo di S. Girolamo. 7. Dello stesso è opera la tavola di marmo, che stà nella Cappella della famiglia Capuana. 8. La Tavola della Beata Vergine con S. Giovam-Battista, e S. Paolo Apostolo nella penultima Cappella, è opera di Girolamo Cottignuola illustre dipintore, che fiori nel 1500. 9. Nella Cappella della famiglia Alesia, leggesi quest'epitafio di buona penna: Quae miser imposui lugubria saxa sepulcro. Mi Pater, innumeris accipe pro meritioQuod si marmoream licuisset sumere formamy Te natus tegeret non alio lapide. Incisaeque notae legerentur; gratus AleXIII Reddidit ossa Patri, fique Patri tumulus. 10. Nel Chiostro di questa Canonica i Padri dell'Oratorio, nel tempo di eſta 162 GUIDA estate, sogliono celebrare lloro soliti trattenimenti spirituali, con musica, sermoni, e rappresentationi spirituali. 11. In questo medesimo Chiostro si è inuovamente eretto il Cenotafio del Cavalier Marini, col suo busto di bronzo al vivo, lasciato dal Marchese di Villa suo Mecenate; e vi si legge l'epitafio, dettato dal rinomatissimo Tomaso Cornelio, del tenor seguenteD. O. M. & memoria Equitis Joannis Baptistae Marini, Poetae incomparabilis, quem ob summam in condendo omnis generis carmine felicitatem, Reges, & Viri Principes cobonestarunt, omnesque Musarum amici suspexere. Ioannes Baptista Mansus Villae Marchio dùm praeclaris favet ingeniis, ut posteros ad celebrandam illius immortalem gloriam excitaret, monumentum extruendum ligavit, quod montis Mansi Rectores ad praescripti normam exegere. Anno M. DC. LXXXII. Di S. Maria di Costantinopoli. 1. QU questa Chiesa edificata nel 1529. da' Napoletani, coll' occasione dell'ottenuta grazia, essendo stata Napoli liberata dalla pestilenza, che travagliata l'haveva dal fine dell' anno 1526. infino all'ultimo del 1528. e vi morirono più di 60. mila persone 2. E'il Tempio sontuoso, e magnifico ⛪ F ⛪ IPOLOPO DELCAVE MARIN attortiledif — D. O. M. ET MEMORIAE EQVITIS IOAN. BAPTIS MARINI Poeta incomparabilis Quem obsummam incondendi Omnis Generis Carminefelicitatem Reges et sari Principes honestaria Omnesque Musarum omni suspexere Al Sig.r Dott. Pietro Fusco Auuocato Prim. né Regij Tribunali di Napoli, e Gove della SS Casa dell'Annuciata Alla uirtù grande di Vs ed alla sua uniuersale cognizione di tutte le Scienze oltre alle legali, che meritano di essere celebrate sò uersi degli Omeri, e de Virgili, questo cenotazio del Poeta Marini, che e gli Omeri, ed i Virgili felicem Antonio Bulifon Pareggio, contutto diuoz offerisco. ⛪ ALTAR DI S.IGNATIO. 2 . ⛪ ⛪ # ① DOD ⛪ fico, Im Dills Cor Pain DE FORESTIERI. 163 fico, ove si vede un bel Pergamo, ed Organo. E' l'Altar maggiore di marmo mischio, e pregiato, la cui volta è adorna di belle figure, & i dodici Apostoli di bella, e degna dipintura, il tutto è opera di Bellisario Corenzio. Della Concezione, ò Casa Professa de Padri della Compagnia di Giesù. A Casa Professa de' Padri 1. della Compagnia di Giesù, hoggi detta volgarmente il Giesù nuovo, fù edificata nel Palagio, che fù un tempo de' Principi di Salerno. Comperarono questi Padri l'accennato Palagio, e dopo colle limosine de' divoti, e particolarmente della Principessa di Bisignano, il ridussero in forma di Chiesa, che hoggi è una delle più belle, e magnifiche dell'Italia: Fu consagrata da Alfonso Gesualdo Cardinale Arcivescovo di Napoli nel 1600. 2. Con bellissimo disegno è architettata questa Chiesa, la cui lunghezza è di 250. palmi, la larghezza di 200. la sostengono sei grossimi Pilastri, lavorati gentilmente di porfido, e d'altri mar mi fini. 3. Le Cappelle di essa, che per altro sono bellissime, cedono nondimeno all'Altar Maggiore, ed à quelle di Sani Ignazio, e di S. Francesco Xaverio; le qua 164 GUIDA quali sono ricchissime di marmo, architettura del Cavalier Cosmo Fansago da Brescia, 4. Il quadro maggiore della Cappella di S. Ignazio e del pennello di Girolamo Imparato nostro Napoletano: ed i tre più piccioli di sopra di Giuseppe di Rivera. 5. Ne' due nicchi di questa Cappella, distinti da quattro bellissime colonne, sono due statue formate dal mentovato Cavalier Cosmo Fansago, una delle quali rappresenta Davide con a piedi la testa di Goliat: e l'altra il Profeta Geremia, in una certa positura malinconia, che l'arte non potrebbe esprimer più. L'altra Cappella è simile a questa nell'Architettura. L'Altar maggiore è principiato assai magnificamente ma non ancora compiuto. 6. La Cupola di questa Chiesa eccede nella grandezza tutte le altre, che si veggono in Napoli, la sua dipintura è opera tutta del Cavalier Lanfranchi. 7. Le volte della testa della Chiesa, e del corpo sono state dipinte dal Cavalier Massimo Stanzione, e le braccia da Bellisario Corenzio. 8. Nella Sagrestia infin dal tempo dell'Engenio vedevasi la Tavola, in cui è il Salvator del Mōdo, di rara dipintura, la qual fù fatta da Lonardo Pistoja. 9. E' questa Chiesa molto ricca d'ardargenti tallo, dove t### pierre duras contro — 165 DE FORESTITRI. d'argenti, e di statue dello stesso metallo, ed in particolare vi è una sfera, dove si espone Christo Sagramentato, tutta tempestata di diamanti, ed altre pietre preziose; cosa degna di esser veduta si per la ricchezza, come per la nobiltà del lavoro. Oltre a questo abbonda di ricchissimi Palliotti d'Altari sì di argento, come di ricamo, ed anche di paramenti sagri di broccato, di controtagli, e di ricamo, l'argento della Sagrestia è stimato 150. mila ducati di peso senza le manifatture. 10. Nella sepoltura della Principeſsa di Bisignano benefattrice, vi sono trè altri sepolcri di porfido, cioè uno di Nicolò Sanseverino ultimo Principe di Bisignano: l'altro della Principessa sua moglie, figlia del Serenissimo Duca di Urbino; e l'altro del Duca di S. Pietro in Galatina loro unico figliuolo. Nel sepolcro del Principe si legge il seguente epitafioNicolao Berardino, patrio genere ex totius Italia nobilissima, & apud Hispaniarum Reges maximos grandi Sanseverinorum Prosapia: materna ex Castriotis Epirotarum Regibus, Bisianensium Principi, S. Marcis & S. Petri Duci Clarimontis, & Tricarici, ac æquitum Catafractorum Ductori. Isabella Feltria a Rovere ex Sereniss. Urbinatum Ducibus, conjugi amantiss. Mœstiss. P. vixit Ann. LV. M.VI. 166 GUIDA M. VI. D. XX. Occidit Regiae liberalitatis exemplar X. Kal. Nov. M. DC. VI. 11. In questa Chiesa sono fondate più Congregazioni con i loro Oratorii, dove in tutte le feste si uniscono per far gli esercizii spirituali. E la prima è de Cavalieri, Uffiziali, e Dottori, e di questa sono li Governatori del Monte de' poveri vergognosi. La seconda è de Cavalieri giovani. La terza è de' Cavalieri fanciulli. La quarta de' Curiali, e Mercatanti. La quinta d'Artigiani, La sesta costa di persone così nobili, co me plebee. Nel 1687. la seconda Cappella nell' entrar a man dritta è stata dipinta dal famoso Luca Giordano, a concorrenza la volta all'incontro dal Cavalier Farelli, e la volta sopra la porta picciola da Francesco Solimeno, tutti trè insigni dipintori. Si era preparato per dipinge re il quadro grande sopra la porta maggiore dal sudetto Luca Giordano, ma per cagione del tremuoto del 1688. fù sospeso di fare. Della Real Chiesa di S. Chiara. 1. A Real Chiesa di S. Chiara, e per antichità, e per magnificenza di edificio, è una delle piu ri guardevoli, che siano in Napoli. La sua lunghezza è di 320. palmi, la largheze and Criez 5 K Rue m upiato xxl nd 3451 5. ⛪ 1. 1er tompr ferraz. Campa mor Ann: 9 . ### DE FORESTIERI. 167 ghezza di 120. Il soffittato è altissimo, e ben architettato, e coverto al di suori tutto di piombo. Fù dipinta tutta la Chiesa dal Zingaro, ma tali pitture hoggi non si veggono. 2. Fù ella co'l Monistero edificata da Ruberto Rè di Napoli, e dalla Reina Sancia d'Aragona sua moglie. Principiato fu l'edificio nel 1310. e compiuto nel 1328. consecrato nel 1340. con grandissima solennità, e pompa da dieci Prelati, cioè dagli Arcivescovi di Brindisi, di Bari, di Trani, d'Amalfi, e di Consa, e da' Vescovi di Castell'a mare; di Vico, di Melfi, di Bojano, e di Muro. Le memorie della edificazione, del compimento della fabbrica, e della con secrazione sono intagliate intorno al Campanile. Dalla parte Orientale nel tenor seguente: Anno sub. Domini. milleno. Virgine nasi Et. tricenteno. conjuncto. cum. quadragenoOctavo. cursu. currens. indictio. stabat. Praelati. multi. sacrarunt. hic. numerati. G. Pius hoc sacrat. Brundusi. Metropopolita. R. Bari. Praesul. B. sacrat. & ipse. Tranensis. L. dedit. Amalfa. dignum. dat. Contia. etrum. Pq. Maris Castrum. Vicus. IG. datque Miletum. G.Bo 168 GUT DIA G. Bojanum. Murum. fert. N. Venerandum. Nella iscrizione, che guarda Tramontana si legge: Rex. &. Regina-stant. hic. multis. sociatiUngariae. Regis. generosa. stirpe. creatus. Conspicit. Andreas. Calabrorum. Dux. veneratus. Dux. pia. dux. magna. consors. huicque. Joanna. Neptis. Regalis. sociat. soror. & ipsa Maria. Illustris. Princeps. Robertus, & ipse. Tarenti. Ipse. Philippus. frater. vultu. reverenti. Hoc. Dux. Duracij. Karolus. spectat. reverendus. Suntque. duo. fratres. Ludovicus & ipseRobertus. Nella parte, che guarda Mezzo di è scritto. Illustris. clarus. Robertus. Rex. Siculorum. Sancia. Regina. praelucens. cardine. merum. Clari. Consortes. virtutum. munere. forresVirginis. hoc. Clarae. Templum. struxere. beatae. Postea. dotarunt. donis. multisque. bearunt. Vipant. contentae. dominae. fratresque. Minores. San— . a farir 1577 . gene, e . . . D Dn 4 Climall. rum. f. vor. rum. ### nun VIII. 4. ### ⛪ ⛪ 20 1 Rund. für 5127 DE FORESTIERI. 169 Sancta. cum. vita. virtutibus. & redimita. Anno milleno, centeno, ter, sociato. Deno. fundare. Templum. capere. Magistri Nella parte, che riguarda Occidente, è descritta la concessione delle Indulgenze, e grazie, che godono i Frati Minori di S. Francesco per tutto il Mondo, fatta da PP. Giovanni XXI. Anno, milleno, terdeno, consociato. Et tricenteno. quo. Christus. not. reparavit. Eleuses. cunctas. concessit. Papa. Ioannes. Virginis. huic. Clarae. Templo. virtute. colendo. Obtinuit. mundo. toto. quas. Ordo. Minorum. Si. vos. Sanctorum. cupitis. vitamque pio rum. Huc. ò credentes. veniatis. ad has. reverentes. Dicite. quod. gentes. hoc. credant. quæso. legentes. 3. Il detto Campanile fù cominciato nel mese di Gennajo del 1328. mà per la morte del buon Rè Ruberto, ri mase imperfetto; per salirvi fino al sommo, si ascende per 215. gradini. 4. Nell'atrio, ò sia tribuna dell'Altar maggiore il sudetto Rè fè porre due colonne di candido marmo, artificiosamente lavorate, ed è fama fossero state del H GUIDA 170 del Tēpio di Salomone, secondo il Gonzaga, riferito da Engenio, e ve ne sono anche due altre fatte a somiglianza delle accennate, con tale artificio, che appe na possono distinguersi. 5. Dietro all'Altar maggiore v'è la sepoltura del Rè Ruberto, colla sua statua, a' piedi della quale si legge questo verso: Cernite Rubertum Regem virtute refer tum. Mutò vita a'16. di Gennajo del 1343 havendo regnato anni 33. e giorni 15. fù il più savio, e valoroso Rè, che fosse stato in quella etade, ornato di giustizia, prudenza, liberalità, e religione. Fù grandissimo Teologo, e Filosofo, e da tutti i virtuosi sommamente amato, per essere stato un novello Mecenate de' suoi tempi. L'Altar maggiore è maraviglioso per essere sostenuto da moltissime Statue di marmo, esso Altare è d'un sol pezzo di marmo lungo palmi 18. largo 7. alto 1. 6. A destra dell'Altar maggiore è il sepolcro di Carlo illustre Duca di Calabria figliuolo del Rè Ruberto, colla seguente iscrizione. Hic jacet Princeps Illustris D. Carolus Primogenitus Sereniss. Domini nostri D. Roberti Dei gratia Jerusalem, & Sicilia Regis inclyti Dux Calabriae, & praefati Domiini nostri Regis Vicarius Generalis, qui SEPCLT SEPOLCRO DEL RE ROBERTO. Fol. 963 F. ALLALTEzza SEREN. DI FILIPPO GVLIEIMO Palatino del Reno de Duchi di Neuburgo. AVAS la dicui Casa ha ari icchito le Principali Monar chie d'Europa d'Imperatrici e Regine, e fra l'altre la Cattolico Reggia di Spagna, sotto il cuifelice gouerno questo Regno ripo sa, si deue ragione uolmente dedicare la piugloriosa memoriadi questa Città. di VAS. oblʼ. Seruid. Antonio Bulifon. DE FORESTIERI. 171 qui justitiae praecipuus zelator, & cultor, ac Reipublicae strenuus defensor, obiit autem Neap. catholicè receptis Sacrosanctae Ecclesiae omnibus Sacramentis, Anno Domini 1328. Indict. 12. Anno aetatis suae XXX. Regnante feliciter praefato Domino nostro, Rege Regnorum ejus anno XX. &c. nell'anno 1686. essendo caduto un poco della volta del Sepolcro, fù dal Sagristano mostrato al Sig. Antonio Bulifon, in compagnia di molti Cavalieri forastieri, il corpo di Carlo ancora intatto 7. Nella sinistra dell'Altar maggiore è il sepolcro con la statua di marmo, corona in testa, e veste seminata di gigli d'oro, di Maria sorella di Giovanna Prima, e moglie di Carlo di Durazzo, appresso di Roberto del Balzo Conte d'Avellino, e poi di Filippo Principe di Taranto, ed Imperador di Costantinopoli, col seguente epitasio. Hic jacet corpus illustris Dominae D. Mariae de Francia Imperatricis Costantinopolitanae, ac Duciſſæ Duracii, quæ obiit anno D. 1366. die 20. mensis Maii. Ind. 4. 8. Appresso è il sepolcro d'Agnese, la quale fù prima moglie di Can della Scalea, e poi di Giacopo del Balzo Principe di Taranto, ed Imperador di Costantinopoli, ed insieme con lei fù ſepellita Clemenzia ſua minor ſorella gia morta 12. anni prima, amendue fiH 2 gliuo- GUIDA 172 gliuole della già detta Maria, e di Carlo Duca di Durazzo, e quivi si veggono le statue loro coronate, ove si legge: Hic jacent corpora Illustrissimarum Dominarum D. Agnetis de Francia Imperatricis Constantinopolitanae, ac Virginis D. Clementiae de Francia filię quond. Illustrissimi Principis D. Caroli de Francia Ducis Duracii. 9. Nella Cappella della famiglia S. Felice è un sepolcro di basso rilievo di singolarissimo scalpello, ove si legge la seguente iscrizione. Hic jacet Corpus Domini Ludovici primogeniti Domini Caroli Ducis Duracii, & Dominę Mariæ filiae Domini Caroli Ducis Calabriae, & Ducissae Duraciis qui obiit A. D. 1343 13. Iun. Ind 2. 10. Nella Cappella, ch'è sotto l'Organo, ov'è il picciol sepolcro di Maria figliuola di Carlo Duca di Calabria, e di Maria di Valois, col seguente epitafio: Mariae Caroli Inclyti Principi Domini Rubèrti Jerusalem, & Siciliae Regis Primogeniti, Ducis quon. Calabriae filię, hic corfus tumulatum quiescit: anima suscepto sacro lavacro, infantili corpore dum adhuc ordiretur, soluto, fruente divinę visionis luminis claritates post judicium, corpori incorruptibili unienda. 11. Appresso la Sagrestia vedesi il cenotasio della Reina Giovanna Prima, la quale veramente fù sepellita nella Chie⛪ DE FORFSTIERI. 173 Chiesa di S. Francesco del Monte Gargano, come habbiam dimostrato nell' anno 1582. nella Cronologia de' Vescovi, ed Arcivescovi Sipontini, stampara in Manfredonia nel 1680. e l'asserma di vantaggio Teodorico Segretario di Urbano VI-de schismate lib. I. cap. 25. ed hò io veduto nella detta Chiesa di S. Francesco la statua di lei, ed il sepolcro di marmo, colle sue insegne, e suo nome con due soli caratteri espressi, cioè R. I. perciocchè havendo ella fatto morire strangolato ad un verone nella Città d'Aversa Andrea suo marito, venuta ella doppo in potestà del Rè Carlo, questi la mandò ad esser custodita nel Castello di Monte S. Angelo in Gargano, ed un giorno, mentre che quivi Giovanna nella sua Cappella orava, fù da quattro manigoldi Ung ri strangolata. Fiscrizione del ceno fio, in Santa Chiara di Napoli, & il se guente: Inclyta Parthenopes jacet hic Regina Joanna Prima, prius felix, mox miseranda nimis. Quam Carolo genitam multavit Carolus alter, Qua morte illa virum sustulit ante suum. MCCCLXXXII. 22. Maii v. Indict. 12. Nella Cappella della famiglia BaH 174 GUIDA Baratta è la tavola, in cui sono i SS. Giovanni Apostolo, e Luca Vangelista, e molti Angeli intorno ad un picciol quadro della Reina de' Cieli: opera di Silvestro Buono rarissimo dipintore, nostro Compatriota. 13. Presso la Porta picciola si vede un sepolcro di candidi marmi, sopra del quale è una bellissima statua d'una donna, fatta dal maraviglioso scalpello di Giovanni da Nola, e di sotto si legge il ſeguente epitafio, compoſto da Antonio Epicuro dottissimo Poeta Napoletano. Nata eheu miserum misero mihi nata Parentis Vnicus ut fieres unica nata dolor. Nam tibi dumque virum, tedas, thalamumque putabam, Funera, & inferias anxius ecce paro. Debuimus tecum poni Materque, Paterque, Ut tribus haec miseris urna parata foret. 14. Aggiugnerò qui l'epitafio fatto allo stesso Epicuro, che quivi parimente si legge: Antonio Epicuro, Musarum Alumno, Bernardinus Rotas primis in annis studiorum socio, posuit. Moritur octuagenarius, unico sepulto filio. I nunc & diù vivere miser cura. M. D. IV. In questa Chiesa vi è il corpo del B 3 DE FORESTIFRI. 17 del B. Filippo di Nazione Francese della Città d'Aquerio, Sacerdote Francescano, che carico d'anni, e meriti, illustre per miracoli da Dio a sua intercessione operati ed in vita, e dopo morte, passò a miglior vita a' 18. di Giugno nel 1369. le cui sante azioni scrive compendiosamente l'Engenio. 16. Frà gli ricchissimi ornamenti, che sono in questa Real Chiesa vi sono le coltre di tutti li Personaggi Reali morti, dominante la Monarchia, e tra l'argenterie v'è una Custodia, ò sia Tabernacolo ben grande con molto artificicio lavorata. Le Monache, tutte di famiglie cospicue, che sono in questo Monistero, ascendono al numero di 350. Di S. Francesco delle Monache. Scendo dalla Porta picciola di Santa Chiara, chi è curioso di pitture, entri nella Chiesa di San Francesco delle Monache, e vederà nell' Altar maggiore la Tavola, ov'è N. Signore, che ascende al Cielo: opera di Marco da Siena. Di S. Girolamo delle Monache. El 1434. fù edificata questa Chiesa, e Monistero da Suor Gratia Sorrentina, da Suor Luisa Lapisana di H 4 Poz 176 GUTDA Pozzoli, da Suor Orsina Cacciottola, e da Suor Caterina di Calabria, per le Monache del Terz'Ordine di San Francesco. La Cupola della Chieſa fù fatta da Antonio Cantelmo Conte di Popoli terzo, e secondo d'Alvito. Hoggi la detta Chiesa è ridotta in una forma assai nobile, adornata a paragone di qualsivoglia altra delle Monache di Napoli, le quali universalmente han fatto delle loro Chiese tanti terrestri Paradisi. Di S. Cosmo, e S. Damiano. N questa Chiesa sono due Tavole assai belle, nelle quali veggonsi la Natività del Signore, e la venuta de' Magi: opere di Andrea da Salerno. Di S. Giovanni de' Pappacodi. 1. P. Resso S. Giovanni maggiore civi la Chiesa di S. Giovanni Apostolo, e Vangelista, edificata nel 1415 da Artusio Pappacoda, Cavaliere del Seggio di Porto, il quale vi fè fare la porta di candido marmo a simiglianza di quella dell'Arcivescovado: opera alla Gotica, ma eccellentissima. Questo Artusio, stimato morto per accidente apopletico, fù sepellito: e trè gior111 PAPPACODI S.GIO.DIFOL175 ⵣⵉ ALL ECC S.D. DOM'TRAIANO PAPACODA Marche di Pisciotto e Pe di Centula AVE che alla gloria dell'antichissima nobiltà accoppia il merito delle rarissime uirtu' consacro ildisegnamto della chiesa deuostri magiori eretta Di V. E. Vmilmo Ser: Antonio Delijon N DE FORESTIERI. 177 ni doppo apertasi la sepoltura, fù trovato di differente sito: segno evidente, che quando fù sepellito non era ancora morto. 2. Quivi sono due sepolcri colle statue di marmo, nelli quali sono sepolti due Vescovi uno di Tropea, e l'altro di Martorano: le iscrizioni delli quali non vò tralasciare, e per essere ben fatte, e perche contengono due azioni insigni, degne di VescoviSigismundo Pappacudae Franc. F. Trotejensium Praesuli, Viro ipsi. & Jurisconsulto; qui cum in coetum Cardinalium fuisset a Clemente VII. adscitus, maluit in Patria Episcopus vivere. Hæredes Pos. Vixit Ann. LXXX. M. VI. D. X. chijt 1536. Angelo Pappacudae Franc. Filtoranensi Episcopo, Viro ornatiss. qui in non magnis opibus magnum exercens animum, nulla magis in re, quam in aliorum levanda inopia suis bonis usus est. Hæredes B. M. Deceſſit ex mortalibus An. Nat. LXVI. Ab ortu mundi rediviv: 1537 Della Chiesa di S. Domenico Maggiore. 1. Uesta Real Chiesa di San Domenico era anticamente una picciola Chiesa collo Spedale per li poveri infermi sotto il titolo di S. MicheH 5 178 GUIDA. chele Arcangelo a Morfisa, così detto dalla famiglia Morfiſa, ſpenta nella Città di Napoli. Nell'anno 1116. fù da Pasquale II. conceduta a' Padri di S. Benedetto, e poi da questi nel 1231. passò a' Padri Predicatori, per opera di Goffredo Cardinale del Titolo di S. Marco, Legato Apostolico di Papa Gregorio IX. in Napoli, col consentimento di Pietro Arcivescovo di Napoli, de suoi Canonici, e di Marco all'hora Abate di detta Chiesa2. Doppo fù consagrata in honor di S. Domenico da Alessandro IV. il quale a' 5. di Gennajo del 1255. fù assunto al Papato nella Città di Napoli; della qual consagrazione fa testimonianza un marmo, che stà à sinistra della porta maggiore di questa Chiesa. E quantunque i Padri ne fossero in pacifica possessione, pur tuttavia ne procurarono la ſeconda conceſſione, la quale fù fatta da Aiglerio Arcivescovo di Napoli nel 1269. 3. Frà questo tempo i Siciliani nella loro Iſola, per odio contro d'alcuni Francesi, gli uccisero tutti, con darsi frà di loro contrasegno, all'hora di Vespro, ordinato, (e quindi nacque il Proverbio del Vespro Siciliano) e si ribellarono da Carlo I. dandosi al Rè Pietro d'Aragona, onde nacque grandissima guerra; ed essendo andato il Rè C ard Xve, ### ###l DE FORESTIERI. 179 Carlo I. in Guascogna nella Città di Bordeos per combattere col Rè Pietro, lasciò suo Vicario Generale Carlo suo figliuolo Principe di Salerno, questi combattendo con Ruggieri d'Oria, Ammiraglio del Rè Pietro, per tradimento di Pagano trombetta, che gli forò la Nave, si diede a Ruggieri a 5. d'Agosto del 1284. e fatto prigione fù condotto in Cicilia, indi in Barcellona, ſenza speranza alcuna di poterne uscire; ma raccomandandosi egli fervorosamente a Santa Maria Maddalena ſua Avvocata, e Protettrice, fù liberato ò miracolosamente, come riferiscono il Surio, il Pierio, il Razzi, il Turgillo: ò pure ispirando IDDIO le menti de gli huomini per intercessione della Santa, sicchè si venisse all'accordo, ed alla pace, la quale seguì, per la morte del Rè Pietro, ferito mortalmente nella guerra di Girona, ed estinto in Villafranca a' 6. di Ottobre del 1285. Cosi quietate le cose, Carlo II. fù coronato Re dell'una, e dell'altra Sicilia, dopo la morte del Padre, da Nicolò IV. Indi giunto in Napoli, compì, e ridusse a perfezione la presente Chiesa, sotto il titolo della Maddalena, da lui per prima cominciata, ov'esso Rè di sua mano haveva posta la prima pietra, benedetta dal Cardinal Gerardo Vescovo Sabinese, Legato Apostolico, nel giorno dell'Epifania 4. Grundell'anno 1283 180 GUTDA 4. Giunto egli all'età d'anni 61. e del Regno 25. mesi 2. e giorni 27. a' 4. di Maggio del 1309. con dolor di tutto il Regno partì dal mondo, nel Palaggio di Poggio Reale; e non è memoria, che fosse pianto Principe tanto amaramente, quanto costui, per la liberalità, cle menza, ed altre sue rare virtù. E fù sì grande l'affezione, che portò alla Religione Domenicana, che volle esser sepellito in Provenza nella Chiesa di S. Maria di Nazaret delle Monache dell'Ordine de' Predicatori, da lui in vita edificata, e data a' Padri dello stess'Ordine, e lasciò à questa Chiefa in segno della sua amorevolezza, il suo cuore, ch'or si vede imbalsamato in una picciola urna d'avorio, ove si le gono queste parole: Conditorium hoc est cordis Caroli II. Il lustrissimi Regis, Fundatoris Conventus Ann. Domini 1309. E sù la porta del cortile di questa Chiesa, sotto la sua statua si leggono i seguenti versi: M. CCC. IX. Carolus extruxit: Cor nobis pignus amoris Servandum liquit; cætera membra suis. Ordo colet noster s tanto devictus amore, Extolletque virum laude perenne Que. pium. te co DE FORESTIERI. 181 5. Questa Chiesa è stata ultimamente co' nobilissimi stucchi adornata, e renduta bella al pari della sua magnificenza. Sono in essa molte cose notabili, delle quali rapporteremo le più degne di essere considerate. 6. La Cupola della Cappella del Conte di S. Severina, fù dipinta da Andrea da Salerno, e nello stesso luogo si leggono queste sentenze: Pietati, & memoriae perpetuae sacrum. Honestae militiae continuò Comet Victoria. Fulgere Coelo datum est, virtutis praemic, bonis. Viraque prospecta est, constructa vita facello. 7. Nella Cappella della famiglia Capece è la tavola rappresentante Christo sù la Croce: opera di Girolamo Capece, vero ornamento de'Cavalieri del suo tempo; perciocche oltre alle politè lettere, sapeva di Musica, e da se imparò il dipignere col veder solamente i dipintori, e fè tal profitto, che gli stessi dipintori vedendo le opere di lui, ne stupivano. Fè anche il Christo di legno, che vedeasi nell'architrave di questa Chiesa. Fiori nel 1570. 8. Nella Cappella del Santissimo Crocifisso, che parlò a San Tomaso, quan 182 GUIDA quando gli disse: BENE scripsisti de ME Thoma; quam ergo mercedem accipies? ed ei rispose: Non aliam, nisi te ipsum: vedesi il mentovato Santissimo Crocifisso, con San Giovanni ad una parte, e la Beatissima Vergine dall'altra, e sotto un quadro di gran vaghezza, che rappresenta la deposizione dalla Croce: opera, in quanto alla maniera, stimata da' pratichi dell'arte, del famoso Zingaro. 9. E' adorna questa Cappella di molti, e nobil seposcri delle famiglie Carafa, e Sangro, con bellissimi epitafi, delli quali soggiugnerò il più bre ve, affisso al più bello, e ricco sepolcro con statua, ed armi della famiglia Carafa, che così leggesi: Huic Virtus gloriam, Gloria immortalitatem Comparavit. M.CCCC.LXX. 10. Nella Cappella della famiglia del Dolce, ò Doce, è una bellissima Tavola della Beatissima Vergine col suo Figliuolo nel seno, l'Angelo Rafaello, ch'accompagna Tobia (vero ritratto di Pico della Mirandola) e S. Girolamo, di rara dipintura: opera di Rafaello Sanzio da Urbino eccellentissimo dipintore, discepolo di Pietro Perugino, che fiori nel 1512. 11. Nel DE FORESTIERI. 183 11. Nella Cappella della famiglia Brancaccia, dedicata à San Domenico, si vede il vero ritratto del detto Santo, cavato dal vivo. 12. Presso la Porta della scalinata eggonsi frà gli altri epitafi, questi della famiglia Rota. Portia Capycia, Viva gaudium, mortua mariti gemitus, hic sita est. Bernardinus Rota thesaurum suum condidit. Fecit nolens, fecit nec mori potuit. Rapia est è sinu Charitum M. D. LIX. Discessit, non decessit. Infelix ille, qui mortua Portia, vivus cum ea sepeliri debuit. En simul hic fingi pertulit, ut quando aliter nequit, saltem marmore conjuge frui liceat; Lugete Musae interim. Abijt, non obijt. Joanni Francisco Rotae, Æquiti pulcherrimè interempto, quod ad Sebethum flumen, pro Patria armis sumptis, medius inter hostes viam sibi virtute mortens aperuisset. Fratres in egregii facti memoriam Pos. Publicis elatus lacrymis. M. D.XXVII. Io: Baptistae Rotae supra aetatem strenuo, qui dum ad gloriam properat, insigni ad Ravennam clade, in acie pro Rege suo pugnani occubuit. Fratres mœſtiſſimi Fratri optimo. Vix. Ann. XIX. Ereptus. M.D.XII. 13. Nella Cappella del Carafa fondata da' Conti di Maddaloni si vede la FI Stadera col motto: 184 GUIDA FINE IN TANTO. M. CCCC. LXX. Volendo significare, che sino, che durerà la Giustizia, durerà la Casa Cara fa, hoggi coſpicua. 14. Nell'entrare della Cappella, ov'è la Statua di S. Stefano Protomartire, vedesi la sepoltura colla statua di Diomede Carafa Cardinal d'Ariano, fatta a tempo, ch'egli era Vescovo, ove si legge il seguente distico: Vivat adhuc, quamvis defunctum ostendat imago: Discat quisque suùm vivere post tumulum. 15. Nella stessa Cappella è un sepolcro di marmo, colla statua del Patriarca Bernardino Carafa, e col seguente epitafio: Ossibus, & memoriae Bernardini Carrafae Episcopi, & Comitis Theatini, Patriarchae alexandrini positum. Hieronymus Carrafa patri unanimi cum lacrymis fecit. Vix. Ann. XXXIV. Morte judicante satis eum vixisse diù, cui nihil ad ullam, vel prudentiae, aut litterarum laudem addi ulte riùs posset: contra gravi tès conquerente fortuna, ereptam sibi facultatem amplissimi honoris, quem jam paraverat illi deferendum. Fato functus est anno salutis Christianae. 1505. 16. Nell'Altar di questa Cappella è la tavola della Lapidazione di S. Stefano di rara dipintura: opera di LionarIn jo, detto da Pistoja. tenza no da fù chi no i 1 DE FORESTIERI. 185 17. In una sepoltura si legge; Terra tegit terram. 18. La Cappella del Duca d'Acerenza hà la tavola, in cui è la Vergine dall'Angelo annunziata, fatta da Tiziano da Cadoto celebre dipintore, il qual fù chiaro al Mondo nel 1546. 19. Sopra le dette Cappelle veggonsi altri sepolcri, due delli quali sono i seguenti: il primo e di Filippo quartogenito di Carlo II. Rè di Napoli, questo fù Principe d'Acaja, di Taranto, ed Imperador di Costantinopoli, il quale passò da questa vita a' 26. di Decembre nel 1332. Il secondo è di Giovanni Duca di Durazzo, Principe della Morea, Signor dell' honor di Monte Sant' Angelo, e Conte di Gravina, per successione di Pietro suo fratello: fù questo ottavogenito di Carlo II. e morì ne' 5. d'Aprile del 1335. il tutto si raccoglie dalle loro iscrizioni, che ivi sono20. All'incontro della Cappella del Principe di Stigliano è quella di Fabio Arcella Arcivescovo di Capova, ove si veggono la Reina de Cieli, col Bambino nel seno, ed altre statue di candidi marmi di pregiata scultura, le quali furono fatte da Giovanni da Nola. 21. Nella sepoltura di Bernardino Rota, nella Cappella di S. Gio: Battiſta, 186 GUIDA sta, oltre alla sua statua, vi sono quelle del Tevere, e dell'Arno, celebratissimi Fiumi nell' Italia, ed anche dell'Arte, e della Natura, e quivi si leg & Rotam flet Arnus, atque Tybris extinctum. Cum Gratiis quaeruntur Aonis Divę Ars ipsa luget, luget ipsa Natura, Florem periisse candidum Poetarum. Bernardino Rotę Patri optimo Antonius, Io: Baptista, & Alphonsus Filii Poss. Moritur M. D. LXXV. Ann. agens LXVI. 22. La tavola della Cappella Lanaria, in cui è dipinto l'Angelo Michele, con sotto i piedi il demonio, fù fatta da Gio Bernardo Lama23. Dirimpetto a questa Cappella è quella della famiglia Bucca d'Aragona, ove si vede un quadro, in cui sono Christo Nostro Signore, che porta la Croce sù gli homeri, ed altri personag gi d'eccellente dipintura, e secondo alcuni, si tiene opera di Vincenzo, secondo altri di Gio: Corso illustre dipintore. 24. Nella Cappella della famiglia Bonito, si vede la statua d'un Vescovo della famiglia, opera del celebre scalpello del Finelli. 25. Vicino alla porta grande a man sinistra, quando si entra, è una bellissima mC gazie 1 quie, sich giner pieta. Siun Nra raia ⛪ 1 DE FORESTIERI. 187 ma Cappella della famiglia Franchi, la quale fu destinata per ponervi le Reliquie, che si conservano in quella Chiesa: ivi si ammira una famosa Tavola pittata dal Caravaggio. Presso questa è un'altra di S. Giuseppe, dove si veggono due quadri del famoso Guidoreni, che nuovamente ci sono stati riposti. 26. Nella Sagrestia di questa Chieſa ſono molte tombe co' ſuoi Baldacchini di tela d'oro, e di broccato, e quivi, sotto la figura della morte si leg &c: Sceptra ligonibus æquat. Memoriae Regum Neapolitanorum Aragonensium, temporis injuria consumptae, pietate Catholici Regis Philippi, Ioanne à Siunica Mirandae Comitae, & in Regno Neap. Prorege curante, sepulcra instaurata Ann. Domini 1594. Nella Tomba di Alsonso Primo si legge: Inclytus Alphonsus, qui Regibus ortus IberisAusoniae Regnum primus adeptus, adest. Obiit Anno Domini 1458. Nella Tomba del Rè Ferrante I. Ferrandus senior, qui condidit aurea sæcla, Mortuus, Ausoniae semper in ore manet. Obiit Anno Domini 1494. Nel GUIDA 188 Nella Tomba del Rè Ferrante II. Ferrandum Mors saeva diù fugis arma gerentem Mox illum, positis impia falce ne cas? Obiit Anno Domini 1496. Siegue poi la Tomba della Reina Giovanna sua moglie, la quale fù figliuola di D. Giovanni d'Aragona, fratello d'Alfonso Primo, già moglie di Ferrante Primo. Suspice Reginam pura hospes mente Jean nam, Et cole, quae meruit post sua fata coli. Obiis Ann. Dñi 1518. 28. Augusti. Appresso è la Tomba di D. Isabella d'Aragona, figliuola d'Alfonso I. Rè di Napoli, e d'Ippolita Maria Sforza, la quale fù moglie di Giovan Galeazzo Sforza, il giovane, Duca di Milano: Hic Isabella jacet, centum sata sanguine Regum, Qua cum majestas Itala prisca jacet, Sol, qui lustrabat radiis fulgentibus Orbem, Occidit: inque alio nunc agit orbe diemObiit die 11. Febr. 1524. 27. Sieguono altre tombe di D. Maria Aragona Marchesa del Vasto, d'Antonello Petruccio, ch'era Segretario di Ferrante, capo della congiura de Baroni, il di cui corpo si vede intatto, e de' Duchi di Mont'Alto della famiglia Aragona, co' loro epigrammi, S accer do X de DE FORESTIERI. 189 mi, che si tralasciano per brevità; solo ne accennerò una, che meritò il nobile Epigramma di M. Lodovico Ariosto, ed è la tomba del Marchese di Pescara. L'Epigramma è il seguente, fatto à modo di dialogo. Quis jacet hoc gelido sub marmore? Maximus ille Piscator, belli gloria, pacis honos. Nunquid & hic pisces coepit? Non. Ergo quid? Urbes, Magnanimos Reges, Oppida, Regna, Duces. Dic quibus haec coepit, Piscator retibus? Alio Consilio, intrepido corde, alacrique manu. Qui tantum rapuere Ducem? Duo Numimina Mars, Mors. Vt raperent quisnam compulit? Invidia. At nocuere nihil, vivit nam fama suPerstes Quae Martem, & Mortem vincit, & Invidiam. 28. Era il cortile di questo Tempio anticamente l'Università degli studi, e principalmente di Legge, Filosofia, Medicina, e Sagra Teologia, il quale fù istituito da Federigo Il e frà gli altri Dottori, che vi vennero, uno fu Bartolo 190 GUIDA tolomeo Pignatelli da Brindisi. E nella sagra Teologia vi fù Lettore ne' tempi di Carlo I. l'Angelico nostro San Tomaso d'Aquino, à cui, ordina, si doni un'oncia d'oro il mese, mentr'egli leggeva in detto Studio, il che si verifica dal registro di Carlo I. l'anno 1272. 1. Ind. F. 1. e dal marmo, c'hor si vede presso la porta dello studio della Teologia, ove si legge: Viator, hùc ingrediens, siste gradum, atque venerare hanc Imaginem, et Cathedram, in qua sedens Mag. ille Thomas de Aquino de Neap. cum frequente, ut par erat, auditorum concursu, & illius seculi felicitate, caeterosque quamplurimos admirabili doctrina Theologiam docebat, accersito jam a Rege Carolo I. constituta illi mercede unius unciae auri per sin gulos menses. R. F. V. C. in Ann. 1272. D.SS.FF. Hoggi non più in questo cortile si legge, ma nella publica Università fuori la Porta di Costantinopoli, della quale già parlato n'havemo. Quivi frà la porta maggiore della Chiesa, e quella del Convento, vedesi un'antica Iscrizione di questo tenore: Nimbifer ille Deo mihi sacrum invidis Osirim, Imbre tulit mundi corpora mersa freto. In. DE FORESTIERI. 191 Invida dira minus patimur fusamque sub Axe Progeniem caveas, Trojugenamque trucem. Voce precor superas auras, & lumina Cælo Crimine deposito posse parere viam Sol veluti jaculis Itrum radiantibus undas Si penetrat gelidas ignibus aret aquas. La quale, perche molti anni sono, stava all'orificio di una cisterna, il P. Fr. Cipriano da Napoli la spiegò in significato, che nel fondo di detta Cisterna nascosto fosse il corpo del B. Guido Marramaldo, con gli argenti della Chiesa; e pero intitolò il suo lib. Cisterna discoverta. Contra la cui opinione io scrissi il Filod' Arianna, provando esser quella pietra epitafio fatto ad un Naufrago, perche in fatti quella Pietra non esa della Cisterna, ma fù levata dal suolo della Chiesa, quando fù trasportato il Coro. 29. In questo famoso Tempio si serba il Braccio dell'Angelico Dottore, e'l suo corpo è sepellito in Tolosa. 30. Ultimamente essendo passato a miglior vita Monsignor Domenico Cennini Vescovo di Gravina e General Ministro dell'Inquisitione di Roma nella Città, e Regno di Napoli, per testamento si hà eletto la comune sepoltura de Fra 192 GUTDA Fratri Predicatori, in questa Chiesa; la qual coſa è ſtata con ſolenniſſima pompa funebre eseguira dall'Eminentissimo, e Reverendishmo Sig. Cardinale Fra Vincenzo Maria Orsini dell'Ordine de'Predicatori, Arcivescovo Sipontino; il quale siccome gli assistette infino all'ultimo respiro, così esecutor testamentario hà voluto colla ſua pietà adempire la volontà del Testatore infino ad una menoma sillaba. Ed in memoria di un tanto Prelato hà fatto incidere in marmo la seguente iscrizione, che leggesi nella parete del braccio destro di questa Chiesa, quale iscrizione non habbiam voluto che mancasse alle nostre stampe, come parto della nostra penna, qualunque egli sia: Dominico Cennini Patritio Senensi, Gravinensium Pötifici, Magno Cardinali Cen nini Consobrino suo sola purpura inferiori: Vitae integritate, morum suavitate, do ctrinae ubertate, nec illi, nec ulli secundo. In Pontificio exercendo exemplari constantia, in Fidei ab haeresibus tuendae generali ministerio summa prudentia, cum primis admirando. De DOMINICI Familia, cujus nomine nuncupatus est, cujus meliora charismata aemulari non desiit, cujus Templo corpus suum commendavit, optimè merito. Annos LXXXIII. M. II. D. I. nato, cùm Gravinae sedisset Ann. XXXIX. M. V. D. XVI. XXI. Augusti M.DC F. Perthe F. mo All Ill. e Reuere Monsig. F. Domenico Maria Marchese dell'Ord. de Predi catori Vescouo di POzzOLI. „ Alla uirtu grande ma C forme di V. S. Me Reuerenas pria che i Posteri innalzino idouuti obelischi di perpetua ricordanz, ques to del suo Patriarca S. Domenico con tutta diuozione Consagro Antonio Bulifon 10 Palmi Capitulum Ingego Sebast. Indiligato Lin- Fol. DE FORESTIFRI. 193 M. DC. LXXXIV. ad perennem vitam. renato. Fr. VINCENTIUS MARIA URSINUS Ordinis Praedicalorum, Tituli S. Xysti S. R. E. Presbyter Cardinalis, Archiepiscopus Sipontinus, multis nomini bus ab ineunte aetate ei devinctissimus, ejusdemque postremae voluntatis, publicis tabulis expressae, lubens executor, mutum hunc lapidem vocalem factum, veritatis, & animi testem, ceù Patri amantissimo B. M. P. 31. Nel Dormitorio antico del Convento si vede la Cella di San Tomaso d'Aquino, tenuta in grandissima venerazione, e convertita in divotissima Cappella, ove si celebra la Messa. Quivi si conserva un libro scritto di mano del detto Santo sopra S. Dionigi De Coelesti Hierarchia. 32. Nell'accennata Sagrestia si conservano molte tapezzarie, ed argenti in gran copia, li quali e per la materia, e per lo lavoro sono degni di esser veduti, precisamente il bellissimo busto del Beato Pio V. 33. Il Convento tuttavia si và amplificando, e riducendo in magnifica forma, ed ultimamente e compiuto il nuovo Refettorio lungo 169. palmi. 34. Avanti alla porta picciola, a cui si ascende per molti gradini, come si è accennato, e propriamente nel mezzo della Piazza, si erge una bella Piramide di marmi congiunti, e lavorati, che quado GUIDA 194 do sarà compiuta riuscirà di grande ornamento. Di S. Angelo a Nido. Un honor del Principe della Ce1. leste milizia Rinaldo Brancaccio del Seggio di Nido fabbricò questa Chiesa, e fatto Cardinale da Urba no VI. nostro Napoletano, dotolla, ed aggiunsele uno spedale per gli poveri infermi. Questo Cardinale corono Giovanni XXIII. Pontefice, nostro Napoletano, dal quale fù sommamente amato per la sua santa vita, ed età veneranda, da cui fù mandato Ambasciadore a Ladislao Rè di Napoli a trattar la pace frà esso, e la Chiesa. Mori il Cardinale in Roma nel 1427. a' 27. di Marzo, il cui corpo fù poscia condotto in Napoli, e sepolto in questa Chiesa in un nobilissimo sepolcro di marmo con statue similmente di marmo: opera di Donato, detto Donatello, eccellente scultore, e statuario Fiorentino, il quale fù celebre nel 1400. in circa. Questo sepolcro fù fatto in Firenze d'ordine di Cosmo de Medici, esecutor del testamento del detto Cardinale, e mandato per barca in Napoli. 