DELL'AQUILA, ET LA SAETTA. 23A QVILA stanca dal continuo voloPer posar sopra un saßo al pian discese:D'onde vn vccellator, ch'iui la vide,E la prese di mira, al fin la colseCon un pungente stral da l'arco spinto,Mentre ella staua per gettarsi intentaDietro a una lepre, e farne alta rapina.Ella, che trappassar sentissi il fiancoDal crudo ferro, quasi a morte giunta,L'ali allargando declinò lo sguardoVerſo l'offeſa parte, onde ſapeſſeLa ria cagion dell'improuiſo colpo.Et ueduto lo stral tutto nascosoNell'inteſtine del ſuo proprio uentre,S'auuide ancor, che de lo stral le penneDe l'ali proprie ſue furon già parto:E non tanto si dolse esser traffittaPer giugner di sua uita in breue al fine,Quanto che di veder l'ali sue stesseEsser ministre à lei di tanto danno.Così colui, ch'è da l'amico offeso,Sente più graue assai di ciò l'affanno,Che non il duol de la medesma offesa:Che quando l'uom d'altrui fauore aspetta,Se'l contrario n'auien, tanto maggioreDi quell'ingiuria ogn'hor sente la doglia,Quanto minor di lei fu la speranza.L'offesa de l'amico appar piu graue.
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Cento favole morali de i più illustri antichi, & moderni autori greci, & latini ...
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