2. Vedesi nell'Altar maggiore la Tavola, ov'è dipinto S. Michele Arcangelo, opera eccellente del famoso Mar3. E' inolco da Siena. SEPOLCRO DE SS BRANCACCI Fol. ALREV. SIG'AB. D. SISTO COCCO PALMIERI FRATELLO D’MONSICI VESCOYO DI MALTA mi meriti di VS.R. dedico questo. Mausoleo di gloria delli principali Heròi della Casa Brancaccia, hauendo ella con particolar zelo fatto non solo questo ergere come dall'inscritione siuede, ma anco la Biblioteca da loro lasciata a beneficio del Publico Nicoló Bulifon N ⛪ ⛪ 5 □ 6.2.41 ⛪ — All’Eccmo Sigre Il Sig. D. Paolo di Sangro Duca di Torre maggiore, e Principe di S. Seuero, etc. L'Urne dimarmo chiudono le ceneri degli Aui di V.E. ma le uirtu loro sono tutte ristrette in lei, cui humilmte dedico la presente figura diuno de pretiosi sepoliri de medemi Antonio Bulifon DE FORTSTIERI 195 E' inoltre in questa Chiesa una Cappella dedicata a S. Candida la seconda, e sopra la porta di questa Cappella si legge la seguente iscrizione. Sacellum Sanctae Candidae Neapolitanae ex Familia Brancatia. Nel 1687. a man dritta dell'Altar maggiore si fè riguardevole deposito di finissimi marmi dal Gran Priore Fra Gio: Battista Brancaccio tanto per lui, quanto per li due ultimi Eminentissimi Signori Cardinali, suo Zio, e Fratello, anco per il Sig. Generale, e Priore Fra D. Giuseppe altro suo fratello, con li mezzi Busti di tutti quattro, due statue della fama, & una della morte, fatto da Pietro Ghetti di Massa di Carrara. Fondò parimente in esecutione della volontà degli Eminentissimi Signori Cardinali sudetti una libraria in questo luogo per beneficio del Publico, riferita con altre librarie, sotto la direttione del Sig. D. Sisto Coco Palmerii suo esecutore testamentario, la quale fù aperta al publico li 29. Settembre. 1690. Di S. Maria della Pietà de Sangri. 1. QUesta Chiesa è a rincontro della porta piccola, e laterale di S. Domenico Maggiore, fù fondata da Alessandro di Sangro Patriarca d'Alessandria, ed Arcivescovo di Beneren 196 GUIDA vento per divozione della Madre di Dio: è grandemente abbellita con lavori di finissimi marmi, intorno alla quale sono le Statue di molti degni personag gi di essa famiglia co'loro elogj, uno de quali è il seguente: D. O. M. Paulo de Sangro Castri novi Marchioni, Turris majoris Duci, Sancti Severi Principi, Majorum imaginum, admirabili exemplo, vel in juventae primordiis, per Belgas, per Italos, per Ger manos, peditum, equitumque ductori, largitates strenuitate, fidelitate, optimè promerito. d Philippo IV. Max. Rege aureo vellere, aureaque clavi insignito, majora demum in dies merendo, ab humanis erepto, repetentique Coelo feliciter reddito, condito a virtute sepulcro Marmor hoc vitae thalamum mortis tumulum, Amoris monumentum Joannes Franciscus filius haeres P. Ann. sal. hum. M. DC. XLII. Di S. Andrea a Nido1. [ ] Acendo ritorno alla strada intrapresa, doppo S. Angelo a Nido. Vedesi la Chiesa di S. Andrea, detta similmente a Nido, eretta già dall'Imperador Costantino. 2. Nell' Altar maggiore è una bellissima Tavola, che costa da 700. scudi, e fù dipinta da Francesco Curia. In Fin. Cuida n: 11 DE FORESTIERI. 197 3. In questa Chiesa è l'antico sepolcro di S. Candida Juniore, ò vogliam dir la Seconda, ove si legge. + Mors, quae perpetuo cunctos absorbet hiatus Parcere dum nescit, saepius inde favet. Felix, qui affectus potuit dimittere turos, Mortalem moriens non timet ille viam. CANDIDA praesenti tegitur Matrona sepulcro, Moribus, ingenio, & gravitate nitens. Cui dulcis remanens conjux, natusque superstes, Ex fructu Mater noscitur in soboleHoc precibus semper, lacrymosa hoc voce petebat, Cujus nunc meritum vota secunda probant. Quamvis cuncta domus nunquam te flere quiescat, Felicem fateor sic meruisse moriHic requiescit in pace CANDIDAG. F. quae vix. pl. m. Ann. L. D. P. die 4. Id. Sept. Imp. D. N. N. Mauritio PP. Augusto ann. IIII. P. C. ejusdem anni indictio ne IIII. Di S. Maria Donna Romita. U la presente Chiesa eretta da pietosi Napoletani coll'occasione 198 GUTD 4 e d'alcune Donne Romite Orientali, le quali da Romania di Costantinopoli, fuggendo la persecuzione, ne vennero in Napoli. Crediamo, che ciò fosse nel tempo, che vennero quelle Donne Greche, le quali diedero principio a Monisteri di San Gregorio Vescovo d'Armenia, e di Santa Maria d'Alvino; che molto tempo vissero alla greca sotto la Regola di S. BasilioEvvi la Cappella de' Signori dello Doce, nobili del Seggio di Nido, colla seguente iscrizione Greca in un marmo antico, che dalla Indizione si raccoglie essere stata dell'anno 616. le cui parole sono le seguenti: GEOANPOE. THATOZ. KAI AOTE ATIO. OEMEAIAN TON. NAON. ΟΙΚΩΔΔΜΗΣΑΣ. KAI. THN., AIAKONIAN. EK. NEAZ. ANTEAZ. EN. NA ETAPTI. THE. BAXIAEIAZ ONTOZ KALKOETANIINOT TAN. ΘΕφδΙΑΩΝ. KAL TON BAΣΙΑΕΩΝ. ZEMNOE BIOZAE.ENTE IIIE TIKAL. TPOPH EKTÁ-MENZE OKTABPIOT.ENOAAE.ZHXAX. XPIXTO El Hl. KAI. M. Il quale ſe bene in un'altra lapide, situata sotto della menzionata iscrizione, e ### error come tit ten merit Christ DE FORESTLERI. 199 ne, si vede tradotto, quale traduzione si porta dal Summonte, & altri Scrittori: Nulla di meno essendosi conosciuto da persone intesi della lingua greca non corrispondere all'iscrizione, ed essere erronea, perciò si è di nuovo tradotta, come si scorge. Thodorus Consul, & Dux a fundamentis templo aedificato, & Diaconia de novo perfecta in indit. quarta Imperii Constantini Pii Imperatoris, praeclarus, & fide, & moribus, sexto mensis Octobris, hic vivens, Christo, annos quinquaginta. Questo Teodoro fù fondatore della Chiesa di S. Gio: e Paolo, ove stava situata l'iscrizione sudetta, la quale era incontro quella di Santa Maria di Monte Vergine nelle pertinenze di Nido, la quale nell' anno 1584. fù incorporata nella Chiesa del Collegio de' Padri Giesunti. 2. In questo Monistero si serba il corpo di Santa Giuliana Vergine, e Martire, mà alle Monache è incognito il proprio luogo, dov'ella grace. 3. Eyvi parimente un'Ampolla di cristallo col Sangue di S. Giovam-Battista, il quale opera molto piu di quello stesso miracolo, di cui si e favellato nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara e si dirà in quello di S. Gregorio; perciocchè tutte volte, che s incontra colla Costa dello stesso Santo, overo quando si di 200 GUID A si dice la Messa votiva della Decollazione di detto Santo, in leggersi il Santo Vangelio, divien liquidissimo, e poscia si assoda, siccome del Sangue di S. Gennaro col suo Capo, come si è detto. 4. E' questa Chiesa dedicata alla gran Madre di Dio assunta al Cielo, assai bella, ben tenuta, e riccamente adornata. La cupola fù principiata a pittare dal celebre Luca Giordano, il quale fè tutta quella parte che ſi vede in fronte, e non la compì, dovendo andare in Madrid al servizio del Rè di Spagna; poi fù terminata da Giuseppe Simonella discepolo del Giordano, e si scuoprì a 24. di Giugno 1696. Nel Monistero vi habitano da ottanta Monache. Di S. Maria di Monte Vergine. 1. FOndatore di questa Chiesa fù Bartolomeo di Capova gran Conte d'Altavilla, e gran Protonotario del Regno nel 1314 e la diede a' Monaci di Monte Vergine della Congregazione di S. Guglielmo da Vercelli. Nel 1588. havendo 1 Monaci rinnovata la Chiesa così magnifica, siccome hoggi si vede, il Principe della Riccia similmente gran Conte d'Altavilla fece rinnovare la figura del gran Protonotario coll'armi, e'I distico del tenor seguente: Accipe Maria, quae dat tibi Bartholomæus, Cui ⛪ ber. onder 1 DE FORESTIERI. 201 Cui sit propitius, te mediante, Deus. 2. Nel braccio destro di questa Chieſa ſi vede la Cappella della famiglia Salvo, dov'è un bellissimo quadro di Fabrizio Santa-Fede. Del Collegio del Giesù. 1. DEr la nuova fabbrica di questa Chiesa, D. Tomaso Filamarino Principe della Rocca, con pietoſa, e liberal mano hà speso ventimila scudi, onde meritamente egli ne riporta il titolo di fondatore, come chiaramente si scorge dalle Armi de Filomarini, che campeggiano per tutta la Chiesa ne luoghi più ragguardevoli, e particolarmente su la Porta maggiore coll'iscrizione seguente: Thomas Philamarinus, Castri Comes, ac Roccae Princeps, Majorum suorum Pietatem felici ausu aemulatus Templum hoc extruxit. M. DC. XIII. 2. Questa Chiesa è assai nobile, e ben'ornata, vi si veggono quattro tavole di eccellente dipintura, opere di Marco da Siena: la prima, che stà nell'Altar maggiore è della Circoncisione; la ſeconda della Natività; la terza della Trasfigurazione del Signore; la quarta di S. Ignazio Vescovo Antiocheno, e di S. Lorenzo. Altri quadri si veggono di Giuseppe Marcelli. L'Al5 201 GUIDA 3. L'Altare a man dritta di chi entra in Chiesa, e disegno del Cavalier Cosmo, il quadro e del Fracanzano, e le due statue una d'Isaia, l'altra di Geremia, sono del detto Cosmo, il quale par che habbia havuto un genio particolare in formar le statue di Geremia, essendo questa nobilissima. 4 Amplissimo, e maestoso è il Cortile, e fabbrica del Collegio, dove sono le ſcuole dell'arti liberali, e delle ſcienze, eccetto che di Medicina, di Leg Canoniche, e Civili; tanto splendore hà acquistato dalla generosa pieta de figliuoli di Cesare d'Aponte, siccome i Padri attestano colla seguente iscrizione, sotto le Armi della famiglia accennata: Caesaris de Ponte filij Gymnasium a fun damentis ad lumen bonis paternis extru xerunt. M.DC.V. Societas Jesu grati animi monumentum posuit. 5. Si deve da' Forestieri vedere la casa, ove nuovamente li Padri han fatta una sotuosissima Libraria, ed anco possono vedere la cantina capace da tre mila botte di vino. 6. Per non lasciare in obblivione le antiche memorie, debbo accennare, come ne! luogo di questa Chiesa era prima un'altra, dedicata a' Santi Pietro, e Paolo dal gran Costantino data a Padri dal Cardinale Alfonso Carafa, questa nel e m DE FORESTIERI. 203 nel 1564. fù da detti Padri diroccata, ed avvenne insieme, che molti antichi marmi guasti ne rimanessero; uno delli quali era il ſeguente. Theodorus Consul & Dux a fundamentis Templum aedificavit, & Diaconiam ex novo perfecit. Indict. 4. Reg. Asontis, & Constantini Dei amatorum, et Regum. Qui reverenter vixit in fide, & conversione. 6. mens. Octobris. hic vivens Christo Ann. XI. Ed in un'altro marmo: Piissimae, & Clementissimae Dominae nostrae dug. Helenae Matri Domini nostri Victoris semper Aug. & Aviae Dominor nostror. Beatissimor. Caesarum, uxori Domini Constantini Ordo Neap. P. Della Chiesa de' Santi Marcellino. e Festo. MEI795. Teodonanda moglie di 1. Antimo Consolo, e Duca di Napoli per l'Impero Greco, edificò questa Chiesa col suo Monistero, dedicata a S. Marcellino, al quale doppo fù ggiunto l'altro di S. Festo, ch'era frà questa Chiesa, e quella del Collegio. Alcuni credono, che ne fosse fondatore Federigo Barbarossa nel 1154. in circa; mà credo che vogliono dire ristauratore2. Hoggi questa Chiesa è bellissima, menre inferiore a qualsivoglia altra del1 204 GUIDA delle altre Monache. Nella tavola dell'Altar maggiore è una miracolosa figura del Salvatore, di dipintura greca, la quale fù mandata in dono dall'Imperador Greco all'Arcivescovo di Napoli; Mà i portatori di quella, lassi dal peso, poggiaronla sopra di un tronco di colonna di marmo, c'hora si vede fuor la porta del Monistero, e volendo doppo condurla all'Arcivescovo, com'era stato loro ordinato, niuna forza fù bastante a levarla di quel luogo, e perciò fù determinato; che collocata fosse nella preſente Chieſa; ed in memoria di tal fatto si vede un marmo sopra detta colonna, ove si legge: Ne mireris viator, si columnae truncus ipse hic locatus fuerim, quum Salvatoris imago ab Imperatore Constantinopolitano, Archiepiscopo Neapolitano dono missa fuerit, bajuli onere defessi super me deposuerunt, quae quum tolleretur, nullis viribus eripi potuit. Hoc itaque miraculo ejus imago super altare DD. Marcellini, & Festi divinitùs collocatur, quod Sylvester suis literis comprobavit, quamplurimas concedens indulgentias. Di S. Severino de' Monaci Casinensi. Uesta Chiesa è cosi antica, che non vi è memoria della fondazione; fù bensì ampliata, e rie ristar nel 32 DE FORESTIERI. 205 e ristaurata da Costantino Imperadore nel 326. e consagrata da Papa Silvestro a di 8. di Gennajo. 2. Nell'anno 910. furono sotto l'Altar maggiore sepelliti i Venerabili Corpi de Santi Severino Vescovo, e Sosio Diacono; onde quivi si legge: Hic duo Sancta simul, divinaque corpora Patres Sosius unanimes, & Severinus habent. 3. Mà perche l'antica Chiesa non era capace del concorſo de'Napoletani. fù necessario ergerne un'altra di maggior grandezza, alla quale fù dato principio nel 1490. sotto lo stesso titolo de Santi Severino, e Sosio4. La Chiesa, oltre all'architettura giudiciosa, fù nell'anno 1609. cominciata ad illustrare con fenestroni superbi: e la volta, ch'era di fabbrica, fù ornata co'ripartimenti d'oro, e stucco, con trè ordini di quadri nel mezzo, ove sono alcuni miracoli di S. Benedetto. 5. A destra, ed a sinistra è la vita di S. Severino, e di S. Sosio. Appresso detti quadri sono l'Armi di rilievo di sette Religioni, che militano ſotto la Regola di S. Benedetto, e frà quelle sono dipinti gl'Imperadori dell'Oriente, li quali abbandonando gl'Imperi, e Regni si racchiusero ne' chiostri sotto l'habito del S. Patriarca. 6. Di rincontro nella Chiesa veggonsi GUIDA 206 gonsi trenta Pontefici di detta Religrone. Nella Croce sono quattro quadri della Vita di Nostro Signore, e dodici Croci de' Cavalieri fondatori d'ordini Cavalereſchi, militanti ſotto lo ſtendardo Benedettino. 7. Nel mezzo del Coro è dipinta la gloria dell'anima di S. Benedetto, il quale quadro in figura di stella è arricchito d'oro, che fa bellissima prospettiva; e d'intorno sono otto quadri con diverse storie del Testamento vecchio, che alludono al S. Sagrificio dell'Altare, alla orazione, alla salmodia del Coro, ed alla dedicazione del Tempio. Il tutto è opera di Bellisario Corensio, il quale fù divotiss-della Religione Benedettina, e volle qui il suo sepolcro, che si vede nella Cappella della famiglia Maranta, col seguente epitafio: Belisarius Corensius ex antiquo Arca dum generes D. Georgij Eques s inter Regios stipendiarios Neapoli à pueris adscitus, depicto hoc Templo, sibi, suisque locum quietis vivens paravit 1615. 8. La Cupola è dipintura a fresco, mà antica, dicono, di un tal Fiamengo. 9. Si vede un bello Altar maggiore in isola, con una nobile balaustrata avanti di marmo, e dietro un bellissimo Coro, con bel pavimento. I sedili sono assai nobili, lavorati di noce di diverse maniere, in modo, che ogni sedile hà dif DE FORESTIERI. 207 differenza di lavoro, e sono costati docati 16. mila. 10. Innoltre vi sono due fonti di broccatello, sostentati ciascuno dal suo pilastretto di marmo, coll'armi della Congregaz. e del Monistero, ed in fronte un vasetto di diversi fiori, che fanno bellissima prospettiva; sopra del qual pilastro e posto un Corvo, insegna di S. Benedetto. 11. Ne'quattro angoli giù della Cupola si veg gono quattro depositi della casa Mormile, di scoltura non dispregevole. 12. Nelle Cappelle della Chiesa, alcune delle quali sono assai belle, si veggono cose considerabili. In quella della famiglia Grimalda e la Tavolà, rappresentante la Natività di S. Giovam Battista, fatta da Marco da Siena. 13. In quella della famiglia Massa e la Tavola della Santissima Vergine Annunciata opera di Not. Giovannangelo Criſcolo 14. Nella Cappella della famiglia Albertina e la tavola della venuta de Maggi cō gran numero d'huomini, opera di Marco da Siena. 15. Appresso la Sagrestia di questa Chiesa si veggono due sepolcri di rara scultura: nel primo è sepellito GiovamBattista della famiglia Cicara, spenta nel Seggio di Portanova, ove si legge: Li GUIDA 208 Liquist: gemitum miserae lacrymasque Parenti. Pro quibus infelix hunc tibi dat tumulum. Nel secondo fù sepellito Andrea, picciol fanciullo della famiglia Bonifacia, parimente spenta nello stesso Seggio, in questo sepolcro si veggono egregiamente scolpiti molti personaggi, altri di tutto, altri di basso rilievo, in atto di piagnere, tanto al naturale, che porgono maraviglia a' riguardanti: il tutto fù opera di Pietro da Prata, che fiorì nel 1530. e nel sepolcro si leggon gl infrascritti versi di Giacopo Sannazza ro. Nate Patris, Matrisque Amor, & suprema voluptas, En tibi, quae nobis te dare sors vetuit. Busta, eheu, tristesque notas damus, in vida quando Mors immaturo funere te rapuit. 16. Doppo questa si vede la bella, e ricca Cappella della famiglia Sanseverina del Seggio di Nido, ove sono sepolti ttè giovanetti, li qua li furono empiamente avvelenati in certi vini, dati loro da bere da un lor Zio, per ingordigia di succeder loro Quivi sono i sepolcri colle statue de detti trè giovani di rarissima scultura, ed anche la sepoltura della Madre, il tutto opera di Giovanni Merliani da NelNola. 2.6 A FAMIG AN. briefens lacobi Janseuerin MA ALLECC. SIG. D. ORORA SANSE VERINO Duchessa di Lorenzano, etc. Per considerare leglorie del mondo terminate in un sepolcro, è proporzionato oggette la figura, che le dedico: per imparare ad imortalarsi colla uirtù, basta l'esepio di. V. & cc. cui humilmte Antonio Bulifon m'inchine SEFOLCRO DI ANDREA BONIFACIA. ⛪ S Tulale Nate Fabry, Water et suprema uoluptas, V.E. 3 ① Al Reu Padre il P.D. Ippolito Berarducci Casinese Abate di S. Seuerino di Nap. A chi brama uedere le antiche maraviglie sia noggetto la figura che qui si rappresenta; a chi è curioso delle moder ne basta praticare UPR eum colma di tante doti, che ogni maraviglia eccede. Per unir adunque amendue al suo gran merito diuotamte la dedico Antonio Bulifon nennt eidem tres DE' FORESTIERI. 209 Nel Primo si legge. Hic ossa quiescunt Jacobi Sanseverini Comitis Saponariae, veneno misere ob avaritiam necati, cum duobus miseris fratribus, eodem fato, eadem hora commorientibus. Nel Secondo. Jacet hic Sigismundus Sanseverinus, veneno impiè absumptus, qui eodem fato, eodem tempore, pereunteis germanos fratres, nec alloqui, nec cernere potuit. Nel Terzo. Hic situs est Ascanius Sanseverinus, cui obeunti eodem veneno iniquè, atque impiè, commorienteis Fratres nec alloqui, nec videre quidem licuit. Nella sepoltura della Contessa lor Madre. Hospes, miserrimae miserrimam defleas orbitatem. En illa Hyppolita Montia, post natas foeminas infelicissima, quae Vgo Sanseverino conjugi treis maximae expectationis filios peperi, qui venenatis poculis (vicit in familia, proh scelus! Pietatem cupiditas, timorem audacia, & rationem amentia) Vnd in miserorum complexibus Parentum miserabiliter illicò expirarunt: Vir, aegritudine sensim obrepente, paucis post annis in his etiam manibus expiravit. Ego tot superstes funeribus, cujus requies tenebris solamen in lacrymis, & cura omnis in morte collocatur. Quos vides separatim tumulos, ob aeterni dolo GUTD 210 doloris argumentum, & in memoriam illo rum sempiternam. Anno M.D.XLVII. 17. Nella Cappella della famiglia Gesualda, è un panno finto, che cuopre il suo Altare, e due puttim che'l sostengono, opera di Paolo Schefaro. 18. Nel sepolcro del Prior di Capova è una bellissima statua di candidi marmi, opera d'ignoto scalpello. 19. La Tavola della Nativita di Nostra Signora, che si vede nella Cappella della famiglia Caputa, fù fatta da Marco da Siena. 20. Nell'andare alla Chiesa vecchia sono molti sepolcri colle statue di marmo. Nella seconda Cappella è la tavola rappresentante Christo sù la Croce, opera di Marco da Siena. Nella Cappella della famiglia Palma è la tavola, che rappresenta la Beatissima Vergine col suo Bambino nel seno, nel mezzo di San Giovam-Battista, e di S. Giustina Vergine, e Martire, e di sotto è un scabello, in cui e la Cena del Signore, il tutto è opera di Andrea dal Salerno. 21. L'Organo di questa Chiesa è assai nobile, e di gran pregio, ed è stimato il più bello di Napoli. 22. Iu questa Chiesa vi sono gran ricchezze di parati: e di cortine di se ta, e di broccati, con belli ornamenti 23. Nelper il culto divino. DE FORESTIERI. 211 23. Nella Sagristia, oltre alla ricchezza de' paramenti, e de' vasi d'argento in gran copia, vi è un Crocifisso donato dal Beato Pio V. à D. Giovanni d'Austria, col quale miracolosamente ottenne quella segnalata Vittoria in Lepanto contra il Turco. 24. Hà il Monistero trè bellissimi Chiostri, il secondo fù dipinto à fresco Antonio Solario singolar dipintore Veneziano, per sopranome detto il Zingaro, che fiori nel 1495. Questi vi dipinse la vita, e miracoli di S. Benedetto, nella qual dipintura si veggono le teste delle figure ritratte dal naturale che à riguardarle pajono vive. Il terzo è stato fabbricato con bellissima architettura di bianchissimo marmo con colonne d'ordine Dorico, fatte con grandissima spesa condurre da Carrara. Sono i dormitorj di questo Monistero assai nobili, ricche le fabbriche, ed altri edificj, che quivi si veggono, tanto, che à questo luogo eccedono tutti gli altri di Napoli. Del Sagro Monte della Pietà. U'il Sagro Monte della Pie1. ta fondato in Napoli nel 1536. e doppo di essersi esercitata quest opera in altri luoghi, finalmente nel 1597. fù dato principio alla gran fabbri GUIDA 212 brica, che hoggi si vede, disegno del consid famoso Cavalier Fontana, e vi sono spesi da 70. mila scudithe 2. Nel 1598. si pose la prima pietra fra fe benedetta per la Cappella nel Cortile, 150 questa hà una bella facciata, e sopra la porta vi si vede una Madonna della Pietà con Nostro Signore morto in grem sacra bo di molta vaghezza, e due Angioli, sotto li quali si veggono patimente di bellissime statue, che si dicono fatte da Pietro Bernino, padre del celebre Loren 20. 3. Dentro la Cappella sono trè qua dri non meno grandi, che belli, quello a man destra di chi entra è del Burghe sio. Qui si vede una memoria del Cardinal Acquaviva, che fè al Sagro Monte un legato di 20 mila scudi. La rendita del medesimo Monte è più di 50. mila ducati l'anno, senza però i pesi, che tiene, frà le altre opere pie, impresta danari à chiunque vuole sopra pegni fin alla somma di docati 10. per due anni senza interesse alcuno. Di San Biagio Maggiore, detto a' Librari. Hiamasi San Biagio a' Librari, per essere questa Chiesa da loro, e da altri governata, con un Nobile, e situata nella loro contrada. A detta Chie . ike DE FORESTIERI. 213 sa furono da' divoti lasciate limosine considerabili per fabbricarvi la nuova Chiesa, quale essendo finita riuscirà una delle belle di questa Citta; nella sua festa vi e gran concorso di divoti, e la Città vi tiene Cappella, ed offerisce 7 torcie di cera al Santo, come Padrone. Per la sua fondazione, vedi Napoli sacra d'Engenio, fol.338. Della Chiesa di S. Gregorio, dal volgo detto S. Ligorio. ER non tralasciar le cose an1. tiche, debbo accennare, che la strada da San Gennaro all'Olmo infino a San Lorenzo, chiamavasi anticamente Piazza Nostriana, e Foro Nostriano, per essere sepellito nella detta Chiesa di S. Gennaro, S. Nostriano Vescovo di Napoli. 2. In questa strada è situata la Chiesa di S. Gregorio, detto volgarmente S. Ligorio, fù edificata da' pietosi Napoletani, insieme col Monistero per alcune Monache Greche, le quali fuggenado la persecuzione dell'Oriente, furono benignamente ricevute in Napoli; e perche con esse loro portarono il Capo di S. Gregorio Vescovo dell'Armenia maggiore, e Martire, colle catene, colle quali fù legato, e con alcune reliquie de' flagelli, colli quali fù battuto, perciò 214 GUTDA ciò fù il Tempio al detto Santo dedi cato. 3. E' stata poi questa Chiesa rinnovata con tetto dotato, e con singolari dipinture, ed organi, ed è delle belle Chiese de' Monisteri delle Monache. Alle Greche sotto la Regola di S. Basi lio succedettero Signore Napoletane, che militano sotto l'Ordine di S. Bene detto. 4. A questo Monistero furono unite le Monache di S. Benedetto, che stavano nella piazza di D. Pietro, le quali vi recarono il Capo del Protomartire S. Stefano, ed alcune Monache di S. Angelo a Bajano, le quali vi portarono il prezioso Sangue di S. GiovamBattista, che ciascun'anno nella sua se sta si vede bollire, e liquefarsi con maraviglia, e stupore de' riguardanti. 5. Nell'Altar maggiore è la Tavola, rappresentante l'Ascensione di Christo al Cielo, opera di Giovam-Bernardo Lama. 6. Nella quinta Cappella è la Tavola della Decollazione di S. GiovamBattista: opera di Silvestro Buono. 7. Il soffittato hà bellissimi quadri E la Cupola, e tutta la Chiesa d'ogni intorno e stata ultimamente dipinta dal leggiadro, e famoso pennello del nostro Agostino-Luca Giordano. Del DE FORESTIERI. 215 Della Chiesa di S. Agostino. Uesta magnifica, e Real Chie sa, conosce per suoi fondatori Carlo Primo, e Carlo Secondo Rè di Napoli, come dalle insegne de'Gigli, che dentro, e fuori di essa si veggono, chiaramente apparisce. 2. Hoggi e modernata, e fatta quasi tutra nuova colla volta superbissima, quanto è grande tutta la nave maggiore. Hà questa Chiesa molte cose considerabili, e molte memorie d'huomini illustri, delle quali accenneremo le più principali. Nell'Altar maggiore è la Tavola di diversi quadri con istorie, e figure lavorate, nella quale si vede S. Agostino disputante con gli Eretici; e di sopra, e da'lati storie di Christo, e de' Santi, cavate dal disegno di Polidoro, opera di Marco Cardisco, illustre dipintor Calabrese, che fiorì nel 1530. 3. Nella Cappella della famiglia Villarosa si vede la Tavola col ritratto della Beatissima Vergine d'eccellentissima dipintura: Opera di Giovan-Filippo Criscolo: benche altri dicano, che sia d'Andrea da Salerno. 4. In quella della famiglia Coppola frà le altre belle iscrizioni si legge. O Fata praepostera! O' miserrimam pie13 GUIDA 216 tatem! Clarix Rynalda Tiberii Coppula Jure Cons. & Camerae Regiae Praesidis, uxor amantissima, sepultis turbato ordine VII. dulcissimis infantibus filiis, posthabito paterno tumulo, simul cum iis sepeliri voluit. Et materni amoris officium, quod viventibus maluisset, saltem in communi sede cineribus paranda exiguum doloris ingentis solatium praestaret. M. D. LXXXXI. 5. Appresso alla porta picciola, per la quale si và al Chiostro, si legge: Flere tuum licuit, frater dulcissime, funus. Addere perpetuas non licuit lacrymas: 6. Nella Cappella di que' della Terra d'Airola, vi e la Tavola rappresentante la Beatiss. Vergine col suo Bambino nel seno, e di sotto S. Andrea Apostolo, e Sant'Antonio Abate, opera di Cesare Turco. 7. Appresso la Cappella della Compagnia della Morte è la Tavola della Decollazione di S. Giovam-Battista, fatta da Marco da Siena. 8. Il Pergamo, ch'è nella Cappella della famiglia d'Angelo, coſa molto stimata, fù fatto da Gio: Vincenzo d'Angelo 9. E' sepellito in questa Chiesa il B. Agostino della Città d'Ancona della famiglia Trionfi, discepolo di S. Tomaso d'Aquino, e di S. Bonaventura Fù mandato da Gregorio X. al Concilio 1 S. To 20 a DE FORESTIERI. 217 lio di Lione, il secondo, in luogo di S. Tomaso, che in quel tempo era passato al Cielo: il suo epitafio e il seguente: anno Domini 1328. die 2. Aprilis Indict. XI. ibiit B. Augustinus Triumphus de Ancona, Mag. in sacra pagina OrdErem. S. Aug. Qui vixit ann. 88. Edidit suo Angelico ingenio, 36. volumina librorum. Sanctus in vita, & clarus in scientia; unde omnes debent sequi talem virum, qui fuit Religionis speculum, & pro eo rogate Dominum. 10. Qui parimente è sepellito il B. Angelo da Furcio, picciolo Castello dell'Abruzzo citra, eccellentissimo Teologo, ed huomo santissimo, il cui epitafio è presso la porta picciola, per la quale si va al Chiostro: Hic jacet B. Angelus de Furcio Ordin. S. Aug. Lect. 11. Nella Cappella della famiglia di Capova, ch'è quella del braccio destro dell'Altar maggiore, vi è il magnifico monumento di bianchi marmi di Giovan-Nicolò di Gianvilla Conte di Sant'Angelo, e Gran Contestabile del Regno, che rinunciando affatto alle grandezze, e vanità del Mondo, si rese Oblato di questo Convento, doppo di haver dispensato tutto il suo havere a poveri. Nel tumulo non è iscrizione, mà solamente le armi della famiglia, scol GUIDA 218 scolpitevi-le opere di pietà, nelle quali soleasi esercitare. Nel Chiostro però si leggono le seguenti parole: Fr. Io: Nicolaus Ianvilla Neapolit. Comes S. Angeli, & Terrae novae, Magnus Comestabulus Regni, Caroli II. Regis consanguineus, qui, in pauperes cunctis erogatis, se totum Deo, ac Ord. S. P. Augustini adduxit, omnium ore Beatus vocitatus, jacet in hoc Templo. Obiit 1449. 12. Il Convento è ancor'egli magnifico, nel cui Chiostro hà il Seggio il Popolo della Fedelissima Citta di Napoli, ove il suo Eletto hà la banca del suo reggimento, come habbiamo accennato altrove. Della Zecca. Rincontro della Chiesa di S. Agostino è la Zecca, ò A sia Palagio, dove si conja ogni sorte di moneta; e vi e il suo Tribunale, col suo Archivio di gran considerazione. 2. Hoggi la sollecita provvidenza del Sig. Vicerè D. Gasparo de Haro hà fatto, che tutta la fabbrica sia in Iso la, accresciuta di molte stanze, ed officine, e vi si fà tutta forte di moneta, riper abolire l'antica pessimamente dotta. Di 27 MA ALTAR MAGGIOR DEL LAS. ANNVNZIATA Bl.217. ⛪ ⛪ N ③ ⸸ ⛪ ⛪ ⛪ L LASKARNA I. — ALI. H. J. SIG. CONTE CIORGIO DUGIAS MILORD SCOzzES VS Ill: che ad esseripio di due' Sagoi antichi ua peregrinando istruirst l'animo nella virtù, non per pascer gli occhi colli nouità, dedica la presente figura Nicola Bulison nata 70 le Arch. Plan DE FORESTIERI219 Di Santa Maria Annunziata. I. Ebbe l'origine la Casa Santa della Santissima Annunziata, siccome costantemente riferiscono le storie, e nelle scritture, che nell' Archivio di quella si conservano, si leg ge, da Nicolò, e Giacomo Scondito fratelli, Cavalieri della Nobilissima Piazza di Capovana, li quali essendo stati sorpresi da' nemici in una scaramuccia, succeduta nelle parti di Toscana, e ritenuti per lo spazio di sette anni prigoni nel Castello di Montecatino, fecero voto alla Madonna Santissima dell'Annunziata, se mai si vedessero liberi da quel carcere, di fabbricare nella lor patria una Chiesa ad honore di detta Santiss. Vergine, siccome con effetto, havendo da quella miracoloſamente ottenuto la libertà, giunti che furono in Napoli nell'anno 1304. essendo stato da Giacomo Galeota, Nobile dell'istessa Piazza, donato loro un luogo fuora le mura della Città, chiamato il Male Passo, e volendo adempire il tutto, in quello eressero la Chiesa predetta, ordinandovi una Confraternità di Battenti, detti i pentiti, nella quale s'ascrissero molti Signori di conto, e Cittadini, esercitandovi diverse opere di pietà, con fondarvi anco uno SpeK 2 dale, G u. 1—D. A 220 dale, per sussidio de' poveri infermi. Nell' anno 1343. la Regina Sancia, moglie del Rè Ruberto, si pigliò il detto luogo, per ampliare il Monastero della Maddalena, ed in cambio di quel lo donò loro un yacuo, che stava all'incontro di maggior grandezza, nel quale la detta Reina a sue proprie spese edificò buona parte della Chiesa, e dello Spedale diessa Beatiss. Vergine, nel luogo stesso, che al presente stà situato, qual luogo essendosi anco reso angusto per lo gran concorso de'Poveri, fù dalla Regina Giovana Seconda ampliato di fabbrica, nella grandezza, che si vede, ed ella stessa di propria mano nell' anno 1433. vi buttò la prima pietra. E siccome s'avvanzarono in detta Casa Santa le opere di pietà, così alla giornata s'accrebbero le sue grandezze, poichè porto gli animi di tutti, e massime de' Serenissimi Rè di questo Regno ad augumentarla di rendite, & arricchirla di Privilegj, mà sopra gli altri sù in ogni tempo da' Nobili della stessa Piazza di Capovana ingrandita di grosse heredità, ed infiniti legati, così anche da Cittadini del Fedelissimo Popolo, e similmente da diversi Signori del Regno, e forestieri delle più rimote regioni. Nè lasciarono anche i Sommi Pontefici d'ingrandirla di grazie infinite, ed immunità, d'essenzioni, e d'Indulgenze. 2. Si DE FORESTIERI. 221 2. Si è governata detta Santa Casa da molto tempo, e si governa al presente da cinque Governatori, cioè da uno d'essi Cavalieri, che s'eligge ogn'anno da detta Piazza di Capovana dal quartiero a chi spetta per giro, conforme la costumanza di quella Piazza, e da quattro Cittadini, quali s'eliggono ogni anno dalla Fedelissima Piazza del Popolo, della civiltà più scelta, la maggior parte de'quali suol'esser d'Avvocati, e Mercanti di prima sfera. Sieche detto Governo vien composto da Personagg tali, che tengono abilità di governare anche un Regno. 3. E' poi detta Casa Santa per ogni parte celebre per il dominio, che tiene di tanti vassalli, mentre che per le Provincie del Regno possiede l'infrascritte Terre. In Capitanata la Città di Lesina, donatale dalla Reina Margarita, Madre del Rè Ladislao nell'anno 1411. In Basilicata la Terra di Vignola donatale dalla Reina Giovanna Seconda nel 1420. In Terra di Lavoro, la Terra della Valle, donatale da Francesco della Ratta de' Conti di Caserta nell'anno 1493. 4. In Principato Citra la Baronia di Castello à mare della Bruca, con altre Terre adjacenti, come sono l'Ascea, Catone, Terradura, Cornodi, e Feudo di Policastro, donatale dal Duca delK 3 222 GUIDA della Scala, e Conte di Lauria nell'anno 1594. 5. Nella Provincia di Principato Ultra, possiede le Baronie di Marcogliano, e Spedaletto; Mugnano, e Quatrelle, con il feudo di Montefuscoli consistente ne' Casali detti li Felici, Santo Jacovo, Festolario, Ventecano, Terra nuova, Santo Martino, e Pietra delli Fusi, le dette Baronie, e Terre pervennero alla detta Casa Santa con Bolla di Papa Leone X. ſpedita nell'anno 1515. per l'unione fatta con il Monistero di Monte Vergine, quale unione poi fù confermata con più Bolle di 8ommi Pontefici successori. 6. In Calabria Citra li Casali di S. Vincenzo, e Timpone, donatili da Ottavio Maria de Rossi. 7. Oltre al dominio delli detti Feudi, possiede la detta Casa Santa li sotto ſcritti jus, e gabelle. Tiene l'amministrazione in perpetuo della Gabella de'Regj Cenſali, sin dall'anno 1498. conferitole dal Re Federico, sopra la qual Gabella la detta Casa Santa vi possiede di capitale circa doc. 300.m. 8. Nella Città di Pozzuoli vi possiede la Bagliva, e la Solfera, ed Alomera, pervenutele dall'incorporazione, ed unione fatta, in virtù della transazzione fatta collo Spedale di S. Spirito di Ro- DE FORESTIERI. 223 Roma, con Bolla di Papa Pio II. & in quest'anno 1687. s'è ripigliato di nuovo l'esercizio di fabbricar l'Alume tralasciato per qualche tempo, & oltre al Solfo, e Vitriolo, soprasolfo, e sale armoniaco, per la montagna di detta Solfataja si raccoglie anche il Gesso; vedasi intorno à cio la nostra Guida per Pozzuoli. 9. Possiede il Decino, che è la decima parte di tutte sorti de' frutti, fiori, & herbe secche, e verdi, che vengono quà in Napoli per mare da infra Regno, così anche di semente, legumi, vasi di creta cotta, animali quadrupe di, & altro. 10. Possiede il Falangaggio, che è un'esiggenza di tanto per Barca, che viene da Vico, Castello à mare, Massa, Gaeta Calabria citra, & ultra, l'uno, e l'altro pervenutoli in virtù di donazione fattale dal Sig. Tomaso Caracciolo nell'anno 1528. 11. Possiede la Gabella del jus del Pesce dell'acqua dolce, e quaglie, che è la decima, che n'entra in questa Città; pervenne detto jus à detta Casa Santa, cioè metà d'esso, per disposizione del quondam Jacopo, e Salvatore Avitabile, e l'altra metà in virtù di permutazione fatta collo Spedale di S.Gio: Gerosolimato nell'anno 1532. 12. Possiede in Palermo il jus salmag K 224 GUTDA maggi, in virtù del quale s'esigge un tanto per soma di tutto il Grano, Orgio, legume, & altre vettovaglie, che s'estraggono fuori del detto Regno, a detta Casa Santa pervenuto per heredità del quond Bartolomeo Ajutamicri sto nell'anno 1538. 13. Possiede la Gabella, seù terzaria dell'Oropelle per tutto il Regno, che le pervenne, cioè la metà di essa per vendita fattale da Francesco di Muscolo, & altri nel 1513. e l'altra metà per legato fattole da Diana Pesce nell'anNo 1562. 14. Possiede la Gabella del latte fresco, che s'introduce in questa Città, che le pervenne dall'heredità del quFrancesco Filingiero nell'anno 1649. 15 Possiede anco il jus del Suggello del S. C. comprato da detta Casa Santa nell' anno 1665. con privilegio della Maestà di Filippo IV. 16. Oltre a' sudetti feudi, jus, e gabelle, già descritti, possiede la detta Santa Casa più Territorii in diverse parti del Regno situati, ed in particolare moja mille in circa ne tenimenti di Somma, infiniti stabili, innumerabili nomi di debitori, così per cause di censi, come d'annue entrate; quantità grande di partite sopra tutti gli Arrendamen: ti, e Gabelle di Corte, e Città, ed in un a sola partita sopra la gabella delle cin que DE FORESTIERI. 225 que ottave vi possiede un mezzo milione, il diritto della quale gabella s'esigge nella Regia Dogana, ed in fine non si può immaginare qualità di rendita, della quale detta Santa Casa non habbia buona parte, per maniera, che l'entrate ch'essa con il suo Banco possiede trascende la somma di ducati ducento mila l'anno. 17. Mà se il detto santo luogo è riguardevole, e famoso per la vastità delle ricchezze, ch'egli possiede di feudi, di giurisdizioni, di datii, e di tante diverse qualità d'effetti, colmato insieme, ed arricchito d'immunità, e privilegii infiniti, così Ponteficii, come Reali, maggiormente si rende cospicuo, ed illustre per l'infinite opere di pietà, che nel detto ſanto luogo s'esercitano, imperocchè, quanto dalle sudette sue entrate gli perviene, tutto in opere pie dispensa, ridondanti quelle a gloria di Dio, in servizio di Sua Maesta Regnante, in comodità del publico, e sollievo de'poveri. 18. E cominciando dal suo famosissimo Tempio, fra'più celebri di quanti n'habbia Napoli, il quale, ancorche sin dall'anno 1343. sin come di sopra s'è detto, fusse stato dalla Reina Sancia rifatto, e ridotto, e renduto d'ampiez za maggiore di quel di prima; nell anno 1520. poi fù ingrandito nella forma, e col 5 226 GUTDA e col disegno, che al presente si vede, benche da tempo in tempo anche si sia andato abbellendo, poiche hoggi vi si ravvisa la Cappella maggiore della detra Chiesa tutta adorna di superbissimi marmi, tramezzati d'eccellentissimi mischi, nell'Altare maggiore vi è una grandissima Cona, quale viene sostenuta con due colonne, similmente di miſchio, con li capitelli di rame indorato, e frà mezzo nella parte superiore di quelle vi stà collocata di sopra la miracoloſa Immagine della Santiſſima Vergine, coll'Angelo, che la saluta, e di sot to si vede la divota Immagine di Sant Anna, dipinta sopra muro, molto antica, e da'lati di essa vi sono li quadri di S. Giovam Battista, e di S. Gennaro, con bellissimi lavori intorno, tutta fregiata con cornice, e finimenti di rame indorata, e tempestata di pietre pretiose, come di Lapislazzali, Corniole, Diaspri, ed altre simili di gran valore; vi si scorge poi una machina d'un Baldacchino superbissimo, con frapponi, tutto dello ste sso rame indorato, sostentato da due Angeli del medesimo metallo, alla indoratura di quello si è speso 23. mila docati, recando maraviglia, che macchina di tanto peso, possa sostentarsi con tanta poca tenuta. E per venire in cognizione della bellezza di detta Cappella, basta dirsi, che per la valuta di marmi, mi- 227 DE' FORESTIERI. mischi, gioje, oro, e manifattura per compirla vi siano corsi di spesa circa doc.80. mila. 19. Si scorgono anchè per tutto nella detta Chiesa, e per le Cappelle di quella, bellissimi Mausoler, e Depositi di marmi, tutto per mano de'più eccellenti Scultori, come di Giovanni di Nola, e del Santa-Croce, ed altri famosi Artefici, e queste, oltre alle divote, ed eccellenti figure, similmente di marmo nobilissimo, che si vedono situate ne'nicchi di ciascheduno pilastro. 20. Ultimamente la detta Chiesa si è adornata, e fregiata di stucchi, con esquisiti lavori, tutti posti in oro, dalla soffitta sino al suolo, che la rendono molto vistosa; e così nella detta soffitta, come nel Capitolo, e nelle Cappelle di quella, frà mezzo i fenestroni della medesima vi stanno situati bellissimi quadri, la maggior parte di essi, di mano di eccellenti Pittori, come di Marco di Siena, e del Santa Fede, quali stavano nelle porte dell'organo più antico, e veggonsene trè, due nella soffitta, l'uno de'quali rappresenta lo Sponsalizio della Vergine, e l'altro la Presentazione al Tempio, il terzo è nella Cappella del Signor Principe del Colle, ed è il nobilissimo quadro della Deposizione della Croce. Di Lanfranco, cioè il rappresentante S. Giuseppe addormentato, e quelK 6 228 GUIDA quello della Vergine, che contempla il Bambino Giesù dormiente. Di Criscolo, e di Massimo sono i due, l'uno rappresentante la Disputa del Salvatore, l'altro le Nozze di Cana della Galilea. Di Gio: Bernardo altri due, cioè la Tavola dell'Annunziata, che stava sopra la porta maggiore; e Chriſto, che porta la Croce in iſpalla nella Cappella della famiglia San Marco. Del Pistoja, il Christo sùla Croce nel Coro. Ve ne sono del Forli, d'Imparato, e frà i moderni del Cavalier Preti Calabrese, e di Giordano. E se pure nella Nave di detta Chiesa frà mezzo detti finestroni, vi si vede alcun quadro di condizione inferiore à gli altri, quelli però si sono situati per non lasciare i luoghi vacui, che per altro quelli dovranno commutarsi poi cõ altre tavole, che con l'occasione si potranno havere da Maestri più intesi dell'arte della dipintura. 21. Il Coro della detta Chiesa è grandissimo per l'altezza, e per l'ampiezza, che tiene, in quello si vedono sopra tela due quadri grandissimi di mano del Santa-Fede, oltre all'altre pitture a fresco di mano di valentissimi huomini, e quello similmente e tutto stuccato con bellissimi lavori. E nel giro di basso vi si scorgono situati con ordine artificioso i sedili de' Sacerdoti di legname di noce, tutto scorniciato, con DE FORESTIERI. 229 con bellissimi intagli di mezzo rilievo, profilato d'oro. 22. Vedesi in detta Chiesa un famosissimo Santuario, non tanto illustre per le rare dipinture fatte per mano di Bellisario, e di lavoro di stucco posto in oro, con che viene adorno, ma ammirabile per le Sacre reliquie, che in esso si conservano; poiche vi sono otto Corpi de Santi, cioè di Santo Sabino, Santo Eunomio, Santo Tellurio, Santo Alessandro, Sant'Orsola, Santo Primiano, Santo Firmiano, e Santo Pascasio. Dette Reliquie furono miracolosamente ritrovate nella rifazione dell'antica Chiesa Cattedrale della Città di Lesina, e qui in Napoli con grandissima pompa, e festa traslatati in detta Chiesa nell'anno 1598. oltre delle sudette vi è un grosso pezzo della Croce del Signore, con una Spina della Corona, due corpi interi di Santi Innocenti, il Cranio di Santa Barbara, il deto indice del Precursor S. Giovam-Battista, una Reliquia della gloriosa S. Anna, ed un'alera di S. Filippo Neri; per ogni Reliquia di detti Santi, vi è collocata una bellissima statua d'argento; bensì li due Corpi de' Santi Innocenti, si conservano in due cassette di finissimo cristallo, tutte guarnire, e scorniciate d'argento; con bellissimi lavori, ed il Legno della Santa Croce, el 230 GUID A e la Spina, si conservano in un'ovato di cristallo di rocca, sostentato da due Angeli d'Argento; ivi si vede ancora un considerabile deposito di D. Alfonso Sancio Marchese di Grottola. 23. Siegue appresso la Sagrestia, che cōsiste in un vaso grandioso, la volta della quale si vede adorna di dipinture esquisitissime, di mano di Bellisario, circondata poi tutta d'intagli sopra noce tutto posto in oro, con figure di mezzo rilievo, che per l'antichità, e bellezza non vi è chi la pareggi. 24. Si vedono eziandio due Guardarobbe, una, in cui si conservano gli argenti, e vi si vede gran numero di Doppieri, Giarroni, e Frasche, e quanto serve per ornamento, così dell'Altare della Cappella maggiore, come dell'altre Cappelle di detta Chiesa, & oltre à questo un Tabernacolo, quale di continuo stà situato nel detto Altar maggiore, preziosissimo, così per la grandezza, come per l'artificio; Ne' lati poi del detto Altare, vi si veggono due Angeli, alla statura d'un' huomo, quali sostengono due Torcieri; nelle porte del Coro, che sono formate similmente d'argento, vi si scorgono affissi due altri Angeli di rilievo della medesima grandezza, che tengono in mano insegne proporzionate al Mistero della Incarnazione; vi si scorgono di vantag 8⁰⁰ DE FORESTIERI. 231 gio trè altri Angeli di proporzionata grandezza, che tengono nelle mani un Cereo, e questo si pone pendente dalla soffitta in mezzo della Chiesa, e similmente vi e un ben grosso Vascello d'esquisitissimo lavoro, dal quale pendono molte lampade, che similmente in mezzo della Chiesa pendente si vede, scorgendovisi ancora uno bellissimo monumento per riponere Nostro Signore nel Sepolcro, e viene sostentato da un Pelicano, circondato da Cherubini di rara manifattura, e con detti d'argenti, altra sorte ve n'è, e de'Cornocopii, e di Croci, e di Pissidi, e di Calici, e di tutto il di più, che abbondantissimamente per la detta Chiesa fà di mestieri, e frà di essi si vede una Cona di diverse figure di rilievo, che detta Chiesa hebbe in dono dalla Reina Giovanna, e frà detti argenti vi si scorgono anco diverse cose d'oro, come di più corone per ornato delle feste della Madre Santissima, ed Angelo, Collane, Rosoni, ed altro, tutte tempestate di perle, di diamanti, di rubini, di smeraldi, ed altre preziosissime gioje, & anche Calici con Patene, Pissidi, e Sfere per collocatione del Santissimo tutte d'oro; per ultimo in questa Guadarobba vi si conserva un tesoro d'argento, d'oro, e di gioje, tutta la sudetta argenteria pesa 51. Cantaro (il Cantaro e 100. rotola, il rotolo 33. oncie. Sie25 232 GUIDA 25. Siegue poi l'altra Guardarobba, nella quale si veggono apparati ricchissimi, così di Cortine, come di Pianete, Piviali, Tonicelle, Omerali, Veli, ed altro per la celebrazione de'sacrificj, di ricami, di oro, e di argento, d'ogni colore Ecclesiastico, conforme i tempi, nè vi è cosa, che possa desiderarsi per detto effetto. 26. Se consideriamo il detto Tempio, oltre li ricchi, e preziosi arredi, ſi rende ammirabile per lo decoro, con cui vi si tratta il culto divino, mantenendovisi cento, e più Sacerdoti, con trenta Cherici, che di continuo assistono per la celebrazione de' Sacrificj, ed uficj divini colla puntualità stessa, che ſi potrebbe in qualſivoglia Cattedrale. Sopraintende al detto Clero il Sacrista, Vice-sacrista, e Capo de Cherici; ed acciocche detti Cherici vengano bene educati, hanno un Maestro particolare di Grammatica, ed Umanita ed un'altro di Canto fermo; a proprie spese della detta Santa Casa, affinche s'abilitano al Sacerdozio, e quando ascendono a gli Ordini Sacri, la medesima Santa Casa gli soccorre nelle spese, che vi bisognano. Per grandezza del detto Tempio, e per incitar maggiormente alla divozione il Popolo, che vi concorre, vi si tengono stipendiati due Cori di Musici de' migliori, e vi si predica DE FORESTIERI. 233 ca in tutti i Sabati, e feste dell'anno, oltre a quelle d'ogni giorno, nel tempo della Quaresima, dell'Avvento, e della Novena precedente il Santo Natale. Per lo stipendio di detti Sacerdoti, Musici, e limosine de' Predicatori, si spendono ogn'anno doc. m. 27. Siegue poi l'opera, che fra tutte può chiamarsi l'antesignana, ed è quella di dar ad alleyare tutti quei poveri bambini, che abbandonati da' loro Genitori, si ricovrano sotto il manto della Vergine gloriosa, opera, che hebbe l'origine fin dal tempo, che si fondò detta Santa Casa, per tal'essetto evvi una stanza particolare, situata nel piano della pubblica strada, con una ruota sempre aperta di giorno, e di notte, in cui vengono esposti i fanciulli, ò spurij, ò miserabili che siano. In detta stanza vi stanno di continuo otto nutrici assistenti, con una donna detta Rotara, che le diregge, e governa, conforme la necessità, che se ne tiene, mentre che occorre esservi notte, che di detti fanciulli se n'espongono sino al numero di venti. Il giorno poi seguente, da un Ministro Sacerdote, a ciò per degni rispetti destinato, si pone pendente dai collo un piombo con l'impronto della Madre Santissima, e si registrano in un libro particolare, nominato il libro della Ruota, in cui si regiſtra GUIDA 234 gistra il nome di colei, alla quale dassi ad alleyare, con notarvisi anche il luogo, dov'essa habita, e questo precedente il santo Battesimo, quando accade esservene di quelli, che non l'habbiano ancor ricevuto. Le nudrici, alle quali detti esposti si danno ad alleyare, ascendono sempre al numero di 2500. più, e meno, che per causa della mercede, che per tale effetto loro si dà ciascun mese, importa la spesa di ducati quindici mila ogn'anno. Visitano giornalmente la detta Ruota un Medico, e due Ostetrici per soccorfo di que'poveri fanciulli, che per lo più vengono infetti di qualche morbo. 28. Compiuti, che sono gli anni del latte, detti infanti si danno a governo a diverse donne, alle quali anco som. ministra un tanto il mese, e giunti, che essi sono ad una certa età quelli fanciulli, che si conoscono atti ad apprendere qualche mestiere, si danno alla guida di persone, che gl'istruiscano in qualche arte meccanica, e ve ne sono di quelli, che dotati di buon'ingegno, applicandosi alle lettere, fanno riuscita mirabile; e molti di essi si fanno religiosi, ò regolari, ò secolari, poiche in virtù di Bolla Pontificia della santa memoria di Papa Nicolò IV. detti esposti sono abilitati ad ascendere al Sacerdozio, non ostante, che la lor legitimazione sia dub DE FORESTIERI. 235 dubbia, bastando solo la semplice fede del Ministro dell'accennata Ruota, che attesti esser tal'uno registrato nel detto libro, che con detta fede si ammette, come legitimo. 29. Le fanciulle si racchiudono nel Conservatorio grande della detta Santa Casa, nel quale in ogni sorte di lavoro si ammaestrano; e pervenute, che sono all'età nubile, se vogliono maritarsi, si dà loro la competente dote, quale non e mai meno di docati cento, mentre che à quelle, che si conoscono più meritevoli, si dà anche dote di docati ducento, che per li maritaggi di dette figliuole esposte, detto santo luogo spende ogn'anno doc. 10. m.; Ma quelle, che vogliono servire a Dio nel medesimo Conservatorio si monacano, attendendo con ogn'osservanza, e decoro alla vita religiosa, e di presente in detto Conservatorio trà monache, e figliuole, ve n'è il numero di 500. Per guida del medesimo s'eligge da' Signori Governatori la Badessa, e la Vicaria, e da queste poi vengono elette altre ministre inferiori, oltre alle quali vi sono da cento Monache, che con titolo di maestre addottrinano le dette figliuole. E circa lo spirituale vi assistono due Confessori, che di continuo alle medesime amministrano li Santi Sacramenti. 31. Evvi di vantaggio un' Infermaria 236 GUIDA ria separata dentro il medesimo Conservatorio, arredata d'ogni necessaria supellettile per servizio dell'inferme, al governo delle quali, oltre dell'assistenza della Madre Infermiera, vi stanno destinati due Medici, l'uno fisico, e l'altro cirugico, ed insagnatore; assistendo di continuo alla porta del detto Conservatorio un Custode, che non permette, nè l'ingresso, nè l'uscita ad altre persone, fuorche alle stabilite 32. Nel medesimo Conservatorio vi è un'altro luogo, ma con porta separata, e vien detto delle Ritornate, a causa, che ivi si racchiudono di nuovo quelle povere figliuole, che maritate sian rimaste vedove, ò sono state abbandonate da' loro mariti, ò pure hanno incontrato qualche sinistro accidente, ed acciocchè non caschino in offesa di Dio, la Santa Casa le riceve in detto luogo, e somministra loro vitto, vestito, & ogni altra cosa necessaria, non ostante, che antecedentemente siano state dotate. Di queste tali tien cura vna Monaca provetta, che vien detta Governatrice. 32. S'invigila con ogni applicazione, che le figliuole, che si danno ad alleuare, siano bene educate, mentre che per ogni semplice sospetto, si ripigliano, ed in Conservatorio si ripongono. Molte persone per divozione si allevano dette DE FORESTIERI. 237 dette figliuole nelle proprie caſe, tenendole come fossero nate da loro. L'anno 1696. l'Eccellentiss. Sig. Viceregina ne prese vna, quale porta sempre seco. 33. Per le medesime figliuole esposte, e poi monacate, dentro la medesima S. Casa vi è un'altro luogo a parte, detto il Conservatorio del Ritiro, dove si ritirano quelle che desiderose d'approfittarsi maggiormente nella via spirituale, vivono segregate da ogni commercio, eccetto, che de' Medici spirituali, e corporali, e per istar totalmente divise dall'altre del primo Conservatorio, hanno una Chiesa particolare, e nel Coro superiore di quella recitano le hore canoniche, ed in questa Chiesa hanno il lor proprio Confessore, Cappellani, e Predicatore. 34. Mantiene in oltre detta Santa Casa quattro Spedali, due di essi sono nella Città, il primo de' quali è de' sebricitanti, & il secondo de' feriti. Ad amendue per la ottima cura, che se ne tiene, concorrono, non solo i poveri Cittadini, ma eziandio i forastieri di diverse nazioni, e vi è stato anno, che il concorſo degl'Infermi è arrivato al numero di ottocento il giorno, e precisamente nelle occasioni, ò di venute di armate, ò di guerre vicine-Nelli detti due Spedali assistono di continuo quattro Medici, due fisici, e due chirurgici con quattro prattici delle medesime 238 GUIDA me professioni, con l'insagnatore, e gran numero di servienti, che si accrescono, e mancano, secondo s'augmenta, e diminuisce il numero degl'Infermi. Vi assistono anche di continuo otto Sacerdoti per amministrar loro i Santi Sacramenti, e per disporli, occorrendo, a ben morire. Sopraintende poi a tutti i sudetti un Mastro di Casa Sacerdote, che havendo per compagno un'altro Sacerdote, amendue continuamente invigilano all'osservanza delle istruzioni date dal go verno, acciocchè nulla manchi a dett Infermi per la salute tanto dell'anima, quanto del corpo; oltra a ciò i Signori Governatori medesimi visitano ogni mattina detti Spedali, riconoscono la qualità de' cibi apparecchiati a dett'Infermi, intendono da quelli stessi il biso gno, che hanno, e danno loro ogni sodisfazione di quanto desiderano, purche non sia loro nocivo. 35. Le spoglie di quei, che muojo no in detti due Spedali, prima si dispensavano a' poveri, ma ritrovatosi per lo più, che della detta distribuzione ne godevano i manco necessitosi, per togliersi via ogn'inconveniente, stà concluso da' Signori Governatori, che nel fine d'ogni mese, le dette spoglie si vendano, e del prezzo, che da quelle si ricava, se ne facciano celebrar tante Messe, per l'anima de' defonti ne' detti Spe DE FORESTIERI. 239 Spedali, & inviolabilmente si osserva. 36. Il terzo Spedale stà situato fuori della Città, nel luogo detto la Montagnola (come diremo appresso, trattando di detto luogo) dove si mandano a ristorare quelli, che convalescenti escono risanati da detti due Spedali, e se gli somministra tutto il necessario, che dal Medico ordinario, a ciò destinato, nella cotidiana visita si dispone, a fine, che non ricadano. Vi è anche un Maestro di Casa particolare, che sopraintende alla famiglia, impiegata al servizio di detti convalescenti, ed a tutto il di più, che ad essi occorre. 37. S'apre ogn'anno il quarto Spedale in Pozzuoli, nella più calda stagione, per li rimedij di Sudatorj, Bagni, ed altro, che ivi sono; e vi concorre un'infinità di Poveri, e di Religiosi, e di Cittadini, e di Forestieri, che han bisogno di tali remedj. Si dividono quelli in trè Missioni, ed alle volte la Missione arriva al numero di trecento, e dura giorni sette, e si dà loro comodità di Felluche per andare, e ritornare, il vitto, il letto, ed ogn'altra cosa necessaria, ed a quei Poveri, che non possono camminar soli, si dà la commodità delle bestiuole, che gli conducono, e de servienti, che gli guidano da un luogo all'altro, dove si prendono detti rimedj, come alle Stufe, Bagni, alle Arene, ed alla 240 GUIDA alla Solfataja; doppo de' quali rimedj hanno chi lor serve di rinfreschi di conserve, e sciruppate. Per tale opera corte alla Casa Santa una spesa di rilievo, tanto per lo mantenimento di detti Poveri, quanto per la grossa famiglia, che vi applica, e Medico, che loro assiste di continuo. Sopraintende a quell'opera il Priore, il quale è un Sacerdote che porta l'abito con la Croce di S. Spirito, e viene eletto da' Signori Governatori, quale prerogativa essi godono per l'unione, che si fè con detta Santa Casa del detto Spedale, che prima era sotto il titolo di Santa Maria di Tripergola (oggi sepolto sotto del Monte nuovo), che stava annesso collo Spedale di S. Spirito di Roma in virtù di Bolla Pontificia della santa memoria di Giulio II. Al detto Priore, oltre della famiglia, che tiene, assistono altri quattro Sacerdoti, quali si ripartiscono ne' luoghi de rimedij, acciocchè gl'Infermi siano ben serviti. 38. Per servizio di detti Spedali, e Conservatorii, mantiene detto S. Luogo, dentro la sua propria Casa una famosissima Spezieria, copiosa d ogni qualsisia sorte di rimedio proporzionato a qual sivoglia infermità, e quanto da' Medici viene ordinato, tutto senza risparmio alcuno si somministra39. Si dispensano da detta Santa Casa ⛪ DE FORESTIERI. 241 Caſa infinite limoſine a' Poveri, & a' Religiosi, ed in particolare a' Padri Cappuccini, & alle Monache Cappuccinelle, dette di Gierusalemme; perciocchè, oltre allo stabilito giornalmente di carne, polli, pane, vino, legna, cere, oglio, e robbe di Spezieria, si dà loro anche ciò che dimandano, ò per refezione di fabbrica, o per compera di lana, tele, & altro, che loro bisogna. 40. Quattro volte l'anno il Signor Governatore mensario visita le Carceri della Vicaria, e dà soccorso di limosine a' Poveri carcerati bisognosi, e dallo stesso nel giorno del Venerdì Santo di ciascun'anno si somministrano limosine considerabili a' Poveri vergognosi dell ottina, ò sia rione di Capovana, ed egli in persona le dispensa. 41. Oltre delli maritaggi, che detta Casa Santa ogn'anno dispensa per le sue figliuole esposte, che come s'e detto vi s'impiegano ducati diecimila; Diſpenſa ad altre povere donzelle honorate, e vergognose diversi Albarani, ascendenti à ducati mille, & ottocento l'anno, divisi in diverse somme42. Paga ogn'anno circa ducati diciotto mila, per diversi maritaggi, spettanti a diverse donzelle, per esecuzione della volontà di diversi testatori, e vi è donzella Nobile, la quale gode il suo maritaggio di ducati due mila, ò trè mila, 242 GUIDA la, secondo se li deve per adempimento della volontà di chi l'hà disposto. 43. In questa Santa Casa vi è anco un Banco pubblico, nel qual si vede la Guardarobba de' pegni d'argento molto considerabile, e nell'Archivio antico vedesi un'istrumento scritto in iscorza d'arbore. 44. Detta Santa Casa, per l'amministrazione del suo dare, & hauere, e per l'esercizio di tante opere, e per il reggimento del suo Banco, tiene un'infinità di Ministri, così Dottori, Scritturali, come altri d'inferiore condizione, per lo cui soldo spende ogni mese docati 1167., che viene docati 14004. l'anno. 15. E per concludere, detto Santo Luogo, quanto esigge dalle sue entrate, quanto gli perviene, ò per legato,ò per donazione, o altro, tutto l'impiega alle sante opere, che in esso s'esercitano, le quali in ristretto vengono compendiate nell'infrascritto nobile Epigramma, che sopra la Porta maggiore del suo Palagio vedesi in marmo scolpito, composto dal P.D. Celestino Guicciardino. Lac pueris, Dotem innuptis, velumque pudicis, Datque Medelam aegris haec opulenta Domus: Hinc merito sacra est illi, quae nupta pudica. Et DE FORESTIERI. 2 Et lactans Orbis, vera Medela fuit. Non debbo qui tralasciare due ragguardevoli Iscrizioni, che sono in questa Chiesa, una d'un virtuoso, l'altra d'una Reina. Nell'ingresso adunque della Porta maggiore à deſtra nel ſuolo è una sepoltura di marmo, ove si legge D.O.M. Ferdinandus Manlius Neap. Camp. Architectus, qui Petri Toleti Neap. Pror. auspicio Regijs Aedibus extruendis, Plateis sternendis, Cryptae aperiendae, vijs, & pontibus in ampliorem formam restituendis, Palustribusque aquis deducendis praefuit. Cujus elaboratum industria, ut tutius viatoribus iter, Timotheo Enciclio Mathemat. Pietatis rarissimae Filio, qui vixit an. XIX. M.D.VC.B.V. sibi, ac suis vivens fecit. A Christo nato M.D. LIII. Tra Marmi, che sono presso l'Altar maggiore, si legge: Ioannae II. Hungariae, Jerusalem, Siciliae, Dalmatiae, Croatiae, Ramae, Serviae, Galitiae, Lodomeriae, Comaniae, Bulgariaeque Reginae, Provinciae & Folcalquerij, ac Pedemontis Comitissae. Anno Domini M. CCCC. XXXV. die II. mensis Febr. Regijs ossibus, & memoriae sepulcrum, quod ipsa moriens humi delegarat, inanes in funere pompas exosa, Reginae pietatem secuti, & meritorum non immemores Oeconomi restituendum, exornandum curaverunt, magnificentius posituri, si licuis L Jes. GUIDA 24 set. Anno Domini M. DC. VI. Mens. May. Di S. Pietro ad Aram, overo AraUesto anticamente era un 1. Tempio dedicato ad Apollo fuor delle mura di Napoli, presso la Porta Nolana; passando quindi S. Pietro per irne a Roma a piantar la sua sedia, prima si fermò in Napoli, ed havendo quivi convertiti, e battezzati S. Candida, e S. Aspremate con altri ap presso, questo Tempio d'Idoli dirocco, e formatovi un'Altare al vero, e vivo Dio, quivi celebrò i divini misteri; il tutto si vede nella figura, che stà nello stesso luogo, ove si legge: Siste fidelis, & priusquam Templum ingrediaris, Petrum sacrificantem venerare, hic enim primò, mox Romae filios per Evangelium genuit, Paneque illo suavis stmo cibavit. 2. Questa Chiesa è stata rinnovata con bella, e moderna architettura; ed è riuscita molto nobile, e magnifica. Nel Coro si veggono cinque quadri assai belli, quello di mezzo, che rappresenta la Beata Vergine è del Zingaro. Li due a' lati più vicini del Cavalier Massimo, e gli altri due del Giordano. 3. Il quadro di Christo N. Signore, che fà orazione nell'horto, è opera di Sil 245 DE FORESTIERI. Silvestro Buono 4. Nella Cappella della famiglia Ricca è la tavola, ov'e la Reina de Cieli co'l Puttino in seno, circondata da' Santi, e di sopra il Salvator del Mondo nel mezzo di due Angioli, di rara dipintura; il tutto fù opera di Lonardo da Vinci, illustre Pittor Fiorentino, che fiorì nel 1510. Nella penultima Cappella è la Tavola, in cui è la Nativita del Signore, fatta da Gian-Filippo Criscolo6. Tra' marmi sepolcrali di questa Chiesa si legge: D.O.M. Fabritio Francipano, cui nec viventi Romana Virtus, nec morienti vera pietas defuit. Hæred. ex testam. B. M. PP. &c. 7. Nel suolo avanti di entrar nella Chiesa vi era il seguente Epitafio. D.O.M. Antonius Spatafora I.V.D. Protonotarius Apostolicus, Patritius Lucerinus, hunc sibi sepulcralem lapidem posuit vivens. Occurrens fato, ne se occuparet. Praecurrens morti, ne anteverteret. Metam sibi praefixit, ut vitae dirigeret cursum. Aspectu lapidis obdurescere voluit morti. Pulverem proposuit mortii, ne sordes contraheret in vita. Pro Templi foribus, memor exitus. Anno à Christo M. DC. XXIII. aetatis suae LXXII. 8. E' in questa Chiesa sepellita Santa Candida la prima Christiana di Napoli, 246 GUIDA poli, la cui solennità si celebra a' 4 di Settembre; ed hoggidì si vede la came ra, e luogo, ov'ella fè penitenza. E' stato queſto celebre Tempio honorato da molti Sommi Pontefici, perciocchè fatto l'anno ſanto in Roma, ſubito l'anno seguente si celebrava in questa Chiesa, e s'apriva dall'Arcivescovo di Napoli la Porta Santa, come dalle iscrizioni, che quivi sono. Benche Clemente VIII. non volle concederglielo. E' ſervita la ſudetta Chieſa da' Canonici Regolari La teranensi. Vi sono moltissime Indulgenze, registrate dall'erudito Carlo de Lellis nell'aggiunta a Napoli Sagra Di S. Maria del Carmine. 1. VIcino alla porta del gran Mercato si vede la divotissima, e celebre Chiesa del Carmine, prima picciola Chiesina, edificata da' Frati Carmelitani la prima volta, che vennero in Napoli; ma dipoi essendo qui venuta la dolente Imperadrice Margherita, Madre di Corradino, con molta quantità di gioje, e danari per ricuperare dalle mani del Rè Carlo I. il suo unico figliuolo, e ritrovatolo morto, e sepellito, il fè levare da quella picciola Cappella della Croce, dov'egli era tumulato, e fattogli quelle essequie, che se gli convenivano, il fè collocare pres DIS.M. DEL CARMINE CAPPELLAMAGGIORE Fol. 2 1/4 Cap. Insegn Sebast. Indilicato lin. 2 8 Dr 1 â‘ 1876 All'Ecc. Sig.r D. Antonio del Giudice Principe di Cellumare Antonio Bulison DE 23 247 DE' FORESTIERI. presso l'Altar maggiore, e diede a detta Chiesa per l'anima di lui tutto quel tesoro, che seco portato haveva; onde ella fù ampliata, e ridotta a quella ma nificenza, alla quale di mano in mano e pervenuta. L'iniqua sventura di Corradino fù espressa nel seguente Epigramma dal P. Guicciardini. Infelix juvenis, quaenam tibi fata super stant, Dum patrium Regnum subdere Marie paras? Te fugat hinc Gallus, fugientem intercipit Astur; Parthenopeque ab equo decutit ipsa suo. Omnia post haec, quid mirum, si captus ab hoste, Carnificis ferro victima cæsa cadas? Heu nimium completa manet sententia vulgi, Quod Caroli tandem mors tua vita fuit: Hinc leges sileant, rerum invertatur, & ordo, Si Rex in Regem jam tenet imperium. 2. Nell'Altar maggiore di questa Chiesa stà collocata la miracolosa Immagine di nostra Signora, sotto il titolo di S. Maria della Bruna (portata insin dal principio, che vennero in Napoli i detti L 248 GUTDA detti Frati Carmelitani) la quale, secondo la credenza comune, si stima fusse stata dipinta dal Vangelista S. Luca 3. E' la Cappella maggiore della SS. Vergine del Carmine di antica struttura Gotica, per lo passato oscura, e rozza, hoggi luminosa, ed interiormente vestita di finissimi marmi commessi A proporzione vi si scorge egregiamente edificato l'Altar maggiore degli stessi marmi, inalzata la nuova Cupola, ornata di Arabeschi d'oro; e formatovi di sotto a corrispondenza un cimitero colla ſua volta a guiſa d'una ſotterranea Cappella. Fù quest'opera fatta principiare nel 1672. dalla munificentissima pietà dell'Eccellent. Sig. D. Domenico Giudice Duca di Giovenazzo, il quale, ancor che lontano dalla Patria, ed impiegato dalla Maestà del Rè in varj importantissimi affari in Piemonte, e por nelle Ambasciate di Francia, e di Portogallo; pur tuttavia avvicinatosi con estender la mano a liberalissime spese, la ridusse a perfezione nel 1682. Per la qual cosa i Religiosi di N. Signora del Carmine tutti concordemente gli fece ro donativo della Cappella sudetta, che convalidato dall'assenso Apostolico, resta insigne jus padronato della Eccellentissima famiglia Giudice, tanto benemerita di detta sagra Religione, che 2. DE FORESTIERI. 249 che il Monistero, detto la Croce di Lucca delle Monache Carmelitane, quasi nuovamente edificato, ed ampliato a proprie spese dall'Eccellentissimo Sig. D. Nicolò Giudice, Principe di Cellamare, Padre del detto Sig. Duca, profusissimo co' poveri, e colle persone a Dio dedicate, è un perpetuo testimonio della fervorosa divozione de' sudetti Signori verso la Santissima Vergine del Carmine, derivata anche col latte nel generoso, e pietoso animo dell'Eccellentissimo sig. D. Antonio Giudice, Principe di Cellamare, Cavaliere dell'abito di S. Giacomo, Gentilhuomo di Camera di Sua Maestà, già Ambasciadore straordinario in Baviera. 4. Trà le altre cose degne di ammirazione in questa Chiesa, è un'antichissima figura di Christo crocifisso, posta nel mezzo di quella, il quale miracolosamente chinò la testa alla furia della palla dell'artiglieria del Campo nimico del Rè Alfonso di Aragona nel 1439. ne' tempi, che teneva assediata Napoli; perciocchè D. Pietro d'Aragona Infante di Castiglia Capitan Generale dell'eſercito, e ſuo fratello facevano batter la Città d'ogni parte coll'artiglierie; dandole l'assalto a 7. Ottobre del medesimo anno 1439. fù scaricata l'artiglieria verſo la detta Chieſa, e la palla, qual'era di smisurata grandezza, fracassò 250 GUIDA sò la Cupola, rovinando il Tabernacolo del Crocifisso, di rilievo, ch'era nell' archetto a mezza Chiesa, e buttò anche a terra la Corona di spine, che nel capo teneva quella SS. Immagine di Christo, che miracolosamente chinando la testa, schivò il colpo di quella horribil palla, la quale doppo ſi fermò su la porta maggiore della Chiesa sopra un tavolato a quella dirittura, dove è hoggi, in memoria di tal successo, un tondo di marmo nel pavimento della porta maggiore. Questa miracolosa Immagine si mostra una volta l'anno nel terzo giorno del Santo Natale, ed in tutti i Venerdi di Marzo. 5. Il soffittato della Chiesa è nobilmente dorato con varie dipinture, a spese del Cardinale Filamarino di chiara memoria. 6. Quì a gran copia si veggono tapezzarie, ed altri parati, e vesti sagre. Avanti la Immagine della Beatissima Vergine pendono molte Lampadi d'argento, e precisamente una tutta d'oro, ed un'altra d'argento tanto grande, e di così ricco prezzo, che i Frati la tengono nelle maggiori ſolennità penden te nel mezzo della lor Chiesa, offerta dal Cardinal Filamarino Arcivescovo di Napoli, divotissimo di Nostra Signora del Carmine, il quale vi lasciò parimente in dono la Pianeta, colla quale una I CAPPELLA OVE FVDECO IL RE CORRADINO Conlqueduta del Carmine. □ Istensum 11:1 A ⎪ # 1 DE FORESTIERI. 251 una volta l'anno nella maggior solennità di detta Chiesa, celebrava, ed è di drappo d'oro assai ricca; ed altri ornamenti pur ricchi, per uso di detto Altare, ed eziandio un pajo di Doppieri grandi d'argento di molto valore, e due Angioli d'argento. 7. II Marchese del Carpio D. Gasparo de Haro, e Gusman, mentre fù Vice-Rè, li fù donato da' Pecorari di Puglia trè mila scudi, per ringraziamento d'haver levato li Banditi del Regno: perche questo Signore mai si appropriò regalo, solo questo, per donarlo alla Beata Vergine, e ne fece fare una Lampade d'argento, che qui si vede, pagando del proprio tutta la manifattura dissegnata dal celebre Filippo Scor, come distintamente annotò il Signor Antonio Bulifon al suo Giornale Historico. Della Cappella della Croce, detta di Corradino. 1. DOco lungi dalla Chiesa del Carmine è una Cappella, ove d'ordine di Carlo Primo Rè di Napoli, fù decollato l'infelice Corradino, ultimo della linea de' Suevi (se bene in Napoli non si estinse) insieme col Duca d'Austria, D. Errico di Castiglia, ed altri. Qui poi d'ordine dello stesso Rè furono sepelliti i loro corpi, ed in segno L 6 di 252 GUIDA di sì crudele spettacolo fù collocata una colonna di porfido, con un Christo in Croce di sopra: hà di circuito sei piedi in circa, e lunghezza da terra fino alla iſcrizione circa dieci piedi. Questa iscrizione è in lettere Longobarde d'oro, del tenor seguente. Austris ungue Leo pullum rapiens Aqui lonum Hic deplumavit, acephalumque dedit. 2. Qui si vede un'antica dipintura a fresco nella muraglia, che rappresenta la morte di Corradino, opera assai ben fatta. 3. Nel proprio luogo, ove furono sepelliti i sudetti, si vede in ogni tempo così d'estate, come d'inverno un tondo, che pare sia segnato con mani, e che di continuo pare bagnato, e quel suolo nel rimanente e arido: segno evidente della morte innocentissima di que' meschimDi S. Eligio. 1. PRima di uscire per la porta del gran Mercato di Napoli, è la nobil Chiesa di S. Eligio, edificata nel 1270. da trè Cavalieri Francesi familiari di Carlo Primo Rè di Napoli (ancorche altri dicono, che fossero stati ministri della Cucina del Rè) con uno Spedale per gl'infermi, dedicato a SS. Dionisio, Martino, ed Eligio tutti trè — DE FORESTIERI253 trè Vescovi in Francia, e contendendo frà di loro qual de' trè esser dovesse il principale, tutti tre i nomi de' Santi messi in bussola, invocato il nome di Dio, usci S. Eligio2. L'effigie di detti fondatori colle loro insegne si veggono in dipinture nel primo pilastro rincontro alla porta maggiore colla iscrizione, che segue: Joannes Dottum, Guliermus Burgundio, Joannes Lions, Templum hoc cum hospicio à fundamentis erexere. Anno M.CC.I.XX. 3. Si governa questa Chiesa per Governatori Laici, cioè un Reg. Consigliero, che si elegge dal Vice-Rè, e quattro Cittadini, che si mutano ciascun'anno a beneplacito. 4. Essendosi poi edificati in Napoli molti altri Spedali per gli huomini, fù questo di S. Eligio deputato da' Superiori per le donne, e per tal cagione nel 1573. fù ampliato con ispesa di molte migliaja di scudi; ove i Governatori tengono due Medici, e Speziale particolare; vi tengono anche da 50. donne deputate al servigio delle inferme. In oltre in questo luogo si ricevono le povere figliuole orfane, per cui fù edificato il luogo nel 1546. ve ne sogliono stare fino a 150. al cui governo e la Madre Badessa, ed altre Maestre delle orfane, altre persistono in detto luogo, altre, che si vogliono maritare han 25 GUIDA hanno la dote di ducati 100. ma non se ne maritano, che 20. l'anno. 6. Tiene Banco publico, il quale fù aperto nel 1592. 7. La Chiesa è una delle principali di Napoli, se bene non ornata alla moderna, è Parrocchiale, servita da 37. Sacerdoti, e da 18. Cherici, sotto la cura, e governo del Sacrista, che in Napoli nelle Chiese secolari inferiore è come il Rettore. 8. Qui è sepellito Pietro Summonte, con questa iscrizione. Petrus Summontius bonarum literarum cultor observantissimus, qui vix. Ann. LXIII. M. IIII. D. III. hoc monumentum sibi, & Rainaldo patri dulciss. posterisque suis omnibus de suo ponendum C. Di S. Pietro Martire. 1. QUesta Chiesa fù edificata da . Carlo Secondo Rè di Na2 poli nell'anno 1274. in honore del detto Santo in questo luogo, ove hoggi si vede, prima detto le Calcare appresso il mare. 2. E' la Chiesa molto nobile, e maguifica, la cui porta maggiore fù fatta da Giacopo Capano del Seggio di Nido, come ſi legge nella iſcrizione sù la stessa porta affissa. La Cupola fù fatta da Cristofaro di . n DE FORESTIERI. 255 di Costanzo Cavalier dell'Ordine del Nodo. 4. Nell'anno 1428. fù Priore di questo Convento S. Antonino, ove anche operò molti miracoli: dipoi per la sua santa vita, e dottrina, da Eugenio IV. creato Arcivescovo di Firenze, ove nel 1459. riposossi nel Signore. 5. Avanti, che s'entri per la porta maggiore, nel muro a man sinistra è un marmo, ove si vede scolpita l'effigie della Morte con due Corone in testa, che finge di andare a caccia, e tiene nella destra lo sparviere, e nella sinistra il loiro, e sotto i piedi molte persone morte d'ogni sesso, e stato, ed incontro di lei un'huomo vestito da Mercadante, il quale butta un sacco di danari sopra un tavolino, ove si vede l'iscrizione in persona della Morte del tenor, che segue: Eo sò la Morte, che chaccio sopera voi jente mondana, La malata, e la sana, Dì, e notte la percaccio. Non fugge nessuno in tana, Per scampare dal mio laczio, Che tutto il Mondo abbraczio, E tutta la jente humana. Perchè nessuno se conforta, Maprenda spavento, ch'eo per comandamento, Di prender à chi viene la sorte. Siave per gastigamento Questa figura di Morte, E pensa vie di fare forte In via di salvamento. Dalla bocca di quel, che butta la moneta, 256 GUIDA neta, escono le seguenti parole: Tutti ti volio dare, se mi lasci scampare. Dalla bocca della Morte, Si me potesti dare, quanto si pote dimandare: Non te pote scampare la Morte, se te viene la sorte. Incontro al marmo. Mille laudi faczio à Dio Patre, & alla S. Trinitate, due volte.... scampato, tutti li altri foro annegati. Francischino fui di Prignale, feci fare questa memoria alli 1361. de lo mese di Agosto 14. inditt. 6. Frà le altre celebri memorie, che sono in questa Chiesa, è sopra del Coro il sepolcro della Reina Isabella, figliuola di Tristano Conte di Copertino dell Illustrissima famiglia Chiaromonte nobilissima nella Francia, e di Caterina Orsina, sorella di Giannantonio Principe di Taranto. Fù costei moglie di Ferrante Primo d'Aragona Rè di Napoli, donna di somma religione, e di santi costumi. Mori nel fine di Settembre del 1465., e fù sepolta in questa Chiesa in una tomba di broccato. Qui anche il Rè Alfonso, doppo, c'hebbe acquistato Napoli, fè dal Castel Nuovo trasferire il corpo dell'Infante D. Pietro suo fratello, ch'era morto trè anni prima. Dipoi da' Frati fù eretto un sepolcro di marmo, 3. DE FORESTIERI. 257 mo, e col corpo della detta Reina Isabella fù collocato, e qui si legge. Ossibus, & memoriae Isabella Clarimontiae Neap. Reginae Ferdinandi Primi Conjugis, & Petri dragones Principis strenui, Regis Alphonsi Senioris Frater, qui, ni Mors et illustrem vitae cursum interrupuisset, fraternam gloriam facilè adaequasset. O fatum, quot bona parvulo saxo con duntur! 7. Al pari è il sepolcro di Beatrice, figliuola del Rè Ferrante, Reina di Ungheria, che si mori in Napoli a' 13. di Settembre del 1508. Nel suo sepolcro di marmo leggesi la seguente iscrizione: Beatrix Aragonea Pannoniae Reginæ Ferdinandi Frimi Neap. Regis Filia, de sacro hoc Collegio opt. merita, hic sita est. Haec religione, & munificentia seipsam vicit. 8. In un marmo, ch'era in questa Chiesa, leggevasi il seguente decastico, il quale per esser del celebre Pontano, non dee tralasciarsi: Dum ruit incautus stratum Jaomotus in hostem, Occubat, & victo victor ab ense cadit. Extinctum flevere Duces, tristesque Manipli, Castraque magnanimi funere moesta Viri. Indulsit juveni lachrymas Rex mitis, & illum or GUIDA 258 Ornavit moestis funeris exequiis. Movit amans fletum Virgo, movere puellae, Forma quidem lachrymit digna erat illa novis. Elatus misero est urbis moerore, tulique Hanc laudem, quod non liquerit ipse parem. Jaomot. Torre. Equiti. Valentino. Regiacustodiae Capitaneo. primum. sub. Alphonso. patre. mox. sub. Ferdinando. filio. Viro. domi. suae. suaviss. bell. fortiss. Vix. anXXXVI. 1460. 24. Februar. 9. Nella Cappella della famiglia d'Alessandro del Seggio di Porto, sono quattro statue di rilievo di legno dorate, cioè Christo nel mezzo di Maria, di S. Giovanni Vangelista, e della Maddalena, opere di Giovanni da Nola10. Nella Cappella della famiglia Pagana del Seggio di Porto è la figura di S. Vincenzo Ferrerio, ritratto dal vivo. 11. Nella Cappella della famiglia Gennara del medesimo Seggio è un sepolcro di marmo con molte statue di eccellente scultura, fatte da Girolamo Santa-Croce. Della Chiesa di S. Nicolò Vescovo di Mira, detto S. Nicolò di BariUesta Chiesa è bella, e magnifica, eretta nel 1527. da D. Pie 7 DE FORESTIERI. 259 D. Pietro di Toledo Vicerè di Napoli, havendo diroccata l'antica fondata da Carlo III. Rè di Napoli, ch'era nell'entrar del Molo grande, per farvi le mura del Castel-Nuovo, ed ampliar la strada. 2. Eravi uno spedale per li poveri marinari infermi, giusta l'ordinazione della Reina Giovanna II. nel 1425. 3. E' servita questa Chiesa da' Preti secolari, ed essendo stato questo glorioso Santo ultimamente annoverato fra Santi Padroni di Napoli, nella vigilia della festa di lui, li Governatori di essa fanno una solenne Processione, trasferendo la Statua del Santo dal Tesoro dell'Arcivescovado alla sudetta Chiesa, ove si celebra solennissima festa. 4. La Cupola di questa Chiesa, è le dipinture a fresco tra le finestre, sono opera del Cavalier Giovam-Battista Bernaschi. Della Chiesa della Incoronata. A Strada, ove hoggi è questa Chiesa, chiamavasi anticamente delle Cortege, seù Corſo, quivi fù da Carlo II. Rè di Napoli fabbricato il Palagio per reggervi i tribunali della giustizia, ove poi nell'anno 1331. a' 25. di Maggio, giorno della Santissima Pentecoste, fù coronata la Reina Giovanna I. con Ludovico di Taranto suo se 260 GUIDA secondo marito, dal Vescovo Bracarense Legato di Clemente VII. ed in memoria di ciò, la Reina quel Palagio riduſſe in ſagro Tempio ſotto titolo della Corona di Christo. Fù in que' tempi chiamata Spinacorona, doppo mutò il nome in S. Maria coronata, come di presente si chiama, e dal nome della Chieſa poi nomoſſi la ſtrada dell'Incoronata. 2. Le mura, e la volta di questa Chiesa fè la Reina dipignere di bellissime dipinture con oro, ed azzurro oltramarino; ed in particolare vi fè ritrar re dal naturale la sua effigie (come di presente si vede nella Cappella del San tissimo Crocifisso) da Giotto eccellentissimo dipintor Firentino, sommamente amato dal Rè Ruberto, e dalla detta Reina: fiorì infin dagli anni del Signore 1320. Di lui così scrive il Petrarca in una sua Epistola: Si terram exeas, Cappellam Regis intrare non omiseris, in qua conterraneus olim meus Giottus, Pictor nostri avi Princeps, magna reliquit manus, & ingenii monumenta. 3. Il Pontano parlando di questa Chiesa dice: Institutum fuit Regum Neapolitanorum, annis singulis, statis quibusdam diebus, parare nobilitati opulum ad Aedem D. Mariae Coronatae, adhibitis etiam praestantissimis Matronis, quod ab Alphonso, summo cum splendore, servatum 4. Quimeminimus. DE FORESTIERI. 261 4. Quivi era anticamente uno Spedale per gli poveri infermi, eretto dalla sudetta Reina, hoggi commutato in altre opere pie da' Padri Certosini di S. Martino di Napoli, il Priore del quale è Ordinario di detta Chiesa, alla quale servono dodici Preti, e quattro Cherici, officiandovisi collegialmente; ed io, nella mia fanciullezza, vi hò servito per anni cinque, con non poco profitto nell'istituto Chericale, essendo Priore della Real Certosa di Napoli il Reverendissimo Padre D. Andrea Cancellieri virtuosissimo Mecenate de' virtuosi5. Quì nel Venerdi Santo, e nelle solennità della Croce si venerava una Spina della Corona di Nostro Signore. Hoggi si serba nella Chiesa di S. Martino, ove parimente è il braccio di S. Biagio V. e M. il quale ogn'anno si trasferisce all'Incoronata, e quiui è venerato con molto concorso del Popolo Napoletano all'Altare del detto Santo, per la cui intercessione concede il Signore Iddio molte grazie a' fedeli6. Hò accennato altrove, che questa Chiesa, alla quale prima si ascendeva, hoggi si discende per molti scalini, a cagione della strada alzata sù, d'ordine dell'Imperadore Carlo Quinto, per fare i fossi al Castel nuovo, il che hà cagionato non picciolo incommodo a detta Chiesa. Di 262 GUIDA Di S. Maria della Pietà. 1. NElla medesima contrada è situata la presente Chiesa, ove stà la Congregazione de' figliuoli torchini detti della Pietà, principiata altrovenel 1583. 2. Questa Chiesa è assai bella, e magnifica; aggiuntavi la bellissima Cap. pella di S. Anna della famiglia Rocco con buoni quadri del Cavalier Giacomo Farelli. Ed è doviziosa di molte Indulgenze; onde viene frequentata dalla divozione del Popolo Napoletano. Di S. Giorgio de Genovesi. 1. A Nazion Genovese, minacciado rovina l'antica lor Chiesa, erse la presente molto nobile, e magnifica nel 1620. come si rende chiaro dalla ſeguente iſcrizione, che ſtà sù la porta maggiore: Magno Martyri, fausto victoriae, auspici Sancto Georgio, novam Aedem tutelari suo, pecunia sua, Genuenses magnificentiorem à fundamentis decrevere, studioque nationis impigri, Alexander Grimaldus Illustriss. Antonii, Joannes Baptista Spinula Oberti, et Joannes Augustinus Spinula Ascanti, Praefecti peragendam curavere, peractam dedicavere. M. DC. XX. Francisco DE FORESTIERI. 263 cisco Doria Augustini Consule. 2. Fù fatta Parocchia dalla santa memoria del Beato Pio V. per la Nazione solamente. 3. Nell'Altar maggiore è la tavola, rappresentante la Beatissima Vergine nel mezzo di S. Giovan-Battista, e di S.Gio: Evangelista, e di sotto S. Giorgio Martire, opera d'Andrea da Salerno-In questa Chiesa vi sono cappellanie di 12. scudi il mese. Della Chiesa de' SS. Pietro, e Paolo de' Greci. Uesta Chiesa, ancorche pic1. ciola, è nondimeno assai cospicua e ragguardevole, cosi rispetto al suo fondatore, come per le molte memorie che in essa si veggono, e per l'ufficiare, che in essa continuamente si fà, secondo il Rito Greco2. Il suo fondatore fù Tomaso Assan Paleologo de' Principi di Arcadia, di Corinto, e d'altre Provincie nel Regno del Peloponesso nella Grecia, dell' Ordine Senatorio di Costantinopoli, e stretto parente degl'Imperadori Costantinopolitaui. Presa la Città di Costantinopoli, sua Patria, da' Turchi, rifuggì egli in Napoli appresso degli Rè Aragonesi, dalli quali fù sempre tenuto frà li primi del Regno: fabbricata, e dotata la 264 GULDA la presente Chiesa, la fece di padronaggio della sua famiglia. 3. Nell'anno 1644. fù questa Chiesa abbellita, e Bellisario Corenzi della stessa nazione l'ornò di diverse dipinture di sua mano, che si veggono nella volta di essa. 4. Si vedevano per lo passato pendenti in mezzo della Chiesa alcuni Cappelli Vescovili, che manifestavano esser quivi sepolti Vescovi, ed Arcivescovi; siccome vi erano memorie di famiglie illustri di questa nazione, come della Paleologa, d'Assan, Lascari, della Mazza, della Iva, ed altre, che per ab bellire il pavimento furon tolte. Uno delli quali era il ſeguente in idioma greco, che traslatato in Latino, suona così: Macarius Archiepisc. Epidauren. By zantinis ab Caesaribus, ex praeclarissima Melissenorum, & Comnenorum Familiae & D. Theodorus Germanus frater, Deposta Aeni, Xanchae, aliorumque oppidorum in Tracia, itemque Sami, Mileti, Ambraciae, Messenique sinus in Reg. Pelopon. Iacent hic: Qui victricibus Joannis Austriaci armis in navali bello exciti, lecto ex Oppidis, urbibusque suis exercitu Peditum XXV. millium, & Equitum III. millium, Bellum adversus Turcas biennio suis sustinuerunt auspiciis, speratoque frustrati auxilio; probata suis fide, virtute hostibus, Philippi II. DE FORESTIERI. 265 II. Hispaniarum Regis munificentiam experti Neapoli, non ante animis, quàm vita ceciderunt. Theodorus VIII. Kalen. Aprilis Anno sal. hum. M. D. LXXXII. Macariut pridie Idus Septemb. anno sal. hum. M. D. LXXXV. Della Chiesa di S. Gioachimo, comunemente detta lo Spedaletto. Irea gli anni del Signore 1514. fù questa Chiesa edificata da D. Giovanni Castriota, familiare della Reina Giovanna, moglie del Rè Ferrante I. ove anche fabbricò lo spedale per gli poveri gentilhuomini; per la qual cagione appellossi lo Spedaletto, come di presente. Doppo la morte di detta Signora si levò lo spedale, e la Chiesa fù conceduta a' Frati Minori osservanti, li quali a' nostri tempi colle limosine de' Napoletani l'hanno rinnovata, ed ingrandita, colle pareti indorate, che invero è riuscita molto bella, e magnifica. 2. Il soffittato, di quadri adorno, hà dipinture di varj valenti huomini. Il quadro di mezzo è del Cavalier Massimo, gli altri di Andrea Vaccaro, Antonio de Bellis, Michele Fracanzano, Scipione da Salerno, e d'altri3. Frà le altre memorie d'huomini illustri, che sono in questa Chiesa, evvi 0 M 266 GUIDA il seguente tetrastico: Te juvenem rapuit Lachesis, generose Georgi Nec lacrymas tenuit inclyta Parthenope. In Turcas bello poteras meruisse coronam. Redditur haec nullo vulnere: Laetus abi. 4. Serbasi in questa Chiesa un pezzo della Carne di S. Diego d'Alcalà Frate Spagnuolo dell'Ordine del Serafico San Francesco, il quale salì al Cielo a' 12. di Novembre del 1463. In oltre un pezzo dell'habito dello stesso Sāto, un altro dell'asciugatojo del medesimo, ed un'altro pezzo del medesimo habito cucito in una berretta per comodità de' divoti, li quali col tocco di quello ricevono da Dio segnalate grazie di curazione da' morbi, ultimamente si è tutta stuccata, e indorata. Della C iea di S. Giuse, pe. 1. J Ella medesima piazza è la Chiesa di S. Giuseppe, una delle Parrocchie ordinate dal Cardinal Gesualdo. Fu edificata nel 1500. dalla comunità de' legnajuoli. Il cui Altar mas giore è ornato di una bellissima tavola con molte figure di tutto, mezzo, e basso rilievo, la quale fù fatta da Giovanni da Nola. Eyvi il tetto dorato, ed un buon organo. 2. E' no DE FORESTIERI. 267 2. E' nobile in questa Chiesa la nuova Cappella dell'Abate Giovanni Antonio Chezzi Romano, dedicata al glorioso S. Nicolò da Bari (di cui quasi tutte le Chiese di Napoli hanno hog giò l'Altare, ò la Cappella, ò l'Immagine) ella è di bianco marmo, e così ben commessa, che pare un marmo tutto di un pezzo, di architettura moderna assai nobile: opera di Giovanni Mozzetta. 3. Sopra dell'Altare vi sono incisi questi caratteri. Pro fidei zelo. A man destra dell'Altare: D. O. M. Angelus Felix Chezzus Romanus Caroli Urbevetani filius, Dux Carpignani, & Barozullini, quibus honoribus suam familiam auxit, supremo ejus jussu, corpore hic condito, obijt Repar. sal. M. DC. LXIV. In pervigilio S. Josephi sui tutelaris, ut idem festum cum eo ageret in Cœlis . A man sinistra: I. M. I. Abbas Joannes Chezzus Romanus, qui Angelum Felicem Carpignani Ducem, immortale suae familiae Decus, Alumnum habuit, & fratrem, hoc sacellum cum sepulcro pro familia Chezzia primus obtinuit, perpetuo proventu attributo extrui jussit, & beneficentissimo patrono S. Nicolao Mirensi Antistiti dicavit, ex pub. documentis confectis à Carolo Celso Georgi M 2 Not. GUIDA 268 Not. Neap. die 3. mensis Maij Anno M. DC.LXXIV. Della Chiesa di S. Maria, detta la Nuova. QUesta celebre Chiesa de' Frati 1. Francescani dell'Osservanza, fù eretta da Carlo I. con questa occasione. Era in Napoli un Monistero, ov'è hora il Castel nuovo, con Chiesa dedicata à M.V. de' Frati Francescani, la quale fù eretta dallo stesso S. Francesco, ed in quel luogo fiorì il B. Agostino d'Assisi Ministro della Provincia di Terra di Lavoro, e discepolo dello stesso S. Francesco. Mà volendo detto Rè Carlo fabbricare un Castello, ove il Monistero stava, edificò questo nel 1268. con Chiesa nella piazza detta d'Alvino, e propriamente dov'era l'antica fortezza della Città; ed all'hora fù quivi parimente trasportato anche il corpo del detto B. Agostino, ancorche à gli stessi Padri, che di presente vi stanno, sia incognito il luogo della sua sepoltura; quindi avvenne, che la presente Chiesa rispetto alla vecchia, fu detta S. Maria la Nuova. 2. Nell'anno 1596. essendo in una Cappella di questa Chiesa una divotis sima Immagine della Madonna della Grazia, fù trasferita nella Cappella de' Comi MAGGIOR ALTAR della Noua Ins. Maria 2 4 ⛪ D D P — All'Alteza Seren.a di GIO ANTON. GIVSEPPE Principe de Eggenberg etc. Sicon e le opere del Cau. Cosmo, di cui è l'originale Superano ogni lode: così douea dedicarsi la copia a V. R. le cui uirtu innumerabili non han termine di gloria. Antonio Bulison 2 A S. the S ③ S D D ✋ d M N S m AlEcc. sia. Il Sig. D. Francesco Maria Carafa Principe di Beluedere Marchese Danzi Cavalier del Tosone Alla religiosa pietà di V.E. deuesi questo ritratto, hauendone l'ori ginale nel cuore, e se con annua musica il fauenerare in Napolisi contenti che sia riuerito per tutto sotto il suo nome, a cui humilante lo dedici Antonio Bulison D ' FORESTIERI. 269 Conti di Alife, ed in questa traslazione cominciò à fare grandissimi miracoli, e rrazie, come al presente fà; onde grandissimo essendo il concorso delle divote persone, e copiosissime le limosine, l'antica Chiesa fu del tutto disfatta, e di nuovo all'uso delle moderne magnificamente rifatta, ed abbellita, con una bellissima porta con colonne d'ordine corintio, ove leggesi la seguente iscrizione: Templum à Carolo I. Andegavensi in dice veteri constructum, illustriori forma piorum oblationibus ibidem restitutum, divaque Mariae Assumptae dicatum. Philipo po II. ac III. Austrijs Regibus invictissim. 1599. 3. Il soffittato di questa Chiesa occupa il secondo luogo tra' più belli di Napoli, ove si veggono degnissime dipinture dell'Imparato, del Santafede, e d'altri valent'huomini. 4. Sù l'Altar maggiore di questa Chiesa si vede una picciola custodia, ò sia Tabernacolo di Alabastro: e tutto l'Altare e arricchito di nobilissimi marmi, a' lati del quale si veggono due Angioli di rame bellissimi, l'architettura del detto Altare, assai nobile è del Cavalier Cosmo Fansago. Il Coro, e la Cupola ſono dipinti a freſco aſſai bene. 5. Nel lato dell'Epistola dell'Altar maggiore è la celebre Cappella della M Ma. 270 GUIDA Madonna della Grazia, la cui miracolosa Immagine è di moltissime gioje ricoverta, con l'Altare, gradini, e baldacchino di argento, e quanto vi si vede. 6. Nella Cappella di Graziano Coppola, ſi vede una ſtatua di legno di Christo Signor Nostro in quella forma, che fu da Pilato mostrato al popolo, di cendo: Ecce Homo: di raro, e singolare intaglio, la quale è opera del nostro Giovanni da Nola7. Nella Cappella della famiglia Fenice è la tavola de' Magi, nella quale s'hà d'avvertire, che frà gli Rè, e ritratto al naturale Alfonso II. Rè di Napoli. Dentro detta Chiesa è la considerabile Cappella del B. Giacopo. 8. Presso la Porta maggiore à man sinistra di chi vi entra, è la nobilissima Cappella del gran Capitano Gonsalvo di Cordoa, nel cui ricco Altar maggiore riposa il Corpo intero del Beato Giaco po della Marca. Qui si veggono sculture degne, e frà le altre una Cappella con diverse statue del Cavalier Cosmo. Si vede anche in un'altra una statua di S. Giovan-Battista antica, e bella La volta è assai bene dipinta à fresco dal Cavalier Massimo Stanzioni. 9. Qui si vede il sepolcro di Piet Navarro, che da privato soldato col suo valore ascese ad esser Capitano del Rè Cat Non alle ceneri, ma all'intero, e trattabile corpo del B Giacopo debbonsi ifiori, e però de fragli altri annouerarsi il Giacito di V. S. Sempre odoroso per la sua grande bontà, e dottrina onde questa figura diuotam ne adorno. Antonio Bulifon DE FORESTIERI. 271 Cattolico, fece molte prodezze, in servigio della Corona di Spagna; ma poi macchiando le sue glorie con ribeltarsi à favor de' Francesi per uno sdegno cocepito, seguì Monsù Lotrecco contra Napoletani, onde di violenta morte, per fuggire la piu obbrobriosa, uscì dal modo; il suo valor nondimeno meritò an che da' nimici la seguente memoria. Ossibus, & memoriae Petri Navarri Cantabri, solerti in expugnandis Urbibus arte clarissimi. Consalous Ferdinandus Ludovici Filius Magni Consaloi Nepos, Svessae Princeps, Ducem, Gallorum partes secutum, pio sepulcri munere honestavit. Quum hoc in se habeat praeclara virtus, ut vel in hoste sit admirabilis. 10. Al pari del detto sepolcro e quello di Monsù Odetto Fois Lortrecco, co'l seguente epitafio: Odetio Fuxio Lautrecco Consalous Ferdinandus Ludovici F. Corduba magni Consalvi Nepos: quum ejus ossa, quamvis hostis, in avito sacello, ut belli fortuna tulerat, sine honore jacere comperisset, humanarum miseriarum memor, Gallo Duci Hispanus Princeps P. 11. Nel suolo di questa Cappella è un marmo con questa iscrizione: Tunisi Regis Soboles hic extat Amidae, Carolus Austriades lumine dictus Aquę. Coenobio, qui cuncta dedit mitissimus isti, M 4 VI GUIDA 272 Vt pro se precibus Coelica Regna petant. Praetor magnanimus, pietate insignis, & armis Vixit, & ascendit sydera, veste minor. Di questi due illustri, ma infelici Capitani argutamente scrisse il Padre Guicciardini Cantaber, & Gallus recubant hinc inde sepulti. Mars quibus in varia ludere sorte de dit. Igne sagax primus, tentat pervadere Castra, Vrbes ut capiat distrahit alter aquas. Dira tamen Lachesis, quae Marte est fortior ipso, Illos in tumulo fecit adesse pares. Anno Domini 1601. Nella Cappella della famiglia Prignana, e Funicella a destra dell'Altare del B. Giacomo, si vede la memoria di Papa Urbano VI. con l'iscrizione seguente Urbanus Papa VI. ex familia Prignana Neap-natus, sed A Pisis oriundus, Barti Archiepiscopus antè erat, is, Mortuo Gregorio Papa XI. à Cardinalibus 4. Id. aprilis In Conclavi consentientibus Pont. Opt. Max. fuit renunciatus, ac 14. KalMaii Papatus insigne assequutus fuit Se RE DIN ⛪ ⛪ the 1 All'Eccmo Sig. D. Marzio Origlia Maestro di Campo Generale nel Regno di Napoli. Cōsagro all EV. Splōdor deli ui nispagnole gloria delle bus ne letiere, ornamento della nobilta eraro pregio della Città Napoletana. il disegnamento di quella Chiesa, ch'ificeretla da Suoi Magiori, e ne sorba su nobil tomba. Umily Serus DIVE. Antonio Bulifon DE FORESTIERI. 273 Sedit magno tumultu annos xi. mens. 6. dies 6. obtit Romae an. 1391. 3. Id. Octob. iacet in Basilica S. Petri. Nella stessa Cappella. Franciscus Prignanus, & Hieronyma Funicella coniuges fidei, ac pietatis con stantes, locum hunc olim informatum aere proprio sartum, tectum instruendum; ac in Ara adscripto censu quotidie pro anima sacrificium faciundum curarunt, mortalitatisque memores viventes, ut morituri, sepulcrum sibi, & posteris PP. vt quos iungit una proles, omnes eadem urna legat. ann. sal.1589. 12. Nella Cappella della famiglia Scozia, a destra di chi dalla porta maggiore entra in Chiesa, si vede la tavola, in cui è Christo morto sù la Croce di suprema, e mirabil'arte: opera di Marco da Siena. 13. Nella Cappella della nobile famiglia Cordes, ed Afflitta è una sepoltura, in cui si legge: Haec manet haeredes, certior una domus. 14. Nel medesimo luogo leggesi quest'epitafio in lingua Spagnuola: Fuy el que no soy. Soy el que no fuy. Seras el que yo soy. M Espa 274 Guid España leche me dio. Italia suerte, y bentura. Y à qui es mi sepoltura. Es de Roderigo Nuñez de Palma Anno Domini 1597. 15. Nello stesso atrio dell'Altat maggiore si legge il seguente tetrastico: Et quia quàm celeri cursu mors pallida currits Ut nos eripiat, qui sua praeda sumus. Hunc volui tumulum vivens mihi ponere certum: Ut cum saeva venit, sit mihi facta domus. Anno Domini 1597. Nella Cappella di S. Onofrio sotto l'Organo sono depinti à fresco alcuni Puttini dal nostro Luca Giordano essendo all'hora di sei anni. 16. Nella Sagrestia di questa Chiesa è il sepolcro di D. Carlo Emanuele di Lorena Conte di Sommariva, il quale morì in Napoli a' 24. di Settembre 1609. D. O. M. Carolo Emmanueli Magni illius Caroli Menei Ducis Filio Lotbarin gio, Somarivae Comiti, Regio Austrasiae, & Sabaudiae Principum genere claro. Peragrata Italia, & Africae lictoribus ad suorum gloriam aemulandam, Neapoli immature defuncto, Maximi Philippi Regis magni # ### . ⸗ DE FORESTIERI. 275 gnificentia decorato, & Io: Alphonsi Pimentelli Beneventanorum Comitis, Regnique Vicarii Pientissimi Principis hospitali humanitate honestate Principes parentes licet in externo solo inter doita tamen Siculorum Regum monumenta moestissimi posuere. Obiit anno MD.C. IX. 17. In questa Chiesa, oltre alcorpo intero del Beato Giacopo della Marca, sono sepelliti il Beato Francesco di nazion Francese; ed il Beato Fr. Venanzio, compagno del sudetto B. Giacopo della Marca18. Il Convento è magnifico, ed hà un'assai celebre, e ricca infermeria, ove si curano i Padri infermi di tutta la Provincia. E' servita la Chiesa da ducento Padri, li quali vivono di limosina. Di Santa Maria d'Alvino, detta Donn'Alvina. 1. 'Una bella Chiesa, e molto adorna, edificata da cinquecento, e più anni da alcune Monache Greche, rifuggite in Napoli, la cui Badeſsa nomavasi Albina. 2. Nell'anno 1563. a questa Chie sa, e Monistero furono uniti due Monisterj di Monache di S. Benedetto, per ordine del Cardinal Alfonso Carafa, all'hora Arcivescovo di Napoli, cioe quel di S. Agata, ch'era presso la fontana di M 6 Mez GUIDA 276 Mezzo Cannone: e quel di S. Anello à Petruccio, ch'era sotto la tribuna di S. Maria la Nuova. 3. Con questa occasione, fatto più comodo d'entrate il Monistero, in processo di tempo han rinnovata la detta Chiesa molto nobilmente con tetto dorato, ed organo, e vi habitano da 80. Monache dell'Ordine Benedettino Della Chiesa di Monte OlivetoUesta Chiesa fù da' fonda1. menti edificata da Gurello Origlia Cavalier del Seggio di Porto Gran Protonotario del Regno di Napoli, e molto familiare del Re Ladislao, come si vede dalla iscrizione, dietro dell'Altar maggiore del tenor seguent☉: D.O.M. Gurello Aureliae Neapol. hujus Regni Logothetae, ac Protonotario, summae apud Ladislaum Regem, ob fidem eximiâ, auctoritatis, adeò ut septem filios Comites viderit, fortunatissimus, idemque pientissimus, qui Aedes has construxit patrimonio donato. Ordo Olivetanus Pietatis ergo F.C. Il Patrimonio importava scudi 10. m. d'entrata annua, adesso arriva à 16. m. 2. Alfonso II. d'Aragona Rè di Napoli fù affezionatissimo di questo luogo, ed amorevolissimo verso i Padri; ed oltre Apport lege, le Edre 1 ⸫ e DE FORESTIFRI. 277 tre all'haver donato loro molte preziose vesti per lo culto divino, e molti vasi di argento, dono anche a' medesimi tre Castella, cioè Teverona, Aprano, e Pepona, colla giurisdizione civile, e criminale. Quì fece fare molti edificii, come dalle sue insegne apparisce, ed in particolare un bellissimo Refettorio, che poi fù ornato di belle, e nobilissime dipinture da Giorgio Vasari, illustre dipintore, ed Architetto Aretino, il quale fiorì nel 1540. Costui dipinse trà gli spartimenti di stucco con grottesche figure 24. Immagini Celesti, e nelle facciate 6. tavo le ad olio, e nelle 3. sopra l'ingresso del luogo, il piover della Manna al popolo Ebreo, ed altre storie. Quivi il Rè à guisa di un'altro Monaco con gli stessi Monaci conversava, e mangiava, e bene spesso serviva nella seconda mensa, come nella iscrizione, che nel detto Re fettorio si legge, che così dice. Alphonso Aragoneo II. Regi justiss. invictissimo, munificentiss. Olivetanus Ordo ob singularem erga se beneficentiam, quicùm sic conjunctissimus, ac humanissimus vixit, ut, Regia Majestate deposita, cum eis una cibum caperet, ministris deinde ministraret, lectitaretque F.C. Ed in un sepolcro di marmo nell'AItar maggiore: D. O. M. Alphonso II. Aragoneo Ferdinan 278 GUIDA nandi Primi Filio, Regi fortunatiss. erga Deum pientiss. domi, militiaeque rebus gestis clariss. qui Collegium hoc patrimonio donato auxit, ditavit, coluit. Olivetanus Ordo, dum Aedes has restituit, Regis liberalissimi memor F. C. Nell'anno 1689. di questo Refettorio si è fatta la Sagrestia, la quale è riusci ta la più bella forse d'Italia. 3. La Chiesa è ridotta alla moderna, ed è stimatissima per quello, che dentro vi si conserva, hà tuttavia un ricco, e dorato ſoffittato, in cui ſono dipinture famosissime, ed un principalissimo Organo, ove da'Padri furono spesi 4 mila scudi. 4. Nella Cappella della famiglia Ligoria del Seggio di Porta-nova, si vede la Madonna con altre statue di rilievo di rara scultura, fatte da Giovan ni da Nola. 5. In quella del Conte di Terranuova è la tavola dell'Altare di bellissimi marmi, dentrovi l'Annunziata con altri Santi, e puttini intorno, che reg gono alcuni festoni; il tutto è opera di Benedetto da Majano eccellentissimo Scultor Fiorentino, che fece illustre il suo nome nel 1460. In uno de'sepolcri, che qui sono, si legge: Qui fuit Alphonsi quondam pars maxi ma Regis, Marius hac modica nunc tumulatus 6. Nelhumo. 1 ⛪ wila mif Flurz cure und ### ### ⛪ s ### wär ### ülden dgunt nach de Gongen S 1 . 1 279 DE FORESTIERI. 6. Nell'Altare della Cappella della famiglia Alessandra, è la tavola, dentrovi la Santissima Vergine, che presenta à Simeone il suo figliuolo, opera di Lionardo da Pistoja, eccellentissimo dipintore. E s'hà d'avvertire, che la figura di San Simeone è il ritratto d'Antonio Barattuccio, Avvocato Fiscale della Vicaria, quelle della Madonna, e della Vedova ritratti di Lucrezia Scaglione, e Diana di Rao bellissime Signore Napoletane: vi sono parimente sotto le altre figure dipinte. Fabio Mirto Cappellano Maggiore Vescovo di Cajazza: Gabriele d'Alcilio Vescovo di Policastro, ed il Sagrestano all'hora di questa Chiesa. 7. Nella Cappella della Fiodi è la tavola de'Magi, fatta da Girolamo da Cottignuola, illustre dipintore, il quale fù chiaro al Mondo circa gli anni del Signore 1515. 8. In quella de' Principi di Sulmona si veggono molti quadri del Vecchio Testamento, e la storia di Giona Profeta, del famoso dipintore Francesco Ruviales di Nazione Spagnuola, e discepolo di Polidoro da Caravaggio, che fiori nel 1550 questi fè anche le tavole della Pietà, e diposto di Croce, che si veg sono ne'Regj Tribunali di Napoli, cioe nella Cappella della Summaria, e Vicaria Criminale. 9 Nei 280 GUIDA 9. Nella Cappella à man dritta dell'Altare maggiore si veggono bellissime figure tonde di terra cotta, colorite con grandissima vivacità, una delle quali è l'immagine di Nicodemo, vero ritratto di Giovanni Pontano. L'altra di Giuseppe ritratto di Giacopo Sannazarò, altre due li veri ritratti d'Alfonso II. e di Ferrante il Figliuolo Rè di Napoli, l'altre rappresentano le tre Marie, e S. Gio: Evangelista, tutto fù fatto da Modavino da Modana eccellentissimo Scultore, il quale fiorì negli anni di Christo 1450. in circa. 10. Nella Cappella della famiglia Tolosa è la tavola dell'Assunta: opera di Bernardino Penturchio eccellentissi mo dipintor Perugino, e discepolo di Pietro Perugino, fiori nel 1520. Vedesi in oltre in questa Cappella un bellissimo Coro tutto lavorato, ed intagliato in legno à prospettiva, fatto da Fr. Gio: Angelo da Verona Olivetano, eccellentissimo in tal'arte, che fiori ne tempi del Vasari. Vicino quello coretto è una flagellazione di marmo tutta di un pezzo di scultura singolare nella Cappella Riccio 11. In un sepolcro di marmo leggesi la ſeguente iſcrizione, ſenza nome, ſi crede però, che sia in laude di Arnaldo Sanza, ò Sancio Catalano Castella. no M I All'Ecc. S.D. FRANCESCO MARVLLI De Duchi difriso AVE. Iadi cui famiglia si rede tanto Gloriosa per li me riti de suoi antenati, e per il Gransapere ch'ella possede, essendo un compendio delle scienze più recondite, questa figura fatta dall'Ecc. Scultore Modauino da Modana. Dedica Antonio Bulifon. 50077 DE FORESTIERI. 281 no del Castel Nuovo. Hospes mirare sepulti fidem: Hic, dùm Arcis Parthenopeae à Divo Alphonso Aragoneo praefectus, classica, & terrestri obsidione praemeretur, ne fidem pollueret, exhausto jam aerario, imminentia capitis pericula sponte negligens, foedum mularum, & canum esum non respuit, quin duobus fratribus captivis ab hoste oppositis, ne tormentorum ictus increbrescerent, socio sanguinis fortitudinem praeferens à proposito non est abductus, deinceps mortuo Rege, frangendae fidei inclyto Ferdinando uberrina multorum praemia ludibrio habuit. 12. In un'altro sepolcro vi è questo epitafio à Gio: Alefelt Tedesco. Ut flos mane viret, tepida productus ab aura, Languescit flaccus vespere, nocte cadit. Sic nos mortales orimur, morimurque miselli, Certaque vivendi non datur ulla dies. Praesentis vitae est cursus labyrinthus, in illum Ex utero intravi, morte vocante abÿ. Erravi hic quantum Deus, & mea fata volebant. Lustraque transmisi quinque, diesque decem. Nobilibus tribui studiis haec tempora vitae; Vt sic Nobilior Nobilis ipse forem, Ho 282 GUIDA Horum, & illigeri me visere Regna Monarchae Fecit, & in latium bis pius egit amor. Nunc jaceo patriae longè sumulatus ab oriti Judicis expectans acta suprema DeiCimbrica me genuit tellus Arctoa sub Austro, Parthenope rapuit, Parthenopique tenet. Obiit XVI. Kal. Julij. Ann. M. D. LXXXI. 13. Nella Cappella della famiglia Davalo, frà le altre bellissime cose, è la tavola dell'Altare, in cui si vede la Reina de' Cieli col Figliuolo in braccio, e di sotto San Benedetto, e San Tomaso d'Aquino, opera di Fabrizio Santafede. 14. Nell'Altar della Cappella del Duca d'Amalfi hoggi de' Piccolomini d'Aragona, è la tavola di marmo, dentrovi la Natività di Christo con un ballo di Angioli sù la Capanna, che mostrano a bocca aperta di cantare in tal modo, che dal fiato in poi hanno ogni altra parte come viva; alcuni vogliono sia opera del famoso Donatello, altri d'Antonio Rosellino Fiorentino, di cui appresso. 15. Altrettanto maraviglioso è il sepolcro della Duchessa Maria di Ara gona, Cap. Ingegn. Sebast. Fol. 279: * NATI INM Inailicato. in. 34 # Ausländung W 1 ⛪ S S ⛪ Perche F AL REV.mo P.D. BONAVENTVRA TONDI ABBATE TITOLARE OLIVETANO AVPReu che con tanti libri la Repubblica lettera ria aue accresciuta, meriteuolmente consacro una delle cose ragguardeuoli di questa Città che s'ammira nella propria Chiesa doue ella dimora, e le so riuerenz Nicolo Bulison ta Mari. ### nug, cais Pit m. DE FORESTIERI. 283 gona, figliuola naturale di Ferrante Primo Rè di Napoli. Qui si veggono sù la caſſa due Angioli, che ſostengono la morta: vi è anche di sopra la Resurrezione del Signore, e l'Immagine della Reina de' Cieli; e frà le altre cose artificiose, che vi sono, si vede un' arco di pietra, che regge una cortina, ò panno di marmo, aggruppato, tanto al naturale, che pare pru simile al panno, che al marmo: il tutto fù opera d'Antonio Rosellino eccellentissimo Scultor Fiorentino, che fiorì nel 1460. e qui si legge: Qui legis, hæc, submissus legas, ne dormientem excites. Rege Ferdinando orta Maria Aragona hic clausa est. Nupsit Antonio Piccolomineo Amalfiae Duci strenuo, cui reliquit treis filios, pignus amoris mutui. Puellam quiescere credibile est quae mori digna non fuit. Vix. Ann. XX. Domini M.CCCC.LX. 16. In un'altro marmo, che stà nello stesso luogo: Constantia Davala, & Beatrix Piccolominea Filia, redditis quae sunt Coeli Coelo, & quae sunt terrae terrae, ut semper uno vixere animo, sic uno condi tumulo voluere. O beatum, & mutui amoris con stantiam. 17. L'ultima Cappella della famiglia del Pezzo, fu fatta da Girolamo Santacroce a concorrenza di quella di Gio GUIDA 284 Giovanni da Nola, che è nella Cappella della famiglia Ligoria. 18. Nell'Altar della Cappella di Giovan Luigi Artaldo è un S. GiovanBattista di rilievo di marmo: e si tiene sia la prima statua di marmo, che facesse in Napoli Giovanni da Nola, perche prima attese a gl'intagli, e statue di legno. Il marmo di questa statua è così nobile, che tocco con qualche ferro, tutto risuona. 19. Nella Cappella della famiglia Barattuccia è la statua di rilievo di candido marmo di Sant'Antonio di Padova, opera eccellentissima di Girolamo Santacroce. 20. Nel Coro eravi in altro tempo una tomba di velluto nero, con una iscrizione di marmo, ove si leggeva: Flebile Amici obsequium Pierides tumulo violas, Venus alma Hiacinthos. Balsama dant Carites, cinnama spargit Amor Phoebus odoratus laurus, Mars ipse Amaranthoi. Nos lachrymas, rarae munus amicitiae. an. M. D. XXX. Questo fù Alessandro Novolario Cōte, e Capitan valoroso, di cui fà menzione il Giovio nelle storie. 21. La Sagrestia è nobilissima, essendosi da poco posta ov'era il Refetto rio, Giov. pracenna # ### 2277 e gralmen 3. E de la 5 eher e 2 ### . DE FORESTIERI. 285 rio, come hò detto di sopra, è ricca di preziose vesti, e parati, ed eziandio di argenterie, mà anche è vaga di prospettive di legno, opera di Fr. Giovanni Angelo da Verona sopracennato: di cui il Vasari nella 3. parte delle vite degli Scultori, e de Pittori. 22. In questa Sagrestia era una tomba coverta di riccio sopra riccio, ove giaceva il Corpo del Cardinal Pompeo Colonna Vicerè del Regno di Napoli, il qual mori a' 28. di Luglio nel 1532. il cui corpo fù poscia sepellito nella Cappella de'Principi di Sulmona 23. E nell' Altar maggiore erano due altre tombe di broccato, in una era il corpo di Francesco d'Aragona figliuol legitimo, e naturale di Ferrante I. e nell'altra Carlo d'Aragona figliuol naturale dello stesso Rè. 24. Il Monistero poi è il più celebre d'Italia, ove sono fabbriche veramente Reali, ed una famosa libreria. Vi stan no da ottanta Monaci Olivetani. Di S. Anna de LombardiA Nazion Lombarda fabbri1. cò questa Chiesa nel 1581. con Breve di Gregorio XIII. Som. Pontefice, dal quale anche ottenne infinite In 286 GUIDA Indulgenze, e la dedicò a colei, che partori, e diè il latte alla Madre del Signore. 2. E' questa Chiesa, ricca di dipinture esquisite, frà le quali una, che stà dentro il Coro, è di Santafede, e le due a' lati di Giorgio Vasari. La Cupola ò sia Tribuna dipinta à fresco con mol ta vaghezza da Giovan Balducci. Nel braccio sinistro, come si entra, il quadro è di Lanfranco. E nelle Cappelle si veggono bellissime dipinture del Caraccio, del Domenichini, e d'altri famosi huomini. Eyvi eziandio una dipintura fatta da una femina Fiamenga, cosa molto stimata. Dello Spirito SantoUesta Chiesa fù eretta nel 1563. (gittandovi la prima pietra benedetta il Cardinal Alfonso Carafa Arcivescovo di Napoli) da una Compagnia di divoti Napoletani, che ispirati dallo Spirito Santo eransi congregati infin dal 1555. per opera del Padre Ambrogio Salvio da Baguolo eccellentissimo Predicator Domenicano, poi Vescovo di Nardò, E nel 1564. edificato da' medesimi il Conservatorio delle due sorti di figliuole delle meretrici, le cominciaro no à ricevere a' 6. di Febbrajo del men⸗ G. moleti 2 h Nape 7 che la de, e a Napo la cua Organon 1 dienen I DE FORESTIERI. 287 mentovato 1564. hoggi vi sono solo figliuole di meretrici. 2. In progresso di tempo coll'ajuto de Napoletani divoti, 1 Governatori ampliarono non solamente detto Conservatorio di molti belli edificj; mà anche la Chiesa di quel modo, che si vede, essendo una delle belle, che sono in Napoli, ove spesero più di cento mila scudi3. In questa Chiesa è un principal Organo tutto dorato. E qui a gran copia sono ricchi parati si di seta, com anche di broccati. 4. Nel Cortile tien Banco pubblico, il quale fù aperto nel 1594. 5. In questa Chiesa è un bello, e ficco pergamo di pregiati marmi, eretto da Giovan-Pietro Crispo6. Nella Cappella de' Duchi della Castelluccia e un Christo di marmo, opera di Angelo Naccherino eccellentissimo scultor Fiorentino, che fiori nel 1610. 7. Vedesi sotto un finto padiglione, fatto da Luigi Roderico Siciliano, la Statua del Vescovo di Bagnuolo, colla seguente iscrizione: Magistro Ambrosio Salvio Balneolensi Ord. Praed. Vic. Gen. Neritonensium Episcopo, Doctrina, & pietate claro, Pio V. concionibus grato, quod Templum consilio, operaque auspicatus est Præfecti statuam eli GUIDA 288 eligendam decreverunt. M. D. XIII. 8. Nella Cappella del Consiglier Riccardo è la ravola, ove si vede la Reina de' Cieli, detta del Soccorso fatta da Fabrizio Santa-Fede. Le figure fatte à fresco nella volta di questa Capi pella sono opera del mentovato Luigi Roderico. Di S. Giovanni de Fiorentini. Uesta Chiesa per prima si 1. diceva di S. Vincenzo, à cui fù dedicata dalla Reina Isabella, moglie del Rè Ferrante I, e data a' Padri di S. Pietro Martire de' Predicatori, li quali nel 1557. l'alienarono alla Nazion Fio rentina, essendo così spediente. 2. Havuta la Chiesa da' sudetti, i Fiorentini la ridussero nella bella, e va ga forma, che hoggi si vede, colla spesa di più di 15 mila scudi. Il soffittato è molto ragguardevole, non solamente per essere ben dorato; ma per le esquisite dipinture ad olio, frà le quali si vede la Decollazione di S. Gio: Battista, opera veramente mirabile. 4. Tutti li quadri della Chiesa, sono di valentissimi huomini, benche siano fimasti ignoti i lor nomi. Si sanno solamente le opere del famoso Marco da Siena, e sono La Tavola dell'Altar maggiore, in cm h — N ₤ p * femme DE FORESTIRRI. 289 cui è nobilmente espressa la floria del Battesimo di Christo nel Giordano. La Tavola della Cappella della famiglia Riccia, in cui è la Madonna, che andava all'Egitto, con altre figure. Quella della Cappella della famiglia Rossa, in cui si rappresenta il Mistero della Santissima Annunciazione. Nella Cappella de' Morelli la Tavola, in cui è Nostro Signore, che chiama all'Apostolato S. Matteo 5. Sonvi per la Chiesa alcune belle statue di candido marmo degli Apostoli, ma di scalpello ignoto. 6. Finalmente dalla felice memoria del Beato Pio V. questa Chiesa fù fatta Parrocchia per la Nazione solamente. D: S. Tomaso d'Aquino. I. I questa Chiesa, e Convento D ordinata fù l'erezione, per ultimo suo testamento da Ferrante-Francesco d'Avalo Marchese di Pescara nel 1503. ma essendo morto senza prole, questa pia volontà non fù all'hora ele guita 2. Hereditò tutti gli stati, e beni di Ferrante-Francesco, Alfonso d'Avalo suo cugino, il quale non adempiè la volonta del testatore. Finalmente Ferrante-Francesco d'Avalo primogenito di Alfonso MarN chese 290 GUIDA chese di Pescara, e del Vasto, ad istanza del P. M. Ambrogio Salvio da Bagnuolo, poi Vescovo di Nardò, adempiè questo legato, fabbricando questa Chiesa col suo Convento nel 1567. ove habitano molti Frati dell'Ordine di San Domenico. 4. In questo stesso luogo visse per molti anni D. Tomaso d'Avalo Patriarca d'Antiochia, ove menò vita molto ritirata, ed essemplarissima, in maniera, che col nome pareva haveſſe ezian dio hereditato i costumi dell' Angelico S. Tomaso suo Parente. Mori egli l'anno 1622. a' 7. di Marzo, nel giorno della solennità del suo divoto, e volle sepellirsi coll'habito Domenicano nella ſepoltura comune de'Frati5. Chiamasi questo Convento, il Collegio di S. Tomaso d'Aquino, perciocchè quivi da più scelti Padri della Religione Domenicana leggonsi tutte le scienze à chiunque vi concorre, dalle Leggi Canoniche, e Civili, e dalla medicina in fuori, e quivi hò io fatto il mio corso della Filososia, e Teologia, delle quali fui laureato in Roma l'anno 1680. 6. La Chiesa è stata a' nostri tempi tutta modernata dal P. M. Fr. Domenico Maria Marchese, fratello del Principe di S. Vito, che morì degnissimo Vescovo di Pozzuoli, huomo già celebre, e per 2 to deg eine Eginn le qual dricie Cura ⛪ co de . m ### 41 R. înân mento precciati Jomen. ### — 3,0 ta DE FORESTIERI. 291 la bontà della vita, e per le opere date alle stampe, che han meritato l'applauso degli eruditi, anche colle traduzioni in diversi idiomi7. Ella è tutta adornata d'oro, e dipinture di diversi valent'huomini, tra le quali la Cupola, ed il Coro, co' quadri di esso, sono di mano del Cavalier Giovan-Battista Bernaschi, ed il restante della Chiesa del pennello di Domenico de Marinis. 8. La Cappella di S. Anna è di mano di Nicolò Vaccaro. 9. Nell'Altar maggiore vi è un'Immagine di Nostra Signora di Guadalupe, venuta dal Messico, e qui donata dal Reverendissimo Padre Generale Fr. Antonio de Monroy nell'anno 1681. Immagine molto divota, con un'ornamento di quindeci puttini assai bene intrecciati con raggi d'oro, di GiovanDomenico Vinacci; opera di cui è ancora una Custodia, ò sia Tabernacolo d'argento à proporzione, ed un palliotto, ò sia ornamento d'avanti l'Altare, col fondo d'oro, e rilievi d'argento asſai nobili, il tutto effetto della pietà del sudetto Padre M. Marchese, poi Vescovo di Pozzuoli. 10. Nella Cappella del Santissimo Crocifisso dalla parte del Vangelo è il rinomatissimo quadro della Santissima Resurrezione, opera di Giovanni'Antonio GUIDA 292 nio da Verzelli, Cavaliere dello Spron d'oro, illustre Pittore, che fiorì nel 1510. 11. Nella Cappella della famiglia Beghini, è la tavola della Santissima Annunziata, opera di Luigi Fransonio illustre Pittor Borgognone nel 1612. Qui eziandio è un bellissimo Altare, ornato di Lapislazzalo, e d'altre pregiate pietre 12. Evvi nello stesso Collegio un Chiostro scoverto ovato, dipinto à fresco assai nobilmente, trà le quali dipinture tutte le Virtù, e Scienze, ed il quadro sopra l'entrata sono dell'egregio pennello di Nicolò Vaccaro. Di S. Maria di Loreto à Toledo, 1. On vorrei il forestiere tutto intento alle curiosità, se conI viene eziandio, che l'huomo christiano sia divoto. Divotissima adunque è questa Chiesa di S. Maria di Loreto, eretta da' PP. Teatini nel 1640. ove al presente habitano da 20. Padri, che attendono alle confessioni, alle prediche, & ad ogn altra sorte di carità; esponendo in essa ogni Sabbato à sera il SS. Sacramento con musica, prediche, e gran concorso di popolo; sollennizando la festa del titolo della Chiesa nel giorno della Natività di essa B. Vergine a gli 8. di SetQui tembre. DE FORESTIERI. 293 2. Qui si vede entro la stessa Chiesa un'altra Casa a tutta simiglianza di quella, che è in Loreto nella Marca Anconitana; ed io, che hò veduta l'una, e l'altra, la stimo simigliantissima: e stan do in Napoli, l'hò sempre venerata, in memoria di quella, in qua Verbum caro factum est, & habitavit in nobis. Di S. Brigida di Svetia in Napoli. 1. A Chiesa di S. Brigida, presso la Strada di Toledo, sorti li suoi principri nell'anno 1609. quando Gio: Antonio Bianco desideroso di fondare un Conservatorio, per rifuggio di honorate povere vedove, prive d'ogni soccorso, e pericolanti nell'houesta, aprì un picciolo Oratorio nelle Case di Giuseppe Moles, sotto l'invocatione, e patrocinio della Santissima Vedova Principessa di Svetia. Ma perche, nell'apertura di detto Oratorio, mancarono le solennità necessarie, nè si ottenne la facoltà de' Superiori Ecclesiastici, fù dall'Eminentissimo Arcivescovo di questa Città, interdetto, & ordinato, sotto pena di censure, che si serrasse detto Oratorio, come in effetto fù esseguito. Hor il comun nemico, invidioso d'un'opera così pia, si studiò di estirparla dalla radice; commovendo percio li creditori de' sudetti Giuseppe Moles, e Gio: Anto 294 GUIDA tonio Bianco, a procurare (fatto concorſo nel S. C.) che ſi procedeſſe alla vendita di detta Casa; come segui: rimanendo essi col prezzo sodisfatti de loro crediti, e disfatto insieme quel Religioso disegno. Iddio però con la sua Bontà, vinse la malizia di Satana; havendo preordinato con singolar providenza, che in questo medesimo luogo, prima ridotto infame d'impudicizie, e di mill' altre malvaggità, cagioni continue di scandalosi disordini, fondato susse un Santuario di pietà per suo culto, per honor de' suoi Santi, e per la salvezza dell'anime. Ispirò per tanto al M.R.P. D. Gio: Battista Antonini, Figlio già della preclarissima Congregazione dell' Oratorio di S. Filippo, la copra della detta Caſa, a fine di fondarvi una Chiesa, e Collegio; come appunto effettuò nel 1610. osservati i debiti requisiti, delle licenze e beneplaciti: E cosi fù riaperto il picciolo Oratorio; con darvi principio alla celebrazione de gli ufficj divini, & amministrazione de'Sagramenti. E per dare effetto a detta sua pia intenzione, à perpetuo stabilimento, si determinò appoggiare l'opera, all'autorità, e zelo esemplare di riguardevoli personaggi, che però nel suo ultimo testamento lasciò la sudetta Casa, & Oratorio alli sudetti PP. di S. Filippo, con obbligo di dover in quel### 1 DE FORESTIERI. 295 quello introdure li soliti essercitii di gran pietà, che da loro con tanto frutto universale sogliono praticarsi. Fù da sì fervorosi, e zelanti Operarj abbracciata l'impresa, per pubblico giovamento; con essercitarsi nel loro sì commendabile, e profittevole istituto, con utilità incredibile del popolo, che frequentava tal Santuario. Ma presto lor venne meno tanta spirituale fortuna. Perocchè li detti Padri puntuali osservatori de gli ordini del Santissimo lor Fondatore, riflettendo alla costituzione, che vieta loro di ritenere più d'un luogo solo per Città, deliberarono di lasciare questa Casa. Tale risoluzione divulgatasi, si risvegliò in molti Ordini Regolari il zelo di subētrare ivi al peso delle Apostoliche loro fatiche in prò dell'Antme; e trà gli altri, si offerì per que' santi impieghi, la Religione della Madre di Dio, già fondata in Lucca dal Venerabile Servo di Dio P. Gio: Leonardi, carissimo à S. Filippo Neri, e suo Hospite in Roma per molti giorni. Questa in virtù della valida protezione dell'Eccellentissima Signora Donna Maria Felice Orsina Duchessa di Gravina, e dell'affettuosa inchinazione, e favore de detti PP. dell'Oratorio; forse in riguardo del singolar amore del loro S. Padre al sudetto P. Gio: fù preferita ad ogn'altra: onde superate molte, e gravi N con 296 GUTBA contradizioni, di potenti oppugnatori, fù nell'anno 1637. con universale so disfazione in questo luogo ammessa, & abbracciata. Da' PP. di questa Religione nell' anno 1640. fù dato principio ad una Chiesa assai ragguardevole; in cui per adesso vi si ammirano, la Cupola dipinta a freſco dal celeberrimo Luca Giordano; il quadro di S. Nicolò, e quello di S. Anna, lavoro del medesimo; quello dell'Altar maggiore opera del famosissimo Cavalier Giacomo Farelli; quello di S. Antonio da Padova del gran Pittore Cavalier Massimo, & i due laterali nella Cappella di S. Anna dell'eccellente Nicola Vaccaro. Ivi anche si venera con universale divozione l'Immagine del Santissimo Crocifisso di Lucca, e vi si attende di continuo, con puntuale amministrazione di Sagramenti, & altri mezzi più opportuni di gran pietà, alla salute dell'Anime, che fre quentissime vi concorrono. Di S. Giacopo degli Spagnuoli. A Nobile, e magnifica Chiesa di San Giacopo detto degli Spagnuoli col suo comodo, e ben tenuto Spedale per gl'infermi principalmente della Nazione, fù eretta da D. Pietro di Toledo, Marchese di Villafranca, Commendator dell'habito di S. Giacopo S D ∆ N All Alterza Ser di Leopoldo Principe d'Analth Di questo mciestoso Sepolcro, che eterna la raccor danza del ualoroso D. Pietro di Toledo, deuo eterno rne la figura col presentarla all'AVS nella sua uenuta in questa città di Napoli à I-Magio 1694 d. V.A.S. Vmílo Ser Antonio Bulijon DE FORESTIERI. 297 po della Spada, e Vicerè del Regno di Napoli, con Breve di Paolo III. di felice mem. e licenza di Carlo V. Imper. nel 1540. 2. In questa Chiesa nella solennità di S. Giacopo si veggono 1 Cavalieri, detti di S. Giacopo della Spada, vestiti d'habito bianco con Croce rossa, li quali assistono così ne primi, e secondi Vesperi, come nella Messa cantata. E qui ricevono l'habito dell'Ordine. 3. Questo luogo tiene banco pubblico, a cui fù dato principio nel 1597. per ordine del Conte d'Olivares Vicerè del Regno di Napoli. 4. Oltre à ciò nel 1606. agli 8. di Marzo, à beneficio pubblico si apri il Monte, ove si presta gratis à tutti sopra il pegno fin'à certa somma, nella quale opera pia lo Spedale tiene impiegati da 12 mila scudi. 5. In progresso di tempo la Nazione hà molto arricchito questa nobil Chiesa non solo di molte rendite, ma eziandio di fabbriche, vasi d'argento, e di ricchi, e sontuosi parati. E' servita la Chiesa da 70. Cappellani, 16. Diaconi, eda una Cappella di Musici con buona provisione. 6. Nella prima Cappella è la Tavola, rappresentante la Madre di Dio, S. Francesco da Paola, e S. Antonio da Padova: opera di Marco da Siena. N Nella 298 GUIDA 7. La Tavola della Cappella della Nazion Catalana, ov'è l'Assunta, fù fatta da Notar Giovanniangelo Criſcolo. 8. Nel Coro di questa Chiesa è il monumento di D. Pietro di Toledo Vicerè del Regno di Napoli, erettogli da D. Garzia di Toledo suo figliuolo Vicerè del Regno di Sicilia. Qui si veggono molte storie di basso, e mezzo rilievo, e particolarmente le vittorie, che ottenne D. Pietro contro Barbarossa, Corsaro di Solimano Imperador de Turchi il quale colla sua armata assaltò nel 1554. la Città di Pozzuolo, mà udito havendo, che il Toledo ne veniva in soccorso, spaventato il Barbaro col suo essercito fuggì: ed è una delle più principali coſe, che habbiamo in Napoli; il tutto fù fatto da Giovanni da Nola. Nel sepolcro si legge Petrus Toledo Friderici Ducis Alvae filius, Marchio Villae Franchae, Regn. Neap. Prorex, Turcar. Hostiumque omnium spe sublata, Restituta Justitia, Urbe, Moeniis, Arce forcque aucta, munita, & exornata. Denique toto Regno divitijs, & bilari securitate recleto, monumentum vivens in Ecclesia dotata, & à fundamentis erecta pon. man. vix. ann. LXXIII. Rexit. XXI. Ob. M. D. LIII. VII. Kal. Feb. Mariae Osorio Pimentel conjugis Clariss. Ima80. Garsia Reg. Sicil. Prorex Marisque Praefectus Parentib. opt. P. M. D. LXX. Non Illef Pervia, Küizi DE FORESTIERI. 299 Non si deve tralasciare ciò, che di questo Vicerè lasciò registrato ne' versi il P. Guicciardini. Conditur hic pacis cultor, moderator & aequis Per quem Parthenope florida in orbe nites. Ille fora, ille vias, pontesque extruxit, ut urbem Crediderint cives condere velle novam. Pervia, perdomitis Afris, ille aequora fecits Deque triumphatis nobile perstat opus. Oppositam validis firmavit moenibus arcem, Ne quà non esset tutus ubique locus. Nil igitur mirum, magni si gesta Toleti Pervolitans hominum fama per ora ve hat. 9. In questa Chiesa nel dì ottavo della ſollennità del Corpo del Signore si fà una celebre Processione, con l'intervento del Sig. Vicerè, e Sig. Nationali, facendo ſquadroni la milizia in quel largo. Vi si vedono quattro ricchissimi Altari, ed apparati sontuosissimi, che è una delle piu belle feste annuali della Città di Napoli. Della Chiesa, e Monistero della Santissima Concezione. Ell'anno 1583. i Governatori di San Giacopo degli Spagnuo6 N 300 GUIDA gnuoli ottennero licenza da Gregorio XIII. di santa memoria di fabbricar la presente Chiesa, con Monistero sotto titolo della Santiſſima Concezione. Vi si ricevono figliuole vergini della Nazione, delle quali diciotto si ammettono gratis, pur che siano figliuole di Padri, che habbiano servito la Maestà del Rè in carichi importanti, le altre pagano ottocento scudi di dote per ciaschedu na. Sono in tutto di numero ottanta. 2. La Chiesa è bella, e competentemente grande, e ben tenuta. Frà le altre memorie, che vi sono, veggonsi preſſo l'Altar maggiore tre ſepolcri colle loro statue di marmo, e co' loro epitafi, due delli quali rapporterò, per essere de Signori della Città di Polignano mia Patria, alla quale sono priucipalmente tenuto, per la pietà, che debbo professarle: D. O. M. Ferdinando Mayorghae Hispano Patri, & Isabella Costiliae Fil. Clariss. nobilitatis spectatiss. viro. Is Regni incredibili omnium Ordinum, cum pluris Proregum approbatione a Segretis Consiliis, atque litieris, suprema cum auctoritate gravissimis muneribus perfunctus è vita decedens Sacellum ex aedificandum testamento legavit, quod cum D. Petrus Filius Polignane Civitatis Dominus morte praevenius non per Titin? # in . e ea fin. 4 tod 1. D.K.2C 1 ⛪ 3. สาน DE FORESTIERI. 301 persolveris, D. Franciscus Bernardus de Quiros Regius Consiliarius D. Beatricis Ferdinandi filiae vir è soceri testamento, & leviri voluntate positis geminis socerorum sepulcris, ex haereditario aere erexit, & ornavit. Obiit anno Domini M. D. IIC. die VIII. Septemb. D. Petro Mayorghae Polignani Domino, viro probitates & virtute claro, praematurè vita functo ex D. Antonia de Ley va filio suscepto. Carolus Tapia Ferdinandi filii testamenti. Tutor cognato B. M. ex haereditaria pecunia Mauseolum F. C. Anno M.DC.IX. Della Chiesa di S. Francesco Xaverio. 1. J Padri della Compagnia di Giesù hebbero questo luogo a' 21. di Novembre del 1622. e per due anni continui vi sostennero grandissime contradizioni, a tal segno, che loro bisognava mendicare il vitto dalle altre Case della Compagnia. Ma perche questa Chiesa fù la prima, che in tutto il Mōdo fù presa sotto l'invocatione di S. Francesco Xaverio, canonizato a' 12 di Marzo del medesimo anno 1622. da Gregorio XV. di santa memoria; dispose la provvidenza divina, che a' 20. di Settembre del 1624. la Eccellentissima Sig. D. Caterina de la Cerda, e Sandoval, Contessa, che fù di Lemos, e poi Monaca GUIDA 302 ca ſcalza della prima Regola di S. Chiara, donasse a questo Collegio per sua dote, e fondazione trenta mila scudi d'oro, a lei donati dal Baronaggio del Regno di Napoli, mentre che era Viceregina, per le sue pianelle, e gale, e da lei accettati con licenza prima di Filippo III. e poi del IV. quasi che il Signore Iddio compensar volesse ciocchè fece S. Francesco Xaverio nel suo primo arrivo nell'Indie, dove havendo ritrovato nella Città di Goa, nel territorio di Stafede, un poverissimo Seminario di Giovani di tutte le nazioni dell'Oriente, ehe si allevavano per dilatazion della Santa Fede nelle Patrie loro, ſcriſſe, e perſuaſe alla Reina di Portogallo, che si contentasse, che alcune migliaja di bardais (moneta d'oro di quelle parti) che que' popoli pagavano a Sua Altezza per le pianelle, s'applicassero a beneficio di quel Seminario: significandole, che non haverebbe migliori pianelle da ſalire al Cie lo. 2. Questa Chiesa è riuscita assai bella, ricca, e nobile, e degna di esser veduta; nel ſuolo avanti la Cappella della Santissima Concezione, si legge la seguente memoria; Duas una condit Urna Matronas, Neptem, & Amitam, nobilitate pares, easdem nomine, pietate ipsissimas, DD. Elviras de Montenegro, Amita unis virtutum con0 1811.5 # lede Predic r. Di DE' FORESTIERI. 303 contenta titulis: Neptis Comitissae de Monsa titulo eluxit: Ut pietas esset illustrior, ad Hispanorum ambae subsidium, caeteris nationibus ope non denegata, Collegium hoc, ut expeditius foret ad omnium salutem, Re familiari quam largissime auxerunt. Soc. Jesu egregiae utriusque munificentiae P. Anno A. P. V. M. DC. I. L'anno 1696. il Coro, e Crociero fù dipinto egregiamente dal grovine Paolo de Matter. Di S. Spirito. El 1583. in circa fù trasferita altronde questa Chiesa, prima de' Padri di S. Basilio, doppo de' Frati Predicatori, che al presente vi dimorano. Diè molto ajuto alla fabbrica di questo luogo Francesco Alvarez di Ribera, Luogotenente della Camera della Summaria, come nella seguente iscrizione sù la porta del Convento: Illustri Francisco Alvarez de Ribera Regiæ Camerae Locumtenenti Dominicani Fratres posuere; etenim ipse in Spiritus Sancti amore spem locans, sua opera, vel pietate totam ferè hanc S. Spiritus sacram Aedem lustrando restituit. Opus verò ab Illustrissimo, & Excellentissimo Marchione de Mondejar Prorege fuerat designatum. M. D. IXXXIV. In questa Chiesa è un bellissimo Alta GUIDA 304 Altare di pregiati marmi, ove si sono spesi più di due mila scudi. 3. La tavola, ch'è nella Cappella di S. Barbara Vergine, e Martire rappresentante la stessa Santa nel mezzo dell'Apostolo S. Giacopo, e S. Domenico: e la tavola dell'Adorazione de Magi, che stà nel Coro di questa Chieſa, furono opere di Andrea da Salerno. 4. Nella Cappella del Reggente Ribera è la tavola della Reina de' Cieli col Figliuolo nel seno, con alcuni Angeli, e gli Apostoli Pietro, e Paolo, la quale e opera di Pietro Fiamingo illustre Pittore, che fiori nel 1550. Di S. Luigi, detto di Palazzo. 1. A Nticamente era una picciola Cappella dedicata a S. Luigi Nono di tal nome, e XLIII. Rè di Francia, e fratello di Carlo I. Rè di Napoli. Mà poi nel 1481. venuto in Napoli S. Francesco da Paola, e qui trattenutosi alcuni giorni, perciocche era di passag gio per Francia, diede principio a que sta Chiesa, e Monistero nel presente luogo; e biasimandolo molti, che havesse elerto questo luogo tanto solitario, profeticamente rispose, che quella parte all'hora così solitaria, in breve doveva essere una delle più principali, e più belle contrade di Napoli: come si vede chiaram ente adempiutoHof 36 fl 3=2 CVSTODIA ALTAR ET di Paula. In 1. Francesco ⛪ 1 1 ⛪ D L ⛪ R N ⑪ ⑧ ④ — . n AL REV. I. ANTONIO PERIER Generale dell'Ordne de Minimi Si come l'opere celebri, come è L'originale della Presente superano ogni lode, così douea dedicarsi ad uno, la cui Genti leze a Virtù, e dottrina supera ogni credere, come e UPRa cui uius Umilis. Seruidore Antonio Bulison DE FORESTIERI. 305 2. Hoggi questa Chiesa è stata tutta rinovata, e ridotta a singolar persezione, con un soffittato tutto dipinto mirabilmente, e tutta ornata di finissimi marmi. Nell'Altar maggiore è una bellissima Custodia, ò sia Tabernacolo tutto tempestato di gemme, con colonne di diaspro, e lapislazzalo; frà le altre nel fregio della prima cornice vi è una Gioja, nella quale, nel lavorarla, vi si è scoverto il ritratto di S. Francesco di Paola. La munificenza del Marchese Vandaneyden Fiamengo hà lasciato molte migliaja di ducati per abbellire detta Chiesa, conforme hoggi si vede3. Oltre alle nobilissime dipinture moderne, sonovi delle antiche assai ragguardevoli. 4. Nell'Altare della Cappella Nicueſa ſi vede la tavola della venuta de Magi, opera di Giovannangelo Criscolo nel 1562. 5. Nella Cappella del Reggente Parigno è la tavola con un deposto di Croce, opera del medesimo6. Nella Cappella di Morgat si vede la Tavola, dov'è la Nativita di Nostra Signora di principal bellezza, la quale fù fatta da Marco da Siena. 7 Nella Cappella di S. Francesco, eretta dalla famiglia di Cordova è l'effigie di detto Santo, ritratta dall'originale venuto da Francia, che hoggi si serba GUIDA 306 ba nella Terra di Paola, opera di Andrea da Salerno. 8. Innoltre sù la porta maggiore di questa Chiesa è Iddio Padre, e di sotto il mistero della Pietà, con molte altre figure di Santi, opera di Giovannangelo Criscolo, il quale parimente dipinse il Christo sù la Croce, con altre figure, e misteri della Passione, che sono nel Refettorio di questo luogo. 9 Il quadro, che stà nel Chiostro, ov'è Nostro Signore, che tiene la Croce sù gli homeri, fù fatto da Giuseppe da Trapani. 10. Questa Chiesa è ricca di Sante Reliquie, e frà le altre, due carafine del Latte della gran Madre di Dio, il quale ne giorni festivi di essa Reina de Cieli si liquefà. 11. Di più trè Reliquarj d'avorio, ornati con colonnette di cristallo di rocca, e di Diaspro, ove si veggono Diaspri, Lapislazzali, Ametisti, ed altre pietre preziose messe in oro. 12. La Cupola è stata dipinta dal celebre Pittore Francesco di Maria, Il quadro dietro l'Altar maggiore, con tutto il Coro, dipinto dal famoso Luca Giordano. 13. La Cappella di S. Isidoro è stata nobilmente abbellita dalla Nazione Spagnuola, e dipinta dal virtuoso Pittore Giacomo Farelli Cav. di Malta. La 2 21 Pac Convent 3. F iess'Or do di M # Frantz 1 0 3|épe DE FORESTIERI. 307 14. La Cappella nuova di S. Francesco di Paola si è nobilmente abbellita dalli Padri, come si vede à spese del Convento, e dipinta da Francesco di Maria. 15. Si riposano in questa Chiesa il B. Francesco di Napoli, Frate dello stess' Ordine, ed il B. Giovanni Converso di nazion Calabrese. Della Croce di Palazzo, e della Trinità. 1. M El 1328. il Rè Roberto fe edificare questa Chiesa col Monistero per Monache del Terz'Ordine di S. Francesco; e nel 1344. la Reina Sancia, seconda moglie del detto Roberto, rimasta Vedova, vi si fece Monaca; e per servigio delle Monache fece edificar l'altro Convento della Trinità, dove i Frati di S. Francesco habitassero. 2. Stettero nel Monistero della Crote per molto tempo le Monache, ma poi per le guerre, che di continuo travagliarono la Città di Napoli, acciocche le Monache non havessero patito alcuna ingiuria, e danno da Soldati, la Reina Giovanna II. Ie fè passare à Santa Chiara; onde il predetto luogo per molti anni restò in abbandono, e per ultimo nel 1443. fù da Alfonso Primo con GUIDA 308 conceduto agli stessi Frati di San Francesco. 3. Nella Chiesa della Croce vi è un'Altare, ed un gran Tabernacolo di legno giallo di considerabile manifattura, opera di un Frate della stessa Religione de' Minori Osservanti Riformati di San Francesco, che habitano in amendue i Conventi: Evvi la iscrizione della Reina Sancia del tenor ſeguente: Hic jacet summae humilitatis exemplum corpus venerab. mem. Sanctae Sororis Clarae, olim Dominae Sanctiae Reginae Jerusalem, & Siciliae, relictae clar. mem. Sereniss. Domini Roberti Jerusalem, & Sicilia Regis, quae post obitum ejusdem Regis, viri sui, agens viduitatis debitae annum, deinde transitoria cùm aeternis cõmutans, ac inducens ejus corpori pro amore Christi voluntariam paupertatem, bonis suis omni bus in alimoniam pauperum distributis, hoc celebre Monasterium S. Crucis, opus manuum suarum, sub ordinis obedientia est ingressa. A. D. 1244. die 21. Januarii 12. Indict. in quo vitam beatam ducens secundum Regulam B. Francisci Patris paupe rum, tandem vitae suae terminum religiose consummavit. A. Domini 1345. die 28. Julii 13. Ind. sequenti verò die peractis exe quiis tumulatur. Di . DE FORESTIERI. 309 Di S. Maria degli Angeli. 'U' questa Chiesa fondata da D. Costanza d'Oria del Carretto Principessa di Sulmona, figliuola di M. Antonio del Carretto Principe di Melfi, Signora di santissima vita nel 73 e la diede a' Padri Teatini. 2. Il luogo ove questa Chiesa è situata, è un colle, chiamato Echia, ove10 Pizzofalcone, un de' più deliziosi luoghi di Napoli, per haver di sotto la marina della ſpiaggia, detta volgarmente Chiaja: si dice Echia nome corrotto invece di Ercole, il quale dimorò in questo luogo, come dice il Pontano, con tali parole: Reliquit, & proximè Neapolim, paulò supra Palepolim, qui locus hodiè quoque Hercules dicitur. 3. E perche la Chiesa eretta da detta Signora non era capace, perciò da Padri è stata fatta un'altra bella, e magnifica, di nobile architettura, con una volta assai ragguardevole, e dipinta a fresco dal Cavalier Giovan-Battista Bernaschi, e dal Parmeggiano. 4. Vi sono cinque bellissimi quadri trè nel Coro, e 2. nel crociero, opere di Francesco Maria Caselli dello stess'Ordine Di GUIDA 310 Di S. Maria della Concordia. 1. questa Chiesa de' Frati Carmelitani, e ne facciamo special menzione, per esser quivi sepellito a man sinistra dell'Altar maggiore D. Gaspar Benemerino, morto nel 1641. non tanto glorioso per esser nato il XXII. Rè di Fezza, quanto per haver lasciato quel Regno potentissimo, contenente non picciola parte d'Africa, per l'acquisto del Regno eterno del Cielo, come raccogliesi dalle seguenti iscrizioni sepulcrali. Nella sepoltura. Sepulcrum hoc Gasparis Benemerini In fãtis de Fez, & ejus familia de Benemerino. Ed intorno alle sue arme: Laus tibi JESU, & Virgo Mater, quod de Pagano Rege, me Christianum fecisti. Nell'epitafio affisso al muroD. O. M. B.M.V. Gaspar ex Senerissima Benemerina Familia, vigesimus secundus in Africa Rex, dum contra Tyrannos à Catholico Rege arma rogat auxiliaria, liber effectus à Tyrannide Machometi, cujus impiam cum lacte hauserat legem, in Catholicam adscribitur, Numidiam proindè exosus, pro Philippo III. Hispaniarum Monarcha, pro Rodulpho Caesare, quibus carus, Praclare in haereticos apud Belgas, Pannonosque saevit armatus. Sub Urbano VIII. MA TABERNACOLODELLª⁹ SS. TRINITAT3. ⸸ ① P S the ⛪ the it 5 0 ALL EM: E REV: SIG: PIETRO CARD OTHOBONI In questo libro, che racchiude le maraviglie di questa Città oggi on orata colla sua presenza, ho voluto porre la memoria di così nobili: Princip in dedicandole la figura del Tabernacolo più prezioso che sia in essa, ed insieme m'offro Umlij Serv. DFEM Antonio Bulison Napoli à 1 Gennaro 1 ſujs. ### a gentem DE FORESTIERI. 311 VIII. Eques commendator Immaculatae Conceptionis Deiparae creatur, & Christianis, heroicis, Regijsque Virtutibus ad immortalitatem anhelans, centenarius hic mortale reliquit, & perpetuum censum, cum penso quater in hebdomada incruentum Missae Sacrificium ad suam offerendi mentem. Anno Dñi MDCXLI. Della Santissima Trinità delle Monache. 1. Rà le principali, e belle Chiese, che sono in Napoli, questa è una, situata col suo nobile, e magnifico Monistero sù la falda del monte di San Martino, cominciato ad habitar dalle Monache Francescane agli 11. di Giugno nel 1608. 2. L'ingresso di questa Chiesa è molto vago, adorno di bianchi, e ben lavorati marmi con un portico di sopra dipinto à fresco3. La Chiesa stessa è assai bella, ed in forma d'una Croce, con un bellissimo pavimento di marmi, artificiosissimamente lavorato. 4. La Cupola è dipinta à fresco, mà non ſe ne sà l'Autore. 5. L'Altar maggiore è assai vago, e ncco di marmi, con due bellissime colonne: e'l quadro, rappresentante il mistero della Santissima Trinità, è del ce 312 GUIDA celebre pennello del Santafede. Sonvi trè belli quadretti piccioli di sopra; mà di mano sconosciuta. Al lato dell'Epistola nella parete si vede un quadro del Salvatore di buona dipintura antica; mà all'incontro un'altro assai più bello, rappreſentante San Girolamo; opera del famoso Giuseppe de Ribera; di cui parimente è il quadro al braccio sinistro di chi entra in Chiesa, dov'è San Brunone Patriarca Cartusiano, della cui regola vollero essere queste Signore Monache; ma per non essere state accettate da' PP. Certosini, che vogliono vivere à Christo, si sottoposero alle Regole Francescane. 6. Rincontro à questo nell'altro braccio è il quadro del Crocifisso, assai vago, benche vogliono, che vi sia error di proſpettiva, opera di Berardino Siciliano. Da un lato vi è il quadro di S. Carlo, ma non si sà di chi: à rincontro è il famoso, e non mai à bastanza lodato quadro del Santissimo Rosario con certi quadretti piccioli intorno di tanta vaghezza, che pare l'arte non possa far più: non ci è certezza dell'Autore; benche alcuni vogliano, che sia di Palma vecchia7. Alle bande della porta di dentro si veggono due quadri bellissimi fatti con gran maestria, ed erano di Leone XI. Papa di s. m. di mano di Agosti50• no Ciampella. ein exemler anfangen: verzüg delnked # 20/1/22. 1 M wären. the n Della prosp. de 2 M. A DE FORESTIERI. 313 8. Sopra l'Altar maggiore si vede una nobilissima, e ricchissima Custodia, ò sia Tabernacolo di metallo ornato di gioje colle colonne di Lapislazzali, e tempestato di Diamanti. Vi si veggono eziandio molte statuette di argento delicatissimamente lavorate; e si stima del valore di 60. mila scudi 9. Il Monistero è nobilissimo, dilatato, i giardini spaziosissimi, ove à gran copia si veggono bellissime fontane di marmo, quivi eziandio han fatto un principal Refettorio, tutto dorato, e di nobili pitture dipinto, ed ornato di ſedie di noce; con una bella, ed ampia Chiesa interiore, dove doppo, che han mangiato vanno à render le grazie. Della prospettiva di questo Monistero si gode di sopra il Campanile di Santa Chiara, e dal Ponte della Maddalena. Di S. Lucia del Monte. 1. Leuni Frati Minori Francescani desiderosi di vita solitaria nel 1559. ottennero questo luogo, ove istituirono vivere piu riformato, che prima da Pio IV. nel 1561. doppo da Sisto V. nel 1587. fù confermato chiamandosi Minori Conventuali riformati. 2. Il luogo è amenissimo, e superiore à tutta la Città di Napoli, che quindi —.— 314 GUIDA di con prospetto assai nobile si gode. 3. Hoggi vi sono i Patri Scalzi di Spagna, detti di S. Pietro d'Alcantara dello stesso Ordine di S. Francesco, che han ridotto il Convento in maniera più nobile, e che per tutto spira divozione. 4. Ivi intorno, e per le vie vicine vi sono da poco fatte diversi belli Oratorij con dipinture divote sopra li misterj della Passione del Signore, e vi è gran concorso de' divoti, particolarmente li Venerdi di MarzoDella Chiesa, e Certosa di S. Martino. 1. Raví nel sito di questo nobile, e Real Monistero, prima dell'anno 1325. un sol Casino Regio, in cui per l'amenità, ed eminenza del luogo, e vicinanza all'antica Città di Napoli, solevano li Serenissimi Rè del Regno andarvi à diporto per causa di caccia. Mà perche divotissimi sempre furono li Serenissimi Rè Angioini alla Sagra Religione Certosina, come che nata nel suol Francese, mutò detto Casino, e specie, e forma d'ordine di Carlo illustre Duca di Calabria, primogenito di Roberto d'Angiò Re di Napoli, e suo Vicario Generale. Qual pero prevenuto da immatura morte, non havendo potuto portare a fine opera si magnifica, e gloriosa, benche per altro già fin, semon tanto d dode Conre h Für a Prela Speda. ## DE FORESTIERI 315 già cominciata a spese regie, ne delegò nel suo testamento a Giovanna Prima sua figlia con consenso di Roberto suo padre, avo di detta Giovanna, la perfettione totale dell'opra, dotando in tanto detto Monistero d'annui ducati dodeci mila, per il mantenimento di dodeci Religiosi Sacerdoti, ed otto Conversi; onde detta Giovanna figlia morto Roberto suo avo paterno, venuta al possesso del Regno, compi magnificamente detta opra ingiuntali da Carlo ſuo padre, aggiungendo e nuovi poderi, ed amplissimi privilegii, e franchizie alla Famiglia Certosina, postavi in detto Real Monistero; il cui Priore, volle, che fusse perpetuamente Prelato, Superiore, ed Ordinario dello Spedale da lei medesima fondato in Napoli, detto l'Incoronata, come si è detto nel suo luogo. 2. E' la Chiesa sudetta la più bella, egalante, che habbia l'Italia, sì per la finezza de' marmi, e mischi, che vi si vedono da per tutto, e nelle mura, e nel Pavimento, e Cappelle; come per la gran varietà di dipinture, che vi si vagheggiano de' piu sublimi, e renomati pennelli, c'habbia havuto l'Europa Costa la Chiesa tutta di 13. Altari; sette di essi, inclusovi il maggiore, che si vedono al primo entrare, e sei altri al di dentro per comodità, e quiete de' Padri più ritirati. O 3. La G U 1 D A 316 3. La volta della nave di detta Chiesa, che è commessa tutta ad oro, con bellissimi stucchi, è per intiero historiata dal famosissimo pennello del Cavalier Lanfranco, di cui è anco la Crocifissione nel frontispicio del Coro, e li dodeci Apostoli. Il quadro della Pietà, che sovrasta alla porta maggiore, e opera del Cavalier Massimo, e li 12. Profeti ad olio, con le due figure a mezzo busto di Mosè, ed Elia, sono del famoso Giuseppe di Ribera, detto volgarmente lo Spagnoletto; di cui contansi per tutto detto Real Monistero più di cento pezzi d'opere, cosa, che dà meraviglia a chi che sia. La volta del Coro, dove officiano li PP. l'han dipinta a gara in un medesimo tempo due insigni Pittori, il Cavalier Giuseppino d'Arpino, e Gio: Berardino Siciliano 4. Sonovi dentro il Coro medesimo cinque grandi quadri ad olio, il principale de' quali, che dimostra la Natività di N. S. e l'unica meraviglia di Napoli in materia di dipintura: opera del divino pennello del Guidoreni, che prevenuto da morte, non potè totalmente perfettionarlo, e dicesi, gli fusse pagato più di duc cinque mila: Benche a tempi nostri, v'è stato personaggio, che n'hà offerto a' PP. ducati dodeci mila, mà in darno; non essendo venale niuna robba de Padri tali, che sotto il governo d'un solo ⛪ . 1 ⛪ 1 T. Covina teilare 2deC. monte. ⛪ DE FORESTIERI. 317 lo lor Superiore, dicesi, habbiano speso cinque cento mila ducati in dipinture, scolture, & argenti. Gli altri quattro quadroni nel Coro stesso, rappresentanti, la Cena di N. S. in diverse maniere, sono, il primo a man destra, del corno dell'Evangelio del sudetto Spagnoletto Ribera; Il secondo del Caracci. Il primo del corno dell'Epistola, di Paolo Veronese, e sua scuola, il secondo della parte stessa del Cavalier Massimo. Il pavimento della nave della Chiesa è opera di Fr. Bonaventura Presti Bolognese Frate Converso del medesimo Ordine, ed insigne Architetto, morto l'anno 1686. Il pavimento del Coro sudetto de' Monaci, che anco vedesi lavorato a marmi commessi, è opera del Cavalier Cosmo Fansago, come tutto il resto della Chiesa, Cappelle, Sagrestia, e Chiostro; salvo però molte statue di scalpello più antico, una delle quali a destra del Coro e di Giovanni da Nola, essendo l'altra del Bernini il vecchio. 5. Le sei Cappelle maggiori della nave di detta Chiesa sono opere di diversi pennelli e scalpelli, mentre li due primi Altari, l'uno della B. V., l'altro di S. Martino, quanto al lavoro de'marmi, fù opera assai bene intesa d'un valente Architetto Milanese, che col lavoro Gotico ſeppe sì bene accoppiare O 318 GUIDA il Corintio; Benche il Cavalier Cosmo Fansago vi facesse anco a suo tempo alcuni finimenti di breccia di Francia. La Cappella sudetta della B. V. è dipintura intieramente di Gio: Battistiello Caracci. Il quadro di San Martino della Cappella incontro è dell'altro Caracci, l'Annibale: La volta di detta Cap pella del Beliſario: li quadroni del Cav. Finogli. Le due seconde Cappelle, una di S.Gio: Battista, l'altra di S. Brunone, sono amendue del Cav. Cosmo per scalpello, e del Cav. Massimo per pennello; sbenche nella Cappella di S.Gio Battista vi sono diversi quadri ad olio, che prima stavano nelle stanze del Priore, due di essi sono del Giordano, due del Cav. Fr. Mattia Preti Calabrese, uno ve n'è del Domenichini, ed uno del Vaccaro. Le due ultime Cappelle, che sono prime in ordine all'entrare in Chiesa son le volte di eſſe del Beliſario; Il quadro della B.V. con due Santi della Religione, del Massimo; li due quadroni de' hanchi del Vaccaro: Il quadro di S. Gennaro, con li due de'fianchi, di Gio: Battistiello; Li due quadri in testa all'Altare, di Giordano. 6. L'Altar maggiore, che fà testa a detta Chiesa, non e ancor finito, essendo a tale effetto rimasto anco imperfetto il pavimento, e due pilastroni del medesimo Altar maggiore, che per accompagnaE (22 fällt mano; do (pene) 4. Mi verà relidue si Fane wenn il rei ferner matras dentro al eine Gianchi DE FORESTIERI. 319 gnare tutto il bello, e maestoso di detta Chiesa, hà tenuto, e tiene fin'hora perplessi li detti Padri Certosini in porvi mano; dovendo e la materia, e l'artificio superare di lungo il resto di detta Chiesa. Dicesi però, che il pavimento doverà venire tutto a rabisco, come anco li due sudetti pilastroni, con capitelli di rame indorato; L'Altar maggiore intieramente di pietre preziose in commesso di rame indorata, con statue, e figurine d'argento, e'l Tabernacolo tempestato di gioje; al che si giudica non bastarvi centomila, e più scudi, cosa, che se si vedesse compita a dì nostri sarebbe forse un miracolo dell'arte; i Padri ne mostrano il modello. 7. Dalla parte dell'Epistola per di dentro al Coro de'Monaci, si entra nel bellissimo Coro de' Fratelli Conversi, il cui pavimento è di finissimi marmi neri, e bianchi a riggiole; con le sue sedie attorno di noce, e lavori a Musaico uelle spalliere. Tutta la dipintura a fresco, cosi de gli arazzi finti, come della volta; e sopra del Lavamano è di Domenico Gargiulo Napoletano, detto volgarmente Micco Spadaro: il quadro di S. Michele Arcangelo, altri dicono sia del Tiziano, altri del Vaccaro, che l'hà imitato. 8. Incontro di detto Coro de' Frati dalla parte d'ell'Evangelio, passandosi per GUTDA 320 per il Coro sudetto de'Monaci, vi è una Cappella con il quadro di S. Nicolò, di Pacecco di Rosa. Tutto il resto dell'historiato à fresco con il martirio di S. Caterina è del Belisario, quando più fioriva ne' suoi verdi anni. 9. Dal Coro de'Monaci, per l'istessa parte dell'Evangelio, si passa alla nobile, e magnifica Sagrestia, li cui armari possono dirsi, e preziosi, e senza prezzo, essendo tutti di canne d'India astoriati a mosaico: quelli di sopra rappresentanti molte historie delli due Testamenti, nuovo, e vecchio, quelle di sotto rappresentanti lontananze, e pro spettive. 10. La scalinata in testa di detta Sagrestia, è opera di trè famosi huomini; mentre il disegno è per intiero del Cavalier Cosmo, la prospettiva del Cavalier Viviani, e le figure del Cavalier Massimo. 11. Il Crocifisso grande incontro detta scalinata è del Cavalier Giuseppino d'Arpino, e la lontananza, ò vero prospettiva del Viviani. Sotto detto Crocifisso vi è un quadro maraviglioso di S. Pietro negante, del sublimissimo pennello del Caravaggio. La volta intieramente è del medesimo Giuseppino d'Arpino, quando con più vivacità, e diletto pingeva; e dicesi, che rivista da lui medesimo 20. anni dopo ha722 in mein DE FORESTIERI 321 haverla fatta, stupido, disse: Non credevo, che dal mio pennello havesse potuto uscire opera tale. Li quattro quadri della Passione, sono del Bisaccione. Il quadro del Christo legato alla colonna di Luca Cangiati, che non hebbe pari in disegno. Il quadro anche di Christo tra' Masnadieri ad acquarella è del maestro di Michel'Angelo detto Giacopo del Pontorno. La volta a fresco, ò cupolina avanti de'due tesori è del Cavalier Massimo; in cui frà gli altri miracoli del pennello, vi è un puttino a fresco cosi spiccato dal muro, che emulando i rilievi, hà dato occasione a più d'un grande, ed a non pochi curiosi di salirvi con ſcala poſticcia, e toccarlo con mani, per riconoscer la verità. Li due quadri ottangoli sono del Giordano, imitando il Guidoreni. 12. A man destra di detto atrio, per cui si entra ne'tesori, vi è una stanzina per Lavamano de'Preti secolari, ove vi e un Christo ad ago d'un Francese, che supera il pennello. 13. Dirimpetto a detto Lavamano si entra nel tesoro vecchio, che veramente è tesoro, si per il pa vimento à commessi musaici di marmi, opera del Fansago, si per le dipinture a fresco, opere del Lanfranco, Massimo, e Spadaro: ove si ammirano alcune rotture nella volta imitate dal pennello, che ingan0 na GUIDA 322 nano tuttavia gli occhi d'ogn'uno: si per gli armari di ottima noce; mà sopratutto per gli argenti, che vi si conservano, porgono occasione a chi che sia di meraviglia. Vi sono trà le altre galanterie una Croce della Reina Giovanna I d'oro, con reliquie; una Croce di Ambra del Rè di Polonia; Calici di oro, d'argento, e filagrana bellissimi; Una spina di N. S. intinta nel suo sangue, riposta di dentro un fregio d'oro con 4. perle di smisurata bellezza, e grandezza, ovate, e 4 topazzi, ed altre gioje di grossissima qualità, e di valuta incredibile, dono fatto da Rè, e Regine, che l'han fondato; siccome della Regina Giovanna II. v'è un quadrino di pietra, con cui si circoncidevano gli Ebrei, d'estrema durezza, e pur tutta volta con migliaja di figurine, rappresentanti la Passione di N. S. Una Croce vi è d'argento con 42. figure diverse, e con bassi rilievi bellissimi, opera del Faenza, che dicesi havervi studiato anni 14. con spesa fatta da' Padri di ducati 12. m. però superando di lunga la spesa della manifattura al peso dell'argento, e la prima volta, che comparì fu in Cappella Pontificia. Li fiori de' vasi grandi, sono del Girone, ad imitazione del quale hà lavorato modernamente Giovanni Palermo tutto il resto de fiori ne' vasi per gli ornamenti delle Cap### ferri — . ### . ⛪ . . DE FORESTIERI 323 Cappelle. Vi è anco un Baldacchino vaghissimo del Vinaccia, con spesa di ducati dieci mila. Vi sono due statue, cioè mezzi busti di S. Martino, e S. Brunone, di Biase, e Gennaro Monte fratelli, de'quali anco sono li Candelieri, e Giarre, che ostentano e maestà, e bellezza, e peso, e spesa non ordinaria. Vi è di vantaggio una Statua in piedi della Santissima Concezzione con due putti, e piedistallo: quali trè statue dicono, che costino più di sedici mila ducati, oltre le gioje, che vi sono nel fregio della Reliquia d' S. Martino, e l'anello in deto del medesimo, che vogliono sia cosa d'estrema bellezza e grandezza. Sonovi moltissime altre galanterie, e reliquiarj, & altri diversi vasi, e Croci d'argento, che più potrà il curioso vagheggiar tutto da se medesimo con gli occhi proprii, che starne alla relazione della mia penna. 14. Uscito da detto Tesoro vecchio, si entra in una nuova stanza fatta modernamente, detta il Tesoro nuovo, nella quale si è collocato tutto quello, che era nel sudetto tesoro vecchio, e più tutte le reliquie di detto Sagro Monistero, che sono in molta quantità, perciò ne fecero lavorare li monumēti, e cassette, da Gennaro Monte, di rame indorato, e figure d'argento, co'loro cristalli d'avanti: Spesa da essere ammirata da' posteri. In O 6 324 GUIDA In testa di detto nuovo tesoro, vi è l'altare co'l quadro tanto rinomato della Pietà, dello Spagnoletto, che si suppone, per la sua gran bellezza, ne siano fatti più di cento esemplari, ò copie; coſtando detto quadro ducati mille, benche li Padri, e li virtuosi tutti, che lo vagheggiano li dian stima di ducati dieci mila Gli armarj di detto nuovo Tesoro, sono di radica finissima di noce, che natu ralmente mostrano varii paesini, & altri 1 capricci della natura: opera di moder71 ni Artefici Napoletani. Dovrà anco dipingersi detto I esoro nuovo, e porsi in oro; ma stan perplessi i Padri à chi ar . tefice consegnarne il peso; non essendovi hoggi pennello, che possa entrare tra — le altre dipinture di detta Chiesa. Gli apparati poi de gli Altari, e Pianete, Nun che sono in detto Monistero, sono così copiosi, e preziosi, così i tessuti, come i fatti ad ago, che forse non haverà i simili tutta Europa, e massime alcuni frontali d'Altari, che oltre i fregi, che han 33 di perle, vi si ammirano alcune figurine ad ago d'un Francese, detto Monsù del. la Fagge, che han del sovranaturale, ne mai pennello di valent' huomo li potrà nguagliare. Dicesi di questo artefice, che fatigasse solo due hore della notte; ed il resto esente dal lavorare, e pure gli si dava da' Padri una dobla il giorno, e tavola franca; sì che si vede, che ogni DE FORESTIERI. 325 ogni figurina di quelle, val centinaja di scudi; e pur contansi in detti quadrini, cosi posti in opra, come non posti piu di cento figure. Onde à tal'effetto, essendo cosa non che rara, mà unica tale specie di frontali, non han voluto mai i Padri farne d'argento, come modernamente s'usa per altre Chiese. 15. Dalla Sagrestia sudetta, passandosi di nuovo per il Coro de' Monaci, si và al Capitolo de' medesimi; La cui volta a fresco è di Belisario; Il quadro della Disputa tra' Dottori, del Cavalier Finogli; gli altri del Caracci. Il S. Bruno sopra la porta, che và al colloquio, è di Monsù Monguet. La volta del cupolino del Borghese. Le due macchie sopra l'acqua santa, del Guidoreni. S. Caterina in ottangoli del Massimo, e'l compagno di Gio: Battista. 16. Di qui si scende al Colloquio, ove i Padri si congregano a trattare i negoz) del Monistero, il cui pavimento, si come tutto il resto di detta tirata sino alla Sagrestia, è di finissimi marmi neri, e bianchi a scacco. Tutto il detto Colloquio è a fresco co' Santi della Religione, & altre storie sagre, è opera del celebre Avvanzino Napoletano. 17. Dal sudetto Colloquio, per gradi di bianco marmo si cala al famoso Chiostro, che è intieramente cōposto di sinissimi marmi di Carrara, base, piediſtal⸗ GUIDA 326 stalli, fregi, statue, mezzi busti, ed altri lavori bellissimi, sostenuto per intiero da sessanta colonne di detto bianco marmo: opera del Cavalier Cosmo Fansago, di cui anco è l'ammirabile Cimitero, che và attorniato da balaustri, e fregi bellissimi di marmo, co' suoi teschi anco dell'istesso, niente dissimili dalle veraci calvarie: Non tutte però le statue sono del medesimo Fansago; mentre sei delle intiere, che stanno sul cornicione di detto chiostro, sono assai più antiche, e di scalpelli di lunga più vantaggiosi. Il pavimento intieramente di detto Chiostro è composto a lavori commessi di marmi, con diversità di capricci. E da detto chiostro per lungo corridore si và ad una veduta, in cui veramente non havrà tutta Europa una simile prospettiva, che tiene così sospesi gli occhi di chi và a godervi, che vorrebbono non mai dipartirsi da tal prospetto. 18. Da detto Chiostro si entra alle magnifiche stauze del Priore, che tengono, e quarti di negotiare, e di dormire, con fontane, e gallerie per ricevere ogni gran Principe, e Personaggio, lastricate per intiero di ricchi marmi, e loggie coverte, è scoverte, con dipinture a fresco, statue di marmo, colonnate, e scalinate dell'istesso, e giardini pensili per fiori, e vigne diverse con ischerzi bellissimi di fontane: A segno, che non vi è Principe, 1 fendo ⸗ 1 1. . 1 ⛪ 743 DE FORESTIERI. 327 pe, ò Grande, che venendo in Napoli non vadi à godere, e participare di dette delizie, che possono veramente dirsi Regie. 19. Vedonsi dette stanze addobbate di ornamenti non ordinarj, ma sopratutto di dipinture imparegiabili, non essendovi cosa, che non habbia del magnifico. Frà li moltissimi quadri, che vi si ammirano, uno è il S. Lorenzo originale di Tiziano, che dalla propria macchia stà ricavato in grande nell'Escuriale di Spagna. Un disegno sopra carta del Rubens; ed un'altro del Dura, che sono imparegiabili. Otto, ò dieci quadri di diversi, e ben grandi con figure del Ribera, molti del Massimo, altri del Ciotti, altri del Zingaro: altri di Santafede; altri del Cavalier d'Arpino, altri di Spadaro, e d'altri; in somma non v'è, che desiderarvi, in tal genere precisamente di dipintura, a segno, che può chiamarsi un Liceo d'huomini insigni in dipintura; Mà sopratutto famoso e il Crocifisso, originale del Buonarota, per cui, dicesi, havesse ammazzato il facchino, per esprimere la sudetta figura al naturale. Oltre delle dipinture, vi sono quattro quadri sopra Castoro ad ago, d'un tal F. Noel Fiamengo, che sono per così dire, l'invidia del più bello di Napoli, in tal genere d'ago. In GUIDA 328 20. In dette medesime stanze del Priore s'ammira uno studio, ò dir vogliamo Libreria, che dicono, vi ci sian spesi da ducati sei mila di libri scelti, e gli armari per detti libri sono di finissima noce nera, con capricci d'intagli assai maravigliosi, e con figure, ed historie alludenti; opera del sopradetto Fra Bonaventura Presti Converso Certosino E'la volta di detta Libreria dipinta a fresco dal Viviano, Raffaelino, e Spadaro; come anco le medesime stanze di Galleria. E tanto basti haver accennato di questo celebre luogo, il quale si può senza esaggerazione dire il più vago dell'Europa. 2 1 S ☚ De ⛪ ### d 5 329 A S Descrizione delle cose più insigni, e delle Chiese piu principali fuori le Porte di Napoli. Del Monte di Pausilipo. Della vaga, e dile ttevole Mergellina: della Chiesa di S. Maria del Parto; e del Sepolcro del Sannazzaro. 1. RA le più belle, vaghe, e deliziose riviere, che siano al Mondo, vaghissima, e deliziosissima è questa di Pausilipo; si come lo stesso nome del Monte ne fà chiara testimonianza; perciocchè Pausilipum, voce greca, altro non significa in latino, che moeroris ces satio, per esser il luogo amenissimo, e pieno di tante delizie, che sono valevoli a mitigare ogni tristezza; onde frà gli epiteti di Giove trovarono 1 Greci nello di Pausilipo, come che coloro credevano togliere i vani, ed ansiosi pensieri; e quindi è, che 1 genj lieti soglion chiamarsi gioviali. 2. Questo luogo di quiete, e di riposo fù frequentato da quegli antichi Ro- GUI A 330 Romani, che ritirandosi dalle Senatorie cariche, e dagl'impieghi della Repubblica, a se stessi vivevano, della qual cosa fan testimonianza gli antichi edificj, che hoggi scogli nel mare sono ricetto degli spondili, e degli Echini, Quì si veggono magnifichi Palagi, che per tutta la riviera, e per lo mõte si scorgono, edificati da Napoletani per amenissimo divertimento nell'estate, essendo l'aria eziandio di una temperie salutifera. 3. Racconta Plinio nel cap. 53. del 9. lib. che a Pausilipo, Villa non Iungi da Napoli, vi erano le piscine di Cesare, nelle quali Pollione Vedio buttò un pesce, che doppo sessant'anni mori, e due altri uguali a quello, e della medesima qualità, ch'erano ancor vivi4. Fu questo Monte forato in trè luoghi: prima da Lucullo nella via del mare, al capo di pausilipo all'hora congiunto con Nisita, hora Isoletta. La ſeconda, da Coccejo dalla parte di terra per far la via piana, per andare a Pozzuoli. La terza dall'Imperador Claudio Nerone, per dare il passaggio all'acquedotto, che veniva da Serino, andando verso Pozzuolo. 5. Questo monte con sue colline cinge gran parte della Città, e spargesi a guisa di un braccio verso Mezzo di forse trè miglia nel mare. Hà su'l dorso the 2 Very Eber 1 2 742 2 1557 N alla Gr. Carmel 2.dep. — . D ### ⛪ R N. c. manem DE FORESTIERI. 331 so un piano di ville, e giardini ripieni di molte delizie, e nel capo del colle fù il Tempio della Fortuna in tempo della Gentili tà, hora detto S. Maria a Fortuna, nella quale fù ritrovato il seguente marmo: Vesorius Zoilus post assignationem Aedis Fortunae signum Pantheum, sua pecunia DD. 6. Quivi oltre alla Parrocchial Chiesa di S. Stefano sono molt'altre Chiese, e Monisteri di Religiosi, cioè i Padri di S. Girolamo, alli quali fù conceduto il luogo da Marco di Vio, in S. Mana della Grazia. I Carmelitani in S. Maria del Paradiso, che prima S. Maria a Pergola si domandava, amplificata, ed ornata da Troilo Spes Capitano d'Infanteria. I Padri Domenicani in S. Brigida, Chiesa, e Convento edificato dalla pietà d'Alessandro Giuniore del Seggio di Porto nel 1573. e dotati d'annui ducati 400. Nel cur Altar maggiore, e propriamente nella parete del Coro è una bellissima Tavola di S. Brigida, cui parlò il Santissimo Crocifisso, e d'altri Santi attorno, mà di mano sconosciuta. Ed una statua del SS. Crocifisso, molto miracolosa, solita a portarsi processionalmente nelle più gravi pubbliche calamità. In questo deliziosissimo luogo, dimo- GUIDA 33 2. morando io la state del 1684. hò com. pilato il presente libro ad istanza d'ami— ci, quali piacque cavar qualche frutto dal mio ozio, quantunque per altro la1 borioso. — Gli Eremitani della Congregazione di Carbonara in S. Maria della onsothe lazione fondata dal Regente de Colle 4 Spagnuolo, e da Bernardo Sommaja, 1335 E qui vicino l'amenissimo Giardino de Signori Muscettola, adorno di statue, the e galleria nobilissima. Evvi in oltre la Chiesa di S. Maria del Faro, presso la vaghissima possessione de'Signori Campanili, e la Chiesa di S. Basilio. . 7. Nel luogo detto il Vomero, sù l'amenissimo dorso del Monte Pausilipo, vedeli il nuovo de nobile Palaggio de'Signori Vandenevnd ricco di eccellenti dipinture. e di doviziosa supellettile, con una veduta che scuopre tutto il seno del mate, che s'ingolfa nel vago, ed amenissimo Cratere, quello di Galeota, e di Marco di Lorenzo. Sechia ### Mergellina### 1. All'altra parte verso Orien1. te è la bella, e dilettevole Mergellina (così detta dal vezzoso somad: Car. mergimento de' pesci) data in dono da Federigo Rè di Napoli, come cosa tenuta DE FORESTIERI. 333 nuta in molto pregio per l'amenità del luogo, al celebre Giacopo Sannazarò, il quale benche nel principio si dolesse del Rè, parendogli, non essere stato dono corrispondente alla servitù sua di tanto tempo, motteggiandolo co'seguenti versi: Scribendi studium mihi Federice dedisti, Ingenium ad laudes, dum trahis omne tuas. Ecce suburbanum Rus, & nova praedia donas, Fecisti Vatem, nunc facis Agricolam. Nondimeno invaghitosi poi dell'amenità del luogo, si tenne contento di quello, e ne cantò le sue lodi, dicendoRupis ò Sacrae, Pelagique Custos Villa Nynpharum Domus, & propinquae Doridis, Regum decus una quondam Deliciaeque. Ed altrove Olieta Piaggia, ò solitaria Valle, O'accolto Monticel, che mi difendi D'ardente Sol, con le tue ombrose spalle. Ofresco, e chiaro rivo, che discendi Nel verde prato tra fiorite sponde, E dolce ad ascoltar mormorio rendi, &c. 2. Haveva quivi il Sannazzaro un nobile Palagio; che fù poscia distrutto da Filiberto Principe d'Oranges, Generale di Carlo V. cosa, che gli apportò grandissimo dispiacere. In quelle rovine egli fondò una Chiesa, e dedicolla al GUTDA 334 al Santissimo Parto della gran Madre di Dio nel 1510. ed essendo compiuta, dotolla d'annui ducati seicento, e la diede a' Frati dell'Ordine de' Servi di Mariamel 1529. Fù nobile il pensiero di chi disse, che il Sannazaro due Templi alla Santissima Vergine consagrò, uno colle forze corporali, ch'è quello di cui ragioniamo: Taltro con quelle dell'ingegno, imperocchè compose trè libri del Parto della Vergine. Simigliante quasi è il concetto del Tibaldeo, in quel suo dottissimo tetrastico: Virginis intactae Partum, Partumque videbis, Actia quem docto pectore Musa dedit. Admirandi ambo: humanae fuit ille saluti Utilis, humanis hic fuit ingeniis. 3. Passò a miglior vita il celebratiſſimo Poeta Giacopo Sannazaro, nobile del Seggio di Portanova nel 1532. (ancorche nel suo sepolcro sia notato 1530.) l'anno 72. ò 73. di sua età, e fù sepolto nel sepolcro di candidissimi marmi, e d'intagli eccellentissimi, sopra di cui è il modello della faccia, e del teschio di lui al naturale, nel mezzo di due puttini alati, che tengono due libri. E nel mezzo del sepolcro una storia di basso rilievo, ove son Fauni, Satiri, Ninfe, ed altre figure, che suonano, e cantano. Qui SEPOLCRO DEL. SANNAZARO Fol. 332 —.— 1 Natur ⛪ p.01 e (Brutre concrifiere) illustrant. Tincerus prentulier ut cumul Ab uirtuosissimo Sigre il Sigri Giovan Giacopo Lauagna I. C. Se alle ceneri del celebratus sannazzaro de bonsi i fiori, niuno più che la sua mus sempre mai florida, piuò conueneuolmente farlo, e perciò il disegno dal sapoliro di quello io la consagro. Antonio Bulifon. 38 — Smeh . DE FORESTIERI. 335 4. Quì anche sono due statue grandi; l'una di Apollo, l'altra di Minerva, c'hora chiamano David, e Giuditta; acciocchè, come profane, non fussero levate di quel luogo sagro, e fusse privata detta Chiesa di scolture sì famose. Il tutto fù fatto da Girolamo Santa-Croce, nostro Napoletano, Scultore eccellentissimo; è vero però, che havendo il Santa Croce lasciato imperfette le statue d'Apollo, e di Minerva per la sua immatura morte, furono poi compiute da Fr. Giannangelo Poggibonzo della Villa di Montorsoli presso Fiorenza, Frate dello stess'Ordine de' Servi, mà non è vero, che tutto il sepolcro sia opera di questo Frate, come dicono il Vasari, ed il Borghini, onde è derivata la scrittura nella base del detto sepolcro: Testimonio di tutto ciò, quando altro non vi fusse, sono le due statue di S. Giacopo Apostolo, e di S. Nazario Martire, opera del detto Fr. Giannangelo, le qualisono tanto diverse da quelle del Santa-Croce, che anche i ciechi col solo tatto il distinguono. Sotto il teschio del Poeta si legge: ACTIUS SINCERUS. Sopra il basso rilievo è il Distico del gran Padre delle Muse Pietro Bembo, Prete Cardinale del Titolo di San Grilogono: D. O. M. 336 GUIDA D. O. M. Da sacro cineri flores, hic ille Maroni Sincerus, musa proximus, ut tumulo. Vix. Ann. LXXII. A. D. M. D. XXX. Di questo gran Poeta il P. Guicnardini cantò: Actius hoc recubat nitido sub marmore vates. Cui radians Phœhus laurea ſerta dedit. Hic vernet tellus, flores, tu funde, via tors Vatemque irroret docta Camena suum. Huc rivi, huc fontes tenui properate susurro, Ut Vati obveniant somnia grata meoAequora, bacchantes ultro compescite fluctus, Ut litus dulci murmure plaudat Io. Aeolus obscurum ventos impingat in antrum, Ne sacros cineres dissipet aura furens: Sique, Veseve, tuis gaudes splendescere flammis, Sis Vati aeternum lampas honora meo. 5. Nella Cappella del Vescovo di Ariano, poi Cardinale, è la Tavola, in cui è l'Angelo Michele, che tiene di sotto conculcato, e trafitto colla lancia il demonio, ed amendue sono di suprema bellezza, opera del famoso pennello di Lonardo da Pistoja. Vogliono, che il volto del diavolo sia il ritratto d'una Signora, che pazzamente erasi in ⛪ the 9. * ⸸ 40 0* . . M p. ⛪ 2 1444 S ⸸ ⸸ S. S 3 . — 2 9 2 DE FORESTITRI. 337 invaghita di quel religioso Prelato, il quale per dimostrare quanto abborriva l'impuro amore, fecela con tale occasione dipignere col volto al naturale, ma il restante nella figura dell'antico serpente; acci occhè la Donna sapesse, haver'egli scolpito nel cuore quel detto dell'Ecclesiastico: Quasi a facie colubri fuge peccata. A piedi del quadro si legge: ET FECIT VICTORIAM ALLELUIA. Evvi in questa Cappella una sepoltura di marmo di mezzo rilievo al piano, ove stà scolpito il sottoscritto epitafio: Carrafae hic, alibique jacet Diomedis Imago, Moriua ubique jacet, vivaque ubique manet. 6. Questo delizioso luogo, non solo fù celebrato dal famoſo Sannazaro, mà anche a'tempi nostri sotto il felicissimo governo dell'Eccellentissimo Sig. D. Gaspar de Haro, e Gusman Vicere, e Capitan Generale di questo Regno, al quale si devono lodi immortali, per tanti beneficj, che questo pubblico ha ricevuti da lui, particolarmente d'haver levato li Banditi tutti dal Regno, rifatto le monete ritagliate, e fatto stare abbondante, quieto, ed allegro il Regno tutto, infino, che morì a' 16. Novembre 1687. come il tutto eruditamente hà notato il Sig. Antonio Bulifon nel Compendio delle vite GUTDA 338 vite de' Re di Napoli, e nel suo Giornale Historico. Ordinò egli in questo luogo ogni Estate due maravigliosissime feste sopra il mare per solennizzare i nomi delle due Regine, Madre, e Regnante, una delle quali stampai nella mia Posilichea ta, cioè quella fatta li 26. Luglio 1684. Mà per dare un saggio alla posterità di cose si grandi, ne registrerò qui una delle più maravigliose, che si siano ancora vedute, quale fù alli 25. di Agosto 1685. solennità di S. Luigi per la festa di Maria Luisa di Borbone Regina di Spagna, la quale festa se non fusse stata veduta da più di trecento mila persone, non sarebbe creduta. Fece dunque fare Sua Eccellenza un Teatro maestoso nel mare lungo 300. palmi, e largo 200. del quale (acciò ne resti a' posteri la ricordanza) qui pongo la figura. Era dunque detto teatro piantato sopra tanti travi, c'haverebbe portato il peso di qualsivoglia fabbrica, in luogo, ove era tanto fondo il mare, che vi erano intorno 22. Galere della Monarchia, che in quel tempo si trovavano in Napoli; per fare meglio comprendere questa gran machina, basta dire, che si consumarono 100 cantara di chiodi, per assodarla (100. cantara sono 10 mila rotola, & il rotolo 33. oncie) sopra questo ### ⛪ 0 . . . — . ⛪ R. . ## . DE FORESTIERI 339 sto gran teatro, quale fù terrapianato, vi erano a due angoli della faccia di Napoli due Piramidi, ò Obelischi di 120. palmi d'altezza, dipinte alle quattro facciate con diverse virtù, quali si viddero più belle la notte per la moltiplicità delli lumi, che vi erano dentro; frà le due piramidi vi era un arco trionfale di palmi 80. con tale artificio fatto, che all'imbrunire del giorno cadè, e restò in suo luogo uno assai più bello (con istupore) rappresentante l'Iride co' Pianeti. Il teatro era circondato da doppio cordone con fuochi artificiali framezzati da 1200. torce di cera, che fecero effetto mirabile. Sopra questa gran machina per trè giorni si fecero caccie de' Tori, Caroselli, ed altri giuochi da' principali Cavalieri di Napoli, nobilmente ornati, ove fù Mastro di Campo Don Domenico Marzio Pacecco Carafa Duca di Maddaloni. Tutte le Galere la notte si allargarono in alto mare, e comparvero con lavorio di fiaccole in tante vaghe maniere, che rapivano gli occhi de riguardanti:emularono tutti i Palazzi della riviera quelle Isole vaganti, ed apparirono anch'essi guarniti di tanti lumi, che quasi non si vedevano le muraglie, ad alcuni de' quali si spesero più di 500. scudi di cera, particolarmente in quelli del Sig. D. Carlo Maria Carafa Brancifor 3⁄0 GUIDA forte Principe di Butera, Medina, ed altri; oltre alle molte migliaja di lumi ad olio. Molto illustraron simili feste tutte le Dame, e Cavalieri, e per cosi dire tutto il Popolo di questa gran Città, la quale si vide quasi deserta, durante detti giorni d'allegrezza. Di S. Maria di Piedigrotta: e del Sepolcro di Virgilio. 1. Piè di questa parte del Monte, si scorge la divotissima Chiesa, e Canonica dedicata alla Gran Madre di Dio, servita da' Canonici Regolari Lateranensi, che per istar situata presso l'antica Grotta di Coccejo, Santa Maria Piè di Grotta è chiamata, edificata per miracolo di essa gloriosa Vergine, che la notte precedente à gli 8. di Settembre 1353. apparve ad un Napoletano suo divoto, ad una Monaca di sangue Reale, chiamata Maria di Durazzo, e ad un Romito, chiamato il Beato Pietro, li quali stavano in diversi luoghi, ed in una stess'hora furono esortati ad edificare la Chiesa in suo honore; siccome piamente fù eseguito, ce lebrandoſene perciò la feſta agli 8. di Settembre. 2. La Chiesa è grande, e ben tenuta. La tavola della Cappella del Vesco vo d'Ariano, in cui e la Passione del SiPas SEPOLCRO DI VIRGILIO Fd+340 8 ① # ⛪ ## 19 . e — ⸸ ⸸ P. 3mo Cie. Fui Ecc. Sig. u Sig. D. Girolamo d’Aiessandro Duca di Pescolanciano Hebbe sempre fortuna il Virgiliano sepolcro di esser nos seduto danobili, e uirtuosi, Stazio, e filio Italico l'hebberi untempo: hoggi essendo dell'EV che l'erudizione, e'l genio ha d'amendue, con darlene questo disegno, le nefouna os sequiosa restituzione. Antonio Bulifon 40 DE FORESTIERI. 541 Signore, e così anco le quattro picciose tavole, che qui sono, furon fatte da Vincenzo Corbergher Fiamingo, illustre Pittore, e singolar Matematico, che assistette presso l'Arciduca d'Austria. E qui in una sepoltura si legge: Alphonsus de Ferrera Hispanus, ex Canonicis regularibus Lateranensibus, post multos utriusque militiae labores, Gallipoleos primùm, nunc verò Arianensis Antistes, adhuc vivens, nè haeredibus crederet, sacellum hoc praeclarè aere proprio erigi curin quo diem functus quiescere posset: censu addicto, ut quotidie semel de more celebretur. Vix. Ann. VIC. decessit XXV. die men sis Decemb. M.C.II. 3. Appresso la Torre di detti Padri è un picciol quadro, fatto ad olio, che non si può più bello desiderare, in cui è la Madonna col Bambino nel seno: dipintura di Silvestro Buono. 4. Poco lungi dal detto Monistero, e propriamente sovra l'entrata della Grotta, alla rupe ch'è a sinistra di chi entra, è il Sepolcro del gran Poeta Virgilio, siccome lo descrive Francesco Petrarca: Sub finem fusci tramitis, ubi primò videri Coelum incipit, in aggere edito ipsius Virgilii busta visuntur pervetusti operis. 5. Biondo, e Razano dicono, che havendo ricercato questo fepolcro, non poterono mai ritrovarlo. Ed in vero chi nō hà 142 GUIDA hà guida per questo, no'l ritrova, perciocchè appena si vede da chi esce dalla Grotta per la bocca, che risguarda Napoli; e quindi la rupe è inacessibile; per ritrovarlo bisogna andare dalla salita, che conduce a S. Antonio di Pausilipo, ed entrare nel primo Casino, che a man dritta si ritrova, ch'è del Signor Don Girolamo d'Alessandro Duca di Pescolanciano; quindi s'entra nella Villa su'l Monte, il quale per angusto, ma comodo sentiero si circonda, e così giugnesi sù la bocca della Grotta, dov'è l'accennato ſepolcro, nella maniera ch'esprime l'ingiunta figura, da me osservata, e delineata. 6. Ella è una fabbrica a modo di Mausoleo, e se ben mal ridotta dal tempo, per quanto a me pare, dall'esterno di trè ordini ottangoli in forma di cupola, ma piana al di sopra, non tonda. Il frontispizio che hà porta, e finestra è dalla parte della rupe. Mà perche indi non può entrarvisi, hanno fatto un buco dalla parte della ſtradetta ſuperiore del Monte, per cui si entra in un camerino quadrangolo lungo palmi 18. in circa, alto palmi 15 colla sua volta, in cui sono due spiragli ne'lati, il tutto lavorato della pietra dello stesso Monte a quadretti; d'ogn'intorno in detta camera sono de'nicchi, da accendervi forse lumiere, delle quali hoggi se ne ve In gono dieci. the hren ⛪ 1 — ### 1 Lem M 10 tung bezir. doliere 0 ### ### pactio mioi welch 4 1 70/ 1 1 1 4 Fuz nach . — DE FORESTIERI. 343 7. In mezzo di questa camera erano anticamente situate (come accenna il Capaccio) nove colonnette di marmo, che sostenevano un'Urna parimente di marmo, dentro la quale erano le ceneri del Poeta, con un distico, che recita Donato, cioè il seguente: Mantua me genuit: Calabri rapuere: tenet nunc Parthenope: Cecini pascua, rura duces. In questo modo dice haver veduto il rumulo Pietro di Stefano, che scrisse delle Chiese di Napoli nel 1560. e lo stesso affermava Alfonso di Heredia Vescovo di Ariano, rapportato dal sudetto Capaccio. Vogliono alcuni, che dubitando i Napoletani, che le ossa di un tanto celebre Poeta non fussero rubbate, le fecero sotterrare nel CastelNuovo; Perciò hoggi nè i marmi, ne l'Urna, ma solo il Mausoleo appare, benche non sia della magnificenza di prima. Onde fù chi ne scrisse: Quod scissus tumulus, quòd fracta sit Urna; quid inde? Sat celebris locus nomine Vatis erit. Di presente nella parte del Monte incontro al forame, per cui si entra nel Mausoleo, leggesi in un marmo mezzo sepolto, questo distico: Quae cineris tumulo haec vestigia? Conditurx olim Illo GUIDA 344 Illo hoc qui cecinit pascua, rura, duces. 8. Si tiene per maraviglia, che sopra la Cupola del Mausoleo, da altri detto Tempio, vi ſia nata come una co rona d'Allori, e se bene due tronchi de principali siano stati tagliati, tuttavia vi germogliano d'intorno; oltre a che il Mausoleo tutto si vede coverto di mirto, ed edera, che par la natura habbia voluto fare ancor'ella da Poetessa. Su' lauri sudetti, spontaneamente nati, così scherzò D. Pietro Antonio di Aragona Vicerè di Napoli. (nell' Iscrizione, che vedesi nell' ingresso della Grotta, che poi rapporteremo intera nella Guida per l'antichità di Pozzuo li in un'altro libro.) Virgilii Maronis super hanc rupem su perstiti tumulo spontè enatis lauris coronato, sic lusit Arago: Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope, Cecini pascua, rura, duces, Ecce meos cineres tumulantia saxa coronat Laurus, rara solo, vivida Pausilipi. Si tumulus ruat, aeternum hic monumenta Maronis Servabunt lauri, lauriferi cineres. 9. Plinio Secondo, scrivendo a Caninio Rufo, dice, che Silio Italico solea an. . — 0 the . ⸸ L. 1841 1 lum. 4. II Ca DE FORESTIERI. 345 andare al tumulo di Virgilio in Napoli, quasi ad un Tempio, e che di quel grand'huomo (come che Silio Gentile era) solea con più religione osservare il Natale, che'l suo proprio. Anzi lo stesso Silio, come si comperò la Villa di Cicerone, si comperò anche questa di Virgilio per riverenza del suo tumulo; onde ne cantò Marziale: Silius haec Magni celebrat monumenta Maronis, Jugera facundi qui Ciceronis habet. Hæredem, dominumque sui tumulique, larisque Non alium mallet nec Maro, nec Cicero. E Stazio medesimo ne lasciò scritto. ........ Maronisque sedens in margine templiSumo animum, & Magni tumulos at canto Magistri. Il Capaccio nella sua Antichità di Pozzuoli rapporta questa medaglia di Virgilio, che egli chiama antica. Ho 5 GUIDA 346 Hoggi si è messa una nuova lapide, contenente l'antico distico del sepolcro di Virgilio, da D. Girolamo d'Alessandro Duca di Pescolanciano, ed è il seguente: Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope, Cecini pascua, rura, Duces. D. Hieronymus de Alexandro Dux Pescolanciani, hujus tumuli herus. P. Anno 1684. Della vaghissima Piaggia, detta corrottamente Chiaja. Alla sopracennata Chiesa di 1. Piedigrotta camminando a dirittura per la riva del mare verso la Città, tutto quel tratto è la deliziosissima Piaggia detta per corrotto vocabolo Chiaja, di aria temperatissima, di sito amenissima, che colla vista di vaghissimi giardini, col diletto di varietà di fiori, frutti, e frondi di cedri, ed aranci, che in ogni tempo fioriscono, ricreano l'animo di chi vi dimora. 2. Tutta la piaggia è adorna di magnifichi Palagi, e qui si vedon molti Templi a Dio dedicati, frà li quali è assai cospicuo il seguente. Dal. ### ### . C.1.0 22 5 . 1 DE FORESTIERI347 Della Chiesa di S. Giuseppe de' Padri della Compagnia di Giesù. I gittarono i fondamenti di 1. questa nuova Chiesa a' 17. di Maggio del 1666. e fù compiuta a' 23. di Maggio del 1673. che s'incontrò nella terza festa di Pentecoste, nel qual dì vi si celebrò solennemente la prima Messa. 2. Ella, oltre ad essere di un nobil disegno, viene maggiormente nobilitati, e da' marmi, e dalle dipinture. Vi si veggono primieramente quattro colonne, che sostengono ne' lati due grandi archi, di pardiglio di Carrara, tutte di un pezzo, alte 27. palmr, e nove in giro, co suoi capitelli, e basi di marmo di lavor Corintio. Corriſpondono ad eſſe quattro mezze colonne dello stesso marmo, e della medesima grandezza trà le basi d'otto pilastri, e quattro mezzi sono di marmo bianco. Il valor delle colonne giugne a quattro mila scudi. 3. Le dipinture sono di quattro mani la maggiore della Tribuna è di Francesco di Maria, molto celebrato in Napoli, e sua ancora è quella del sinistro Cappellone. Del Cavalier Giacomo Farelli son quelle due, che adornano i lati della Tribuna; Quelli de' due lati del sinistro Cappellone, sono di Domenico MaP 6 348 GUIDA Marini, anch'esso nobile Pittore in Napoli. Quelle del destro Cappellone son tutte trè opera del famoso Luca Giordano, che in quella di S. Francesco Xaverio hà superato se stesso. Vi sono ancora sopra quattro porte, che battono in Chiesa, quattro Immagini: opera di Carlo Mercurio Aversano, che morì molto giovane, e per quel poco, che hà lasciato, si vede bene quanto colla sua morte hà perduto la dipintura4. Non è meno notabile il Pulpito tutto di marmo, e lavorato egregiamente di pietre pellegrine, e preziose. Alla Chiesa corrisponde la Sagrestia, vestita da capo in fondo di spalliere di noce d'ottima vena, e migliore intaglio con pomi, e maniglie d'ottone dorato: fornita poi abbondantemente di ricchi vasi, e preziosi parati per servizio dell'Altare. In questa Sagrestia si vede una grande Immagine di S. Giuseppe, e della Vergine Santissima, che tengono per mano il Santo Bambino; opera del famoso Pittore Amato, che nel dipigner Santi havea del divino, ed e stimata un tesoro, qual'ella veramente è. Di S. Maria in PorticoP Ellissima è la nuova Chiesa 1. di S. Maria in Portico, nobilmente ornata, e religiosissimamente servita ⛪ 1 ⛪ 1 (2) m — 1 . DE FORESTIERI349 vita da Cherici Regolari Lucchesi, detti della Congregazione della Madre di Dio; la fondazione della qual Chiesa raccogliesi dall'Iscrizione, che stà sù la porta della Chiesa dalla parte interiore, del tenor seguente: Felix Maria Ursina Ducissa Sancti Marci, Gravinae, & Sermonetae, Cemitissa Materae, religiosi in Dei Matrem obsequii, ac in ejus Congregationem eximiae charitatis monumentum, Almae Virginis natalibus hoc ex paternis aedibus Templum a fundamentis erexit, atque fundavit Anno Sal. M. DC. XXXIII. Si è di nuovo ornata con bel frontespitio. Della Chiesa di S. Teresa de Padri Carmelitani Scalzi. Obilissima e per il sito, e 1. 7 per l'architettura è la nuova Chiesa di S. Teresa de'Padri Carmelitani Scalzi; demolita già la prima, edificata nel 1625. per un legato di Rutilio Gallacino, Canonico Napoletano, per essere stato il sito di questa molto angusto ad ergervi il Noviziato, al cui fine fù questo luogo destinato; per la qual cosa nel 1633. si diede principio alla nuova fabbrica del Noviziato, di cui Può 350 Guipa può dirſi fondatrice principale D. Iſabella Mastrogiodice, che lasciò il Convento erede di tutto il suo. All'edificio della Chiesa concorsero molti colle loro pie limosine, e que' che più contribuirono, furono il Conte d'Ognatte all'hora Vicerè, che vi spese la somma di 500. scudi; ed il Conte di Pignoranda, eziandio Vicerè, più parzial divoto della S.Madre Teresa, che v'impiegò da sei mila scudi; colli quali fù compiuta la fabbrica, e la Chiesa aperta a' 12. di Marzo nel 1664. 2. Il disegno della detta nuova Chiesa è del celebre Cavalier Cosmo Fanſago, opera del cui ſcalpello è parimente la statua di marmo di Santa Teresa, che vedesi nell'Altar maggiore di detta Chiesa. 3. Le Tavole grandi delle Cappelle Collaterali, una delle quali rappresenta S. Anna, l'altra S. Giuseppe, sono opere del famoso pennello di Luca Giordano, di cui eziandio sono due tavole nella Cappella di S. Teresa, una della medesima Santa con S. Pietro di Alcantara, che se ne vola al Cielo, e l'altra degli stessi in atto di conferire insieme. 4. Sono in questa Chiesa molte insigni Reliquie, cioè del legno della Santa Croce; un pezzetto della carne di Santa Teresa dentro una statua d'arenxxlv with ⛪ . 1 — . F DE FORESTIERI. 35 gento; ed un dente molare della medema Santa, e frà le altre, tutte le Reliquie del corpo di Sant' Amanzio Martire, mandato da Roma dal R. P. Fr. Emmanuele da Giesù Maria, all'hora Generale di tutta la Congregazione de'Carme litani Scalzi d'Italia, ordinando, che il primo Novizio doppo la ricevuta di quel lanto Corpo, ne riportasse il nome, e questo accadette nella persona di Francesco Maria Terrusio Napoletano, che prendendo il sagro habito, ne riportò il nome di Fr. Amanzio di S. Rosa. 5. Il Convento è alla falda di una collina ben grande, e molto deliziosa: questa è tutta de Padri, li quali oltre al Noviziato, vi hanno eretto due Romitorii, uno picciolo, più silvestro; e l'altro più grande insieme, e più dilettevole, e divoto; quivi in certi tempi di maggior divozione si ritirano alcuni Padri a farvi per dieci giorni gli spirituali esercizii, rimoti da ogni sorte di commercio, e tutti intenti alle orazioni, ed alle sante preghiere; facendovi parimente tutti gli altri atti di osservanza, che si fanno nel Convento di basso, della qual cosa fanno segni con una Campanella del Romitorio, che sempre e di notte, e di giorno corrisponde al tocco della Campana del Convento. De GUIDA 352 Del Colle d'Antignano. 1. Oppo S. Eramo è il colle d'Antignano, così detto D quasi Ante Agnanum, havendo dirimpetto il Lago d'Agnano. Era un tempo queſto luogo celebre per l'aria ſalutifera, e per le copiose, e ben'ordinate Ville; dove il Pontano hebbe ancor'egli le sue. Hoggi l'aria non è stimata più buona, per gli lini e la canapa, che nel lago d'Agnano sudetto si maturano2. Sopra Antignano nella cima del monte e un luogo, detto il Salvatore a Prospetto, è chiamato il Salvatore dall'antica Chiesa così appellata; dicesi a prospetto, dall'altezza, e bella veduta, ch'egli hà; perciocchè indi si scorge tutto il vicino mar Tirreno con ogni suo lido, che si stende dall'Oriente all'Occidente, con molte Isole;e dal Settentrione vedesi la fertile Terra di Lavoro;dalla parte destra Gaeta, e dalla sinistra Napoli. Hor Giovam-Battista Crispo di Napoli, desiderando havere appresso del suo ricco podere, che possedeva nel medesimo luogo, 1 Monaci Camaldulensi, ottenne con breve Apostolico questa Chiesa del Salvatore, e la diede a' detti Camaldoli, e vi aggiunse parte del suo podere, e co'proprj danari negli anni del Signore 1585. diede principio alla fab. ⛪ — 2 the same is the time. The time is the r . . ⸗ DE' FORESTIÄRI 352 fabbrica del Romitorio; ad emulazion di cui D. Carlo Caracciolo donò per la medesima fabbrica una buona quantità di scudi. E D. Gio: d'Avalos fratello del Marchese di Pescara ritrovandosi presso a morte, lasciò nel suo testamento a questi Monaci 500. scudi l'anno, con tale condizione, che qui dovessero ergere la nuova Chiesa sotto il titolo di Santa Maria Scala Coeli, e ivi fosse poi sepolto il suo corpo. E così questo Romitorio fù nobilmente ampliato, con fabbriche magnisiche, ed una nobilissima Chiesa, ornata di preziosissime dipinture, e ricca di paramenti per lo culto divino, degna di esser veduta da ogni curioso, e divoto. Habita in questo Eremo buon numero di Religiosi, e benche il luogo sia solitario, e lungi dalla Città trè buone miglia, la loro eſemplar vita fà, che ogni giorno siano visitati, non solo da'laici d'ogni condizione, ma anche da altri Religiosi, e Prelati degnissimi. 3. Ad Antignano segue la Conocchia, luogo dal Pontano detto Conicli, ove si scorgono quattro antichi Cimiteri, nelli quali si sepellivano i corpi de' Christiani defonti (secondo il Panvino nel suo trattato de Cæmeteriis) li quali dipoi sono stati convertiti in Chiesa. Di GUTDA 354 Di S. Maria della Stella. Uesta Chiesa trae l'origine da una picciola Cappella, ov'era una miracolosa, e divotissima imagine della Madonna, nel luogo ove hog gi è la porta di S. Gennaro, sotto nome di Santa Maria della Stella, la quale l'anno 1553. per ingrandire le mura della Città fù levata l'imagine, e posta per alcun tempo alla Chiesa della Misericordia, in appresso fù fabbricata una nuova Chiesa in questo luogo, ove con solenne processione da Mario Carafa Arcivescovo di Napoli fù trasferita la sudetta imagine, e fù data la Chiesa a PP. Minimi, i quali l'anno 1587. diedero principio alla nuova Chiesa hoggi cospicua. 2. Al pilastro dell'Altar maggiore a ma deſtra ſi vede la ſtatua di mezo busto di Monsignor Gio: Luigi Riccio Vescovo di Vico Equense, al quale i Leggisti hanno grand'obbligo per li tanti libri, che hà dato alle stampe, & ivi si vede il seguente epitafio: Aloysis Riccio Aequestris Ordinis Parthenopeos Episcopo dequensis vitae integritate, Doctrina, praestantia praecellenti, Praeclarissimosque majores Michaelem Alphonso Primo Consiliarium Vice CARMAGI Sanita. Tol ③ I JANAN (AAA) L H Al Virtuos Sig.r Dotor Giacinto di Mare A. V. S. ch'è un Mare di Pietà, di diuote è di Dottrina, questa figura il di cui originale Ammirabile sirende per la sua uaga strullura dedita e consiAntonio Dictofon ## # V.I.D. — . S2ms 1. DE FORESTIERI. 355 Viceprothonotarium, Locumque Magni Camerarii Tenentem, Romanos ad Pontifices, Germanos ad Caesares Pro pace Legatum, Perloysium potestate inclitum, nothos ad jus Legitimae sobolis asserendi. Antonium Regii Archiepiscopum; itemque Michaelem Gallis Regibus Convenctui Burgundię Praesidem, Viceprothonotarium, Legatum ad summos Regers Insigni fato monitus praetervecto, Patruo benemerentissimo. Octavius Riccius Posuit an sal. MDCXXX. Nella Cappella del Crocifisso, ch'è della Famiglia Faenza: Felix Faenza V.I.D. videns mortales omnes, hunc suissac uxoris Angelae Indicos posterorumque ossibus, quietum locum in visa paravit. Anno Domini MDCXXVIII. In questa Chiesa s'ammirano trè belle Tavole del nostro celebre Cavalier Giacomo FarelliDi S. Maria della Sanità. L primo Cimitero è quello de Frati Predicatori, li quali colle limosine de' Napoletani l'han dedicato alla Gloriosa Vergine Madre di Dio, per un'antichissima figura di lei ivi ritrovata dipinta al muro, dandole il nome di A 356 GUID di Santa Maria della Sanità. 2. E' questa Chiesa una delle belle, che sono in Napoli, e per la fabbrica assai magnifica d'architettura capricciosa con 13. cupole. 3. L'Altar maggiore stà posto in alto, essendovi sotto un'altra Chiesa, molto antica; è detto Altare molto ricco di pietre preziose, sopra il quale è una famosissima Custodia, ò sia Tabernacolo, dove si vede una Madonna di marmo con Christo in seno, vi si ascende da due lati per gradiate di finissimi marmi con bell'artificio lavorate, e dalla parte del lato destro vi si è nuovamente fatto un bel pulpito di marmo di varj colori. 4. Per la Chiesa si veggono diversi quadri del Giordano, e nella Sagrestia e un picciol quadro, rappresentante il mistero della Santissima Annunciazione; il disegno è di Michel' Angelo Buona Rota, fù poi colorito da Marcello dal Busto suo discepolo. 5. Nel Cimitero, ò sia Chiesa sotterranea, riposano molti corpi de' Santi. Quivi fù il sepolcro di S. Gaudioso Vescovo di Bitinia, e se ne vede un bell epitafio di lavoro musaico, benche in parte guasto, nel modo, che segue: Hic requiescit in pace S. Gaudiosus Episc. qui vixit Annis... die VI. Kal. Novemb.... indict. VI. Questo cimiterio (come dicono) corrispondeva con quel10 — I DE FORESTIERI 357 lo di S. Gennaro extra moenia, mà fù chiuso da Padri6. I Corpi Santi sono, il corpo di S. Antero Papa, e martire. Il corpo di S. Almachio Martire: quelli di S. Liberato, di S. Fortunato, di S. Ciriaco, di S. Artemio Martiri. Di Santa Benedetta, di S. Metellina, di Santa Cirilla, di S. Venanzia di S. Anastasia Vergini, ed altre. Le teste di questi Santi Martiri si veggono poste in busti di argento; la cui traslazione con grandissima festa si celebra nella seconda Dome nica di Maggio. 7. Nella Sagrestia di questa Chiesa frà le altre cose preziose, vi sono 12. candelieri di Cristallo di Rocca, con tutto quello, che appartiene al servigio dell'Altare della stessa materia8. La fabbrica del Convento è di maravigliosa altezza, e grandezza; e nell'ultimo dormitorio, luogo molto elevato, si vede un Giardino con alberi di melaranci, e limoncelli, a cui rimpetto è un bellissimo, ed ampio RefettorioDi S. Maria della Vita. IL secondo Cimitero è de' Frati Carmelitani, li quali similmente colle limosine de' Napoletani, han dedicato alla Madre di Dio sotto il tito GUIDA 358 titolo di S. Maria della Vita, nel 1577. e l'unirono coll'antichissima Chiesa di S. Vito, fatta in lavor musaico con dipinture antichissime dentro di una grotta, ove si sono spesi da 50. mila scudi, e pensa l'Engenio, che S. Maria della Vita la chiamaron, forse alludendo al la sudetta antica Chiesa di S. Vit oDi S. Gennaro extra mœnia. IL terzo è quel gran Cimitero, 1. nel quale si entra dalla Chiesa di San Gennaro, edificato da S. Severo Vescovo di Napoli, nel quale vi si vedono hoggi molte migliaja de' corpi morti, essendovi andato piu volte il Sig. Antonio Bulifon per farne le piante trovò impossibile poterle diligentemente designare per le tante strade sotterranee, che vi sono, sotto, e sopra, volendovi circa un hora per vederle tutte. A questa Chiesa nel 885. Sant'Attanagio aggiunse un Monistero sotto l'ubbidienza dell' Abate, che dipoi fù conceduto a Monaci Casinensi. Anticamente erano tenuti tutti li beneficiati della Chiesa Napoletana di prometter con giuramento all' Arcivescovo di Napoli visitar ciascun anno la presente Chiesa. Le parole del giuramento erano tali: Limina Beati Ianuaris singulis annis personaliter visitabos nisi praepeditus fuero canonica praepeditio2. Fù ne, sic me Deus adjuvet. 1 in ### Gem 1 n — ⛪ ### W S . DE FORESTIERI. 355 2. Fù poscia ampliata di molti commodi edificj dal popolo di Napoli, per servirsene ne'tempi di pestilenza. Ed a nostri tempi Don Pietro d'Aragona Vicerè del Regno di Napoli, vi hà fatto molte fabbriche assai magnifiche per tenervi, come in uno ritiro, un Monasterio, e Conservatorio di povere donzelle, e de'poveri vecchi; v' introdusse anco i pezzenti, mà per mancanza dell'entrate questi si sono licenziati, (e nell' anno 1687. vi era un nativo Trapanese di anni 114. di ottima salute. 3. Veggonsi nell'atrio della sudetta Chiesa molte dipinture a fresco sprimenrile gloriose gesta di San Gennaro, opera di Andrea da Salerno. 4. Nell'entrare di detta Chiesa a sinistra nel secondo pilastro vi è il ritratto di Marco di Lorenzo celebre Macellaro di bianco marmo con il seguen te Epitafio: Marco de Laurentio Provido abundantiae Ministro, Hujusque Regalis Hospitii Gubernatoris Qui adhuc moriens, pia liberalitate Quotidianam pauperibus Ministrat Annonam. Hoc memoriae signum Grata Paupertas posuit. Di 360 GUIDA Di S. Severo. IL quarto Cimiterio è quel de I. Frati Francescani, li quali lo dedicorono a S. Severo Vescovo Napoletano, per esser ivi stato sepolto il di lui venerādo Corpo, su'l cui avello si legge. Saxum, quod cernis, supplex venerare, viator, . Hic Divi quondam jacuerunt ossa Severi. ### 2. La cagione di questi Cimiteri lungi dalla Città, fù l'antica legge delle 12. tavole, che proibiva sepellire id, nacelle morti dentro la Città, eccetto, che quelli, li quali doppo notabil vittoria havessero trionfato. Ed i Christiani non potevano non ubbidire alle leggi. de' Romani: se per divozione verso de' Martiri, non havessero sepellito alcuno dentro delle lor proprie case, ò giardini 3. Si trovano chiamati questi Cimiablem teri, alle volte Città de' morti, altre Für eineova volte Tombe, Casatombe, Catatombe, e Catacombe, ed alle volte Latibula Martyrum, Are, Piazze; Furono anche dette, grotte Arenarie, perciocchè molti Romani, ed altri cavavano sotto la terra finattanto ritrovavano quella arena, che noi diciamo puzzolana, frà duri sassi, che venivano a fare sotto la terra varie piazze, che parea una Città sotterranea, co'l ricever però un poco di DE FORESTIERI. 361 di luce, che veniva da alto per qualche spiraglio. 4. Furono da' Christiani appellati Cimiteri, con voce greca, che significa dormitorj; perciocchè, sperando noi la resurrezzione, più tosto sonno, che morte deve dirsi questa separazione dell'anima dal corpo. Cessata la persecuzione, i corpi de' Santi, che si sepellivano ne' Cimiterj, furono trasferiti nelle Chiese dentro le Città, e Terre, e nelle medesime si cominciarono à sepellire i Christiani, non nelli fepolcri de' Santi, mà nelle stesse Chiese, acciocchè per gli meriti di quelli le anime de' fedeli defunti fussero ajutate. Di Santa Maria della Verità de' PP. Agostiniani Scalzi. Uesta Religione, essendo stata istituita dal gran Padre S. Agostino non può dirsi nuova, ma bensì rinovata, & in questa nostra Città nel corrente secolo dal P. F. Andrea Diez, il quale venne in Napoli nel 1592. e cominciando a pubblicare questa Riforma, hebbe molti seguaci, e la maggior parte gli stessi Agostiniani; onde crescendo di giorno in giorno il numero de'Reformati, egli unito col P. F. Andrea di S. Giob, & alcuni altri Padri suoi compagni, diedero principio alla fabbrica di questo diVoto Q 362 GUIDAvoto Tempio, non con altro denaro, che quello, li veniva somministrato dalla carità de' pii Napoletani. 2. Compita la fabbrica, & abbellita da' Padri la Chiesa per mezzo dell'elemosine, fù consegrata da Monsig. Antonio del Pezzo Arcivescovo di Sorrento nel mese di Febbrajo del 1653. come si raccoglie dall'Epitafio, che sù la Porta maggiore di questa Chiesa si les ge. 3. Sono nelle Cappelle di detta Chiesa diversi quadri d'egregia dipintura, altri di Lanfranco, altri di Giordano. Il Pulpito è stimato nobilissimo per esser fatto di radici di noce, con un'Aquila di ſotto di molta vaghezza, che fà ſembiante di ſoſtenerlo. Siccome nobiliſſima è la Sagrestia parimente di noce con delicatissimi intagli à figurine, rappresentanti la storia della vita di Santo Agostino, e di S. Monica, opera d'un Frate dello stess'Ordine. Nella Cappella Schipana, dedicata al Glorioso S. Francesco di Paola, che nell'entrare è la prima a man dritta, si vede il nobil Sepolcro di quel gran Letterato, e Regio Protomedico Mario Schipano, il quale, raccolse le lettere de' viaggi di Pietro della Valle, & ordinate le diede alle stampe, sopra la sepoltura del quale si legge questo epitafio. Ma ⸸ ⸸ to 2.3 □ ② ① # the said ① ③ ⛪ # 3.8 S ⵣ ☚ DE FORESTIERI. 363 Marius Schipanus non semel animo Repetens, quam parata, & procliva defunctorum esset Oblivio, praesumpto haeredum officio De privato sibi sepulcro, vivens Consuluit. Anno sacrae panegyris. MDCL. 5. Ancora in questa Cappella veggonsi molti simulacri d'altri huomini illustri della famiglia Schipana, fatti di fino marmo a spese del rinomato Mario, conforme si puo vedere dalle loro iscrizioni. L'anno 1695. si sono posti al core belli nuovi quadri di Giacomo del Pò. Della Chiesa, detta la Madre di Dio, delli Scalzi Carmelitani. I. QUesta Chiesa è molto vaga, fù edificata da un Padre Carmelitano Scalzo Spagnuolo, huomo di gran bontà di vita, il quale per le limosine fatte, comprò un Palazzo, e Giardino, dove fu eretta questa principalissima Chiesa, e Monistero sotto la regola di S. Teresa. 2. Hà di singolare questa Chiesa Altar Maggiore tutto composto di pietre preziose, con un palliotto d'ordine dorico similmente di gioje, e pietre preziose, cui non è simile in Napoli: nè forse in Europa, e sopra l'Altare un gran Ta GUTDA 364 Tabernacolo, ò sia Custodia colle due porte del coro della stessa preziosa materia, vedendovisi frà le altre pietre preziose moltissimi diaspri, lapislazzali, ed Agare con lavorio artificiosissimo. 3. Dalla parte del Vangelo si vede la bellissima Cappella di S. Teresa, una delle più cospicue di Napoli, dove si veg gono colonne egregiamente lavorate, e sopra l'Altare una bellissima statua, d'altezza di sei palmi, tutta d'argento, della Santa Madre Teresa. La volta è ben dipinta à fresco, mà di mano sconosciuta: il quadro, che racchiude la statua d'argento sopra legno è di un palmo, di grossezza, quale si cala con artificiosa machina fatta dal Cavalier Cosmo Fansago. 4. Nelle altre Cappelle si veggono bellissimi quadri, e principalmente in quello della famiglia Ravaschiera, che e ricca di pitture del famoso Santafede, ed è l'ultima à man destra nell'entrare. 5. Nell'entrare alla Chiesa a man dritta si vede il ritratto in marmo del celebre Giurisconsulto Donato Antonio de Marinis, quale lasciò a questa Chiesa la sua libraria, & altre facoltà. Di altri luoghi convicini. Uindi si discende à vedere gli 1. spaziosi, e comodissimi pubblici Granai della Città, nelli qua Capn Ingegno Sebat Fol. 362. Indilicatolim C. Cerma Inuen. the 42/c ⛪ ⛪ S ⸸ S 1 mog. All Ecc. sig. u siq. D Ferdinando Girolamo Alarcon de Mendozza Settimo Marchese della Valle Siciliana, e di Rende etc. Altrettanto nobile, quāto sontuosa è la presente Cappella eretta dalla pietà del'Ecemo D. Vincenzo Couo de Duchi di S. Agata, suo Zio Materno e perche V. E. come tanto cogionto e prossimo al medesimo hatate attineza con coriginale, meritam se sele dee lacopia, che diuotam le dedico Antonio Buhfra the . DE FORESTIERI. 365 li sono molti Ministri, che v'invigilano; e molti, che cotidianamente vi lavorano con ottimo regolamento 2. Nell'altro a rincontro sono bellissimi edificj, principalmente il Monistero di S. Potito, dove habitano Monache Benedettine, con grandissima osservanza, e sono delle piu nobili famiglie di Napoli. La Chiesa è assai vaga, e magnifica, ricca di argenti, e di parati sontuosi. 3. Più innanzi è la Chiesa di Saz Giuseppe, servita da' Cherici Regolari Minori, di nobil disegno, ma non com piuta. 4. Quindi si và alla Concezione de Cappuccini, Convento assai grande, e magnifico, in luogo ameno, e con bellis simi giardini5. Verso la via del monte è il nobilissimo Convento, e la magnifica Chiesa de' Padri Predicatori, detta Giesù, e Maria, con una scalinata di bianchi, e finis simi marmi, ornata di balaustri della stessa materia lavorati con tale artificio, che l'occhio da ogni parte la scorge, turti forniti a prospettiva. Onde tutta la facciata, situata per altro in luogo eminente, apparisce assai bella, ed evvi la seguente iscrizioneJesu, & Martae Imparem voto aedem, attritis in bello opibus, spe, non marte frustratus, Ferdinandus Caracciolus Dux Areotanorum, patrisque studiis insistens, FranL 3 366 GUIDA Franciscus haeres Dux Areolanorum. Ann. cio. ic. xxx. In questa Chiesa si veggono ricchissime Cappelle, ed in quella degli Orsini presso l'Altar maggiore è una Natività assai bella. L'Altar maggiore hoggi è uno de' belli, che siano in Napoli, opera di marmi commessi, fatta da Giuseppe Gallo, costa da dieci mila scudi, e più. Eyvi un'Organo colle canne tutte di legno assai mirabile. Di Capo di Monte. 1. Oppo la Conocchia segue Capo di Monte, ove sono bellissi D me possessioni, e vaghissimi giardini, ed ove si gode un'aria amenissima. Della Montagnuola. 1. Apresso Capo di Monte, segue la Montagnuola, dov'è un luogo molto rinomato per la salubrità dell' aria, ed è della Santa Casa della Santissima Annunciata di Napoli, detto lo Spedale de Convalescenti, in cui si ritirano tutti quegl'infermi, che escono dagli ſpedali della Caſa, ò de'feriti, ò de' febbricitanti, per quel tempo, che loro prefigge il Medico, che gli hà governati. Quivi ammirasi un nobile giardino di semplici, nuovamente piantatiVI 7. 1 ### the . ### ### a r 843.64 dumòpoco medisme ### undenal Colli m dia Provvi une être Gem . e ⛪ DE FORESTIERI. 367 vi in tempo dell'ottimo governo dell'eruditissimo Governatore Don Francesco Filomarino a beneficio del pubblico, e per agevolare lo studio, & esperienza delli curiosi nella medicina, della quale l'arte Botanica non e picciola parte: dalla cui descrizione mi astengo, havendovi impiegata la sua erudita penna il Signore Abate Pacichelli in uno de tomi de' suoi viaggi. Qui solamente ne rapporterò l'iscrizione: Hortum hunc Botanicum multigena plantarum varietate consitum, ad promovenda Physiologiae studia extruendum curavere venerabilis domus Sanctissimae Annunciatae Praefecti. Cal. Ian. 1682. Questo durò poco, poiche li Gover natori l'hanno dismesse l'anno 1695. Della Chiesa di S. Maria della Providenza, detta i Miracoli. 1. SU questa Collina si è nuovamente fabbricato il Monistero di S. Maria della Provvidenza, la cui Chiesa anticamente dicevasi de'Miracoli. I Signori Governatori del Monte delle sette opere della Misericordia, esecutosi testamentarj del fù Giancamillo Cacace Reggente, e Fondatore ne hanno havuta la cura: l'acceleramento però devesi alla pia, e sollecita applicazione del Sig. Canonico Carlo Celano, eletto L 4 368 GUIDA to primo Protettore del detto ſagro luogo, la cui fabbrica fù incominciata nel 1662. e terminata nel 1675. . 2. La Chiesa è degna di esser vedu2 ta e per l'architettura, e per la varietà delle pitture, opere de' primi huomini 4 della professione, tutti Napoletani. La . tavola dell'Altar maggiore, rappresentante il mistero della Santissima Trinip.42 tà, la Vergine, e S. Giuseppe, &c. è del pennello stimatissimo di Andrea Vacca ro. Quella della Cappella della Santisthe sima Concezione a mano diritta dell'Al### tar maggiore, è opra del celebre Luca 1 Giordano: l'altra nella Cappella di Dres S. Michele a man sinistra, di Andrea Datum Malinconico. 3. Nella Cappella del Crocifisso si vede Pantica Immagine della B. Vergine Madre di Dio, sotto il titolo de'Miracoli, colla cornice d'argento. Il quadro de' Santi Francesco d'Assisi, Domenico, Ignazio, e Filippo Neri, che vedesi in questa Cappella e opera di Francesco Solimene. E quello della Cappella a rincontro è di Andrea Malinconico, di cui sono eziandio gli altri due quadri nelle Cappelle seguenti, e tutti gli altri, che sono nella Chiesa. mig 4. Per veder questa Chiesa, bisogna, e che il forestiere vi sia di mattino, perche di giorno si tien chiusa. 5. Si và di mano in mano questa nobile 369 DE FORESTIERI. bile Chiesa arricchendo di argenti, e di preziose, e vaghe suppellettili. Della Chiesa di S. Maria degli Angeli della Montagnuola. ¶ On molto lungi dal sudetto 1. luogo, yedesi in aperto, eminente, ed ameno sito la Chiesa di Santa Maria de gli Angeli, ridotta in nuova, e vaghissima forma, tutta di vaghi stucchi, ed artificiosi marmi composta per opera di Fr. Giovanni da Napoli Ministro Generale de' Frati di San Francesco dell'osservanza; se bene hoggi con Bolla del Pontefice Urbano VIII. in luogo de' medesimi Frati, vi sono i Riformati. 2. Vedesi nella facciata di questa Chiesa una statua di S. Francesco sopra un portico sostenuto da colonne di tra vertino. 3. L'Altar maggiore è vago, composto di marmi ben intagliati, sotto di cui si scorge un Christo morto di marmo esquisitamente lavorato. Ed in un de' pilastri un pulpito similmente di marmo, sostenuto da un'Aquila della stessa materia, opera di grande architettura, il tutto del Cavalier Cosmo Fansago, co'l cui disegno si è riformata, ed abbellita tutta la Chiesa. 4. Nella Cappella del braccio de stro 2 5 370 GUIDA stro dell'Altar maggiore vi è un Christo affisso in Croce, di molta divozione, per esserne stato l'Autore Fra Diego di Palermo degli stessi Frati, morto con fama di molta bontà. L'altre statue di legno, che si veggono nell'Altar maggiore, e nelle altre Cappelle, le hà fatte un'altro Frate, appellato Fr. Diego de Carresi5. II Chiostro è tutto dipinto con figure rappreſentanti la vita della Gran Madre di Dio, opera di Bellisario Corensi; fatto a spese de'Principali Signori del Regno, come si può scorgere dalle armi di essi ivi dipinte. Di Poggio Reale, del Fiume Sebeto, e del Palagio detto degli SpiritiUesto vago, ed amenissimo luo1. go, detto Poggio Reale, è un miglio distante dalla Città per innanzi chiamato il Dogliuolo, latinamente Doliolum. In questo luogo habitava il primo Gentil'huomo della famiglia Sorgente, chiamato Elia, che vi fè un bel palagio col ponte, donde passava il fiume. In questo, Alfonso figliuolo del Rè Ferrante I. vi fè bellissimi edificj, con commode stanze, nelle quali fè dipignere la congiura, e guerra de'Baroni del Regno contra lo stesso Rè, con altri degni successi, che sino a' nostri tempi si ve gono 5.25 2 in Ekmaall . idemme . — 1 S m s ⛪ ### ### 371 DE FORESTIERIgono, opere di Pietro del Donzello, e di Polito suo fratello. L'architettura della fabbrica Reale è di Giuliano di Majano Scultore, ed Architetto famoso, come hà lasciato scritto il Vasari. Quivi sono deliziosi giardini, fontane, e giuochi d'acque innumerabili, adornate di marmi, e statue. Questo era anticamente il luogo del diporto de'Rè passatt 2. L'Architettura di questo Real Palagio è formata in questa guisa Quattro Torri quadrè sopra quattro cantoni, vengono legate insieme per mezzo di quattro Portici grandissimi, sicche per lunghezza il Palagio viene ad havere larghezza doppia. Ogni Torre hà stanze bellissime, ed agiatissime, sopra, e sotto, e si passa da una all'altra di esse per mezzo di que' portici aperti. Si scende nel Cortile, ch'è in mezzo con alquanti, ma pochi gradi, e si và ad un fonte, e ad una peschiera di acqua chiarissima, quivi d'ogn'intorno sorgon dal pavimento vene, e zampilli d'acqua, per mezzo d'infinite fistolette qui collocate con arte, e sono in tanta copia, che in un subito per diritto, ò per traverso bagnano assai bene i risguardanti. Hoggi questo luogo è mal tenuto, e quasi dirupato. In questo Palazzo la Regina Giovanna II. prendeva le sue delizie3. Oltre alle fontane predette, sono anQ— GUIDA 372 anche nella strada pubblica molte vaghe, e dilettevoli fontane, ornate di marmi, e conchiglie marine, le quali tutte scaturiscono acqua in abbondanza, fatte per commodità, e ricreazione de Cittadini. Quivi d'intorno sono altri vaghi, e nobili giardini, colmi di tante delizie, che quanto finsero 1 Poeti qui pare superato dall'arte. 4. Poco discosto da questi ameni Iuoghi è il Fiume Sebeto, il quale corre per varj canali, spruzzando l'herbosa Campagna, e di mano in mano crescendo acquista maggior forza; e fatti alcuni tortuosi cammini, e girandoli, tutto in se raccolto passa sotto un bel Ponte detto della Maddalena, ed ivi si unisce col mare 200 passi lungi della Città5. E' questo fiume molto famoso presso gli scrittori, e frà moltissimi altri presso Vibio Sequestro nel suo libro De Fluminibus. Virgilio nel 7 dell'Eneide. Columella De re rustica lib. 10. Stazio Papinio nel suo primo Sylvarum. Pontano nel secondo libro Partenopeb, in quella sua Elegia, che comincia: Cantabat vacuus curis Sebethus ad amn.m. Ed il nostro Sannazaro in diversi luoghi, particolarmente nella sua Arcadia ne' seguenti versi: Amico io fui frà Baja, e'l gran Vesuvio, Nel lieto piano, ove col mar congiuguel 11 1 the N 7 D . 16 x ### VIII. Cerne . nuhnt Gemel Duc S ### e . 1 DE FORESTIERI. 373 Il bel Sebeto, accolto in picciol fluvio. Et il Guicciardini così argutamente cantò: Non mihi Belga Mosam Rhenum Germanus, & Istrum, Aut Ligerim, aut Rhodanum Gallus in astra ferat, Auriferumque Tagum dives ne jactet Iberus, Insuber celerem linquat abire Padum. Nec tumidi incedant, vaste quòd gurgite versent Nilus, & Euphrates, Tigris, & Indus aquas. Namque Sebethus ego, quamvis pauperrimus undis, Musarum dono transtuli in astra caput. Huc etenim migrans Musis comitatus Apollo Castaliis lymphas prætulit ille meas. 6. Hà questo Fiume una delle fue origini nel luogo detto Cancellaro, sei miglia distante dalle radici del Vesuvio, e cinque dal mare, nella Villa perciò appellata Le Fontanelle, qui si vede un'antro, che distilla dall'alto, e tramanda insieme dal suolo quantità d'acque, le quali per occulti meati pervengono al luogo detto dal volgo La Bolla, dove per lo frettoloſo cammino par che le acque bolliscano. Quivi il fiume è da un gran GULDA 374 gran marmo diviso, e parte per aquedotti ne viene alla Città, parte diffondendosi per la campagna, forma il picciolo, ma famoso Sebeto, di cui fù chi ne scrisse. Ricco di fama seis povero d'onde. Ma questa povertà, com'è detto proviene dalla lodevole prodigalità, non dalla miserabile inopia. 7. Sono per questa causa i terreni delle Paludi di Napoli cosi fertili, ch'è meraviglia; perciocche in tutti i tempi dell'anno sono abbondantissimi d'ogni sorte d'herbe necessarie all'human vitto. E colla commodità di quest'acque macinano undeci molini, alli quali diramasi il Fiume; e quindi ancora avviene, ch'egli pover d'acque apparisce. Del Palagio, detto degli SpiritiFUori la Porta Nolana trà Pog1. gio Reale, ed il Sebeto, nel luogo anticamente detto il Guasto, è un rovinato Palagio, che fù di Niccolò Antonio Caracciolo. Era un tempo le delizie di Napoli, per gli horti ameni, che haveva, per le fontane vaghissime, e giuochi d'acque innumerabili, precisamente di un'albero, che per occulte fistolette, tanta copia d'acqua diffondeva, che sembrava una pioggia, cosa di gran vaghezza, e meraviglia, e per le dilette voli . . 124.31 . . . e . — Ce meh rie faa 1 . DE FORESTIERI 375 voli selve, come appare dall'Iscrizione, che caduta dal suo luogo è stata capopiè fabbricata nel muro, che guarda l'are nosa riva del Sebeto; ella è poeticamente scritta del tenor seguente: Nic. Ant. Caracciolus, Vici Marchio, & Casaris a latere Consiliarius has Genio Ædes, Gratiis Hortos, Nymphis Fontes, Nemus Faunis, & totius loci venustatem Sebetho, & Syrenibus dedicavit. Ad vitae iblectamentum, atque fecessum, & perpetuum amicorum jucunditatem. M. D. XXXXIII. 2. II Palagio è in forma di Cimbalo, ò di galea (come dicono) e vuole il volgo (che presso gli Scrittori non ne ffovo notizia) che renduto inabitabile per l'infestazione degli spiriti, sia rovinato nella maniera, che hoggi si vede: per la qual cosa non vi si veggono più delizie, nell'iscrizione annoverate. 3. Che molte Case in diverse parti del mondo sian rendute inabitabili per simiglianti infestazioni degli Spiriti, che vi muovono tumulti, e v'inquietano gli habitanti, è così certo, che la Pratica Forense della Spagna permette, che il conduttore della casa, il quale non sapeva, prima di prenderla à fitto, tali inquietudini, possa lasciarla, senza pagarne la pigione, come giudicarono Porzio, e Covarr. l. 4. variar. resol. c. 6. 4. Iddio permette, ò comanda tali infestazioni, ò in pena de' peccati, ò ad eser 376 GUIDA esercizio de' buoni, ò per altra a noi occulta cagione, come dottamente afferma Martino del Rio disquis. Mag. l. 2. q. 27. sect 2. num. 16. se sia vero ciocchè il volgo dice di questo Palagio, mi riporto a quei, che dicono haverlo a lor costo sperimentato. Della Villa di Pietra-Bianca. Elle falde del fertile, e delizio1. so Vesuvio, per esser' elleno N molto amene, vi hanno edificato vaghi Palagi con bellisumi Giardini, e tra gli altri Bernardino Martirano Gentil'huomo Cosentino, Segretario del Regno nel tempo dell'Imperador Carlo V. vi edificò la sua bella Villa, detta PietraBianca, ed in Greco Leucopetra, con bel Palagio, e commode ſtanze; e trà l'altre cose degne vi è una grotta di maraviglioso artificio, tutta di conchiglie marine, con gran maestria composte, il cui pavimento è di varii, e belli marmi vermiculati, con tanta abbondanza d'acqua viva, che è meraviglia. Onde il sudetto Imperador Carlo V. non isdegnò d'habitarvi prima ch'entrasse in Napoli nel 1535. quando ritorno dall'impresa di Tunesi, come nella seguente iscrizione sù la porta del medehmo luogo. Hospes, si properas, non sis impius. Praeterient, hoc aedificium venerator. Hic enim Ca F.437 ⸸3 Posteri, Posteri, vestra res agitur Dies faco præfert diei, Nudius nore dino. Aduortite: Vicies et MONTE satu colis, risabulatur Historia arsit Verevus, imani sęper dode VISUVIO heritatiū, ne posthac incerloro ceu pet, moneo. Vterum gerit Monschicbitumine, clamine, ferro, subhu re, auro argeto, nitro, aquarum forum bus grauem: ferius, ocyus u nescet, pelagoque influente pariet; sed ante parturit. Concalitur, concutitrue solum: Jumigat, coruscat, flamigerat. quatit derem, horendum mueit, boat, tonat, arcel finibus accolas. . Emigra dum licet: jam jam en il the tur, erūpst, mixtū igne latū eu mit; præcipiti ruit ille lapiu. . seraque fuga praeuertissicorri pit, adu est, periisti. Anno sal. — MDCXXXI.Kal. Ian. Philippo V.Rege Emanii fourega, et Zu nica comite Morius Regii ProRe de) Repetita ſuneriorū tēporū calamitate, subridiique calamitatis (iuenius, quò munificentius) form datus seuauit, spretus oppresidit cador, etavidos, quibus Lnr, etsu pellex uita potior, tum tu, si sapi audi clamate lapide. Inernesa cinutos moramulis, fuge. Antonii tuares Messis, Marchione Vici, prae cto uiarum 1 ⸸⛨ Al Virtuoss. Sig. D. ME. ANELLO DINAPOLI. Trarra questa figura la uita dal ualor di V. S., che sa inuestigar la cagione del fuoco, se altrui rimanendo escosa diede la morte Antonio Bulifon 1 Ehren aternus Dd. 4. — ⛪ ###. DE FORESTIERI. 377 Carolus V. Rom. Imper. debellata Africa veniens, triduum in liberali Leucopetra gremio consumpsit. Florem spargito, & vale. M.D.XXXV. 2. Entro la detta grotta è anche un fonte lavorato di conchiglie marine, nel quale stà coricata una bellissima Aretusa di marmo ignuda, ove si legge un'Epigramma, che così dice: Quae modò Tyrrenas inter celeberrima Nymphas, Et prior antè alias forma Arethusa fui(Proh dolor) in gelidos dum flagro versa liquores, Narcisi ingrati duritie hic lachrymo. Haud procul hinc surgens substructo fornice terras. Chratidis ad magni nobile labor opusHic mihi de conchis posuit fulgentibus antrum, Najadum propter, Nereidumque domosHujus ego aeternum tanto pro munere nomeni Quam possum blando murmure testor aquae. Del Monte Vesuvio. 1. Q Ovrasta alla detta Villa il gran Monte Vesuvio, altrettanto famoso per la fertilità degli arbusti, e viti, le quali generano ottimi grechi, e lagrime molto dilettevoli al gusto; quanto per GUIDA 378 per gli suoi incendii, molto horrendi alla vista, e molto nocivi alle soggette campagne, onde Marziale ne scrisse il seguente Epigramma: Hic est Pampineis viridis Vesuvius um bris: Presserat hic madidos nobilis uva lacus. Haec juga, quàm Nisa colles, plus Bacchus amavits Hoc nuper Satyri Monte dedere choros. Haec Veneris sedes, Lacedęmone gratior illr: Hic locus Herculeo nomine clarus erat. Cuncta jacent flammis, & tristi mersa favilla. Nec superi vellent hoc licuisse sibi. 2. Questo Monte molte volte hà dalla sua cima buttato fiamme; sei prima dell'avvenimento del Redentore, ma non così formidabili, come le altre 29. doppo il nascimento del medesimo, e queste sono le seguenti3. La prima fù al tempo di Tito Vespasiano l'anno del Signore 81. nel primo giorno di Novembre, quando eruttando fuoco, cenere, e globbi di miniere sulfurce, e sassi ardentissimi, rovinò gran gente, e fè danno notabile alle Città, e Ville convicine, spiantando affatto Pompeja, ed Erculana antiche Cit tà; e trà que', che vi morirono uno fù Plinio, fratello della Madre di Cajo Plinio secondo, Scrittore della storia na⸗ ### prendo e amdag zune, s.1.1 P. ming . ### — . the ⛪ DE FORESTIERI 379 naturale, il quale trovandosi a Miseno, Città hora distrutta presso Baja, al governo dell'Armata Imperiale, nella notte precedente al primo di Novembre, mentre egli studiava, senti da sua sorella essere apparita una grandissima, ed insolita nebbia verso il Vesuvio; la qual cosa udita, tolse alcuni libri da far notamenti, ed imbarcatosi sù le Galee, che haveva nel Porto, non sapendo, che il Monte di Somma bruciasse, andò per investigare la cagione dell'inusitato prodigio, e se bene gli altri spaventati fuggivano dall'incendio, egli senza timore volentieri vi andò, ed approssimato alla Città Pom peja si accorse dell'incendio; e mentre che osservava quanto in quello scorgere si poteva, patendo egli di strettura di petto sovrapreso da gran caligine, e puzza sulfurca, cadde, e morì subito; della cui morte parla il Petrarca nel Trionfo della Fama al cap.3. così dicendo: Mentre io mirava, subito hebbi scorto Quel Plinio Veronese suo vicino, Aſcriver molto, a morir po co accorto. La Seconda avvenne nel 243. 5. La Terza fù nell'anno del Signore 471 di cui così favella l'Eminentissimo Baronio: Ardendo il Monte Vesuvio nella Campagna, dicono Marcellino, e Procopio, che mandò fuori tanta cenere, e sì lungi, che comprese quasi tutta l'Europa. Di che quegli di Costantinopoli, ove Guina 380 ove quella similmente pervenne, tanto sbigottimento presero, che instituirono a' 6. di Novembre un'annual memoria, per placare colle orazioni l'ira Divina. . Quindi si può raccogliere quanto di ciò . patisse Napoli, non più che otto miglia lontana; perciocche oltre alle gran piea tre, fiamme, e ceneri ardentissime, che dal Monte uscivano, erano sì spessi i tre. muoti, e le palpabili nebbie, che collo anante scuotere degli edificj, ciascun Cittadino S ne rimase talmente pieno di spavento, wechs che d'hora in hora aspetrava il diserta### mento della propria Patria. Quale incen . dio per intercessione di San Gennaro fù raffrenato. Dem 6. La Quarta del 685. Ed in questa le fiamme, oltre all' havere abbruciato in fl. 2½ tutti i luoghi convicini, corsero a guisa di fiume nel Mare wendelig 7. La Quinta del 983. Nel qual tem ca deli po hebbe una viſione certo Solitario delkurza la dannazione di Pandolfo Principe di Griedma del Capova, raccontata da Pietro di Damia miecima de no in una sua Epistola à Domenico LoriDürze. cato, ed aggiunge molti casi avvenuti circa il Vesuvio, qual lettera è riportata 9 12 eziandio dal Baronio nell'anno accenre, Ph nato, nel fine della quale e' soggiugne: Vacù C Or come che simiglianti aperture dalla ### terra, le quali mandano del continuo globi di fiamme, sieno state anzi poeticamente, che teologicamente riputate para te DE FORESTIERI. 381 te dell'inferno, sì che quel fuoco sia lo stesso, che l'infernale apparecchiato a' peccatori; e posto si trovi ancora haver ciò scritto Teologi non ordinarii, certo è nondimeno, tali cose esser più tosto simiglianza dell'inferno proposta a' mortali8 La sesta accadette del 993. Di cui così ragiona il sovracitato Baronio. Que st'anno, come scrive Glabro Ridolfo, il Monte Vesuvio vomitò fuori gran copia di fiamme; ed anche si apprese prodigiosamente fuoco in diverse Provincie; & ardendo Roma, la Basilica Vaticana cominciatasi ad abbruciare, fù come piacque a Dio, liberata per miracolo dall'incendio. La Settima fù a' 24. di Febbrajo del 1036. La Ottava del 1038. La Nona dello stesso 1038. La Decima a 29. di Maggio del 1139. La Undecima del 1430. La Duodecima del 1500. 9. La Decimaterza del 1631. da 16. di Decembre infino a 23. una delle più formidabili, raffrenata per l'intercessione di S. Gennaro, Protettore della Città di Napoli, la cui Chiesa ogn'anno nel dì sudetto ne rende a Dio le grazie per sì miracolosa liberazione-Veramente fu così formidabile, che ruinò 17. Terre, e impoveri molte famiglie con gran mortalità 382 GUIDA tà d'huomini. Il danno si calculò 5. milioni di scudi. La Decimaquarta del 1660. nel mese di Luglio. 10. La Decimaquinta nell'1682. dalli 14. d'Agosto di Venerdì insino al Mercoledì 26. dello stesso mese; quando il Vesuvio si fè vedere così formidabile, che non vi fù petto costante, che non s'intimorisse, comparendo le di lui horribili fiamme tanto più ardimentose, quanto che il Sole per due giorni intieri sotto dense nubi si ascose: 4. giorni cōtinui per venti, e più miglia s'udirono i rimbombi delle squarciate viscere del Monte, e per tre hore tremarono le mura di molte case di Napoli, ancorche otto miglia dal Vesuvio lontana; Onde si può dedurre quanto di peggio avvenisse a luoghi vicini al Monte, perciocchè oltre al tremuoto gittò delle ſoffocate mēbra all'altra parte del vicino monte più alto, trabocco nella Selva d'Ottajano, ed incendiolla, per la qual cosa tutti gli habitanti di quel contorno ritiraronsi in Napoli discacciati dalle minaccie delle fiamme cadenti, dalla intollerabile puzza del ſolfo, dalla grandine delle infuocate pomici, e dalle ceneri, che con nuovo portento tentavano di farsi sepoltura de' viventi. 11. La decimasesta alli 26. Settembre 1685. la quale fù sì tremenda, che olMan 2 d 1 dzekalen: semperava l'al d Smonie ### 1451 lue do percloco ### gund umpot. werde 114. Sume mo, che no the right ### DE FORESTIERI. 383 oltre di tanti tuoni, che per otto giorni si udirono da più di 20. miglia, facendo disabitare li paesi vicini; dubitavano di Napoli per molti tremuoti, che evidentemente si sentirono, e con tanto empito. L'altezza della fiamma, che la notte si vedeva, illuminava, come se fusse stata Luna piena, e si alzò una nuova Montagua, quale superava l'altra in mezo quel gran vacuo. La 17. fù a'17. di Decembre 1689. quale durò molto tempo, & alzò la sua nuova montagna di mezzo più di 500. palmi, come viene notato nelli giornali del Signor Antonio Bulifon, quale fù di persona ad osservare mentre essa era nel suo furore. La 18. fù a' 6. Apríle 1694. la quale più di tutte l'altre dopò il 1631. fu spaventevole; perciocchè dopo haver per alcuni giorni mandato i suoi soliti mugiti, il 13. del mese si vidde scorrere una materia di liquefatto bítume, e in tanta copia, che se ne potrebbe formare altra montagna, correndo giù più di 5. miglia. La 19. fù a' 4. Agosto 1696. la quale buttò tanto bitume dalla sua bocca del monte nuovo, che ne corse sopra l'altra per più d'un miglio, e restò affatto la sua bocca atturata, come l'hà veduto il Sig. Antonio Bulifon, il quale di tutti gli avvenimenti di questo celebre Monte ne hà composto una lunga, distinta, e veridica differtazione. Per 384 GUIDA Per tutti questi avvenimenti con gran senno oprò, chi nel Casale detto Resina, alle falde del Vesuvio fè incidere in marmo la seguente iscrizione. Posteri, Posteri, vestra res agitur. Dies facem praefert diei, Nudius perendino. Advertite: Viciès ab satu solis, ni fabulatur Historia, arsit Vesevus, immani semper clade haesitantium; nè posthac incertos occupet, moneo. Uterum gerit Mons hic, bitumine, alumines ferro, sulphure, auros argento, nitro, aquarum fontibus gravem. serius, ocyùs ignescet, pelagoque influente pariet; sed ante parturit. Concutitur, con cutitque solum: fumigat, coruscat, flammigerat, quatit aërem, horrendum immu git, boat, tonat, arcet finibus accolas. Emi gra dùm licet: jam jam enititur, erumpit, mixtum igne lacum evomit; praecipiti ruis ille lapsu, seramque fugam praevertit. Si metria corripit, actum est, periisti. Anno sal1 M. DC. XXXI. Kal. Jan. Philippo IV. Contro Rege, Emmanuele Fonsega, & Zunica Comites Montis Regii Pro-Rege (Repitita superiorum temporum calamitate, subsidiisque calamitatis, humanius, quò mumore nificentiùs) formidatus servavit, spretus Sanna oppressit incautos, & avidos, quibus Lar, & — supellex vita potior. Tùm tu, si sapis, andi clamantem lapidem. Sperne larem, sperne sarcinulas, mora nulla, fuge. Antonio Suares Messia, Marchione Vici, Praefecto viarum. Del. DE' FORESTIERI. 385 Delle più ragguardevoli Biblioteche, così Pubbliche, come private della Città di Napoli. Escritte le cose più insigni, e le D Chiese più principali fuori le porte di Napoli, ho voluto qui aggiungere la notizia delle piu ragguardevoli Biblioteche, così pubbliche, come private della stessa Città: cosa molto desiderata da virtuosi forestieri, alli quali per quanto posso intendo di dar piena sodisfazione. Elleno sono le seguenti, messe coll' ordine dell'Abecedario, perche si trovino piu facilmente. 1. SS. Apustoli de' Chierici Regolari. Quivi è una famosissima Biblioteca in un vaso molto spazioso con bellissima ſimetria diſpoſto. Vi ſono volumi di Autori molto rari, e di tutte scienze. Rincontro a detta Biblioteca è un' Archivio di scritture antichissime, e particolarmente vi sono la Gerusalemme del Tasso, di mano del suo celebratissimo Autore: alcuni manoscritti di Giacopo Sannazzaro, e del Cavalier Marini, famosissimi Poeti Napoletani, e di altri. 2. S. Angelo a Nido. Libreria publica si è collocata quella insigne, e copiosa Biblioteca secondo la dispositione del gran Priore del Baliaggio di S. SteR fano 7 GUIDA . 386 fano F.D. Gio: Battista Brancaccio, in essecuzione della volontà testamentaria the delli 2. ultimi Signor Cardinali Fran a l'hui del cesco Maria, e Stefano Brancacci suo Zio, e fratello, acciocchè serva per uso 0 del commune. Havendo lasciato per . l'edificazione del vaso doc. 4. m. e più Exelve di docati 600. l'anno per compra di nuoEugena figur vi libri, e per pensione de'2. Bibliotecameuren ri. Al qual carico è stato destinato il Emilie B. Signor D. Sisto Cocco Palmerii fratello mi, Cavalier del Vescovo di Malta, in primo luogo ra La sua Li con soldo di 12. scudi il mese, e il seconxiti manosci do della metà, con peso però della ense apparte messa ambidue. Si è aperta per la prima di Carlo d'A volta il 29. Settembre 1690. con gran giuconsegue bilo de' Letterati tutti, e vi fù anco il Sidem Museo gnor Vicerè. Gonzione 3. D. Biagio Altimari Regio Consigliero, del Cilento, noto per la famosa compilazione delle Prammatiche del m Regno, e per l'opere legali dare alle plaitista Co stampe, ha la sua libreria copiosa di li### Ge bri legali, historici, e di erudizioni; ma tasceka ma di Genealogie, ed Armi di famiglie nobili copiosissima. Havrà più di trecen 2 Doa An to volumi di famiglie del Regno di ge in Napoli, di Sicilia, d'Italia, Spagna, einen Francia, Inghilterra, Grecia, GermaDere nia, Polonia, ed altre parti del mondo, e in lingua Italiana, Latina, Spagnuola, W. Bat. Francese, e Tedesca, così stampati, coPalan me manoscritti al numero di circa tre ⛪ mi DE FORESTIERI 387 mila volumi. Vedrai fra poco di questo Autore un libro, che contiene molte curiosità del RegnoLa Libreria del Dottore Gaetano Ajeta, è assai considerabile per la moltiplicità de' buoni Autori; li volumi de' quali ascendono sopra ad otto milaVi è di singolare un'opera di Dante in carta Pergamena figurato di mano del Zingaro, stimato ducento Zecchini5. D. Marcello Bonito: Marchese di S. Giovanni, Cavaliere dell' Abito di Calatrava: La sua Libreri a è molto rara per molti manoscritti, particolarmente delle cose appartenenti al Regno di Napoli da Carlo d'Angiò a questa parte; e per conseguenza difficili a ritrovarsi in altro Museo. 6. Concezzione de' PP. Capuccini, detta dal volgo S. Efremo nuovo In questo Convento è una nobile Biblioteca di ſcelti libri, donati loro da Don Giovam-battista Centurioni, virtuosissimo Cavalier Genovese, il quale per far questa scelta mando in diverse parti d'Europa Don Antonio Clarelli Lettor di legge in quest'Accademia Napoletana, ed huomo eruditissimo dell' età sua. Dentro questa libreria è la seguente iscrizione. D. Joanni Baptistae Centurioni Patritio Genuensis praeclarissimo, Neapolitanae Protinciae Fratres Minores Capuccini ob do2 naR . GUIDA 338 natam huic Coenobio locupletissimam Bibliothecam pro virum imbecillitate, exiguum ad tam insigne beneficium hoc grati animi monumentum, aeternum pro tam bene de se merito deprecaturi posue ⛪ runt. . 7. Collegio de' Padri Giesuiti. Sono in esso due copiosissime Biblioteche. La più ragguardevole e quella, in cui non sono altri libri, che degli Autori della Compagnia, coverti di pelle ros ### sa. Possiede questo Collegio un annua entrata per compra de' libri nuovi: & al presente si è terminata una fabrica molto magnifica per riporvi tutti li li bri. Le scanzie sono gia terminate l'an no 1695. al certo le più polite, che forse siano in Europa, di noce, oliva, ed 0 altri legni, e di singolare maestria. 8. Giulio Capone già lettore primario nella Napoletana Accademia, famoso per tanti libri stampati; raccolse una copiosissima Biblioteca di dodecimila, padre. e più volumi, la maggior parte attenenti alle leggi, se ben non ve ne mancano di Teologia, de'SS. Padri, e di stogi e in potere del Dottor Antorie: hog nio Romano, nipote del defonto Giulio Capone sovr'accennato. R 9. Lorenzo Crasso Barone di Pianur ra, Giurisconsulto, Historico, e Poeta — celebre per la sua dottrina, e per l'opere date alla luce, notissimo a tutte le Ac DE FORESTILRI. 389 Accademie, e Letterati d'Europa, non che dell'Italia: dia una copiosissima libreria di volumi d'ogni genere, ed in particolare è abbondantissima di manoscritti, trà li quali sono quattro tomi di mano del Cavalier Giovam-battista Marini. E'una delle belle Biblioteche del Regno, intorno alla quale egli hà speso molte migliaja di scudi, per haver libri, che sono rarissimi, e'l numero de quali è sopra sei mila. 10. S. Domenico Maggiore. Evvi una celebre libreria de' PP. Predicatori pie na di volumi di nobili Autori, ed in numero non ordinario, frà gli altri un manoscritto di S. Remigio, che vien citato più volte da S. Tomaso. Scrisse già Francesco Suertio nel libro intitolato Athenae Belgicae, che per accrescimento di questa libreria da Eugenio Pontano figliuolo del dotto Gioviano fussero stati donati non pochi libri, ch'erano stati di suo padre. Nella Cappella già cella di San Tomaso d'Aquino, vicino alla detta libreria conservasi un manoscritto dello stesso Santo sopra S. Dionigi De Cœlesti Hierarchia già da noi accennato. 11. Alfonso Filomarino Duca della Torre, e nipote del fù Sig. Cardinale Ascanio Filomarino Arcivescovo di Napoli, conserva nel suo Palagio una libreria non ordinaria; poiche hà libri. nuR . 390 GUIDA numerosi, e peregrini, raccolti dalla f.m. del Zio, và continuamente aggiunePrazo gendone degli altri. 12. Reg. Cons. Pietro Fusco Per libri legali la ſua libreria, che ſarà d'otto mila volumi, hà poche, che la pareggino. Ella è situata nella propria casa, che si the ritrova e Ponto, posta, dove anticamenthe same is a man of the time. The time is the te era il teatro di Nerone. D. Citt. G. 13. Giesù Nuovo, Casa professa de 46. C. c. PP. Giesuiti. Quivi è una Libreria di E del gran moltá considerazione, essendovi libri, Einweg che difficilmente si trovano altrove, toc ra abbond canti tutte le scienze, e varie lingue, e gùje di altre ve ne sono alcuni di lingua Cinese. Tie ac manoseri: ne annua entrata per compra di libri nuovi. d Gewalt 14. S. Giovanni a Carbonara degli Sclarenzo, Eremitani di S. Agostino, In questo n Conventu Convento è una copiosa Libreria, abxie, abbor bondante di libri di molte selenze, e 1### particolarmente di Autori antichi; racMinicea colti dalla gloriosa memoria del Cardiscels.R.C. nal Seripando, la maggior parte postilmedikeln lati di sua mano; oltre a' manoscritti del — medesimo Cardinale, precisamente alcuni, che sono concernenti al Concilio di Trento; quindi hebbe molte notizie ### il celebre Cardinal Pallavicino per fare la sua storia del detto Concilio. Vi sono 0 innoltre alcune cose in lingua Arabica 2 scritte nelle corteccie degli alberi. Que1 sta Libreria vien celebrata per cosa singola DE FORESTIERI. 391 golare dallo Svertio, che lasciò registrato, ritrovarsi in essa i libri dell'erudito Giacomo Parrasio, che fù Maestro del Cardinal Seripando. 15. Girolamini, così detti in Napoli i Padri dell'Oratorio di S. Filippo Neri, li quali hanno una Biblioteca numerosissima, e di libri non ordinarj, quali vanno tuttavia crescendo. 16. D. Giulio Galeota Giudice perpetuo della G. C. della Vicaria, degno figliuolo del gran Giacopo Galeota, celebre Ministro di questo Regno, hà una Biblioteca abbondantissima di scelti libri legali, e di altre scienze, ed in particolare di manoscritti di giurisdizione, e di altre somiglianti materie eccede il numero di otto mila volumi. 17. S. Lorenzo, Convento de' Padri Minori Conventuali. Quivi è una stanza grande, abbondante di libri di ogni scienza, e di buoni Autori18. D. Felice de Lanzina Ulloa Presidente del S.R.C. possiede una libreria di trè stanze di scelti libri d'ogni scienza, intorno la quale hà ſpeſo piu di dieci mila scudi: vi sono libri peregrini, particolarmente di lingua Greca, Araba, & Ebrea. 19. Di S. Martino de Certosini. Questa libreria è riguardevole per la sceltezza de' buoni libri, anco per le belle scanzie di noce nera con capricci d'intagli dell'invenzione di Fr. Bonaventura R 392 GUIDA ra Pressi dello stesso Ordine, in quella li Padri hanno spesi da sei mila scudi. 20. Monte Oliveto. In questo magnifico Monistero è una libreria considerabile lasciata dal Rè Alfonso II di Aragona per beneficio pubblico, come dalla iſcrizione, che ſi legge nella facciata di fuori di detto Monistero del seguente tenore: Piis ad Dei culmen studiis ne vel hora frustra teratur, Bibliothecae locus erectus. De' libri lasciati dal mentovato Rè, si veggono hoggi i seguenti scritti in pergamena: Biblia Sacra in foglio piccola, fatta per mano di Mattia Moravio nell'anno 476. con diversi disegni, e figure. Un'altra in foglio grande, divisa in due tomi. Homeliae per annum in due tomio Le opere di S. Bernardo. Etimologia di S. Isidoro. S. Girolamo in Isaja, e le fue Epistole. Vocabolario Ecclesiastico: Leggenda de' Santi Sermoni de SantiSermoni Domenicali, e feriali. Commentaria in Psalmos David. In Genesim. Marchisini in mammotrectum. Vitae Sanctorum in foglio grande, in due tomi: e così molti altri parimente scritti in pergameno, degni d'esser veduti dagli amatori dell'antichità 21. Francesco Marciano Regente di Cancellaria, nobile della Città di Scala, e Napoletano, hà una copiosissima libre ria . . 22 . 1 1 1/25 . ⛪ L. Seren ⛪ DE FORESTIERI. 393 ria di quasi tutte le scienze, costera di circa settemila libri. 22. Canonico Antonio Matina, persona versata nelle lettere, e di non vulgare erudizione, tiene una copiosa Biblioteca di libri di varie scienze, e particolarmente d'historie, e di critica, così Latini, come Italiani, fra' quali vi e un gran numero della stampa dell'accurato Giolito, havendogli con particolar applicatione raccolti, e continuamente le và accrescendo, anco di figure, e disegni preziosi23. S. Paolo de' Chierici Regolari, detti Teatini: questi Padri, oltre ad una libreria di considerazione, hanno à rincontro di quella un'Archivio, dove si conservano diversi manoscritti di varii celebri Autori, anco di Paolo IV. 24. S. Pietro Martire de' Padri Domenicani. Considerabile è in questo Convento la libreria, e per li buoni Autori, particolarmente de' SS. Padri, de' Teologi scolastici, e morali, ed altri di varia erudizione; ascenderà al numero di ſei mila volumi. 25. S. Severino Monastero de Padri Benedettini; quivi è una libreria nella quale, oltre al numero de' libri di qualunque scienza, vi sono manoscritti, che in altre non si ritrovano. 26. D. Diego Soria Regente di Cancellaria, possiede una Biblioteca copiosilliR GUIDA 394 fissima di libri peregrini di legge, d'historie, e d'altre scienze. 27. S. Teresa. Convento de Padri Scalzi Carmelitani; quivi in una stanza luminosa, e ben disposta, e un amplissima Biblioteca, dove sono libri di tutte sorti di scienze, e per l'accrescimento tiene a questo effetto un'annua entrata. 28. P. D. Antonio Torres Sacerdote della Congregazione de' Pii Operarii. Questo Padre, che hoggi si ritrova di stanza in S. Nicola Chiesa di detta Congregazione, tiene per suo uso una copiosa, & esquisita libreria; la maggior parte de' libri sono Santi Padri, ed Espositori sopra la Scrittura, non mancandovi libri di storia, e di erudizione; & alla gi ornata li và moltiplicando 29. Giuseppe Valletta Avvocato Napoletano, huomo di grand'erudizione, stimatissimo da tuttiti virtuosi, tiene una copiosissima libreria tutta scelta de' più famosi Autori, che si possono raccogliere, havendone fatti venire a qualsivoglia prezzo da tutte le parti di Europa, con spesa di molte migliaja di scudi, d'ogni genere, e d'ogni linguag gio, de' quali egli n'è possessore, in particolar de Greci, Latini, Francesi, e Inglesi, havendo con particolar cura procurato d'haverne delle migliori edizioni, e con note, fra' quali ve ne sono con postille di mano propria di Scaligero, 1 können se compi axien ### N . rincelle ### 1 ###, . cinoqui Dena po Chio elle pertine Questo Reing coe da vito per tut in Greco, e marollo Sta: wédi 146. Uiente Rupo di S. Calabria, DE FORESTI.ERI. 395 di Hiensio, di Sciopio, ed altri; e costa da sopra 15. mila volumi, ê una delle piu scelre d'Italia, quale viene riferita da molti huomini di grado ne' loro viaggi, come dal P. Mabilone, dal Dottore Burnet, ed altri. Notizie generali del Regno. 1. P Er compimento di questo libro darò breve notizia di tutto il Regno, e per prima saprà il Lettore, che tiene la Città di Napoli 37. Casali, li quali fanno un corpo con essa, godendo anch'essi delle immunità, privilegj, e prerogative di lei. Di questi Casali ve ne sono molti di grandezza, e di numero d'habitatori, che somigliano compite Città, e sono situati in quattro Regioni, 9. ne sono quasi nel lido del mare: 10. dentro terra: 10. nella montagna di Capo di Chio, e di Capo di Monte: ed 8. nelle pertinenze del Monte di Pausilipo. 2. Questo Regno è circondato da tre Mari; cioè dal Tirreno, Jonio, ed Adriatico per tutto il contorno, salvo che da Greco, e Tramontana, donde confina collo Stato di S. Chiesa, il cui circuito è di 1468. miglia, cominciando dal fiume Ufente di Terracina, girando per lo capo di Spartivento, ch'e nella fine di Calabria, e d'Otranto, fino al fiuR 6 396 GUIDA fiume Tronto, girando per Tramontana, e ritornando al medesimo fiume Ufente, la di cui lunghezza è miglia 450. 3. Sono in questo Regno sette Provincie, hora divise in dodeci, nelle quali sono 144. Città, e frà Castelli, e Terre 1778. vi sono in dette Provincie 21. Arcivescovadi, e 123. Vescovadi, delli quali sono Juspadronati del nostro Rè 8. Arcivescovadi, e sedici Vescovadi, conceduti a Carlo V. Imperadore da Papa Clemente VII. nel 1579. a 29. di Giugno. 4. Era, come già si è detto, questo Regno diviso in sette Provincie principali, cioè Terra di Lavoro, Contado di Molise, Capitanata, Apruzzo Ultra, Terra d'Otranto, e Calabria: si ritrova al presente distinto in dodeci, e sono le seguenti: La prima Provincia è Terra di Lavoro, detta anticamente Campagna Felice; la seconda Principato Citra, detta prima i Picentini con parte della Lucania; la terza Principato Ultra, ov'era il Sannio, e gl'Irpini; la quarta Basilicata, che chiamavasi Lucania; la quinta Calabria Citra, detta de Brutii; la sesta Calabria Ultra, parte della Magna Grecia; la settima Terra d'Otranto, che anticamente dicevasi Japigia, Hidrunto, Messapia, e Salentina; la ottava Terra di Bari, nominata per lo passato Puglia Peucetia; la nona Apruz1 1 the 22 — 1 — 2 1 . waden . DE FORESTIERI 397 Apruzzo Citra; la decima Apruzzo Ultra, come à dire di la dal fiume Piscara, e queste due Provincie con commune vocabolo furono dagli antichi connoverate nel Sannio, e più frescamente dette Aprutium; Pundecima è il Contado di Molise, pur de'Popoli Sanniti; la decimaseconda, ed ultima Provincia del Regno è Capitanata, dove era la Dannia, e la Japigia co'l Monte Gargano, hoggi chiamato il Monte di S. Angelo. La giustizia in queste Provincie s'amministra da un Preside con tre Regii Auditori, con l'Avvocato, e Procurator Fiscale, e con l'Avvocato, e Procurator de'Poveri. E' vero però, che, quantunque siano dodeci, in dieci solamente di quelle risiede il Preside con la Regia Audienza. La ragione di questo è, che da' I ribunali, che sono nella Città di Napoli, viene amministrata la giustizia alla Provincia di Terra di Lavoro, in cui si ritrova situata. Due altre Provincie, perche a rispetto dell'altre comprendono poco numero di Città, e Terre habitate, hanno una Regia Audienza: questa è in Capitanata, e Contado di Molise, che da un solo Tribunale sono governate. In Teramo dopo lo sterminio de'banditi d'Apruzzo si è formata un'altra Udienza. 5. Ciascheduna di queste Provincie: è stata dal Cielo di qualche particolar pre⸗ GUIDA 398 pregio arricchita. Si tralasciano le miniere del solfo, e dell'alume con le terme medicinali, che si ritrovano nel territorio di Pozzuoli Città di Terra di La voro, perche sono vulgari, e note: di esse hò discorso a parte nel tomo della Guida de'Forestieri per detto luogo. 6. Nel territorio di Cosenza in Calabria Citra, ſono diverſe miniere d'oro, di piombo, di sale, di alume, d'alabastro, di marchesita, e di Talco. Calabria Ultra và famosa per l'esercizio della lana, e della seta, con la quale si tessono velluti in gran copia: si pregia ancora per l'acque prodigiose de fiumi Crati, e Busento; il primo hà virtù di render biondi i capelli, e le lane. il secondo d'annerirle. In questa Provincia allignano i canneti di zuccaro, ed in una valle di essa da' tronchi degli alberi, e dalle frondi si raccoglie manna, che di notte dal Cielo si distilla come la rugiada. 7. II territorio della Città di Mate. ra in terra d'Otranto, produce il Boloarmeno, e la Terra sigillata. 8. In Apruzzo Ultra si produce cosi copiosamente il Zaffarano, che li Cittadini dell'Aquila ne cavano di profitto da 40. mila docati l'anno. 9. In Principato Citra scorre il fiume Sele, che tien proprietà di mutare in sasso tutto ciò, che in esso si pone, conser DE FORESTIERI. 399 servando il suo colore. Molte, e molte altre prerogative, per osservar la brevità, si tralasciano. 10. L'Isole del Regno sono sette, cioè Nisita, Ischia, Procida, Capri, Balli, Lipari, e Tremiti. 11. I Fiumi del Regno sono 148. ma i più notabili, e famosi sono 13. cioè Volturno, Garigliano, Tronto, Piscara, Sangro, Tortore, Candeloro, Ufente, Vasento, Acrisino, Sarno, Sele, Riofreddo. 12. I Laghi del Regno sono 14. cioe Agnano, Averno, Lucrino, Licola, Fusaro, Patria, Lesina, Varano, Focino, Androuico, Ansanto, Vignola, Perito, e Baccino. 13. I Porti, e Promontorj principali del Regno sono sette, come Napoli, Baja, Mare-morto, Gaeta, Trani, Brindisi, e Taranto. 14. Li Signori de'Vassalli di questo Regno sono 935. delli quali ne sono 119. Principi: 156. Duchi: 173. Marchesi: 42. Conti. e 445. Baroni. . . . CA CATALOG DELLE CHIESE, Che sono in Napoli. Le Parrocchie sono 34. Rcivescovado. A S. Agnello. S. Angelo a segno. S. Anna di palazzo. S. Arcangelo. S. Caterina. S. Eligio. S. Gennaro all'Olmo a'Librari. S. Giacomo degl'Italiani. S. Giorgio de GenoyesiS. Giorgio Maggiore. S. Giovanni in corte dentro la Giudea. S. Giovanni in Curia. S. Giovanni de Fiorentini. S. Giovanni Maggiore. S. Giovanni a Porta. S. Giuseppe de'Legnajuoli. S. Liborio alla Carità. S. Marco vicino la Solitaria S. Maria dell'Assunta. S. Maria dell'Assunzione. S. Maria à Cancello. S. Maria della Catena à S. Lucia. S. Maria in Cosmedin à Porta novaS. Maria maggiore. S. Maria della Misericordia. S.Mau N S. Maria d'ogni beneS. Maria à Piazza. S. Maria della Rotonda à NidoS. Maria della Scala. S. Matteo sopra la strada di Toledo. S. Pietro, e Paolo de'Greci. S. Sofia. S. Tomaso Apostolo vicino la Vicaria. Le Chiese Beneficiali, & altre sono 134. S. Agata agli Orefici. gia. s. Agnello vicino la Log. s. Andrea Apostolo de' Magazinieri vicino Seggio di Nido. s. Andrea degli Scopari vicino la piazza della Loggia. s. Andrea vicino al Tempio delle Paparelle. s. Andrea dentro il cortile di s. Pietro ad Ara. s. Angelo à Nido. s. Anna de Lombardi vicino Monte Oliveto. ss. Annunciata vicino porta Capuana. s. Antonio Abate, al Borgos. Aspremo à seggio di Portos. Basiliò à mezzo Cannone. s. Biagio a' Librari. s. Biagio alla Giudea. s. Bartolomeo vicino al teatro. s. Bonifacio vicino l'Annunciata. s. Caterina de' Celani vicino s. Giovanni maggiore. s.Ca. n s. Cate rina vicino la Loggia. s. Caterina de'Pellettari al mercato. s. Caterina, e Paolo vicino l'Arcivethe scovado. s. Caterina de' Trenettari al seggio di Porta nova. s. Caterina vicino la Parrocchia della Rotondas. Cecilia vicino al s. Monte della Pietà. ximo, e ss. Cosmo, e Damiano de' Barbieri. ss. Cristofaro, e Giacomo vicino s. Main Pinche ria della Nova. s. Croce in mezzo al mercato, ove fù decollato il Rè Corradino. fecimant s. Croce, Chiesa de' Confrati bianchi vicino s. Agostino. ### s. Croce vicino il vico de' Scassacocchi. 5. Donato vicino s. Marcellino. s. Eufemia vicino i Girolamini. levico della s. Erasmo a' ferri vecchi. s. Francesco de' Cocchieri alla porta di s. Gennaro. s. Francesco vicino i Lottieri. dell'ajuto s. Giacomo juspadronato de' Mormili vicino s. Eligio. s. Giacomo de Panettieri. s. Giacomo degli Spagnuoli. s. Gio: Battista vicino porta nova. s. Gio: Battista juspadr. di Moccia vicino il Seggio di Porta nova. d s. Gio: Evangelista juspadronato de Pappacoda. s. Giovanni à mare de' Cavalieri di Malta. s. Gio: s. Giovanni alla Matina del Vino. s. Gio: e Paolo incontro il Seggio di Montagna de' Cortegiani. s. Girolamo de' ciechi vicino i banchi nuovi. s. Girolamo vicino la Vicaria. s. Giuseppe vicino il palazzo d'Avellino. s Leonardo vicino gl'Incurabili. ss. Leonardo, e Paolo vicino S. Gio: maggiore. s. Luca de Pittori, vicino la zeccas. Lucia al mare juspadr. della Badessa di s. Sebastiano. s. Lucia vicino il Monte della Pietà. s. Lucia al Borgo di s. Antonio. s. Ludovico al pennino di s. Biagio de' Librario s. Ludovico della stella vicino i banchi nuovi. s. Maria Angelara vicino Donna Regina. s. M. dell'ajuto de' Coltrari vicino s. Maria della novas. M. dell'Anima Chiesa de' Tedeschi a seggio di Porto. s. M. d'Arco Chiesa di sbirri a S. Maria . . d'Agnone. . s. Mariá al bagno à mezzo cannone. s. M. del buon camino, alla strada di porto. s. Maria della Candelora vicino S. Gio: maggiore. s. Maria à Cappella vicino porta di s. M. Chiaia. s. M. della Concezzione vicino s. M. à Piazza. s. M. della Consolazione vicino la Nunciata. s. Maria ad Ercole vicino la Zecca. s. M. della Fede al pallonetto juspadr. de' Duchi di Sicignano. s. M. della Grazia alla rua Francesca. s. M. delle Grazie allo stesso luogo. s. M. della Grazia all'Horto del Contes. M. della Grazia fuori porta Nolana. s. M. delle Grazie de Pescivendoli alla pietra del Pesce. s. M. dell' Incoronata vicino al Castel nuovo. s. Maria della Libera alli ferri vecchi. s. M. de Magna vicino la Loggia. s. Maria a mare vicino la piazza di por. 1 . to. 6. M. de' Meschini dietro il Seggio di Porta nova. s. M. di mezo Agosto vicino al Purgatorio. s. M. di mezo Agosto juspadr. de' Pignatelli vicino s.M. à Piazza. s. M. della Moneta a S. Marcellino. S. M. de Mosconi vicino i Girolamini. s. Maria a Nazzaret vicino il Salvatore. s. Maria ad Nives vicino al mercato. S. M. del Pianto, detta Grotta de Sportiglioni. s. M. della Pietà juspadr. de' nobili di Sangro a s. Domenico maggiore. s. M. de' Pignatelli vicino Seggio di s. M. delNido. . . ⛪ — Ce — . — 2072 malle 31.31 . — . . s. M. delli Pollieri alla Dogana. s. M. Porta Coeli al Seggio di Montagna. s. Maria di Porto salvo vicino i Lanzieri a porto. s. M. Regina Coeli degli Stallieri al merçato. s. M. della Rosa alli Costanzi. s. Maria ad Sicula à Forcellas. M. della Stella alle Paparelle. s. M. de Verticelli vicino SS. Apostoli. s. Maria della Vittoria delli Citrangolari. s. M. dell'Uovo. s. M. Madalena juspadr. de' Pignatelli à Regina Coeli. s. Marco alla strada de'Lanzieri à porto. s. Margarita juspadr. de' Pappacodi vicino la piazza di portos. Martinello vicino la parrocchia della Rotonda. s. Martinello vicino la Vicaria. s. Martinello a' Banchi nuovi. s. Michele Arcangelo de' Sartori a S.A. gnello. La Misericordia, Monte vicino la Guglia di s. Gennaro. Monte Calvario de'Padri di s. France sco, juspadr. de'Patroni, sopra la piazza di Toledo. S. Nicola Vescovo olim juspadr. di s. Sebastiano vicino la Vicaria. s. Nicolò d'Aquino vicino Seggio di Porto. s.Ni. s. Nicolò vicino D. Regina, overo Pozzo bianco. s. Nicolò vicino la Dogana grande. s. Nicolò Vescovo al largo de Villani. s. Palma vicino al Tempio delle paparelle. s. Paolo a seggio Capuano juspadr. de Brancaccis. Pellegrino vicino s. Lorenzo. s. Petrillo sotto s. Severino. s. Pietro de'Fabbricatori vicino il palazzo d'Avellino. s. Pietro vicino i banchi nuovi. s. Pietro delli spetiali manuali a seggio di porto. s. Pietro a Fusarello juspadr. di sei famiglie detto d'Aquario vicino i coltellari. s. Pietro juspadr. de' Minutoli vicino l'Arcivescovado. s. Pietro ad Vincula avanti le scale di s. Paolo. s. Pietro vicino S. Gio: maggiore, hora demolito. ss. Pietro, e Paolo a seggio di porta nova. ss. Pietro, e Paolo vicino l'Annunciatas. Salvatore juspadr. de'Puderici vicino la Zecca. s. Salvatore vicino la Loggia a' Pianel. lari. s. Stefano vicino i Girolamini. s. Tomaso d'Aquino de' Domenicani juspadr degli, Avalos alla Carità. S.To⸗ Sansso V. plalo de i den retenti incenzo walla to della 2Chiese ugida à zerina ma Ca menice Nido. menice la Port ###e Mi 1.1 a m. Padri. mardo 20 li Pa nia dell agmt. ma del en M. ⁰⁵⁰ the s. Tomaso Vescovo Cantuariense vicino la Loggia. Trinità de' Pellegrini dietro lo Spirito Santo. Trinità dentro gl'Incurabili de' Convertenti. s. Vincenzo martire alla Darsena. s. Vito alla Giudea. s. Vito della famiglia Anna alla Giudea. Le Chiese dell'Ordine di S. Domenico sono 19. S. Brigida à Pausilipo. s. Caterina à Formello de Lombardi à Porta Capoana. S. Domenico maggiore vicino Seggio di Nido. Domenico Soriano de' Calabresi fuori la Porta dello Spirito Santo. Giesù, e Maria vicino la Cesarea. s. Lucia a mare. Hoggi non vi stanno li Padri. Leonardo a Chiaja. Hoggi non vi sono li Padri. s Maria della Sanità al Borgo delle Vergini. s. Maria della Libera. s. Maria della SaluteMonte di Dio a Pizzofalcone. s. Maria Madalena al Pontes. Pietro Nartire alla strada de' Lanzieri. s. Roc 1 S. Rocco a Chiaja. Hoggi non vi sono più li Padri. — Il Rosario vicino la Parrocchia di 1 s. Anna di Palazzo. . s. Severo vicino s. Giorgio de' Padri Puin Operarii a Forcellas. Spirito a Palazzo. s. Tomaso di Aquino. Delle Monache dello stesso Ordine sono xvo Bettelemme alla scesa di S. Carlo alle a Mortelle. s. Caterina di Siena sotto S. Carlo alle maa Mortelle. m Divino Amore, fuori Porta Medina. Divino Amore, alla strada de' Librari. s. Gio: Battista rimpetto della Sapienza 0 S. s. Sebastiano vicino il Giesù nuovo. Sapienza vicino la porta Alba. U Mo Solitaria, vicino Palazzo. Rosario al largo delle pigneRosario a porta medina. penz. Conventi de' Padri dell'Ordine di S. Francesco sono 18. s. Anna fuori porta Capoana La Concezzione, overo s. Effrem nuovo de' Cappuccini sopra gli studii pubblici. La Croce de'Padri Riformati a Palazzo s. Caterina fuora la porta di Chiaja. s. Effrem vecchio de' Cappuccini. s.Die s Diego, cioè lo Spedaletto, vicino rva Catalana. s. Francesco di Capo di Monte. s. Lorenzo de' PP. Conventuali vicino s. Paolo. s. Lucia del Monte Scalzi Spagnuoli. s. Maria della Nuova vicino i Quantari. s. Maria degli Angeli, sotto la Montagnola. Risormati. s. Maria della Salute sopra s. Efremo nuovo. Riformati s. Maria de'Miracoli. s. Maria del Monte. Monte Calvario sopra la Carità. s. Maria a Parede alle falde di s. Martino di nazion Perugina. Severo alle Vergini sotto la Conoc chia. Spirito Santo a Limpiano. Li Monasteri di Monache dello stesso Ordine sono 12. s. Antonio di Padova, vicino alla sapienza. s. Chiara vicino al Giesù nuovo. Cappuccinelle, vicino a gl'Incurabili. La Consolazione, vicino al detto luogo. s. Francesco delle Monache vicino santa Chiara. s. Girolamo vicino s.Gio: Maggiore. Il Giesù, vicino la Porta di s. Gennaro. Gierusalemme vicino s. Paolo. La Madalena vicino la ss. Annuntiata. D.Re D. Regina vicino all'Arcivescovado. La Trinità alle falde di s. Martino. Le Povere spese ultimamente raccolte a Ponte Nuovo. Conventi de' Padri dell'Ordine di S. Agostino sono 8. s. Agostino vicino la Zecca. s. Giovanni a Carbonara. La Consolazione à Pausilipos.M. della Fede fuori Porta Capoana. s.M. del Soccorso. s. M. dell'Uliva. s.M. della Verità sopra gli studii publicis. Nicolò di Tolentino sotto s. Martino. Le Monache dello stesso Ordine 5. s. Andrea vicino la porta di Costantinopoli. L'Egizziaca vicino l'Annunciata. L'Egizziaca sopra Pizzo falcone. s. Giuseppe delli Ruffi vicino Donna Regina. s.Monaca incontro la salita de'Cappuccini. I Padri Carmelitani. 8. Il Carmine al MercatoLa Concordia vicino la Parocchia di 5. Anna s.M. ⛪ de C. Mdel C Edelle Mndik sperar d ipsa s.A. Minaster Coce di Majella. Madre d ###1C m à Po sacrament Chiese a datino Nei Chiese pension . s. M. del Carmine à Chiaja. s. M. del Carmine a Capo di Chios. M. della Vita alle Vergini, sopra la Sanità. Il Paradiso a PausilipoLa Speranza. s. Maria del buon successo de'Spagnuoli sopra s.Anna di Palazzo. I Monasterii di Monache dello stesso Ordine sono 5. La Croce di Lucca vicino s. Pietro a Majella. La Madre di Dio. s.Teresa a Chiaja. s.Teresa à Ponte Corvo. Il Sacramento vicino li Cappuccini. Chiese de' Padri Certosini. 2. s. Martino vicino al Castel di s. Eramo. s. Maria dell'Incoronata alla Fontana di Medina. Chiese de' Padri Celestini. 2. L'Ascensione a Chiaja. s. Pietro à Majella vicino s. Domenico maggiore. Chiese de' Canonici Regolari di S. Salvatore 2. t. Agnello sopra la Porta di Costantinopoli. s⸗M⸗ Chise de s.M. a Cappella vicino porta di Chiaja. dio del Chiese de' Canonici Lateranensi 2. Deis. M. di Piedigrotta a Pausilipos. Pietro ad Ara vicino la ss. Annunde PP. ciata. ria delle Chiesa di Monache di quest'Ordine I. Chiesade Regina Coeli, vicino s. Agnello. klratore Chiesa de' Padri Benedettini 1. Chies. S. Severino vicino i Librari. zuppino Chiese di Monache dello stesso Ordine 5 Chiesa s. Gaudioso vicino S. Agnello. s. Gregorio, detto Ligorio, vicino alli ### di M. Librari. s. Marcellino vicino s. Severino. Lisede' Cl. s. Potito sopra gli studii pubblici. D. Romita vicino Seggio di Nido. spostol Chiesa de' Padri Olivetani I. Monte Oliveto. Lore dHAv Chiese de' Padri di s. Francesco di Paola 4. iclo. s. Francesco fuori Porta Capoana. Minat. s. Francesco al Vomero. s. Luigi rimpetto al palazzo del Vicerè. 20.10 s. Maria della Stella. Chit Chiese de' Padri Servi di Maria 3. s. Maria di ogni benes. Maria del Parto a Mergellina. Mater Dei. Chiesa de' PP. Eremitani di S. Girolamo I. s. Maria delle Grazie. Chiesa de' Padri Camaldolosi I. S. Salvatore a Nazaret sopra Antignano. Chiesa di S. Basilio I. S. Agrippino vicino Forcella. Chiesa di Monte Vergine I. s. Maria di Monte VergineChiese de' Chierici Regolari Teatini 6. Ss. Apostoli. s. Maria degli Angeli. s.M-della Vittoria. s.M.di Loreto. s.M. dell'Avvocata. s.Paolo. Monache dello stefs'Ordine I. Suor Orsola sotto s. Martino. Chie Chiese de' Chierici Regolari Min. 3. S. Giuseppe sopra gli Studii publici. s. Maria maggiore ad Arco. s. Margarita a Porto. Chiese de' Ministri degl'Infermi. 3. s. Maria Porta coeli a i Mannesi. s. Aspremo alle VerginiLa Concezzione al Piatamone. Chiese de' Padri Giesuiti. 6. La Casa Professa. Il Collegio. S. Francesco Xaverio. s. Ignazio, detto il Carminello. s. Giuseppe a Chiaja. Il Noviziato, detto l'Annunciatella. Chiese de Padri Barnabiti. 3 s. Maria di Portanova al seggio di Portanova. s. Carlo delle Mortelle. s. Carlo maggiore fuori la porta di s. Gennaro. Chiesa de' Padri dell'Oratorio. L'Oratorio de' Girolamini vicino l'Arcivescovato. ChieAzto Chiese de the de Nam 5210 Mälm Uusa de Chmeric Chiese Orsola o della Ro Poma aTrini Miche Majel ### — the Chiese de' Padri Pii Operarij. 3. s. Giorgio maggiore à Forcella. s. Maria de' Monti vicino il Borgo di s. Antonio. s. Nicolò alla CaritàChiese de' Padri delle Scole Pie. 4. s. Maria dell'Assunta à PausilipoLa Natività del Signore vicino Porta Capoana alla Duchesca. s. M. della Natività vicino le fosse del grano. s.M. di Lucca à Chiaja. Chiesa de Chierici Regolari Somaschis. Demetrio a Banchi nuovi. Chiese di Religiosi Spagnuoli. 5. s. Orsola overo la Mercede de' Padri della Redenzione de' Cattivi, alla Porta di Chiaja. La Trinità de' Padri della Redenzione de' cattivi. s. Michel'Arcangelo à Bojano de Padri della Redenzione de' cattivi, vicino s-Agostino. s. Maria della Redenzione à s. Pietro à Majella. Monserrato alla Guardiola di Porto. ChieS 4 Chiese di Monache Spagnuole. 2. La Concezione à Piazza di Toledo. La Solitaria sopra la Croce di Palazzo. Chiese de' Padri Lucchesi. 2. s. Brigida vicino il Largo del castello. s.M. in Portico à Chiaja. Conservatorii di Figliuoli. 5. s. Maria di Loreto de bianchi vicino al Ponte della Maddalena. s. Maria della Pietà de' Torchini vicino lo Spedaletto. s. M. a colonna, overo i Poveri di Giesù Christo à i Girolamini. s. Onofrio alla Vicaria. Conservatorio de' Vecchi di s. Onofrio à se gio di porto. Conservatorii di Donne 29. Convertite di s. Giorgio. Conservatorio delle Vedove in s. Margarita. L'Illuminate. s. Maria Visita poveri alla strada di portos. Maria del Carmine, overo le convertite Spagnuole. S. Maria Succurre miseris fuori porta di s. Gennaro. Ss. PieMan ฆิน 1 ilama ⛪ raa'l Cemar Gennar mru N. di dü pub Mdel Ma se Nicolo Rosari Me Ss. Pietro, e Paolo delle Vergini Pericli tanti, vicino Giesù, e Maria. Il Refugio vicino la Vicaria. Tempio delle Scotiate vicino s.Paolo. Tempio delle Paparelle vicino il Divino Amore. Tutti li Santi, Conserv. degli Orefici sopra li Scalzi di s. Agostino. L'Annunciata. Buon camino, alla strada di portoSs. Crispino, e Crispiniano, vicino la SS. Annuntiata. Concezzione di Monte Calvario. La Carità alla piazza della Carità. S. Eligio al mercato. Ss. Filippo, e Giacomo dell'Arte della ſeta a' Librari. s Gennaro de'pezzenti sopra la Sanità. s. Gennarello vicino S. M. della nuova. Gl'Incurabili, overo S. Maria del popolo, uno di riformate, l'altro di convertite. s.M. del Presidio alla carità. s. Maria del Soccorso vicino Monte Calvario. s. M. di Costantinopoli vicino gli Studii pubblici. s. M. della Grazia dell'Arte della Lana alla sellaria. s. Nicolò a' Librari. Il Rosario alla Porta Medina. Il Rosario al largo delle pigne. Le Sperse a ponte nuovo. La Solitaria delle Spagnuole ſopra la Lo Croce di palazzo. Lo Splendore vicino Monte Calvario. La Madalena a Giesù, e Maria. Le mal maritate al Pallonetto. Agostiniane. La Visitazione di S. Francesco de Sales alla Cesarea. Spedali. Annunciata. s. Angelo à Nido. s. Eligio delle Donne al mercato. s. Gennaro extra męnia. s. Giacomo degli Spagnuoli. Gl'Incurabili. La Misericordia de Sacerdotis. Nicolò de'marinari. La Nunciatella alla montagnuola. La Pace. I Pellegrini. Seminarÿ. Seminario dell'Arcivescovado. Il Seminario de'Nobili, a seggio di Nido, governato da'PP. GesuitiSeminario de'Caraccioli a S.Gio:a Carbonara de'Padri Somaschi. Seminario de'Capeci al seggio Capuano de'medesimi PadriSeminario Macedonio a S. Lucia a mare de'medesimi. TABbo 1. Angli. l’Andre Anna blicost tmale. von der Begio M meel. OLA. TAV 395. Bbondanza del Regno. 159. A S. Agnello 215. S. Agostino. 361. Agostiniani Scalzi. 275 D. Alvina. Ampliazione dell'antichità di Napo15. li. 196. S. Andrea à Nido. 194. S. Angelo à Nido. 94. S. Angelo à Segno. 94. Anime del Purgatorio. 285. S. Anna de Lombardi. 219. SS. Annunciata. 8. Antico sito di Napoli. 352. Antignano. 141. SS. Apostoli 42. Aquedotti. 61. Arcivescovado. 37. Arsenale. 399. Baroni del Regno quanti ſono. 212. S. Biagio Maggiore a' Librari. 385. Biblioteche più ragguardevoli. 20. Borghi di Napoli. 293. S. Brigida. CaS 6 Camera Regia. regiore so. Capò di Napoli. 5. Capo di monte. 1 366. Cappella famoſa de Filomarini. 144. Cappuccini Nuovi. 365. Ymo, e D Cardinali. 70. Carmine maggiore. 246. Casali di Napoli. 395. Castello di S. Eramo. 26. Castello dell'Vovo. 27. Castello Nuovo. 30. Castello del Carmine. 36. Castore, e Polluce. 97. fidel Ca Catafalco seggio del Popolo. 56. Catalogo delle Chiese di Napoli. 400. June 6. S. Caterina a Formello. 128. Nuon Cavallerizza. 41. Jgna Cavallo di Bronzo. 45.75. R.mit. Chiaja. 3467 (biej. S. Chiara. 166. R Chiese di Napoli quante sono. 400. Chiodo di bronzo. 94. Cimiteri antichi di Napoli. 355. 357. 358.360. ### Circuito di Napoli. 21. Collegio del Giesu. 201. Concezzione. 299. Con Concezzione: casa professa. 163. Concezzione de' Cappuccini. 365. Conti del Regno quanti ſono. 399. Corradino ove fù decollato. 251. Ss. Cosmo, e Damiano176. Costantinopoli (s. M. 162. Croce, che parlò à S. Tomaso. 181. Croce detta di Corradino. 246. Croce di Lucca. 93. Croce di Palazzo. 307. Cumani in Partenope. 6. Depositi del Caval. Marini. 148. 162. Descrizioni della Città di N p. 19. Descrizione del Regno. 395. S. Domenico maggiore. 177. Donna Regina. 149. Donna Romita. 197. Duomo Chieſa Cattedrale. 61. Duchi del Reg. quanti sono. 399. S. Eligio. 252. Enea passa per Partenope. 3. Ercole in Partenope. 3. S. Filippo Neri. 115. Fiumi del Regno. 399. Fin Fiume Sebeto. 372. Fontane più belle di Napoli. 42. 373. Fontanelle. Fonte Battesimale del Duomo. 65. Sinlan 26. Fortezze della Città. Zucht 364. Fosse del Grano. S. Francesco delle Monache. 175. schi G 304. S. Francesco di Paola. u 301. S. Francesco Xaverio. schi de Erbenar Galeria di S. Caterina a Formello. 131. Galeria di Francesco Picchetti. 47. Ense Gaspar de Haro sue lodi. 337. capub 156. S. Gaudioso. 61. S. Gennaro. dezza 358. Juli. S. Gennaro extra mœnia. 262. S. Giorgio de Genovesi. 296. S. Giacopo de' Spagnuoli. 367. Giardino di ſemplici. 163. Giesù nuovo. 201. Giesù vecchio. le il 365. Giesù, e Maria. 14. Gimnasij Napoletani. 77. S. Giorgio Maggiore. 78. Chider S. Giovanni Maggiore. 133. 141 S. Gio: à Carbonara. 83. S. Gio: del Pontano. S.Gio: S.Gio:de'Pappacodi. 176. S.Gio:de Fiorentini. 288. Girolamini. 115. S. Girolamo delle Monache. 175. S. Giacchino detto Spedaletto. 265. Giuochi, ove ſi rappreſentavano. 14. Giuochi Ginnici. 4. Giuochi Olimpici da Atreo. 2. Giuochi de' Gladiatori a S. Giovanni à Carbonara. 134. S. Giuseppe Maggiore. 266. S. Giuseppe de Giesuiti. 347. Granai pubblici. 364. Grand'Ammirante, suo tribunale. 53. Grandezza di Napoli. 21. Guglia di S. Gennaro. 75. Incoronata. 259. Incurabili famoso spedale. 152. Innocenzo IV. Papa fù il primo, che diede il cappello roſſo a Cardinali. 68. Isole del Regno. 399. Laghi del Regno. 399. Lanterna del Molo. 38. Leucopetra Palazzo à Pietra bianca. 376. Li Librerie principali di Napoli. 385. S. Ligorio. 213. S. Lorenzo. 105. S. Lucia del Monte. 313. S. Luigi di Palazzo. 304. S. Maria dell'Anime del PurgatoMria de 170. 94. K.D.M. S. M. dell'Annunziata. 219. A. Regir S. M. d'Alvina. 275. U.Dorr S. M. degli Angeli. 309. L. della S. M. degli Angeli alla MontagnoUdella la. 369. Lella S. M. del Carmine. 246. S. M. di Costantinopoli. 162. S. M. della Concordia. 310. Lilla S. M. in Cosmedin. 77. vhſig S. M. delle Grazie. 153. Nareeli 292. S. M. di Loreto. alier 2. 81. S. M. maggiore. Martini 200. S. M. di Monte Vergine. S. M. della Providenza, detta de' Mi367. racoli. 268. S. M. della Nova. uolo 127. S. M. della Pace. ### 262. S. M. della Pieta de'Torchini. Fura de 195. S. M. della Pieta de Sangri. (ſere di. 131. S. M. della Pieta a Carbonara. Wiern S.M. S. M. del Popolo 152. S. M. in Portico. 348. S. M. Piedigrotta. 340. S. M. Porta coeli, prima detta S. Pietro. 96. S. Maria della Redenzione. 90. S. M. Donna Regina. 149. S. M. Regina coeli. 155. S. M. Donna Romita. 197. S. M. della Sapienza. 89. S. M. della Sanità. 355. S. M. della Stella. 354. S. M. Succurre miseris. 152. S. M. della Verità. 361. S. M. della Vita. 357. Marcheſi quanti ſono. 399 S. Marcellino. 203. Cavalier Marino (suo dep.) 148. 162. S. Martino. 314. Medaglie di Virgilio. 345. Mergellina. 332. . Miracoli. 367. Miracolo del Santiſs. Sacramento. 96. Misura della Citta di Napoli. 21. Miſura del paſſo Napoletano. 75. 42. Miſure diverſe di Napoli. 18. Moderno sito di Napoli. Mo Molo Porto di Napoli. 38. Moneta antica di Napoli. 7. Moneta, ove si cogna. 218. Montagnola. 366. Monte Oliveto. 276. Monte Vergine. 200. Apoli. Monte della Pietà. 211. Parlan Monte de'Poveri. 127. Monte della Misericordia. 126. Monte Vesuvio, detto di Somma. 377. asilipo Morte del Rè Corradino. 251. Museo di Franc. Picchetti. 47. thogh nions Napoli, e ſua etimologia. 6. Anticamente Republica. 24. — Poi sotto i Rè. 25. Quanto è grande. 21. con li Borghi. 21. S. Nicolò alla Dogana. 258. Nilo. 55. Nota delle Chiese di Napoli. 400. Notizie generali del Regno. 395. Milian Fevoa Ogni Provincia abbonda di qualche co397. Jänge sa. Origine della Città di Napoli. I. und La La Pace (s. M.) ſpedale. 127. Palazzi più belli di Napoli. 44. Palazzo Reale. 36. Palazzo degli ſpiriti. 374. Palagio antico della Republica Napolet. 106. Palepoli. 8. S. Paolo maggiore. 97. Passo Napoletano. 75. S. Patrizia. 150. Pausilipo, e sua etimologia, forato in 3. luoghi. 329. Partenope Città, ſua origine, 2. Riſtauratione 4. Distruttione 6. Partenope detta Sirena. 3. Pazzi negl'Incurabili curioſi a vedere mangiare. 152. Piatamone. 29. Pietà (s. M.) vicino S. Gio: de'Carbonari. 131. Pietà de Sangri. 195. Pietra Bianca. 376. S. Pietro ad ara. 244. S. Pietro Martire. 254. S. Pietro, e Paolo de' Greci. 263. S. Pietro a Majella. 91. gio Reale. Po. 370. Po Polizia di Napoli. 23. Porcellino di bronzo su'l campanile antico di Santa Maria maggiore. 82. Porta Capuana. 11. 1390. Porti, e Promontori del Regno. 399. de Porte antiche, e moderne di Napoli. 10. S. Potito. 365. Presidio di Pizzofalcone. 29. 24/10/19 Provincie del Regno quante sono. 396. dto Santo. frite. 69. S. Restituta. in infestar 155. Regina coeli. Regno di Napoli quanto è grande. 395. ma intiera Rodiani edificorono Partenope. 2. Gesand. 197. D. Romita. dienori. 49. Sacro Consiglio. ###. Sanità (S. Maria) 355. epo artic Sangue miracoloso di S. Gennaro. 73. mpo dell 89. Sapienza (S. Maria) ###ac 53. gi di Napoli. Se. Eresa soj 62. Sepolcri di Carlo d'Angiò. én, Capp Del Rè Ladislao. 135. 170. —Del Rè Roberto. matic. 6. — Di Partenope. Imasod 29. Di Piatamone. mäs. 334. Di Sannazarò. mone del — Di 341. Di Virgilio. 372. Sebeto fiume. 204. S. Severino. 360. S. Severo. quangno Signori de' vassalli nel Re 399. ti. 8. Sito antico di Napoli. 265. Spedaletto. 286. Spirito Santo. 303. S. Spirito. e perSpiriti infeſtano alcune caſe, 375. che? 54. Statua intiera di Partenope. 125. S. Stefano. 39. Studii nuovi. 37. Tarcena. Tempio antico principale di Napoli a 97. tempo della Gentilita. 349. S. Teresa a Chiaja. 363. S. Teresa ſopra li Studii. Tesoro, Cappella della Città nel Duo72. mo. 14. Teatri antichi di Napoli. 289. S. Tomaso d'Aquino. 37. Torre di S. Vincenzo. 36. Torrione del Carmine. Tri Tribunali. 47. Trinità delle Monache. 311. Di Palazzo. 307. Tumulo, & altre misure Napoletane. 42. 4. SILIO Virgilio, ove fù sepolto. 341. Vesuvio sua descrizione, e suoi incendii. 378. Vicaria. 41.51. Ulisse viene in Partenope. Univerſica delle lettere anticamente ⸸ nel Cortile di S. Domenico maggio re. 177. lemprin Hoggi alli Studii nuovi. 39. Maii Zaffarano, ove nasce. 398. Zecca, ove ſi cogna la moneta. 218. IL FINE. INN Gru . Reimprimatur Neap. 18. Maii 1696. JO: A. SILIQUINUS VIC. GEN. D. Januarius de Auria Can. Dep. ⸤ ⛪ S ############################ Reimprimatur die 28. mensis Maii 1696. ANDREAS R. Montecorvinus. IN NAPOLI, Presso Giuseppe Roselli 1697. C. T. d